Le Opere di Misericordia corporale

Sono le opere che Gesù nel vangelo di Matteo (Matteo 25, 35-36) ci richiede per trovare misericordia ( perdono per i nostri peccati ) ed entrare nel regno dei Cieli.
Sono distinte in sette opere corporali:
-Dar da mangiare agli affamati, -Dar da bere agli assetati, -Vestire gli ignudi, -Visitare gli infermi, -Visitare i carcerati, -Alloggiare i pellegrini ( queste sei sono citate nel Vangelo di Matteo)  cui si aggiunge la settima, -Seppellire i morti  
e sette spirituali:
-Consigliare i dubbiosi, -Insegnare agli ignoranti, -Ammonire i peccatori, -Consolare gli afflitti, -Perdonare le offese, -Sopportare i molesti, -Pregare per i vivi e per i morti.
L’esercizio delle opere di misericordia comunica grazia a noi che le compiamo e ci avvicina a Gesù; Egli nel Vangelo di Luca disse:« Date e vi sarà dato».
Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia" (Mt 5,7), la misericordia non è un semplice atteggiamento di compassione per gli altri , è amore, è carità, è giustizia.

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Caravaggio,  Sette opere di Misericordia, Pio Monte della Misericordia, Napoli.

Michelangelo Merisi, noto come il Caravaggio, nacque a Milano il 29 Settembre 1571. E’ uno dei più celebri pittori italiani di tutti i tempi, la sua fama è universale. Si formò artisticamente tra Milano e Venezia e fu attivo a RomaNapoliMalta e in Sicilia fra il 1593 e il 1610. Dopo una vita travagliata, mori a soli 38 anni il 18 Luglio 1610 a Porto Ercole in provincia di Grosseto.
Le Sette opere di misericordia corporali è un dipinto di Caravaggio ad olio su tela di 390 x 260 cm, realizzato tra la fine del 1606 e l’inizio del 1607. Gli fu commissionato dalla Congregazione  del Pio Monte della Misericordia della quale faceva parte anche Luigi Carafa Colonna apparte-nente alla famiglia che favorì la sua fuga da Roma dopo l’omicidio di Ranuccio Tommasoni. L’opera è tuttora conservata a Napoli presso il  Pio Monte.
La scena è divisa in due registri: quello superiore celeste, spirituale e ultraterreno in cui compaiono due angeli che sostengono nel loro volo la Madonna con il Bambino Gesù e quello inferiore che sembra quasi ambientato in un vicolo di Napoli in cui agiscono e si muovono, apparentemente incuranti di coloro che li circondano, nove personaggi comuni che con le loro azioni rappresentano allegoricamente le opere di misericordia.



  La donna che porge il seno ad un vecchio tra le sbarre rappresenta  le due opere “dar da mangiare agli affamati e visitare i carcerati. E’ una scena forse 
un po’ forte ma non ci dobbiamo meravigliare di questo avendo a che fare con 
un artista anticonformista e spesso poco rispettoso delle consuetudini come Caravaggio. Essa riprende la storia del romano Cimmone e della figlia Pero, raccontata da Valerio Massimo (*) nella sua opera “Nove libri su fatti e cose varie da ricordare”.

  Il vecchio Cimmone fu condannato a morire di fame, la figlia disperata non trovò altra soluzione che allattare il padre di nascosto dai carcerieri durante le sue visite e così salvandogli la vita. Il gesto è ricordato da Valerio come un nobile esempio di “caritas” e “pietas” romane.

  Vicino a lei due personaggi di cui uno munito di torcia stanno trasportando un cadavere alla sepoltura.

  Nel frattempo un cavaliere munito di spada si toglie, novello san Martino di Tours, il mantello con cui vestire l’uomo nudo di spalle. La figura del cavaliere 
è abbinata anche all’opera  “Visitare gli infermi” nei confronti della figura della storpio che si intravede a sinistra della testa dell’uomo nudo.

  Un personaggio barbuto, a sinistra, si sta dissetando bevendo da una mascella d’asino e riprende la storia di Sansone che dopo aver sconfitto i Filistei si ritrova in mezzo al deserto privo di acqua; egli chiede aiuto al 
Signore che fa scaturire dalla roccia acqua freschissima.


  L’ultima opera “Accogliere i pellegrini” viene simboleggiata dalla figura del-l’oste che indica dietro di sé con il dito della mano sinistra pronto a dare ac-coglienza al signore che gli sta di fronte e che porta sul cappello un’ostrica 
(anche se poco visibile nel ritratto) e che lo qualifica come un pellegrino che 
ha percorso il cammino di Santiago di Compostela.

  
L’opera ha una composizione serrata che concentra in una visione d’insieme 
i moti dei vari personaggi ripresi in tante situazioni diverse e che richiede una attenta partecipazione dello spettatore alla realtà descritta. Ancora grande pro-tagonista è la luce che proviene dall’alto e da sinistra e che insieme a quella della torcia definisce i particolari delle azioni dei vari personaggi.

  E grande è anche il messaggio che l’artista ci vuole far pervenire:  la parteci-pazione che la Madonna e Gesù insieme agli angeli hanno nella vita quotidia-na; infatti essi sono presenti quasi fisicamente nella scena tanto da mandare una ombra sul muro della prigione e possiamo notare come la punta dell’ala dell’angelo entri tra le sbarre della prigione stessa. Essi sono permanentemen-te presenti tra noi, il loro intervento è rappresentato dalla sequenza descrittiva che, a partire da Gesù attraverso Maria e per mezzo dell’angelo con il braccio disteso, crea così un canale sovrannaturale tra le opere che gli uomini compio-no come avvicinamento a Dio e la Misericordia della Grazia che  Egli rende agli uomini stessi. Lo stesso abbigliamento dei personaggi caratteristico della epoca ci ricorda come queste opere non debbano essere viste come una semplice lettura del Vangelo ma inserite nella vita quotidiana ed essere parte della vita di ogni uomo.

  Sicuramente il messaggio dell’artista era diretto agli uomini del suo tempo 
ma dovrebbe essere allargato a tutti noi:

   
a noi che quando parliamo di fame ci riferiamo a semplici desideri di gola, non ricordando quanti sono privi anche dello stretto necessario;
   a noi per i quali la parola “bere” ha ormai assunto solo significati negativi, dimenticando i molti per i quali “bere” è un cosa irraggiungibile: l’acqua;
   a noi per i quali “vestire” significa solo capi alla moda e firmati trascurando che c’è chi per cui uno straccio è un guardaroba completo;
   a noi che spesso dimentichiamo che il pellegrino è anche il barbone, lo straniero e l’immigrato;
   a noi per i quali il detenuto è una persona che giustamente  sconta la sua pena ma che ha perso con questo ogni sua dignità di persona;
   a noi per i quali anche “seppellire i morti” è talvolta solo una immagine da mostrare agli altri.
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   Al di fuori della misericordia di Dio non esiste nessuna altra fonte di salvezza per gli esseri umani ( papa Giovanni Paolo II )

             *  Valerio Massimo fu uno scrittore e storico latino vissuto nel I secolo avanti Cristo, scrisse un manuale di esempi morali “ Factorum et dictorum memorabilium libri IX" (Nove libri su fatti e cose varie da ricordare) 
                 con l’intento di dare al lettore esempi di comportamenti virtuosi.