Vita senza carne

Materiale liberamente tratto dal sito: http://web.tiscali.it/vitasenzacarne/

Perché una vita senza carne



“È vero che l’uomo è il re degli animali, perché la sua brutalità supera la loro. Viviamo grazie alla morte di altri. Già in giovane età ho rinnegato l’abitudine di cibarmi di carne...”

Leonardo da Vinci



Nonostante l’uomo si sforzi di nascondere a se stesso la verità, la realtà è una sola (e la dimostreremo successivamente): noi non siamo carnivori. Analizzando con scrupolosità il corpo umano e i suoi processi digestivi, non si può non giungere a questa conclusione. Ragioniamo - anche per un solo attimo - sul modo in cui si mangia la carne. L’uomo camuffa questo cibo con una infinità di salse e salsette, e non prima di averlo fritto o bollito o invecchiato, e trasformato in mille modi (può fare eccezione per qualcuno la cosiddetta “fettina” tenera, ma si tratta di un taglio minimo rispetto alla totalità dell’animale macellato e particolarmente adatto alla masticazione).
Se davvero l’uomo è un carnivoro (come molti, anzi moltissimi, credono), perché non mangia la carne come tutti gli altri veri carnivori, e cioè cruda da qualsiasi taglio provenga? Sarebbe opportuno porsi di tanto in tanto questo genere di domande, senza dare tutto per scontato e senza dare credito alle opinioni altrui a scatola chiusa.

Molti biologi e fisiologi sono d’accordo nell’affermare che l’uomo, in realtà, non è fisiologicamente “costruito” per mangiare carne, e offrono prove estremamente convincenti. Vediamo quali: la classe dei carnivori ha una struttura fisica predatoria (artigli, canini ben sviluppati che servono per tagliare la carne), intestino breve (solo 3 volte la lunghezza del tronco) e fortemente acido (10 volte di più di un normale erbivoro); l’intestino breve, lungo 3 volte il tronco, serve ad evitare una sosta troppo prolungata della carne ingerita, in quanto essa è facilmente putrescibile. L’intestino breve, inoltre, è fortemente acido perché deve neutralizzare le sostanze tossiche carnee (putrescina e cadaverina).

Esaminiamo come avviene la digestione della carne: una volta giunta nello stomaco ha bisogno, per essere digerita, della secrezione di succhi gastrici ricchi di acido cloridrico. I carnivori, infatti, secernono grandi quantità di acido cloridrico, atto a sciogliere le ossa.

Il tratto intestinale dove avviene l’ultima parte della digestione, che serve a far passare le sostanze nutritive nel sangue, deve per forza di cose essere il meno lungo possibile: si deve considerare, infatti, che il pezzo di carne altro non è che un cadavere in putrefazione, che crea velenosi rifiuti all’interno del corpo. Il carnivoro, quindi, deve liberarsene il più presto possibile. Il problema, per i non carnivori, è la lunghezza del tratto intestinale, che a volte è lungo addirittura 20 volte il tronco. Se i non carnivori mangiassero carne, questa rimarrebbe nel loro corpo un tempo troppo lungo, avvelenandoli.

Passiamo alla classe degli erbivori: struttura fisica forte ma non aggressiva, dentatura priva di veri incisivi superiori (per addentare frutti), e canini per dilaniare, mentre presentano gengive callose utili per strappare l’erba; intestino lungo sino a 20 volte il tronco, enzima digestivo capace di trasformare e assimilare la cellulosa delle piante. Gli erbivori secernono una quantità minima di acido cloridrico, non sufficiente a digerire del tutto la carne.

Poi c’è la classe degli onnivori, parenti stretti dei carnivori, che conservano una certa aggressività e sono simili in molte caratteristiche fisiche ai carnivori; molti, ad esempio, non collocano il cane tra i carnivori, poiché se nutrito di sola carne esso muore.

Adesso osserviamo l’uomo: struttura fisica non aggressiva, tubo digerente lungo 12 volte la lunghezza del tronco, mandibole deboli e non pronunciate, secrezione salivare idonea (grazie alla ptialina) a disgregare gli amidi dei cereali, dentatura sviluppata soprattutto negli incisivi per mordere e addentare frutti e nei molari piatti e robusti per macinare semi, stomaco debole e poco acido, che non possiede gli enzimi adatti a neutralizzare le sostanze tossiche prodotte dalla decomposizione della carne; per di più il suo intestino ha bisogno di stimoli che favoriscano il movimento peristaltico: frutti, cereali ed ortaggi hanno queste capacità, la carne no. L’intestino crasso, inoltre, per ottimizzare la sua funzione, deve avere un contenuto acido: i semi, le radici e i frutti lasciano nel crasso residui acidi, mentre le carni lasciano residui alcalini: ammoniaca e basi diverse. I carnivori, ad esempio, non traspirano dalla pelle: la temperatura corporea viene regolata col respiro accelerato e l’estrusione della lingua. Gli animali vegetariani, invece, sono dotati di pori sudoriferi per eliminare le tossine e regolare la temperatura. Fisiologicamente quindi l’uomo è più simile ai mangiatori di piante e agli animali da pascolo e da foraggio (come le scimmie, gli elefanti e le mucche) che non ai carnivori come tigri e leopardi.

Tutte coincidenze? I carnivori devono lambire i liquidi (esempio: i gatti), mentre gli animali vegetariani succhiano i liquidi attraverso i denti, come gli uomini. Sembra proprio che l’uomo non rientri né nella classe dei carnivori né in quella degli onnivori, anzi per alcune caratteristiche fisiche potrebbe essere accostato ai frugivori (come le scimmie) ed in modo minore ai granivori (scoiattoli e topi). Vediamo perché: l’uomo ha una mano prensile come le scimmie e i roditori, atta ad afferrare e cogliere frutti e oggetti tondeggianti. Se consideriamo la placenta, quella umana è discoidale, come quella delle scimmie antropoidi. Sembra dunque che l’uomo abbia come cibo elettivo i semi, la frutta, la verdura e gli ortaggi. Quale conclusione dovremmo dunque trarre da questa breve analisi scientifica?

Concludendo esistono prove evidenti del fatto che gli essere umani non sono adatti a mangiare carne, e coloro i quali decidano di ignorare volontariamente tali prove devono assumersene ogni responsabilità.


Il mito delle proteine



“O miei simili, non profanate il vostro corpo con cibi peccaminosi... La terra offre un’abbondante riserva di ricchezze, di cibi innocenti, e vi offre banchetti che non comportano uccisioni o spargimento di sangue.”

Pitagora

 

La domanda che molti si pongono è: senza la carne posso soddisfare il mio fabbisogno giornaliero di proteine? Ci si preoccupa della carenza di proteine nella dieta quando ormai gli studi medico scientifici degli ultimi 40 anni evidenziano quanto sia in realtà pericolosa per la salute una dieta iperproteica (quale si dimostra quella dei consumatori di carne). La disinformazione, in questo campo, raggiunge livelli spaventosi e, con un po’ di ricerca, si può scoprire che la maggior parte dei luoghi comuni che ogni giorno sentiamo sono soltanto falsità.

È opinione corrente pensare alle proteine come a sostanze contenute solo esclusivamente nella carne, nel pesce, nelle uova e nei latticini, quanti sanno che in realtà le proteine sono contenute anche nei cereali e nei legumi? Poche persone, ve lo assicuro! Nei primi quattro gruppi di alimenti citati troviamo la proteina animale, mentre  cereali e legumi contengono proteine vegetali che il nostro organismo è in grado di spezzettare a proprio piacimento nei suoi vari mattoni (gli amminoacidi) e riassemblare fornendo una proteina del tutto analoga a quella animale da un punto di vista strutturale ma che non sovraccarica il nostro organismo e non produce effetti collaterali dannosi.

Mangiare cibi vegetali ha l’ulteriore vantaggio di combinare gli amminoacidi con altre sostanze essenziali per la corretta utilizzazione delle proteine: carboidrati, vitamine, sali minerali, enzimi, ormoni, clorofilla e altri elementi che solo le piante possono fornire.

Gli amminoacidi sono 22, di cui 14 “non essenziali” e 8 “essenziali”; “essenziali” perché il corpo non può produrli autonomamente e ha bisogno di assumerli dai cibi. Molti sono convinti che gli amminoacidi essenziali siano presenti soltanto nella carne ma  al giorno d’oggi sappiamo che molti alimenti vegetali contengono tutti e otto gli amminoacidi, e in molti casi sono addirittura superiori, dal punto di vista nutrizionale, della carne. In parole povere gli amminoacidi “essenziali” esistono in abbondanza in alimenti senza carne. Trenta grammi di lenticchie o di arachidi, ad esempio, contengono più proteine di un hamburger o di una bistecca di maiale. Molte autorità in campo medico sono d’accordo nell’affermare che i singoli alimenti vegetariani contengono proteine più che sufficienti.

Nel 1954 un gruppo di scienziati dell’università di Harvard intraprese uno studio specifico e scoprì che, quando si mangiano insieme una certa varietà di verdure, cereali e latticini, la loro combinazione produce più dell’apporto necessario di proteine giornaliere. Il loro rapporto giungeva alla conclusione che, a dire il vero, è piuttosto difficile seguire una dieta vegetariana senza superare il fabbisogno proteico del corpo umano! Più di recente, nel 1972, il dottor F. Stare di Harvard ha condotto una propria ricerca sul consumo di proteine tra i vegetariani. Le sue scoperte sono sorprendenti: la maggioranza dei soggetti osservati assumeva il doppio del proprio fabbisogno giornaliero di proteine! In una serie di prove comparative condotte dal dottor Irving Fisher di Yale, i vegetariani risultavano di gran lunga migliori negli stessi test fisici proposti ai “carnivori”. Inoltre il dottor Iotekyo e il dottor Kipani, all’università di Bruxelles, hanno dimostrato che i vegetariani riuscivano a superare alcune prove di resistenza fisica, protraendole per un tempo due o tre volte più lungo dei “carnivori” prima di stancarsi, e si riprendevano dalla fatica in un quinto del tempo necessario agli altri.

Per concludere, è evidente che il luogo comune, ampiamente diffuso, che soltanto la carne contenga le proteine necessarie alla sopravvivenza dell’uomo è una menzogna derivata dall’ignoranza o dalla mala fede. Legumi come i fagioli, la soia, le lenticchie e i ceci contengono in proporzione addirittura più proteine di una bistecca. I vegetariani, spesso, superano il fabbisogno giornaliero di proteine, e di fatto non hanno alcun problema nutrizionale. Anzi godono di ottima salute, proprio perché non mangiano cadaveri di nessun genere e non costringono l’organismo a lavorare in maniera innaturale.

L’unica cosa che si richiede ai vegetariani è una minima conoscenza dei cibi che ingeriscono, e questo per evitare carenze o eccedenze di proteine; niente altro. Il problema, in realtà, è come al solito l’enorme interesse economico che ruota attorno alla produzione di carne. Il sistema, ormai consolidato, difficilmente potrà cadere. Se l’uomo non vuole sapere, non saprà mai.

 

 

Rischi/danni della carne sull’organismo



“Sia ringraziato Iddio: da quando ho abbandonato la carne e il vino, sono stato liberato da ogni infermità del corpo.”

John Wesley (fondatore del Metodismo)

 

La carne ha effetti disastrosi sul corpo umano; effetti che non si materializzano a breve termine, ma negli anni. Più il corpo, col passare del tempo, viene impegnato nell’eliminazione delle scorie tossiche di una alimentazione carnea, meno energia avrà a disposizione per respingere gli attacchi esterni e sarà quindi più esposto alle malattie. Analizziamo allora gli effetti della carne sull’organismo umano.

Bisogna sapere che, quando un animale viene macellato, le sostanze di scarto che normalmente sarebbero eliminate dal flusso sanguigno rimangono nella carne in via di putrefazione. Chi mangia la carne introduce nel proprio corpo rifiuti tossici che normalmente l’animale avrebbe eliminato con l’urina. Il dottor Owen S. Parrett, nella sua pubblicazione Perché non mangio carne, osserva che quando si fa bollire la carne di manzo, i rifiuti appaiono sulla superficie nella forma di un estratto solubile, del “tè di manzo”, che all’analisi chimica risulta molto simile all’urina. Questo perché, non bisogna dimenticarlo, la carne che si ingerisce altro non è che un pezzo di cadavere in putrefazione, un cadavere che, quindi, porta con sé rifiuti tossici e altre impurità altamente pericolose.

Un’altra indicazione che il consumo di carne non è naturale per l’uomo è data dall’incapacità del suo organismo di assimilare le dosi eccessive di grassi animali contenute nei cibi, mentre gli animali carnivori possono metabolizzare una quantità quasi illimitata di colesterolo e grassi, senza effetti negativi. In proposito sono stati effettuati degli esperimenti sui cani: per due anni vennero aggiunti circa 2 etti di grasso animale alla loro dieta quotidiana, senza che ci fosse alcun cambiamento nel loro tasso di colesterolo. Gli animali vegetariani, invece, hanno una limitata capacità di elaborare grassi saturi o colesterolo in quantità superiore a quella richiesta dal loro corpo; qualora si ecceda per molti anni nel consumo di tali elementi, i depositi grassi si accumulano nelle pareti interne delle arterie, provocandone l’indurimento, ossia quella malattia conosciuta col nome di arteriosclerosi. Poiché i depositi di grasso impediscono il normale flusso del sangue verso il cuore, ecco che aumentano le probabilità di collasso, attacchi cardiaci e infarto.

Nei paesi industrializzati dove si pratica l’agricoltura intensiva, la carne è ulteriormente contaminata da additivi chimici: DDT, arsenico (usato come stimolante della crescita), solfato di sodio (che dà alla carne il colore rosso) e il DES, un ormone sintetico notoriamente cancerogeno. La carne contiene molti agenti ritenuti cancerogeni o responsabili delle metastasi del cancro: per esempio, un kg scarso di carne alla griglia contiene la stessa quantità di benzopirene di 600 sigarette! Numerosi prodotti chimici potenzialmente dannosi, dunque, vengono aggiunti alla carne senza che i consumatori lo sappiano.

Alcuni risultati sorprendenti nella ricerca sul cancro si sono rivelati studiando le nitrosammine, cioè le sostanze derivate dall’incontro di alcune sostanze naturali presenti nella birra, nel vino, nel tè e nel tabacco, con additivi chimici aggiunti alla carne per la sua conservazione. L’ente americano Food and Drug Admistration ha definito le nitrosammine “...uno dei più potenti gruppi di sostanze cancerogene mai scoperto... il cui studio ha causato grave preoccupazione negli scienziati che se ne sono occupati.” Il dottor William Lijinsky condusse alcuni esperimenti introducendo nitrosammine nell’alimentazione di alcuni animali: nel giro di sei mesi egli riscontrò la presenza di tumori nel 100% delle cavie. “Le manifestazioni cancerose”, fece notare in quell’occasione, “sono presenti in ogni parte del corpo: nel cervello, nei polmoni, nel pancreas, nello stomaco, nel fegato e negli intestini. Gli animali sono stati completamente compromessi.”

 Nel libro Poison in your Body Gary e Steven Null riportano una descrizione delle ultime tecniche adottate nelle fattorie per l’allevamento industriale: “Gli animali sono tenuti in vita e ingrassati somministrando continuamente tranquillanti, ormoni, antibiotici e altri 2700 farmaci. Questo trattamento inizia prima della nascita e continua anche dopo che gli animali sono morti. E sebbene questi medicinali continuino a essere presenti nella loro carne quando la si mangia, la legge non richiede che essi vengano dichiarati sulla confezione. Una di queste sostanze è il dietilstilbestrolo (DES), un ormone della crescita che si continua ad usare in America anche se si è scoperto che è cancerogeno. Un altro stimolante della crescita è l’arsenico: nel 1972 il Dipartimento Americano dell’Agricoltura riscontrò che la presenza di questo veleno superava il limite legale, fissato nel 15% della produzione nazionale di pollame. Il nitrato e il nitrito di sodio - conservanti chimici per rallentare il processo di putrefazione nelle carni salate e in altri insaccati come prosciutto, pancetta, salame, salsicce e pesce - sono anch’essi nocivi alla salute e vengono usati per dare alla carne quel colore rosso. Poiché gli animali sono costretti a vivere in condizioni di scarsa igiene e in poco spazio, necessitano di dosi massicce di antibiotici i quali, naturalmente, venendo ingeriti insieme alla carne, creano nell’organismo umano dei batteri resistenti agli antibiotici. Anche la macellazione violenta determina nella carne la formazione di altri veleni naturali altrettanto forti. Questi veleni, uniti agli stimolanti e alle sostanze nocive rimaste nel sangue dell’animale (come l’acido urico), contaminano ulteriormente la carne destinata ai consumatori.”

Un quadro davvero rassicurante per i cosiddetti “carnivori”. In aggiunta ai veleni chimici, spesso la carne trasporta le malattie degli animali da macello che, stipati tutti assieme in condizioni di scarsa igiene e ipernutriti in modo innaturale, si ammalano molto più degli altri. Nonostante le ispezioni fatte durante la selezione della carne, questa viene spesso messa sul mercato anche quando è meno sana di quanto gli acquirenti possano immaginare. Nel 1972 il Ministero dell’Agricoltura statunitense (USDA) rilasciò un rapporto sulle carcasse degli animali esaminate dopo che erano state asportate le parti malate. Circa 100.000 mucche presentavano forme di cancro agli occhi e 3.596.302 avevano il fegato malato. Del resto, ammettono gli stessi veterinari, se i controlli venissero fatti sul serio e si mantenesse una rigorosa severità, non resterebbe aperta una sola ditta per il confezionamento della carne.

Forse l’argomento di per sé più importante a favore di una dieta senza carne, almeno per quanto riguarda la salute personale, è l’innegabile e ben documentata correlazione tra consumo di carne e malattie cardiache. In America, il paese col più alto consumo di carne, una persona su due muore di malattie cardiache o dei relativi disturbi cardiovascolari. Queste malattie sono praticamente inesistenti nelle società dove il consumo di carne è basso. Il Journal of the American Medical Association riportava nel 1961 che “la dieta vegetariana può prevenire dal 90% al 97% per cento delle malattie del cuore.” Dato che la dieta vegetariana limita l’assunzione di colesterolo, è logico che non si creino depositi di grasso coi conseguenti decessi per infarto o attacco di cuore. La patologia nota col nome di arteriosclerosi è quasi sconosciuta nel mondo dei vegetariani.

Un’ulteriore prova che l’intestino dell’uomo non è adatto a digerire carne viene fornita da numerosi studi, che stabiliscono una stretta relazione tra il cancro del colon e una dieta ricca di carne. Le cause di questa patologia sono il contenuto di grassi, la mancanza di fibre vegetali nella dieta e il conseguente lento transito nel colon, dove le sostanze tossiche hanno tutto il tempo di provocare i loro effetti dannosi. D’altro canto è risaputo che la carne, mentre viene ingerita, produce steroidi metabolici con proprietà cancerogene. La National Academy of Sciences ha riferito nel 1983 che “...si potrebbero prevenire molte forme di cancro comune adottando una dieta meno ricca di grassi e carne,  basata invece su verdure e cereali”.

Concludendo il corpo umano è una macchina complessa e, come per tutte le macchine, alcuni carburanti sono più indicati per garantirne un funzionamento corretto. Le statistiche e le ricerche dimostrano senza tema di smentita che la carne è un carburante poco adatto, che alla fine pagheremo a caro prezzo. Gli esquimesi, ad esempio, che vivono di carne e pesce, muoiono presto; la loro vita media non supera i trent’anni. D’altra parte ci sono tribù vegetariane come gli Hunza, o gruppi come gli Avventisti del Settimo Giorno, che tendono a vivere tra gli ottanta e i cento anni. I ricercatori individuano nel vegetarianismo la causa principale della loro longevità.

È indubbio quindi che un’alimentazione sana e naturale contribuisce a vivere serenamente, in salute, in armonia e a lungo. Il corpo infatti non deve sobbarcarsi una fatica improba per assimilare elementi non compatibili e per debellare sostanze tossiche e velenose, e quindi può lavorare secondo natura e secondo i suoi tempi specifici.


Malattie e dieta vegetariana

 

Ipertensione: i valori della pressione sistolica del sangue sono più bassi tra i vegetariani.

Arteriosclerosi e malattie cardiache: i vegetariani hanno in genere un tasso di colesterolo più basso nel siero del sangue, una concentrazione di lipoproteine a bassa densità (LDL ovvero il colesterolo “cattivo”) e di trigliceridi più bassa che i non vegetariani. L’incidenza dell’arteriosclerosi e degli infarti è minore nei vegetariani che non nella popolazione in genere.

Diabete mellito e complicanze del diabete a lungo termine: si ha una notevole diminuzione dell’incidenza ricorrendo alla dieta vegetariana.

Diverticolosi intestinale: l’alto contenuto di fibre vegetali della dieta vegetariana aiuta il transito intestinale della massa fecale, impedendo le anormali pressioni, il ristagno e le conseguenti dilatazioni all’interno dell’intestino.

Calcolosi renale: la dieta vegetariana è associata ad una diminuzione di calcoli renali contenenti ossalati di calcio.

Cancro: tra i vegetariani minore incidenza del cancro al seno, alla prostata, al colon, al polmone e alla bocca. La dieta vegetariana sembra infatti modificare il metabolismo degli ormoni come la prolattina, il testosterone e gli estrogeni, creando un fattore di prevenzione al cancro non trascurabile. Inoltre alcuni vegetali come le crocifere -ovvero cavoli, verze, cavolfiori - contengono molecole (indoli, isotiocianati e i ditioltioni) che aumentano i livelli di glutatione ([1]) dell’organismo; questo composto chimico è coinvolto in tappe metaboliche importanti, utili a bloccare la formazione di radicali liberi che danno origine a sostanze potenzialmente cancerogene.

Osteoporosi (fragilità ossea dovuta a maggiore porosità): è molto meno frequente tra i vegetariani, perché un eccesso di proteine inibisce l’utilizzo del calcio disponibile, inoltre le proteine animali acidificano i tessuti per cui l’organismo è costretto ad utilizzare il calcio depositato nelle ossa per tamponare questa acidità.

 

 

La fame nel mondo



“Abbi cura di non distruggere l’opera di Dio solo per avere qualcosa da mangiare.”

Romani 14,20

 

Se destinassimo un ettaro di terreno all’allevamento bovino, otterremmo in un anno 66 kg di proteine. Se destinassimo lo stesso terreno alla coltivazione della soia otterremmo nello stesso tempo 1848 kg di proteine cioè 28 volte di più! ([2]) La produzione intensiva richiede impressionanti quantità di energia: per ogni kg di carne di manzo occorrono un litro e mezzo di combustibile fossile - il cui impiego aumenta l’emissione di gas serra ([3])  - e quindici metri cubi di acqua. Se per ottenere un kg di farina sono sufficienti circa 22 g di petrolio, per produrre un kg di carne è necessario impiegarne ben 193 g (quasi 9 volte tanto) ([4]), per produrre 1 kg di carne di maiale, ad esempio, sono necessari 3,1 kg di cereali, 1,6 l di benzina e 1625 l di acqua. Il rendimento energetico delle proteine animali, infine, è bassissimo: bisogna investire in media 7 calorie vegetali per la produzione di 1 caloria di carne. In altre parole: un ettaro coltivato a patate permette di ottenere 102.080 Mj di energia, un ettaro coltivato a riso 87.768 Mj, mentre un ettaro di terreno destinato all’allevamento di manzo permette di ottenere soltanto 4.796 Mj di energia, mentre lo stesso spazio adibito all’allevamento di pollame permette di ottenere 7.056 Mj ([5]).

Appare chiaro come pratiche agricole in prospettiva vegetariana potrebbero consentire l’autosufficienza alimentare dell’umanità, contribuendo notevolmente all’equilibrio economico delle nazioni, ovvero si può trarre l’assai sgradevole conclusione che il consumo di carne causa la fame nel mondo. Nutrizionisti, ambientalisti e politici hanno fatto notare che, se gli Stati Uniti dessero da mangiare alla povera gente che muore di fame la quantità di cereali e di soia comunemente impiegata per ingrassare il bestiame da macello, potremmo cancellare dalla faccia del pianeta la morte per fame e i suoi tragici orrori.

La nutrizionista Jean Mayer di Harward (U.S.A.) stima che, riducendo la produzione di carne anche solo del 10%, si risparmierebbe una quantità di cereali sufficiente a sfamare 60 milioni di persone. È una semplice questione di numeri: in termini di terra, acqua e risorse, la carne è l’alimento più costoso e inefficiente che esista: solo il 10% circa delle proteine e delle calorie che vengono date in pasto al bestiame da allevamento torna indietro nella carne degli animali macellati. Per di più milioni di ettari di terreno coltivabile sono destinati all’allevamento delle bestie da macello.

In breve, con l’allevamento del bestiame da carne c’è un enorme spreco di risorse mondiali. Oltre alla perdita di terreno coltivabile, si calcola che l’allevare bestiame consumi una quantità d’acqua otto volte maggiore a quella necessaria per coltivare verdure, soia, cereali, perché il bestiame deve bere e anche le messi che lo nutrono devono essere irrigate. Ironia della sorte, proprio la carne è il peggiore nemico dell’uomo.

Per concludere, la fame nel mondo è direttamente collegata al consumo di carne. Se infatti la terra fosse coltivata in modo naturale e ogni ettaro fosse coltivato a soia, cereali, grano e verdure, si potrebbe sfamare tranquillamente il mondo intero, senza sprechi. Come dimostrano le statistiche, l’allevamento del bestiame comporta delle spese e degli sprechi enormi, spese che poi non apportano un guadagno adeguato. Quindi l’uomo, oltre a rendere schiavi e ad uccidere degli esseri viventi come lui, spreca delle risorse fondamentali e occupa terreni coltivabili solo per il piacere di poter mangiare un alimento che, pur essendo di gradevole sapore (almeno per molti) lo penalizzerà fortemente. Questo è un comportamento assolutamente insensato e assurdo.

Ma la dimensione che più sottolinea la stupidità dell’uomo, in questo caso, è quella della fame nel mondo: chiunque abbia visto le immagini di popoli sofferenti e affamati che abitano questo pianeta, ha provato l’impulso di aiutarli, di fare qualcosa per migliorare la loro situazione; ma la realtà è una sola, inequivocabile: alla società occidentale, in verità, non interessa minimamente risolvere il problema della fame nel mondo e chi esterna il contrario è solo un ipocrita, o un truffatore che cerca di estorcere denaro agli altri. Infatti se si volesse davvero sfamare ogni affamato, basterebbe rinunciare all’inutile e dannosa carne e coltivare la terra a soia, grano, verdure e cereali. Ma chi è disposto a rinunciare alla bontà della carne per salvare un altro suo simile?

 

Qual è la verità della Bibbia?



“Chi ha ucciso un bue è come se avesse ammazzato un uomo.”

Isaia 66,3

 

Molte sono le interpretazioni del messaggio biblico, come molta è la confusione che esso ha generato, genera e genererà. Chi mangia carne sostiene che anche Cristo ne facesse uso; chi è vegetariano, sostiene invece che Cristo non solo non mangiò carne, ma che Dio stesso ne proibì l’uso, in tutti i casi. Da che parte sta la verità? È ovvio - e su questo punto sono sicuro che tutti la pensano allo stesso modo - che sia una sola la verità che la Bibbia intende comunicare ai suoi lettori; è inammissibile e incoerente che possano coesistere due verità, poichè una escluderebbe automaticamente l’altra.

Analizziamo allora alcuni passi della Bibbia partendo dal Vecchio Testamento. Quest’ultimo libro è il punto di partenza migliore per intraprendere uno studio su cristianesimo e vegetarianismo, in quanto parla soprattutto degli ebrei che ricevono le leggi di Dio e che, in seguito, vengono puniti da lui per averle infrante. Il passo più importante per chi sostiene la tesi vegetariana è indubbiamente questo:

 

Poi Dio disse: “Ecco, Io vi dò ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme; saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, Io dò in cibo ogni erba verde.” E Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

Genesi 1,29-31

 

Sembra piuttosto chiaro il messaggio di Dio, il quale “dona” agli uomini e agli animali (posti sullo stesso piano, badate bene) ogni erba che produce seme ed ogni erba verde, così come ogni albero in cui c’è frutto che produce seme. Non sembra affatto che abbia intenzione di permettere agli uomini di fagocitare immotivatamente la carne degli animali.

Se Dio aveva considerato “molto buone” le sue prescrizioni originali riguardanti il cibo, perché successivamente avrebbe aggiunto tante istruzioni sul mangiare carne? Alcuni sostengono, infatti, che la Bibbia permette agli uomini di mangiare carne: “Ogni cosa vivente che si muove sarà cibo per te” (Genesi 9,3). Ma molti dimenticano - o vogliono dimenticare, per convenienza - che tale concessione fu introdotta in occasione del diluvio universale, quando venne offerto a Noè un espediente per superare un momento particolarmente difficile, poiché tutta la vegetazione era andata distrutta. Dio, quindi, diede senza dubbio a Noè il permesso - non il comandamento - di mangiare carne. Infatti, nel verso che segue, dopo aver dato il permesso di mangiare tutto ciò che si muove, Dio ci ricorda ancora una volta che idealmente non dovremmo mangiare carne, o almeno non il suo sangue (che è poi la stessa cosa): “Ma non mangerete la carne, con la sua vita, cioè il sangue” (Genesi 9,4). Inoltre il verso successivo afferma con chiarezza che chi uccide gli animali sarà a sua volta ucciso da quelle stesse creature: “E io reclamerò la tua vita per mano di ogni creatura da te uccisa...

In realtà alcuni studiosi osservano che, quando a Noè viene concesso di mangiare qualsiasi cosa si muova, l’esatto termine greco impiegato dai Settanta è herpeton, che letteralmente significa “rettile”. Quindi in una situazione in cui non era possibile trovare altro cibo, Dio diede a Noè il permesso di mangiare crostacei e molluschi come vongole, abalone, aragoste e lumache. Questa puntualizzazione sembra più coerente con Genesi 9, 4, che proibisce a Noè di mangiare animali col sangue (gli era stato acconsentito solo per animali a sangue freddo), e comunque solo come concessione temporanea.

Il Pentateuco (di Mosè) riporta un altro esempio di quando Dio, di nuovo come concessione temporanea, permise agli israeliti di mangiare carne, ma anche allora si trattava di circostanze disastrose: dopo la fuga dall’Egitto, gli israeliti vagarono quarant’anni nel deserto. Dio provvide loro il cibo sotto forma di manna (“il sostegno della vita”), una miracolosa sostanza vegetale contenente tutti gli elementi necessari a mantenersi in vita. Gli israeliti però si stancarono della manna, racconta la Bibbia, così Dio fece in modo di dare loro della carne sotto forma di quaglie. Perché delle quaglie? C’era forse qualche insegnamento nascosto che Dio voleva comunicare? Numeri 11,18-34 contiene la risposta: nel verso 20 Dio dice di “mangiare la carne finché vi uscirà dalle narici e ne sarete nauseati...” Il verso 33 riferisce “prima ancora che avessero la carne tra i denti, furono colpiti da una grave pestilenza.

Quindi è vero che cambiarono cibo come desideravano, ma è altrettanto vero che Dio era scontento della loro scelta, poiché - com’è logico – egli poneva e pone uomini e animali sullo stesso identico piano, essendo entrambe “sue” creature ed avendo entrambe il medesimo diritto di vivere serenamente l’intero arco di vita terreno: “Lo stabilisce la mia alleanza con voi e coi vostri discendenti, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche” (Genesi 9,9-10).



I cristiani delle origini e i cristiani d’oggi

 

“Non essere tra quelli che si inebriano di vino, né fra coloro che son ghiotti di carne!”

Proverbi 23, 20

 

Si sa poco (almeno ufficialmente) dell’alimentazione di Gesù; si sa tuttavia che i primi cristiani e i cronisti della tradizione cristiana che appoggiavano il vegetarianismo erano molti, inclusi luminari come San Girolamo, Tertulliano, San Giovanni Crisostomo, San Benedetto, Clemente, Eusebio, Plinio, Papia, Cipriano, Panteno e John Wesley, per nominarne solo alcuni.

Molti testi affermano che i dodici apostoli erano vegetariani e che i primi cristiani si astenevano dal mangiare carne. Per esempio San Giovanni Crisostomo (345-407 d. C.), uno dei più importanti esponenti del cristianesimo del suo tempo, scrisse: “Noi capi cristiani pratichiamo l’astinenza dalla carne di animali per sottomettere il corpo... mangiare carne è innaturale e impuro”. Clemente d’Alessandria (160-240 d. C.), uno dei primi padri della chiesa, senza dubbio esercitò una grande influenza su Crisostomo, infatti poco più di cent’anni prima aveva scritto: “Ma coloro che indugiano intorno a tavole di fiamme, nutrendo la loro stessa malattia, sono governati da un demone estremamente lussurioso, che non ho vergogna di chiamare il demone della pancia, il peggiore di tutti i demoni... È molto meglio essere felici che rendere i nostri corpi simili a tombe di animali. Di conseguenza, l’apostolo Matteo si nutriva di semi, noci e vegetali; niente carne.

Le Omelie clementine, scritte nel II secolo d. C., sono considerate uno dei più antichi testi cristiani dopo la Bibbia, e si basa sulla predicazione di San Pietro. L’Omelia XII dichiara orgogliosamente: “Il consumo innaturale di carne è contaminante quanto la pagana adorazione dei demoni, coi suoi sacrifici e i suoi festini impuri e, quando l’uomo vi prende parte, diviene un compagno di tavola dei diavoli.” Chi siamo noi per contraddire San Pietro? Ma non solo, si dibatte tra studiosi sulle pratiche alimentari di San Paolo, nonostante l’atteggiamento altezzoso dei suoi scritti nei confronti dell’alimentazione.

In Atti 24,5 si parla di Paolo come di un membro dei Nazareni che seguivano i principi degli Esseni, compreso il vegetarianismo. Inoltre, secondo quanto scrive Edgar Goospeed nel libro Storia della cristianità delle origini, esistevano un tempo gli Atti di Tommaso, a cui facevano riferimento le prime comunità cristiane. Tale documento afferma che anche San Tommaso si asteneva dal mangiare carne.

Nello stesso tempo veniamo a sapere da Eusebio (264-349 d. C.), eminente padre della chiesa, il quale a sua volta cita Egesippo (circa 160 d. C.), che Giacomo, considerato da molti il fratello di Cristo, rifiutava di mangiare carne di animali. Tuttavia la storia riferisce che la cristianità organizzata gradualmente si allontanò dalle sue origini vegetariane, anche se i primi padri seguivano un regime senza carne. In tempi più recenti anche la chiesa cattolica aveva stabilito che i cattolici praticanti osservassero almeno alcuni giorni di digiuno e si astenessero dal mangiare carne al venerdì; ma perfino questa restrizione (ridicola) è stata ridotta quando, nel 1966, la Conferenza episcopale degli Stati Uniti decise che è sufficiente che i cattolici si astengano dal mangiare carne il venerdì di Quaresima.

Molti dei primi gruppi cristiani sostenevano la scelta di vita vegetariana, segno evidente che gli insegnamenti di Gesù di Nazareth (vedi paragrafo successivo “Le parole del Cristo: Quinto: non uccidere”) fossero chiari e inequivocabili, almeno all’epoca. Gli scritti della chiesa delle origini indicano che ufficialmente il consumo di carne non fu permesso fino al IV secolo dopo Cristo, quando l’imperatore Costantino decise che tutti dovevano adottare la sua visione del cristianesimo. Una interpretazione della Bibbia a favore del mangiare carne divenne il credo ufficiale dell’Impero Romano e i cristiani vegetariani dovettero seguire la regola in segreto, col rischio di essere messi a morte per eresia.

I cristiani del Medioevo vennero rassicurati da Tommaso D’Aquino (1225-1274 d. C.) sul fatto che l’uccisione degli animali era sancita dalla provvidenza divina. Forse l’abitudine permissiva dell’Aquinate influenzò la sua opinione, perché, pur essendo sotto molti aspetti un asceta, i suoi biografi lo descrivono come un goloso. D’Aquino inoltre era famoso per la sua dottrina sui vari tipi di anima che possono dar vita a un corpo (altra teoria bizzarra e inconsistente). “Gli animali”, insegnava, “sono senza anima”. C’è da notare che, sempre secondo le sue considerazioni, inizialmente neanche le donne avevano un’anima! Poi, però, ricordandosi che la chiesa si era addolcita e aveva ammesso che in realtà le donne hanno un’anima, l’Aquinate a malincuore accondiscese che fossero un gradino più su degli animali, i quali certamente non l’avevano, benché nella Bibbia Dio stesso affermi il contrario (Genesi 1,30); ma questo probabilmente l’Aquinate l’aveva dimenticato.

Comunque si vogliano interpretare gli insegnamenti successivi del cristianesimo, le sue espressioni più antiche (e molte delle comunità ebraiche da cui derivavano) predicavano l’ideale vegetariano. È tutt’altro che sorprendente dunque il loro atteggiamento generale nei confronti degli animali; Nazareni, Terapeuti, Ebioniti, Gnostici ed Esseni, tutti avevano scelto di vivere senza cibarsi di carne. I Montanisti, un’altra delle prime comunità cristiane, si astenevano dai cibi carnei e così anche Tertulliano, uno dei primi padri della Chiesa. Origene (185-254 d. C.), forse il pupillo più noto di Clemente e uno degli scrittori più prolifici dei primi anni della chiesa, aveva davvero colto nel segno parlando di coloro che avrebbero appoggiato il consumo di carne: “... Credo che i sacrifici animali siano stati inventati dall’uomo come pretesto per mangiare carne” (Stromata, “Sui sacrifici”, Libro VII).

Anche confessioni cristiane più recenti hanno sostenuto il vegetarianismo: Ellen G. White, una delle fondatrici della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, era un’ardente vegetariana, così come John Wesley, il fondatore del Metodismo. Sylvester Graham, un ministro presbiteriano, sosteneva l’ideale vegetariano. Trappisti, Benedettini e Certosini, così come altre organizzazioni cristiane quali il Movimento Gnostico Universale e i Rosa Croce, tutti promuovono la scelta vegetariana. San Francesco, nonostante le ingiustificate accuse di essere un vegetariano incoerente, fu in realtà un convinto difensore degli animali, che amava e rispettava come se stesso.

Si tratta di coincidenze? O forse tutti questi gruppi, questi insiemi di credenti erano in realtà dei pazzi? Non è forse “probabile” che seguissero semplicemente i precetti di Dio e rispettassero la Natura? E non è forse vero che l’uomo decise di sua spontanea volontà di ignorare i comandamenti del suo Dio solo per mangiare un piatto di carne saporita?

 

 

Le parole del Cristo: “Quinto: non uccidere”



“Maledetto colui che con l’astuzia ferisce e distrugge le creature di Dio! Sì, maledetti i cacciatori, perché saranno cacciati, e per mano di uomini indegni riceveranno la stessa misericordia che hanno mostrato alle loro prede innocenti, la stessa!”

Gesù di Nazareth (dai rotoli del Mar Morto)

 

Il quinto comandamento “Non uccidere” è essenziale nel discorso da noi intrapreso. Pur essendo un comandamento semplice e diretto, raramente viene preso alla lettera. L’ebraico letterale di Esodo 20,13, che lo presenta, dice “lo tirtzach”. Secondo Reuben Alcalay, il termine tirtzach si riferisce a “qualsiasi genere di uccisione”. La traduzione esatta, quindi, ci chiede di astenerci in toto dall’uccidere. È indubbio che un animale sia un essere vivente: nasce, cresce, si mantiene, si riproduce, invecchia e infine muore. Ciò che ha vita può essere ucciso, e uccidere vuol dire trasgredire un comandamento sacro quanto gli altri: “Perché Colui che ha detto ‘non commettere adulterio’ ha detto anche ‘non uccidere’. Ora se tu non commetti adulterio, e tuttavia uccidi, diventi un trasgressore della legge” (Giacomo 2,10-11).

Il Vecchio Testamento contiene molte affermazioni a sostegno del vegetarianismo. Si potrà obiettare che i cristiani non necessariamente accettano la Vecchia Legge, ma seguono il Nuovo Testamento. Gesù in persona, però, disse di fare diversamente: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge, o i profeti: non sono venuto a distruggere ma a portare a compimento. In verità vi dico, finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure uno iota o un segno della legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.” (Matteo 5,17-19).

Forse la ragione principale per cui un cristiano “trasgredirebbe la legge”, nonostante l’ingiunzione biblica di astenersi dall’uccidere, è la credenza ampiamente diffusa che Gesù fosse carnivoro. Tuttavia Gesù era conosciuto come “Principe della pace” e i suoi insegnamenti difficilmente si conciliano con l’uccisione di animali. Anche se il Nuovo Testamento più e più volte cita esempi di Gesù che chiedeva carne, una realtà che i mangiatori di carne hanno adottato come conferma della loro scelta alimentare. Uno studio dell’originale greco del testo, però, rivela che Gesù non chiedeva veramente “carne”. Sebbene la traduzione inglese del Vangelo menzioni “la carne” diciannove volte, i termini originali si traducono più correttamente con “cibo”: broma = “cibo” (usato quattro volte); brosimos = “ciò che si può mangiare” (usato una volta); brosis = “cibo, o l’atto del mangiare” (usato quattro volte); prosphagion = “qualsiasi cosa da mangiare” (usato una volta); trophe = “nutrimento” (usato sei volte); phago = “mangiare” (usato tre volte).

Così l’affermazione “Avete della carne?” (Giovanni 21,5) si dovrebbe leggere: “Avete qualcosa da mangiare?” E quando il Vangelo dice che i discepoli andarono a comprare della carne (Giovanni 4,8), una traduzione più letterale direbbe semplicemente che andarono a comprare “da mangiare”. In tutti i casi il greco originale parla di “cibo” in generale e non necessariamente di “carne”. Il problema allora si sposta sull’interpretazione del materiale originale, sulle traduzioni e, a volte, sulle cattive traduzioni. Alcune traduzioni inesatte della Bibbia (“Mare Rosso” al posto di “Mare dei Canneti”) sono irrilevanti o perfino divertenti; altre invece hanno conseguenze rilevanti, e nei casi in cui una versione inesatta è stata tramandata da secoli, la troviamo a far parte integrante del canone della Bibbia. Se però si analizza il contesto generale e il tenore di vita di Gesù, diventa difficile, se non impossibile, riconciliare la scelta del mangiare carne con la fede cristiana.

I cristiani carnivori lanciano una sfida: “Se la Bibbia incoraggia il vegetarianismo, come si spiega il miracolo dei pani e dei pesci?” Alcuni studiosi della Bibbia, tenendo conto della natura misericordiosa di Gesù, suggeriscono che i “pesci” fossero una sorta di polpette, un tipo di cibo diffuso ancora oggi, fatto con una pianta marina conosciuta come pianta del pesce, che cresce in Oriente. Queste tenere piante marine vengono seccate al sole, pestate in un mortaio fino a ridurle in farina, e infine cotte al forno come polpette. Nell’antica Babilonia le polpette di piante del pesce erano parte integrante dell’alimentazione e molti giapponesi le considerano ancora oggi una delizia del palato. I musulmani le raccomandavano nell’alimentazione dei fedeli e, il punto più importante, erano un alimento noto ai tempi di Gesù. Esiste poi una considerazione di carattere pratico: nella cesta del pane era più probabile che si conservassero polpette cotte al forno piuttosto che pesce crudo, destinato in quel clima caldo ad andare in putrefazione molto rapidamente, facendo andare a male qualsiasi altro cibo contenuto nella cesta.

È anche possibile che “pane e pesci” avesse un significato simbolico piuttosto che letterale, precedente non insolito nelle scritture sacre: il pane è un simbolo cristiano del corpo di Cristo, o Sostanza divina, e “pesce” era una parola in codice della Chiesa antica, quando i primi cristiani dovevano nascondere la propria identità per sfuggire alle persecuzioni. E cosa ancora più importante, nei primi manoscritti del Vangelo non si fa menzione al pesce; il miracolo è descritto come pane e frutta. La prima edizione del Nuovo Testamento a menzionare il pesce come parte del miracolo è il Codex Sinaiticus. Ciò nonostante vi sono persone che non riescono a prescindere dall’esempio tradizionale dei pani e dei pesci: a costoro va fatto osservare che, ammesso che Gesù avesse mangiato del pesce, egli non diede agli altri alcuna dispensa di fare altrettanto in suo nome.

 

L’agnello pasquale

 

L’agnello pasquale rappresenta un problema per i cristiani vegetariani. L’Ultima Cena fu una Pasqua ebraica che Gesù e gli Apostoli celebrarono banchettando con la carne di un agnello? I primi tre vangeli dicono che l’Ultima Cena era la cena della Pasqua ebraica, indicando così implicitamente che Gesù e suoi seguaci mangiarono l’agnello pasquale (Matteo 26,17; Marco 16,16; Luca 22,13). Giovanni invece dice che l’Ultima Cena ebbe luogo prima: “Ora, prima della festa del passaggio (la Pasqua ebraica), Gesù, sapendo che era giunta la sua ora... si alzò da tavola e lasciò cadere i suoi vestiti, e prese un asciugamano e con esso si cinse la vita” (Giovanni 13,1-4). Se la sequenza temporale fu diversa, allora l’Ultima Cena non fu un banchetto di Pasqua.

Nel libro Perché uccidere per ricavare cibo? lo storico inglese Geoffrey Rudd analizza la questione dell’agnello pasquale nel modo seguente. L’Ultima Cena ebbe luogo un giovedì sera; la crocifissione il giorno immediatamente successivo, di venerdì. Tuttavia dal punto di vista ebraico i due eventi avvennero lo stesso giorno, dato che la giornata ebraica comincia al tramonto della sera precedente. È naturale che questo abbia generato una certa confusione. Nel capitolo 19 del vangelo di Giovanni è riportato che la crocifissione ebbe luogo il giorno della preparazione della Pasqua, che sarebbe il giovedì. Più avanti, nel verso 31, afferma che il corpo di Gesù non fu lasciato sulla croce perché “il giorno del Sabbath era un giorno sacro”. In altre parole la Pasqua ebraica, che cade di Sabbath, cominciò al tramonto di quel venerdì, dopo la crocifissione.

Sebbene i primi tre vangeli contraddicano la versione di Giovanni, che la maggioranza degli studiosi della Bibbia considera un resoconto accurato, in altri punti la confermano. In Matteo 26,5, per esempio, i sacerdoti dicono che non uccideranno Gesù durante la festa “perché potrebbe nascere un tumulto tra la gente”. D’altra parte lo stesso vangelo di Matteo, in un altro punto, colloca l’Ultima Cena e la Crocifissione nel giorno di Pasqua. Bisogna notare inoltre che, in accordo all’usanza talmudica, era impensabile celebrare processi ed esecuzioni nei primi giorni della Pasqua, i più sacri.

Poiché la Pasqua è sacra quanto il Sabbath, se fosse stata già cominciata gli ebrei non avrebbero certo avuto armi addosso (Marco 14,43-47), né avrebbero acquistato lino e spezie per la sepoltura (Marco 15,46; Luca 23,56). Infine la fretta con cui i discepoli misero Gesù nella tomba conferma il loro desiderio che il suo corpo fosse tolto dalla croce prima che cominciasse la Pasqua. In realtà, dell’agnello si nota soprattutto l’assenza: non viene mai neppure menzionato in relazione all’Ultima Cena. Tutte le coincidenze indicano che l’Ultima Cena non fu un banchetto pasquale con l’agnello tradizionale, ma piuttosto una “cena d’addio” che Gesù condivise coi suoi discepoli. Lo scomparso rev. Charles Gore, vescovo di Oxford, lo conferma: “Dobbiamo ammettere che Giovanni ha ragione quando corregge Marco riguardo alla natura dell’Ultima Cena. Non si trattò di un banchetto di Pasqua, ma di una cena d’addio che egli celebrò coi suoi discepoli. Inoltre, le descrizioni della cena non corrispondono al cerimoniale della cena di Pasqua.” Recentemente, in occasione dell’omelia di giovedì santo del 2007 anche Papa Benedetto XVI riconobbe che Gesù celebrò la Pasqua senza agnello ([6]).


Conclusione

 

In base alle traduzioni letterali dei primi testi cristiani, non esiste circostanza in cui il mangiare carne sia ammesso oppure accettato. Le successive giustificazioni cristiane del mangiare carne si basano su traduzioni inesatte o su interpretazioni letterali del tutto soggettive del simbolismo cristiano. I primi Padri e le prime comunità cristiane praticarono uno stretto vegetarianismo. L’insigne ordine dei Francescani, per esempio, celebrava l’unità della creazione sottolineandone l’origine comune. “Quando San Francesco considerava la Fonte primordiale di tutte le cose - scrive San Bonaventura - si sentiva colmo di ancora più abbondante pietà, e chiamava le creature, anche le più piccole, col nome di fratello o sorella, perché sapeva che venivano dalla stessa fonte da cui anche lui veniva.” Un pensiero assai coerente.

 

 

I rotoli del Mar Morto

 

“E la carne degli animali, uccisi nel suo corpo, diventerà la sua stessa tomba. Perché in verità vi dico, colui che uccide, uccide se stesso, e coloro che mangiano la carne degli animali uccisi, mangiano il corpo della morte.”

Vangelo esseno della pace

 

Questa parte è dedicata a quello che oggi potrebbe sembrare una forma di cristianesimo “radicale”, basato sulle pergamene del Mar Morto e su altre recenti scoperte dell’Era cristiana. Questo capitolo non si propone di decidere se accettare o meno i rotoli del Mar Morto, di Nag Hammadi o altri documenti di collocazione incerta; il fine è scoprire quanto questi antichi documenti possano illuminarci sul ruolo del vegetarianismo nella tradizione cristiana.

Il presente capitolo parte dall’assunto che la Bibbia sia stata manipolata. Infatti molti studiosi affermano che al Concilio di Nicea (352 d. C.) sacerdoti e politici alterarono radicalmente i documenti cristiani originali, con omissioni e interpolazioni, per renderli accettabili all’imperatore Costantino che, a quei tempi, si opponeva ferocemente alle sacre scritture. Il loro scopo era convertire Costantino al cristianesimo e far così assurgere la loro religione a culto ufficiale dell’Impero Romano.

“Alcuni ignorano - ha scritto l’arcidiacono Wilderforce - che, dopo il Concilio di Nicea, i manoscritti del Nuovo Testamento furono considerevolmente manomessi. Il professor Nestle spiega che le autorità ecclesiastiche nominarono degli studiosi particolari, detti “correttori”, ai quali fu commissionato di correggere il testo delle scritture sacre nell’interesse dell’ortodossia. Analizzando questo punto nella prefazione della sua traduzione de “Il vangelo dei santi Dodici” (The Gospel Of The Holy Twelve), il rev. Gideon Jasper Richard Ousley dice: “I correttori eliminarono dai Vangeli, con accurata minuzia, certi insegnamenti di nostro Signore che non si proponevano di seguire, specificatamente quelli contro il mangiare carne e il bere bevande forti.”


Gli antichi testi

 

I rotoli del Mar Morto, manoscritti biblici che risalgono all’inizio dell’Era cristiana, furono scoperti nel 1947 e depongono a favore della tesi che la Bibbia sia stata alterata, soprattutto per quando riguarda alcune regole come il mangiare carne. Il valore di queste pergamene consiste nella probabilità che si tratti di manoscritti autentici, inalterati, risalenti al tempo di Gesù. Gli unici manoscritti originali del Nuovo Testamento risalgono al IV secolo (i più antichi), e sono solo copie di copie. Ed è innegabile che i testi del Mar Morto contengano sottili ma significative differenze rispetto ai manoscritti originali.

Alcuni storici respingono questi ritrovamenti archeologici, altri vi ripongono la massima fiducia. Tra questi Martin Larson, Edmond B. Szekely, Millar Burrows, G. J. Ouseley, John M. Allegro e Frank J. Muccie hanno dato un contributo sostanziale alla riscoperta di antichi testi cristiani. Ouseley ([7]), per esempio, ha redatto la traduzione di quelle che dovrebbero essere le spiegazioni dei Vangeli originali, conservati da membri della comunità essena (un gruppo religioso i cui adepti vivevano nella regione del Mar Morto e che sono conosciuti per la loro disciplina e integrità morale). Ouseley riferisce che il manoscritto è stato conservato in un monastero buddista tibetano “dove era stato nascosto da alcuni membri della comunità essena, perché si salvasse dalle mani dei contraffattori”.

Se fossero autentici i manoscritti di Ouseley sarebbero i più antichi e completi scritti cristiani esistenti; sarebbero un testo aramaico originale, rimasto inalterato fin dai tempi del suo utilizzo da parte dell’antica chiesa cristiana di Gerusalemme. Gli studiosi che ritengono il testo autentico concludono che si tratta del Vangelo originale su cui sono basati i quattro Vangeli del Nuovo Testamento. Ciò può essere vero come può non esserlo, ma le informazioni in esso contenute sono innegabilmente a favore dell’ideale vegetariano. Come precauzione nel 1904 Ouseley trasferì a un suo amico fidato i diritti dell’opera, con la richiesta di “non farlo cadere in mano ai fanatici, né cattolici, né anglicani”. Il prezioso manoscritto di Ouseley, intitolato “Il vangelo dei santi Dodici” (The Gospel Of The Holy Twelve) è sopravvissuto fino ad oggi.

Secondo il manoscritto, prima della nascita di Gesù l’angelo disse a Maria: “Tu non mangerai carne né berrai bevande forti, poiché il bambino sarà consacrato a Dio dal ventre di sua madre, e non dovrà assumere né carne né bevande forti.” Il valore di questo messaggio celeste, se lo si riconosce come documento storico, è la conferma che Gesù era il messia della profezia del Vecchio Testamento: “Poi il Signore stesso vi darà un segno. Udite, una giovane donna concepirà e porterà in seno un figlio, e il suo nome sarà Emanuele. Mangerà burro e miele, per saper rifiutare il male e scegliere il bene” (Isaia 7,14-15).

Il testo continua spiegando che la comunità in cui vivevano Giuseppe e Maria non uccideva l’agnello per celebrare la festa del Passaggio. Questa descrizione della comunità in cui nacque Gesù sottolinea perché egli amasse gli animali e gli uccelli fin dall’infanzia: “E in un certo giorno Gesù bambino andò in un luogo dove era stata preparata una trappola per gli uccelli, e c’erano dei ragazzi. E Gesù disse loro: ‘Chi ha preparato questa trappola per le innocenti creature di Dio? Udite, in una trappola essi a loro volta cadranno’.

In questi testi ritenuti inalterati non ci sorprende che Gesù predichi il rispetto per tutte le creature, non solo per l’uomo: “Siate rispettosi, siate gentili, siate compassionevoli, siate buoni, non solo verso i vostri simili, ma verso tutte le creature posto sotto la vostra tutela; perché voi siete per loro come dèi, a cui essi guardano per le loro necessità.” Gesù continua spiegando che è venuto per mettere fine ai sacrifici di sangue: “Sono venuto a porre fine ai sacrifici e ai banchetti di sangue, e se non smetterete di offrire e mangiare carne e sangue, l’ira divina non si allontanerà da voi; proprio come accadde ai vostri padri nel deserto, che desiderarono la carne, e ne mangiarono a sazietà, e si riempirono di marciume e furono consumati dalla peste.”

In questi antichi manoscritti non si ha traccia del miracolo dei pani e dei pesci, come già detto (vedi sopra “Quinto: Non Uccidere”), si parla invece di un miracolo di pane, frutta e una brocca d’acqua: “E Gesù pose il pane e la frutta dinanzi a sé, e anche l’acqua. E loro mangiarono e bevvero, e furono sazi. E si meravigliarono, perché ognuno aveva avuto più che abbastanza, ed erano più di quattromila. E se ne andarono ringraziando Gesù per quello che avevano sentito e visto.”

Questi antichi documenti dicono che Gesù seguiva un’alimentazione speciale, essenzialmente vegetariana: “E udendo queste cose, un certo Sadduceo, che non credeva nelle cose sante di Dio, chiese a Gesù: ‘Per favore, dimmi perché hai detto di non mangiare la carne degli animali. Forse che le bestie non sono state date all’uomo come cibo, proprio come i frutti e le erbe di cui parli?’ Gesù gli rispose: ‘Guarda questo melone, il frutto della terra.’ E Gesù aprì in due un melone e aggiunse: ‘Guarda coi tuoi stessi occhi il buon frutto della terra, la carne dell’uomo, e guarda i semi che contiene, e contali, perché un melone ne fa mille volte tanti e anche di più. Se pianti questo seme, mangerai dal vero Dio, perché non è stato versato sangue, no, niente dolore o grida hai sentito con le tue orecchie o visto coi tuoi occhi. Il vero cibo dell’uomo viene dalla Madre terra, perché lei trae doni perfetti dall’umile terra. Ma tu ricerchi ciò che Satana ha dato: l’angoscia, la morte e il sangue delle anime viventi a prezzo della spada. Non sai tu che chi vive della spada, muore poi della stessa morte? Vai per la tua strada allora, e pianta i semi del buon frutto della vita, e smetti di ferire le creature innocenti di Dio’.”

Gesù condanna anche coloro che cacciano gli animali: “E mentre Gesù camminava insieme ad alcuni suoi discepoli, si imbatterono in un uomo che addestrava i cani a cacciare altre creature. Vedendo questo, Gesù disse all’uomo: ‘Perché fai questo lavoro sciocco?’ E l’uomo rispose: ‘In questo modo mi guadagno da vivere; a che cosa servono queste creature? Sì, queste creature sono deboli e meritano di morire, mentre i cani, loro sì che sono forti’. E Gesù guardando l’uomo con espressione triste, disse: ‘A te mancano davvero la saggezza e l’amore superiori perché, guarda, tutte le creature cui Dio ha dato la vita hanno un proprio scopo e fine nel regno della vita, e chi può giudicare che cosa c’è di buono in esso? O quale profitto per te, o per l’umanità? Perché non è tua competenza giudicare il debole inferiore al forte, dato che il debole non è stato dato all’uomo per fargli da cibo e da divertimento... Maledetto colui che con l’astuzia ferisce e distrugge le creature di Dio! Sì, maledetti i cacciatori, perché saranno cacciati, e per mano di uomini indegni riceveranno la stessa misericordia che hanno mostrato alle loro prede innocenti, la stessa! Abbandona questa folle attività di uomo malvagio,  fai ciò che è buono agli occhi del Signore e sii benedetto, non essere la causa della tua condanna’.”

Infine in questi primi manoscritti leggiamo che Gesù in realtà rimproverò aspramente i pescatori, nonostante fossero i suoi maggiori sostenitori: “E un altro giorno si pose nuovamente la questione del mangiare cose morte, e alcuni dei discepoli più recenti di Gesù si raccolsero intorno a lui e domandarono: ‘Maestro, in verità tu conosci tutte le cose e la tua saggezza della Sacra Legge è superiore a qualsiasi altra; spiegaci, dunque, mangiare le creature del mare è in accordo alla legge, come dicono alcuni?’ E Gesù li guardò con occhi tristi, poiché sapeva che erano ancora uomini ignoranti e i loro cuori erano induriti dalle false dottrine dei demoni, e disse loro: ‘Osservate i pesci dell’acqua, mentre stiamo sulla riva del mare a guardare le acque di molte vite. Sì, l’acqua è il loro mondo, proprio come la terra asciutta appartiene all’uomo; io vi chiedo, forse che i pesci vengono da voi a chiedere la terra asciutta o i suoi cibi? No. E allo stesso modo non è in accordo alla legge che voi andiate in mare a chiedere cose che non vi appartengono; perché la terra è divisa in tre regni di anime: uno della terra, uno dell’aria e uno del mare, ognuno secondo il proprio genere. L’Essere Eterno ha disposto che in ciascuno di essi fosse lo spirito della vita e il Soffio divino, e ciò che Egli ha dato liberamente alle Sue creature, né gli uomini né gli angeli possono riprendere o reclamare come proprio’.”

È interessante notare che, quando Gesù istruì i suoi discepoli, che erano ebrei, sulla nuova dieta (vegetariana) che avrebbero adottato, essi lo criticarono: “Tu parli contro la Legge”, riferendosi evidentemente al permesso di mangiare carne che compare in diversi punti dell’Antico Testamento. La memorabile risposta di Gesù al riguardo è estremamente rivelatrice: “In verità, non parlo affatto contro Mosè, né contro la Legge, che egli ha concesso data la durezza dei vostri cuori. In verità vi dico, all’inizio tutte le creature di Dio traevano il loro nutrimento solo dalle erbe e dai frutti della terra, finché l’ignoranza e l’egoismo dell’uomo non le trasformò in ciò che era contrario alla loro abitudine originale; ma anche loro torneranno al cibo naturale; poiché così è stato scritto dai profeti, [8] e le loro parole non sbagliano.”

 



[1] Il glutatione o GSH è un tripeptide con proprietà antiossidanti formato da cisteina, glicina e acido glutammico (noto come "glutammato"). è il più potente ed importante fra gli antiossidanti prodotti dall'organismo.

[2]  “The year the world caught fire”, rapporto del WWF International, Dic. 1997.

[3] Secondo Ernst U. von Weizäcker del “Wuppertal-Institute for Climate, Environment and Energy” il contributo all’effetto serra dato dagli allevamenti è circa pari a quello dato dalla totalità del traffico degli autoveicoli nel mondo.

[4] Le secteur agro-alimentaire face au probleme de l’energie, OCSE, Parigi 1982. Op. cit. in: J. Andrè, Sette miliardi di vegetariani, Giannone Ed.

[5] F. Caporali, Ecologia per l’agricoltura, UTET 1991.

[6] Corriere della Sera, 6-4-2007, e archivio delle omelie del sito del Vaticano: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2007/documents/hf_ben-xvi_hom_20070405_coena-domini_it.html [N.d.c.]

[7] Il Reverendo Gideon Jasper Ouseley nel 1888 ha riscoperto e tradotto dall'Aramaico il principale testo sacro degli Esseni: il Vangelo dei Dodici Santi. Questa versione del Nuovo Testamento differisce in modo notevole dalle versioni generalmente accettate, in quanto ritrae Gesù come un rigoroso vegetariano attorno a cui si adunavano le altre creature

[8] Cf. “Allora il lupo abiterà con l’agnello, la pantera s’accovaccerà col capretto: vitello e cucciolo di leone pascoleranno assieme sotto la custodia di un piccolo fanciullo. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme e insieme riposeranno i loro piccoli; pure il leone e il bue mangeranno l’erba” (Isaia 11,6-8). [N.d.c.]


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Maurizio Sabbadini,
29 mar 2011, 07:42
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