QUALE POTERE ?

QUALE POTERE?


PREMESSA

In questo elaborato si tenta un’analisi del potere nelle sue varie manifestazioni terrene, con l’intento di dimostrare la caducità dei poteri mondani, tanto bramati da noi umani, e la conseguente necessità di cambiare prospettiva volgendo lo sguardo verso il “potere autentico”.


SOMMARIO

Quale potere?   
Premessa   
Sommario   
Il potere: significato e contesto   
COSA INTENDIAMO PER POTERE?   
VOLERE È POTERE?   
PROVIAMO A CLASSIFICARE   

1.    Potere materiale   

    IL POTERE È FIGLIO DEL DESIDERIO   
    CONSUMISMO E PROPRIETÀ INDIVIDUALE: GLI ILLUSORI CAPISALDI.   
    IL VERO VALORE DEL DENARO   
    L’AMORE PER IL DENARO È LA RADICE DEL MALE   
    UN GRAVE ERRORE: VOLER COLMARE I VUOTI DELLO SPIRITO CON LA MATERIA   
    IL DENARO È UNO STRUMENTO   
    UN’EQUAZIONE IRRISOLVIBILE: PATRIMONIO=BENESSERE   

2.    Potere gerarchico   

    2.1    Aspetto inerente   
        L'ESERCIZIO DELL'AUTORITÀ   
        NON SI PUÒ PENSARE DI ESSERE SEMPRE “AL DI FUORI”   
        MAL COMUNE “NIENTE GAUDIO”   
        AUTORITÀ IMPLICA RESPONSABILITÀ, NON DOMINIO   
        2.1.1     Ambito privato e pubblico (aziendale e organizzativo in genere)   
            L’AMBIGUITÀ   
            L’INCAPACITÀ DI DELEGARE   
            LA GRETTEZZA   
            L’IPOCRISIA   
            INCAPACITÀ DECISIONALE   
            LA PRESUNZIONE   
            NON CONTANO I SUCCESSI MA GLI SFORZI   
            QUANDO LA CORRETTEZZA È VISTA CON SOSPETTO!   
            È LA MATERIA CHE DOMINA L’UOMO?   
            A CHE SERVE POSSEDERE IL MONDO INTERO…   
    2.2    Aspetto etico   
        ADATTARSI MA ESSERE CONSAPEVOLI   
        2.2.1    Ambito economico.   
            LA SFIDA DELLA COMPETITIVITÀ   
            SVILUPPO CONTINUO A QUALSIASI COSTO   
            LA LEGGE DEL MERCATO È LA LEGGE DEL PIÙ FORTE   
            A QUANDO UN CAPITALISMO DAL VOLTO UMANO?   
            IL POTERE COME CAPACITÀ DI CONDIZIONARE ALLA MATERIALITÀ   
            L'UOMO NON SI ACCORGE DI ESSERE PROGRAMMATO IN UN'UNICA DIREZIONE   
            LA CONSAPEVOLEZZA È IL PRIMO PASSO VERSO LA FUTURA SOLUZIONE   
            FA PIÙ RUMORE UN ALBERO CHE CADE DI UNA FORESTA CHE CRESCE   
        2.2.2    Ambito politico.   
            OGNI POPOLO HA IL GOVERNO CHE SI MERITA   
            OGGI I POLITICI CERCANO DI COMPRARVI!   
            AMORE E POTERE   
            OGNI ILLUSIONE È DESTINATA A CROLLARE   
            LE AUTORITÀ MONDIALI CERCANO DI PROGRAMMARE LA MENTE UMANA   
            IL POTERE MAL VALUTATO CHE PORTA ALLA ROVINA   
            VI SARANNO GRANDI CAMBIAMENTI   
            PURTROPPO I POTENTI NON SONO RAGIONEVOLI   
            CHI AMA IL POTERE NON È DEGNO DI ESERCITARLO   
            ATTENZIONE, DIO, IN TUTTO QUESTO, NON CENTRA PROPRIO PER NIENTE!   
            RICONOSCERE E SCHIERARSI   
            UN’IMPORTANTE SOTTOLINEATURA   
            I POTENTI HANNO SOLO DA MODIFICARE IL LORO FINE   
            MOLTI POTENTI SI SENTONO IMPOTENTI   
            MESSAGGIO AGLI UOMINI DI POTERE   

3.    Potere psicologico   

    ESSERE CONFERMATI   
    ESERCITARE IL CONTROLLO   
    SENTIRSI POTENTI   
    IL COMPLESSO D’INFERIORITÀ   
    LA NEVROSI E LE SUE COMPENSAZIONI   
    LA MASCHERA DELLA NEVROSI   
    AUTOMOBILISMO E NEVROSI   
    MA, SENTIRSI INFERIORI È NORMALE?   
    SENTIRSI INFERIORI FA PAURA   
    UNA SOLUZIONE PER TUTTI: LA FORTUNA   
    SE HAI PERSO LE CHIAVI DI CASA, NON PUOI CERCARLE SOTTO IL LAMPIONE SOLO PERCHÉ LI C’È                 LUCE   
    CHI È A PORTATA DI MANO DEL FRUSTRATO, È IN PERICOLO!   
    3.1    L’aggressività   
        STATI MENTALI COLLEGATI ALL’AGGRESSIVITÀ:   
        L’AGGRESSIVO   
        COSA È L'AGGRESSIVITÀ?   
        ESISTE UN’AGGRESSIVITÀ “NORMALE”?   
        SIAMO ANCORA ALLA LEGGE DEL TAGLIONE   
        NELL'ADULTO, L'AGGRESSIVITÀ È UN’INCLINAZIONE AD ATTACCARE   
        AGGRESSIVITÀ = PAURA   
    3.2    Il ricatto   
        IL RICATTO AFFETTIVO   
        LA RESPONSABILITÀ DELLE NOSTRE AZIONI È NOSTRA   
        L’AMBIENTE FAMILIARE SPESSO PUÒ ESSERE DISAGEVOLE   
        I MANGIATORI DI ENERGIA o LE PERSONE CHE STANCANO   
        L’AUTORITARISMO   
        VOLERE È POTERE?   
        UN CASO DI DOMINAZIONE CAMUFFATA   
        LA GELOSIA   
        LA GELOSIA È UNA FORMA SOTTILE DI AUTORITARISMO   
        LA DEDIZIONE AUTORITARIA   
        COME DIGERIRE UN CIBO INDIGESTO?   
        LA CAPARBIETÀ   
        L’OSTINAZIONE, LA TENSIONE, LA TESTARDAGGINE E LE OPINIONI PRECONCETTE   
        USCIRE DELL’AUTOINGANNO PER VIVERE LA REALTÀ   
        LA FELICITÀ DERIVA DAL VIVERE LA REALTÀ DEI GIUSTI PRINCIPI   
    3.3    Il condizionamento   
        IL CONDIZIONAMENTO PUBBLICITARIO   
        DOVE STA L’INGANNO?   
        IL CONDIZIONAMENTO DA INFORMAZIONE   
        ATTENTI PERCHÉ “INFORMAZIONE È FORMAZIONE!”   
        IL CONDIZIONAMENTO RELIGIOSO   
    3.4    Dalla parte di chi subisce   
        SE SI SUBISCE IL MONDO   
        PER ESSERE FELICI CI VUOLE UN PENSIERO PURO   
        SULLA TERRA NULLA È FATTO PER L’EQUILIBRIO   
        L’ARTE DI VIVERE   
        GLI UOMINI VOGLIONO CAMBIARE LE CONDIZIONI ATTUALI DI VITA   
        PURIFICARE IL CARATTERE   
        LIBERARSI DI SÉ STESSI   
        LE MOLTEPLICI PERSONALITÀ   
        L’UOMO E LA VITA   
        L’IMPORTANZA DI ESSERE AUTENTICI!   
        PSICOLOGIA, RAGIONE, UMANESIMO   
        ESSERE OBIETTIVI: È QUESTO UNO SCOPO NOBILISSIMO   
        PER SUPERARE L’AGGRESSIVITÀ BISOGNA CERCARE LA SPIRITUALITÀ   
    3.5     L’unica soluzione: la dimensione spirituale   
        L’IMPORTANZA DELLA VOLONTÀ   
        CIÒ CHE IMPEDISCE LA VOLONTÀ   
        CIÒ CHE FAVORISCE LA VOLONTÀ   

4.    Potere spirituale   

    4.1    Il potere religioso   
        DIFFERENZA TRA RELIGIOSITÀ E POTERE RELIGIOSO   
        ESISTONO NELLE VARIE CHIESE UOMINI CHE TESTIMONIANO IL DIVINO?   
        L’UMANITÀ NON È MAI STATA COSÌ INCLINE ALLO SPIRITO   
        PERCHÉ LE RELIGIONI E LE CHIESE FALLISCONO?   
        LA CHIESA CATTOLICA ROMANA   
        “DUE SONO LE GRANDI CAUSE DEL FALLIMENTO DELLE CHIESE:   
        4.1.1     Ristretta interpretazione teologica delle scritture   
            I GIORNI DEL POTERE RELIGIOSO SONO CONTATI   
        4.1.2     Ambizioni materiali e politiche   
            IN CHE COSA LE RELIGIONI SONO CONTRARIE ALLO SPIRITO   
        4.1.3     Lo spirito di Cristo e le religioni   
            NELLE CHIESE, CHI SONO I VERI RAPPRESENTANTI DELLO SPIRITO?   
            POTRÀ UN GIORNO IL POTERE RELIGIOSO DIVENIRE SPIRITUALE?   
            LA FATICA CHE SAREBBE NECESSARIA   
            SIAMO ANCORA IN ALTO MARE   
            LE SOLUZIONI   
            L’ECUMENISMO COSMICO   
            LE VERITÀ ESSENZIALI   
            -    La realtà di Dio, immanente e trascendente.   
            -    Immortalità e persistenza eterna.   
            -    Il Cristo e la Gerarchia   
            -    La fratellanza umana   
            -    Gli avventi divini   
    4.2    Il futuro potere spirituale   
        ANCHE IL CLERO FA PARTE DEL FUTURO DISEGNO   
    4.2     Il futuro potere spirituale   
        ANCHE IL CLERO FA PARTE DEL FUTURO DISEGNO   
    4.3     La natura del vero potere   
        SPIRITO E RELIGIONE: DUE TERMINI CONTRASTANTI ?   
        LA PROSPETTIVA SPIRITUALE RIGUARDA L’UMANITÀ INTERA   
        LA RICERCA SPIRITUALE È UN SENTIERO SOLITARIO   
        COME ACCORGERSI CHE CI MANCA UNA PROSPETTIVA SPIRITUALE?   

5.    Conclusioni   

    ESISTONO DEI CICLI COSMICI   
    L'AMORE, DA UN CERTO PUNTO DI VISTA, È LIBERTÀ   
    NON RIVOLTATEVI CONTRO I NUOVI DIRIGENTI CHE VERRANNO   
    LA DIFFERENZA TRA DITTATURA E DISCIPLINA   
    LE DITTATURE NON ELIMINANO LA PROSTITUZIONE, L'ALCOLISMO, ECC.   
    COS'È L'ERA DELL'ACQUARIO?   
    E' MOLTO FACILE COMANDARE GLI ALTRI   
    IL POTERE DI DARE   
    AMORE, RICCHEZZA, POTERE E GLORIA!   
    IL PROBLEMA PRIMO: IL POTERE   
    QUAND’È CHE VIENE L’ENERGIA DEL VERO POTERE?   
    QUANDO LA PERSONALITÀ INCONTRA L’ANIMA, IL VERO POTERE EMANA   
    NON SIETE IL VOSTRO STRUMENTO   
    …EBBENE SIETE CIECHI!   
    PASSATE ALL’AZIONE   
    5.1    Le intenzioni della nostra anima   
        MA L’ANIMA COS’È?   
        CORPO, ANIMA E SPIRITO   
        LA MODERNA PSICOLOGIA CONOSCE L'ANIMA?   
        SENZA L’ANIMA E IL RELATIVO LIVELLO DI COSCIENZA, L’ESISTENZA NON PUÒ ESSERE PRESENTE                       NELLA FORMA,  PER MANCANZA D’INFORMAZIONI   
        COME VIVERE COME ANIMA?   
        TU SEI UN ANIMA CHE SI GIOVA DEL TUO CORPO
        NON PREOCCUPARTI!   
        GUARIRE DALLE PAURE CON L’AIUTO DELLA PROPRIA ANIMA   
        POTERE E LEGGE DI CAUSA-EFFETTO   
        QUAL È LA NATURA DEL VERO POTERE?   
        IL POTERE È L’ENERGIA COSTITUITA DALLE INTENZIONI DELL’ANIMA   
        L’ANIMA HA UNA MISSIONE: A NOI SCOPRIRLA E ASSECONDARLA   
        EPILOGO PLETORICO   
        COME INIZIARE   


IL POTERE: SIGNIFICATO E CONTESTO

Ognuno di noi, quotidianamente, reiteratamente, sperimenta l’influsso e gli effetti di ciò che è definito “potere”.
Facilmente, riflettendo per un attimo, possiamo evincere come il potere sia oggetto privilegiato di pensieri ed emozioni, com’esso permei i discorsi della gente, sia si parli di politica, sia di sport, sia di lavoro; come il suo raggiungimento sia causa di gran parte delle azioni umane, e come, con buona approssimazione, la storia del suo perseguimento, del suo esercizio e dei suoi effetti, coincida, a torto o a ragione, con la storia dell’umanità.

Nella sua accezione correntemente conosciuta ci accorgiamo di subirlo, vittime ad esempio dei datori di lavoro o dello Stato, così come ci rendiamo conto un po’ meno di quando lo esercitiamo (cosa che avviene maggiormente da quanto appaia superficialmente).

Peraltro c’è chi asserisce che la lotta per il potere o per il predominio sul prossimo, sia l’essenza della vita, e che gli uomini, ognuno al suo livello, nei confronti di chiunque, conoscenti, amici, figli, mogli, dipendenti, nazioni, mondo, non cerchino altro, nel corso della loro breve esistenza, che questo “esercizio di superiorità”, sostenendo che questa molla influenzi pesantemente ogni comportamento1.

Ma che cosa è effettivamente il potere e come si manifesta?

E’ la possibilità di utilizzare una o più risorse?
E’ ottenere con la violenza, ossia la legge del più forte?
E’ l’influenza ottenuta sul comportamento altrui?
E’ la capacità di apparire meglio di tutti gli altri?
E’ ergersi presuntuosamente e pretestuosamente al di sopra di chiunque?
E’ la capacità di piacere, di attrarre quante più persone possibili?
E’ l’uso sistematico del ricatto affettivo, strumentale a legare a noi chi non ci può stimare?
E’ la ricerca di demagogico e delirante consenso?
E’ possedere più notizie e nozioni?
E’ possedere molto denaro e poter comprare ciò che si vuole, persone comprese?
E’ disporre della vita altrui?
E’ gettare sugli altri le proprie responsabilità?
E’ l’influenza sui destini del mondo?

Oppure potrebbe essere:

Gestire equamente le risorse rispettandone i vincoli?
Ottenere grazie alla stima indotta?
Convincere (vincere insieme)?
Mettere a disposizione i propri talenti?
Aspettare che siano i frutti a definire il proprio ruolo?
Attrarre grazie a ciò che si è e non a ciò che si appare?
Accettare il prossimo, godendo anzi del suo star bene?
Lavorare tenacemente nel servizio alla collettività senza aspettarsi nulla in cambio?
Mettere in pratica le conoscenze acquisite?
Utilizzare il denaro come potente strumento, con rispetto ma senza farne il fine di una vita?
Il rispetto per la libertà altrui e l’esercizio attento della propria?
L’esercizio delle responsabilità?
Mettere se stessi al servizio dell’umanità?

Sono sufficientemente sicuro che solo in pochi potrebbero pensare al potere come a quanto configurato dal secondo gruppo di definizioni, le quali nondimeno, nella società odierna, vengono considerate ingenue e deamicisiane nelle accezioni più concilianti, quando non deleterie o nefaste, connaturate a stupideria cronica.
Ma come potrebbe essere diversamente!

COSA INTENDIAMO PER POTERE?

Nel comune lessico utilizzato dai media sentiamo spesso leitmotiv come “i poteri forti”, “la scalata al potere”, “potere sovrano”, “sete di potere”, “potere assoluto”, “il potere logora chi non ce l’ha” (come non ricordare la celeberrima frase andreottiana?), che fanno pensare ad un significato simile a violenza, a sopraffazione, a demagogia, ad avidità, a prevaricazione e furbizia.
Ai nostri figli insegniamo che se “non si faranno rispettare, non saranno mai nessuno” e non che il rispetto sarà il frutto delle loro capacità, di equanimità e corretti comportamenti.
Consideriamo stupido chi, pur in posizioni di grande responsabilità, non ne approfitta anche a livello personale.
Invidiamo chi, con il suo potere, condiziona ingiustamente l’esistenza altrui.
Ci piace chi, sordo ad ogni richiamo, nel nome del suo interesse calpesta le libertà altrui pur di giungere al suo obiettivo di successo.
Pensiamo che comandare sia una logica conseguenza del ruolo e non delle capacità dell’individuo.
Vorremmo dominare gli altri essendo incapaci di porre un freno, non dico alle nostre carenze ed ai nostri vizi in contraddizione ad un modello corretto di comportamento (cui noi aderiamo solo superficialmente), ma alle deficienze già consapevolmente identificate come controproducenti al nostro stesso interesse.
Infine mi domando quanti di noi si potrebbero riconoscere in questo aforisma di un guru indiano, Sri Yukteswar:
“Chi è lento all’ira vale più del potente; e meglio vale chi domina il proprio animo, di chi s’impadronisce di una città”.

VOLERE È POTERE?

Un’altra curiosità mi ha sempre intrigato: “Volere è potere”, come dice il proverbio, o “Potere è volere”? Viene prima la volontà o la possibilità? Senza volontà ho possibilità? Senza possibilità posso avere volontà?
Se il verbo “potere” significasse “essere in grado di fare qualcosa avendone la capacità e la forza”, potremmo affermare che capacità e forza non possono sussistere senza la volontà di esercitarle, quindi anche il “potere” verrebbe meno.
Ma al contrario, è pur vero che, se pure non possiedo la capacità e la forza, la possibilità, l’alternativa è pur sempre esistente anche a prescindere dalla mia volontà!
Non sarà per caso un rompicapo tipo “è nato prima l’uovo o la gallina?”.
Rimando la risposta al seguito della riflessione.

PROVIAMO A CLASSIFICARE
 
Nel tentativo di fare chiarezza, vorrei definire una classificazione dei tipi di potere, in modo da poterli più in dettaglio analizzare:

1) Potere materiale
2) Potere gerarchico
3) Potere psicologico
4) Potere spirituale

Dirò subito che tale classificazione è piuttosto arbitraria, giacché v’è assoluta interconnessione tra i quattro ambiti, e l’uno è causa o effetto dell’altro, com’è logico che sia.
Tuttavia mi servirò di tale susseguenza onde conferire maggior logica al succedersi degli argomenti.

1. POTERE MATERIALE

Più genericamente possibile potremmo sostenere che tale potere s’identifica come la facoltà di compiere o non compiere qualcosa, come una capacità pratica, come il potere di mutare una situazione, o meglio come l’attitudine ad alterare un ambito, umano e/o materiale, nei suoi aspetti esteriori.
Ascriverei a questa categoria il potere coercitivo, ottenuto con l’uso di forza e violenza. Si tratta dell’esercizio del potere più basso, derivante dalle origini animali dell’essere umano.
Non che per questo si tratti di un esercizio desueto, anzi, nel mondo è certamente diffusissimo: maggiormente possiamo osservarne gli effetti nei paesi in via di sviluppo, soprattutto a causa dello sfruttamento delle risorse da parte dei cosiddetti “paesi industrializzati”. Questi ultimi, come sappiamo, con il 20% della popolazione consumano l’80% delle risorse del pianeta.
Certamente si tratta di potere economico, e non si può fare d’ogni erba un fascio: in molti non si sentiranno direttamente coinvolti.
Ciononostante questa è una precisa forma di violenza, l’esercizio di un potere immenso, dalle gigantesche implicazioni, cui tutti noi “occidentali”, certo in misura variabile, contribuiamo anche con la sola presenza (consumando e utilizzando servizi), e di cui dobbiamo essere consapevoli.

L’esercizio del potere coercitivo assume ulteriori forme delle quali tutti noi conosciamo gli effetti:
- sfruttamento dei bambini (manodopera a basso costo, abuso sessuale e pedofilia, maltrattamento e violenze anche familiari);
- sfruttamento e violenza sulle donne (prostituzione, sottomissione, stupro);
- violazione diritti umani e oppressione minoranze (potenti su deboli, bianchi su neri, residenti su immigrati, fedeli su infedeli, istruiti su ignoranti);
- speculazione sui deboli in genere (consumatori, anziani, ammalati, handicappati);
- ingiustizia e ineguaglianza sociali (corruzione, utilizzo di posizione dominante derivante da ricchezza, posizione sociale, ceto, rango);
- sfruttamento e abusi sul regno animale (vivisezione, caccia, eliminazione sistematica);
- depauperamento risorse ambientali (disboscamento, inquinamento, contaminazione, avvelenamento, degrado).

IL POTERE È FIGLIO DEL DESIDERIO

Senza tema di essere smentiti possiamo affermare che tali manifestazioni di potere hanno una matrice univoca: il desiderio, fine a se stesso, di possedere, quanto più possibile, denaro e beni materiali.
Chi più, chi meno, tutti siamo preda di questo delirio di potere.
La società in cui viviamo propone modelli di vita indirizzati esclusivamente a questo fine. Tale fine è inoltre strumentale ad alimentare i meccanismi di consumo alla base del potere economico, a loro volta sostentamento del desiderio di cui sopra. Si innesca in questo modo il “processo vizioso” nel quale l’umanità sta attualmente sguazzando.

Nell’ardita ipotesi di voler spezzare tale “processo”, da dove si dovrebbe cominciare?
La risposta è una sola: da noi stessi.

CONSUMISMO E PROPRIETÀ INDIVIDUALE: GLI ILLUSORI CAPISALDI.

“Se volete vivere in modo libero, non dovete farlo legandovi a ciò che possedete, sia esso il telefono cellulare, oppure l'automobile, lo stereo o qualsiasi altra comodità.
Se vivete in base a questi modelli, se questi, sono i vostri valori, allora non appena vi ruberanno il videoregistratore o qualcos'altro anche la vostra vita si fermerà!
Se i valori su cui investite la vostra vita sono la vostra azienda o la vostra impresa, qualora vi capitasse di fallire, automaticamente, anche la vostra vita si spegnerebbe.
Se, ponete il senso ed i valori della vita, su qualcosa d’esterno a voi, fate come colui che utilizza delle gambe non sue per andarsene a passeggio.
In questo caso, se vi dovesse mancare l'amico migliore, la moglie, il marito, la madre, il padre o il vostro psicologo... non sareste più in grado di vivere!
Per comprendere il vivere bene, bisognerebbe innanzi tutto trovarsi per qualche tempo in una grande ma dignitosa povertà.
Ed auguro che ognuno di voi venga a trovarsi in questo stato per il tempo necessario a ritrovare una maggior chiarezza di idee e una più grande luce spirituale.
Questa società ci offre davvero grandi cose,  talvolta buone, ma, spesso, negative!
Ha enfatizzato troppo il concetto del consumismo e del senso della proprietà individuale. Ha creato una situazione in cui si sono persi i veri valori della vita.
In altri tempi, un uomo era felice quando aveva un appezzamento di terra; era felice,  quando la lavorava e la curava osservando il susseguirsi delle stagioni, vivendo così in una situazione d’equilibrio e d’armonia. Era felice, dei frutti della Terra, l'amava ed essa lo ricambiava con i suoi prodotti.
Era ancora in grado di percepire le vibrazioni della vita, le vibrazioni dell'amore.
Questo modello di vita, però, non è sufficiente per evolversi; per evolversi, occorre infatti imparare tutti i livelli, dalle materie scientifiche a quelle teosofiche ed occulte. Occorre imparare di tutto, ma senza trascurare i ritmi naturali ed evitando di farsi prendere dal materialismo.
Purtroppo, la società moderna, ha portato l'uomo a fare delle sostituzioni inappropriate. Così le mamme, hanno cominciato ad educare i loro figli, con l'idea che, per "essere qualcuno" bisogna far carriera, possedere una macchina potente, un bel vestito, un conto in banca, ecc.
La persona comune, perciò, è stata abituata a pensare in questo modo: ‘ Sarò qualcuno solo se diventerò un professionista ’ oppure ‘Sarò qualcuno se sposerò quel o quella persona ’, ‘Sarò qualcuno se arriverò ad essere il signor Presidente o il signor Generale ’, ecc., ‘Sarò qualcuno se arriverò a possedere una bella casa, molti soldi ’, ecc.
L'uomo moderno, ha creato questi e molti altri modelli che, al posto di portargli sicurezza e benessere, lo conducono verso nevrosi, schizofrenia, mancanza di energie, paura e timore; modelli, che, alla resa dei conti, hanno deteriorato in maniera notevole, l'intero tessuto sociale.
Affinché, una società, duri nel tempo, deve basarsi su valori reali e non illusori.
Tenete presente, che, una società, basata sul potere del denaro, non costituisce un problema di per sé.
Il problema semmai, nasce dal fatto, che sono proposti dei valori falsi al posto di quelli veri. L'uomo, non essendo in grado di comprendere quello che è realmente "vero", opera continuamente delle sostituzioni!
Nella propria cecità, non si accorge dell'errore finché, il sistema che ha creato, non gli crolla addosso”. 2

IL VERO VALORE DEL DENARO

L'umanità ha sostituito il vero denaro di un tempo (oro, argento, ecc.) con entità virtuali: inizialmente con il denaro fatto di carta (non è altro che un pagherò garantito dallo stato), fino ad arrivare all’attuale sistema azionario sempre più globalizzato e a portata di personal computer.
Le “buone azioni”, in questa società, significano solo più un possibile ritorno economico.
E un’azione (di borsa) non ha in pratica più attinenza con il valore dell’entità rappresentata, ma sempre più identifica esclusivamente una “probabilità di guadagno legata all’ipotesi di un valore futuro”; se a ciò aggiungiamo che il sistema, con la distribuzione dell’informatica e la possibilità di chiunque di giocare in borsa come alle slot-machine, è diventato, oltre che virtuale, anche nevrotico ed isterico, possiamo immaginare le risultanze.
Tutto questo “sistema” ha esclusivamente valore simbolico, lo dimostra il fatto di quanto poco basti affinché tale valore subisca pesanti tracolli! E’ sufficiente un “si dice” per innescare incontrollabili reazioni a catena.

Qual è dunque il vero valore del denaro in questa economia? Vicino allo zero perché non si appoggia ad un valore effettivo.
In una società che si basa sul denaro "virtuale" si possono verificare grandi crisi economiche ed essa può anche crollare, come peraltro la storia insegna.
E’ sufficiente che cambino le opinioni di due o tre influenti personaggi, che si diffonda una paura anche ingiustificata, che delle previsioni (aleatorietà pura!) siano negative. Se si pensa che già la realtà che viviamo è “maya”, ossia illusoria, figuriamoci le previsioni, umane, su di essa!

“Purtroppo, gli uomini, si aggrappano al valore del danaro e non si accorgono che, così facendo, stanno segando il ramo sul quale sono seduti!
E' questo il tragico errore commesso dagli uomini.
Hanno voluto istituire un potere che non esiste!
Un potere che è vivo, solo e semplicemente, nell'immaginazione delle autorità che lo hanno costituito e che si basa su ciò che è stato acquisito da queste autorità, sia essa una forza politica, la potenza delle armi o quella della bomba atomica.
Poi, quando si arriva ad un confronto internazionale, dove, i rapporti possono essere conclusi, soltanto, pagando con ciò che ha un valore vero, come l'oro, l'argento o altri minerali provenienti dalle profondità della terra, allora ci si rende conto di quanto fasullo fosse, il valore del "danaro", sul quale tanto contavamo.
Così accade che, se non è possibile negoziare con della materia, si negoziano la libertà e gli spazi degli uomini!
E' tutto ciò che resta! Negoziare gli uomini ed il loro spazio! ‘Molto bene, io ti dono quella regione ma attenzione, non devi sconfinare in quest'altra regione, perché questa è mia, vi ho messo delle bombe!’ - ‘Va bene, d'accordo, mi sta bene che anche tu cominci ad espanderti e vai a portare una nuova filosofia, una nuova politica, in quella o quell'altra zona del mondo. Però non "devi" andare in quel paese, perché è proprio in quell'area che io ho i maggiori interessi per ciò che concerne la mia politica e la mia credibilità!’.
Così, le autorità, prendono accordi, negoziano le loro zone d'influenza!
Quindi negoziano pure gli uomini che vi abitano. Si dicono reciprocamente: ‘Bene, dato che non è possibile negoziare qualcosa che possieda veramente un valore, negoziamo gli uomini che sono sotto di noi". 3

L’AMORE PER IL DENARO È LA RADICE DEL MALE

“(…) L’amore per il denaro è la radice del male. Il che ci riporta alla debolezza fondamentale dell’umanità – il suo desiderio, di cui il denaro è simbolo ed effetto.
Dal semplice baratto (praticato dai primitivi) all’intricata e formidabile struttura finanziaria ed economica del mondo moderno, il desiderio è sempre stato la causa sottostante.
Esso esige soddisfazione dei sensi, beni, agi materiali, acquisizione e accumuli di cose, è la sete di potere e di supremazia che soltanto il denaro può dare. Il desiderio governa e domina il pensiero umano, è la nota fondamentale della civiltà moderna, è anche la piovra che strozza la vita, l’iniziativa e la bontà, è la macina di mulino al collo del genere umano.
Avere, possedere e competere è stata la nota fondamentale – uomo contro uomo, famiglia contro famiglia, azienda contro azienda, partito contro partito, nazione contro nazione, lavoro contro capitale – così oggi si ammette che il problema della pace e della libertà è connesso soprattutto alle risorse mondiali e al loro possesso.
Gli ‘slogans’ che dominano nei giornali, alla radio e in tutte le discussioni riguardano la struttura finanziaria ed economica: interessi bancari, salari, debito nazionale, cartelli e trusts, finanza, tasse –ecco le parole che governano i progetti, alimentano gelosie, odio o avversione verso le altre nazioni, e mettono gli uni contro gli altri. L’amore per il denaro è la radice di tutto il male”.4

UN GRAVE ERRORE: VOLER COLMARE I VUOTI DELLO SPIRITO CON LA MATERIA

Un altro aspetto che volevo sottolineare rispetto alla ricerca del potere materiale è una sensazione penso a tutti conosciuta: la parte più bella, esaltante, appagante della ricerca, è sempre quella precedente al raggiungimento dell’obiettivo.
Qualche giorno dopo avere acquistato l’auto dei sogni o il vestito più costoso o avere incrementato il proprio capitale sensibilmente o essere partiti per la vacanza più esaltante, subentra un senso di vuoto, la sensazione di avere già consumato il bello della cosa, una sorta di “vacuum” che normalmente viene ad essere riempito dal pensiero di un’altra “impresa”, di un nuovo e “tangibile” progetto.
Si innesca così un vortice penoso da cui spesso non si esce fino alla consumazione delle energie attive, per trovarsi, con un pugno di mosche in mano, nell’angoscioso, e a quel punto inevitabile, viale del tramonto della vecchiaia. Ad un passo dal “temutissimo baluardo”, senza strumenti utili all’affronto.

Frequentemente la ricerca del bene materiale assume connotati estremi: si vedono persone senza “potere d’acquisto” ossia con redditi modesti, se addirittura “non abbienti”, che non resistono alle sirene del possesso, che s’indebitano, che fanno follie spendendo capitali in vestiti, auto o quant’altro.
Sembrano invasati, vivono al di sopra dei loro mezzi. Perché questa frenesia? Perché questa sconsideratezza ai limiti della tara mentale?
Per compensare un improprio, quanto reale (doloroso), senso d’inferiorità.
Per cercare di riempire con ciò la voragine, il buco nero della loro parte spirituale (non sanno che, come per i buchi neri cosmici, ulteriore materia non fa che incrementare la potenza d’attrazione).
Per diventare ciò che di bello vedono negli altri, non comprendendo che si tratta della proiezione, pur essa sbagliata, di ciò che essi vorrebbero essere.
Per compensare la mancanza di vero potere, quello non illusorio di cui parleremo in seguito.

IL DENARO È UNO STRUMENTO

Tutto quanto finora detto non significa, come una superficiale interpretazione potrebbe suggerire, che il denaro non serva. Esso è utile strumento d’attuazione, potente realizzatore d’organizzazione, efficace garanzia d’affrancamento dai bisogni primari, in grado di permettere all’uomo di meditare sulla sua condizione, sulle ragioni dell’esistenza e di porsi con efficacia al servizio dei suoi simili.
E’ importante differenziare tra l’oggetto, lo strumento (il denaro o la materia) e la motivazione al suo utilizzo (ricerca del potere concesso dallo strumento).
Non dimentichiamo che è la materia che ci circonda ossia il mondo che ci attornia ovvero la natura che ci contorna, il mezzo tramite il quale l’anima – grazie allo strumento che noi siamo per essa - deve fare esperienza, deve esperire quanto previsto per passare all’evoluzione successiva.
Possiamo solo amare tale “mezzo” che è il solo nutrimento del nostro sé spirituale, palestra dei nostri principi, dei nostri valori e delle azioni che ne derivano.
Non possiamo permetterci di odiare ciò che consente la nostra evoluzione, come sarebbe stupido odiare l’unica porta di una prigione nella quale fossimo rinchiusi. Essa è il passaggio obbligato per la liberazione!

UN’EQUAZIONE IRRISOLVIBILE: PATRIMONIO=BENESSERE

Volendo concludere quest’analisi sul potere concesso dal denaro e dai beni, potremmo azzardare e definire tale potere materiale come effimero? Dove per effimero intendiamo fugace, temporaneo e quindi non utile a soddisfare le profonde esigenze che motivano la ricerca del medesimo?
Io direi di sì.
Anche perché intorno a noi possiamo verificare quanto il possesso di mero patrimonio sia sinonimo di benessere (nel vero senso di “essere bene”):

- Illumina forse la comprensione?
- Rende agile ed elastica la mente?
- Porta seco maggiore conoscenza?
- Dona saggezza e consapevolezza?
- Aumenta la pazienza?
- Migliora la comunicazione con il prossimo?
- Prepara alla sopportazione della sofferenza?
- Procura veri amici e rapporti densi di empatia?
- Elimina le paure ed i sensi di colpa?
- Garantisce la serenità e la pace dello spirito?
- Assicura una buona morte, circondati da affetti e sincere premure?

No, assolutamente! Tutti sappiamo che non è così.
Al contrario, queste qualità sono democraticamente distribuite, spesso connaturate a povertà e assenza d’eclatanti successi. Su questo dobbiamo riflettere.

Un giorno, all’improvviso, dovremo lasciare tutto in questo mondo. Ciò è difficilmente evitabile.
Le uniche “carte di credito” di cui potremo servirci saranno disponibili su “piani” diversi da quello materiale.

2.
POTERE GERARCHICO

Tale potere può identificarsi come:
- esercizio di autorità derivante da posizione in una qualsivoglia organizzazione (direzione di governo o aziendale, autorità ecclesiastica, gerarchia militare, ecc.);
- insieme di persone, organismo che esercita autorità su altri enti o persone, potere costituito;
- autorità specifica legittimamente riconosciuta in genere.

Tutti noi conosciamo molteplici aspetti dell’esercizio di tale potere. Esso si palesa con evidenza per tutti coloro che operano o producono e che siano cittadini di uno stato.
In molti casi, rispetto a tale potere siamo soggetti attivi e passivi contemporaneamente, anche se in proporzioni e ambiti spesso molto diversi tra loro.

Sempre per semplificare il dipanarsi dell’analisi, mi servirò di una macro classificazione del tutto personale ma utile ai fini della sistematicità di trattazione.
Il potere gerarchico si estrinseca in tutti gli ambiti organizzativi. Macroscopicamente si può delimitare una consistente differenziazione tra settore privato e settore pubblico.
Li diversifica l’obiettivo finale, l’uno la remunerazione del capitale investito e l’altro il servizio al cittadino ed il benessere della collettività; li accomuna tuttavia la necessità di svolgere le funzioni necessarie all’ottenimento di tali obiettivi con efficacia ed efficienza (per massimizzare gli utili o per non danneggiare la collettività). Il settore privato è prettamente integrato in un ambito puramente economico, mentre il settore pubblico è intrinsecamente legato all’ambito politico pur pesantemente influenzato nonché determinato dal primo.
Meriterebbe un discorso a parte il settore religioso, costituito da organizzazioni tutt’altro che trascurabili, esercitanti enorme potere ed influenza. In prima istanza può essere paragonato a grandi linee con quello pubblico, dato che dovrebbe vertere al benessere della collettività - comunità e che costituisce di per sé un ambito di espressione politica forte e influente. L’argomento sarà affrontato più profondamente nell’ambito del successivo capitolo sul potere spirituale.

Vorrei inoltre distinguere due diversi campi d’analisi che chiamerò rispettivamente “aspetto etico” e “aspetto inerente”.
Il primo attinente alle implicazioni del potere in oggetto con valori quali libertà, equità, giustizia, salute, salubrità, dignità, rispetto delle diversità, capacità di sostentamento e attenzione agli “impatti sociali” in genere.
Il secondo concernente la capacità vera e propria richiesta dalla mansione, vale a dire l’essere in grado di esercitare con efficacia il compito previsto.
A prima vista parrebbe che il rilievo del primo aspetto, anche per il suo carattere universale, collegato agli ambiti morali ed ideali dell’esistenza, sia di gran lunga superiore al secondo. Ma gli effetti dell’incompetenza e dell’inadeguatezza non sono da sottovalutare per nulla, così come i possibili danni derivanti. Inizierei in ogni modo, in ordine crescente d’importanza, da quest’ultimo.


2.1    ASPETTO INERENTE

Penso siano tutti d’accordo nel costatare come, nell’attuale società, il ruolo rappresentato da un individuo non garantisca per nulla la realizzazione di quella corretta pratica dell’autorità (potere) che il ruolo medesimo prevede.
Vorrei proporre in proposito un brano emblematico che si attaglia molto bene ad introdurre gli argomenti successivi, tratto dal celeberrimo “Avere o essere” di Erich Fromm, un libro che ho amato molto.

L'ESERCIZIO DELL'AUTORITÀ

“Un altro esempio della differenza tra le modalità dell'avere e dell'essere è fornito dall'esercizio dell'autorità.
L'elemento cruciale è costituito dal divario tra avere autorità ed essere un'autorità.
Quasi tutti noi esercitiamo, almeno per un certo periodo della nostra vita, un'autorità.
Devono farlo coloro che allevano bambini, e che lo vogliano o meno, per proteggere i propri figli da pericoli e fornire loro almeno un minimo di consigli su come comportarsi in varie situazioni.
In una società patriarcale, anche le donne, e la stragrande maggioranza degli uomini costituiscono oggetti sui quali esercitare l'autorità.
Gran parte dei membri di una società burocratica, gerarchicamente organizzata qual è appunto la nostra, esercitano autorità, con l'eccezione di coloro che appartengono all'infimo livello sociale, e che sono soltanto oggetto di autorità.
Questa visione dell'autorità secondo le due modalità è possibile a patto che si riconosca che essa è un termine ampio, dotato di due significati affatto diversi: può essere sia « razionale » che « irrazionale ».
L'autorità razionale si fonda sulla competenza, e aiuta a crescere coloro che a essa s'appoggiano.
L'autorità irrazionale si basa sul potere e serve a sfruttare la persona che a essa è asservita.
Nelle società più primitive, vale a dire quelle dei cacciatori e raccoglitori, l'autorità viene esercitata dalla persona generalmente riconosciuta come competente: su quali doti si basi la competenza, dipende in larga misura dalle circostanze specifiche, ma generalmente nel novero devono rientrare esperienza, saggezza, generosità, abilità, presenza e coraggio.
Presso molte di queste tribù, non esiste autorità permanente: un'autorità emerge in caso di necessità, oppure si hanno diverse autorità per differenti occasioni come guerra, pratiche religiose, appianamento di contese.
Quando accade che le qualità su cui si fonda l'autorità scompaiano o impallidiscano, l'autorità stessa ha fine.
Una forma assai simile d’autorità è rilevabile in molte società di primati, nell'ambito delle quali la competenza molto spesso non è stabilita dalla forza fisica, ma da qualità come l'esperienza e la «saggezza».
Mediante un ingegnosissimo esperimento con scimmie, J.M.R. Delgado (1967) ha comprovato che, qualora l'animale dominante perda anche solo per un momento le qualità che ne costituiscono la competenza, la sua autorità cessa.
L'autorità secondo la modalità dell'essere non è fondata soltanto sulla competenza dell'individuo per quanto riguarda l'assolvimento di certe funzioni sociali, ma anche, e nella stessa misura, sulla vera essenza di una personalità pervenuta ad un alto grado di crescita e integrazione.
Persone del genere irradiano autorità e non sono costrette a impartire ordini, a minacciare, a corrompere; si tratta di individui altamente sviluppati, i quali dimostrano, con ciò che sono .e non principalmente con ciò che fanno o dicono . quello che gli uomini possono essere.
I grandi Maestri di Vita erano appunto autorità del genere e, sia pure a un minor grado di perfezione, individui simili sono reperibili a tutti i livelli d’istruzione e nelle più disparate culture.

Per inciso il problema dell'istruzione s’impernia appunto su questo: se i genitori fossero essi stessi più sviluppati e capaci di autonomia, la contrapposizione tra educazione autoritaria e educazione secondo il modello del laissez.faire non avrebbe ragione di esistere.
I1 bambino, che ha bisogno di quest'autorità secondo la modalità dell'essere, reagisce a essa con grande entusiasmo, mentre si ribella alle pressioni o all'indifferenza di individui che, con il loro stesso comportamento, dimostrano di non aver compiuto a loro volta lo sforzo che pretendono dal figlio che cresce.

In seguito alla formazione di società basate su un ordine gerarchico e assai più ampie e complesse di quelle dei cacciatori e raccoglitori, l'autorità basata sulla competenza cede il passo all'autorità basata sul rango sociale.
Con questo, non si vuole affermare che l'autorità esistente sia per forza di cose incompetente, ma soltanto che la competenza non costituisce un elemento essenziale dell'autorità. Che si abbia a che fare con l'autorità monarchica . nel qual caso, a decidere delle qualità della competenza è la lotteria dei geni . o con un criminale privo di scrupoli che riesca a diventare un'autorità mediante assassini e tradimenti, oppure, come tanto di frequente accade nel moderno sistema democratico, con autorità elette sulla scorta della loro maggiore o minore fotogenia o della quantità di denaro che possono investire nella propria campagna elettorale, sono tutti casi in cui può mancare quasi assolutamente il rapporto tra competenza e autorità.

Ma gravi problemi sussistono anche nei casi d’autorità istituita sulla base di una certa competenza: un leader può essere competente in un campo, incompetente in un altro (per esempio, un uomo di stato può rivelarsi competente in guerra e incompetente in una situazione di pace);
oppure, un capo, onesto e coraggioso all'inizio della propria carriera, può perdere tali qualità perché cede alla seduzione del potere;
ancora, l'età o disturbi fisici possono comportare un certo deterioramento.
Infine, non va dimenticato che è molto più facile giudicare il comportamento di un'autorità per i membri di una piccola tribù, che non per i milioni di individui del nostro sistema, i quali conoscono il proprio candidato soltanto attraverso l'immagine artificiale creata da specialisti in pubbliche relazioni.
Quali che siano le ragioni della perdita delle qualità su cui si basa la competenza, è certo che in gran parte delle società vaste e gerarchicamente organizzate si verifica il processo di alienazione dell'autorità, nel senso che la competenza iniziale, effettiva o presunta, viene trasferita all'uniforme o al titolo dell'autorità.
Se questa veste la divisa appropriata o si fregia del titolo adeguato, tale segno esteriore di competenza prende il posto della competenza effettiva e delle relative qualità.
Il re .per usare questo titolo, come simbolo di siffatto tipo di autorità . può essere idiota, perfido, malvagio, vale a dire del tutto incompetente ad essere un'autorità, pure ha autorità.
Finché è investito del titolo, si suppone che abbia le qualità della competenza; anche se l'imperatore è nudo, tutti credono che indossi splendidi abiti.

Il fatto che la gente scambi uniformi e titoli per le effettive qualità della competenza, non è qualcosa che accade di per sé. Coloro che possiedono questi simboli di autorità e coloro che ne beneficiano, devono attutire il modo di pensare realistico, vale a dire critico, dei loro subordinati, e far si che credano alla finzione.
Chiunque si soffermi a riflettere su quanto s'è detto, si renderà conto delle macchinazioni della propaganda, dei metodi cui si fa ricorso per togliere di mezzo il giudizio critico, di come la mente, mediante il ricorso a cliché, venga addormentata e sottomessa, di come la gente sia resa ottusa per renderla dipendente e farle perdere la capacità di prestar fede ai propri occhi e alla propria capacità di giudizio. Si è così resi ciechi alla realtà dalla finzione in cui si crede.”5

NON SI PUÒ PENSARE DI ESSERE SEMPRE “AL DI FUORI”

Quante volte accade che, quando abbiamo a che fare con qualcuno da cui, stante il suo ruolo di potere, dipenderà tanto o poco della nostra vita, facciamo gli scongiuri augurandoci che abbia le capacità adatte a non crearci danni o dispiaceri?
Io penso che non sia cosa normale ritenersi fortunati quando si è semplicemente verificata l’ottemperanza ad una specifica e prevista competenza.
Tutto ciò non accade casualmente, ed oltre ad essere direttamente proporzionale al “livello evolutivo” (maturità umana e spirituale) del responsabile, ha anche precise radici nei meccanismi di reclutamento, di valorizzazione e di progresso dei “potenti potenziali” e nell’inadeguatezza delle procedure organizzative attinenti allo svolgimento delle mansioni assegnate.
Quindi l’eventuale inidoneità è necessariamente conseguenza di tutto l’ambiente che fornisce, circoscrive e nobilita l’esercitante “potere”.
Bisogna evitare di pensare che tutto ciò che non approviamo, che subiamo o che addirittura detestiamo sia sempre e solo conseguenza di cause esogene, esterne a noi.
Un corretto approccio prevede un continuo riscontro su ciò che anche noi, in prima persona, possiamo fare per migliorare la situazione: non votare e poi lamentarsi delle istituzioni, oppure non partecipare all’assemblea di condominio e poi criticare l’amministratore, sono atteggiamenti tanto comuni quanto scorretti.
Le scuse tipo, “tanto non cambia niente” oppure “sono nauseato”, solitamente accampate, non servono ad altro che nascondere l’indolenza e la pigrizia rispetto alla “fatica” della partecipazione.

Da questo ragionamento si potrebbe però arguire che, se la nostra coscienza, stante il nostro livello d’interazione e le possibilità d’influenza, ci risponde che abbiamo fatto del nostro meglio e non potevamo fare di più, allora possiamo lamentarci.
No. Non è così. Non serve né a noi (che così negativizziamo la nostra esistenza), né al prossimo cui non doniamo nulla di costruttivo.
Dovremmo invece prendere atto della situazione, cercare di accettarla e adeguarcisi. Non in maniera supina, sempre attenti a fare la nostra parte, ma accettando anche “ciò non ci appartiene”. Spesso proprio questo è ciò che serve agli altri.

Si dice che “ogni popolo ha il governo che si merita”, ed io sono convinto della fondatezza di quest’assioma. Come sono convinto che sia proporzionalmente valido fino all’ente più vicino, dal nostro Comune, al nostro datore di lavoro, all’assemblea di condominio, fino ai nostri genitori o coniugi (anch’essi esercitano un potere nei nostri confronti!).
Di questo sistema di “scatole cinesi” di potere, che ci contiene e c’influenza, siamo evidentemente corresponsabili per la nostra parte. Tutti noi con il nostro modo di pensare, con i nostri desideri ed emozioni, alimentiamo le varie “forme pensiero” collettive, di potere e d’autorità, che ci dirigono ed influenzano.
A me, per esempio, successe, nella veste di direttore di stabilimento, in occasione di una manchevolezza da parte del personale, di voler affrontare l’evento non censurando e punendo, ma con atteggiamento diverso, costruttivo e democratico. Non fu possibile farlo, perché da me si pretendeva il solito duro atteggiamento, quello previsto, atteso ed immaginato. Pensai che a volte il bisogno di sicurezza e di certezze può assumere le vesti più inattese!

MAL COMUNE “NIENTE GAUDIO”

Ma dopo aver compreso quanto sia necessario essere consapevoli di quanto “la società”, dalla quale le risorse di comando sono attinte, sia partecipe alla formazione del potere che la vessa, bisogna fare il passo successivo: la supposta correità non è sinonimo di deresponsabilizzazione (del tipo “mal comune mezzo gaudio”).
Una volta resici conto della situazione è in ogni caso necessario, per innescare l’evoluzione, per alimentare la spirale virtuosa, lottare per noi stessi e per gli altri, e lavorare affinché criteri e regole siano conformi ai principi della corretta gestione delle responsabilità.

Non dobbiamo accettare che per quanto concerne la scelta dei candidati alle posizioni di direzione, ai criteri della capacità, della competenza e dell’inclinazione o vocazione, possano essere sovrapposti quelli dell’opportunità, della convenienza e della collusione.
Riguardo ai metodi utilizzati nell’esercizio di queste responsabilità, non è costruttivo tollerare comportamenti palesemente inadatti all’ottenimento di risultati utili sia nel breve, sia nel lungo periodo.
Nel nostro piccolo dovremmo cercare almeno di non accettare come “normale”, che pressappochismo e superficialità possano connaturarsi a posizioni gerarchiche di qualsivoglia livello. 

AUTORITÀ IMPLICA RESPONSABILITÀ, NON DOMINIO

Ritengo che difficilmente individui carenti negli aspetti profondi del carattere e della personalità, possano, solo in virtù di competenze professionali o cultura in genere, con efficacia espletare l’autorità e il coordinamento verso gli “assoggettati”.
Pochi sono coloro che hanno compreso che esercitare un’autorità derivante da specifico ruolo gerarchico in qualsivoglia organizzazione (anche quelle religiose), significa attuare un comportamento adatto a conseguire gli obiettivi del mandato da espletare, ottenendo e organizzando la cooperazione dei soggetti sui quali si esercita la competenza (soggetti “dipendenti”).
Non si tratta quindi di comandare, soggiogare, umiliare, dominare, piegare o controllare, e neanche di sottovalutare, sminuire, disprezzare, trascurare o minimizzare.
Si tratta invece di esercitare una guida, di condurre, di tenere il timone, d’essere, in una parola, leader, che non significa semplicemente “essere incaricati” ma incarnare una serie di qualità, a mio modo di vedere, ben precise.
Idealmente i leader, i responsabili, i dirigenti, per soddisfare al meglio il loro incarico, dovrebbero, almeno sulla carta, tendere alla realizzazione delle seguenti caratteristiche mentali e comportamentali:
- essere “al servizio” di collaboratori e utenti;
- esser coerenti;
- essere chiari e precisi;
- essere comprensibili;
- essere disponibili;
- essere solidali;
- essere aperti;
- essere intuitivi;
- essere attenti e pronti;
- essere decisi;
- essere ben disposti e ottimisti fino a prova contraria;
- essere solleciti;
- essere cordiali e gentili;
- essere fermi;
- essere umili nella competenza;
- saper capire;
- saper comunicare;
- saper condividere;
- saper contagiare;
- saper motivare;
- essere consapevole che “più si sa, più si sa di non sapere”;
- conoscere i propri limiti;
- conoscere i propri pregi;
- non pensare mai di essere “arrivati al top”;
- coltivare un’insanabile curiosità per tutto ciò che non si conosce;
- accettare il successo e la sconfitta come due facce della stessa medaglia;
- stare bene con se stessi;
- far star bene i collaboratori e metterli in grado di operare al meglio, cosciente che i loro risultati saranno i suoi.

E’ del tutto palese la difficoltà a conformarsi ad una serie di qualità siffatte.
Ma è altrettanto evidente che queste sono le qualità cui deve tendere ogni essere umano, se vuole essere autentico e calcare il Sentiero che porta alla realizzazione del “profondo sé”. Il leader non è altro che l’uomo che utilizza al meglio i suoi strumenti, i suoi “corpi”. La massima autorevolezza si ottiene se lo Spirito si manifesta e si realizza… ma di questo parleremo in seguito.

Gli effetti dell’inottemperanza dei succitati aspetti sono espliciti. Analizziamoli quindi nei due settori principali, privato e pubblico, dove, volutamente tralasciando “il fine” riguardante maggiormente l’aspetto etico, potremo semplificare considerando l’aspetto inerente delle organizzazioni in genere.

2.1.1        AMBITO PRIVATO E PUBBLICO (AZIENDALE E ORGANIZZATIVO IN GENERE)

Al mio attivo ho circa vent’anni d’esperienza aziendale a vari livelli, in settori merceologici ed incarichi diversi tra loro.
Conosco meno le organizzazioni di tipo pubblico - politico, pur avendone esperienza indiretta.
Volutamente prescinderò da qualsiasi aspetto riguardante i contenuti professionali.
E’ ovvio che la conoscenza delle basi e delle teorie richieste dall’incarico è discriminante per la capacità di svolgere le mansioni previste.
Tuttavia sono giunto, nel tempo, alla ragionevole convinzione che il peso della cosiddetta “competenza specifica”, è da condividersi almeno alla pari con le “competenze umane”, intendendosi per queste le capacità connesse al livello evolutivo raggiunto dall’uomo ed esulanti dal ruolo, come elasticità, equilibrio, pacatezza, lucidità, ragionevolezza, buon senso, razionalità, coerenza, correttezza, prudenza, lungimiranza e quant’altro. In una parola si tratterebbe di saggezza.
Malauguratamente assistiamo a interpretazioni del tutto contrarie, dove addirittura è l’individuo che arriva a identificarsi nel ruolo svolto.
Accade che non sono le qualità dell’uomo ad essere al servizio della funzione, ma le caratteristiche della funzione a determinare l’uomo, con le inevitabili conseguenze.
Notiamo, infatti, comportamenti emblematici, ad esempio quelli di uomini che non possono fermarsi, per i quali l’inattività equivale alla depressione, aver tempo di pensare corrisponde all’angoscia ed andare in pensione si trasforma in viatico alla morte imminente.
Sono creature che non hanno saputo - o non hanno voluto - alimentare la loro vera essenza, che hanno pensato a se stesse solo come corpo, come meccanismo, fors’anche considerando l’altruismo come una debolezza imperdonabile.
Così hanno nutrito il corpo ma non hanno saputo nutrire la loro anima.
Generalmente il peso di quest’errore si palesa in tutta la sua drammaticità quando rimediarvi è improbabile oltre che arduo.
Usare il potere concesso dal ruolo, ma senza le “competenze umane” di cui sopra, può essere un danno non solo per l’individuo in questione, ma anche per l’organizzazione nella quale opera.
In azienda la gestione del potere di tipo gerarchico è senz’altro un caposaldo dell’organizzazione. Lo consacrano i cosiddetti “organigrammi”, che non sono altro che alberi capovolti dove le caselle che indicano ruoli e responsabilità sono unite, di livello in livello, dalla responsabilità più alta alla più bassa, dalle cosiddette “linee gerarchiche”.
Quest’importantissimo strumento, fotografia e guida per tutti gli appartenenti alla società, non è univoco. Ne esistono sempre due tipologie: quella palese e quella occulta. Ed è la seconda quella che bisogna essere svelti ad imparare per sopravvivere. L’organigramma ufficiale fa bella mostra di sé nei luoghi deputati o nei manuali della “Qualità”, ma è “pura teoria”, spesso sogno d’irrealizzabile chiarezza.

L’AMBIGUITÀ

Ciò introduce una delle più gravi manchevolezze riscontrate nella mia esperienza di potere gerarchico, che è l’ambiguità: l’imprecisione adottata, spesso volutamente, nella comunicazione dall'alto (potere decisionale) verso il basso (esecutori), l’approssimazione nella definizione di ruoli e responsabilità, la genericità nelle strategie interne ed esterne.
Essa permette al beneficiario, a colui che sceglie di agire con ambiguità, di poter “deviare” le colpe d’errori e inefficienze su collaboratori o sottoposti. E dall’altra parte gli da anche modo di accaparrarsi meriti non propri in caso di successi insperati o estemporanei.
E’ sostanzialmente una forma d’egoismo, un sintomo inequivocabile di mediocrità e la negazione di disponibilità, solidarietà e lealtà (altro che servizio!).
A ciò si aggiunga che collaboratori e sottoposti non possono che subire gli effetti di tale atteggiamento, spesso essendo redarguiti senza motivo e mai riconosciuti nei meriti,
Per cui quest’atteggiamento, che si manifesta come mancanza di chiarezza nella mente del decisore, in poco tempo sgretola la fiducia dei collaboratori e semina il malcontento e la demotivazione.
L’efficacia e l’efficienza di tutte le attività declinano ineluttabilmente fino a che, in assenza d’interventi correttivi, le organizzazioni si sgretolano dalla base per carenza di cooperazione e incoerenza con gli obiettivi primari.
Vorrei specificare che, oltre al danno subito dall’organizzazione, esulando giustamente dal concetto di profitto che prevede in questi frangenti, per le organizzazioni private, anche una “perdita di capitale”, si danneggiano, spesso irreparabilmente, le personalità di tutti quelli che hanno “subito”, sia per aspetti di demotivazione e depressione, sia per gli effetti perversi dell’imitazione (i capi sono spesso ispiratori).

L’INCAPACITÀ DI DELEGARE

Altro aspetto negativo nei ruoli di responsabilità è l’incapacità di delegare.
Molti pensano che accentrando, facendo le cose in prima persona (“…che tanto le faccio meglio…”) si possa controllare meglio l’organizzazione, evitando le fregature ed i rischi.
Non è così. Primo perché è impossibile fare tutto e bene, e secondo perché le persone frastornate da troppi pensieri e preoccupazioni sono più facilmente aggirabili. Inevitabilmente il livello di attenzione può essere massimo solo se c’è disponibilità di risorse fisiopsichiche.
La vera abilità del capo non sta nel saper far tutto, ma nello scegliere validi collaboratori. Nel saper valutare le attitudini e le lacune altrui. Nel disporre la persona giusta nel posto giusto.
Sono stati pensati strumenti e procedure d’ogni sorta per esercitare al meglio la scelta delle risorse adatte alla delega, ma lo strumento più importante sarebbe l’intuizione.
Sinonimi d’intuizione sono sensazione, percezione, perspicacia, sesto senso, presentimento.
E’ proprio quella qual cosa che esula dalla materialità, dall’utilizzo dei soli cinque sensi, che in equilibrio con la pura razionalità permette le scelte migliori.
Se ho usato il condizionale, però, è per la manifesta ragione che l’intuizione non funziona se la mente è condizionata da ingannevoli talenti ed illusorie convinzioni.
Infatti essa è una qualità che non riusciamo ad esercitare consapevolmente, qualche volta funziona ma spesso è più facile il contrario, perché è una qualità dello spirito, il cui utilizzo è traguardo di un percorso impegnativo, che implica la conoscenza di se stessi, dei propri limiti e delle proprie virtù. Un cammino volto alla scoperta di ciò che di duraturo possediamo interiormente.
Come si può pensare di valutare gli altri ignorando – se non addirittura negando e occultando - le più evidenti caratteristiche proprie?  Eppure è quanto accade quotidianamente intorno a noi.
Ciò si collega alla facilità con la quale tutti emettono giudizi su chiunque. Nessuno purtroppo è immune da questa debolezza che tanto danno provoca nel mondo. Ma su questo aspetto fermiamoci qui, andremmo troppo lontano.
E’ necessario essere consapevoli che i difetti che vediamo negli altri non sono che lo specchio dei nostri. Perché il nervo è sensibile dove è scoperto.
Perché ciò che temiamo è che qualcuno possieda la qualità che non pensiamo di avere, e che possa mettere a nudo il nostro sentimento d’inadeguatezza.
Colui che non delega, non si fida degli altri perché non si fida di se stesso.
Colui che teme di essere ingannato, sta gabbando e teme di essere scoperto.
Colui che vuole fare tutto, teme di non saper far nulla.
Quando incontreremo un’autorità che sa delegare, che è riuscita a circondarsi di fiducia e benevolenza, la quale si limita a raccogliere in giusta misura i benefici ottenuti attraverso la collaborazione, condividendo proporzionalmente responsabilità e meriti, saremo certi di essere di fronte a una persona nella quale possiamo confidare.

LA GRETTEZZA

Un altro aspetto negativo connesso a ruoli di potere è la grettezza. Sorta di mix tra avidità e meschinità, pur essendo presente, anche se meno frequentemente, a tutti i livelli, è spesso connaturata a tipici ruoli come quelli del piccolo imprenditore o del quadro intermedio proveniente dalla gavetta.
Avviene che il solo parametro utile considerato è il tornaconto materiale. Non v’è spazio per alcuna considerazione che esuli da tale contesto: sentimenti, bisogni familiari, valutazioni psicologiche.
Ho conosciuto parecchi personaggi di tal fatta: non v’è successo che non sia merito loro, non v’è insuccesso o disgrazia che non sia demerito altrui.
Mai un riconoscimento per alcuno, mai considerazione per chicchessia esulante da essi medesimi.
L’estrema durezza del cuore - spesso accresciuta dalle dure esperienze giovanili – li fa essere rigidi con se stessi ed inesorabili con il prossimo. Tutto è valutato in termini di convenienza economica. I più grandi sacrifici altrui, pur se espletati per compiacerli, sono ignorati con disprezzo, mentre chi sa far luccicare l’apparenza con una patina dorata, accumula grossi meriti e considerazione.
A tali individui non interessa riuscire graditi al prossimo, né professare l’umiltà, né perseguire la virtù o la conoscenza. La pratica della religione, unica parvenza d’interesse spirituale, è interpretata unicamente in veste d’utilità al mantenimento di fruttiferi contatti e come immagine di status.
La compassione - nel senso d’immedesimazione nelle altrui difficoltà – è considerata, oltre che un inutile orpello, un sentimentalismo da “donnicciole”, quindi da estirpare.
Su tutto gravita il cosiddetto “bene dell’azienda” o comunque dell’attività, che tenta di mascherare “il profitto che non guarda in faccia a nessuno”, sorta di legge della giungla (ora chiamata “neoliberismo”).
Ma la rivincita della vita fa spesso capolino nel volgere di poco tempo, qualche decennio, due generazioni al massimo.
L’insensibilità alle caratteristiche umane in genere porta i succitati a commettere gravi errori nella scelta dei collaboratori, i pochi onesti e solleciti (sinonimo di sensibili), non apprezzati, nel tempo sono costretti ad abbandonare, a tutto favore di caimani loro simili che resistono esclusivamente nell'attesa del momento dell’approfittamento.
Nei casi d’imprese di famiglia, spesso queste si disintegrano alla morte del fondatore, perché anche gli eredi non nutrono che animosità e livore, oltre che nei confronti di chi li ha sempre sottovalutati e sconfortati in anni di disconoscimenti, verso l’organizzazione che è il simbolo di quel potere.
Si verifica così che quelle caratteristiche (aggiungo io: contrarie all’evoluzione dell’uomo) a suo tempo messe in campo per salvaguardare e sostenere nel tempo una creazione, diventano le ragioni della sua transitorietà.
Ritengo, forse presuntuosamente (nel senso del presumere troppo ottimisticamente), che se alla creazione e al mantenimento delle organizzazioni temporali, delle associazioni, delle imprese umane in genere, in luogo della grettezza, si mettessero al servizio qualità come l’ampiezza d’idee, la magnanimità e la nobiltà d'animo (ovviamente a parità d’attitudine), potremmo assistere ad una rivoluzione copernicana in grado di ottenere due grossi risultati: maggiore durata della “creazione” e maggior beneficio evolutivo per tutti i componenti.

L’IPOCRISIA

Parliamo ora dell’ipocrisia, che nella sua accezione riferita al potere, potrebbe essere meglio definita col termine doppiezza. E’ quel comportamento strumentale ad ottenere un fine, spesso immorale o comunque egoistico, camuffandolo da benevolenza o celandolo sotto le vesti concesse dall’autorità.
E’ comportamento molto diffuso e raggiunge i massimi livelli in ambito politico, dov’è modello generalmente adottato per la ricerca del consenso.
L’ipocrisia produce figli miserrimi che si chiamano scorrettezza, discredito, simulazione, maldicenza, denigrazione, inganno fino all’impostura e alla frode.
Parlare male dell’uno all’altro, innalzando l’uno e screditando l’altro di volta in volta, è metodo funzionale a creare disarmonia tra le persone e timore di essere a propria volta malgiudicati. In qualche caso ottiene la “distruzione” di un individuo senza che il mandante si scopra direttamente.
Ricordiamo il famoso “dividi et impera” teorizzato già ai tempi della Roma imperiale.
Mascherare il tornaconto personale o il desiderio di gloria e potere o addirittura la malevolenza, sotto una coltre di buoni propositi o di mielosi intendimenti o di cause degne e legittime, è espediente molto usuale, giacché per ottenere il potere e mantenerlo è necessario il consenso dei “sostenitori” e dei collaboratori.
D’altro canto, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, il fatto che il consenso si debba basare su propositi - almeno nominalmente – positivi, ci fa intendere che sono ancora questi i valori nei quali la gente desidera credere. La qual cosa non è poi né scontata né banale! Rimane viva la speranza che il processo un giorno diventi virtuoso, in altre parole che non sia il potere a corrompere l’individuo che lo brama, ma l’individuo che non lo brama che influenza il potere.
Mi si permetta una piccola provocazione: “alzi la mano” chi pensa che sincerità, lealtà e trasparenza siano doti necessarie dell’imprenditore, del manager o del politico!
La speranza di vedere molte mani alzate è grande, ma penso con realismo che pochi abbiano questa convinzione.
Questo è grave, perché allora significa che meritiamo il trattamento che ci tocca quando siamo dall’altra parte della scrivania, e faremmo bene a non scandalizzarci più di tanto, quando scopriamo d’essere stati presi per i fondelli.
Lottare per un mondo più franco e leale è innanzi tutto un nostro problema quotidiano, riguarda i nostri rapporti umani. Milioni di “giusti rapporti umani” creano inevitabilmente un mondo più giusto.
Sono più che convinto che per ognuno di noi uno sforzo in tal senso sia possibile: un piccolo, anche infinitesimo miglioramento progressivo può innescare indicibili spirali terapeutiche.
E dopo aver fatto autocritica ed essendoci per primi sforzati di purificare noi stessi, con maggior forza, la forza della coerenza, potremo guardare l’ipocrita dritto negli occhi inducendolo all’impotenza.
Potremo smascherare facilmente i comportamenti fraudolenti, perché essendo a noi alieni urteranno la nostra sensibilità molto più di prima.
Potremo fare la nostra piccola/grande parte per un mondo sincero e corretto.
Perché la slealtà associata all’egoismo produce la malapianta della disonestà da cui derivano clientelismo, collusione, corruzione e immoralità, grandi nemici dell’evoluzione umana, i cui risvolti però, affronteremo più innanzi (aspetti etici).

INCAPACITÀ DECISIONALE

Vorrei spendere anche qualche parola a carico di un altro malessere dalle cause intricate e dagli effetti degeneranti: lo definirei incapacità decisionale o irresolutezza, se non proprio la precisa determinazione a non decidere nulla, esulante da qualsivoglia inettitudine.
Si tratta di un’attitudine diffusa che consta nel rimandare le decisioni “sine die”, ed ha il preciso scopo di evitare qualsiasi responsabilità relativa a decisioni rischiose che potrebbero dare adito ad imputabilità successive.
E’ inerente soprattutto a due categorie di teorici “decisori”: amministratori di governo  e manager (anche del settore pubblico).
I primi – parlo dei governanti eletti - si differenziano dai semplici politici giacché – pur spesso provenienti da tale carriera - hanno assunto cariche che prevedono il passaggio da un bacino di consenso “di parte”, all’essere al servizio di tutti i cittadini.
Tale passaggio è tutt’altro che banale: il politico dovrebbe essere in grado di mettere da parte i rapporti privilegiati con chi condivideva gli stessi ideali, per governare al di sopra delle parti.
Qualcuno, forse, ci riesce, in tanti ci provano, e sicuramente a coloro che utilizzano il comportamento di cui sopra derivano utilità relative al mantenimento del consenso.
In fondo, non decidendo, tentano di non scontentare nessuno, salvaguardando il livello di potere raggiunto e i vantaggi derivanti per se stessi.
Conseguentemente è raro che tali personaggi mantengano le promesse e gl’impegni contratti in fase di “campagna autopropositiva”.
Messi in discussione hanno una scusa sempre pronta: “non li hanno lasciati lavorare come avrebbero voluto”. Spesso vengono anche creduti, ed io mi domando come sia possibile dimenticarsi che nulla d’importante e decisivo può essere ottenuto senza un minimo di sforzo, senza la contrarietà degli interessi di parte.
In tal modo, però, se da una parte salvaguardano se stessi ed il proprio potere, dall’altra fanno poco o nulla per il benessere della collettività della quale sono al servizio, limitando l’azione al raggiungimento del tornaconto personale. (In questo caso è anche utile che “non li abbiano lasciati lavorare”!)
Ed è quanto di peggio, oltre che per i mancati fruitori, anche per il cammino evolutivo d’essi medesimi. Per via della Legge di causa-effetto potrebbero essere costretti a loro volta a subire gli effetti delle altrui inadempienze.
I secondi (manager, dirigenti, capi in genere) generalmente sono pagati proprio per decidere, ma hanno tre grossi problemi: non essere troppo invisi ai sottoposti verso i quali devono attuare strategie spesso antitetiche ai “valori umani”, guardarsi dai rivali (sottoposti rampanti o colleghi invidiosi) che non aspettano che il minimo passo falso per metterli in cattiva luce, e poter sempre vantare un’immagine “senza macchia” nei confronti dei superiori. Si tratta di un cocktail contraddittorio, spesso paralizzante, vieppiù devastante per chi, per essere efficace nei risultati da ottenere, di sé stesso deve avere un’immagine di perfezione e successo.
Non per nulla lo stress (l’attrito) può raggiungere livelli tali da creare grossi problemi nervosi e successive patologie anche di grave entità.
Se pensiamo che, sostanzialmente, a queste persone viene chiesto spesso di mettere da parte qualsiasi scrupolo morale e di fare esclusivamente l’interesse del capitale finanziatore, possiamo ben capire in quale stato di confusione, o meglio, di “attrito spirituale” essi si trovino.
Non ci può quindi sorprendere che molti di questi uomini di potere e di successo, e maggiormente i meno cinici o gl’indifferenti, vadano in crisi e decidano di non decidere. La loro capacità decisionale viene meno con il consumo progressivo della lucidità mentale fornita, in condizioni normali, da quelle “energie” interiori fagocitate dallo stress.

LA PRESUNZIONE

Un elemento negativo di cui ancora non abbiamo parlato, ma caratteristico ed emblematico dell’esercizio del potere è la presunzione.
Si tratta di un funesto mix dove in misura variabile si mescolano immodestia, arroganza, ambizione, vanità e tracotanza. Atteggiamenti spesso innescati da una sorta di “ebbrezza da supremazia”, non stemperata dai freni inibitori suscitati dall’umiltà e dal buon senso (per altro caratteristiche che possono essere innescate dalla “semplice” maturazione psicologica senza scomodare l’evoluzione spirituale).
E’ un vizio pericoloso che spesso, prendendo il sopravvento su tutto il resto, non fa neanche più intravedere l’interesse dell’organizzazione o dell’ente rappresentato.
Su tutto emerge il desiderio di primeggiare, l’illusione di possedere capacità innate superiori agli altri.
Qualche tempo fa, in una mia lettera, così descrivevo un personaggio a me noto con le caratteristiche di cui parliamo: “…la feroce presunzione di superiorità innescata da qualità indubbie, la scarsa considerazione degli altrui problemi, la consapevolezza di essere solo nell’affrontare scelte e responsabilità, la mancanza di un credo che non fosse l’ego o il potere del danaro, l’ambizione sfrenata a dimostrare a se stesso e agli altri il suo primeggiare, il desiderio - tipico di chi viene dalle esperienze più umili - di avere successo su tutto e contro tutti, ne hanno fatto uno splendido esemplare di adattamento alla società imprenditoriale che l’ha visto primeggiare…”.
Questa sorta d’arroganza, di boria da ricchezza, spesso nemmeno basata su un effettivo ingegno ma su uno sfruttamento del prossimo immune ai richiami della coscienza, tende a trasformarsi in abuso di potere.
Abuso che si realizza nel disconoscimento sistematico dei meriti altrui, nella svalorizzazione dei collaboratori spesso utilizzati solo come utili predellini, nella noncuranza per le esigenze e nel disprezzo per i sentimenti e le idee dei suoi simili.
E’ chiaro ed evidente che tali manifestazioni sussistono a vari gradi e, come per ogni condotta umana, non esiste mai il “tutto nero” o il “tutto bianco”, ma varie tonalità di grigio.
Nel mio piccolo ho anch’io avuto diretta esperienza d’individui che esercitavano queste prerogative, fino a dare l’impressione di basare l’alta opinione di se stessi sulla distruzione sistematica dell’ego altrui. Posso garantire che la sofferenza causata era gravosa e difficilmente contrastabile anche dai personaggi apparentemente più attrezzati.
Spesso i peggiori accanimenti vengono esercitati proprio nei confronti dei più deboli, di coloro che preferiscono subire piuttosto che cambiare la loro natura mansueta.
La lettura psicologica di un contesto di questo tipo prevede che il comportamento aggressivo nasconda l’insicurezza di chi in realtà ha una bassa opinione di sé – infatti a spese altrui cerca di innalzarla -, e dietro al comportamento del soccombente si manifesti invece una sofferenza psicologica legata all’essere messi in discussione ed alla conseguente perdita di fiducia nei propri mezzi.
Una lettura più profonda, o meglio occulta (secondo la Legge di causa-effetto), potrebbe invece parlarci di un individuo (il potente) che crea nefasti presupposti per il proprio futuro, e di sottomesso apparente che riscatta i debiti contratti (magari di una vita precedente da vessatore), e che dovrebbe esclamare un ideale “una in meno da pagare” tutte le volte che subisce un’angheria, secondo la lettura esoterica del “porgere l’altra guancia”.
Io non ho certezze che possano confermare una visione del genere, ma solo una ragionevole convinzione che, tuttavia, potrebbe colmare in modo logico le tante lacune lasciate dalle risposte di religioni e filosofie.

NON CONTANO I SUCCESSI MA GLI SFORZI

La leggenda dice che sulla scrivania di Cesare Romiti, ai tempi in cui era amministratore delegato del gruppo Fiat, facesse bella mostra di sé agli interlocutori una frase di questo tipo: “Non pago i vostri sforzi ma i vostri risultati”. Non male come benvenuto!
E’ inutile dilungarsi sui significati sottesi da una simile proposizione. Ci basti pensare che questa affermazione è solo apparentemente corretta. Essa si può considerare vera, solo se giudicata nel contesto del materialismo aziendale più cinico e sprezzante. Vale a dire credibile – da un punto di vista spirituale - solo nel mondo dell’illusione!
Quanto sia lontana dalla realtà, o perlomeno dalla sola oggettività che abbia un valore, lo fa intravedere il pensiero del Maestro O.M. Aïvanhov.
Mi ha colpito proprio quanto fosse in antitesi con la frase di cui sopra:
“Per il mondo divino non contano i successi che riportate, ma valgono gli sforzi che fate, poiché solo gli sforzi vi mantengono sul giusto cammino, mentre i successi vi spingono spesso ad allentare la vostra vigilanza. Se non siete riusciti nello sforzo, se non avete ottenuto alcun risultato, non importa: quel che importa è che almeno abbiate lavorato.
Non aspirate dunque al successo, poiché esso non dipende da voi, ma dal Cielo che ve lo accorderà quando lo giudicherà opportuno.
Ciò che invece dipende assolutamente da voi è dato dagli sforzi che fate, perché il Cielo non può farli in vece vostra. Così come nessuno può mangiare al vostro posto, anche il Cielo non può mangiare per voi, cioè non può fare degli sforzi: siete voi che li dovete fare.
E per quanto riguarda i successi, è il Cielo che li determina quando e come vuole, secondo ciò che considera vantaggioso per la vostra evoluzione.
Quanti santi, profeti e iniziati hanno lasciato la terra senza aver raggiunto lo scopo! Malgrado la loro luce, la loro integrità, la loro purezza, non sono riusciti a far trionfare il loro ideale, e ciò dimostra chiaramente che il successo non dipendeva da loro”.6

Mi si potrà obbiettare che l’ambito è assolutamente diverso quindi il confronto è improponibile: da un lato la sfera lucrativa materiale di un’organizzazione e dall’altro la sfera etica e spirituale della vita umana in senso generale. Come a dire che i principi validi per vivere degnamente vanno applicati sì, ma al di fuori del lavoro o dell’azienda! Come se la vita potesse essere divisa in settori stagni.
Chi scrive è, per esperienza, perfettamente cosciente che nel mondo odierno è impossibile prendere parte al “gioco” senza praticarne le regole, pena l’esserne estromesso. Quindi, per ottemperare alle responsabilità, è spesso inevitabilmente necessario fare “buon viso a cattivo gioco”.
Diverso però è condividere o, peggio, fare proprie, le aberrazioni edonistiche della società imprenditoriale.
Se l’altruismo e la fratellanza sono valori universali essi non possono essere lasciati al di fuori dell’ambiente dove gli uomini vivono l’ottanta per cento dell’esistenza vigile (quindi sonno escluso).

QUANDO LA CORRETTEZZA È VISTA CON SOSPETTO!

“…Tuttavia, benché il mondo vada progredendo e benché per esempio, l'autore di questo libro abbia potuto con relativa facilità esporre i propri punti di vista nelle varie città dove ha tenuto conferenze ed i quotidiani abbiano dedicato intere pagine alle sue idee (talvolta prime pagine) finché egli si limitava a parlare dei Mondi superiori e delle condizioni post-mortem, ha costatato che appena il tema era la Fratellanza Universale, i suoi articoli venivano sempre cestinati.
Il mondo è in generale molto restio a prendere in considerazione ciò che gli sembra troppo disinteressato. Deve esserci «qualcosa sotto».
Una linea di condotta non è considerata proprio naturale se non offre qualche opportunità di sopraffare il prossimo.
Le imprese commerciali vengono progettate e condotte secondo tale principio e, davanti alla mente di coloro che sono divenuti schiavi del desiderio di accumulare inutili ricchezze, l'idea di una Fratellanza Universale evoca spaventose visioni di abolizione del capitalismo e della sua conseguenza inevitabile: lo sfruttamento altrui, insieme con l'inevitabile disastro degli « interessi commerciali » che la cosa implica.
La parola « schiavo » descrive esattamente questa condizione. Secondo la Bibbia, l'uomo doveva dominare il Mondo, ma nella maggioranza dei casi, è vero il contrario: è il mondo che domina l'uomo. Qualunque uomo abbia dei beni ammetterà, se vuole essere sincero, che essi sono per lui sorgente inesauribile di ansietà; che egli è costretto a fare continuamente progetti per riuscire a mantenere i suoi possessi, o almeno per evitare di esserne privato dalle manovre fraudolente di coloro che li desiderano.
L'uomo è schiavo di ciò che egli, con ironia involontaria, chiama « mio possesso », mentre in realtà, esso possiede lui. Ben disse il Saggio di Concord, Emerson, che « le Cose sono in sella e cavalcano l'umanità! »”.7

È LA MATERIA CHE DOMINA L’UOMO?

La vita è una sola e si svolge in tutti gli ambienti dove l’uomo opera, non si può pensare che vada bene “fare il cattivo” sul lavoro e “fare il buono” a casa o in parrocchia.  Questa è mera ipocrisia.
Piuttosto, in maggior misura, a mano a mano che il livello di potere cresce, diminuendo considerevolmente il tempo dedicabile al di fuori del lavoro, non solo praticare principi etici ed umani diventa difficile, ma sovente viene meno proprio quell’ambito “esterno” al lavoro, precisamente quell’ultimo baluardo dove ciò era possibile.
Si aggiunge quindi un’ulteriore aggravante alla disumanizzazione sul posto di lavoro: l’incapacità di far fronte agli impegni famigliari assunti.
Sull’altare “pagano”, dei risultati personali e della “carriera”, vengono sacrificati matrimoni ed equilibri familiari. Frequentemente anche i figli sbandano in preda alla mancanza di riferimenti derivante dall’assenza non solo fisica del genitore.
In questi casi le crisi sono inevitabilmente profonde, si protraggono per lungo tempo e hanno costi psicologici molto alti per tutti i familiari coinvolti. Sovente si concludono con la divisione del nucleo familiare. Accade così che tutte le “certezze”, i capisaldi dell’esistenza considerati inalterabili, vengono tutto ad un tratto a mancare.
 Spesso - paradossalmente - il lavoro, con il suo tran-tran quotidiano, occupando la mente con le sue necessità coinvolgenti, diventa una sorta d’ancora di salvezza, l’unico appiglio in un mare tempestoso, impedendo all’individuo di pensare e di riconoscere il vero fallimento rispetto ai valori che contano veramente.
Trovarsi di fronte a questo baratro sarebbe veramente insopportabile in mancanza di “strumenti” in grado di aiutare a “capovolgere” il sistema dei valori, dando un senso all’inevitabile precipitare di eventi innescato dalla presa di coscienza.
Tali strumenti non possono che essere di natura immateriale: è l’anima che li suggerisce. Il difficile è decidere di lasciar loro spazio, di dar loro l’importanza contemplata dal Piano divino. La soluzione è semplice quanto distante e indeterminata, anche perché si tratta di una “rivoluzione copernicana” in antitesi con tutti i valori perseguiti fino a quel momento.
Per rendersi conto dell’inefficacia di tali valori è necessario riuscire ad alzare lo sguardo oltre il contingente, cavalcando l’onda della sofferenza garantita dall’inefficacia medesima.
Il compito è assai arduo perché vi si oppone proprio la visione materialistica dell’esistenza, il “modello unico” proposto dalla nostra società occidentale.

A CHE SERVE POSSEDERE IL MONDO INTERO…

Da un po’ di tempo a questa parte, tutte le volte che incontro un personaggio “di successo” secondo i canoni tanto cari alla nostra consumistica società, non posso fare a meno di domandarmi a quale prezzo ciò che appare sia stato pagato. Quale il tributo preteso dall’apparenza alla sostanza? 
Sono convinto che per tutti questi individui, che operano senza farsi scrupoli, che apparentemente non risentono di effetti deleteri visibili, anzi, che sovente incarnano fama, consenso e popolarità, il tempo della crisi è solo rimandato al “momento nel quale tutti i nodi vengono al pettine”.
La domanda che essi dovrebbero porsi, adesso, finché sono in tempo, è: “A che serve possedere il mondo intero se poi perdo la mia anima?”.

2.2    ASPETTO ETICO

Come già detto precedentemente, intendo servirmi di tale definizione per descrivere le implicazioni del potere gerarchico con i grandi principi guida dell’uomo, quali libertà, equità, giustizia, salute, salubrità, dignità, rispetto delle diversità, capacità di sostentamento e attenzione agli “impatti sociali” in genere.
Datasi le estese implicazioni dell’argomento, non avrò in nessun modo la pretesa di essere esaustivo, ma esclusivamente l’intento di proporre qualche utile spunto alla comune riflessione

Quante volte ci affidiamo alla speranza che decisioni da noi indipendenti, repentine, magari ingiustificate, a volte innescate da cupidigia o da bramosia di potere, oppure ragione d’interesse personale o di mera convenienza economica, non ci mettano nella condizione di perdere quanto di più caro e necessario?
Quanto siamo consapevoli di essere “sulla punta del badile”, in posizione precaria, al fondo di una catena di cause-effetto in grado di modificare in qualsiasi momento anche la più “stabile” delle posizioni?
Pur condividendo la massima di Confucio secondo la quale, nella vita, “l’unica costante è il cambiamento”, penso sia importante ed oltremodo utile riflettere anche sull’eticità delle cause di tali mutamenti.
Il fatto che io sia pronto ad accettare quel rinnovamento non frutto di mia scelta – per altro anch’esso indispensabile all’evoluzione umana - che è connaturato alla pur illusoria esistenza materiale, non mi esime dal ragionare, dal rendermi conto delle motivazioni e degli interessi di chi influenza e manovra anche la mia esistenza.
Il fatto che io creda nella continuità anche dopo la morte, che sia convinto che il giusto fio sarà pagato da tutti coloro che si sono mossi con “malagrazia”, che le sofferenze vadano accettate come inevitabili scalini del sentiero della nostra evoluzione, non mi fa comunque dimenticare che v’è una ragione anche nel fatto che su tutto ciò non abbiamo certezze incontestabili.
Ne consegue che, Chi ha pensato “il Piano”, di certo voleva anche che ogni chance d’esistenza, che ogni vita, fosse vissuta con la giusta intensità, in modo da essere sfruttata al meglio per l’evoluzione dello spirito. Anche per questo mi sembra quindi preferibile adottare verso il cambiamento, in special modo quello indotto dall’altrui volere, un atteggiamento di “consapevole comprensione” piuttosto che di “supina accettazione”.

ADATTARSI MA ESSERE CONSAPEVOLI

Non dimentichiamo che Colui che “porse l’altra guancia” (indicazione dal significato occulto legato alla legge di causa–effetto), ebbe modo anche di scandalizzarsi per la mercificazione perpetrata nel tempio.
Per accettare è necessario prima rendersi conto, così com’è essenziale intendere per adattarsi, intuire per adeguarsi, capire per tollerare, capacitarsi per comprendere e concepire per perdonare. Non possiamo passare alla seconda fase senza aver compiuto la prima.
E c’è un’altra cosa importante, almeno a mio modo di vedere: è necessario reagire per fare riflettere.
In modo sempre razionale, e possibilmente senza violenza, è doveroso dare “utili indicazioni” a chi molto liberamente interpreta l’esercizio del suo libero arbitrio, trasformandolo nella glorificazione del tornaconto personale.  In assenza di tali feedback, come potrebbero avere mai luogo quegli utili quanto auspicati “ripensamenti”, sostentamento indispensabile all’evoluzione degli individui, ognuno dei quali potrà così portare la sua parte al fine del risanamento della società in cui viviamo e vivremo.

2.2.1    AMBITO ECONOMICO.

Negli ultimi anni, con progressione costante, abbiamo sentito parlare spesso di “globalizzazione” e di “liberismo”, così come di “mondializzazione” e “neoliberismo”.
La prima coppia di termini è la versione “soft” della seconda.
Il “liberismo” descrive in sostanza la propensione degli operatori economici a comportamenti… diciamo “disinvolti”, ispirati al libero mercato. Nella sua recente evoluzione si è trasformato sempre più nell’accezione “neoliberismo” che, volutamente semplificando, non significa altro che “libero da ogni vincolo e da qualsiasi tipo di dettame legislativo (né obblighi, né tasse, né garantismo ecc.).
L’unica etica prevista è quella giustificabile col profitto, e problemi come “lo sfruttamento” o “l’abuso” o “il depauperamento delle risorse”, per non parlare del rispetto dell’uomo, possono trovare una considerazione solo subordinata (come si vede nulla di nuovo sotto il sole, si tratta della riscoperta dei modelli di un tempo, dopo la pausa “della sensibilità ecologica” iniziata negli anni 80 e la perdita di coesione sindacale conseguente all’appiattimento ideale post-comunista).
Globalizzazione è un termine coniato di recente, e soprattutto legato alle nuove tecnologie della comunicazione, alla creazione di una sorta di villaggio globale, dove tutti, a prescindere dalla localizzazione geografica, consumano gioiosamente gli stessi prodotti, guardano felicemente gli stessi programmi e comunicano fra loro facilmente come se fossero vicini di casa.
Peccato che tale visione edulcorata, pro-consumatori, abbia per conseguenza la “mondializzazione” dell’economia.

LA SFIDA DELLA COMPETITIVITÀ

La tanto proclamata “sfida della competitività” richiede che la produzione delle merci debba essere realizzata dove conviene di più, che sempre più siano favorite le concentrazioni multinazionali in grado di abbattere i costi di struttura (eliminazione delle attività a basso reddito, unificazione dei servizi, esclusione piccoli concorrenti, sinergie pubblicitarie e promozionali, ecc.), influenzare il consumo mondiale e compensare i cali di domanda con l’apertura e lo sfruttamento di nuovi mercati.
Evidentemente, tale “suprema sfida ”, richiede anche che sempre più penalizzati siano i paesi poveri che, oltre al danno delle risorse da sempre pesantemente sfruttate (ed era il “vecchio” liberismo), non possiedono né le forze, né gli strumenti per partecipare al gioioso villaggio globale.
Pur progredendo, il gap sarà sempre tale che essi saranno condannati a starne fuori sine die, pur contribuendo ad alimentare il gap medesimo (ed è il “neo” liberismo).

SVILUPPO CONTINUO A QUALSIASI COSTO

Ovviamente le problematiche legate all’economia globalizzata riguardano anche il nostro mondo, il cosiddetto “mondo industrializzato”.
Conosciamo perfettamente quali siano le conseguenze legate alla propensione al consumo che, in ragione della logica di mercato e dell’esigenza di “sviluppo infinito”, tale economia globale deve perseguire ed inculcare nella mente dell’umanità.
Non abbiamo ancora ben chiaro come si sposi uno “sviluppo infinito” con le “risorse finite” del pianeta, e nell’attesa di essere un giorno illuminati, facciamo anche noi la nostra parte.
Inoltre, il potere economico può, anche direttamente, ossia non attraverso i suoi prodotti, influire sulla società.
Sappiamo quanto possono essere gravide di conseguenze le decisioni che, attraverso fusioni o acquisizioni o assunzioni di controllo, di multinazionali o anche d’aziende nazionali, portano alla trasformazione d’intere aree da vivibili a depresse, mettono su un piano d’indigenza le famiglie e rendono insicura la vita di migliaia di persone.
Sappiamo anche, o perlomeno dovremmo sapere, che movimenti ingentissimi di capitali (dell’ordine miliardi di miliardi) ogni anno passano per società nascoste (le cosiddette società “off-shore”) costituite in “paradisi fiscali”, per distogliere tutti i proventi aziendali e “oscuri” dal controllo fiscale. I meccanismi sono tali per cui è quasi impossibile venirne a capo. Si sa anche che le piazze affaristiche più importanti, ossia la city londinese e Wall Street,  sono la sede privilegiata per il riciclo del denaro proveniente dalle attività illegali mondiali (mafia, droga, criminalità, sfruttamento sessuale, ecc.). Denaro che va a finanziare attività economico-finanziarie “normali” ed i relativi gangli di potere. Altro che “capitalismo dal volto umano”!
Poi gli industriali ci raccontano, in Italia perlomeno, che il sistema deve vedere quanto prima ridotte le pensioni, che la riforma in questione è improcrastinabile. Assistiamo e assisteremo sempre più a scene dove a dignitosi anziani, che già si trovano alle soglie dell’indigenza, viene tolto anche il poco su cui affidano, a cui viene ridotta la speranza di vita.
Si vuole sempre più allungare la vita lavorativa (fatto salvo quando sono le aziende a prepensionare per ridurre il personale), a tutto svantaggio dei giovani senza lavoro, nonché degli  anziani stessi, ogni volta meno in grado di approfondire saggezza e virtù almeno nella parte finale dell’esistenza, momento in cui un avvicinamento ai temi spirituali sarebbe decisamente “utile”.
Non sono sufficienti i fiumi di denaro statale che vanno già a finanziare lo sviluppo, le “ristrutturazioni”, le stesse chiusure, con un uso spesso smodato degli ammortizzatori sociali.
E’ necessario che sempre maggiori risorse dello stato, le tasse pagate dai contribuenti, vadano ad essere rese disponibili al mondo produttivo. “Basta con l’assistenzialismo e con lo statalismo” tuonano gli alfieri del consumismo, per i quali anche sanità ed educazione devono diventare “business”. D’altro canto una sanità a pagamento o un sistema di previdenza integrativo come fanno ad essere un problema per chi naviga nel superfluo?

LA LEGGE DEL MERCATO È LA LEGGE DEL PIÙ FORTE

Ma lo scandalo non sta in questo, quanto nel fatto che vi siano tante persone incapaci di pensare a chi è più debole, a chi ha bisogno. Tante persone il cui unico scrupolo è quello di possedere più di qualcun altro. Alle quali il fatto chi i poveri siano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, pare una legge evolutiva, sorta di sublime giustizia divina!
Come non bastasse i “potenti” ci bombardano giornalmente con messaggi precisi: assicurano che certe scelte sono necessarie, che tale è la legge del mercato e della concorrenza. Che è fondamentale mantenere la competitività e che ad essa non si può rinunciare pena la sopravvivenza. Vogliono convincere che il loro obbiettivo è l’obbiettivo di tutti, del mondo intero!
Come se la “privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite”, la “riduzione dei costi”, “andare a produrre dove la manodopera costa meno”, la ricerca di maggiori remunerazioni del capitale e la  realizzazione di remunerative transazioni tra compagnie, fossero obbiettivi di comune interesse, se non di solidarietà sociale!
Oltre al fatto che si tratta esclusivamente del potere e degli interessi delle grandi famiglie, dei banchieri, dei manager d’altissimo livello, dei pochi che hanno realmente in mano i destini dell’umanità, si pretende che ciò diventi il sogno condiviso degli stessi “spremuti”.

A QUANDO UN CAPITALISMO DAL VOLTO UMANO?

Non si riesce ad intravedere nessun segno di quel già citato “capitalismo dal volto umano” auspicato a più riprese persino dal Vaticano, nulla di quell’automatica conseguenza della “deregulation” che avrebbe - essa sola a detta degli imprenditori - la virtù di moltiplicare i posti di lavoro per eliminare la disoccupazione, men che meno di un potere che tenga in conto il valore dell’uomo, che metta in primo piano cosa sono realmente le aziende: aggregati di individui, uomini e donne che consacrano le loro abilità al servizio dell’imprenditore in cambio di un passaporto di sopravvivenza.
Cosa sono le macchine e gli impianti senza l’opera umana? Solo degli strumenti. inanimati.
Invece no, “tutti sono indispensabili, ma nessuno insostituibile”, affermano i pezzi grossi, tuttavia si prendono ben guardia dal privarsi degli elementi utili fino al momento in cui, per le più varie ragioni, non ne hanno più bisogno.
Paradossale ma quanto mai reale – nonché prioritario per questi stessi potenti - è che le maestranze, gli stessi individui, poco considerati, non degni di riconoscenza, vituperati ed inetti, appena usciti dal perimetro degli stabilimenti o degli uffici, si trasformino nel mezzo attraverso il quale si concreta la meta finale d’ogni strategia aziendale, simulacro economico della beatitudine, pilastro dell’ottica di mercato, sublime oggetto dei target di vendita, fine d’ogni piano di marketing, ammasso di potenziali vendite, croce delizia d’ogni rete commerciale, fine ultimo di tutte le indagini di mercato, meta agognata degli indici d’ascolto, componente del sacro “bacino d’utenza”, mira di colossali investimenti pubblicitari, utilizzatori finali di tutte le catene industriali: i consumatori!

IL POTERE COME CAPACITÀ DI CONDIZIONARE ALLA MATERIALITÀ

Il potere diventa quindi la capacità di condizionare al consumo quanti più esseri umani possibile, grandi o piccini, giovani o anziani, uomini o donne, di “fare emergere in loro i bisogni latenti” onde soddisfarli con il giusto prodotto, di rimpinzarli di cibo per poi costringerli a dimagrire, di costringerli ad inseguire modelli esteriori irraggiungibili in modo che si svenino nel tentativo, di velocizzare il desiderio di sostituzione di tutto ciò che sia diventato inadeguato o imperfetto.
Il “delitto” che così viene perpetrato assume vesti molteplici:
- induce all’egoismo che privilegia il proprio benessere esteriore a scapito di qualsiasi esigenza altrui (“io valgo.. voi meno!”, “possiedo, quindi sono…”, “essere invidiato, per ciò che credete io sia, è il massimo!”)
- enfatizza l’esteriorità e la superficialità come l’unico ambito utile di esistenza umana,
- condanna l’uomo alla ricerca di materialità trasferendo l’innato desiderio di spiritualità sulla materia (“… il tuo vero bisogno è …”, “… ecco ciò che avevi sempre sognato!”),
- diffonde falsi valori e false mete di benessere e successo (valori e mete che quando raggiunti non possono appagare),
- perpetua pericolosamente la confusione seminando l’incapacità a riconoscere le personalità negative da quelle positive, identificabili esclusivamente andando oltre l’apparenza,
- induce a ritenere rispettabile anche la più fetida carogna se ricoperta con la “prevista” patina di vernice dorata, con tutti i rischi connessi per gli ingenui,
- amplifica e giustifica, in virtù della “sessualizzazione” asservita alla promozione delle vendite, il mercimonio del sesso e la strumentalizzazione delle donne (salvo poi scandalizzarsi per le prostitute per strada!),
- allontana l’uomo dalla nobiltà d’animo inducendolo a scegliere l’apparenza invece della sostanza, l’avere e non l’essere, la materia in luogo spiritualità.

L'uomo si accorge di essere stato programmato? Purtroppo no! E spesso non desidera neanche accorgersene!
In qualche misura, perché il “delitto” di cui sopra si compia, è necessaria anche la collaborazione dell’individuo.
Collaborazione che si estrinseca in varie doti: l’indolenza all’uso delle qualità dell’intelletto, la scarsa capacità critica, la comodità della coscienza addormentata che evita impegno e magoni, la facilità con la quale la strada è percorribile (meglio le autostrade in macchina che i sentieri a piedi!).

L'UOMO NON SI ACCORGE DI ESSERE PROGRAMMATO IN UN'UNICA DIREZIONE

“L'uomo, non si accorge, che, in realtà, è stato programmato in un'unica direzione:  essere un consumatore - essere un mezzo per sostenere il potere di un’autorità, di far parte di una struttura che fa battere un cuore.
Quale cuore? Il cuore di coloro che detengono il potere nel mondo e che non sempre sono i presidenti o i politici!
A volte, infatti, sono le persone che si trovano a capo di multinazionali o importanti gruppi finanziari.
E' questa potenza che bisogna abbattere! E' questa potenza che,  giorno dopo giorno, è destinata a decomporsi, come il corpo di un morto dopo qualche giorno...
E' una potenza che, nel tempo, è destinata a sparire. Chiaramente, per chi vive sulla Terra, i grandi cambiamenti che si stanno preparando, sembreranno un gran caos; sembrerà qualcosa che non si può descrivere a parole, la situazione sarà talmente grave, che tutto sembrerà crollare.
Però, ricordatelo, non si tratta di un caos, bensì di una condanna a morte.
Quando si vuole iniziare una nuova società, è necessario, prendere la spada in mano ed eliminare quella vecchia, ucciderla senza pietà; finirla una volta per tutte come il torero uccide il toro ormai sfinito nell'arena.
Non è possibile lasciare che le cose continuino verso il peggio, occorre "tagliar loro la testa" e la spada di cui parliamo,  serve a eliminare le energie di un'epoca ormai vecchia, affinché, possano manifestarsi quelle di una nuova era.
Pertanto, coloro che hanno beneficiato delle energie del vecchio sistema per stabilire il proprio potere, verranno "messi a morte" dalla stessa spada; non messi a morte nella carne, bensì nelle loro energie, nella loro potenza”.8

LA CONSAPEVOLEZZA È IL PRIMO PASSO VERSO LA FUTURA SOLUZIONE

Come vedete il brano proposto non è tratto da un volantino della propaganda comunista o anticapitalista. Si tratta di una conferenza spirituale! Di una visione etica e morale!
Riconosco che il contenuto è piuttosto “forte” tuttavia non si può negare che sia emblematico nella sua chiarezza. Vedremo che sarà ancora approfondito, e confermato se possibile con ulteriore lucidità, nei brani che proporrò in seguito, con riferimento al potere politico.
Non so quanto la consapevolezza di “essere un mezzo per sostenere il potere di un’autorità”, e di “ far parte di una struttura che fa battere il cuore di coloro che detengono il potere nel mondo”, sia diffusa tra gli umani.
Per quanto mi riguarda sento un moto di fastidio, e non tanto per l’essere considerato una goccia dell’ambito mare del potere d’acquisto, quanto per i meccanismi mistificatori messi in atto per dare credibilità e dignità a tale disegno. E soprattutto mi dolgo di prendere parte a tale disegno, non solo per il fatto d’essere parte integrante del sistema con la mia operatività quotidiana, ma per il solo fatto di esserci.
Sicuramente l’essere consapevoli è il primo passo di questi problemi, anche se a volte la pazienza e l’accettazione paiono venir meno.
E’ a questo punto che si deve innescare una visione dell’esistenza “più che terrena”, ad evitare che la giusta indignazione si trasformi nella rabbia di chi vorrebbe “subito” la soluzione, di chi, con la sola prospettiva di una vita terrena, non può accettare la paziente attesa necessaria a riscontrare il piccolo effetto dei suoi tentativi, messi in atto anche a costo di sforzi considerevoli.

FA PIÙ RUMORE UN ALBERO CHE CADE DI UNA FORESTA CHE CRESCE

E’ necessario saper cogliere i segnali deboli, la cosiddetta “differenza marginale” che dà l’indicazione di un trend in miglioramento.
Potremmo così capire che i miglioramenti ci sono, lentissimi ma inesorabili. E’ solo l’esasperazione delle negatività, perseguita pervicacemente dai mass-media per ragioni di audience, che ottenebra la corretta percezione dei mutamenti che pian piano s’innescano negli individui.
Sì, perché i mutamenti più importanti avvengono nella mente delle persone, e noi ne percepiamo solo gli effetti. Desumere i mutamenti dagli effetti è già normalmente arduo, e lo diventa maggiormente se viene fortemente enfatizzato il singolo episodio.
La globalizzazione della comunicazione che ci fa assistere in tempo reale a tutte le tragedie possibili,  innesca in noi le stesse emozioni negative che si verificherebbero con eventi a noi vicini. La sensazione è quella di vivere in un mondo sempre peggiore, ma è un’idea falsa.
Qualcuno disse che “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce” ed è una metafora veramente illuminante.
Questo non significa, dall’altra parte, che si debbano sottovalutare i segnali sfavorevoli che con forza sottolineano quanto i prezzi pagati al modello capital-consumistico siano lontani dalle esigenze di salute fisica, psichica e spirituale dell’uomo: impatti ambientali, degrado sociale, ricerca edonistica, esaltazione del possesso, glorificazione del denaro, disumanizzazione del lavoro e quant’altro.
I semi della futura fine dell’attuale sistema di produzione-consumo sono da tempo presenti, e in sintesi s’identificano nell’inadeguatezza del proposito di tale sistema, rispetto ai bisogni reali dell’uomo.
In altre parole, se l’essere umano deve evolvere nella direzione indicata dalle rivelazioni dei saggi succedutisi nei secoli, e così deve essere perché questo è il solo Scopo dell’esistenza del tutto, tale rinnovamento è palesemente in contrasto con il “modello di sviluppo” messo in atto dal potere socioeconomico mondiale.
A ciascuno di noi ipotizzare come e quando finirà il contrasto.

2.2.2    AMBITO POLITICO.

Il potere politico è quello nel quale maggiormente confluiscono le contraddizioni tra etica e interesse. Esso è figlio diretto del potere economico. Le cosiddette “lobbies” sono le leve grazie alle quali si azionano le “macchine elettorali” in grado di portare ai vertici del potere mondiale. E’ così inevitabile il successivo “effetto riconoscenza” degli eletti, che fa sì che vi sia una sostanziale sovrapposizione tra gli interessi del potere politico e di quello economico.
E’ indubitabile che l’operare da questi ambiti di reale potere con saggezza, lungimiranza e soprattutto nell’interesse della popolazione, potrebbe veramente diffondere benessere e positività. Pensate invece che ciò è ritenuto talmente irreale e imprudente, da ispirare molteplici film (che sono le fiabe dell’epoca moderna, il sogno buonista e per ciò stesso irrealizzabile) dove il protagonista di potere (un esempio a caso: il presidente USA) per le ragioni più improbabili subisce un cambiamento repentino e si mette “veramente” ad operare in chiave altruista e umana, con sensibilità e simpatia, con i sondaggi che crescono e le folle che plaudono. Un comportamento ritenuto talmente insolito e originale da giustificare l’interesse del pubblico e il conseguente successo commerciale del film. Tutto ciò è molto significativo.
Certamente bisogna anche sottolineare che qualità come l’altruismo e la dedizione per un uomo di governo devono assumere vesti sobrie e misurate.
Il populismo o, peggio, la demagogia, hanno poco a che vedere con queste qualità, per la semplice ragione che la maggioranza non ha sempre ragione, che la folla difficilmente è felicemente ispirata.

OGNI POPOLO HA IL GOVERNO CHE SI MERITA

Non si può sottacere che spesso sono proprio l’emotività e la superficialità della popolazione a incoraggiare e “incoronare” individui inadatti a fare l’interesse della collettività, dando ragione del celebre motto “ogni popolo ha il governo che si merita”.
Rimane il fatto che, in ogni caso, per ottenere un successo politico e per consolidarlo nel tempo è necessario il consenso della maggioranza
Tale consenso è alla base del potere nei sistemi democratici, per il suo ottenimento si calpestano gli ideali più nobili. Spesso esso viene direttamente comperato, e le risorse richieste sono ingenti. Le pressioni, i ricatti, le sollecitazioni sono strettamente legati al livello d’influenza della posizione.
Il potere politico è strettamente connesso ai poteri legislativo ed esecutivo, che sono in sostanza gli strumenti attraverso i quali si esercita l’influenza dello Stato sui cittadini, e sulle organizzazioni pubbliche e private. Sono proprio gli impatti sugli interessi corporativi e industriali quelli che innescano le “sollecitazioni” di cui sopra, relegando necessariamente i cittadini a “parte debole” del sistema.
Ciò che è poco tollerabile è l’innescarsi di quelle “spirali viziose” che rendono i deboli sempre più deboli e i forti sempre più forti, ossia esattamente il contrario di ciò che uno stato etico e saggio dovrebbe perseguire.
Gli alti valori dell’equità, dell’uguaglianza, dell’umanità e dell’abnegazione, che dovrebbero essere le basi dei “diritti”, sanciti dalle leggi e dalle costituzioni, vengono disattesi proprio da coloro eletti per esserne gli scrupolosi servitori.
Le responsabilità di detti servitori si configurano a tre livelli:
- personale, amplificato dalla maggiore responsabilità verso il prossimo;
- di esempio perché sono al centro dell’attenzione (che condividono con personalità di successo, ma rispetto alle quali hanno maggiori responsabilità connaturate al ruolo);
- decisionale diretto, rispetto ai provvedimenti decisi.
Possiamo pensare che probabilmente i politici corrono un maggiore rischio dal punto di vista della legge di causa-effetto, della quale farebbero bene ad essere consapevoli. Anche perché, corrispondentemente, potrebbero averne dei grandi benefici.

OGGI I POLITICI CERCANO DI COMPRARVI!

“Al momento attuale, infatti, i politici non misurano la loro "ricchezza" con l'oro o le terre che possiedono, come avveniva in altri tempi; no, ora la misurano, con gli individui che stanno sotto di loro. Ed è proprio questo che ha portato un grosso cambiamento della politica.
Ed è sempre per questo, che si fanno tanti discorsi politici, tutte queste campagne per le elezioni, il punto sta proprio nel fatto che più uomini "si prendono" più valore si possiede. Nasce perciò la necessità di convincervi,  signore e signori! Di "comprarvi", signore e signori! Di fare in modo che voi diventiate parte dei loro possedimenti!
Quando le istituzioni vogliono negoziare gli uomini, negoziare i figli di Dio e metterli magari contro altri figli di Dio, o trattarli come fossero merci, allora, io, non posso che biasimarle e sperare che capiscano presto, il male, che fanno a loro stessi ed all'umanità. 
Qui, naturalmente, le mie parole potrebbero far ridere i politici interessati, però, non dobbiamo scordare che, fin dall'inizio abbiamo parlato di due grandi concetti; il concetto di amore e quello di potere.

AMORE E POTERE

Finora, abbiamo tollerato che gli uomini giochino, che si divertano, con ciò che essi considerano il potere, perché il Piano e la Legge dell'evoluzione sono fatti in modo tale, che, essi possono, entro certi limiti, godere della libertà di agire, di esercitare il potere sui propri simili, su loro stessi e su tutto il pianeta.
Ma, io vi chiedo, "cos'è un discorso politico di fronte a un Arcangelo?". Cosa rappresentano, tutti i discorsi politici di fronte ad un solo Arcangelo dell'universo? I potenti potrebbero mandare tutte le loro bombe e tutti i loro missili contro tale Arcangelo e non gli farebbero proprio nulla.
Al contrario, l'Arcangelo, con una sola parola potrebbe fare in modo che ben trenta vulcani si sveglino contemporaneamente. Una sua sola parola potrebbe far sollevare un oceano!
Resta pur sempre vero che l'uomo rimane una creazione ammirevole, che merita tutte le nostre cure e tutte le nostre attenzioni.
Tuttavia, se egli si degrada al punto di schernire le Leggi Cosmiche per troppo tempo, e non solo le leggi, anche la vita del suo prossimo, allora scende al livello ancor più basso di una piccola formica!
Cosa fate voi delle formiche quando vi invadono la casa? Avete inventato molti tipi di insetticidi, vero? Un po' di insetticida qui, un po' di insetticida là! E pensare che ne schiacciate a migliaia durante la giornata e non ve ne accorgete neppure. Quando camminate nei campi, nei giardini, sui bordi delle strade, quante formiche o altri insetti vi capita di schiacciare? Eppure, finché la formica non diventa sgradevole e dannosa per la vostra casa la rispettate! Non andate apposta, a creare delle fenditure nella terra, per scacciare le formiche dal suo interno, vero?
Ma se si avvicinano alla vostra casa e vi danno fastidio, le distruggete!
Non intendo dire che avvenga la stessa cosa per le leggi divine, assolutamente no! Ma, ogni tanto, è buona cosa, dare una scrollata all'umanità. Non si tratta quindi di rovinare gli uomini, di massacrarli, di ucciderli, per niente! Si tratta invece, di dare una scrollata alla loro abitazione! Quando si fa questo agli uomini, sembra che tutte le piogge, tutte le punizioni del cielo cadano loro addosso! Gli sembra di essere castigati nella loro carne: in realtà non è esattamente questo ciò che avviene! Proprio per niente! Semplicemente qualcuno soffia sul castello di carte che non ha fondamenta e che ben rappresenta i valori dell'attuale società.
Basta assai poco, per far cadere una società che non ha veri valori: basta un soffio.
Questo è quello che avviene attualmente! Non perché un Dio qualunque, o certi Maestri, abbiano deciso che in occidente, bisogna far crollare il sistema! No!
E' invece, l'azione prodotta, dall'avvicinarsi della verità alla massa d’ignoranze e d’illusioni sulla quale gli uomini hanno costruito la propria società.

OGNI ILLUSIONE È DESTINATA A CROLLARE

Questa verità, necessariamente,  provoca un contrasto tale per cui ogni illusione è destinata a crollare! Non esiste quindi nessuno che abbia il compito di giudicare e che arrivi con una grande spada e una fiaccola dicendo: "Chi devo castigare ora? Di quale apocalisse sono l'Angelo della morte? Quante anime devo falciare?". Non è questo il giudizio che aspetta all'umanità; sono invece le conseguenze dovute all'ineluttabile avvicinarsi della verità. 
Senza che se ne rendano conto gli uomini hanno la "vista" appannata dalle tenebre dell'ignoranza. Questo li porta a creare delle scienze materiali che non solo non portano la felicità ma allontanano da Dio ogni giorno di più. Commettono errori su errori e spesso dei crimini! Edificano delle società destinate a crollare da sole!
Il problema della società attuale, risiede nel fatto che le strutture attuali, o le potenze che si sono insediate tramite queste strutture, non concedono più la libertà, che spetterebbe agli uomini; la libertà, che offre la possibilità di fare qualsiasi esperienza.

LE AUTORITÀ MONDIALI CERCANO DI PROGRAMMARE LA MENTE UMANA

Al contrario, le autorità di questo mondo, fanno di tutto per sopprimere la personalità delle persone, per appropriarsi dei loro pensieri, per programmare la loro mente.
E' per questo motivo che le cose non vanno bene.
E' questa la situazione che né Dio,  né i Maestri possono accettare!
Persino Gesù Cristo, che era il Figlio prediletto di Dio  quando venne nel nostro mondo, non trovò la dovuta accoglienza a causa delle cosiddette autorità, politiche o istituzionali che dir si voglia.
Simili autorità, hanno fatto, di tutto per autoaggiudicarsi un potere illusorio; un potere, che in realtà, è un’illusione della personalità e che in ultima analisi può condurre soltanto alla follia.
Non ho paura di dirlo: la maggior parte di coloro che dirigono il mondo nel contesto politico o economico non sono sani di mente. Lo dichiaro con fermezza! Non sono sani di mente. Visti da fuori sembrano normali ed equilibrati... ma l'uomo può sembrare migliaia di cose! Persino il diavolo!

IL POTERE MAL VALUTATO CHE PORTA ALLA ROVINA

Da qualche decennio, in questo mondo, si è scatenata una corsa frenetica, che lo porterà alla rovina e non è certo Dio che vuole una cosa simile, bensì gli stessi uomini, con il loro desiderio di potere! Un desiderio di potere mal valutato e vissuto ancor peggio; il desiderio morboso di un pazzo che prova un bisogno morboso di "regnare" sui propri "sudditi"; di essere salutato, di essere onorato e di poter dirigere l'umore o la vita di tutti coloro che "lui pensa" gli debbano stare sottomessi. Sembra una caricatura ma è soltanto la tragica realtà.
Chi ha il potere vi illude che siete liberi: non è vero!
Per questi folli ciò può sembrare la strada giusta per mantenere l'ordine nella società!
Arrivano a illudervi che possedete determinate libertà: quella di leggere qualsiasi giornale, di appartenere a qualunque partito, di parlare con chi volete, di creare qualsiasi tipo di associazione, di sposarvi più di una volta, di recarvi a vedere qualsiasi genere di film e di pensare tutto ciò che volete. Ma poi, alla fine, chi vi avrà aiutato a progredire spiritualmente?
Chi avrà seminato nel vostro cuore l'amore, la comprensione, la tolleranza e le altre qualità che "veramente" possono migliorare prima l'individuo e poi la società a cui appartiene?
Noi accusiamo, dunque, all'unanimità, i dirigenti di questo mondo, di non lasciare più la libertà di ESISTERE alla gente, perché le potenze politico-economiche hanno bisogno di dirigere le masse a modo loro.
Tali dirigenti cercano in tutti i modi di creare una popolazione "programmata"; una civiltà artificiale! Questa situazione non è più tollerabile! Quindi, proprio per permettere la vera libertà a voi stessi, ai vostri figli ed ai vostri nipoti, questa società non può continuare.

VI SARANNO GRANDI CAMBIAMENTI

Perciò, vi saranno dei grandi cambiamenti. Voi però, non dovrete aver paura.
Non dovrete temere quando vedrete crollare tutti i valori, tutte le strutture attuali.
In quel momento non dite: “Perché si verificano queste cose? Che male ho fatto io, nella mia famiglia?”.
Oppure il sacerdote nella sua chiesa: “Cosa non ho compreso riguardo a Dio? Cosa, io, rabbino d'Israele, non ho compreso? Cosa, io, sacerdote di una certa religione, non ho fatto affinché i miei fedeli potessero camminare sul sentiero che conduce a Dio?”.
Non è colpa tua. Non è colpa tua di te che stai nella tua casa e ti prendi cura dei tuoi figli e di tuo marito. No! Non è colpa tua, sposo che cerchi di guadagnarti la tua vita dignitosamente! No! Non è per causa tua o contro di te che avvengono queste cose.
Al contrario, sono proprio per il tuo bene, per liberarti dalla prigione più viziosa che esista; una prigione che non ha un nome, della quale non vedi le mura perché sono dappertutto. Una prigione, che neanche sospetti esista, perché ti hanno convinto che quello sia "l'unico e vero" modo di vivere.
E' come se, ad un bimbo appena nato, si dicesse: "Sai, tu non diventerai mai qualcuno, non guadagnerai mai del danaro, fai parte delle caste più basse: il potere  appartiene a colui che già lo detiene e che lo trasmetterà a suo figlio, o a qualcuno della sua stessa razza! Tu crescerai tranquillamente, studierai per trovare un lavoro, ti sposerai e, soprattutto, consumerai! Devi consumare! Quando consumi la tua mente è così occupata nella materia che non avrai tempo di porti delle domande sui veri valori della vita e la tua libertà! Non penserai a come sei gestito da fuori e dal fatto che tu sei solo un numero all'interno della società a cui appartieni."
E' ovvio, che, se questo messaggio, verrà ripetuto ogni giorno, saranno queste le direttive che quella persona seguirà! Egli dirà tra sé: "Tutto sommato mi posso considerare felice: ho un lavoro, una moglie, posso scegliere i programmi alla TV, sono libero di cambiare automobile. Certo, sono limitato dal danaro che possiedo, ma la cosa mi sta bene lo stesso, se non fosse così mi annoierei da morire! Ho anche un mese di vacanze all'anno, il videoregistratore, e tante altre cose."
State all'erta perché il cambiamento non tarderà ad arrivare.
Quando dico queste cose non lo faccio per creare un clima di paura, poiché, come sapete non amo proprio impaurire la gente. Non voglio creare alcun timore.
Voglio soltanto dire che per riottenere la vera libertà l'attuale sistema è destinato a finire. L'apocalisse, come voi la conoscete, non arriva per sterminare tutti gli uomini o per incolparli dei loro peccati. Assolutamente no! Arriva perché per erigere un nuovo edificio è necessario che il vecchio venga demolito fino alle sue fondamenta.

PURTROPPO I POTENTI NON SONO RAGIONEVOLI

Non sarebbe necessario far crollare l'edifico se gli uomini che dirigono il mondo fossero ragionevoli e seguissero il Piano evolutivo previsto per l'Umanità!
Ovvero l'insediamento di una nuova era, di una libertà più grande, di un benessere più grande.
E pensare che proprio i potenti attuali potrebbero essere i nostri costruttori  migliori, i nostri migliori alleati, ma, purtroppo, finché lotteranno per mantenere in vita il "loro sistema", ingannevole ed illusorio, saranno eliminati dal colpo di spada!
Perché dico queste cose parlando dell'amore? Dico tutto questo perché quando si vuole spiegare l'amore, occorre parlare della vita; la vita che oggi è strutturata in modo tale da non permettere l'esistenza dell'amore.
Nel mondo attuale, infatti, soltanto gli Iniziati sono in grado di vivere l'amore perché lo fanno a livello cosmico. I semplici discepoli, invece, oppure qualche brav'uomo, non possono sperimentare l'amore, riceverlo o donarlo, in quanto sono prigionieri di una struttura completamente falsa che "necessita del loro sangue" per perpetuarsi nel tempo.
Ricordate che Dio non pretende che voi diventiate grandi discepoli o iniziati, Egli ama i suoi figli ed essi hanno tutti un valore per Lui. Egli chiede soltanto buona volontà e buone intenzioni.

CHI AMA IL POTERE NON È DEGNO DI ESERCITARLO

Secondo una vecchia teoria chi ama il potere non è degno di esercitarlo. Infatti si mette a capo di persone semplici come voi, dicendo tra sé: «Io ho del potere perché la mia influenza politica si estende fino a quel paese; perché le mie armi dettano legge in questa nazione, oppure perché ho in mano la sua vita economica. Questi paesi devono sottostare ai miei voleri perché io potrei mandarli in miseria, semplicemente ritirando i miei capitali, oppure cambiando il loro governo, in quanto la mia influenza gioca un ruolo determinante sulla sua vita politica».
Il potere è come una piovra che allunga i suoi tentacoli in modo subdolo ed insidioso.
Sapete una cosa? In realtà sono pochi gli uomini che dirigono il mondo, veramente pochi!
Il loro numero è uguale a quello dei Maestri che compongono la Gerarchia planetaria, esattamente uguale. Vediamo allora che esiste una Gerarchia della luce, rivolta verso l'alto, ed una delle tenebre, rivolta verso il basso; una Gerarchia rovesciata.

ATTENZIONE, DIO, IN TUTTO QUESTO, NON CENTRA PROPRIO PER NIENTE!

Attenzione, non fate l'errore di pensare, che queste persone siano degli strumenti del demonio oppure, loro stessi dei demoni incarnati! Non è così, essi, purtroppo, sono i rappresentanti della follia del mondo, una follia che acceca e non permette più di discernere i veri valori. Penso che vi chiederete perché la Gerarchia della luce, i Maestri, le guide e Dio stesso diano loro il potere di continuare ad esistere? Di prevaricare sugli altri con la loro potenza?
Perché ogni individuo è libero di costruire ciò che vuole.
Come vi ho detto, è una scelta individuale quella che porta a costruire una cosa piuttosto che un'altra o ad eleggere un partito piuttosto che un altro.
Gli uomini eleggono un qualsiasi individuo, basta che abbia del fascino e la parola facile per incantare ed illudere.
Poi, naturalmente, dovranno sopportare il modo di vivere imposto da questo individuo da loro scelto «liberamente».
Vedete che Dio, in tutto questo, non centra proprio per niente.
E' soltanto una vostra responsabilità!
Dio ha dato a tutti voi la vita e la libertà ed è compito vostro decidere su quale tipo di «terreno» volete edificare la vostra vita”.9

Ho ritenuto proporvi questo interessante stralcio per farvi partecipi delle riflessioni che suscitò in me tale lettura.
Non è assolutamente vero che una visione spirituale dell’esistenza debba essere deamicisiana o buonista, tutt’altro. Questo è ciò che erroneamente viene fatto intendere dalle religioni, di fatto anch’esse forme di potere, spesso conniventi con i meccanismi del controllo materialistico delle coscienze.

RICONOSCERE E SCHIERARSI

La giusta accettazione, il porgere l’altra guancia, non sono da interpretare come acquiescenza, remissività e passività, ma come la capacità di discernere, di riconoscere la realtà dell’illusione e separarla dall’illusione della realtà.
La risposta è nel risvegliarsi dal sonno, prendere coscienza, schierarsi e utilizzare la saggezza conseguente per migliorare sé stessi e conseguentemente il mondo, che anche da noi è costituito.
E’ ovvio che sarebbe ingenuo pensare ad un cambiamento repentino della società, tuttavia da qualche parte pur è necessario incominciare!
L’effetto “reazione a catena” è tutt’altro che sottovalutabile. Ipotizzando che ognuno “innovasse se stesso”, e influenzasse anche solo cinque persone nella sua vita, il risultato sarebbe completo sulla terra nel giro di quattordici generazioni (514). E cosa sono 350 o 400 anni sulla scala temporale dell’evoluzione umana?
Meno di un battito di ciglia!

UN’IMPORTANTE SOTTOLINEATURA

E’ giunto il momento di fare un essenziale inciso: con quanto descritto non si è inteso assolutamente demonizzare i singoli individui che incarnano le negatività del potere, diciamo “da censurare”.
Anche queste persone sono in cammino e se “rischiano molto” è anche perché possono “conseguire molto”.
Se li considerassimo “nemici”, a livello personale, commetteremmo un grave errore, sia perché rappresentano una parte della nostra stessa natura, sia perché verremmo meno al principio del discernimento di cui sopra, principio che ci fa intravedere, al di là del velo dell’illusione, il cartello “lavori in corso” stampato sulla fronte dei medesimi.
A tal proposito vi propongo queste considerazioni del Maestro D.K.:

I POTENTI HANNO SOLO DA MODIFICARE IL LORO FINE

“Non pensate che solo il devoto o il mistico religioso, o solo l’uomo imbevuto di ciò che diciamo l’insegnamento superiore, sia l’esponente dei poteri che si conseguono con la meditazione. Tutti i grandi capitalisti, ed i capi supremi della finanza, o degli scambi commerciali, sono esempi di quei poteri.
Essi impersonificano la rigorosa aderenza ad una sola linea di pensiero, e la loro evoluzione è parallela a quella del mistico e dell’occultista. Voglio fortissimamente accentuare questo fatto.
Sono coloro che meditano secondo la linea direttrice del Mahachohan, il Signore della Civiltà o della Cultura.
L’attenzione suprema, concentrata sulla materia in esame, è ciò che li fa quali sono, e sotto molti aspetti raggiungono risultati maggiori che non molti studenti di meditazione.
Hanno solo da trasmutare il movente che soggiace al loro lavoro, ed il loro conseguimento supererà allora di gran lunga quello di altri studiosi.
Si avvicinano ad un punto di sintesi, e percorreranno allora il Sentiero della Prova.”10

 MOLTI POTENTI SI SENTONO IMPOTENTI

“(…)  Molti però esistono, la cui vita non è dominata dall’amore per il denaro e che sanno pensare in termini di valori superiori. Sono la speranza del futuro, ma individualmente sono imprigionati nel sistema che, spiritualmente, deve finire. Sebbene non amino il denaro, ne hanno bisogno: i tentacoli del mondo degli affari li circondano, anch’essi devono lavorare per vivere, e l’opera che vorrebbero compiere a favore dell’umanità non può procedere senza i fondi occorrenti. Le chiese si comportano in modo materialistico, e dopo l’aspetto organizzativo del loro agire, poco resta per l’opera del Cristo e per la vita semplice spirituale. Il compito di tutti gli uomini di buona volontà sembra troppo pesante e i problemi da risolvere del tutto insolubili. Essi si domandano: il conflitto tra capitale e lavoro può finire, con la rinascita di un mondo nuovo? Le condizioni di vita possono essere cambiate così radicalmente che le rette relazioni umane si instaurino in modo duraturo?
Questi giusti rapporti umani possono essere attuati…”.11

Chiudo questo capitolo proponendo alcuni stralci di un messaggio molto interessante.

MESSAGGIO AGLI UOMINI DI POTERE

“(…)Voi siete edotti riguardo al fatto che, pur nella modesta e comoda civiltà consumistica, non sempre poggiate i piedi su confortevoli tappeti, ma spesso camminate incautamente su ordigni insidiosi; chi non sa che sarebbe sufficiente un solo passo falso per innescare calamità a catena? Eppure, con assurda incoscienza, da parte vostra si preferisce, se non accantonare, a sottovalutare questa temibile verità, anche se da taluni pulpiti si sanno alzare voci preoccupate o sollevare minacciose accuse.
Prova ne è il fatto che l'uomo generico non cerca affatto di porvi rimedio, anzi continua a dare, contraddittoriamente, la preferenza all'apparente tornaconto che il benessere tecnologico gli procura, disinteressandosi di accertare a quale costo di sudore e di sangue tali vantaggi materiali sono stati ottenuti e tuttora vengono prodotti.
L'uomo brancola sotto il ‘segno dell'incoerenza’: si crogiola in una presunta società civile che cerca disperatamente di mascherare le sue molte precarie condizioni di salute e, nel frattempo, si aggira non curante fra funesti agguati tesi dalla sua stessa pietosa sconsideratezza.
Appare davvero strano, ovviamente all'occhio disattento, che i governi non sappiano trovare alcun rimedio per scongiurare i rischi enormi delle anomalie, sempre più crescenti, che affliggono il mondo contemporaneo.
La verità è che i governi dell'oggi mancano di quella prontezza che sarebbe indispensabile nell'esercizio di una effettiva cooperazione all'insegna del benessere collettivo. Le compagini governative, sotto la vernice della rispettabilità, sono più sollecite a curare interessi privati che a colmare le deficienze pubbliche; l'interesse verso lo Stato non è sempre guardato con il dovuto rispetto.
Le classi direttive, come potrebbero trovare il tempo di dedicarsi anima e corpo, all'amore patrio ed al civico dovere quando, per queste, sussiste l'ormai radicata consuetudine di preoccuparsi più che altro di incrementare gli accaparramenti elettorali e di ornare con orpelli politici sempre più vistosi la posizione sociale raggiunta?
La tendenza dell'opportunismo demagogico dovrebbe essere sostituita da una propensione verso un'equa ed incorrotta convenienza politica.
Il pluralismo partitico è dispersivo; esso non è libertà ma è un liberalismo dispendioso e caotico che frantuma la consistenza democratica; la partitocrazia dovrà essere sostituita da un sistema snello e conciso composto dalle correnti maggioritarie più rappresentative ed improntato ad una sincera ed onesta cooperazione e ad una provata
maturità organizzativa e dirigenziale. (…)
L'educazione dei giovani sia atta a formare elementi capaci di migliorare gli strati sociali, servendo questi e non traendo da questi illeciti profitti.
La legge Divina prevede che ad ogni creatura umana sia riconosciuto e concesso il diritto di lavorare e che ad ogni lavoratore sia assicurato il pane fino all'ultimo dei suoi giorni mortali.
L'umanità è un'unica fratellanza nella quale ciascuno deve sentire doveri e reclamare diritti, non certo in base al significato che viene generalmente dato al motto rivoluzionario francese "Libertà, uguaglianza, fraternità", ma soprattutto in funzione del posto che per la legge di causa-effetto egli occupa in essa fratellanza.
Ed ora, riepiloghiamo il contesto della presente esposizione, ampliandolo con ulteriori osservazioni in relazione a questioni socio-politiche di attualità.
Come contemplato nel piano divino, non tarderà a realizzarsi il vero ideale comunitario, rappresentato da un socialismo nel quale non siano concessi identici poteri all'alacrità ed all'ignavia, al valore ed alla mediocrità, all'onestà ed all'arrivismo, alla saggezza ed al dispotismo.
Affinché il socialismo non sia contro l'ordine naturale delle cose, esso non dovrà fondarsi su di una inflessibile uguaglianza nei diritti e nei doveri, bensì dovrà reggersi su di una scala spiritualmente gerarchica, dove alla integgerrimità, alla virtù ed al merito sarà conferita spettante preminenza sulla censurabilità, sul vizio e sulla scorrettezza.
Proclamare che, dal punto di vista essenzialmente sociologico e non secondo la visuale prettamente filosofica, uno valga e conti quanto un altro, solo per il fatto che entrambi sono creature umane, non dovrà certo essere integralmente accettato dalle civiltà del prossimo millennio.
Infatti, il senso di civismo dell'umanità futura dovrà avere piena consapevolezza che tale significato, vago e sommario, attribuito oggidì all'uguaglianza, non è certo conforme a quanto contempla l'equanimità della Divina legge dell'evoluzione, in forza della quale ogni essere umano ha la sua esclusiva qualità psicofisica, riproducente la perfetta espressione del suo proprio retaggio spirituale.
In avvenire, non dovrà essere più permesso o tollerato che chi abbia raggiunto una superiorità, non per dignità morale, ma solo per il possesso di un qualsiasi titolo di distinzione sociale, politica, religiosa, militare, o solo per disponibilità finanziaria, sia tenuto in eguale considerazione di chi abbia saputo guadagnarsi la stessa posizione per ineccepibile nobiltà d'animo e d'intenti.
Tale permissività sarà giustamente rigettata, in quanto ritenuta contraria alla naturale normativa di imparzialità prescritta dal Divino Volere; anche se si voglia osservare, da parte di un'ortodossia utilitarista, che «se dio è amore e se l'amore é perdono, la volontà divina non può essere altro che misericordiosa, clemente ed indulgente....».
Si deduce, dunque, che è realmente umanitaria e profondamente adeguata la massima sociale: «Avere da ognuno secondo le sue capacità e dare a ciascuno secondo le sue necessità e (si aggiunge) in dipendenza dei suoi meriti».
Ed allora, il maturato discernimento dell'uomo futuro lo porterà ad operare, sindacalmente, la seguente distinzione sostanziale, eliminando la convenzione formale del pareggiamento: eguale qualità di diritti e di doveri per tutti, ma giusta e proporzionale quantità dei medesimi diritti e degli stessi doveri per ciascheduno.
La concezione sociale in parola trova giustificazione nel fatto che non si può pretendere, ad esempio, che in una famiglia, bambini, anziani, impossibilitati e malati possano svolgere funzioni o sobbarcarsi fatiche alla pari di un adulto valido e capace; anche se, per ognuno di costoro è più che ragionevole che si debba provvedere alla nutrizione ed alle cure necessarie al rispettivo sostentamento.
Trasferendo il contenuto della proposizione ora espressa dal nucleo familiare a qualsivoglia associazione umana, è possibile e facile trarre perequata conclusione.
La corrispondente attuazione del precetto sociale in argomento, concernente la saggia distribuzione degli obblighi e delle spettanze, troverà fertile terreno solo quando diffidenza ed opposizione saranno sostituite da una rispettosa e fiduciosa comprensione all'insegna di una concordia purificata dagli assurdi preconcetti dell'oggi.
Come è possibile realizzare un socialismo autentico se coloro che dovrebbero essere i paladini di una vera democrazia non sanno procacciarsi la necessaria reputazione ?
Sempre meno speranza viene riposta nelle mansioni di coloro che sono incaricati di amministrare e governare, e la causa di questa sempre più crescente indifferenza popolare verso le classi che hanno il monopolio del potere, è da ascrivere al fatto che dette importanti categorie, spesso lungamente inalterate e monotone, pur ostentando atteggiamenti di solerzia, affannandosi a distribuire promesse, non di rado, o per forza maggiore o per trascuratezza, non tardano a ricusare le assicurazioni date od a ritrattare gli impegni assunti.
Se prima non si forgiano civicamente gli uomini, se prima non si plasmano civicamente delle classi-guida è assai improbabile che si possa creare uno stato civicamente funzionante e rispettabile.
La rotta di una aereo o di un natante si affida a personale competente, mentre la conduzione di una Nazione viene spesso assegnata a personaggi inesperti, non sufficientemente consapevoli dei complessi problemi attinenti agli affari di Stato.
Se nell'ambito dei rapporti privati viene pretesa una competente ed onesta prestazione da parte dei collaboratori prescelti o dei dipendenti appena assunti, per contro -ed ecco la stridente assurdità- in seno a quella che dovrebbe essere la sacra amministrazione della "cosa pubblica" ha maggior peso l'accumulo degli intrighi di palazzo, più che l'eventuale sequenza di attestati al merito.
I Parlamenti sono immersi da torrenti di parole che troppe volte ostruiscono la via a lavori solleciti ed edificanti, anziché facilitare l'esito delle prassi burocratiche.
Fratelli del ventesimo secolo, cessate dall'essere gli avversari di quanti non pensano, non parlano, non agiscono come voi.
Uccidete il senso della supremazia, della intolleranza e della separatività poiché, purtroppo, nulla è di più insopportabile, fra gli uomini, di coloro che vantando arbitraria preminenza, si ostinano a mostrarsi infallibili ed inconciliabili.
Ed infine, che dire a proposito di coloro che in nome del fanatismo religioso, bollano come eretico o come infedele chi professi un culto, od eserciti riti diversi dai suoi ?
Ricordate che ogni religione è pregna di gemme soprannaturali, allo stesso modo di come può essere ricca di gioielli spirituali la vostra religione; cambia l'aspetto esteriore della fede, ma nella sua divina essenza, essa fede è immutabile, è unica!
la verità è una sola, anche se chiamata con nomi diversi; così come la divinità è una sola, anche se innumerevoli sono i suoi nomi. Parafrasando, ogni incarnazione divina ha un suo nome allorché si manifesta agli uomini; non per questo esistono tante divinità quanti sono i nomi che gli uomini attribuiscono alla Divinità Una....
Non dimenticate che la legge DIVINA ama:
1)    la purezza dei costumi,
2)    la limpidezza dei cuori,
3) l'intelligente sagacia di chi sia al comando, perché solo nel pieno rispetto di tali requisiti di elezione possono esservi pace, libertà, benessere.
Non è utopia questa suprema dichiarazione, utopia è dissentire dalla Volontà Divina, poiché chi tenta di infrangerla è destinato a soffrire e ad arrendersi.
«La storia giudica i governi in proporzione alla floridezza dei popoli; similmente, essa giudica la prosperità delle Nazioni in proporzione alla irreprensibilità dei governanti».”


3.  POTERE PSICOLOGICO

Nella sfera di questo potere confluiscono:

- la facoltà di imporre il proprio volere ad altri attraverso la suggestione e la persuasione aggressiva;
- la capacità d’influenzare il comportamento altrui secondo i propri fini più o meno consci;
- il dominio sulla personalità di altri individui;
- porre l’essere in balia di una volontà esterna al proprio sé.

L’esercizio di esso è compiuto estesamente nella società, a vari livelli e gradazioni. Connota spesso i rapporti familiari, di coppia, di parentela, di conoscenza, di gruppo, d’associazione. Si può dire che non esista ambito dove non vi sia il tentativo di influire da parte dell’uno sull’altro, in modo da ricercare il proprio vantaggio o il raggiungimento di un fine di superiorità o di imporre all’altro il proprio modo (ritenuto a torto o a ragione “giusto”) di interpretare l’esistenza.
Mi rendo spesso conto di quanto sia difficile accettare chi ci circonda esattamente come è. Ritengo sia uno dei baluardi più difficili da superare per l’uomo che vuole migliorare.
Il desiderio di manipolare in qualche modo il pensiero, l’opinione, l’atteggiamento, l’espressione, la manifestazione, il linguaggio, l’essere degli altri è pressoché insopprimibile.
Ci sentiamo sempre in dovere di giudicare, di criticare, di misurare e d’indicare la strada al vicino, al figlio o all’amico.
E’ triste constatare – purtroppo sempre a posteriori - come il novantanove per cento delle volte il parere non fosse stato richiesto, il suggerimento non fosse dovuto, l’analisi fosse inutile, o peggio, il consiglio risultasse palesemente avversato.
La molla che fomenta tale attitudine deve essere certamente molto forte ancorché universalmente diffusa, pur se in gradi e connotazioni diverse da individuo a individuo, come ci testimoniano quotidianamente sia i nostri stessi comportamenti, sia le abitudini di tutti quelli che ci circondano.
Le motivazioni principali che intuisco sono essenzialmente tre, in ordine progressivo di pericolosità:

- essere confermati,
- esercitare il controllo
- sentirsi “potenti”.

ESSERE CONFERMATI

Vale per tutte quelle velleitarie manifestazioni nelle quali cerchiamo di trarre sicurezza per noi in modo indiretto, del tipo “se l’altro segue il mio consiglio significa che ho ragione”, oppure “se mi segue significa che la mia direzione è giusta”, o anche “se mi dà ragione allora ho ragione” ecc.
Spesso si provoca appositamente, o si tende una sorta di trappola, o s’insiste per ottenere la tal soddisfazione, o si argomenta per ottenere ragione. E ciò non per aiutare il “prossimo”, ma per tranquillizzare noi stessi.
Per non colpevolizzarci, che oltre ad essere erroneo è anche faticoso e demoralizzante, colpevolizziamo gli altri, e con delle insicurezze che sono nostre! Non male vero!
Basta una breve riflessione per concepire come alla radice di tale comportamento non ci sia altro se non la mancanza di fiducia in noi stessi, in una parola l’insicurezza.
Se noi fossimo tranquilli di ciò che siamo, saremmo anche tranquilli in ciò che appariamo e non avremmo necessità di alcuna conferma.
Se ci sentissimo adeguati alle circostanze non avremmo alcun bisogno di coinvolgere altri nella nostra situazione solo per sentirci rassicurati.
Se non ci sentissimo “in difetto”, in carenza di argomenti, in deficienza di consapevolezza, in una parola, “inferiori”, non sentiremmo alcuna pulsione verso l’ottenimento di un’approvazione esterna al nostro essere.
Peccato che il risveglio della coscienza non sia un traguardo così automatico! Il miglioramento consisterebbe, nell’essere positivi, nell’abbandonare un potere effimero per perseguire un potere reale. Un potere in grado di indurre “vero bene”.

ESERCITARE IL CONTROLLO

Significa adoperarsi perché qualcuno si comporti esattamente nel modo da noi accettabile, più comodo e affine ai nostri intendimenti, è una motivazione tendente a “conformare la diversità”. Significa non essere in grado di accettare la diversità e, non solo, anche l’averne timore.
La paura di ciò che è alieno (o dell’alieno), di ciò che esula dallo sperimentato, è anche fattore innescante di comportamenti assai poco evoluti quali il razzismo, la xenofobia e l’emarginazione.
L’incapacità a confrontarsi con la diversità è sintomo dello stesso medesimo fattore: l’insicurezza derivante dal complesso d’inferiorità.
Il concetto è questo: “Se gli altri si muovono in ambiti a me affini, io non ho sorprese, sto tranquillo, e non mi devo sforzare più di tanto per mettermi nei panni altrui”. Ecco che quindi si impone agli altri la propria volontà con autoritarismo e spesso con aggressività.

SENTIRSI POTENTI

Gli individui che amano sentirsi potenti sono, ahimè, numerosi su questo pianeta. Ma tale forsennata ricerca del potere sulla mente altrui da dove scaturisce? Perché l’uomo vuole il predominio sul simile?
E’ per un piacere fine a sé stesso? E’ da considerarsi una sorta di patologia?
Indubbiamente questa pulsione trae la sua origine da un bisogno tanto forte da poter innescare un’altrettanto forte forma di vessazione.
E’ intuibile come solo colui che non si sente potente, abbia bisogno di potenza. Come solo colui che non si sente forte, abbia bisogno di raffrontarsi con persone più deboli per uscirne rassicurato.
E se tali debolezze non emergono autonomamente, che c’è di meglio se non diffonderle, scovarle, evidenziarle, creando stuoli di soggiogati umili e deferenti? O di esorcizzarle circondandosi di vittime angosciate e sofferenti?
In proposito si possono suggerire delle coppie di opposti (qualità carente nell’oppressore e indotta nell’oppresso) che danno un’idea abbastanza precisa sulle cause scatenanti di tante violenze e aberrazioni dell’umanità:
* salute (psicofisica)     ?     malessere, turbamento e inquietudine;
* vigore             ?    debolezza;
* solidità             ?    inconsistenza;
* energia             ?    apatia;
* virtù             ?     dissolutezza;
* coerenza             ?    contraddittorietà;
* fiducia             ?     discredito;
* altruismo             ?    egoismo.

Osserviamo come anche in questo ambito ci si trovi di fronte, sostanzialmente come nei precedenti, ad un sentimento di inferiorità che scatena le reazioni più nefaste.
A tal proposito propongo un approfondimento:

IL COMPLESSO D’INFERIORITÀ

“Mentre Freud edificava il suo impero sull'inconscio e la sessualità, Adler12 fondava il suo su un terreno diverso: il complesso d'inferiorità. Ogni nevrosi, dice Adler, inizia da un sentimento d’inferiorità. La nevrosi non sarebbe altro che un complesso d’inferiorità persistente.
Ma che cos'è un complesso d’inferiorità?
Non parleremo del normale senso d’inferiorità. Un giovane studente di fronte ad un suo professore si sente inferiore esperienza e come conoscenza, cosa del tutto normale e transitoria.
Un bambino si sente inferiore di fronte a suo padre. Un individuo si sente piccolo di fronte alle forze della natura. Un traduttore che è agli inizi della sua carriera, si sente inferiore nei confronti di un grande interprete.

Prendiamo come esempio il giovane pianista. Vale meno di un grande virtuoso? Si, perché è meno padrone dello strumento. Ma il suo senso di inferiorità sarà circoscritto al pianoforte.
Questa inferiorità naturale non determinerà in lui né passività, né umiliazione. Il giovane pianista normale sarà cosciente di suonare meno bene dell'altro, ma non avrà il sentimento profondo di essere meno dell'altro.
Perché soltanto questo è il vero sentimento di inferiorità. È una malattia dell’essere. Diventa nevrosi quando provoca sofferenza, timidezza, angoscia, paura, ostilità, aggressività, acuto bisogno di superare gli altri, di comandare, di essere il primo, di umiliare gli altri. Il complesso di inferiorità diventa una reazione della personalità interna di fronte a qualsiasi situazione ed a qualsiasi persona. Diventa allora un “atteggiamento mentale” a volte cosciente, più spesso inconscio, ma che guida tutte le azioni del soggetto.

La caratteristica dell'uomo è quella di evitare la sofferenza e di ricercare la pace interiore. Le persone che hanno un complesso di inferiorità soffrono. Sono estremamente insicure e provano paura e senso di incapacità. Poiché soffrono, cercano una soluzione; ed è logico, ciascuno di noi farebbe altrettanto. Queste persone ricercano quindi qualche cosa che elimini la sofferenza. Cosa fa il timido che ha paura? Diventa aggressivo.
Nello stesso modo una persona che soffre per un complesso di inferiorità, cercherà la superiorità.
Se soffre perché si sente impotente, cercherà la potenza. Se si sente dominato, cercherà di dominare.
È il meccanismo della compensazione. Si potrebbe affermare che la compensazione salva la vita morale di questo tipo di nevrotici. Il sentirsi superiori e capaci attenua l'angoscia originata da sentimenti di inferiorità e di impotenza; permette così di vivere su soluzioni di compromesso.
Le compensazioni, però, non eliminano affatto il complesso di inferiorità, lo rivestono soltanto con un mantello di illusioni...
E’ così che nella vita di tutti i giorni molte persone realizzano grandi cose proprio a causa del loro complesso di inferiorità. E si sarebbe tentati di credere che esse «abbiano superato» questo complesso. Niente affatto. II complesso costituisce la motivazione profonda della ricerca di superiorità (ricerca spesso inconsapevole).
Se soffriamo il sentirci deboli, se siamo umiliati, frustrati, desideriamo segretamente crederci forti.
Tutti i tiranni, i dittatori, gli autoritari, gli aggressivi, si trovano in questa situazione.
Il bisogno di dominare ed essere superiori è sempre di tipo nevrotico.

Di fronte ai vari comportamenti che finora ho citato, molti si domanderanno : «Ma io sono nevrotico, o no?».
Facciamo un esempio: un grande scrittore dichiara: «L'ammirazione di cui sono oggetto mi è indifferente!» . In questo atteggiamento si possono scorgere tre possibilità:

1. L'indifferenza è reale (sia in apparenza che in profondità): lo scrittore è equilibrato, lucido, intelligente. Egli trova pienezza in se stesso. Non ha bisogno dell'ammirazione altri per credere in se stesso. La sua è normale risponde alla realtà.
2. Supponiamo invece che soffra di un complesso d'inferiorità. Nonostante il suo talento ha paura di essere il centro dell’attenzione, di essere sopravvalutato. Teme di non poter esser l'altezza di ciò che ci si aspetta da lui. Finge indifferenza di fronte all'ammirazione. Fugge gli altri. Per non prendere coscienza di aver paura di fuggire, cerca di razionalizzare la situazione con argomenti che lo tranquillizzano, ai quali crede. L'indifferenza è dunque una compensazione; la sua di dichiarazione non è normale.
3. A causa di un complesso di inferiorità, può aver bisogno di sembrare «perfetto» e “staccato da tutte quelle sciocche manifestazioni di cui riconosce lo scarso valore”. Così, gli altri lo ammirano ancor di più per la sua «modestia» ; ammirazione della quale ha bisogno per sentirsi sicuro. È una reazione anormale; si convince con argomenti coscienti che non corrispondono per niente alla realtà. È un individuo perfezionista; dunque un nevrotico.

Si può quindi afferrare molto bene la differenza tra reazione normale e reazione nevrotica. La reazione normale è autentica; la nevrotica non corrisponde affatto alla realtà interiore. Essa è come una crosta che ricoprendo una piaga ne impedisce la suppurazione.
LA NEVROSI E LE SUE COMPENSAZIONI

Le compensazioni portano a volte a realizzazioni molto utili alla società.
Per esempio: un bambino umiliato per lungo tempo, si compensa in modo da essere superiore agli altri. Può così diventare un grande ingegnere o un grande medico, un grande avvocato, ecc. Ma in fondo è infelice, perché la compensazione non ha fatto scomparire il senso di inferiorità. Nonostante tutto, egli avverte che manca di una pienezza interiore. Come ho già dimostrato, le compensazioni prendono spesso l'aspetto dell'autoritarismo mascherato.
Per esempio:
- Questi nevrotici danno consigli, hanno bisogno di dare direttive. Essi provano così una sensazione di forza, di potenza e di integrità; hanno l'impressione di essere un “capo” che si rispetta e si ammira.
- Provano il bisogno di insegnare (per la stessa ragione).
- Provano il bisogno di dirigere.
- Provano anche il bisogno di aiutare gli altri, di soccorrerli, di essere di sostegno. Si sentono umiliati e diventano aggressivi se non ci si rivolge ad essi.
Tutti questi comportamenti sono del tutto anormali, perché questi nevrotici ricercano la superiorità, cioè la sicurezza contro il loro complesso di inferiorità.
Non concepiscono di essere uguali a qualcuno. O si sentono inferiori o si sentono superiori.
Se un nevrotico « compensato » si sente inferiore, farà di tutto per stupire il prossimo, per essere ammirato per il suo sapere, la sua intelligenza, la sua capacità di pensiero, il suo «calore umano».
Sono assetati evidentemente di prestigio.

Una nevrotica mi diceva un giorno, parlando degli studi di sociologia che aveva compiuto in modo approfondito: « So molte cose, ma questi studi mi hanno inaridito ». Questa affermazione sarebbe stata naturale per una persona normale.
Ma cosa accade in una nevrotica di questo tipo?
Ha studiato molto certi problemi perché poco comuni (da ciò la sensazione di essere superiore); si è inaridita (si umilia per sentirsi ancor più superiore, perché l’aridità « da intellettuale » è spesso ammirata. Come un martire della scienza, in un certo senso...

Altro caso: un nevrotico per complesso di inferiorità, vorrà riuscire «al primo colpo». Ha bisogno di comporre immediatamente come Beethoven, recitare come Molière, scrivere come Giraudoux. Vuole che i suoi lavori siano perfetti. Se gli si dice: «…va bene, ma è necessario lavorarci ancora», si sente affogare. Prova quindi un’immensa umiliazione, non perché è consapevole di valere (sebbene a volte lo creda), ma per un sentimento profondo di impotenza.

Altro caso: alcuni nevrotici si ritirano di fronte alla lotta, dichiarando che « questo non li interessa affatto »... « che essi sono superiori a questo »... ecc.
Prenderò in considerazione fra un istante l’automobilista visto da questo angolo.

LA MASCHERA DELLA NEVROSI

Le reazioni dei nevrotici sono sempre molto complicate. Ed è normale, se si pensa che in loro un complesso d’inferiorità è strettamente legato al desiderio di essere superiori!

Prendiamo il caso di un nevrotico che ha un bisogno estremo di essere indipendente, ma che nello stesso tempo ha bisogno di essere dipendente, protetto, coccolato. E’ chiaro che le sue reazioni saranno eccessivamente contraddittorie!

AUTOMOBILISMO E NEVROSI

Questi nevrotici hanno di mira la conquista degli aspetti esteriori della superiorità: denaro, posizioni altolocate, bei vestiti, macchine.
E l’automobile sembra concretizzare questi sentimenti malati. Molti guidatori non sopportano di essere sorpassati.
E’ una. reazione del tutto nevrotica! Essere sorpassati significa per essi «essere svalorizzati». Vale a dire, si identificano con la loro automobile, e la potenza della loro macchina diventa la loro stessa potenza. Per giungere a tanto bisogna che il loro complesso d’inferiorità sia veramente profondo!
Questi nevrotici non pensano: “La mia automobile è stata sorpassata da un’altra automobile”, ma “Io sono stato sorpassato da un altro!”.
E’ una cosa interessante osservare un automobilista vittima del complesso di inferiorità. Si trova evidentemente in uno stato di ostilità e di competizione anormali.
Reagisce generalmente in due modi: con l’aggressività o con la fuga. Conosciamo benissimo la nevrosi di aggressività: rabbia sorda, riflessioni acide, insulti, sarcasmi, sorpassi furiosi. Quanto alla fuga, si trasforma spesso in falsa disinvoltura, in falso rispetto del motore.
Per esempio:
- Battuto in partenza, un automobilista nevrotico dirà: «Io? non voglio certo sciupare il motore!».
- «Sprecare denaro per guadagnare due secondi? Fossi matto!» (Non pensa certo alle prime parole, ma cerca di giustificare la sua «inferiorità» agli occhi degli altri).
- Se la sua macchina non è veloce, ci tiene a dire che «il suo contachilometri segna sbagliato a partire dagli 80» che «segna troppo poco»; che «dovrà farlo rivedere... »
- Se si crede battuto, dichiara «che desidera godersi la passeggiata», perché gli altri non possano interpretare la sua lentezza come una debolezza. Oppure guida con una sola mano, con falsa noncuranza e fischiettando un motivo”.13

MA, SENTIRSI INFERIORI È NORMALE?

Pare, quindi, che il sentimento d’inferiorità sia responsabile di non poche problematiche umane.
Vorrei tentare ora di volgere l’attenzione anche ad aspetti “utili” di tale sentimento come, d’altro canto, sempre, aspetti positivi si nascondono dietro alle negatività più appariscenti (“dietro la nuvola più nera c’è sempre un sole fulgido e splendente”):

* analizzando la storia dell’uomo si evince come la “molla interiore” del complesso d’inferiorità abbia creato sì, dei mostri fagocitanti e massacratori di popoli, ma anche grandi individui, che innalzando se stessi hanno fatto progredire il genere umano;
questo ci da l’idea che vi possa essere un’altra faccia della medaglia, una faccia opposta e connaturata a quella negativa tanto evidente;
* analizzando noi stessi appare, abbastanza chiaramente, come gli stati d’animo in cui non ci si sente adeguati, all’altezza del compito, siano abbastanza normali, soprattutto in tutte le fasi iniziali di qualsiasi esperienza terrena;
d’accordo che più esperienza si fa e più ci si sente sicuri, ma “l’uomo che non deve chiedere mai” non è mai esistito, né mai esisterà, diciamo che a molti piacerebbe, ma che se tanti si mettono la maschera della padronanza assoluta, è proprio perché sono in grossa carenza di certezze;
ergo si potrebbe ritenere che il passaggio “da - a +”, da basso ad alto, da  una situazione di inadeguatezza ed una situazione di adattamento, sia connaturato all’esistenza terrena (d’altro canto se l’anima s’incarna per imparare a gestire aspetti sempre diversi della materialità…)
* consideriamo che siamo circondati da esempi di varia umanità e che, pur se accomunati nel cammino, vi sono logiche differenze di apprendimento e di livello evolutivo (causate dalle scelte dell’uomo, non decise da Dio aprioristicamente), e che esistono molteplici esempi di creature situate innanzi a noi, creature che dovrebbero fungere da stimolo ed esempio, più che da simulacro d’invidie;
non sarà quindi che sentirsi inferiori sia da considerarsi “normale” e “accettabile”, utile a riconoscere carenze e limiti che devono essere trascesi; un fattore innescante di “utile sofferenza”, sorta di meccanismo automatico evolutivo atto ad impedire l’adagiarsi in situazione di supina accettazione della propria condizione;
* è possibile, quindi, che “il gioco”, il fattore che fa la differenza stia nel come si convive con questa consapevolezza, nella risposta data al senso di inferiorità (che si può aggravare se mal vissuto, ma al contrario anche trascendere e sublimare?)
* infine, alla luce di tal ragionamento, diversamente da tante teorie accreditate, possiamo forse prospettare che la vita non sia lotta per la superiorità, competizione per la supremazia, tendenza al sorpasso reciproco (la competitività tanto promossa non solo nei modelli economici ma anche nei modelli educativi), bensì aspirazione al miglioramento, al trascendere una situazione precedentemente inferiore, al giungere, terminata questa o quella vita terrena, all’obbiettivo finale che, in sintonia con la parabola dei talenti, è l’aver fatto fruttare le virtù ricevute in prestito.

Forse la motivazione al perseguimento del potere psicologico non riguarda la lotta per la superiorità, ma piuttosto come l’uomo si pone di fronte alla necessità di evolvere. Probabilmente, e in una per quanto possibile “giusta misura”, il sentimento d’inferiorità non è una patologia psicologica, ma la normale condizione umana.
Normale, soprattutto se si scelgono gli appropriati parametri sui quali confrontarsi.
Appropriati, nel senso di utili ad un’evoluzione sana e fruttifera, all’insegna dell’equilibrio, del discernimento, del buonsenso, del senno, dell’accortezza e dell’altruismo, in sintesi, in direzione della saggezza.

SENTIRSI INFERIORI FA PAURA

Invece che cosa accade?
Accade che dal logico fastidio per questo “giusto” sentimento di d’inferiorità, l’uomo voglia liberarsi senza analizzarlo più di tanto. Anche perché, in una società dove tutto deve essere consumato o risolto velocemente, non c’è nessuno che raccomandi che è meglio ponderare prima di agire.
Quali sono i valori a portata di mano? Quali i modelli comunemente accettati da tutti, imposti dal sistema (poteri materiale, economico, gerarchico) che su essi basa il suo successo, accattivanti, di semplice comprensione e d’immediata fruizione?
Ma via! Niente di più ovvio! Il divertimento, il successo economico, il possesso di beni, la bellezza fisica, il danaro, la carriera, l’esser famosi, il culto dell’apparenza e dell’immagine, il conformarsi o non conformarsi a criteri solo estetici, potremmo continuare a lungo.
Quindi quello che poteva essere un “opportuno”, utile se vogliamo, senso d’inferiorità, in grado di spronare al miglioramento, si trasforma, si trasfigura essendo associato a quanto disponibile.
Questa inopinata “traslazione” induce all’idea che il gap si possa colmare attingendo alla quantità mancante di questi falsi valori, di questi ingannevoli modelli d’esperienza. Finalità tanto illusorie, quanto facilmente accessibili.

UNA SOLUZIONE PER TUTTI: LA FORTUNA

La società odierna propone anche un’altra validissima risposta a questo senso di carenza, un rimedio veramente diffuso e popolare, sul quale è il caso spendere qualche parola: la fortuna!
Ecco la meta da agognare sopra ogni altra. Lotterie, giochi televisivi, totoquà e totolà, che ormai non sono più considerati giochi, ma sono assurti al rango di serissime attività!
E’ la risposta che tutti cercano. E’ l’alibi per tutte le stagioni. E’ la panacea ad ogni dubbio esistenziale.
Se qualcuno è migliore di noi è solo fortunato, se siamo inadeguati o non all'altezza, invece di pensare ad eventuali carenze, ecco pronto il responso: indubbiamente siamo sfortunati!
E se siamo sfortunati allora abbiamo anche il diritto d’arrabbiarci, siamo autorizzati a prendercela con chiunque, e soprattutto possiamo mettere in discussione quel Dio colpevole che ha potuto organizzare un disegno così perverso! Come se un Essere Supremo, e supremo a tal punto da essere inimmaginabile, potesse invece essere paragonato al vicino di casa.
“Ma lasciamo stare”, non andiamo oltre perché il molto che bisognerebbe dire sull’argomento “fortuna”, ci porterebbe fuori tema (sarà oggetto di una futura lettera).

SE HAI PERSO LE CHIAVI DI CASA, NON PUOI CERCARLE SOTTO IL LAMPIONE SOLO PERCHÉ LI C’È LUCE

Dunque, si tenta di colmare il vuoto interiore, l’angoscia esistenziale, l’inadeguatezza, l’insufficienza, ciò che caratterizza il senso d’inferiorità, con quanto facilmente reperibile in prossimità, con il possesso di qualcosa o qualcuno, si pretende permutare un “imperativo morale” (il famoso “imperativo categorico” di Kant) e quindi immateriale per sua stessa natura, con materia della più bassa lega.
Com’è evidente la cosa non può funzionare ma, e questo è più grave, i più non se ne rendono conto, e tentano di fare della loro vita “un successo” nel senso esclusivo del consumo e del possesso, ovvero il trionfo dell’apparenza e dell’esteriorità a spese della sostanza e dell’essenza.
Come l’acqua che il bambino versa fiducioso nella buca scavata nella sabbia non basta mai, anzi, sparisce sempre più velocemente, così l’effimero potere non colma l’imperversante insicurezza che, senza la scelta di un arricchimento, sì, ma della coscienza, continua a perseguitare l’uomo per tutta la vita.
Incautamente, con temeraria incoscienza uomini assetati si rivolgono ad altri “disidratati” perché la loro sete venga alleviata. La fonte non è lontana, anzi spesso è prossima ma vietata agli inerti. Preclusa a chi reprime la voce della coscienza.
Verrebbe da dire – parafrasando il Jack Folla del programma radiofonico Alcatraz – “adesso basta… spegnete i televisori e accendete le coscienze!”.

CHI È A PORTATA DI MANO DEL FRUSTRATO, È IN PERICOLO!

Questo che abbiamo analizzato è uno degli aspetti di grande impatto legato allo sfruttamento dei sensi d’inferiorità: v’è quindi un forte interesse a far sentire l’uomo debole e inadeguato.
Non per nulla schemi e ideali proposti incarnano ininterrottamente stili e modelli di vita irraggiungibili dal novantanove per cento della popolazione!
Popolazione che, per certi versi frustrata rispetto a tali “grandi ideali” di potere, fa del suo meglio per rifarsi dove può, quindi si guarda intorno con aria indagatrice e…. e trova  il coniuge, il genitore, il figlio, il conoscente, il collega, o anche il primo che passa, vittime designate da sacrificare sull’altare delle proprie insicurezze.
Attraverso il senso d’inferiorità inappagato, fanno breccia, oltre ai poteri mondani, questi poteri più dozzinali e grossolani che superficialmente danno, a coloro che li perseguono, la sensazione della superiorità.
Succede che, annebbiati dai frutti di male interpretate pulsioni interiori, torme di individui vaghino alla ricerca dissennata di questa superiorità sul prossimo, pensando sia lecito innalzarsi a spese del tapino che li accompagna, ritenendo normale avvantaggiarsi inerpicandosi sulle spalle dei vicini inconsapevoli o reputando legittimo rovinare i colleghi per sopravanzarli.
Questa è l’ottica con la quale da sempre gli uomini tentano di dominarsi tra loro e, mai come in questi nostri tempi, di sfruttarsi vicendevolmente.
All’uopo molti strumenti di sopraffazione sono stati concepiti già all’alba dei tempi, affinati dall’animo umano nei millenni della sua esperienza, onde ottenere ragione dell’altrui resistenza.
Dividerei tali mezzi propedeutici all’ottenimento del potere psicologico in tre categorie:

* L’aggressività.
* Il ricatto.
* Il condizionamento.


3.1    L’AGGRESSIVITÀ

Di tale mezzo siamo tutti esperti. Chi può dire di non essere mai stato aggressivo? O, pur avendola controllata, di non avere mai provato tale pulsione verso chicchessia?
E certamente a chiunque è toccato subire l’aggressività altrui. Spesso ci è accaduto di far buon viso a cattivo gioco, oppure siamo stati a tal punto sorpresi da non poter organizzare alcuna reazione utile, oppure  - sbagliando assai - abbiamo reagito con lo stesso strumento, ottenendo effetti opposti agli obbiettivi che ci eravamo prefissati (…ma avevamo degli obbiettivi?).
Se, come il sottoscritto, vi siete spesso scoperti a rigirarvi nel letto pensando alla reazione che avreste voluto avere, incolpandovi per la scarsa attitudine che ve l’ha impedita, oppure avete cercato d’immaginare tutti i possibili scenari di un presupposto attacco, cercando di memorizzare le varie soluzioni, ritrovandovi comunque sempre impreparati al momento giusto, avete tutta la mia comprensione e la mia simpatia.
Purtroppo non è sempre possibile evitare l’individuo prepotente “…ché mettere una certa distanza tra noi e lui sarebbe certo la miglior cosa”.
Di fronte ad aggressivi “sistematici” è molto difficile assumere un comportamento che sia, da un lato dignitoso per noi stessi, dall’altro utile a gestire un rapporto di cui, evidentemente, non possiamo fare a meno, almeno momentaneamente.
D’altro canto, sappiamo anche che la nostra difficoltà non è certo un buon pretesto per dare la stura a giudizi sommari o, peggio, a sentimenti d’odio e di livore.
Come sempre non abbiamo che una via: assumendo come incontestabile che non possiamo fare assolutamente nulla per cambiare il prossimo, dando per scontato che la vendetta ci sia aliena in ogni sua manifestazione, non rimane altra strada – non lo sapessimo! - che cambiare noi stessi, il nostro atteggiamento, il nostro approccio mentale, in modo che l’aggressività altrui ci faccia meno male possibile.
Il primo passo per migliorare il proprio atteggiamento è, a mio avviso, quello di capire perché certe cose avvengono.
Chi sono gli aggressivi e perché fanno così? Le risposte - possibilmente - potrebbero aiutare anche noi ad eliminare quel tanto o poco di aggressività che ancora dimostriamo.
Che i prepotenti abbiano dei problemi è evidente ma, possiamo noi comprenderli, siamo in grado di entrare nel merito dei problemi medesimi? Forse sì. In ogni modo è di sicuro questo il primo passo per aiutare noi stessi e forse anche loro.
Vi propongo, a seguire, un’analisi del problema da parte di un esperto.

STATI MENTALI COLLEGATI ALL’AGGRESSIVITÀ:

“Insicurezza = timidezza = sofferenza = soluzione (sentirsi a proprio agio, essere superiore) = impossibilità di trovarsi a proprio agio perché timido = almeno apparire a proprio agio = perfezione nel sembrare a proprio agio perché nessuno possa vedere la verità = disinvoltura = perfezione nella disinvoltura = perfezione del contegno, nelle parole, nell'aspetto psicologico = inibizione della spontaneità = aridità = solitudine.

L’AGGRESSIVO

Una porta. Sulla porta un cartello: ‘Attenzione! Si spara a vista!’.
Eccoci davanti al rifugio dell'aggressivo!
Improvvisamente ci troviamo accecati da bagliori, da parole lanciate come bombe, da battute ironiche, da schiaffi. L'intero rifugio trema: il pavimento, i muri, gli abitanti. Davanti a tutto questo, come una tempesta, un timido ammazza.tutti: l'aggressivo.

In riposo: sopracciglia aggrottate, mascelle contratte, pugni stretti, nervosismo, ma sembra terribilmente sicuro di sé. Da tutto il suo modo di comportarsi si ha l'impressione che non tema niente e nessuno.

In azione: scatenato, urlante, gesticolante, all'attacco anche se nessuno si sogna lontanamente di attaccarlo, colpendo di stocco e di taglio, ridendosi di tutto, ironico, rispondendo a tutti senza essere mai stato interpellato. Giustifica a meraviglia il cartello sopra riportato.

Sempre: duro, tronfio, contratto. Sembra colpito dal tetano al cervello.

Sarebbe normale pensare che, di fronte ad una situazione nuova, l'aggressivo debba fermarsi un attimo per osservare i fatti nuovi che gli si presentano, e di conseguenza adattarsi ad essi... Non è cosa per lui. Appena lo si guarda, si irrigidisce, punta tutti i suoi cannoni e spara. Colpisce a destra e a sinistra, su tutto e su tutti, agitandosi in mezzo al tifone da lui stesso creato; precipitandosi a testa bassa nel guazzabuglio di circostanze che sembrerebbe voler polverizzare.

Come agiscono gli altri nei suoi confronti? Si mettono i guanti, si preparano una frase, la girano e la rigirano attentamente in tutti i sensi... poi provano ad avvicinarsi a passi felpati. Avanzano sulla punta dei piedi. Il minimo ostacolo (e Dio sa quanto sia sensibile) ed egli scatenerà la sua folgore. Abbassano la testa, si danno alla fuga.
La sua donna indietreggia, i bambini tremano, gli amici scompaiono.
E’ temuto, qualche volta detestato; spesso invidiato per la cosiddetta forza che emana dalla sua persona. E’ invidiato perché non ha paura di nessuno, si ha paura delle sue repliche sferzanti, definitive, nette, insultanti.

Gli si presenta un subordinato? L'aggressivo tuona, gli tiene la sua lezione seccamente, sprezzante, lasciando cadere dall'alto qualche dura parola.
Gli si avvicina un superiore? L'aggressivo si addolcisce, diventa untuoso. I cannoni sono ritirati, il rifugio si copre di rose... Sia dolce, caro superiore, perché questo aggressivo non è che un grande timido...
Questo stesso aggressivo, una sera in vena di confidenze, dopo aver forse bevuto, vi dirà: ‘Io? ... ero timido, mite,... ma un giorno ne ho avuto abbastanza ed ho reagito...’.
Guarda quindi le sue mani con compiacenza. Perché quel giorno ha stretto i pugni ed ha cominciato a colpire, prima a sinistra e a destra, poi davanti e di dietro, quindi da tutte le parti contemporaneamente. Ha sparato su tutto ciò che costituiva per lui un pericolo... Ma, poiché è un grande timido, tutto per lui diventa pericoloso! Allora, come è facile capire, ha sparato su tutto per farsi la mano e per proteggerti dalla paura.
Era nato il timido non autentico, e alle persone del suo ambiente non rimaneva che sopportarlo...
Consideriamolo attentamente. Tutto suona falso. Usa una bomba atomica per fare una piccola buca. La sua voce ha un suono falso. Il suo pugno, che stringe come una morsa, è falso. Il suo modo di camminare, a scatti, duro, troppo imponente e rapido, è falso. Il suo stesso sorriso, tirato, duro, autoritario è falso! L'aggressivo è un insieme di campane incrinate in un campanile che crolla.
Dunque, l'aggressivo crede di aver reagito in questo modo.
Crede di essere stato lui a “decidere” la sua risposta di attacco. Mentre invece tutto, avviene indipendentemente dal suo volere. Molto spesso, gli sforzi compiuti per superare la sua timidezza o la sua emotività hanno affaticato il suo sistema nervoso. E quest'ultimo, dalla depressione, è passato ad un'agitazione altrettanto intensa.

COSA È L'AGGRESSIVITÀ?

La biologia insegna che l'aggressività è una componente fondamentale in qualsiasi essere vivente. Dimostra inoltre che, sia negli animali che nell'uomo, l'aggressività è legata all'istinto.
Questa aggressività, nel suo senso fondamentale, permette all'organismo di usare tutto ciò che gli è vicino per soddisfare i bisogni essenziali della sua vita. In questo senso l'aggressività è normale. Freud, nella sua teoria degli istinti, considera due istinti fondamentali
a) L'istinto di vita, che è rappresentato dall'istinto sessuale.
b) L'istinto di morte: che raggruppa gli istinti orientati verso l'aggressività e la distruzione.
Per Freud tutti i fenomeni della vita derivano sempre dalla combinazione o dalla opposizione di questi due istinti.”14

ESISTE UN’AGGRESSIVITÀ “NORMALE”?

Sul fatto di definire “normale quell’aggressività che permette all’uomo di usare ciò che a sua disposizione per soddisfare i suoi bisogni essenziali” mi permetto di fare qualche considerazione mia.
Se con il termine aggressività intendiamo un atteggiamento, sempre e comunque, di offesa – contesa – contrasto – disputa, nei confronti del prossimo o comunque verso il “fuori da noi”, trovo il concetto perlomeno criticabile. Appare alquanto evidente come la linea di demarcazione tra i bisogni essenziali “reali” e quelli così intesi da ogni individuo, sia quanto di più labile e arbitrario si possa immaginare. Facile immaginare un sopruso che si trasforma “nell’unica strada per cavarsela”, come spesso sentiamo affermare anche da sfruttatori o criminali.
Se usassimo invece, in luogo della becera aggressività, il discernimento e la determinazione da esso derivante, avremmo l’idea di ciò che io considero effettivamente “normale”, per permettere all’uomo di usare ciò che a sua disposizione per soddisfare i suoi bisogni essenziali.
Oserei azzardare che qualche differenza dovrebbe pur contraddistinguere il pitecantropo dal sapiens-sapiens!
Invece, al contrario, ci circonda lo sterminato quanto desolante spettacolo dell’aggressività umana in tutte le sue variegate manifestazioni.
La strada del discernimento è aperta per tutti, ma è così poco pubblicizzata, poco promossa perché poco apprezzata, nonché contraria alla semplice via della violenza che tanti interessi coinvolge.

SIAMO ANCORA ALLA LEGGE DEL TAGLIONE

Come può diffondersi una cultura di pace se la legge del taglione, la cultura “dell’occhio per occhio e dente per dente” è ancora così in auge?
Come, se tanti governi, il cui compito sarebbe quello di diffondere etica e morale, comminano la morte per la morte?
Come, se la comunità internazionale progetta di rispondere alla guerra con altra guerra?
Come, se i mercanti d’armi (mine antiuomo comprese) continuano a non essere nemmeno scomunicati?
Come, se la nuova schiavitù viene tollerata in ogni dove?
Come, se la politica è intesa come violenza verbale e sopraffazione dell’avversario?
Come, se il verbo “uccidere” viene sempre sostituito dai cronisti televisivi con il verbo “ammazzare”?
Come, se la chiesa chiede scusa per le sue violenze passate, ma poi si scandalizza, si offende, si indigna (che esempio fulgido di saggezza!) e con arroganza punta il dito contro gli omosessuali che vogliono fare una manifestazione, peraltro simile a tante altre svoltesi in tutte le capitali mondiali?
Come, se il rogo di Giordano Bruno è, tuttora, giustificato e se, qualche mese fa, sul settimanale popolare “Oggi”, il grande filosofo veniva ancora – nel centenario della morte “casualmente” concomitante col giubileo - denigrato, ingiuriato e diffamato con le seguenti parole: “Giordano Bruno martire? La Chiesa «doveva» bruciarlo. Quattrocento anni dopo, molti studiosi “riabilitano” la condanna al rogo del filosofo. Eretico, bestemmiatore, mago: per le leggi del Seicento il frate maledetto era peggio di un assassino. «Fu un processo regolare», dicono anche gli storici laici”, ed evito di citare ciò che di grossolano, madornale e oltraggiante veniva sostenuto nel seguito (segno di quanto siano ancora attuali quelle tesi e di quanto ancora brucino)?
Potrei continuare a lungo, ma tanto basti a dimostrare quanto l’aggressione e la violenza permeino il mondo.
Come fare a seminare pace e discernimento nelle famiglia, quando giornalmente le case vengono inondate da proteiforme aggressività?

Nessuno scampa, bimbi compresi, ai quali vengono proposti-imposti modelli esistenziali inadatti ad un futuro degno e sereno.
Quindi, prima di  definire “normale” qualsiasi tipo di aggressività, pensiamoci bene, potremmo essere i primi a pentircene.
Lo perdoniamo, invece, a Pierre Daco (o al suo traduttore), il quale voleva certamente dare questa patente a quel giusto livello di risolutezza, o fermezza, o determinazione che permette all’individuo di perseguire, prima la sopravvivenza (senza la quale, penso siamo tutti d’accordo, nessun progresso ha senso) e poi un giusto fine.

Continuiamo ora a seguire l’analisi dell’aggressività interrotta poco fa.

NELL'ADULTO, L'AGGRESSIVITÀ È UN’INCLINAZIONE AD ATTACCARE
 
La troviamo nelle persone in atteggiamento d’ostilità. L'aggressività può essere attiva o repressa (per esempio un adulto che in nome dei principi morali è in atteggiamento interiore.aggressivo nei confronti del padre, ma che reprime questa aggressività in nome della « morale che vieta di attaccare in qualsiasi modo il genitore »).

L’aggressività costituzionale si manifesta nei temperamenti impulsivi e violenti; negli epilettici; in certe razze umane.
Anche il paranoico possiede un'aggressività costituzionale e lucida, continuamente all'erta.

Le aggressività acquisite sono forme di aggressività accidentali, risultati a loro volta di stati psicologici anch'essi accidentali.
Per esempio, in casi di estrema suscettibilità, nell'amor proprio ferito, nelle passioni.
I traumi cranici a loro volta lasciano spesso disturbi del carattere, che possono esplodere in forme aggressive.
Si ritrova l'aggressività acquisita nella schizofrenia, nelle allucinazioni (il soggetto “sente delle voci” che gli comandano l'aggressione), nei perseguitati e nei persecutori, nei deliri di gelosia, ecc.

AGGRESSIVITÀ = PAURA

Ma torniamo al nostro aggressivo. Cosa fa?
Egli si aggrappa semplicemente al meccanismo della compensazione di fronte alla paura, e di fronte alla fuga che la paura gli indica.
Ma come – mi domanderete- di fronte alla paura?
Ma se tutto il suo modo di comportarsi sembra rivelare che non soltanto non ha paura, ma non ha mai paura!
Ma come di fronte alla fuga? Ma se è sempre pronto all'offensiva, si scaglia, piomba addosso, prima ancora che lo si tocchi!
Allora?... Ci troviamo nella stessa situazione della fatica che si trasformava in agitazione, ed era scambiata per azione energica.
Dato che l'aggressivo è sempre in agitazione, crede che la sua azione sia reale, volontaria. Si prende veramente sul serio. Crede che il suo agitarsi riveli energia; e che tutta questa energia l'abbia conquistata a forza di pugni, stringendo i denti per vincere la timidezza.
Non è quindi logico che si prenda sul serio, dal momento che crede a tutto ciò? E, dato che il suo sistema nervoso è compensato senza che egli sappia come, non è logico che l'aggressivo si ammiri? Pensate un poco! Ha osato, lui, vincere la sua timidezza! Da solo!
Aveva paura degli altri, ed ora fa paura agli altri!
Grazie al suo continuo attaccare, si crede sicuro di sé. Addirittura, con estrema ingenuità, si meraviglia nel vedere che intorno a lui ci sia il vuoto. Ma, nonostante ciò, qualche volta l'aggressivo sente dentro di sé che «tutto ciò non corrisponde alla realtà». Avverte che la sua forza è una finta forza, che la sua energia, dispersa ai quattro venti, è una falsa energia.
Sente quindi la contraddizione tra il suo “sembrare”  e il suo essere reale (come nel caso del perfezionista). E questa contraddizione è fonte di angoscia. Deve quindi compensare questa angoscia rinvigorendo la sua aggressività! Ecco che siamo di nuovo prigionieri di un circolo vizioso. Spende la sua energia in pura perdita, compie sforzi su sforzi per mantenere un « livello » di forza, e dopo qualche anno arriva l'esaurimento nervoso.
Egli presenta allora tutti i fenomeni della fatica: esaurimento, depressione, agitazione. La depressione rinforza la sua iniziale timidezza; l'agitazione rinforza l'aggressività... fino al dramma finale.15

Su quale possa essere il dramma finale ognuno può sbizzarrirsi. Per quanto mi concerne, piuttosto che approfondire, preferisco attenermi ad una analisi dei vari ambiti comportamentali attinenti all’esercizio del potere, per poi alla fine proporre la positività concernente il potere autentico.

Passiamo ora ad un altro mezzo utilizzato dagli uomini per perseguire e consolidare la conquista del potere psicologico sui simili.

3.2    IL RICATTO

Vorrei individuare in quest’ambito tutte le forme di esercizio di potere psicologico che fanno leva sulle paure della “vittima” (ossia dell’oggetto su cui il potere va ad avere effetto). Si tratta anche in questo caso di “pressioni” psicologiche esercitate affinché i malcapitati si conformino al nostro volere, in modo da colmare il baratro della nostra insicurezza, pressioni che sono esasperate ed aggravate dalla coabitazione.
Il ricatto, spesso utilizzato come arma per combattere la solitudine, funziona fino a quando la consapevolezza altrui rimane scarsa. Si tratta di uno di quei classici rimedi non fanno che acuire il dolore, frequentemente causato dalle reazioni inevitabili delle vittime - di presa di coscienza o di ribellione o di abbandono - che creano spirali perverse nelle quali si “invischiano” milioni d’infelici.

IL RICATTO AFFETTIVO

E’ assai peculiare che in molteplici casi l’esercizio di tale “sollecitazione” sia totalmente inconsapevole. Per generazioni si perpetuano comportamenti ritenuti normali, dei quali non si è più in grado di cogliere l’ingiustizia e l’amoralità. Proprio perché si è stati a propria volta vittime, in modo automatico si diventa carnefici.
E’ il caso del ricatto affettivo, uno dei metodi più utilizzati, soprattutto nelle relazioni familiari o di coppia, per ottenere il potere sul simile. Le forme sono le più svariate:
- il semplice paventare la perdita del presunto affetto, contraddistinto dalle frasi “se non farai o non sarai… non ti vorrò più bene”,  “se non mi… ti lascerò”, “se mi ami devi…” ecc.;
- la tecnica del lamento, attraverso cui il lamentante soggioga creando nell’altro il tormento, l’assillo della ricerca del – peraltro inesistente -  metodo per impedire e limitare il lamento medesimo;
- la tecnica del “non stare mai bene” che, oltre a creare un alibi per impedire qualsiasi “disturbo” (per la serie “tu non puoi pretendere niente perché io non posso dare”), crea nel prossimo un senso d’impotenza nel lenire tali sofferenze, sofferenze la cui causa scatenante è esteriormente immanifesta e ancor più difficile da alleviare;
- la tecnica del “muso”, del silenzio col quale si vuole punire il reo per le sue presunte offese, procrastinato a volte per periodi assai lunghi, nell’intenzione di far macerare nella responsabilità il malcapitato.
L’utilizzo del senso di colpa in genere raggiunge vertici inimmaginabili. Frasi del tipo: “non ti occupi mai di me”, “non pensi mai alle mie esigenze”, “mi fai piangere”, “non mi fai stare tranquillo”, “non riesco a dormire se tu…”, “ti diverti a farmi soffrire…”, “io vivo solo per te, invece tu…”, “non farmi stare in pensiero”, indicano abbastanza efficacemente come sia d’uso comune questo tipo di ricatto.

LA RESPONSABILITÀ DELLE NOSTRE AZIONI È NOSTRA

A definire quanto tale meccanismo sia fallace e distorto è sufficiente fare mente locale ad una evidente certezza: la responsabilità delle nostre azioni e delle nostre inerzie è solo nostra, anche quando ci vogliamo illudere che non sia così perché è utile e deresponsabilizzante, la decisione di comportarsi o meno in un certo modo, di pensare in un certo modo, non può che essere nostra, sempre e comunque.
C’è una grande differenza tra soggiogare e volere bene. Amare non vorrà mai dire né possedere, né esercitare una qualsiasi forma di controllo. Della felicità altrui si può godere solo se è espressione di una libera volontà, di libertà.
E invece si vogliono possedere i figli, “regolare” i coniugi, “ristrutturare” i fidanzati, obbligare gli amici e via di questo passo.
Si vogliono costringere i diversi ad uniformarsi perché la diversità spaventa, la sua accettazione costa fatica.
Oppure si tenta propriamente di trasformare ciò che non è alla nostra portata in qualcosa di affine: “Perché se riconduco a canoni conosciuti ciò che mi è alieno, mi sentirò meglio, più sicuro di non dover cambiare nulla, certo di essere nel giusto”.

L’AMBIENTE FAMILIARE SPESSO PUÒ ESSERE DISAGEVOLE

Purtroppo proprio nelle famiglie, nelle case, si consumano la maggior parte delle ingiustizie di cui parliamo, proprio nei luoghi dove maggiormente l’individuo dovrebbe essere a suo agio, tranquillo, alla ricerca di quella pace e serenità utili allo sviluppo e all’evoluzione del pensiero.
E’ triste constatarlo ma è cosi. Invece di educare alla vita spesso si educa alla sofferenza interiore, invece di affrancare dai condizionamenti, si perpetuano le colpe degli avi.
Invece di essere attorniati da persone che aiutano, che manifestano correttamente l’asserita volontà di bene, siamo spesso circondati da “saprofiti”, da persone che succhiano energia, da individui che stancano, da proteiformi metodi di controllo dissimulati sovente da nobili apparenze: autoritarismo, gelosia, finta dedizione (dedizione autoritaria), caparbietà, ostinazione, testardaggine, tensione, giudizio (opinioni preconcette).

“Anche un semplice pranzo in famiglia molte volte può costare, per certe persone, più fatica che non uno studio intenso. Perché? Per la tensione nervosa, le rimozioni, le ostilità represse che un pranzo simile può provocare.
Questo caso apre il discorso sulle persone che stancano.
Vivere insieme a queste persone provoca molto di frequente le peggiori nevrosi.
Questo genere di persone potrebbe essere anche definito: i mangiatori di energia. Perché e come? Lo vedremo tra poco.
Ma come ho già detto, è soprattutto nell'ambiente familiare che troviamo i mangiatori di energia, semplicemente perché la coabitazione si prolunga per molto tempo ed è sottoposta ai codici morali, al rispetto assoluto, al divieto assoluto di manifestare l'ostilità, ecc.
Ma è altrettanto vero che anche un capoufficio può “mangiare” l'energia di un suo impiegato, dato che anche in questo caso abbiamo la coabitazione.

I MANGIATORI DI ENERGIA o LE PERSONE CHE STANCANO

Chi sono? Sono così numerose, e si nascondono sotto maschere così diverse che bisogna rinunciare a nominarle tutte... Ma, in ogni modo, hanno tutte uno stesso marchio di fabbrica: il bisogno di dominare!
Abbiamo tutta la gamma degli autoritari, dittatori, maniaci, esigentissimi, pignoli, brontoloni, gelosi, suscettibili, astiosi...
Tutte queste persone indossano, come ho detto, maschere differenti.
Quante persone (e ne vedremo più casi) nascondono il loro bisogno di dominare sotto una maschera di “bontà” esagerata? (benché inconscia).
Il meccanismo è molto sottile. Una persona della vostra famiglia vi domina, e voi provate nei suoi confronti una ostilità interiore, carica di emozione. Ma se questa persona è per voi “meravigliosamente buona”, come potete dar sfogo a questa ostilità? Ecco allora che reprimete il vostro istinto...
Inoltre, molte persone recitano la parte dei martiri per ottenere meglio ciò che vogliono.
Quanti si aggrappano al loro figlio, e lo “coccolano” ?
Quante madri impediscono inconsapevolmente al loro figlio di divenire un uomo, e fanno di tutto perché rimanga un “bambino”? In questo campo, si può ricorrere a qualsiasi mezzo; l'autorità pura e semplice, come le innumerevoli maschere che possono nasconderla.
Quando queste persone mangiano l'energia di chi coabita con loro? In primo luogo, quando è impossibile scaricare l'ostilità. (Può essere questo il caso di un bambino di fronte ai suoi genitori, o di un impiegato davanti al suo capo ufficio).
Inoltre, qualsiasi persona che prova un intenso bisogno di dominare, è un nevrotico.
Il dominare è per lui un meccanismo di sicurezza interiore.
Adattarsi a queste persone non solo è difficile, ma richiede sempre forme nuove e continui tentativi. Con loro è impossibile qualsiasi abitudine di vita.
Bisogna stare continuamente attenti, in ansia, pronti. « Non si sa mai che pesci prendere! »... è il solito ritornello.
Ma non bisogna dimenticare che la coabitazione dura spesso anni interi, ora dopo ora, minuto dopo minuto. Ci rendiamo conto, a questo punto, quante emozioni, rivolte, collere represse, sottomissioni a denti stretti provocano questi mangiatori di energia?
Quali sono gli effetti sulle persone costrette a vivere con loro?
Presentano numerosi punti in comune: sempre l'esaurimento; la diminuzione o l'annientamento della  personalità, l’impossibilità ad essere se stessi, ad agire con spontaneità, il continuo valutare anche la più piccola azione; il senso di inferiorità e la frustrazione, la mancanza di responsabilità, ecc.
Ho già affermato che il dominio sugli altri può manifestarsi apertamente, come può nascondersi sotto diverse sembianze. In quest'ultimo caso si hanno le più disastrose conseguenze.

L’AUTORITARISMO

Tra autorità ed autoritario c'è una notevole differenza.
L’autorità considera il comando come un mezzo, e cerca di realizzare un reale potenziamento della personalità. Ha un rispetto assoluto per le persone alle quali si rivolge; è, in altre parole, il comando democratico allo stato puro.
Questa autentica autorità dona, perché è ricchezza e forza.
L'autoritario invece? È tutto il contrario..
L'autoritario considera il comando come un fine in se stesso, e quel comando rappresenta per lui la sicurezza interiore.
Si rifiuterà quindi di discutere il suo dominio, pronto ad esigere tutto, ma incapace di donare qualcosa.
L'autoritario è un aggressivo: quindi un debole.
Il suo comando camuffa un attacco, ed egli attacca per paura di essere attaccato, colpito, posto in una situazione di inferiorità.
Per i deboli, l'autoritarismo e il dominio sono una compensazione di prim'ordine. Rendere gli altri inferiori a sé dà loro un'illusione di superiorità e di forza.
Inoltre, essi hanno così la sensazione di compiere un'azione, senza però dover spendere l'energia creatrice necessaria, cosa di cui sono incapaci.
Basta guardarsi intorno per trovare persone simili in gran quantità...
Nella vita normale gli autoritari possono continuare ad esser tali grazie a molti fattori. Prima di tutto per dei fattori utilitari (per es. un subordinato che tace per timore di essere licenziato; un subordinato pauroso, ecc.) oppure per legami di tipo familiare e affettivo.
Quindi, a causa della continua confusione tra forza e aggressività, più di una volta invece abbiamo constatato che l'aggressività è l'opposto della forza.
Spesso si confondono due altre cose: la durezza nel dominare e la volontà. Ora, se l'autoritario sembra essere una persona di grande volontà, è perché non possiede affatto la reale volontà... dal momento che manca della forza psichica!
È facile constatare come l'autoritario si intestardisca alla minima occasione.
Per quali motivi? Perché qualsiasi opposizione lo inchioda davanti al suo abisso di incertezze e di debolezze. L'intestardirsi dell'autoritario è il parente povero della volontà; se lo si dovesse considerare vera volontà, allora anche i muli, a questo punto, sarebbero in possesso di una grande volontà”.16

VOLERE È POTERE?

Ricordate l’interrogativo che mi posi all’inizio di questo saggio, circa il fatto che venisse prima il potere o il volere? Potremmo quindi suggerire, traendo spunto da questa affermazione che è più corretto il detto “potere è volere” che non il suo contrario, perché se la volontà viene innescata dalla “forza psichica”, tale forza non può che derivare dalla serenità, dalla consapevolezza dei propri mezzi, ossia dal vero potere. Penso, d’altro canto, che “forza psichica” e “potere autentico” siano interdipendenti, essendo l’una la manifestazione dell’altro, come per altro avremo modo di approfondire più innanzi.
Tendo a pensare che la volontà sia uno strumento alla stregua di altri come possono essere l’impegno, la coerenza, la fermezza, la tenacia o il discernimento. Si tratta di una disposizione dell’animo molto attinente al desiderio, ma con una maggior preminenza della ragione sull’emozione.
Inevitabilmente il potere del quale vogliamo disquisire, inteso quindi come qualità dell’essere, nel senso di adeguamento della personalità agli interessi del nostro spirito, è certamente a monte della volontà.
La mia idea è che la volontà sia il braccio armato del potere, e il problema è se quest’ultimo possa essere fallace quindi nefasto. Ma la volontà è uno strumento e come tutti gli strumenti causa effetti connaturati alle intenzioni dell’essere che lo utilizza.

Finito l’inciso torniamo al precedente discorso: nel bene e nel male la volontà viene spesso confusa con la testardaggine.
Questa è certamente il parente povero della volontà, così come l’autoritario è solo il mediocre fratello del potente.
Tuttavia convivere con gli autoritari è molto faticoso, e considerando la loro assoluta preponderanza numerica è del tutto normale che ognuno di noi ne abbia fatto congrua esperienza. L’importante è salvaguardare la propria salute, sia fisica che mentale.

Anche perché, la salute, è la prima a rimetterci in casi di questo genere: coabitare con un autoritario è estremamente faticoso; soprattutto se egli è un tabù, contro il quale è severamente vietata qualsiasi rivolta, come è stato già detto.

UN CASO DI DOMINAZIONE CAMUFFATA

“. Y, un uomo di trenta anni, ha vissuto continuamente tra la nevrosi e l'esaurimento, poiché la zia che lo ha allevato gli ha sempre impedito di portare a termine una azione senza che lei vi prendesse parte. Questa zia gli ha imposto il suo aiuto, le sue idee e le sue raccomandazioni. Una presenza noiosa, con la mania di aiutare e di consigliare continuamente.
Ecco quanto afferma lo stesso Y : “... non ho mai fatto alcunché, anche di nessun valore, senza che lei si sentisse in dovere di impormi il suo aiuto... non riesco neppure a spiegarlo... era estremamente faticoso, come sentirsi gettato in una fossa,... e coccolarmi... guidarmi.., ecco: cercare del carbone, un'azione del tutto stupida, non è vero? Ebbene, ella mi imponeva il suo aiuto anche. in cose del genere... non ne prendere troppo.., è pesante... ora ti aiuto io... io farei così... ecc. Fare un pacchetto, uno stupido pacchetto (le mani di Y tremano di rabbia)... non c'era verso di farlo da solo... la zia era là, incollata a me, incollata al pacchetto... pronta a spiare il modo in cui io metterò la minima cosa... Ogni giorno la stessa cosa, mi capisce... E quando alla fine riuscivo improvvisamente a fare qualcosa, la sentivo a tre passi da me, che mi sorvegliava con la coda dell'occhio... e mi sentivo un perfetto imbecille, come se avessi ancora tre anni... non mi sentivo affatto un uomo, e tutto questo è durato la bellezza di diciotto anni...!
Ribellarmi ?... ma la zia era la bontà in persona:. mi coccolava... e non sarebbe riuscita a capire. Credeva di fare bene, senza rendersi conto che era terribilmente autoritaria, malgrado la sua bontà...
Era suscettibile, permalosa e pronta a risentirsi alla minima contrarietà. Era talmente in apprensione tutte le volte che facevo qualche cosa, che preferivo lasciarla fare... anche i lavori più faticosi... come piantare dei chiodi... così passavo anche per fannullone! Non posso dirvi gli improvvisi scoppi di rabbia che ho provato in questi diciotto anni, durante i quali non sono mai riuscito a sentirmi un uomo, spontaneo...” .
Risultato? Y non è più capace di assumersi una responsabilità ed è diventato omosessuale... Questo è tutto, ed è anche tragico”. 17

LA GELOSIA

A mio parere anche la gelosia va ascritta alla grande schiera delle forme di ricatto.
“La gelosia è la piaga mortale di molte persone; può essere sia episodica che nettamente patologica e in questo caso la persona amata è accaparrata in un modo assoluto, e chiusa in una perpetua gogna.
Inoltre, tutto ciò che può distrarre la persona amata, come gli studi personali, il lavoro, i libri, gli amici... perfino i propri pensieri, tutto questo è guardato con una ostilità minuziosa, maniaca, feroce, incessante.
Una persona gelosa non potrà mai ammettere che l'oggetto amato possa pensare da solo, sognare. Perché? Perché c'è il pericolo così che sfugga dal cerchio chiuso nel quale il geloso vorrebbe tenerlo fermo.
Ecco la confessione di un uomo la cui moglie è gelosa: “ ... è una cosa che spossa in modo terribile, non ce la faccio più. Ho perfino paura di tornare a casa... qualsiasi cosa diventa un pretesto per scenate di gelosia.., il nodo della cravatta fatto bene, un'aria contenta: un sorriso sulle labbra...
A questo punto mi chiede: «Hai visto un'altra donna per sorridere in quel modo?... Oh, mi rendo benissimo conto che non sono abbastanza carina, ma ti voglio soltanto per me...».
Non le rispondo, perché è del tutto inutile. È proprio un'idea fissa; mi sento stretto in una rete di continua sorveglianza; se non penso a niente, mi rimprovera di non pensare a lei; se me ne sto zitto, mi rimprovera di essere indifferente... Per strada poi, la sorveglianza assume forme spaventose. Devo camminare rigido come un - palo... capite bene, in strada ci sono le altre donne. Sono stato costretto a lasciare tutti gli amici, che, a suo parere, le toglievano un poco del mio amore.. Non ho il coraggio neppure di leggere... Ancora sei mesi di questa vita, e poi sono buono per l’ospedale... fino al punto che preferisco starmene in ufficio, eppure detesto il mio lavoro...”.
(Di certo era un individuo che aveva bisogno d’aiuto! N.d.R.)

“La gelosia è quindi esclusivismo totale.
Considera l’essere amato come un volgare oggetto, al quale viene proibito di avere un minimo di vita personale o autonomia.
La gelosia è sempre un sintomo di debolezza morale e di grande povertà affettiva.
La persona gelosa tenta di colmare un vuoto interiore, nel quale spesso vivono sentimenti d’inferiorità. Come può quindi conservare un oggetto?
Imprigionandolo mentalmente, cosa che capita molto spesso; o anche fisicamente, estremo a cui si può benissimo arrivare!
Ora, possedere qualche cosa porta come conseguenza un certo impegno destinato a conservare ciò che si ha. Il geloso è incapace di questo.
Ricorre quindi alla dittatura, per impedire qualsiasi fuga, che richiederebbe altro lavoro per il recupero. Da qui la violenta aggressività verso gli estranei che potrebbero provocare questo lavoro di recupero.
(Per esempio, una donna gelosa sarà aggressiva verso gli amici di suo marito, che « glielo sottraggono », e la obbligano, a suo modo di vedere, a dover recuperare l’amore di suo marito).

LA GELOSIA È UNA FORMA SOTTILE DI AUTORITARISMO

Il geloso crede di amare, ma non fa che cercare la propria interiore sicurezza.
La gelosia negli adulti è sempre il sintomo di una deficienza psicologica. Nel geloso le insicurezze mentali sono così forti e numeros,e che la minima scossa rischia di aprire un abisso affettivo che la sua debolezza non riesce a colmare.
Si comprende facilmente come per lui l’unica soluzione sia la dittatura e un atteggiamento poliziesco. Il più piccolo accenno alla fuga dell’essere amato può provocare angoscia, ossessioni, e qualche volta terribile rancore.
La gelosia è una forma sottile di autoritarismo, che può produrre a sua volta nuovi squilibri: ossessioni, idee fisse, scariche impulsive e passionali, continuo rimuginare del pensiero, ecc.., con grande detrimento della persona imprigionata.
Torno a ripetere che la gelosia è sempre un sintomo di squilibrio affettivo.

LA DEDIZIONE AUTORITARIA

 ... «Non ho più i genitori», dice P. «Vivo con mia nonna. Non so più se l’amo o la detesto; forse l’una e l’altra cosa... Certo, mia nonna mi è molto affezionata... anche troppo... M’impone sempre ciò che crede sia il mio bene.., anche se non corrisponde per niente a quello che desidero.
Il mio gusto personale o il mio parere? Non sta neppure ad ascoltarlo; si dà da fare molto in cucina.., ogni giorno devo mangiare carne al sangue, perché è buona la carne al sangue...; rende forti, la carne al sangue... ora, se c’è una cosa che detesto, è proprio la carne al sangue, e gliel’ho detto migliaia di volte; ma non c’è niente da fare: tutti i giorni, ecco la mia bella carne al sangue.
E questo vale anche per il resto; m’impone il suo affetto, il suo aiuto, e sono costretto ad accettare tutto, altrimenti sono lamentele, rimproveri, brontolate; è sempre a gironzolare intorno a me come una mosca; se provo a farle capire che anche il mio gusto conta, è come parlare al vento. Tutto ciò mi stanca fino all’inverosimile.
Quante volte ho vomitato quello che ho mangiato, tanta era la rabbia e il rancore che avevo in corpo !... Qualche volta però non riesco a trattenere la rabbia e allora divento terribilmente brutale, poiché è inutile tentare di spiegarle: non comprende assolutamente che io possa avere un desiderio personale? Allora di gran carriera, come una caldaia sotto pressione, faccio una scenata terribile che la lascia con il fiato mozzo come una martire incompresa... ma subito mi pento, sento rimorso per giorni e giorni, e non so cosa fare per farmi perdonare; mi metto a fare il bambino, la lusingo... Sono già tre anni che tento di pagarle la mia pensione; è più che normale, no?...
Ho un lavoro ed inoltre mi darebbe la sensazione di essere un uomo indipendente...
Si è sempre rifiutata, e brontola se insisto. Anche ora, m’impone la sua dedizione e il suo aiuto!
In fondo desidera che io le sia sottomesso.., se voglio diventare un uomo, devo lasciarla;... ma non so prendere questa decisione.., chissà che dramma farebbe!
Non si rende conto del male che mi fa credendo di darmi tutto il suo bene... ».
Anche in questo caso siamo di fronte ad un autoritarismo camuffato.
Queste persone non si dedicano a nessuno, ma impongono il loro affetto, in qualsiasi circostanza. Hanno la mania di forzare dolcemente ad accettare dei doni, ad accettare che siano solo loro a fare tutto. E danno l’impressione che gli altri siano del tutto incapaci a portare a termine qualche cosa. Inoltre, sentono il bisogno di guadagnarsi la riconoscenza, che rinforza la loro sicurezza interiore.
Viste dall’esterno, sembrano persone veramente buone, ma desiderano che tutti lo sappiano e lo affermino.

COME DIGERIRE UN CIBO INDIGESTO?

In che modo i mangiatori di energia spingono all’esaurimento ed alla nevrosi chi ha contatti con loro?
E’ fatale che le persone autoritarie (con o senza maschera) abbiano una profonda ripercussione sull’ambiente che li circonda.
Che reazioni si possono avere di fronte ad una persona che è come un muro vero e proprio? Di fronte ad una persona che impone tutto, sorveglia tutto, ed in più è buono e devoto come può esserlo un maniaco? Compaiono forme di ribellione, rancore, menzogne, rabbia interna, collera repressa, rimorsi, sensi di colpa, di inferiorità... E, oltre tutto si tratta di tentare di salvare la propria personalità!
E’ tutto il meccanismo dell’emozione senza sfogo che scatta come una specie di sordo cancro morale. Nel trattare la medicina psicosomatica avremo modo di esaminare le ripercussioni fisiche e psichiche dell’emozione.
Molte volte mi sento dire: “... un peso giornaliero terribile... è impossibile spiegare punto per punto... non so mai cosa fare per contentarlo (o contentarla)... preferirei cento azioni, ma chiare, piuttosto che tutta una serie di reazioni di cui non riesco mai a vedere lo scopo... sono sempre in guardia... mi uccide senza saperlo.., come posso essere un uomo in queste condizioni? ... devo sempre lottare con accanimento per poter agire di testa mia”.
« Digerire » tutti questi sentimenti contraddittori è evidentemente quanto mai difficile, se non impossibile. Ecco allora l’esaurimento e la coscienza non è più in grado di operare la sintesi.
Come può un adolescente, che convive con una persona autoritaria, assimilare e fondere sentimenti totalmente opposti? Ora amore, un attimo dopo ribellione o odio represso? Come può non essere fuorviata la sua affettività, per molto tempo indirizzata ora da una parte, ora da un’altra?

LA CAPARBIETÀ

Questa categoria comprende tutte le persone ostinate ed irremovibili come rocce.
Molte volte queste persone sono degli inibiti.
E’ questo il caso molto frequente delle persone timide o che soffrono di complessi di inferiorità. Essi esitano a lungo prima di passare all’azione.
Ma una volta che hanno deciso di passare all’azione, lo fanno con una forza irremovibile. Si direbbe che l’azione diventa per essi un’ancora di sicurezza.
Nelle loro decisioni vi è una tale fermezza che potrebbe essere scambiata con vero e proprio vigore psicologico. In realtà si tratta di una profonda debolezza... Il debole non è per niente padrone di se stesso; è invece prigioniero di una decisione alla quale si tiene aggrappato. Perché?
Perché questa decisione gli è costata troppa energia; ed è incapace di ritornare sui suoi passi per passare ad un’altra decisione.., il che vorrebbe dire tornare da capo ad esitare, ecc.
Rimane fermo, una volta per tutte, a ciò che ha deciso. Inoltre, la persona debole ha bisogno della sua decisione irremovibile. Gli dà sicurezza, dal momento che lo libera dai dubbi più penosi... Per questo che si irrigidisce in un atteggiamento inflessibile.
Spesso capita addirittura che se ne glori, affermando: “Io non ritorno mai sulle mie decisioni, qualunque siano le ragioni che vengono opposte...”.
E’ quindi incapace di sciogliersi, di liberarsi della sua rigidità che egli stesso scambia per sicurezza.
Trova appoggio su certi principi per meglio giustificare il suo modo di comportarsi inflessibilmente. Tra queste persone troviamo molti “autoritari”, come abbiamo visto. Sono la causa di gravi errori dal punto di vista educativo, dal momento che distruggono la volontà dei loro figli.

L’OSTINAZIONE, LA TENSIONE, LA TESTARDAGGINE E LE OPINIONI PRECONCETTE

Sono difetti ancora più pericolosi del precedente.
Le persone caparbie, nonostante tutto, sono capaci di ragionare; cercano di trovare una giustificazione al loro modo di comportarsi, pur ricorrendo molto spesso a dei principi assurdi (ma che per loro sono estremamente logici).
Gli ostinati invece sono ben diversi.
Nonostante che mantengano il loro punto di vista contrapponendosi a tutto e a tutti, per loro non si può parlare affatto di volontà. Non ragionano affatto sul loro modo di comportarsi: ne sono incapaci.
E’ come se fossero colpiti, con un’immagine che abbiamo già usato, da una specie di tetano psicologico.
Un individuo di questo genere non vuole né può giustificare una decisione.
Dichiara semplicemente: “Voglio perché voglio; decido perché decido, ed è inutile stare a discutere”.
Se qualcuno gli domanda: « Perché ti intestardisci in questo modo? » non risponde, perché non può assolutamente fornire una qualsiasi spiegazione. Cosa volete che faccia? Si ostina sempre più e rimane fermo nelle sue decisioni.
Si trincera dietro un atteggiamento da superiore, cercando di dominare con la sua volontà tutti quelli che sente superiori a lui.
Quanto agli altri, che possono fare di fronte a questo muro di cemento armato, se non tentare di passare oltre scansandolo, rivoltarsi o sottomettersi, con tutte le possibili conseguenze?”.18

Finisco di analizzare i variegati aspetti del ricatto, facendo notare quanto questo meccanismo sottenda in chi lo esercita  un problema che viene, per così dire, “sfruttato” per esercitare un potere. Pare allo stesso modo evidente anche come sia il problema a creare la necessità di una compensazione, o normalizzazione – tranquillizzante – dei suoi effetti sull’individuo. E’ una sorta di “infausta sinergia” che rende ancora più ardua la scoperta, l’analisi e la rimozione del problema.
L’unica strada possibile prevede una presa di coscienza in grado di porre l’individuo su un piano più alto, affrancandolo anche solo per brevi periodi dai quotidiani meccanismi materiali, per collocarlo ad un livello vibratorio più sottile e spirituale, l’unico in grado di liberarlo dalla strisciante e occulta schiavitù in cui si trova.
Ebbene, il punto di partenza è proprio la “ispirazione a trascendere”.

USCIRE DELL’AUTOINGANNO PER VIVERE LA REALTÀ

“… la maggioranza della gente, contrariamente a quanto sarebbe ragionevole pensare, tiene molto ai suoi problemi. Ma certo! Anche se vi sorprende è così, perché spesso i problemi servono ad esercitare, sia consciamente che inconsciamente, un ricatto verso altri.
Non dimenticate che le relazioni fra gli uomini sono sovente dei rapporti di forza e, in conseguenza, un complesso, un problema, un trauma, possono diventare un’utile leva psicologica per colpevolizzare il prossimo, per mantenerlo in un certo stato, per tenerlo vicino a sé, eccetera, eccetera.
Gli esseri umani sono abilissimi a trovare mille ragioni per mettere in atto questi comportamenti, tanto puerili quanto dannosi.
Assodato che molti individui tengono molto ai loro problemi, cosa si può fare per cambiare qualcosa? Nulla, purtroppo nulla. Né Dio, né il Papa potranno fare alcunché per loro, fino a quando non avranno capito che danneggiano soprattutto sé stessi. L'unica azione che potreste tentare su di loro è cercare di persuaderli che praticano una condotta infantile, sia che si tratti di un ricatto verso il singolo individuo, che verso la società. Sì, perché molti, piuttosto che un padre, una madre, o un marito o una moglie, intendono ricattare l’intera società.
È quello che avviene nei casi degli emarginati o dei dissoluti, che con il loro atteggiamento pretendono minacciare la società. Ciò appare evidente nel caso si discuta con loro: immediatamente respingono il mondo rimproverandogli l'origine di tutti i problemi, nonché d’essere causa della loro stessa emarginazione, come se fosse stato il pianeta ad averli respinti, come se l’intera società li considerasse “bambini bastardi”.
Sarebbe veramente vitale far prendere loro coscienza del ricatto che stanno mettendo in pratica, dell'irrealtà che stanno vivendo, quindi dell'infelicità di cui sono preda: non vi è essere più infelice di un emarginato, non vi è essere più disperato di un dissoluto. Ciò accade proprio perché questi individui vivono nel più totale autoinganno rispetto a ciò che è effettivamente concreto e autentico. La felicità deriva proprio dal poter vivere in contatto con la realtà, la realtà delle energie e dei principi di cui vi ho parlato poc’anzi.

LA FELICITÀ DERIVA DAL VIVERE LA REALTÀ DEI GIUSTI PRINCIPI

Arriviamo ora a descrivere questi principi: Gesù ne ha lungamente parlato, e nessun profeta potrà illustrarli meglio di come Lui ha fatto, poiché la verità è semplice, e non esistono 36 milioni di parole per esprimerla. Gesù ha detto e ha detto tutto:
l'amore, la tolleranza, il perdono, la comprensione, l’impegno, la sopportazione, la comunione attraverso la preghiera, la Comunione con il Padre.
Quando rispetterete questi principi, non come delle leggi, ma perché li desidererete, quando ad essi aspirerete, coscienti che lì si trovano la verità, la realtà e la felicità, allora riscontrerete che saranno queste stesse prerogative a venirvi incontro perché voi state andando verso di loro”. 19


3.3    IL CONDIZIONAMENTO

Qualcuno potrà obbiettare che anche l’aggressività e il ricatto possono considerarsi forme di condizionamento, per cui fare una distinzione potrebbe apparire una forzatura o comunque questione di lana caprina. Ma quello che mi interessa è accennare brevemente a quella forma di coercizione che si sottrae alla consapevolezza della vittima tanto quanto perversamente si trova nelle intenzioni del mandante.
Il fatto che si tratti d’una sopraffazione ipocrita, tanto più efficace quanto perpetrata all’insaputa dell’individuo, non fa che aumentare la gravità di questa forma di violenza, da molti considerata erroneamente “soft”.
E’ una delle manifestazioni più sottili ed efficaci del potere di coloro che veramente hanno in mano le leve del pianeta.
Ciò non significa che molte forme di condizionamento possano essere espresse anche a livello individuale, anche se raramente uscendo dai canoni della reiterazione di forme d’aggressività o di ricatto di cui già parlammo.
Il condizionamento “occulto” richiede risorse, livello tecnico e capacità non così usuali.
I canali più utilizzati per questa “imposizione subliminale” sono quelli della grande comunicazione di massa, giornali, radio, cinema, televisione e pulpiti in genere (le religioni hanno un ruolo preminente da secoli).
Pur se non immune, ritengo che il più recente Internet sia un canale meno unidirezionale e fuorviante, in quanto concernente un offerta enormemente più estesa e una interattività molto spinta.

IL CONDIZIONAMENTO PUBBLICITARIO

Su tutti questi canali aleggia il condizionamento primario costituito dalla pubblicità, il cui connotato di “bombardamento” è sempre più grave mano a mano che il tempo passa.
Molto sinteticamente si può dire che dai primi e sparuti manifesti dell’ottocento e ai suoi teneri strilloni, si è passati all’acquisizione di Babbo Natale da parte della Coca Cola, poi alla pubblicità spettacolo dei caroselli per finire con il parossistico consumo di immagini (prima una ogni tre secondi, poi una al secondo, ora “di più”) contenuti negli attuali spot ed all’imperversare della sponsorizzazione onnipervadente di qualsiasi cosa possa essere anche di minimo interesse comune.
C’è chi fa spallucce affermando che per non essere condizionati, basta non guardare, ma se ciò e poco realizzabile per gli adulti (checché ne dicano, per cadere nella trappola basta s’interessino di sport, o sentano la radio, o leggano i quotidiani, o ascoltino gli amici) lo è ancor meno per piccoli e ragazzi.
Ho sperimentato sulle mie figlie quanto siano efficaci gli spot televisivi: innesco ipnotico dell’interesse nel momento della messa in onda, capacità di memorizzazione fenomenale superiore a qualsiasi argomento scolastico, creazione immediata di tendenza tra coetanei e compagni, eccetera.
Basti pensare a due fenomeni recenti legati agli spot: il successo relativo alla colonna sonora fino al momento prima sconosciuta (precedentemente accadeva solo il contrario, si associava il pezzo musicale famoso al prodotto da “trainare”) e la “divizzazione” degli anteriormente sconosciuti protagonisti.
Questo ci dà l’idea di come la commistione tra consumo ed immaginario collettivo (idealizzazione) sia sempre più perversa. Il condizionamento giunge a vertici tali per cui il prodotto (insieme ai suoi ingredienti) diventa parte integrante dei fallaci “sogni” di successo ed immagine propagandati dalla pubblicità.
Secondo un malcelato disegno socio-cultural-economico il mercato (ossia tutti noi) dovrebbe essere costituito esclusivamente di eterni adolescenti con in mente ossessivi pensieri di questo tipo:
“…Sarò felice solo se potrò acquistare quel jeans!”,
“…Sarò invidiato da tutti al volante di quella vettura!”,
“…Oggi sono depresso, reagirò facendo uno shopping da mezzo stipendio!”,
“…Mi sentirò meglio solo dopo aver mangiato quel prosciutto!”,
“…Sono rosa dall’invidia da quando l’ho vista con quel vestito griffato, ma come fa a permetterselo!”,
“…Pensa che quel tipo possiede… che fortuna!”,
“…Ma con un corpo così anche per me ci sarebbe spazio in quel mondo meraviglioso!”, “…Calciatori, cantanti, attori, modelle, lori sì che fanno una bella vita!”,
potrei continuare a lungo.

DOVE STA L’INGANNO?

A quanto mi consta, tempo fa furono fatti degli esperimenti su un pubblico cinematografico: come sapete la proiezione sullo schermo di ventiquattro fotogrammi al secondo viene percepita dal nostro occhio come un’immagine continua, ebbene dopo ventitré fotogrammi ce n’era uno singolo e ricorrente con un messaggio di questo tipo “Usciti dal cinema acquisterete il tal prodotto”. Pur trattandosi di un’immagine che razionalmente non veniva percepita, una percentuale significativa di quel pubblico si recava, subito dopo la proiezione, ad acquistare il prodotto.
L’efficacia del messaggio, cosiddetto “subliminale” in quanto percepito dal subconscio, è testimoniata dal fatto che questo tipo di comunicazione è severamente proibito.
Tuttavia vorrei fare la seguente considerazione: se il bombardamento pubblicitario è sufficientemente continuo, se l’immagine può essere percepita in maniera inconscia perché affissa sui mezzi pubblici o sui cartelloni stradali, se lo spot interrompe il programma ritmicamente e reiteratamente spesso diventando esso stesso il programma senza che lo spettatore se ne accorga, e se soprattutto non vi è mai nessuna controindicazione (sembrerà un’affermazione naturale e banale, ma non è così se ci pensate attentamente), a mio parere è assolutamente certo che i messaggi subliminali che rimarranno fissati nel cervello dei cosiddetti “utenti”, non sono pochi.
Qualcuno potrà obbiettarmi il fatto che non vi sia alcuna ipocrisia, né raggiro in tutto questo, in quanto tutto si svolge in maniera palese. Ma non è così.
Il problema è che non vengono proposte alternative di sorta. La vita morale e normale non può che essere quella proposta, per il semplice fatto che non vengono offerte opzioni. Anzi, se alternative vi sono, sono presentate sotto la veste più scandalistica e contraria al fittizio senso comune. La gente viene indotta a credere che la vera, eroica scelta, sia quella tra un marchio e l’altro.
L’impressione è che ormai anche i cosiddetti programmi d’intrattenimento non siano altro che l’equivalente del vecchio “carosello”, ora posto  tra una pubblicità e l’altra, per cui si ha la percezione della più totale continuità-contiguità del modello proposto.
Il grande inganno sta nell’induzione progressiva al pensare ragionevole e utile per l’uomo questa vera e propria “religione del consumo”, sorta di panteismo materialistico popolato da “dei” falsi ed illusori. 
Così l’uomo alla ricerca di quel qualcosa che gli permetta di colmare il buco interiore indotto dall’assenza di qualsiasi prospettiva più che terrena, non trova che una mono-alternativa. Alla legittima domanda di dimensione spirituale dell’esistenza, l’offerta proposta al novantanove per cento è solo questa; trovare alternative a questa proteiforme e onnipervadente equivalenza felicità-possesso, è sempre più difficile!
A ciò si aggiunga che le altre religioni non rappresentano più un’alternativa, perché hanno perso da molto tempo la capacità di orientare il popolo contro la mercificazione dello spirito. Limitandosi alla difesa di anacronistici dogmi, nell’illusione di limitare i danni e tenere le posizioni (di potere e di orientamento d’opinione), insistono nel proporre un modello morale il cui risultato paradossale è quello di allontanare i sinceri ricercatori dello spirito, viceversa accomunando schiere – anche queste sempre più esigue - di superficiali devoti, ansiosi d’essere apparentemente confortati nelle loro insicurezze da altrettanti amorfi che li circondano, ben guardandosi dal proporre mai, scelte edificanti o esemplari, tra avere ed essere, tra modello temporale e modello spirituale, tra logica di potere e sincera ed individuale ricerca trascendente.

IL CONDIZIONAMENTO DA INFORMAZIONE

Ancor peggiore del precedente si caratterizza con il pervicace orientamento ad opinioni preconfezionate da parte dei canali d’informazione principali: radio, giornali e, soprattutto, televisione.
Si noti innanzitutto la grande uniformità di notizie, ad esempio tra i vari telegiornali, sia nell’argomento che nella scaletta; uno dei metodi primari per orientare le menti è la scelta delle notizie tra le centinaia disponibili e ovviamente il tempo dedicato.
Si noti l’uniformità di giudizio, il pedissequo modo di cavalcare la comune opinione senza mai provare a proporre punti di vista alternativi.
Si noti l’intento palese d’influenzare la lettura dell’accaduto verso un preciso disegno ideologico competitivo-consumistico-perbenistico, senza che mai si manifesti il desiderio di imparzialità, caposaldo dell’etica giornalistica, che dovrebbe lasciare al pubblico l’interpretazione dei fatti.
Si noti quanto siano spesso vacui e insulsi tanti servizi (soprattutto quelli cosiddetti di costume su moda, vip e quant’altro), volti esclusivamente ad esaltare superficialità e attenzione al lusso, al pettegolezzo e all’apparenza mondana.
Si noti come siano montati i fatti di cronaca e come le efferatezze siano ulteriormente enfatizzate per cercare audience sfruttando il “cannibalismo” innato degli auditori, ormai “sensibili solo all’albero che cade e assolutamente indifferenti alla crescita della foresta”.
Si noti la continua esaltazione delle emozioni: dolore, sofferenza e tragedia devono essere vivisezionati, e se le vittime intervistate reagiscono con decoro e dignità arrivano le ispirate domande dei cronisti di turno del tipo “Cosa si prova a veder uccidere il proprio figlio?” o “Cosa direbbe al colpevole se ce l’avesse davanti?”.

ATTENTI PERCHÉ “INFORMAZIONE È FORMAZIONE!”

I problemi enormi della nostra informazione si chiamano tendenziosità e pregiudizio.
E’ veramente deplorevole che chi fa informazione non si renda conto di avere una responsabilità educativa, non capendo di avere a che fare con un vero e proprio sistema di “formazione permanente”, per di più in grado d’influenzare un pubblico sterminato. Uno strumento di eccezionale potenza di cui è – come minimo - colpevole fare un uso strumentale e ipocrita, come avviene tuttora.
Sembra che ai giornalisti non importi informare, quanto viceversa apparire e dare la loro interpretazione dei fatti (o l’interpretazione che compiace chi li paga, il che è lo stesso).
Ancora più indegno è che l’unico parametro rilevante sia l’indice di ascolto, il che dà la misura di quanto anche l’informazione sia completamente asservita alla concorrenza ed al mercato, in un parossismo antagonistico tra poli ideologici solo apparentemente differenti (culturalmente completamente uniformati e diversi solo negli aspetti proprietari).

Mi domando come potrebbe essere fantastico se, consapevole della sua responsabilità educativa, il mondo dell’informazione cominciasse a diffondere notizie in modo diverso:
- “cercando di “condurre fuori” (vero significato della parola “educare”) l’uomo dalle condizioni che lo limitano, aiutandolo a pensare in termini di costruttiva cittadinanza mondiale, cittadinanza intesa in termini ampi, insistendo sul mondo dei valori e sull’idealismo coltivato in modo deliberato e cosciente;
- aiutando l’umanità a considerare più direttamente il mondo del significato, proponendo i temi internazionali –economici, sociali, politici e religiosi- per connetterla meglio al mondo nella sua interezza; questo non per trascurare i problemi o le iniziative individuali o nazionali, ma per incorporarli nel tutto come parti integranti, evitando gli atteggiamenti separativi che hanno rovinato e rovinano tuttora il mondo moderno;
- tentando di proporre una visione più etica, usando tale termine per significare comprensione, buon volere, fratellanza, retti rapporti umani e fede nella realtà del mondo interiore; preparare l’uomo ad essere cittadino del regno di Dio non è un’attività de delegare esclusivamente alle chiese e alla teologia;
- tenendo sempre ben presente, per superare liti e rancori, che le differenze di religione sono in gran parte questioni di nascita e che le differenze religiose sono spesso il risultato di controversie sul modo d’interpretare una comune verità;
- proponendo in senso positivo e utile la scienza dei giusti rapporti umani e della solidarietà sociale, senza insistere sugli aspetti materialistici ed egoistici;
- ricostruendo gli eventi, storici e non, sulla base delle idee che sospingono l’umanità al progresso, e non delle guerre e delle aggressioni;
- occupandosi della giusta percezione e del retto uso delle idee, illustrandone le volontà di bene, di verità e di bellezza;
- prestando attenzione equilibrata agli avvenimenti sia buoni che cattivi e alle influenze reciproche fra i vari aspetti culturali della civiltà;
- valorizzando le positive responsabilità verso la società e il contributo che ognuno può dare ad essa;
- presentando i protagonisti degli eventi e le figure preminenti della politica, della letteratura e della religione, imparzialmente, secondo gli effetti da essi esercitati, in bene e in male, illustrandone qualità e scopo;
- cercando di trasferire le mire umane dagli attuali obbiettivi competitivi e materialistici, all’espressione più perfetta della “regola aurea” dei giusti rapporti fra individui, gruppi, partiti, nazioni in tutto il mondo;

Occorre che il sistema dell’informazione migliori, che diventi consapevole della sua responsabilità, che possa presentare come possibile una vita umana senza barriere né pregiudizi, che dia alla gente la sensazione dell’importanza dell’armonia col prossimo e della buona volontà.
Tutto ciò sarà possibile se si diffonderanno sempre più i semi della pazienza e della comprensione, e se i comunicatori capiranno che “senza visione” si muore.  Un sistema di mass media internazionali siffatto, realizzato congiuntamente dalle personalità di mente aperta più autorevoli, e dagli enti preposti in ogni paese, è oggi di una necessità assillante e sarebbe di grandissima utilità per la pace del mondo”.20

IL CONDIZIONAMENTO RELIGIOSO

Si tratta di una forma di potere assai insidiosa e operante da secoli sul pianeta e a tutte le latitudini.
Il potere religioso ha nulla a che vedere con il potere spirituale, di cui tratterò in seguito, anche se con esso viene confuso a tal punto da esserne ormai diventato il sinonimo (ed è proprio questo un caso emblematico degli effetti di un condizionamento assai difficile da individuare!).
Nei tempi e nella storia, il potere spirituale (ma era quello meramente religioso) è stato anche erroneamente contrapposto al potere temporale (temporaneo ossia materiale), per tutto quel periodo in cui la chiesa cristiana, dalla spiritualità iniziale, è passata “ad un terreno assai terreno”. Un “periodo oscuro” piuttosto lungo che, a mio parere, pur se in modo meno palese e sfacciato, continua a tutt’oggi.
Il condizionamento delle masse è, ed è stato, enorme. Se da un lato si può intuire come le religioni siano state anche utili per l’uomo come argine alla barbarie ed alla violenza, a mio avviso un messaggio spirituale non può che essere prima di tutto puro, incorrotto, privo di contraddizioni, virtuoso, e, secondariamente ma non meno essenzialmente, proposto nella più assoluta cornice di libertà possibile, peraltro l’unica in grado di indicare all’uomo il giusto sentiero spirituale.
L’altra faccia della medaglia, per le religioni, è una faccia ambigua ed iniqua, che condiziona negativamente lo spirito umano. Non si possono biasimare coloro che, non accettando questi aspetti, rigettano in toto qualsiasi principio immateriale.
Ecco il più grave danno delle religioni all’umanità: la spinta al materialismo derivante dal tradimento perpetrato verso gli ideali spirituali che ne motivarono l’origine.
Come s’insegna a qualsiasi educatore, coerenza ed esempio sono necessari, non solo per formare, ma per essere minimamente credibili. Il tentativo di chiedere alla gente di distinguere tra la sostanza dell’idea primigenia, e l’applicazione successiva degli uomini, è utopico non solo per le religioni.
Ma del potere religioso parleremo più innanzi.

3.4    DALLA PARTE DI CHI SUBISCE

Dopo aver parlato del condizionamento, ultima delle categorie comportamentali da me precedentemente indicate come propedeutiche all’ottenimento del potere psicologico, vorrei ora brevemente proporre un’angolazione diversa, ossia quella di chi subisce gli atteggiamenti di cui abbiamo finora disquisito.
E’ ovvio che il “bacino umano” interessato è sempre il medesimo, si tratta sempre di noi, cioè dell’umanità intera con l’esclusione dei veri potenti (anche se non scarterei per nulla la possibilità che, in ambiti personali, anch’essi possano essere vittime a loro volta).  Comunque, parlo di coloro che, nel loro piccolo, se da una parte attaccano, dall’altra subiscono, se da una parte sono carnefici, dall’altra sono vittime.
E’ importante approfondire il tema, anche perché esiste il modo di non essere vittime, o perlomeno di non sentirsi tali, e poiché noi siamo ciò che pensiamo, la differenza tra il pensare di essere liberi ed il credere di essere perseguitati assume un’importanza determinante.
   
SE SI SUBISCE IL MONDO

“Quando qualcuno si sente aggredito è perché in lui è in atto un processo, un procedimento che l’induce a sentirsi attaccato.  Qual'è questo procedimento?
Il primo dei sintomi è sicuramente la percezione di uno stato d’inferiorità in rapporto al mondo, il sentirsi dominati dal mondo.
Per questa ragione l’individuo si sente aggredito,  perché sente il dominio del mondo su di lui, il dominio delle forze altrui su di lui;  conseguentemente piuttosto di  vivere la  sua vita, piuttosto d’esercitare il diritto di vivere in quel mondo a modo suo, egli  subisce il mondo che gli altri vivono a modo loro”.21

“Il  fatto che soffriate non toglierà mai dalla bocca dell'altro l'insulto, il fatto che vi mettiate a piangere non lo cambierà mai, allora – riflettete -  perché prendere su di voi una sofferenza che nel mondo non sposterà una virgola?
Noi, con tutte le energie di queste sofferenze inutili, se voi ce le metteste a disposizione, potremmo veramente cambiare il mondo! 
Invece state lì, piangendo, lamentandovi, soffrendo, ed è tutto completamente inutile.  Se volete che mai più un uomo debba insultare un altro uomo, se desiderate così che l’ingiuria abbandoni la Terra, non occorre soffrire dell’affronto del vicino.
Occorre, al contrario, che facciate trasparire in voi tutto l'equilibrio possibile, che cerchiate di spiegare a colui che v’ha insultato che la sua parola è nociva, che la sua parola è nefasta, che insultandovi fa solo del male a se stesso (anche perché ciò effettivamente rivela che egli ha dei problemi). 
È essenziale che tutte le pene che ingombrano il mondo, impedendogli di essere felice, non  siano vissute.
Bisogna, al contrario, far loro fronte cercando di cambiare le cose; come potete accusare il mondo di ciò che è, se non cercate mai di cambiare nulla?
Ve lo confermo, se un uomo vi fa del male, non pensate nulla nei suoi confronti, non emanate alcun pensiero, provate invece ad istruirlo, prendetelo così com'è, come se fosse un bambino mal lavato, mal calzato, mal vestito, scarmigliato, che vorreste provare a far divenire un "re".
Tra le facoltà degli uomini v’è certamente la capacità d’aiutarsi vicendevolmente, l’attitudine a migliorarsi gli uni con gli altri; ma, affinché avvenga questo scambio, occorre che, invece di subirne il problema, ognuno riconosca in sé, sia il potere di istruire l'altro, che il dovere di aiutarlo.
Anche perché colui che ha l'abitudine di aggredire il prossimo non è un uomo normale,  da qualche parte ha un problema e si capisce bene. Quindi perché dovreste soffrire per un problema che appartiene esclusivamente a lui?
Abbiate lo spirito chiaro! Esercitate la conoscenza, mantenete calma e lucidità, tentate di ricuperare ciò che gl’impedisce di essere un uomo cordiale. Poi insegnategli la gentilezza.
Solo così potrete essere liberati dal mondo, perché di fatto, il mondo, sarà liberato da se stesso”.22

PER ESSERE FELICI CI VUOLE UN PENSIERO PURO

“(…) Supponiamo che siate un bambino che è stato cresciuto in tutta ingenuità e semplicità,  che vi siano state dette sempre e solo cose belle e buone: andando poi a vivere nella società non avreste alcuna idea sul significato di un’umiliazione o d’un insulto.
Per cui se il primo individuo che incontrate per strada vi dicesse un mucchio di parolacce, voi - che impersonate quel bambino che non conosce l'insulto avendo ascoltato da sempre solo cose belle, che quindi possedete una mente in cui l’ingiuria non è mai stata programmata - nonostante l'insulto sorridereste e credereste  alla fraternità dell'altro. Questo perché le vostre interpretazioni si troverebbero a livello del pensiero.
Lo dico sovente: per essere felici, per essere liberi, per affrancarsi dalle lordure del mondo, occorre solo avere un pensiero puro, un pensiero giusto.
Ciò non significa che l'insulto debba essere inteso come un complimento, non occorre trasformarsi improvvisamente in persone "gioconde" che ridono per qualunque cosa.
Viceversa, se vivrete pienamente per la realtà, la Realtà Superiore, se agirete nella calma e nell’armonia, constaterete che l'insulto non potrà più toccarvi, che l'aggressivo  non potrà più farvi male, perché appena il vostro pensiero diventa puro, l'equilibrio scende in voi.

SULLA TERRA NULLA È FATTO PER L’EQUILIBRIO

Secondo voi perché la gente è disequilibrata? Perché "lo squilibrio", questo scompenso che si può considerare attualmente come una malattia, esiste? 
Perché, evidentemente, l'individuo non sa più a cosa riferirsi per sostenere il suo equilibrio, è un argomento sconosciuto, di cui non gli si è mai parlato.
Sono sicuro che se fate due minuti di riflessione chiedendo profondamente a voi stessi che cos'è l'equilibrio non troverete alcuna risposta. Invece se vi chiedo di ponderare sul significato di gioia o di tristezza - gli estremi di quest’equilibrio! – so per certo che riuscirete a rispondermi, o perché l'avete udito o perché l'avete sperimentato, ma il punto giusto, quello equidistante tra i due, quello neutro, nessuno lo conosce!
Tuttavia ciò è assolutamente normale, anche perché quel punto non fa parte degli insegnamenti di questo mondo; questo tipo di equilibrio è connesso al livello di civilizzazione, e questa umanità non è ancora sufficientemente risvegliata, né sufficientemente impensierita per la realtà, né preoccupata per ciò ch’è giusto.
Bisognerebbe innanzitutto educare all'equilibrio i bambini, ma vediamo che s’insegna loro piuttosto il contrario.
Aprite i vostri libri, i vostri romanzi: si raccontano le passioni, i drammi, le smanie che portano all'omicidio o al suicidio. Guardate le vostre televisioni e i films: anch’essi descrivono le alienazioni che portano agli estremi.
Nulla è fatto per l'equilibrio, e ciononostante tanti corrono dal proprio medico per  farsi curare, altri vanno a trovare il piccolo consigliere conosciuto, sia esso il cugino, la zia o il vicino, così come tutti – un tempo - andavano a confessarsi. Tutti quanti hanno bisogno di scaricarsi, di trovare una "Guida”.
L'Umanità genera il proprio male, perché non ha ancora capito, che l'essere umano è  prezioso, e che occorre "curare" ogni creatura come si fa con le piante, facendole crescere ognuna con dei tutori.
L'umanità si comporta malissimo, gli uomini si comportano male gli uni verso gli  altri; guardate ciò che vi si insegna a scuola: diventare molto forti, guadagnare  denaro, avere un mestiere che rende, ecc. E se avete la disgrazia di non possedere un’intelligenza sufficiente per capire ciò che vi s’insegna, allora vi s’addestra ad  accettare il vostro "stato di povero", il vostro "stato di degradato".
Assolutamente non vi viene insegnato ad essere gente equilibrata e raggiante, perché questa società non sa cosa farsene dell'umanità!
Le genti tra loro si comportano come se se il vero obbiettivo fosse sfruttarsi gli uni gli altri, per poi dominarsi e sorpassarsi vicendevolmente.
Fino a quando esisterà anche un solo uomo che vorrà dominare l'altro, ci sarà sempre un altro uomo squilibrato!
Se invece d’essere  in  pace  con  voi  stessi,  penserete  d’essere inferiori, se penserete che il mondo sia orribile, se penserete che la società vi soggioghi e vi maltratti, obbligatoriamente ci sarà qualcuno squilibrato, voi!
Questo vale anche per coloro che non capissero questa verità e pensassero di trovare  rifugio nella fede. Sarebbe una fede cieca che non li condurrebbe a nulla.
Occorre innanzitutto cercare l'equilibrio.
Con ciò, non intendo invitare obbligatoriamente alcuno ad andare verso Dio, o verso la fede, o verso la luce, assolutamente no! Non sono un predicatore che vuole obbligare delle pecore a ritrovare il gregge di Dio!
Voglio semplicemente permettervi di essere persone libere e raggianti.
Poi, per mezzo di questa libertà, andrete voi stessi alla luce, senza che nessuno vi ci costringa, perché sarà naturale.
La fede deve essere una rivelazione naturale. Non artificiale come nel caso sia vissuta come rifugio o nel caso sia stimolata suscitando nell’animo altrui il senso della colpevolezza”.23

L’ARTE DI VIVERE

Tutti partecipiamo alla creazione; siamo tutti re, poeti, musici; non c’è che da aprirsi come i fiori di loto per scoprire tutto ciò che è in noi.
HENRY MILLER

“... Se il signor X pratica Io yoga o la signora Y ricorre all’aiuto di uno psicoanalista, possono ottenere l’equilibrio e salute.
Ma possono anche andare oltre, e considerare la psicologia come il punto di partenza verso obbiettivi sconosciuti alla maggior parte degli uomini.

La psicologia tratta gli uomini da un punto di vista « meccanico »; smonta ruote, valvole e pistoni umani. Tenta d’illustrare le cause del loro spesso cattivo funzionamento.
Sembra (si sente dire spesso) che gli uomini desiderino la pace, la felicità, l’equilibrio e la bellezza. Sarebbe certo un bel programma, se spesso non si facesse esattamente il contrario del necessario.
Una volta constatato che i tre quarti degli uomini sono pieni di paura, aggressivi, nevrotici, nervosi, esauriti... ci si rende conto che bisogna innanzi tutto rivedere tutto un modo di pensare e giudicare.
Molte idee vengono praticate per semplice abitudine; non perché riescono a dare o no la felicità.
Avete avuto modo di constatare che lo psicologo non fa mai la morale. Non dice mai: “Questo è bene o questo è male”, ma “Questo è normale, questo è anormale ».
Bisogna allargare il campo di ciò che diciamo anormale.
Se le vostre capacità d’intelligenza sono notevoli ma ne realizzate soltanto una parte, ecco questo è un fatto anormale.
Se vivete condizionati soprattutto dalle vostre rimozioni e complessi, anche questo è un fatto anormale, oltre ad essere estremamente pericoloso.
Perché vivere senza utilizzare tutte le nostre capacità significa non svolgere il compito che ci è affidato in questa nostra vita.

GLI UOMINI VOGLIONO CAMBIARE LE CONDIZIONI ATTUALI DI VITA

Da chi sono fatte le condizioni attuali, se non da tutti noi?
Se siamo agitati, le nostre azioni saranno agitate.
Se siamo solitamente inerti, compiremo atti d’inerzia.
E’ triste constatare quante persone vivono automaticamente e inconsciamente. Non sanno cosa fanno.., o lo sanno in misura minima.
Quanti possono dire, giunti alla fine di una giornata: ‘Per questi minuti sono stato veramente cosciente di me?’
Invece si lavora meccanicamente, si pensa meccanicamente, si basa tutto sui propri tic e sulle abitudini quotidiane.
Da questo punto di vista si può dire che alcuni individui sono morti vivi; sono sballottati di qua e di là dal loro inconscio che non tentano mai di conoscere.
Quanto pochi sono i gesti coscienti in confronto alle migliaia di gesti incoscienti!
Quante parole, una volta imparate a scuola e mai verificate, sono ripetute a pappagallo? Quanto c’è di veramente perverso in tutto questo?
Cambiare le condizioni vuol dire cambiare soprattutto noi.
Tutto quello che facciamo ha sempre la più grande importanza.
Ogni nostra azione è registrata sia in noi che dentro gli altri.
E’ perciò concepibile una simile responsabilità unita alla più profonda ignoranza di ciò che facciamo e di ciò che ci spinge ad agire?
Divenire coscienti è una perfezione di se stessi.
Ma la coscienza è come la volontà: richiede uno sforzo di liberazione e un continuo esercizio.
Se la coscienza è una cosa perfetta, richiede condizioni perfette.
Esige innanzi tutto equilibrio e coerenza.
Un uomo internamente incoerente è un automa incosciente.
Il pericolo cui è sottoposto un uomo è quello di diventare simile ad una macchina.
Se un uomo è una macchina, non ci si può aspettare altro da lui se non azioni meccaniche, anche se si occupa di pittura, di poesia o di musica.
Un uomo può cessare di essere una macchina soltanto nella misura in cui si conosce. E’ certamente ai lavoro lungo e difficile, ma il risultato splendido ne vale pena.
Per cambiare le condizioni, dobbiamo conoscerle. Invece molti credono di conoscere “le cose”, mentre invece non le vedono se non attraverso un « io » deformato.
Se dobbiamo comprendere la successione seguente: A-B-C-D-E-F, può darsi che noi comprendiamo da A a C, o da A a D, ecc.; può darsi anche che comprendiamo da A ad E; ma non comprendiamo tutta la serie mancando ancora da E ad F. Molti crederanno di avere compreso in gran parte. In realtà non avranno compreso niente, perché è F che bisogna sapere, e tutto il resto non serve, se non per arrivare ad F.
Molti ‘hanno conoscenze false o deformate. Queste loro concezioni dipendono evidentemente dal loro io.
Torno a ripetere che un io deformato non può comprendere se non in modo deformato. Ed è evidente che sia così.
Invece un io lucido e privo di complessi afferrerà le cose in modo lucido e aperto; anche questo è chiaro.
Per capire, dobbiamo liberarci dalle false conoscenze, altrimenti le nuove conoscenze avranno sempre una base sbagliata. Cambiare le condizioni? Dipende tutto da questo. Siamo noi la base di tutto, e faremo sempre le cose nello stesso modo in cui siamo noi stessi.

PURIFICARE IL CARATTERE

Cos’è, innanzi tutto, il carattere? Forse il modo in cui reagiamo alle circostanze.
Il nostro carattere è la somma dei nostri comportamenti nelle relazioni sociali, delle nostre disposizioni mentali, dei nostri umori predominanti.
Dipende quindi dal nostro temperamento, dal sistema nervoso, dalle disposizioni mentali.
Molte persone affermano: ‘Ho il mio carattere e non c’è niente da fare ’.
(Quante sono queste persone, quante ne conosciamo, sono tante…troppe. N.d.A.)
E continuando: ‘Sono nervoso, sono uno che tiene il rancore, sono un impulsivo, sono questo, sono quello, ecc.; non si cambia un carattere!’.
Questo stesso uomo ordinerà poi al figlio di cambiare il suo comportamento se è sbagliato o non gli piace. Ordina al figlio di cambiare carattere; ma è incapace di comandare a se stesso... cosa molto più facile rispetto all’altra.
Affermare che non si cambia il proprio carattere è una confessione d’inerzia.
E’ confessare un po’ il proprio fallimento.
Gli individui che affermano questo, sono per la maggior parte deboli o aggressivi (che è lo stesso). Si sono costruiti una facciata di protezione che impedisce ai problemi della vita di toccarli. Temono le nuove circostanze che la loro debolezza sarebbe incapace di sopportare. Hanno a loro disposizione soltanto un unico atteggiamento stereotipo.

Quasi tutte le paure e i conflitti interiori arrestano l’evoluzione uomo. Lo psicologo più di una volta constata che persone che avrebbero potuto giungere a un grado notevole di lucidità e di intelligenza sono rimaste bloccate in qualche parte... Sono persone inerti, che vivono la vita intera senza mai cambiare carattere... naturalmente, dal momento che sono abuliche.
Ma ogni uomo ha dentro di sé immense possibilità di lucidità e di intelligenza, di energia e di azione. Se rimane psicologicamente bloccato, come può giungere a realizzare la pienezza della propria umanità?

L’uomo equilibrato, che è in possesso della propria unità, è in essenza un uomo che vigila.
Riesce a dare ai vari problemi che la vita gli pone la giusta risposta.
Va sempre avanti, si evolve in perfetto sincronismo con le circostanze.
Un simile uomo è un aristocratico della vita.
Rimane sempre lucido cosciente di fronte a qualsiasi avvenimento.
E’ padrone di se stesso.
Può, come tutti, cadere nel più profondo degli abissi, ma riesce sempre a superare e rimontare a galla, senza che la propria emotività gli sia in qualche modo d’impedimento.

Bisogna sempre dire di no all’inerzia, in qualunque forma E bisogna intendersi sulle parole.
Ecco un uomo che si occupa di un mare di cose: corre dappertutto, lavora, comanda, è sempre azione. Sappiamo che è un impulsivo o un aggressivo.
Quest’uomo è psicologicamente attivo, nonostante tutta la sua fatica fisica?
Niente affatto: è inerte.
Non compie nulla consapevolmente; sono i suoi impulsi che agiscono per lui. Qualsiasi deviazione interiore, qualsiasi complesso, qualsiasi emozione è causa d’inerzia e di arresto.
Una persona così, che ha un terribile carattere, non sarà capace di sopportare lo stesso carattere in suo figlio.
Ecco una cosa che non riesco a capire. Se una persona è incapace di spendere la minima energia per conoscersi e correggersi, come può poi pretendere la cosa da uno più debole di lui?
Anche se in questo caso c’è chiedersi se sia più debole l’uomo o il bambino.

LIBERARSI DI SÉ STESSI

Sembra un’affermazione banale dire che un nervoso agisce diversamente da un calmo, o che uno sciocco parla in modo diverso da un aggressivo. Dietro queste banalità si nasconde però una grande verità.
Ogni uomo dovrebbe porsi almeno dieci volte al giorno questa domanda: “In quale stato fisico e psicologico mi trovo questo momento?”.
Potrà rispondersi, per esempio: “Sono stanco, quindi non posso compiere azioni se non da uomo stanco”. Oppure: “Sono nervoso ed angosciato; quindi ogni mio pensiero risente del nervosismo e della mia angoscia”.
E’ più che logico, come si vede.
Se ci troviamo in uno stato di anormalità, siamo forse nelle condizioni migliori per svolgere integralmente il nostro compito?
Siamo capaci di volere, di essere pienamente coscienti di noi stessi?
Evidentemente no poiché volontà e coscienza hanno bisogno dell’armonia completa della nostra personalità.
La risposta potrebbe essere invece: “Ho dei complessi” (benché il soggetto sia poi incapace di esaminare quali complessi abbia, pensa ed agisce condizionato da quei complessi).
E’ come ci fosse in lui un prisma che deforma la visione delle cose.
E’ disperso, frantumato in mille parti.
Ora è una parte di lui agisce, ora è l’altra. Non agisce mai interamente o liberamente, ma è continuamente comandato da forze interiori di cui ignora il potere, e spesso addirittura l’esistenza.

Quasi tutti gli uomini credono di fare qualche cosa, e credono farla liberamente e volontariamente. Ancora una volta ripetiamo che « fare volontariamente » significa essere completamente liberi e privi di qualsiasi prisma interiore.
La volontà è potente armonia non divisione interna e tensione.
Non c’è affatto libertà quando vi sono dei contrasti interiori.
E’ più che certo che una rimozione sessuale non renderà mai libera interiormente una persona, se non quando questa rimozione è stata totalmente eliminata. Inoltre, il più delle volte trasmetterà questa rimozione ai suoi figli, e sarà l’eterna storia delle educazioni sbagliate.

L’uomo crede di fare, di agire, ma finché è sottoposto a deficienze interiori, a cattive abitudini, a tic psicologici, non fa niente e non agisce affatto. Tutto avviene suo malgrado, senza che egli sappia il perché e il come.
C’è in lui qualche cosa che lo spinge ad agire e a pensare, ma non è affatto cosciente di se stesso, e se non è cosciente, è come se dormisse; ma dorme ignorando che dorme.
Restiamo sempre condizionati dal nostro stato fisico e psicologico; se tale stato è buono, le nostre azioni saranno buone; se lo stato è forte, forti saranno anche le azioni.
Se desideriamo trasformare le nostre azioni e la vita stessa, dobbiamo cambiare il nostro stato fisico e psicologico, depurandolo e ricostruendolo.

LE MOLTEPLICI PERSONALITÀ

Ripetiamo sempre: ‘Io. Io faccio questo, io penso questo, …’.
Replichiamo con freddezza: io decido, scelgo, voglio, esito, sono timido, ….
Ed anche quando un uomo agisce ubbidendo impulsi inconsci, afferma ancora: io voglio! Cosa significa tutto ciò? Semplicemente che non sa cosa dice.

Prendiamo l’esempio di un aggressivo. Afferma: ‘A me non comanda nessuno!’.
Perché ha sempre questa espressione in bocca? Perché si sente attaccato.
E perché si crede attaccato? Perché ha paura.
Dovrebbe quindi dire: “C’è dentro di me qualcosa che spinge ad essere aggressivo; questo qualcosa è la mia paura”.
Dire “io” non deve essere mai un’abitudine, ma la sensazione di agire con la totalità della persona, il che implica coscienza di lucidità e vera volontà. Tutto il lavoro della psicologia è diretto proprio verso la ricerca di questa forma superiore dell’uomo.

L’UOMO E LA VITA

Si dovrebbe dire:
‘C’è in me qualche cosa che mi spinge ad essere timido.
C’è in me qualche cosa che spinge ad essere triste.
C’è in me qualche cosa che obbliga ad esitare.
C’è in me qualche cosa che spinge a decidere o a dubitare ’.
E così via.

(‘Riconoscere per essere riconosciuti ’ passa inevitabilmente prima per ‘riconoscersi per riconoscere ’  N.d.Mau.)

Ed è così per tutta la vita. Numerosi cassetti si aprono e chiudono in una sola personalità. E si continua a dire: “Io” solo per abitudine ed anche perché è meno faticoso che cercare di conoscere se stessi.

In generale, l’uomo è formato di una serie di cassetti mentali. In un solo uomo ci sono un cassetto di debolezza, un altro di paura, un altro di rimozioni, di impulsi, di aggressività, tante personalità in una sola persona.
Supponendo che in un uomo vi siano due personalità non sarebbe a tutto suo vantaggio unificarle? Certamente.

L’IMPORTANZA DI ESSERE AUTENTICI!

Molte persone non hanno soltanto due personalità ma addirittura dieci o dodici.
Anche in questo caso è molto importante raggiungere l’unità della personalità. Perché molte volte ognuno di questi cassetti lavora per conto suo, ognuno convinto di avere ragione.
Ciò che una persona fa è il bene; ciò che dice è la verità. Tuttavia è pronto, due minuti dopo, a cambiare parere perché si è aperto un altro cassetto. Afferma a questo punto: «Ho cambiato parere!».
L’uomo è allora sommerso in un mare di contraddizioni interiori, e si chiede ingenuamente cosa gli sta capitando. Molti uomini passano l’intera vita in questa situazione.
La vita continua ad avanzare, gira lentamente come una grande ruota.
L’uomo deve avere la capacità (per mezzo del suo equilibrio) di lasciar passare su di lui qualsiasi circostanza sfavorevole. Quanto a quelle favorevoli, bisogna saperle sfruttare.
Ma la buona o cattiva utilizzazione di queste circostanze dipende soltanto dalla nostra lucidità. Molto spesso coloro che non riescono a sfruttare utilmente una circostanza sono mentalmente dei bloccati; sono per lo più persone interiormente “addormentate”.

La vita non è né giusta né ingiusta, né buona né cieca. Tutti questi sono semplicemente attributi umani. La vita quello che è; come si può pretendere che sia buona o cieca?
La vita è logica, scorre come un fiume impassibile, che trascina le barche degli uomini. Tutto sta a sapere se la nostra barca non faccia acqua. Questo è il lavoro degli educatori, dei medici degli psicologi.

(Bisogna inoltre scegliere la barca, i compagni di viaggio, tenere la barca in rotta, dare qualche colpo di remo ed evitare di andare controcorrente! N.d.Mau)

Per i    depressi, i deboli, i malati, la vita avanza senza pietà.
Spesso, invece di farsi strada in mezzo alla nebbia, si piegano sulle loro sconfitte. Riprendono ad agire nello stesso modo senza chiedersi il perché del loro fallimento, e che mezzi è necessario usare per evitare un nuovo insuccesso.
Ricominciano la battaglia con le stesse armi, e nulla è più assurdo di ciò.
Falliscono nuovamente, si ostinano sempre con gli stessi mezzi, senza cercare di vedere se il loro modo di agire è o no conveniente, se hanno inquadrato la realtà da un punto di vista valido, se per caso le loro armi sono arrugginite...
Nuovi tentativi e nuovi insuccessi.
La macchina umana si mette in moto, spinge a fondo, va su di giri...
E l’uomo affonda sempre più, crede di sentire spietato su di sé il piede della sfortuna, senza chiedersi se il continuo fallimento non sia dovuto all’inadeguatezza di un meccanismo interiore.

E’ stato ripetuto più di una volta: l’uomo vede le circostanze attraverso il suo stato, così come una stazione radio riesce captare soltanto le onde sulle quali è sintonizzata. L’uomo deve quindi far riparare le valvole eventualmente guaste, procurare un nuovo condensatore se necessario.
Non serve assolutamente a niente imprecare contro la vita:è invece utile cercare di utilizzarla nel migliore dei modi.
La vita non ha occhi per vedere, né orecchie per ascoltare. Ma se l’uomo ha perso in misura più o meno notevole la sua lucidità, è più o meno cieco ed andrà ad urtare contro le circostanze.
E’ inutile maledire la vita. Per battermi, devo vedere l’avversario, altrimenti sono sconfitto  già in partenza.

(Vita= Dio: è inutile maledire Dio. E’ assurdo pensare ‘Ma come fa Dio a permettere che avvenga ciò!’. Egli non c’entra per nulla. Come se Lui dovesse fare il vigile della situazione. Lui è un cartello stradale: c’è per chi è attento e lo vuol vedere, ma non deve e non vuole intervenire direttamente. L’uomo possiede il libero arbitrio, proprio per poter rendere autentica e potente la sua evoluzione! N.d.Mau.)

Se sono forte ed equilibrato è un vero gioco adattarsi alle varie circostanze. Questo si chiama riuscire.
In caso di sconfitta, avrò davanti a me un avversario ben visibile e noto; un avversario che potrò rendere ancora più forte. Constaterò allora che spesso questo avversario sarò io stesso...

PSICOLOGIA, RAGIONE, UMANESIMO

Le cose grandi sono sempre molto semplici. Sarebbe assurdo pensare a Dio come un essere estremamente complicato. Inoltre le grandi cose devono essere accessibili a tutti; altrimenti non sono grandi.

(Secondo me si tratta di una verità a portata di mano più che di “Un Essere Semplice”. Se anche fosse un Essere Semplice è una semplicità a noi incomprensibile.
Non per niente non viene mai definito, nemmeno dai Maestri!
Inoltre non è detto assolutamente che una cosa semplice sia facilmente comprensibile, soprattutto per gli umani. N.d.Mau)

Per trovarle, basta partire dal punto giusto, e conoscere se stessi.
Il cammino delle stelle è semplice. La musica di Bach è semplice. La vita è semplice. Basta vedere tutte le cose in un rapporto razionale.
Ciò che è complicato è al di fuori dell’ordine e del ritmo universale. Le persone complicate non appartengono a quest’ordine, perché un disordine interiore impedisce loro di vedere e di partecipare all’ordine. Le deviazioni interiori non appartengono all’ordine delle cose; la tensione, l’aggressività sono al di là dell’ordine.
Le grandi cose sono sempre semplici. La grandezza dell’uomo risiede nella sua semplicità interiore.
Se mi si chiede in nome di che cosa esalto questa grandezza umana, l’equilibrio e la vera energia, rispondo: ‘In nome dell’ordine e quindi del bene ’.

Molte persone si precipitano al cinema o in altri luoghi per vedere e ascoltare racconti avventurosi. Ma cercano molto raramente l’uomo che ha compiuto queste avventure, né cercano di sapere il perché di queste avventure. Non vedono che l’atto esteriore, il resto è lettera morta.
Bisogna aggiungere giorno per giorno qualche cosa alla nostra personalità.
E’ bello poter dire: ‘Oggi mi sono arricchito di questo; mi sono liberato di quest’altro; oggi ho cambiato in questo ’.
Solo così l’uomo ritrova il fascino gioioso della salita verso la semplicità.
Se gli    uomini fossero liberi dai loro freni interiori e dal fango, dalle paure e dal continuo ripiegarsi su se stessi, certamente cambierebbero. E se cominciassero a cambiare le persone, tutto cambierebbe.
E’ una soluzione molto semplice, anche se proprio per questo è difficile ad essere applicata. Per cambiare infatti bisogna saper vedere i nostri problemi.
Le persone sono come sono; ma se tra dieci anni, saranno sempre gli stessi, non si saranno arricchiti in niente, né liberati di niente... Non valgono veramente di più?
Si può sempre imparare qualche cosa; ma dall’inerzia non si impara niente, se non cose inerti, come l’incoscienza non può generare che atti incoscienti.

Si dice che la felicità consista nell’essere al posto giusto. Ed è vero. Ma chiediamoci qualche volta se siamo veramente nel giusto posto come uomini, che devono pensare, educare gli altri ed agire sugli altri.
Si afferma anche che ormai si è persa l’arte d’essere uomini. Perché dovrebbe essere così? Le possibilità umane al presente sono le stesse di quelle di diecimila anni fa. L’uomo ha sempre lo stesso strumento; ma quante volte gli viene insegnato a suonarlo. ‘Non tutti possono divenire degli scienziati ’, affermava una persona. Chi dice di diventare uno scienziato?
Se la nostra educazione deve avere come scopo quello di diventare degli specialisti in un solo campo, contribuiamo alla miseria e alla separazione del mondo. Se essere un uomo di scienza è nient’altro che questo, è ben poca cosa.
La vera cosa importante è avere un’intelligenza lucida, libera da pregiudizi, aperta a tutto.
La scienza in sé non è importante.
Finché l’educazione non insegnerà una sintesi della vita, rimarrà astratta e senza valore.

(La scienza attuale è analisi. La saggezza è sintesi. N.d.Mau.)

Qualsiasi scienza particolare impedisce forse all’uomo di dibattersi nelle contraddizioni e nelle paure?
Invece di accentuare diversità tra gli individui, l’educazione deve mostrare ciò unisce le persone. Altrimenti la vita continuerà ad essere una serie di conflitti e di dolori.
L’uomo non deve tanto cercare l’istruzione, quanto la pienezza della sua personalità. Deve cercare di conoscere le sue possibilità, di realizzarle, nell’armonia della sua persona.

Conosciamo sempre attraverso il nostro cervello, i nostri sensi e i nostri prismi interni. La prima cosa da fare di fronte una situazione è chiederci se l’abbiamo bene esaminata. La valutiamo nella sua complessità? Domani la valuteremo come valutiamo oggi?
Perché molte persone sono pronte a giudicare?
Danno giudizi sugli altri, la morale, la religione, l’ultimo quadro appeso in sala. Intavolano spesso discussioni accese e automaticamente non si trovano mai d’accordo. Perché? Perché partono da un punto di vista soggettivo, vedono le cose verso un io ingombro d’inutili chincaglierie.
Sono tuttavia convinti di conoscere il mondo nel modo più giusto.

ESSERE OBIETTIVI: È QUESTO UNO SCOPO NOBILISSIMO

Senza obiettività si crede di conoscere, mentre invece non si guarda che traverso un io deformato.
L’obiettività è raggiungibile solo liberandosi da tutti i problemi inconsci. Bisogna prima togliere via le deformanti e inutili lenti interiori, fonte di tutti i giudizi sbagliati. Nella lucida obiettività l’uomo raggiunge la ragione, una forza calma, capace di donare.
La ragione non è mai legata alla paura o alla debolezza; ma si trova nell’equilibrio psicologico, quando l’uomo non ha bisogno di fuggire davanti ai problemi. Una volta presa coscienza di sé, i problemi non devono più far paura.
Non bisogna ammirare ciò che è di grande in alcune persone. Questa grandezza non è che il risultato di possibilità estrinsecate. Bisogna invece deplorare ciò che fa difetto in altre persone, in confronto alle loro possibilità...
Così, per mezzo della psicologia, l’uomo può allinearsi insieme ai grandi dell’umanità ed il suo equilibrio diventa il trampolino di lancio, scompaiono l’angoscia e l’ansietà, e finalmente si raggiunge la gioia.
L’uomo sale ad un livello superiore, i suoi poli aumentano.
La generosità e la bontà non nascono più dal bisogno interiore, ma da una calma potenza.
Raggiunge la pace, poiché dentro il suo spirito è ormai cessata ogni disputa.
La sua gentilezza è originata da una grande forza, e non da debolezza.
Auguro a tutti di raggiungere uno stato di pienezza e di grazia. 24

Quello che P. Daco chiama “stato di pienezza e di grazia”, che è legato ad uno spirito scevro da tensioni e ad una “calma potenza”, non è altro che il potere autentico che stiamo cercando, che nulla ha a che spartire con l’aggressività o la violenza, perché la vera forza è sempre interiore e, in quanto attinente allo spirito, materialmente invisibile quanto manifesta negli atti e nei propositi.

PER SUPERARE L’AGGRESSIVITÀ BISOGNA CERCARE LA SPIRITUALITÀ

“(…) Quindi, tornando al problema iniziale dell’aggressività, spiegarvi come uscire da un clima di violenza psicologica implica immancabilmente che vi parli del comportamento spirituale.  Dando per scontato che l'aspetto psicologico sia stato oltrepassato, e che la nozione d’equilibrio sia stata rilevata, per capire come infine risolvere i vostri problemi, dovete ora entrare nell’ambito della spiritualità.
Solo attraverso la conoscenza dei principi della spiritualità troverete una giustificazione per ognuna delle vostre azioni e per ognuno dei vostri pensieri.
Dovete nutrirvi di conoscenza quanto di fede e di luce: una fede senza la conoscenza non va  molto lontano…”.25

3.5     L’UNICA SOLUZIONE: LA DIMENSIONE SPIRITUALE

Giungiamo infine a renderci conto che la soluzione ai nostri disagi psicologici, l’unico modo per sottrarsi ad un destino di vittime perenni degli altri e delle circostanze, è la ricerca di una dimensione spirituale.
Ma che cos’è questa dimensione spirituale? Come si costruisce se non si possiede? Cosa bisogna fare per intraprendere il giusto cammino?
Purtroppo la risposta è complicata da un aspetto determinante e discriminante: questo cammino è solitario, inequivocabilmente e univocamente personale. Non c’è alternativa, perché è la nostra interiore coscienza / consapevolezza / comprensione che deve fare il cammino, e nessuno può farlo al posto nostro.
Qualsivoglia attività di gruppo o di appartenenza in genere, può dare l’illusione di essere “a posto”, in qualche modo “uniformati”, ma alla lunga non risolve nulla lasciandoci in balia di problemi solo nostri. Tuttavia non bisogna spaventarsi, perché la strada è chiara, tracciata da innumerevoli testimonianze susseguitesi nel corso dei millenni, richiede solo un po’ di coraggio: è la strada della luce, della fiducia e, soprattutto, della conoscenza.

L’IMPORTANZA DELLA VOLONTÀ

Ed il segreto della conoscenza si chiama volontà, un forte desiderio di andare oltre i propri limiti, oltre i recinti in cui ci siamo rinchiusi con le nostre mani.
Volontà di fiducia e ottimismo dei propri mezzi.
Volontà di onestà intellettuale e saldezza morale.
Volontà di approfondimento e rifiuto della superficialità.
Volontà di far fruttare i talenti ricevuti.
Volontà di superare le barriere del condizionamento e dell’ignavia.
Volontà di trarsi fuori dai laccioli dell’indolenza e della pigrizia mentali.
Volontà di non sentirsi mai arrivati, né incapaci di cambiamenti.
Volontà di capire sempre meglio chi siamo, perché siamo qui e dove stiamo andando.

Cerchiamo inoltre di non confondere la volontà di cui sopra, che è volontà positiva e luminosa, con altre negative caratteristiche umane che con essa nulla hanno a che spartire, tipo testardaggine ed ostinazione.

Ma che cosa è la volontà? Che tipo di qualità interiori concerne? Ho già detto di come possa essere descritta come uno strumento di applicazione del potere, e come tale utilizzabile sia nel bene che nel male. Vediamo come si può definire la volontà nella sua accezione unica, ovvero benefica e positiva.

“LA VOLONTA’ (ovvero l’esercizio positivo del potere psicologico)

CIÒ CHE IMPEDISCE LA VOLONTÀ

La caparbietà. La testardaggine. L’ostinazione Le opinioni preconcette. La tensione, l’aggressività.
Quando l’inconscio lavora a danno della coscienza.
Tutto ciò che divide o sconvolge la personalità. Tutto ciò che impedisce la sintesi della coscienza.

CIÒ CHE FAVORISCE LA VOLONTÀ

La souplesse, la tranquillità psicologica.
L’armonia tra coscienza ed inconscio.
Tutto ciò che unifica ed equilibra la personalità.
Tutto ciò che favorisce la sintesi della coscienza".26
 
Mi soffermerei sulle tre affermazioni sottolineate: se la volontà è “tutto ciò che unifica ed equilibra la personalità”, “tutto ciò che favorisce la sintesi della coscienza”, e “l’armonia tra coscienza ed inconscio”, appare evidente una sua equivalenza, o meglio, connessione, con l’armonia tra personalità, coscienza, e inconscio.
Se poi a ciò aggiungiamo quello che viene affermato chiaramente nel titolo, ossia che la volontà è “l’esercizio positivo del potere psicologico”, abbiamo prima di tutto una conferma del fatto che la volontà sia uno strumento, ma uno strumento che, nel caso positivo, è precisa manifestazione dell’armonia tra personalità, coscienza, e inconscio, quindi della coerenza tra individualità e principio immateriale, quindi dell’equilibrio tra soggettività materiale e spirito.
Se il vero potere è frutto del livello di consonanza tra la volontà dell’anima che incarniamo e la personalità (come entità materiale umana) che origina pensieri ed azioni, possiamo ben dire che una grande e benefica volontà non può che essere evidenza di un alto livello di evoluzione spirituale.
Non per niente i grandi saggi, santi ed iniziati dell’umanità sono stati anche realizzatori incommensurabili.
A chiunque sappia cogliere appare inequivocabile come l’umanità intera sia tuttora  estesamente permeata e profondamente influenzata dai frutti della volontà  che il potere – pur antico e millenario - esercitato da tali iniziati ha suscitato.

4.
POTERE SPIRITUALE

Definire in modo sintetico il potere spirituale è assai arduo. Suggerisco alcune possibili caratterizzazioni:

- facoltà di compiere o meno qualcosa grazie ad un qualità, psicologica – psichica – mentale, di natura trascendente e immateriale;
- capacità di influenzare il mondo esterno attraverso un modo di essere “elevato” (ossia giusto, puro, virtuoso, leale, irreprensibile, incorrotto, etico);
- riuscire ad influenzare un contesto umano e ambientale in modo probo e altruistico;
- saggezza, capacità di produrre benefici effetti sulle inclinazioni e sulle caratteristiche sia proprie che del prossimo.

Mi rendo conto di quanto queste definizioni siano necessariamente incomplete e lacunose, ma trattandosi di quello che dovrebbe essere inteso come il vero potere, quello autentico, derivante dalle intrinseche caratteristiche dell’individuo che lo esercita, vale la pena di approfondire ulteriormente. In questo senso, volendo tentare una strada alternativa, si può provare ad individuare cosa, un potere che possa manifestarsi come “spirituale”, non dovrebbe essere.

4.1    IL POTERE RELIGIOSO

Andando per esclusione possiamo cominciare col dire che il potere spirituale non dovrebbe avere alcuna attinenza con il potere religioso (o “delle religioni”) del quale si è anche trattato nei precedenti paragrafi relativi al “potere gerarchico” e al “potere psicologico” (aggressività e condizionamento religioso).

Abbiamo già detto come, in secoli di condizionamento, il collegamento fra potere spirituale e religioso sia assurto ad una sostanziale sinonimia.
Ho riscontrato di persona che il novanta per cento delle persone a cui si parla di spiritualità, anche tentando con ogni cautela di farlo nel senso più oggettivo ed ecumenico del termine, capiscono e si riferiscono automaticamente all’organizzazione clericale, costringendo il malcapitato interlocutore a distinguo per essi perlopiù indecifrabili ed incomprensibili.

DIFFERENZA TRA RELIGIOSITÀ E POTERE RELIGIOSO

Intendo sottolineare che quanto segue non riguarda il problema della religione ma quello degli uomini e delle organizzazioni che pretendono d’avere la delega univoca del Padreterno verso il mondo, che vogliono disciplinare lo spirito umano nel cammino verso Dio stabilendo delle “norme” da rispettare che nei loro umani intenti definirebbero la “vita spirituale”.
Differentemente, la religiosità, questo anelito dell’uomo verso Dio, non può e non deve essere mai contestata. Essa è indispensabile per vivere un’esistenza completa e autentica.
Non è mai il messia, il messaggero divino che fallisce, ma l’elemento umano che successivamente intende propugnarne e personificarne gli insegnamenti.
Sottolineo inoltre che si sta facendo un discorso generale, relativo agli enti religiosi nel loro complesso, che nulla ha a che vedere con le individualità, con i singoli rappresentanti. Santi ed iniziati (il livello dei quali non sono idoneo disquisire) sono e sono stati sempre numerosi all’interno delle istituzioni religiose, spesso contribuendo a rettificarne l’inevitabile deriva materialistica.

ESISTONO NELLE VARIE CHIESE UOMINI CHE TESTIMONIANO IL DIVINO?
 
“Ci sono, ma sono pochi. Anche se uniti (cosa per ora impossibile per disaccordi dottrinali) il loro numero è insignificante in confronto al potere organizzato, allo splendore materiale, agli interessi costituiti e al fanatismo del clero reazionario di ogni fede. Generalmente sono proprio i pochi (in questo caso i pochi che hanno mentalità spirituale), che custodiscono le vedute giuste, e le attuano, a tempo debito; essi percorrono torride, penose strade assieme all’umanità agonizzante, e perciò riconoscono acutamente la necessità di rinnovare le chiese”.27

L’UMANITÀ NON È MAI STATA COSÌ INCLINE ALLO SPIRITO

“Dalle tribune, dai pulpiti, dai periodici e dalle riviste religiose traboccano appelli agli uomini perché si volgano a Dio e nella religione risolvano le loro caotiche condizioni. Tuttavia l’umanità non è mai stata così incline allo spirito o così ben orientata verso le rivalutazioni e le rivelazioni trascendenti. Gli appelli dovrebbero piuttosto essere rivolti ai capi, al clero di tutte le fedi e ai loro seguaci; sono questi che dovrebbero tornare alla semplicità della fede qual è nel Cristo. Sono questi che hanno bisogno di essere rigenerati. Ovunque gli uomini chiedono luce. Chi la darà loro?”.28

PERCHÉ LE RELIGIONI E LE CHIESE FALLISCONO?

Le ragioni per cui le religioni si rivelano spesso deleterie per la crescita dello spirito, facendo sì che il potere religioso sia ormai null’altro che una forma di potere mondana al pari delle altre succitate, sono molteplici.
Ne vorrei solo sottolineare alcuni punti essenziali:
- non è spirituale un potere che spesso è, ed è stato, assolutamente identificabile con il potere materiale, politico e quindi economico;
- non è spirituale il pernicioso condizionamento con il quale, sfruttando l’eccezionale leva della paura (ad es. della morte e dell’eterno castigo), ed il monopolio delle coscienze concesso dal perbenismo, i “religiosi” possono orientare le masse ad un comportamento propizio ad interessi – di qualsivoglia tipo - di natura non spirituale;
- non è spirituale che la religione diventi l’emblema della convenzione sociale, sancendo di fatto l’accettazione sociale nella comunità, né che il suo potere assuma connotati ricattatori verso tutti i comportamenti “al di fuori” di quelli “previsti” dal conformismo;
- non è spirituale che il rappresentante del potere religioso disponga di un’autorità di giudizio tanto ampia quanto inammissibile, ancor più temibile se si pensa al fatto che egli ha “il dovere d’interpretare”, senza neanche essere nemmeno lontanamente vincolato a quella secolare parvenza di oggettività caratteristica delle istituzione laiche, parvenza che sappiamo illusoria, ma di cui il cui tentativo di raggiungimento assicura quantomeno un minimo livello di condiscendenza e tolleranza;
- non è spirituale giudicare, criticare, condannare, porre veti, additare al pubblico ludibrio (la parola ne uccide più della spada);
- non è spirituale un potere che si estende al mondo delle idee e del pensiero, che giudica non solo le opinioni, ma la conoscenza e chi la esprime;
- non è spirituale che si pretenda con presunzione e arroganza dirigere la ricerca della verità verso una umana, per quanto illustre, interpretazione;
- non è spirituale proibire o contrastare la libertà, quella libertà intesa come l’unico ambito in cui la scelta di un credo è opportuna ed idonea per l’uomo;
- non è spirituale pretendere di essere la voce di Dio sulla terra, affermando e minacciando che al di fuori del proprio ambito non può esservi salvezza (si pensi al monito “extra ecclesia nulla salus”);
- non è spirituale considerarsi i primi, condannare le altre confessioni, se non addirittura indicarle come motivi di dannazione o definirle blasfeme;
- non è spirituale essere i primi ad alzare le barriere contro i diversi invece di seminare tolleranza e perdono;
- non è spirituale usare due pesi e due misure, predicare la pace e tollerare i mercanti di morte, parlare di libertà e benedire i dominatori, esortare all’armonia e tollerare i tiranni, esaltare il perdono e condannare (scomunicare);
- non è spirituale diffondere il materialismo, non a parole ma con l’esempio, tradendo i natali, collegando l’indulgenza divina al denaro o alla materia (vedi ad esempio passare sotto una porta), rifiutando di tendere una mano a disperati e sofferenti definiti “peccatori non degni del perdono” (non di Dio, del loro).

In definitiva possiamo dire che  il connubio tra religione e spiritualità è assai arduo, proprio perché le religioni paiono fatte apposta per dividere, per creare steccati.

LA CHIESA CATTOLICA ROMANA

“La religione pura e incontaminata” è la pura carità, è il seguire impersonalmente il Cristo. Le Chiese sono grandi sistemi capitalistici, specialmente la Cattolica, e poco dimostrano del pensiero del Cristo.29

Da buon italiano, rispetto alle vicende di altre confessioni religiose, conosco molto meglio quelle della Chiesa che fin dalla nascita mi ha coinvolto nelle sue influenze.
Dai giornali di questi ultimi tempi sono molti gli episodi che evidenziano quanto la Chiesa Cattolica sia più che mai impegna sul fronte “temporale”, politico e teologico, nel tentativo faticoso e contraddittorio di conciliare le correnti interne conservatrice e progressista e di mantenere le posizioni raggiunte in termini d’influenza e potere. L’impressione è che in Vaticano ci sia chi teme la perdita di autorità causata dall’allentarsi della presa sulle coscienze, dovuta ad una “secolarizzazione” che sposta sempre più l’interesse dai paradisi celesti a quelli terreni.
Di certo uno spostamento in atto da lungo tempo, pressoché inarrestabile alla luce delle ragioni che andremo approfondendo, che l’immagine di questo Papa (su cui la gerarchia ecclesiastica ha puntato per coagulare consenso, più politico che spirituale, nel mondo) e la relativa ondata integralista aveva allentato, ma che, con l’approssimarsi dell’inevitabile “fine del mandato”, ritrova tutta la sua pericolosità.
Un pericolo, ovviamente, per gli ambienti della Curia Vaticana, mentre potrebbe considerarsi solo una logica e “salutare” conseguenza agli occhi di chi desidera realmente la crescita spirituale dell’umanità.
Gli eventi che stridono agli occhi degli uomini di buona volontà, ai sinceri propugnatori della consapevolezza spirituale, agli spiriti liberi e pensanti, sono molteplici, è sufficiente seguire  i giornali o notiziari. Ne propongo alcuni - tra i tanti – che mi hanno particolarmente colpito:

- A Maggio, fra i “Martiri del 2000” che il Papa doveva ricordare nella cerimonia solenne del Colosseo, faceva scalpore l’assenza di Oscar Romero, il vescovo assassinato venti anni fa in Salvador. Un vescovo ucciso dagli squadroni della morte filo-governativi, perché difendeva gli indios e i contadini, simbolo della resistenza alle dittature militari in Sudamerica. Un’assenza pesante, di un prelato che da posizioni conservatrici, a contatto con una realtà di estremo bisogno, si era “convertito”, fino a diventare il simbolo dei diseredati.
Anche un altro personaggio, il meno noto mons. Gerardi, vescovo guatemalteco ucciso nel 1998 dopo aver reso noto il rapporto “Nunca mas” sulle violenze dei militari sulla popolazione, veniva escluso. Si sa che in America Latina esiste una chiesa gerarchica allineata con le dittature. Il Vaticano non ha voluto delegittimarla.
- La decisione di proclamare beato Pio IX insieme a Giovanni XXIII, l’uno celebre per il suo conservatorismo e antiebraismo, l’altro profondamente umano, popolare e vicino ai valori evangelici, sintomo delle due anime che si scontrano, ma anche della lontananza di una svolta ecumenica.
- La Dichiarazione Dominus Jesus, stilata dalla congregazione per la dottrina della fede presieduta dal Card. Ratzinger, e approvata dal Papa: ribadisce il ruolo centrale, unico ed esclusivo della chiesa cattolica romana come intermediaria per la salvezza, un affermazione di doppio monopolio, se Cristo incarna la salvezza dell’umanità, la Chiesa di Roma  monopolizza la Sua mediazione al mondo. Ribadisce le prerogative che Roma ritiene di possedere rispetto alle altre religioni e Chiese Cristiane.
- La polemica relativa all’affermazione del cardinale Biffi, confermata da quell’indefinibile quanto inquietante “teologo” di Baget Bozzo: “si devono accettare in Italia solo immigrati cattolici”. “Bisogna fare barriera contro gli islamici”. Secondo il personaggio ciò è giustificato dalla missione evangelica della  chiesa.

Ritengo siano tutti elementi emblematici. Se il singolo episodio può far pensare ad una singola posizione minoritaria, il complesso dei segnali non fa che confermare quanto lontana sia la Chiesa Cattolica da posizioni di reale beneficio alla spiritualità degli uomini ed al risveglio delle loro coscienze.

Il potere religioso da secoli non fa che perdere terreno dal punto di vista spirituale, e di fatto ha deposto le sue armi ai piedi del materialismo, proprio le armi che avrebbero dovuto essere usate per difendere l’uomo da esso.
Le chiese hanno tradito le aspettative e – cosa ancor più grave – non vogliono rendersene conto, non vogliono cambiare nulla di ciò che sono e rappresentano, e fanno di tutto per conservare il potere illusorio (materiale) accumulato nei secoli, a tutto discapito del potere spirituale che rappresenterebbe l’unica ragione della loro esistenza.

“DUE SONO LE GRANDI CAUSE DEL FALLIMENTO DELLE CHIESE:

1) Ristretta interpretazione teologica delle scritture
2) Ambizioni materiali e politiche.

4.1.1        RISTRETTA INTERPRETAZIONE TEOLOGICA DELLE SCRITTURE

In ogni paese i teologi hanno imposto ai fedeli le loro personali interpretazioni religiose sulla verità, delle Scritture e di Dio. Hanno preso le Sacre Scritture e le hanno spiegate, ma attraverso il filtro deformante delle loro menti e dei loro cervelli, con danno inevitabile per il significato. I loro seguaci hanno poi imposto queste interpretazioni finite alle moltitudini non pensanti. Ogni religione – Buddismo, Induismo, Islamismo, Cristianesimo, ecc. – ha generato uno stormo di intelletti preminenti che hanno cercato (in genere con sincerità) d’interpretare ciò che ritenevano Dio avesse detto, formulando dottrine e dogmi; le loro parole sono divenute precetti religiosi e verità irrefutabili per milioni di uomini.
In ultima analisi si tratta delle idee di pochi – oltretutto legate al periodo, alla tradizione, all’ambiente – che nel corso dei secoli hanno subito deformazioni ed errori accidentali (…).
(…) I teologi espongono solo quello che credono esista nella mente di Dio.
Più antica la scrittura, maggiori ne sono le distorsioni. La dottrina di un Dio vendicativo, dell’inferno, l’insegnamento che il padre ama soltanto chi Lo interpreta secondo una teologia particolare, il simbolismo del sacrificio sanguinoso,, l’appropriazione della Croce come simbolo cristiano, la dottrina dell’immacolata concezione, la divinità collerica pacificata solo dalla morte di esseri umani, sono i risultati infelici del pensiero dell’uomo, della sua natura inferiore, dal suo isolamento settario (favorito dal vecchio testamento, e che in genere non è insito nelle fedi orientali) e della sua paura animalesca – il tutto incoraggiato ed inculcato dalla teologia, non dal Cristo, né dal Buddha, né da Krishna.
Le piccole menti degli uomini , nel passato e nel presente dell’evoluzione, non possono capire gli scopi di Colui in Cui viviamo, muoviamo e siamo.

PER CAPIRCI QUALCOSA L’UOMO HA PENSATO BENE DI ANTROPOMORFIZZARE LA DIVINITÀ

L’uomo ha interpretato Dio in termini di sé stesso e visto che non era in grado di andare verso di Lui ha pensato di crearselo a sua misura: quando accetta un dogma senza riflettere, egli non fa che accogliere l’opinione di un altro uomo altrettanto fallibile, e non la realtà divina.
E’ questa la verità che i seminari dovrebbero insegnare, abituando ognuno a pensare da sé, e a cercare la chiave del potere unificante dello studio delle religioni comparate.
Solo i principi e le verità riconosciuti universalmente, e che compaiono in ogni religione, sono imprescindibili per la salvezza. Le linee controverse dei concetti derivati sono in genere secondarie, o valevoli solo come sostegni dell’idea primaria ed essenziale.
E’ la distorsione del vero che ha condotto l’umanità a formulare un corpo di dottrine che il Cristo evidentemente ignorava.
Egli intendeva semplicemente che tutti riconoscessero che:
- Dio è amore;
- tutti gli uomini sono figli di un solo Padre, e pertanto fratelli;
- lo spirito è eterno e la morte inesistente;
- il Cristo in ogni uomo (la coscienza innata che unisce l’uno all’altro e con il Cristo) deve fiorire in tutta la sua gloria;
- il servizio è il fondamento della vita spirituale;
- la volontà di Dio sarà rivelata.
 I commentari religiosi, in genere, non toccano questi argomenti. I teologi hanno discusso fino alla nausea se considerare il Cristo divino o terreno, l’immacolata concezione, la funzione di S. Paolo quale insegnante della verità cristiana, la natura dell’inferno, la salvezza ottenuta con il sacrificio di sangue, e l’autenticità storica della bibbia.

I GIORNI DEL POTERE RELIGIOSO SONO CONTATI
 
Oggi la libertà albeggia, ci si rende conto che ognuno deve essere libero di adorare Dio a modo suo. Questo non significa che (nella prossima era) si possa scegliere una scuola teologica. La mente, illuminata da Dio, cercherà la verità e l’interpreterà da sé.
I giorni della teologia sono contati e stanno per spuntare quelli della realtà vivente.
Le chiese ortodosse rifiutano di ammetterlo. La verità nella sua essenza non ammette controversie: quando si disputa, i concetti sono generalmente d’importanza secondaria e in gran parte personali, umani, relativi.
Molto cammino si è già percorso nel contestare i dogmi e le dottrine; e questo è bene, è giusto e incoraggiante. E’ un vero progresso, ma le chiese non vi vedono ancora l’operare del divino, piuttosto del nemico, e spendono tante delle loro energie nel contrastarlo.
La libertà di pensiero, l’esame critico delle idee, il rifiuto dell’insegnamento clericale secondo la teologia del passato e dell’autorità ecclesiastica, sono le caratteristiche del pensiero spirituale creativo odierno. Il clero (o potere religioso) lo intende come indizio pericoloso di allontanamento da Dio, una perdita del senso del divino.
E’ sintomo, invece, esattamente contrario.
 
4.1.2        AMBIZIONI MATERIALI E POLITICHE
 
Forse altrettanto gravi, per l’influenza esercitata su milioni di ignoranti, sono le ambizioni materiali e politiche delle Chiese.
In Oriente le cose non sono altrettanto gravi, ma nel mondo occidentale la situazione sta sempre più degenerando.
In Oriente prevale una passività disastrosa e le verità insegnate non hanno potuto migliorare la vita quotidiana o rendere concrete le idee del credente, non migliorando in alcun modo le condizioni di quei popoli. La passività delle interpretazioni teologiche delle scritture buddiste e indù ha tenuto il popolo in una condizione di stasi, dalla quale si sta solo recentemente scotendo.
La fede maomettana è come la cristiana, una presentazione positiva della verità, sebbene assai materialista, ed entrambe sono militanti e politiche.
Il Cristianesimo è una dottrina nettamente oggettiva: era necessario.
Esso è militante, fanatico, materialista e ambizioso. Ha perseguito obbiettivi politici con cerimonie pompose, con grandi costruzioni di pietra, con imposizione di potenza e autorità.
La chiesa cristiana primitiva (relativamente pura per verità e vita) si divise in tre: la Cattolica Romana, che oggi pretende di essere la Chiesa Madre, la Bizantina o Greco Ortodossa e le Protestanti. Si separarono per questioni di dottrina, e all’origine il movente era sincero, chiaro e relativamente nobile. In seguito si sono deteriorate, ed ora la situazione è seria e penosa.
 
IN CHE COSA LE RELIGIONI SONO CONTRARIE ALLO SPIRITO

La religione Cattolica Romana è contraria allo spirito del Cristo per le seguenti ragioni:
a) atteggiamento decisamente materialistico. Chiesa di Roma è sinonimo di grandi costruzioni - cattedrali, istituti, conventi, monasteri. Per edificarle ha succhiato per secoli denaro dalle tasche dei ricchi e dei poveri. L’oro le serve a mantenere una ricca gerarchia ecclesiastica e per le sue numerose scuole e istituzioni (potere gerarchico e sociale);
b) un programma politico di vasta portata, la cui meta è il potere temporale, e non il benessere del popolo. Non ha mai lavorato per la pace, qualunque sia stato il modo con cui ha presentato la sua politica;
c) Il voler tenere il popolo nell’ignoranza, determinando il coagularsi di forze reazionarie e conservatrici, che si oppongono all’era nuova di civiltà e cultura più illuminate. La fede cieca, la completa fiducia nel clero e nel vaticano sono considerate “doveri spirituali”.
La Chiesa Cattolica sta trincerata e compatta contro ogni presentazione evolutiva della verità; ha radici nel passato ma non cresce alla luce; le sue enormi risorse finanziarie la mettono in grado di minacciare la futura illuminazione spirituale dell’umanità, sotto la maschera del paternalismo e con parvenze sontuose che nascondono una rigidità e una ottusità intellettuale che, inevitabilmente, la porteranno alla rovina se non riuscirà a rinnovarsi spiritualmente come l’avvento di Papa Giovanni XXIII fece immaginare.

La religione Greco-Ortodossa cadde in tale corruzione, cupidigia e sessualità, che temporaneamente, durante la rivoluzione russa fu abolita. Fu un’azione positiva, necessaria e giusta. Il suo interesse era interamente materiale, ma non dispose mai (né disporrà) di tanto potere quanto la Cattolica.
Il rifiuto della rivoluzione russa di riconoscerla fu saggio e salutare: non fece danno, perché l’idea di Dio non può essere espulsa dal cuore umano. Se anche tutte le organizzazioni religiose scomparissero dalla faccia della terra, il senso di Dio e la conoscenza del Cristo riaffiorerebbero con forza e convinzione inusitata e fresca.
Questa chiesa si sta ora riorganizzando e ha una nuova occasione. Per ora non è preminente ma c’è speranza che possa un giorno emergere come forza spirituale innovatrice. La prova che le impone l’ambiente è grande, e non potrà essere reazionaria come le Chiese in altre parti del mondo.
 
  La religione Protestante si distingue per le sue divisioni: è ampia, è ristretta, è liberale, è radicale, ma sempre protestante.
  Comprende molte Chiese grandi e minori, che si distinguono anch’esse per gli obiettivi materiali. Sono relativamente libere dalle propensioni politiche della Chiesa Cattolica Romana, ma costituiscono un corpo di credenti litigiosi, fanatici e intolleranti. La differenziazione è diffusa; non hanno unità né coesione, ma una costante ripulsa, una partigianeria virulenta, centinaia di culti affini e una teologia rigida e ristretta che non insegna niente di nuovo, e fomenta solo discussioni sulla dottrina o sui problemi di organizzazione e di procedura.
  Le Chiese protestanti hanno creato una controversia piena di acrimonia da cui le altre sono relativamente immuni. Negli ultimi tempi si sono notati i primi sforzi per una certa unità e collaborazione, ed è sperabile che diano frutto.

4.1.3        LO SPIRITO DI CRISTO E LE RELIGIONI
 
Se il Cristo tornasse fra gli uomini, sarebbe di casa nelle Chiese? I rituali e le cerimonie, la pompa e le vesti, l’oro e l’argento, la complessa scala gerarchica: papa, cardinali, arcivescovi e vescovi, prelati, canonici e parroci, pastori e sacerdoti, che interesse avrebbero per il Figlio di Dio, Che – in terra – non aveva dove posare il capo?

NELLE CHIESE, CHI SONO I VERI RAPPRESENTANTI DELLO SPIRITO?

Esistono uomini profondamente spirituali confinati tra le mura anchilosanti del clericalismo, sono molti, in tutte le Chiese e di tutte le fedi. La loro vita è ardua, sono consapevoli delle condizioni in cui si trovano e lottano per offrire idee religiose sane e cristiane a un mondo sofferente che le cerca.
Sono veri figli di Dio operanti in ambienti difficili, sanno che un tarlo rode la struttura ecclesiastica, conoscono il bigottismo, l’egoismo, la cupidigia e la ristrettezza mentale che li attornia.
- Sanno che nessuno è stato mai salvato dalla teologia, ma solo dal Cristo vivente e dal risveglio della Sua coscienza, che è in ogni cuore umano;
- nel loro intimo ripudiano il materialismo dell’ambiente e vedono nelle chiese poca speranza per l’umanità;
- sanno che le realtà spirituali sono ormai subordinate al loro sviluppo materiale;
- amano i loro simili e vorrebbero indirizzare il denaro, oggi profuso per costruire e conservare le chiese, alla creazione di quel Tempio «non fatto con le mani, eterno nel cielo»;
- servono quella gerarchia spirituale che – invisibile e serena – guida le vicende umane, e non si sentono legati a un clero;
- sanno che la cosa più importante è guidare l’uomo al rapporto spirituale cosciente con il Cristo e la Gerarchia, e non di accrescere il numero delle parrocchie e l’autorità personale;
- credono nel regno di Dio, diretto dal Cristo, ma non nel potere temporale preteso e sfruttato da papi e arcivescovi.
Uomini siffatti sono in ogni istituto religioso, tanto in Oriente che in Occidente, e in tutte le comunità che tendono a scopi elevati. Sono uomini semplici e santi, che non chiedono nulla per sé, che rappresentano Dio con la vita e con la verità e non fanno parte, in realtà, della Chiesa in cui operano: questa risente il contrasto che essi alimentano, e di rado consente loro di salire di grado e posizione, per cui non hanno potere temporale, ma il loro esempio spirituale da luce e forza al popolo.
Sono la speranza dell’umanità, perché in contatto con il Cristo e parte integrante del regno di Dio.
Rappresentano la divinità molto meglio dell’alto clero e dei cosiddetti «prìncipi della Chiesa».30

POTRÀ UN GIORNO IL POTERE RELIGIOSO DIVENIRE SPIRITUALE?

La domanda sorge spontanea. Anche perché il beneficio che potrebbe derivarne all’umanità è enorme: in fin dei conti le Chiese sono organizzazioni già esistenti, efficienti, strutturate capillarmente sul territorio, in grado di raggiungere moltitudini di persone con messaggi ad alta priorità, i cui componenti sono in massima parte figure ben radicate nella società, autorevoli e prestigiose. Non penso vi siano sulla terra istituzioni migliori per quella che definirei “organizzazione dell’opinione”.
Non si dimentichi inoltre che la loro missione, il motivo stesso della loro nascita, almeno nelle intenzioni dei “fondatori”, dovrebbe proprio essere la crescita spirituale dell’umanità.
Tutto fa pensare che la loro collaborazione sarà determinante alla realizzazione del “Grande Piano”, previsto per l’umanità. Così come, al contrario, la loro opposizione creerebbe difficoltà insormontabili.
Il cambiamento richiesto potrà avvenire? L’incertezza è d’obbligo.

LA FATICA CHE SAREBBE NECESSARIA

Purtroppo lo sforzo richiesto non è cosa da poco. Dipende da responsi importanti.
- “Nella coscienza del clero prevarrà l’aspetto istituzionale della religione, o la semplice verità, donatrice di vita?
- Sapranno dire che il Cristo vive per sempre, abbandonando la vecchia dottrina della divinità da pacificare con morte e sangue, per fissarsi sulla Sorgente dell’esistenza e sul Cristo vivente, Che è in attesa di versare quella «vita più abbondante», tanto lungamente attesa e promessa?
- Ricorderanno al popolo che il Cristo stesso disse che non si può mettere il vino nuovo nelle botti vecchie?
- Il clero potente e orgoglioso abbandonerà pubblicamente le sue mire materiali, il denaro e i palazzi e «venderà ciò che ha» per seguire il Cristo sulla via del servizio?
- Oppure, come il giovane ricco del vangelo, tornerà indietro?
- Spenderà per alleviare il dolore, insegnando ai fanciulli le cose del regno di Dio, come fece il Cristo, e dando esempio di fede semplice, di gioia fiduciosa e di sicura conoscenza di Dio, come egli fece?
- Sarà capace di conseguire quell’intima visione spirituale che ne farà un portatore di luce e di nuova rivelazione?
- Il materialismo che le chiese hanno favorito e l’incapacità d’istruire a dovere i fedeli saranno eliminati? A ciò risale la responsabilità anche delle guerre mondiali (1914-18 e 1940-45) , che non sarebbero state, se la cupidigia, l’odio e la separatività non fossero stati diffusi sulla terra e nei cuori degli uomini: questi errori disastrosi furono commessi perché i valori spirituali furono ignorati, e ritenuti per secoli aspetti secondari nella vita delle Chiese. La responsabilità è loro”.

Sono queste le incognite, la risposta alle quali determinerà tanta parte del futuro umano.

SIAMO ANCORA IN ALTO MARE

Purtroppo i movimenti che tendono a riorganizzare le chiese sono ancora nelle mani di alti prelati, sinodi e conclavi. I piani odierni dimostrano che l’autorità è ancora dalla parte sbagliata.
Non c’è un indizio valido di un cambiamento fondamentale nell’insegnamento teologico o nel governo della Chiesa.
Non c’è indizio che le religioni orientali si pongano attivamente alla guida verso un mondo nuovo e migliore.
E l’umanità aspetta.
Ha bisogno – sopra ogni altra cosa – di sapere che Dio esiste, che esiste un Piano Divino (adatto alla situazione, pervaso di speranza e di forza), che il Cristo vive, che Colui che tutti attendono verrà, e non sarà cristiano, indù o buddista, ma sarà di tutti gli uomini.
Queste sono le occasioni che le Chiese hanno di fronte.

Il cammino sarà ostacolato dai conservatori, dagli uomini dal pensiero ristretto e dai teologi; da quelli che rifiutano di abbandonare interpretazioni e metodi vecchi, che amano le dottrine sorpassate e danno importanza alla forma, ai riti, alle cerimonie, al fasto, all’autorità e alla costruzione di grandi edifici anche nei periodi di fame e bisogno.
La Chiesa Cattolica Romana ha la sua occasione più grande e la sua massima crisi. Essa basa su una tradizione antica, afferma con forza l’autorità ecclesiastica, è sensibile alle convenzioni e ai riti e – nonostante la sua filantropia assai estesa – è completamente incapace di lasciar liberi i suoi fedeli.
Se saprà cambiare i suoi metodi, rinunciare all’autorità sulle anime (che non ha mai realmente avuto) e realizzare la via del Salvatore, dell’umile carpentiere di Nazareth, renderà un grande servizio al mondo e darà un esempio luminoso ai seguaci di ogni fede e di ogni ramo del Cristianesimo.

LE SOLUZIONI

Niente potrà impedire alla nuova religione mondiale di sorgere, un giorno. Sarà realizzata e sviluppata da uomini di mentalità spirituale, aperti alla nuova ispirazione della Mente di Dio, generosi e gentili, dalla vita pura e fervente.
Ciò potrà avvenire grazie a un modo nuovo di accostarsi al divino, perché questo è sempre accessibile e non richiede intermediari esterni; un modo nuovo d’interpretare l’antico insegnamento spirituale: perché l’uomo si è evoluto e quello che andava bene mille anni or sono serve a poco.
I cambiamenti sono ormai imperiosamente necessari.

Per tutte le religioni vi sono due cambiamenti prioritari, e riguardano la libertà dell’anima e la relazione individuale col Dio.
Le Chiese non possono più continuare a interporre fra l’uomo e Dio la loro autorità e le loro interpretazioni. Questo problema si è acuito lentamente, nel corso dei secoli, con la crescita dell’intelletto e dell’autocoscienza dell’essere umano, e adesso è indispensabile che sia risolto”.31

Non c’è bisogno di far notare quanto queste affermazioni del Maestro D.K. siano attuali, seppur risalenti al periodo tra il 1944 e il 1946!

L’ECUMENISMO COSMICO

Dalla collaborazione delle Chiese, dalla loro capacità di adeguarsi alle insopprimibili e sacrosante (nel vero senso del termine) esigenze dello spirito, dipende il tempo nel quale la nuova religione mondiale, l’Ecumenismo Cosmico, il vero potere religioso, potrà realizzarsi.
Prima o poi accadrà, non c’è dubbio, perché all’evoluzione non v’è alternativa e certi obiettivi – datosi che connotano l’esistenza del Piano Universale medesimo – non si possono evitare. Ma - se possibile - molto meglio prima!

La responsabilità di un ritardo per l’evoluzione dell’intera umanità è – mi sembra –, una negligenza alla quale chiunque dovrebbe guardare con il giusto timore.
A maggior ragione dovrebbe farlo chi si propone con sicumera e presunzione nel ruolo di mediatore, di “tutore spirituale” dell’umanità tutta (si veda – una su tutte - l’ormai famosa lettera apostolica “Dominus Jesus” del cardinale Ratzinger).

LE VERITÀ ESSENZIALI

Vi sono alcune questioni fondamentali che coinvolgono pesantemente il futuro di tutte le religioni, e che dovrebbero guidare il pensiero del clero illuminato di ogni fede, in modo da contribuire realmente a diffondere i semi del vero potere spirituale per tutti gli uomini della terra.                                                                                                                          
Si tratta di verità essenziali che saranno indispensabili onde emanare un unico denominatore spirituale comune, in modo che tutte le religioni formino un’unica radice  dalla quale potrà sorgere la “nuova religione mondiale”, quella sorta di “ecumenismo cosmico” di cui ho già accennato.

“Queste verità fondamentali, che il clero può presentare agli uomini ovunque – identiche in tutte le religioni – sono:

- La realtà di Dio, immanente e trascendente.

(Il Dio immanente nel cuore umano delle fedi orientali e il Dio trascendente , fuori dell’universo, delle religioni occidentali). Le religioni dovrebbero formare una sintesi dei due concetti: Dio trascendente, garante del Piano per il mondo, Proposito che condiziona tutte le vite, dall’atomo, per tutti i regni della natura, fino all’uomo.

- Immortalità e persistenza eterna.

Lo spirito dell’uomo è immortale: persiste per sempre, progredendo di fase in fase sul Sentiero dell’Evoluzione, sviluppando in modo continuo e successivo gli attributi e gli aspetti divini. Questa verità implica necessariamente il riconoscimento di due grandi leggi naturali: quella della Rinascita e quella di Causa ed Effetto.
Le Chiese di Occidente hanno rifiutato di ammettere la prima, e si sono perciò smarrite in un vicolo cieco (non logico e quindi poco sostenibile) dal quale è loro impossibile uscire.
Le Chiese d’Oriente hanno insistito all’eccesso su queste due leggi: di conseguenza quei popoli hanno atteggiamento negativo e quiescente verso la vita e i suoi processi, motivato dal continuo ripetersi delle occasioni.
Il Cristianesimo ha insegnato l’immortalità, ma ha fatto dipendere la felicità eterna dall’accettazione dei dogmi teologici: sii Cristiano praticante e vivrai eternamente in un cielo vagamente descritto; rifiuta di esserlo e cadrai in un inferno impossibile - inferno presentato dalla teologia dell'Antico Testamento che mostra un Dio capace di rancore e gelosia.
Entrambi i concetti sono oggi ripudiati da tutti gli uomini equilibrati, sinceri e pensanti. Nessuno che sappia discriminare o che veramente creda in un Dio d'amore, accetta il Cielo dei teologi, né lo desidera. Ancora meno accetta « l'inferno di fuoco e di zolfo » o i tormenti eterni cui un Dio d'amore si dice condanni chi non crede nelle interpretazioni teologiche del medioevo e di quella parte del clero che tenta . con la dottrina, la paura e le minacce . di tenere i fedeli legati al vecchio insegnamento, oramai superato.
La verità essenziale è altrove: «quel che si semina, si raccoglie»: bisogna ripristinarla. Con queste parole S. Paolo enuncia l'antico e vero insegnamento della Legge di Causa ed Effetto, chiamata in Oriente Legge del Karma. E aggiunge, in altro luogo, l'ingiunzione di «lavorare alla propria salvezza», e poiché ciò non è possibile in una sola vita, contraddicendo l'insegnamento teologico, Egli sostiene implicitamente la rinascita e fa della vita un'esperienza ricorrente finché non si è adempiuto il comando del Cristo: « Sii perfetto, come il Padre tuo celeste ». Visti i risultati dell'azione . buoni o cattivi . e tornando a rivivere sulla terra, l'uomo raggiunge alfine la « misura del Cristo .
La realtà di questa divinità innata spiega l'impulso del cuore di ciascuno, che tende a migliorare, sperimentare, progredire, ad accrescere la conoscenza e salire verso vette superiori: non c'è altro modo di spiegare la capacità dello spirito umano di emergere dalla tenebra, dal male e dalla morte, per entrare nella vita e nella bontà. Questa è sempre stata 1a storia ineluttabile dell'uomo.
L'anima lo proietta sempre più vicino alla Sorgente di tutto il bene e niente può arrestare questo continuo avvicinarsi a Dio.

- Il Cristo e la Gerarchia

La terza grande, essenziale verità spirituale è la realtà del Cristo, del Cristo vivente, presente in mezzo al Suo popolo, secondo la Sua promessa: « Ecco, Io sono con voi ogni giorno, fino alla fine del mondo »; e questa presenza sempre più avvertita via via che gli uomini si avvicinano a Lui e ai Suoi discepoli.
La Chiesa accentua ancora il Cristo morto. Gli uomini hanno dimenticato ch'Egli vive, nonostante il debole riconoscimento al tempo della Pasqua, in gran parte motivato dal credere che la Sua risurrezione garantisca anche la loro: « poiché Egli vive, anche noi vivremo ».
Il fatto che Egli viva e sia presente sulla terra, non è mai detto, tranne che in modo generico e vago. Gli uomini hanno dimenticato il Cristo fra loro, circondato dai Suoi discepoli; il Maestro di Sapienza accessibile a chi si accosta in modo debito, e che salva con la forza dell'esempio e con la Sua stessa vita, la quale . inespressa e in gran parte ignorata . esiste in ciascuno.
Nella futura religione mondiale queste verità saranno preminenti. Si proclamerà la vita e non la morte; s'insegnerà come conseguire lo stato spirituale per mezzo di una vita spirituale, e la meta sarà l'esistenza reale di quelli che si sono così realizzati e che, con il Cristo, soccorrono il genere umano e lo guidano alla salvezza. L'esistenza di una Gerarchia spirituale sul pianeta, la possibilità di entrare in contatto e collaborare coi suoi Membri, che conoscono la volontà di Dio e agiscono con intelligenza in modo ad essa conforme: su queste verità poggerà l'insegnamento spirituale futuro.
Questa Gerarchia di Anime e del Suo Capo supremo, il Cristo, è oggi ammessa coscientemente da migliaia di uomini, ma è negata dagli ortodossi. Molti la conoscono, molti collaborano coscientemente con i Suoi Membri. L'umanità sta liberandosi dalla sottomissione all'autorità dottrinale per passare all'esperienza spirituale diretta.
Il Cristo in ogni uomo, garanzia del conseguimento spirituale ultimo; il Cristo come modello vivente, Che si è velato lasciandoci l'esempio da seguire; il Cristo che vive sempre ed è con noi da duemila anni, e sorveglia il Suo popolo, ispira i Suoi discepoli, i Maestri di Saggezza, cioè quegli « uomini giusti, fatti perfetti » (come detto nella Bibbia »); il Cristo che esorta a sviluppare la coscienza spirituale vivente (chiamata, vagamente, « cristica » ) che alla fine conduce . per le Leggi della Rinascita e di Causa ed Effetto . alla perfezione ultima: queste verità saranno un giorno insegnate e sostenute dalla Chiesa, con la vita e le parole del clero. Questo cambiamento nella dottrina favorirà la comparsa di una umanità assai diversa dall'attuale, capace di riconoscere il divino in tutti, a vari livelli, non solo in attesa del ritorno del Cristo, ma sicura della Sua presenza e del Suo avvento non da un cielo lontano, ma da un luogo terrestre . dove Egli è sempre stato, dove l'hanno conosciuto e raggiunto migliaia di uomini, ma viene ignorato dai teologi per paura e per tattica.
La Sua venuta non sarà il rientro trionfale in una Chiesa vittoriosa, ma consisterà nel riconoscimento della Sua esistenza effettiva, da parte di chi era cieco finora alla Sua presenza, e alle Sue attività incessanti.
Non ritornerà a reggere le sorti del mondo, perché mai ha tralasciato di farlo, ma gli uomini riconosceranno i segni della Sua attività e della Sua presenza e sapranno che sconfiggerà le Chiese, con la Sua forza, nei cuori e nella vita degli uomini. Allora, questi s'accorgeranno che la parola « spirituale » ha poco a che fare con la religione, perché denota l'attività divina in ogni fase della vita e del pensiero; capiranno la stupenda verità, che una sana economia, un chiaro umanesimo, un'educazione efficace (che prepari ad essere cittadini del mondo) e una scienza dedicata al miglioramento collettivo, sono tutte profondamente spirituali e che, nella loro utilità complessiva, costituiscono un corpo di verità religiosa; scopriranno che la religione organizzata è solo una fase di questa esperienza mondiale del divino.
Il Cristo verrà pertanto, sicuramente, in tre modi. Verrà in quanto gli uomini riconosceranno ch'Egli è veramente qui, ora come sempre, da quando in apparenza lasciò la terra; verrà nel senso di adombrare, ispirare, guidare in modo diretto, conferendo personalmente coi Suoi discepoli avanzati . Agenti della volontà di Dio . che operano a stabilire rette relazioni. E si manifesterà nei cuori degli uomini, come il Cristo che dimora in loro, lottando per la luce, influendo sulle loro vite e guidandoli a riconoscere coscientemente la divinità. Allora gli uomini, numerosi, avranno l'esperienza di Betlemme: in loro nascerà il Cristo e diventeranno « uomini nuovi ».
Le Chiese future semineranno queste verità esistenti, rigenerando l'umanità e riportando la risurrezione e la vita di Dio sulla terra per mezzo di un'umanità consapevole del Cristo.
Quando tutto ciò avrà assunto grandi proporzioni, saranno restaurati i Misteri, per cui si saprà che il Regno di Dio è in terra, che l'uomo è realmente fatto a immagine di Dio e destinato a manifestarlo . con la disciplina della vita così come fece il Cristo.

- La fratellanza umana

Molto si è scritto, predicato e insegnato circa la fratellanza, ma essa è così poco praticata che la parola stessa è alquanto screditata. Tuttavia con essa si afferma un'origine, una meta e un principio che sono alla base stessa dell'umanità.
La fratellanza è un grande fatto naturale: tutti gli uomini sono fratelli; sotto le differenze di colore, credo, cultura e civiltà, l'umanità è una sola, senza distinzione o diversità di essenza, origine, obiettivi spirituali e mentali, capacità, qualità e modi di evolvere.
Con questi attributi divini (poiché tali sono) tutti gli uomini sono uguali: è solo in relazione al tempo e al processo di rivelazione dell'innata divinità che appaiono differenze temporanee. Queste, e i peccati per ignoranza e inesperienza, hanno attirato l'attenzione delle Chiese, offuscando la visione del divino in ogni uomo.
E' appunto la verità della fratellanza che le Chiese devono insegnare . non partendo da Dio trascendente, esterno e inconoscibile . ma dalla vita divina, eternamente presente in ogni essere umano, che continuamente tenta di esprimersi negli individui, nelle nazioni e nelle razze.
La vera fratellanza sarà realizzata inevitabilmente mediante i giusti rapporti e coltivando la buona volontà.
Il clero ha dimenticato quel cantico, degli angeli: « Gloria a Dio in cielo, pace in terra agli uomini di buona volontà ». Non ha capito, e perciò non ha insegnato, che solo con la buona volontà nella vita quotidiana si stabiliscono rette relazioni umane e pace in terra e si rende gloria a Dio.
Le Chiese hanno dimenticato che tutti gli uomini sono divini: alcuni ne sono già coscienti e l'esprimono, altri no; esse hanno trascurato che, grazie alla loro evoluzione, taluni conoscono il Cristo, perché in loro Egli è attivo, mentre altri ancora si impegnano per manifestarlo e altri sono del tutto inconsapevoli dell'Essere divino che si cela nel profondo dei loro cuori.
La differenza sta solo nella qualità di coscienza, non di natura.

- Gli avventi divini

A tutte queste verità, essenziali per lo sviluppo umano, se ne deve aggiungere un'altra, percepita solo confusamente, perché è la maggiore di tutte. E' tale perché si riferisce al Tutto e non soltanto all'uomo e alla sua salvezza personale.
E' l'estensione dell'approccio individuale alla verità.
Essa riguarda gli Avventi Ciclici del divino all'umano, di cui tutti i Salvatori e Istruttori sono simbolo e garanzia.
In certi grandi momenti della storia Dio si accostò al Suo popolo, e nello stesso tempo questo fece del suo meglio . sebbene spesso in modo inconscio . per avvicinarsi a Lui.
Si può dire che Dio trascendente riconosce allora Dio immanente, mentre il Dio nell'uomo tende al Tutto divino e a ciò che è maggiore di esso.
Da parte di Dio, operante tramite il Capo della Gerarchia spirituale e dei Suoi Membri, l'approccio fu intenzionale, cosciente e deliberato; da parte dell'uomo fu in gran parte inconscio, imposto dalla tragedia delle circostanze, dal bisogno disperato e dallo stimolo impresso dal Cristo immanente.
Questi grandi Avventi si possono rintracciare lungo i secoli: ogni volta migliorò la comprensione dello scopo e si ebbe la rivelazione di una qualità divina, l'istituzione di una nuova fede mondiale e la comparsa di una civiltà e una cultura, cioè un nuovo modo di intendere le relazioni fra l'uomo, il suo prossimo e Dio.
Nel remoto passato un primo grande Avvento si produsse quando Dio portò l'attenzione sull'uomo, e allora per Sua azione e volontà . l'individuo primitivo «divenne un'anima vivente».
Quando l'anelito verso un bene indefinito e irrealizzato si fece sentire nell'uomo ancora non pensante, Dio si avvicinò a lui, e lo impregnò di quella vita ed energia che, col passare del tempo, lo avrebbe messo in grado di riconoscersi quale figlio di Dio e di esprimere quel rapporto in modo perfetto.
Questo Avvento fu segnato dall'apparizione della facoltà mentale.
Nell'uomo fu impiantato il potere embrionale di pensare, ragionare e conoscere.
La Mente universale di Dio fu riflessa in quella, microcosmica, dell'individuo.
In seguito, quando i poteri mentali dell'umanità primitiva lo consentirono, fu possibile un altro Avvento, e si aprì la porta al Regno di Dio. L'uomo imparò che si può accedere al Luogo Santo per mezzo dell'amore. Al principio mentale s'aggiunse . sempre per la forza dell'invocazione e della risposta evocata . un altro attributo divino: l'amore.
Questi due grandi Avventi consentirono dunque all'anima di esprimere o manifestare due aspetti della divinità: Intelligenza e Amore.
Oggi l'intelligenza fiorisce nel sapere . e nella scienza, però non ha sviluppato ancora in pieno tutte le sue possibilità di saggezza; e l'amore comincia appena a sbocciare nell'uomo: la sua prima manifestazione, la Buona Volontà, soltanto adesso viene riconosciuta come energia divina, ma resta ancora una teoria, una speranza.
Il Buddha incarnò in Sé la qualità della saggezza: manifestò la Luce e insegnò la via della luce, per cui divenne « l'Illuminato ». La luce, la saggezza e la ragione, come attributi divini, ma anche umani, furono concentrati in Lui, che chiamò al Sentiero dell'Illuminazione, di cui sono aspetti la saggezza, la percezione mentale e l'intuizione.
Poi venne un altro grande: il Cristo, Che incarnò un principio divino ancora più elevato della mente: l'Amore, e nello stesso tempo contenne in Sé tutta la luce del Buddha. Egli fu espressione sia di luce che d'amore.
Presentò agli uomini tre concetti profondamente necessari:

1.    Il grandissimo valore di ogni singolo figlio di Dio, e la necessità di intensa condotta spirituale.
2.    L'occasione di un grande progresso, cioè la seconda nascita.
3. Il metodo per entrare nel regno di Dio, che così Egli riassunse: « Ama il prossimo tuo come te stesso ».

Sforzo individuale, opportunità collettiva e identificazione reciproca . ecco il messaggio del Cristo.

Così quattro sono stati gli Avventi: due principali e due minori. Questi ultimi chiarirono la natura dei primi, e mostrarono che quanto era stato conferito nel lontano passato costituisce un retaggio divino, ed è il seme della perfezione finale.
Quando l'umanità avrà riordinato la sua casa, avrà un quinto grande Avvento, al quale è stata preparata dai quattro precedenti.
Un nuovo cielo e una nuova terra sono prossimi. « Un nuovo Cielo »: cioè una concezione inusitata delle realtà spirituali e forse della stessa natura di Dio.
L'idea attuale di Dio, come Mente Universale, come Amore e Volontà non potrebbe forse arricchirsi di qualche concetto e qualità per le quali finora non abbiamo nome, né sappiamo comprendere?
Ciascuno di questi tre concetti relativi al divino .mente, amore e volontà. erano interamente sconosciuti quando furono rivelati all'umanità la prima volta.
Che cosa apporterà il quinto Avvento non sappiamo e non possiamo sapere. Certamente avrà nella coscienza umana ripercussioni altrettanto decisive che le precedenti. Da alcuni anni la Gerarchia si avvicina all'umanità, e ne derivano i grandi concetti di libertà, ovunque così vicini ai cuori degli uomini.
Il sogno della fratellanza, del cameratismo, della collaborazione e della pace fondata sui giusti rapporti è sempre più chiaro nelle loro menti. E già hanno la visione di una religione mondiale nuova e vitale, di una fede universale, innestata su quelle del passato, ma svelatrice di nuova, nascente bellezza e portatrice di rivelazione.
Di una cosa si può essere certi: questo quinto Avvento dimostrerà . in modo profondamente spirituale e nondimeno concreto . la verità dell'immanenza di Dio e l'intimo rapporto fra Dio trascendente e immanente.


4.2    IL FUTURO POTERE SPIRITUALE

L'umanità esige un approccio a Dio più vitale, più intelligente, è stanca di discussioni e liti dottrinali e dogmatiche, lo studio delle religioni comparate ha dimostrato che le loro verità basilari sono identiche.
I soli elementi che in realtà militano dappertutto contro l'unità spirituale, sono le organizzazioni clericali esistenti e la loro ripulsa delle religioni e delle fedi diverse dalla propria.
Nonostante ciò, la struttura della nuova Religione mondiale sarà innalzata da gruppi dissenzienti delle Chiese istituzionali, cioè da coloro che presentano il concetto di Dio immanente, anche quando purtroppo lo fanno per motivi egoistici e insistendo sul potere della divinità interiore per ottenere salute perfetta, denaro in abbondanza, successo negli affari e popolarità ininterrotta.
La nuova Religione mondiale sarà manifestata anche da gruppi di esoteristi di tutto il mondo, grazie al rilievo che daranno all’esistenza della Gerarchia spirituale, all'opera del Cristo e alle tecniche di meditazione con cui raggiungere la consapevolezza dell'anima (o coscienza cristica).
L'attuale atteggiamento delle Chiese sembra negare ogni possibilità di religione universale; le divergenze dottrinarie e sistematiche dell'approccio al divino sembrerebbero precludere ogni uniformità di azione.
Necessariamente, la struttura esterna della nuova Religione mondiale impiegherà tempo a manifestarsi: è poco probabile che emerga durante le generazioni presenti. Però i segni del suo sorgere sono già visibili all'orizzonte, rivelati dall'alba del giusto modo di pensare: il disegno è pronto.
L'atteggiamento interiore dell'umanità, e altri eventi, indicano la necessità di rivedere la religione ufficiale e il rinascere della sua influenza spirituale. Questi sono sempre i preliminari della creazione.
La comprensione soggettiva precede sempre la manifestazione oggettiva, e così avviene oggi.

ANCHE IL CLERO FA PARTE DEL FUTURO DISEGNO

Dio non è come è stato descritto; la salvezza non si raggiunge come insegnato dalle Chiese; l'uomo non è il miserabile peccatore predicato dal clero. Tutto ciò è irreale; ma il Reale esiste: esiste per le Chiese tanto quanto per ogni altro uomo o gruppo.
Gli ecclesiastici sono in essenza divini, e sulla via dell'illuminazione, quanto qualunque altro gruppo di uomini. La salvezza delle Chiese posa sull'umanità dei loro rappresentanti e sulla loro divinità innata, e lo stesso vale per le masse.
In ogni comunità esistono uomini grandi, buoni, santi e umili, che cercano quietamente e in silenzio di vivere come il Cristo ha insegnato dando esempio di coscienza cristica e di intima relazione con Dio.
Sorgano dunque a eliminare, con la loro forza spirituale, quei dottrinari miopi e materialisti che mantengono la Chiesa quale è oggi;
intensifichino il fuoco nei loro cuori e si accostino ancora più . deliberatamente e con comprensione - al Cristo che servono;
si raccolgano strettamente intorno alla Gerarchia che cercano di aiutare;
respingano . senza lotta né polemica e senza collera . le dottrine che imprigionano le menti, e presentino quei pochi veri insegnamenti cui rispondono i cuori degli uomini ovunque;
abbiano coraggio e letizia, ottimismo e gioia, perché le forze del male sono grandemente indebolite e l'umanità rapidamente si risveglia ai veri valori spirituali; sappiano che il Cristo e la vera Chiesa interiore sono dalla loro parte, e che perciò hanno vinto.
I processi dell'evoluzione possono essere lunghi, ma sono provati e sicuri e niente può arrestare l'avanzata verso il regno di Dio.
L'umanità deve progredire, stadio per stadio, ciclo per ciclo, e si avvicina sempre più al divino, scopre luce sempre più sfolgorante e conosce Dio sempre meglio.
E Questi, nella persona del Cristo e dei Suoi discepoli, si avvicina agli uomini.
Ciò che è avvenuto in passato si ripeterà: una rivelazione succederà all'altra, finché la grande Entità che informa il pianeta (chiamata nella Bibbia « l'Antico dei Giorni ») sarà finalmente rivelata in tutta la Sua gloria: Essa si avvicinerà allora al Suo popolo rigenerato e rinnovato.

Altra cosa da ricordare è che le speranze stanno nelle nuove generazioni: perché si è ripudiato ciò che è antico e indesiderabile, perché la richiesta di luce spirituale è incessante, perché si è pronti a riconoscere la verità ovunque si trovi (nelle Chiese o fuori) e perché, in un mondo in rovina e nel caos generale, si è pronti a ricostruire.
La Chiesa allora potrà proclamare l'avvicinamento degli uomini a Dio, non con la mediazione, l'assoluzione o l’intercessione dei preti, ma per diritto della divinità insita nell'essere.
Sarà compito d'ogni sacerdote favorirlo con l'esempio, con l'energia dell'amore praticamente applicata (non con un paternalismo soporifero) e con l'unione del clero di tutte le fedi.
Le Chiese d'Occidente devono comprendere che esiste una sola Chiesa, la quale non è necessariamente la sola istituzione cristiana ortodossa: Dio opera in molti modi, per mezzo di molte confessioni e di molti agenti . dalla loro unione sarà rivelata la pienezza della verità. Questa è una ragione per eliminare le dottrine non essenziali.32

4.2        IL FUTURO POTERE SPIRITUALE

L'umanità esige un approccio a Dio più vitale, più intelligente, è stanca di discussioni e liti dottrinali e dogmatiche, lo studio delle religioni comparate ha dimostrato che le loro verità basilari sono identiche. I soli elementi che in realtà militano dappertutto contro l'unità spirituale sono le organizzazioni clericali esistenti e la loro ripulsa delle religioni e delle fedi diverse dalla propria.
Nonostante ciò, la struttura della nuova Religione mondiale sarà innalzata da gruppi dissenzienti delle Chiese istituzionali, cioè da coloro che presentano il concetto di Dio immanente, anche quando purtroppo lo fanno per motivi egoistici e insistendo sul potere della divinità interiore per ottenere salute perfetta, denaro in abbondanza, successo negli affari e popolarità ininterrotta.
La nuova Religione mondiale sarà manifestata anche da gruppi di esoteristi di tutto il mondo, grazie al rilievo che daranno alla esistenza della Gerarchia spirituale, all'opera del Cristo e alle tecniche di meditazione con cui raggiungere la consapevolezza dell'anima (o coscienza cristica).
L'attuale atteggiamento delle Chiese sembra negare ogni possibilità di religione universale; le divergenze dottrinarie e sistematiche dell'approccio al divino sembrerebbero precludere ogni uniformità di azione.
Necessariamente, la struttura  esterna della nuova Religione mondiale impiegherà tempo a manifestarsi: è poco probabile che emerga durante le generazioni presenti. Però i segni del suo sorgere sono già visibili all'orizzonte, rivelati dall'alba del giusto modo di pensare: il disegno è pronto.
L'atteggiamento interiore dell'umanità, e altri eventi, indicano la necessità di rivedere la religione ufficiale e il rinascere della sua influenza spirituale. Questi sono sempre i preliminari della creazione.
La comprensione soggettiva precede sempre la manifestazione oggettiva, e così avviene oggi.

ANCHE IL CLERO FA PARTE DEL FUTURO DISEGNO

Dio non è come è stato descritto; la salvezza non si raggiunge come insegnato dalle Chiese; l'uomo non è il miserabile peccatore predicato dal clero. Tutto ciò è irreale; ma il Reale esiste: esiste per le Chiese tanto quanto per ogni altro uomo o gruppo.
Gli ecclesiastici sono in essenza divini, e sulla via dell'illuminazione, quanto qualunque altro gruppo di uomini. La salvezza delle Chiese posa sull'umanità dei loro rappresentanti e sulla loro divinità innata, e lo stesso vale per le masse.
In ogni comunità esistono uomini grandi, buoni, santi e umili, che cercano quietamente e in silenzio di vivere come il Cristo ha insegnato dando esempio di coscienza cristica e di intima relazione con Dio.
Sorgano dunque a eliminare, con la loro forza spirituale, quei dottrinari miopi e materialisti che mantengono la Chiesa quale è oggi;
intensifichino il fuoco nei loro cuori e si accostino ancora più . deliberatamente e con comprensione - al Cristo che servono;
si raccolgano strettamente intorno alla Gerarchia che cercano di aiutare;
respingano . senza lotta né polemica e senza collera . le dottrine che imprigionano le menti, e presentino quei pochi veri insegnamenti cui rispondono i cuori degli uomini ovunque;
abbiano coraggio e letizia, ottimismo e gioia, perché le forze del male sono grandemente indebolite e l'umanità rapidamente si risveglia ai veri valori spirituali; sappiano che il Cristo e la vera Chiesa interiore sono dalla loro parte, e che perciò hanno vinto.
I processi dell'evoluzione possono essere lunghi, ma sono provati e sicuri e niente può arrestare l'avanzata verso il regno di Dio.
L'umanità deve progredire, stadio per stadio, ciclo per ciclo, e si avvicina sempre più al divino, scopre luce sempre più sfolgorante e conosce Dio sempre meglio. E Questi, nella persona del Cristo e dei Suoi discepoli, si avvicina agli uomini. Ciò che è avvenuto in passato si ripeterà: una rivelazione succederà all'altra, finché la grande Entità che informa il pianeta (chiamata nella Bibbia « l'Antico dei Giorni ») sarà finalmente rivelata in tutta la Sua gloria: Essa si avvicinerà allora al Suo popolo rigenerato e rinnovato.
Altra cosa da ricordare è che le speranze stanno nelle nuove generazioni: perché si è ripudiato ciò che è antico e' indesiderabile, perché la richiesta di luce spirituale è incessante, perché si è pronti a riconoscere la verità ovunque si trovi (nelle Chiese o fuori) e perché, in un mondo in rovina e' nel caos generale, si è pronti a ricostruire.
La Chiesa allora potrà proclamare l'avvicinamento degli uomini a Dio, non con la mediazione, l'assoluzione o l’intercessione dei preti, ma per diritto della divinità insita nell'essere.
Sarà compito d'ogni sacerdote favorirlo con l'esempio, con l'energia dell'amore praticamente applicata (non con un paternalismo soporifero) e con l'unione del clero di tutte le fedi.
Le Chiese d'Occidente devono comprendere che esiste una sola Chiesa, la quale non è necessariamente la sola istituzione cristiana ortodossa: Dio opera in molti modi, per mezzo di molte confessioni e di molti agenti . dalla loro unione sarà rivelata la pienezza della verità. Questa è una ragione per eliminare le dottrine non essenziali.33

4.3     LA NATURA DEL VERO POTERE

Dopo aver a lungo disquisito di ciò che ostacola il vero potere, vorrei tentare ora di giungere quantomeno ad un’ndicazione di massima sul “cosa dovrebbe essere”, ovvero sul come dirigersi alla ricerca del potere spirituale nella sua accezione più autentica nonché necessaria all’evoluzione umana.

SPIRITO E RELIGIONE: DUE TERMINI CONTRASTANTI ?

Alla luce di quanto illustrato precedentemente, per approcciare la natura del vero potere dobbiamo fare necessariamente un salto preliminare importante, un passo necessario a sgombrare il campo da condizionamenti atavici ed erronee convinzioni: la parola “spirituale” ha poco a che spartire con qualsiasi religione. Un individuo veramente spirituale potrà, sì, essere religioso, ma – proprio in virtù della sua spiritualità - non potrà mai identificarsi totalmente con una religione.
La separatività insita nell’appartenere ad una religione non può che “lacerare” colui che per progredire necessita della più completa libertà, di pensiero e d’azione.

La spiritualità non può identificarsi rigidamente con nessuno dei seguenti termini:

- culto
- fede
- credenza
- credo
- chiesa
- confessione
- devozione
- misticismo
- adorazione
- venerazione
- obbedienza
- ossequio.

Il termine “spirituale”, lungi dall’essere proprietà esclusiva delle Chiese o delle religioni, attiene a quell’attività divina insita in ogni fase della vita e del pensiero.

Volendo dare una definizione, eccone una assai valida:
“E’ veramente spirituale ciò che mette in rapporto l’uomo con l’uomo e questi con Dio, e che si manifesta inequivocabilmente con un mondo migliore”.34

In molti potranno farmi notare quanto le odierne manifestazioni umane siano lungi dal dimostrare che, al di fuori delle religioni, vi siano moltitudini di uomini che dimostrano una qualche dimensione o attitudine spirituale. Ma ciò è falso.
E’ falso per il semplice motivo che non si può giudicare un uomo per un suo errore, che la stessa indulgenza che usiamo con noi stessi dobbiamo concederla agli altri: anche se commettiamo un errore ben difficilmente ci consideriamo un errore.
E consci del fatto che – diversamente da ciò che i media perseguono - “un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce”, dovremmo essere in grado di cogliere quanto di positivo ci circonda, comprendendo quanto le esigenze della coscienza, gli “innati” principi positivi – come altruismo, onestà, lealtà, giustizia – codificati nell’animo, siano inevitabilmente presenti in ogni uomo.
Varia sensibilmente invece, a seconda del punto del “percorso” in cui si trova ognuno,  la consapevolezza che se ne ha.

LA PROSPETTIVA SPIRITUALE RIGUARDA L’UMANITÀ INTERA

Ciò che vorrei affermare, quindi, è che, inequivocabilmente, l’uomo, qualsiasi uomo, seppur con differente intensità a seconda dell’esperienza accumulata, al di là degli errori e della ricerca sfrenata di potere che spesso non sono altro che l’errata risposta a quest’esigenza, sente dentro di sé il desiderio di appagare un’aspirazione che esula dal suo contesto materiale e mondano, che travalica la sua esistenza contingente e quotidiana, che proviene da lontano e nello stesso tempo da molto vicino.
E’ la realtà di quella divinità di cui parla il Tibetano, che porta l’uomo a migliorare, sperimentare, progredire, ad accrescere la conoscenza e salire verso vette superiori: non c’è altro modo di spiegare la capacità dello spirito umano di uscire dalla tenebra, dal male e dalla morte…
Si tratta di qualcosa di innato e di eterno, ma anche di estremamente necessario, la cui mancata soddisfazione può creare non solo insoddisfazione, ma dolore e sofferenza.

Le seguenti parole, pronunciate da Jung in tarda età (1932), offrono una idea assai chiara non solo del suo modo di orientare l'approccio terapeutico, ma di quanto sia importante l’anelito spirituale di cui parliamo:

"Durante gli ultimi 30 anni mi hanno consultato molte persone provenienti da tutte le parti del mondo... E tra i miei pazienti degli ultimi 35 anni io non ne ho trovato uno i cui problemi, in fondo, non fossero altro che la ricerca di una prospettiva spirituale della vita. Io posso affermare, in tutta certezza, che essi si sono ammalati perché hanno perso ciò che un approccio spirituale ha offerto da sempre ai suoi aderenti. E furono curati quando riguadagnarono una prospettiva spirituale".

Ciò che trovo veramente emblematico è che una prospettiva spirituale – una volta giunti all’adeguato livello evolutivo che determina la comprensione necessaria – permette, o meglio, rappresenta, contemporaneamente, la sperimentazione di una forma di potere che appaga e sostituisce in modo definitivo tutte le altre forme di potere “mondane”.
Ma andiamo per gradi.

LA RICERCA SPIRITUALE È UN SENTIERO SOLITARIO

Prima di definire come sia possibile dirigersi nella “giusta direzione” in relazione al “potere che ci interessa”, bisogna sottolinearne un’importante prerogativa, in tanti casi pregiudicante per individui non in grado di sopportare d’essere soli con se stessi.
E’ vero che si tratta di un “problema apparente”, in quanto l’evidenza della solitudine dell’essere umano - insita nella sua stessa individualizzazione - appare con chiarezza a chiunque vi si soffermi con calma e buon senso, tuttavia non possiamo far finta di non vedere come proprio questa apparenza la faccia da padrona nella nostra società.
Tant’è, infatti, che ognuno di noi non fatica a ricordare decine di esempi d‘individui che non possono e non vogliono fermarsi un attimo, che impostano la propria esistenza come un susseguirsi frenetico di conoscenze, di compagnie, di comunicazioni, di azioni e attività spesso anche incongruenti o contrastanti tra loro, al solo fine di non trovarsi di fronte al baratro delle proprie inconfessabili (a se stessi medesimi) paure, di fatto cercando di colmare l’incolmabile.
A tal proposito varrebbe la pena approfondire le ragioni per cui si può essere soli pur in mezzo alla più amichevole e gioviale compagnia o, al contrario, sentirsi in compagnia pur essendo fisicamente isolati.
Pur avendo tutti le idee confuse sul significato, leggiamo che la “paura della solitudine” è ai primi posti di tutte le indagini che comprendono indicazioni sulle angosce quotidiane dell’umanità. 
Per molteplici, ottime e intuibili ragioni - che in questa sede non disquisiremo per rimanere in tema - sarebbe importante, dopo essersi accertati di aver capito quale solitudine temiamo, cercare di liberarsi, almeno in parte, di questa paura.

Ma perché – domandiamoci – liberarsi di questa paura è importante, e soprattutto al riguardo della maturazione dello spirito?
Perché se la verità prevede:
- che la conoscenza è già dentro di noi,
- che solo il nostro cuore e la nostra mente ci possono suggerire se un concetto è giusto o sbagliato,
il percorso evolutivo può essere esclusivamente individuale.
Ciò non significa sia sbagliato confrontarsi o chiedere consiglio, tutt’altro. Pur con  una certa cautela, consigliabile nella scelta dell’eventuale interlocutore, tutto è possibile.
Ciò che non sarà mai possibile è che il più piccolo gradino del Sentiero possa essere asceso senza far ricorso ad una scelta personale, frutto di quel libero arbitrio senza l’esercizio del quale la crescita è solo apparente.
Per questo si tratta di una prospettiva afferrabile e coltivabile solo nell’ambito della propria individualità, di una ricerca all’interno di se stessi, alla scoperta dei propri limiti e di ciò che necessita per superarli, per passare da uno stato di coscienza al successivo.
Per questo l’appartenere a questa o quella Chiesa o Religione, anche se consolatorio e rassicurante (“mal comune mezzo gaudio”), non può per nulla essere considerato sinonimo di crescita spirituale, spesso è esattamente il contrario: infatti ci vuole non poco coraggio (di tipo intellettuale) per abbandonare gli apparenti ma sicuri ormeggi del “pensiero convenzionale ed approvato dalla comunità” in favore di un percorso – soprattutto inizialmente – indistinto, spesso frammentario e poco chiaro.
Un percorso che, va sottolineato – pur se vissuto nel riserbo e nella discrezione previsti – risulta decisamente impopolare nell’ambito dell’attuale umanità.

“In questa sede vorrei indicare uno dei tanti stadi della ricerca spirituale(via iniziatica-esoterica), uno stadio che raggiunge chiunque intraprenda questo cammino: la solitudine.
La solitudine è una fase per cosí dire obbligatoria, che ognuno deve attraversare; nei tarocchi viene simbolizzata dal la nona carta, « l'eremita ».
Questa solitudine è indipendente dall'attività esteriore: viene vissuta interiormente, in quanto non si è piú capiti dal mondo.
Tra noi e il mondo circostante viene ad aprirsi un baratro profondo fatto di incomprensione, di diversità. Diventi un eremita, anche se sei circondato da cento persone.
Con la stessa sicurezza con cui ognuno deve attraversare questa fase, si può affermare che essa sarà superata e sostituita da altre fasi. Anche la solitudine è soltanto uno stadio di passaggio, teso fra l'altro a insegnare all'uomo a tacere e ad ascoltare.
Già all'inizio della via bisognerebbe abbandonare tutte le illusioni.
Troppo spesso la vera motivazione dell'interesse per l'esoterismo (per esso intendendo la “ricerca spirituale indipendente”) è il desiderio di acquisire capacità e forze in grado di innalzarci al di sopra degli altri e diventare piú potenti.
Dove però coscientemente o no, la motivazione è costituita dal desiderio di potenza, la via conduce inevitabilmente verso quel polo che si chiama « magia nera ».
« Magia nera » è ogni attività tesa a raggiungere vantaggi personali e dominio.
Scopo invece della cosiddetta « magia bianca » è di illuminare l'oscurità, di trasmutare il « piombo » in « oro », di prendere parte attiva al processo di redenzione del nostro pianeta, di mettersi al servizio della luce.
Tuttavia solo « colui che si è fatto luce può diffondere luce. Solo il rinato può destare » (Fritsche).
La vera potenza si rivela soltanto là dove si possiede la potenza, ma non la si usa più. L'onnipotenza di Cristo si manifestò sulla croce, quando Egli rinunciò a dar seguito alla richiesta di scendere dalla croce stessa.
Finché l'uomo impone ancora la sua forza e il suo potere, resta sempre schiavo di questo potere, e quindi impotente.
Dato che l'uomo in genere non capisce questo rapporto, non si stanca di richiedere agli occultisti di dimostrare le loro affermazioni e si aspetta miracoli visibili. Il vero esoterismo però non darà mai seguito a queste aspettative.
Ne deriva che non vedendo miracoli la gente in genere pensa che questi non esistano . il che però è un errore e riguarda soltanto chi lo commette.
Chi segue veramente la via non dovrebbe quindi preoccuparsene troppo. Già il tentatore nel deserto voleva prove . e non le ottenne {si legga Luca 4, 1.13}.”35

Anche il Tibetano ci parla chiaramente a proposito delle difficoltà e sofferenze che chi intenda percorrere il Sentiero del discepolato deve superare “per trasferire la propria coscienza dal personale all’impersonale.

Tali difficoltà dipendono da varie cause:
- il sé inferiore del discepolo si ribella alla trasmutazione;
- il gruppo immediato al quale appartiene, amici o famiglia, che si ribella alla crescente impersonalità. Essi non amano essere considerati uniti a lui dal lato della vita, eppure separati nei desideri e negli interessi.
Pure la legge non transige e la vera unità può essere conosciuta soltanto in quella essenziale dell’anima.
La scoperta di ciò che è la forma, reca molta sofferenza al discepolo, ma col tempo la via conduce alla perfetta unione”.36

COME ACCORGERSI CHE CI MANCA UNA PROSPETTIVA SPIRITUALE?

La molla per farci superare la paura della solitudine e della diversità, ci può derivare anche dalla scoperta che una nuova prospettiva spirituale è per noi bisogno prioritario.
Quali potrebbero essere i segnali che indicano questa necessità?
Come isolare un’esigenza che, proprio perché emergente dai reconditi ambiti del proprio animo, è di così difficile lettura?
Proviamo a evidenziare qualche sintomo:
- quando avvertiamo quello strano senso di vuoto, quella sensazione d’inutilità;
- quando fa capolino la visione di una vita inutile ed insulsa, e ci accorgiamo che gli obbiettivi che tanto c’impegnano quotidianamente, non sono poi così “nostri”, né pregnanti e tanto meno etici;
- quando sentiamo una sorta di attrito tra le nostre esigenze più profonde e ciò che “interpretiamo” nella vita;
- quando le cose che fino al giorno prima c’interessavano esageratamente, tutto a un tratto, declinano in un incomprensibile oblio;
- quando l’infelicità interiore diventa compagna frequente;
- quando la vita ci sembra inutile e insensata, e non capiamo più le ragioni per cui esistiamo e operiamo;
- quando le paure inutili per il futuro che non si conosce, per il dolore che per ora non c’è, e per qualsiasi nuova intrapresa, fanno capolino troppo spesso;
- quando non c’è più sorriso che ci sollevi;
- quando vediamo solo più le ombre dimenticando la luce che le ha create;
forse è il caso di provare a fare qualche piccolo sforzo per cambiare qualcosa.
Forse è il momento di lasciare i miraggi del potere materiale, ormai inservibili e inadeguati, per abbracciare qualcosa di veramente concreto, di permanente, lontano dalla fugacità dell’apparenza.
E’ la improrogabile necessità di rivolgersi a qualcosa di duraturo e premiante, la necessità insopprimibile di approcciare un ambito mentale che dia senso all’esistenza, che non può essere che eterno e proprio per questo immateriale.
Incamminarsi per questo sentiero significa scoprire un potere diverso, in grado di gratificare l’animo, di “scaldare il cuore di chi lo utilizza”.
Un potere che attinge alla capacità dell’individuo di essere in sintonia con le richieste della propria coscienza, di rispettare i principi positivi innati e insopprimibili impressi indelebilmente nell’animo (gli sforzi per disattenderli costano molto cari), - in parole povere – di assecondare le esigenze del proprio spirito.
Ma come è possibile “spiritualizzare” la propria esistenza?

“Anche perché fino a quando l’uomo non sarà divenuto spirituale nelle cose quotidiane, non sarà mai spirituale.
Poiché la spiritualità non è da una parte della sfera e la materia da un’altra, tutto è spirituale.
In verità anche la materia lo è.
E’ la separatività dell’uomo che crea la differenza”.37



5.    Conclusioni

ESISTONO DEI CICLI COSMICI

Dobbiamo ricordare che esistono dei cicli cosmici, che si svolgono in continuazione, creando dei momenti particolari; momenti in cui si verificano determinate congiunzioni planetarie o particolari posizioni del sistema solare, in relazione alle costellazioni.
E ciò che si verifica non riguarda solo la Terra, la piccola Terra, bensì tutto il sistema solare.
Succede quindi, che, in determinati momenti, si creino le condizioni affinché sulla Terra possa scendere una particolare energia; in quel momento, la luce pura della verità, ovvero l'energia della verità, scende, portando grazia e vitalità spirituale.
Man mano che essa scende sulla Terra, gli uomini cominciano a percepire la sua pressione, la sua avanzata, il suo avvicinarsi.
Tutto ciò che è ignoranza, errore, illusione, malvagità, tutte queste cose cominciano a crollare, così come le tenebre della notte, sono costrette a dissiparsi, con il sorgere del Sole.
L'ignoranza, infatti, non se ne va come si trattasse di un diavolo che si allontana urlando con la coda tra le gambe... che corre verso altri luoghi oscuri per compiere i suoi misfatti! No, accade invece che lo spazio venga occupato dalla luce, che così, prende il posto dell'ignoranza!
Dal momento che, l'ignoranza, l'illusione e l'effimero, non sono altro che umane illusioni, non appena arriva la realtà e si diffonde nello spazio, tutto ciò che è irreale è destinato a svanire.
Accade come quando, al risveglio, ogni incubo cessa e termina la paura. Però, fintanto che siete nell'incubo, siete sicuri che esso sia reale e di appartenere a quell'incubo! Siete sicuri, di subire tutte le cose che state subendo, di avere molta paura e magari di aver corso moltissimo perché eravate inseguiti!
Se arrivasse qualcuno e vi dicesse: "Ehi! Svegliati! Cos'hai da gridare in quel modo?" a quel punto vi svegliereste e concludereste che non si trattava d'altro che di un incubo. L'avvicinarsi della luce provoca esattamente la medesima azione liberatrice.

L'AMORE, DA UN CERTO PUNTO DI VISTA, È LIBERTÀ

Nel nuovo sistema potrete conoscere nuovamente cos'è l'amore.
Io, oggi, non voglio parlarvi dell'amore dicendovi che è cosmico, che è come guardare un bel fiore, oppure elencare i vari modelli che potrebbero farvi prendere coscienza dell'amore.
Oggi voglio solo dirvi che l'amore, da un certo punto di vista, ha una qualità molto tangibile, questa qualità è la libertà.
La libertà, che non è altro che vita!
Per riconquistare questa libertà occorre sostituire i vecchi uomini con quelli che posseggono un nuovo spirito e nuovi ideali.
State pur certi che questa sostituzione, passo dopo passo, si farà!
Tutti coloro che appartengono al vecchio modo di pensare scompariranno e moriranno proprio come muoiono le mosche quando spruzziamo l'insetticida.
Queste persone moriranno o a causa di malattie, oppure, trovandosi improvvisamente senza potere, saranno presi da una semi-follia e penseranno al suicidio o ancora partiranno per un esilio in paesi lontani; lontani da quel mondo dove non avranno più alcuna possibilità di esercitare il loro potere!
A poco a poco una nuova razza di politici, di economisti, prenderà il loro posto ed è a questo punto che vi saranno i maggiori cambiamenti perché tutto sembrerà crollare.
Le persone, abituate al vecchio sistema, avranno paura di questi grandi cambiamenti e cercheranno di ostacolare questi nuovi governanti; avranno paura perché questi cercheranno di sostituire ciò che finora aveva costituito i punti di riferimento della vita quotidiana.
E' ovvio che tutto questo richiederà a tutti un certo sacrificio e scatenerà un rapporto di forza tale che potrebbe creare i presupposti per una rivoluzione.
Proprio per questo, vi chiedo di insegnare ciò che sto per dire, e non solo ai vostri figli ma anche a coloro che vi stanno vicino.

NON RIVOLTATEVI CONTRO I NUOVI DIRIGENTI CHE VERRANNO

Non rivoltatevi mai contro i nuovi dirigenti che verranno.
Saranno giovani e non avranno per niente l'aspetto dei dirigenti attuali.
Saranno sorprendentemente giovani, saranno persone appena uscite dalla scuola.
Non dovete ostacolarli perché la loro missione è quella di fare del bene, di iniziare qualcosa di nuovo, di portare, fosse anche inconsciamente, un Ordine Nuovo.
Questo è il motivo per cui non dovete rivoltarvi contro di loro, se lo faceste creereste degli ostacoli che ritarderebbero l'avvento della Nuova Era.
Dite anche ai vostri figli che, all'inizio, questo Nuovo Ordine avrà alcuni aspetti piuttosto rigidi, quasi dittatoriali.
Questo è necessario per poter instaurare un regime dove vi sia ordine e disciplina. Certo non sarà facile far comprendere la necessità della disciplina e molti reagiranno dicendo: "Siamo caduti in una nuova dittatura", ma non è vero.

LA DIFFERENZA TRA DITTATURA E DISCIPLINA

Cosa è una dittatura? Una dittatura consiste nell'esercizio di un potere in cui niente può essere fatto senza che sia stato preventivamente autorizzato, in cui la persona comune gode di una libertà molto limitata.
La disciplina, invece, è tutt'altra cosa: la disciplina non necessita di un potere centralizzato che diriga le azioni delle persone perché nasce nell'interiorità di ogni individuo, educato al rispetto di sé stesso, degli altri e del mondo.
Prendiamo ad esempio il rispetto che dovremmo avere per il danaro (non sperperare più, non spendere senza pensare), per la natura, per la vita degli altri, per il loro diritto al silenzio; per i loro diritti sulla strada, per i loro diritti di precedenza!
L'ingiunzione di avere questo rispetto provocherà molte reazioni negative, perché l'uomo vuole sempre fare ciò che vuole, vuole fare pipì sul muro del vicino e non vuole che gli si dica: ‘Scusi, ma lei non ce l'ha un water in casa sua?’.
Quando l'uomo viene preso dall'idea di fare una determinata cosa, la deve fare!
Se non ha voglia di fermarsi ad uno STOP, non ha piacere che gli si dica: "Ti dovevi fermare!”.
Chi non si innervosisce per un semaforo rosso, per i divieti stradali, ecc.?
La disciplina che verrà richiesta agli individui richiederà innanzitutto il ‘rispetto’, quindi, una elevazione della coscienza collettiva che porti ciascuno a considerare nel giusto valore gli altri ed i suoi rapporti con loro.
In un simile contesto, però, gli uomini si sentiranno privati della loro libertà e si lamenteranno come fossero sottomessi ad una dittatura.
E' falso, in quanto la dittatura vi impedisce di fare qualcosa che viene proibita da chi detiene il potere ma poi, nella vostra vita quotidiana, potete commettere ogni genere di misfatto!

LE DITTATURE NON ELIMINANO LA PROSTITUZIONE, L'ALCOLISMO, ECC.

Le dittature, ad esempio, non hanno mai eliminato la prostituzione, l'alcolismo, la maleducazione!
Nessuna dittatura è riuscita ad eliminare queste cose mentre la disciplina che vi sarà richiesta da coloro che dirigeranno il mondo, vi obbligherà ad eliminare questi comportamenti che abbrutiscono l'umanità.
La disciplina in oggetto non vi impedirà certo di recarvi da un polo all'altro della Terra, di creare delle associazioni, di avere le vostre idee politiche e sociali, cosa invece severamente proibita durante una dittatura!
Diversamente, dovrete rispettare il vostro vicino, non infastidirlo, concedergli il suo diritto alla parola ed al silenzio, rispettare il suo diritto di proprietà e la sua condizione di essere umano.
Tutto questo perché? Per fare in modo che ognuno di voi possa realmente essere un figlio dell'Era dell'Acquario.

COS'È L'ERA DELL'ACQUARIO?

E' forse un periodo in cui il mondo sarà perfetto, in cui Dio donerà abbondanza, frutti e ricchezze?
In cui tutti si riconosceranno figli di Dio, si abbracceranno l'un l'altro, mangeranno insieme e non so che altro?
No! Non si tratterà di una grande comunità; le comunità in effetti, hanno un punto molto debole, coloro che vi appartengono sono tutti convinti di essere figli di Dio, si guardano negli occhi e si trovano assai carini ed amabili, senza però vedere i propri limiti ed i propri errori!
Non appena i limiti cominciano a venire allo scoperto ed a creare problemi (poiché questo è nella loro natura), allora il gruppo si sfascia e la comunità finisce nel nulla.
Se, invece, ogni individuo, fosse davvero "illuminato", potrebbe vedere gli altri nella loro realtà, e, nonostante tutto, amarli ed aiutarli a superare i propri limiti. Questa sarebbe una valida comunità.
Ed è questo ciò che avverrà durante l'Era dell'Acquario: l'uomo non sarà migliore di adesso, però sarà veramente sé stesso e gli  sarà più facile incontrare qualcuno che lo aiuterà a progredire nella propria evoluzione spirituale.
Nella società attuale gli individui si creano solo del karma individuale.
Infatti, è molto difficile vivere nella nostra società cercando di fare del bene e non crearsi del karma.
Questo accade perché, chi inizia il cammino spirituale, è aggredito e monopolizzato suo malgrado dal potere del materialismo; potere che gli rende difficile il cammino spirituale e spegne le sue più buone intenzioni.
Così, nel frattempo, si crea del karma perché il contesto in cui vive lo porta ad essere aggressivo, e picchiare i propri bambini mentre, in un'altra epoca, in un altro luogo, di fronte agli stessi bambini, sarebbe stato un genitore adorabile e li avrebbe formati con educazione e dignità.
Al contrario, invece, nervoso come è, non appena un bambino piange e pretende la propria parte d'amore, non appena fa un capriccio, immediatamente riceve uno schiaffo!
Viene picchiato, lo buttato fuori di casa, oppure mandato dalla nonna!
Pare che solo la nonna abbia la capacità di sopportare simili marmocchi!
E questo avviene anche per tutte le altre relazioni interpersonali: frasi comuni sono ad esempio: ‘Non ti sopporto più! Dobbiamo divorziare! Con te non posso neanche comprare i vestiti che mi piacciono! La mia amica N. invece si è comprata un paio di scarpe molto belle mentre io non posso comprarmi niente! Sei un fallito, divorziamo, io mi tengo la macchina, tu prenderai l'autobus per andare al lavoro!’.
Oggi purtroppo, molte persone sono preda della follia in quanto, sono vittime, di questa forma di potere, che non concede più all'individuo la libertà di essere quello che è, di pensare ciò che vuole.
A causa di questo atteggiamento molti sono "inquinati" a livello astrale, sono pieni di parassiti.
E non possiamo neppure condannarli, da quando sono nati gli è stato fatto credere che i valori più importanti sono il danaro, la carriera, la moda, la posizione sociale e così via.
Nessuno, nemmeno un Angelo, riuscirebbe a vivere "incontaminato" in questa società. Pensate dunque come può riuscirci un essere umano?
Un essere umano che, attualmente, è ancora come un bambino e possiede delle deboli energie in quanto le sta ancora scoprendo, che sta cercando di farle sbocciare e di farle vibrare.
Se nemmeno un Angelo riuscirebbe a sopravvivere, come potrebbe farlo un bambino?
Occorre dunque, cambiare padre e madre!
Cambiare il sistema fondato sul potere e le persone che presiedono al governo, affinché, gli individui possano ritrovarsi in una dimensione più umana ed accettabile”.38

E' MOLTO FACILE COMANDARE GLI ALTRI
 
“… se seguiamo l'evoluzione dell'uomo in particolare, vedremo che la fase, o periodo attuale di sviluppo, benché non possa in alcun modo chiamarsi un'età d'oro, se non in senso materiale, è ciò nonostante una fase necessaria per condurre l'uomo al punto di governarsi da sé, poiché la padronanza di noi stessi è l'oggetto e lo scopo di ogni sovranità.
Un uomo che non abbia appreso a governarsi non può, senza pericolo, essere privato di una guida, e all'attuale stadio di sviluppo, questo è il più arduo compito che possa essergli dato.
E' molto facile comandare gli altri; il difficile è obbligare se stessi all'obbedienza”. 39

(Per dirla alla Sri Yukteswar: “… e più potente chi domina il proprio animo, di chi s’impadronisce di una città”. N.d.Mau.)

IL POTERE DI DARE
 
Dovremmo metterci bene in mente che il potere di dare non riguarda solo le persone danarose.
Il distribuire denaro indiscriminatamente può anche essere un male.
E' bene dare denaro per uno scopo della cui bontà siamo convinti, ma il servizio è mille volte migliore. Come dice Whitman 40:
‘Ecco! Io non do conferenze o una piccola elemosina: quando io do, do me stesso ’.
Uno sguardo amorevole, l'espressione della nostra confidenza, un aiuto affettuoso e pieno di simpatia, sono doni alla portata di tutti.
Inoltre dovremmo specialmente aiutare l'infelice ad aiutare se stesso fisicamente, finanziariamente, moralmente o mentalmente e non portarlo a dover dipendere da noi o da altri.
Questa etica del dono di sé che produce nel donatore l'effetto di una lezione spirituale è resa con molta evidenza nella «Visione di Sir Launfal» del Lowell 41.
Il giovane ed ambizioso cavaliere, Sir Launfal, vestito di brillante armatura e cavalcante un superbo destriero sta partendo dal suo castello alla ricerca del Santo Graal.
Splende la croce sul suo scudo, simbolo della bontà ed amorevolezza del nostro dolce e umile Salvatore, ma il cuore del cavaliere è pieno di orgoglio e di superbo disdegno verso i poveri ed i bisognosi. Incontra un lebbroso che gli chiede l'elemosina ed egli con cipiglio sprezzante gli getta una moneta come si potrebbe gettare un osso ad un cane ma…
Il lebbroso non raccolse l'oro dalla polvere,
« Preferisco il tozzo di pane del povero,
Preferisco la benedizione del povero,
Anche se torno a mani vuote dalla sua porta.
Non è vera elemosina quella che solo la mano può afferrare;
Dà solo dell'oro senza alcun valore
Colui che dà per un senso di dovere;
Ma colui che dà pur avendo ben poco,
E dà a colui che è invisibile
Quel filo di bellezza ineffabile
Che tutti pervade e tutti unisce,
Non vede la mano che non può contenere tutta la sua elemosina,
Ma un cuore che stende le sue palme ansiose,
Perché un Dio accompagna quella elemosina e la rende abbondante
Per l'anima che prima languiva nelle tenebre ».
Al suo ritorno Sir Launfal trova che un altro si è impossessato del suo castello, ed egli ne viene scacciato.
Era un vecchio curvo, stanco e fragile
Quando tornò dalla ricerca del Santo Graal;
Poco si afflisse della sua casa baronale perduta,
La croce non ornava più il suo mantello
Ma portava impresso nel cuore il segno,
L'emblema dei sofferenti e dei poveri.
Ed ancora s'incontra col lebbroso che di nuovo gli chiede l'elemosina. Questa volta la risposta del cavaliere è ben diversa.
E Sir Launfal disse: « Io contemplo in te
L'immagine di Colui che morì sulla croce
Tu pure hai avuto la tua corona di spine,
Tu pure hai ricevuto gli schiaffi e le ingiurie del mondo,
Ed alla tua vita non furono negate
Le ferite alle mani ed ai piedi ed al costato;
Mite Figlio di Maria, riconoscimi;
Ecco, per suo mezzo, io do a Te!
Un lampo negli occhi del lebbroso manifesta ricordo e riconoscimento, e
Il cuore in lui era cenere e polvere
Divise in due parti l'unico tozzo di pane,
Spezzò il ghiaccio sull'orlo del ruscello,
E dette al lebbroso da mangiare e da bere.
Avviene una trasformazione:
Il lebbroso non era più curvo al suo fianco
Ma si ergeva davanti a lui glorificato, [...]
[...] E la Voce che era più dolce del silenzio disse:
« Ecco, sono Io, non temere!
In molti paesi, senza profitto
Tu hai arrischiato la vita per il Santo Graal;
Guarda, Esso è qui! Questa coppa che tu
Hai riempita al ruscello per me or ora;
Questo tozzo di pane è il mio corpo spezzato per  te,
Quest'acqua, il sangue che sparsi sulla croce;
La Santa Cena è celebrata in verità,
In tutto ciò che dividiamo con il bisogno d'un altro
Non ciò che diamo, ma ciò che dividiamo importa
Perché il dono senza il donatore è sterile;
Chi con la sua elemosina dona se stesso nutre tre persone:
Se stesso, il suo prossimo affamato e me ».

AMORE, RICCHEZZA, POTERE E GLORIA!

Ecco i quattro grandi motivi dell'azione umana.
Il desiderio per l'una o per l'altra di queste cose è l'incentivo per tutto ciò che l'uomo fa o tralascia di fare.
Le grandi Guide dell'umanità le hanno saggiamente date agli uomini per spingerli all'azione affinché potessero acquisire esperienza e da essa imparare.
Esse sono necessarie, e l'aspirante può sicuramente continuare ad usarle come spinta all'azione, ma bisogna che egli le trasmuti in qualche cosa di superiore.
Egli deve vincere l'amare egoistico che cerca il possesso di un altro corpo, e tutti i desideri di ricchezza, di potere e di gloria suscitati da ragioni meschine e personali.
L'Amore al quale egli deve anelare è quello che proviene dall'anima ed abbraccia tutti gli esseri a qualsiasi condizione essi appartengano, amore che si accresce in proporzione diretta ai bisogni di colui che ne è l'oggetto.
La Gloria cui deve anelare, è solo quella che accresce la sua capacità di diffondere la buona novella affinché tutti quelli che soffrono possano rapidamente trovare consolazione per il loro cuore afflitto.
Il Potere che deve desiderare, è solo quello che può servire per elevare il livello dell'umanità. 42

IL PROBLEMA PRIMO: IL POTERE

“Nell'ambito di una terapia noi seguiamo parecchie catene di sintomi e il loro carico di colpa karmica. Tutte queste catene terminano in una specie di punto focale che rappresenta il problema di base, quello che ha angosciato fino a questo momento il paziente.
Questo problema si ritrova oggi come allora: nel lontano passato in forma piú grossolana e strutturato in modo piú chiaro, nella vita odierna piú sfumato e sublimato, divenuto a volte quasi irriconoscibile.
Se si analizza il problema di base di tutti i pazienti, si scopre che è sempre riducibile al medesimo tema, ovvero il potere.
L'uomo si ammala sempre a causa del Potere, che un tempo veniva vissuto in modo piú evidente e diretto e oggi si presenta in forme piú raffinate: è però sempre il potere quello che tormenta l'uomo.
II polo opposto del desiderio di potere è l'umiltà.
Ogni « io voglio, io desidero » è espressione della brama di potere.
Una delle tecniche attuali piú frequenti per esercitare il potere è la malattia.
La malattia garantisce oggi al singolo uno spazio libero e non criticabile per i suoi inconsci desideri di potere. È questo il motivo per cui i malati in realtà non desiderano affatto liberarsi delle loro malattie.
I malati dal canto loro negano tutto, questo, affermando di aver tentato il possibile per riacquistare la salute. Ma si tratta di alibi! È ovvio che il malato crede di voler guarire, e questo avviene solo perché la motivazione della sua malattia non gli è ancora ben chiara. Una volta che deve decidere tra la malattia e la rinuncia al potere, la scelta è in genere molto difficile.
II potere è affermazione dell'io, è il tentativo di non sottomettersi a regole, di imporre agli altri la propria volontà.
Fu questo desiderio di potere che in paradiso portò a dare il morso alla mela, in quanto questo significava non sottomettersi alla legge, ma sapere personalmente che cosa è buono e che cosa è cattivo.
Pur di detenere questo potere, l'uomo è sempre stato disposto a pagare un prezzo molto alto.
Per ottenere il potere l'uomo ha concluso sempre volentieri patti con Satana e gli ha venduto la sua anima.
Solo una volta che il paziente ha vissuto questi suoi desideri di potere nelle incarnazioni precedenti, comincia a riconoscerli e a smascherarli anche qui e adesso. Solo quando il paziente si rende conto che per millenni si è procurato pene e dolori per questa smania di potere, gradualmente si apre e diviene disponibile a capire la lezione dell'umiltà.
Una simile comprensione non è un processo intellettuale, ma un'esperienza della realtà . e la realtà è la sola capace di far cambiare rotta all'uomo.
Con la trasformazione della coscienza, la persona guarisce.
I sintomi spariscono letteralmente da soli, anche se non vengono trattati, in quanto sono divenuti superflui.(…)
Noi dobbiamo dire di sì alla vita terrena finché essa è necessaria alla nostra evoluzione; il nostro fine però è al di là del mondo materiale, è quella unità dalla quale un giorno ci siamo dipartiti e di cui ogni uomo dentro di sé ha una profonda nostalgia”.43

QUAND’È CHE VIENE L’ENERGIA DEL VERO POTERE?

“(…) Quindi quand'è che l'energia viene?
Il giorno in cui l'individuo avrà la coscienza allo stesso livello vibratorio dell'energia corrispondente, allora l'energia scenderà per concretizzare, in un certo senso, lo stato di coscienza e farne la natura dell'individuo, permettendogli di irradiare sotto forma di "potere" per es. il livello di coscienza raggiunto.
E' per questo che Gesù aveva tutti i poteri, perché aveva raggiunto un piano di coscienza, dove si trovavano nello stesso tempo tutte le energie per manifestare tutto quello di cui aveva bisogno; ed è per la medesima ragione che ha detto agli uomini: ‘potete fare tutto quello che ho fatto e ancora di più di me ’, perché si tratta di buona volontà.
Non si tratta del caso in cui, ad un certo momento, o perché avete sofferto molto, o perché avete pregato tanto, o perché avete pensato molto a lui, Dio sia attratto da questa specie di comportamento e decida improvvisamente di mandarvi lo spirito, o l'energia, o l'iniziazione. No!
Dio pone il suo cuore e il suo occhio su tutti i suoi figli e in ogni momento, ma tocca al figlio aprire i suoi occhi per vedere ciò che avviene e ricevere ciò che è dato.
Quindi  l'evoluzione dove avviene?
Sempre e ancora una volta all'interno di voi stessi, sempre e ancora una volta siete voi e voi soli di fronte a Voi stessi
Quando viene questa energia? 
Ve lo dico, quando la coscienza si sarà alzata fino al livello dove l'energia potrebbe scendere.
Mandare l'energia prima non servirebbe, non sarebbe percepita su un piano di coscienza”.44

QUANDO LA PERSONALITÀ INCONTRA L’ANIMA, IL VERO POTERE EMANA

Il problema è come divenire individui effettivamente potenti.
Quale la strada per far sì che la personalità incontri l’anima?
Come fare in modo che gli strumenti che noi dovremmo governare, siano posti al servizio della volontà che l’anima intende realizzare con questa nostra esistenza?
E'  per  questo  che  l'altro  giorno ho  detto:  se  un  difetto  vi  da  fastidio nella vostra personalità, non colpevolizzatevi, sviluppate il contrario di questo difetto,  il contrario che giustamente è una "qualità" e così annullerete il difetto perché vivrete un'altra energia e incorporerete un'altra energia.
Quindi, per abituare questi differenti corpi a incorporare le energie divine, occorre che diveniate divino, che insegniate a questi corpi differenti a divenire "divini". 
Allora cosa fare con il piano astrale, con il vostro corpo astrale, cosa fare con questo  corpo, che è quello delle sensazioni, delle emozioni, come "divinizzarlo"? 
Ebbene,  ancora  una  volta,  con la saggezza.(…)

Quindi bisogna riunire un po' le vostre "biglie" - come dite - e fare una sorta d’unità. 
Arrivare a capire ciò che volete e metterci della buona volontà.
Poi, a partire dal momento in cui saprete  ciò  che  volete,  comincerete a conoscervi  su di un piano occulto.
Conoscerete i differenti corpi, che non hanno più importanza delle dita dei vostri piedi, perché non sono che degli strumenti, dei “sottotitoli” della vostra anima che per ora si compiacciono di essere dei “re” e di soffocare la vostra "anima",  di soffocare la vostra "vita interiore", il vostro "cuore".
Non è strano, che della gente abbia dei malesseri, che stia male nella propria pelle, che si senta squilibrata,  ecc.? 
Ve  lo  dico:  il  pensiero,  il sentimento,  tutte  queste  cose,  non  sono  altro che  degli  strumenti  della  vostra  anima,  tocca a voi quindi dirigerli, in quanto solo strumenti. Se vi lasciate guidare da questi strumenti, immancabilmente vi distruggeranno, perché non hanno coscienza.(…)

NON SIETE IL VOSTRO STRUMENTO

…è come se l'uomo che pedala sulla sua bicicletta si identificasse con questa e dicesse: Toh! Io giro, e se una gomma scoppia dicesse: toh! Ho male dappertutto.
Non siete il vostro strumento, non siete il vostro veicolo; il vostro veicolo riceve ciò che siete, come il calice riceve l'ostia e il vino. 
Occorre che voi siate dei calici, ma per ricevere il vino, per ricevere l'ostia.
Questo calice deve per prima cosa essere concavo, provate a mettere del vino e ad immergere l'ostia in un calice pieno di fango e di pietre, ebbene il vino strariperà dai bordi.
E'  quanto vi dicevo prima, quando vi spiegavo che l'energia divina  potrà  scendere  su di  voi  solo il giorno che sarete pronti a riceverla,  perché essa abbia la possibilità di integrarsi in voi.
Allora come scavare il vostro calice? Come fare spazio, come diventare vuoto?
Non senza personalità, ma semplicemente diventando il ricettacolo delle energie divine. Occorre eliminare tutte le energie terrestri, e non è complicato.
La vostra personalità sarà sempre lì, poiché la coppa esiste, la coppa è lì, è un rilievo, e ogni coppa è diversa, ogni coppa è più o meno grande, ce ne sono in oro, in argento, in legno, in terracotta, coppe decorate, non decorate, questa è la vostra personalità, il vostro "colore" e rimarrà.
Andare verso Dio non vuole dire divenire una formica divina tra le altre formiche, per soddisfare solo la regina, no!
La vostra personalità rimarrà, ma non sarà più satura di cose grossolane, il vostro calice non sarà più pieno di fango e di pietre, tutte le emozioni negative saranno eliminate, tutti i pensieri negativi cesseranno, tutti i difetti saranno rimossi, e il fatto stesso di essere diventati "la perfezione" vi riempirà d’energia divina.
Appena si fa' un po' di vuoto, ebbene l'acqua scende per partecipare alla pulizia, scende su di voi e partecipa ai vostri sforzi, vi dà coraggio! (…)
Allora, se volete andare verso la felicità, verso la pienezza o verso Dio, prima di tutto, ve ne scongiuro, non cercate un maestro, non cercate nemmeno un libro, anche il più sapiente, non tuffatevi nella Bibbia, non chiedetevi quale è il migliore profeta! Occupatevi di voi, fate pulizia nel vostro tempio, mondate il tempio in voi, controllate le emozioni, controllate i pensieri, create questo equilibrio e allora sarete in grado di apprezzare di più il profeta, sarete in grado di apprezzare di più la Bibbia, sarete degni di incontrare il Maestro.
Fino a quando non avrete mondato il vostro calice nessun Maestro verrà verso di voi, nessun libro sarà per voi rivelatore della verità, nulla potrà alleviarvi…

…EBBENE SIETE CIECHI!

Tutto quello che sapete è che siete infelici, che siete mortali, ma non sapete ciò che vi rende infelici, ciò che vi fa morire.
E non volete saperlo!
Perché appena si tratta di controllare la causa della morte e dell’infelicità ebbene l'uomo si siede, si dice: “Essere così è il mio carattere… è la fatalità… sono nato così… rassomiglio a mio padre… rassomiglio a mia madre, …non dovevano picchiarmi quando ero piccolo… mi hanno traumatizzato e complessato”. Quest’individuo non si sente mai responsabile, la colpa è degli altri, del sociale, del mondo!
Mai di sé stesso.
Il mondo potrà farvi del male per migliaia d'anni! Se aspettate che il mondo cessi di farvi del male affinché possiate raggiungere Dio, ebbene, avrete il tempo di morire milioni di volte!
Il mondo non diverrà perfetto semplicemente perché siate felici, il mondo diverrà perfetto il giorno che sarete perfetti.
Il giorno che sarete felici il mondo sarà felice.
Voi venite qui con i vostri problemi, con le vostre domande, ma fuori, ce ne sono altrettanti con ancora più problemi.
Allora ve lo dico, ricordate: controllo, buona volontà, saggezza, amore, e la "luce" non sarà distante. (…)

PASSATE ALL’AZIONE

… ma se decidete queste cose in voi senza farle, non serve a niente; se vi dite: “Sì, lo so, bisogna farlo”, ma non passate mai all'azione, assomigliate a una casa di cui fate i disegni ma non cominciate mai a costruire!
E il giorno in cui arriva la tempesta di chi è la colpa?
Accuserete forse i muratori che non hanno ricevuto telepaticamente il vostro messaggio per venire a costruire la casa!?
O vi accuserete di non essere andati verso i muratori dicendo loro che era ora di costruire una casa?
E' la stessa cosa con le cose divine.
Fate il progetto e i disegni con saggezza. Controllate dunque, proponetevi e agite, è con l'azione che l'uomo si rende diverso; perché l'azione genera delle energie che lo condizionano vibratoriamente a essere ciò che fa, e a forza di fare così, diventa ciò che fa.
E nei giorni in cui vi sentite infelici, ebbene sorridete! Ma non ditevi: “Ecco, ho il  pensiero positivo e faccio vedere il sorriso”, mentre dentro piangete, no!
Sorridete e cercate di crederci, e vi garantisco che non avrete sorriso più di tre volte che la felicità sarà in voi, come se non aveste mai sofferto.
Perché il fatto di produrre, di fare qualche cosa, manda una vibrazione che vi condiziona.
Perciò l'uomo può divenire Dio solo se cambia, se si comporta come "un Dio", e comportarsi come  un Dio significa non essere più un uomo della terra
Scegliete il vostro mondo - lo dico sovente - e agite secondo le leggi di questo  mondo:  l’irrealtà di quel mondo cambierà, perché voi avrete cambiato la vostra irrealtà in realtà. E il vostro vicino farà la stessa cosa, e altri su di un altro continente faranno lo stesso, poi altri centinaia, e poi saranno dei milioni. Così l'irrealtà del mondo cambierà in realtà, ma bisogna che tutti si mettano all'opera.
Aspettare il "Messia" è un comportamento che vale zero, nulla, non serve a niente!
È zero anche se pregate mattina e sera, anche se offrite il vostro sangue, perché il Messia non avrà alcun effetto su di voi, se non siete già quasi voi il Messia.
Come potreste riconoscere la sua  parola?
Come potreste riconoscere la sua luce, se non siete luminosi anche voi in qualche parte?
Come possono le tenebre riconoscere la luce?
In nessun modo, le tenebre conoscono una sola cosa: il buio assoluto.
Allora divenite la Luce che cercate…
…ogni cosa è lì per insegnarvi, per illuminarvi!
Anche un semplice albero, un animale, vostro figlio, il vostro vicino, un avvenimento sociale, un fenomeno della natura.
Vi rendete  conto che tutto vi porta un'istruzione, che tutto è iniziatico, che la vostra vita è  estremamente ricca!
Per capirlo occorre che apriate la mente e lo spirito. Che abbiate l'occhio pronto. Il cuore aperto e non gravato da tutti i problemi con i quali vi presentate: affettivi,  emotivi, psicologici ecc.
Buttate tutto nel fuoco, fate un gran braciere.
Scrivete su di un foglio tutto quanto vi pesa, stringete fortemente questo foglio contro di voi, immaginate che voi stessi siate nel foglio e fate un fuoco immenso e ..buttatevi dentro, buttate quel foglio, buttate tutto quanto odiate di voi, buttate tutto quanto vi impedisce di essere divini.
Buttate nel fuoco l’emblema dei vostri problemi e sentitevi "liberi", diversi.
Poi, successivamente, regolatevi e controllatevi, per salvaguardare e perpetuare questa libertà, l’essere differente che siete diventati… 45.



5.1    Le intenzioni della nostra anima

Come è possibile scoprire da soli quali sono i pensieri, le emozioni e le azioni adatte a sviluppare le giuste qualità? E quali sono gli indicatori che ci possono avvertire che siamo sulla giusta strada?
La risposta è semplice e allo stesso tempo ardua, come sempre a portata di mano e nello stesso tempo lontana anni luce: bisogna scoprire le intenzioni della nostra anima.

E’ intuibile che fare ciò richiederebbe – preliminarmente – il ritenere che l’anima esista, e che ognuno di noi sia – con estrema e inadeguata sintesi – “il prolungamento di un entità-anima eterna che sta sperimentando la materia per migliorarsi e potenziarsi sempre di più”: perché “la vita entro la forma acquista in qualità tramite l’esperienza”46.

MA L’ANIMA COS’È?

Non intendo in questa sede provare a convincere chicchessia sull’esistenza dell’anima o atman o pneuma che dir si voglia. Dagli albori dell’uomo si disserta su questo tema, e anche questo solo fatto dovrebbe essere ritenuto di per sé assai esplicativo.
Vi propongo però alcuni interessanti commenti e brani in merito:

 “In tutti i tempi l'anima è stata oggetto di discussione, dispute, tentativi di definizione. E' stata ed è il primo interesse intellettuale di ogni epoca e il tema fondamentale di tutte le religioni e filosofie.
Basterebbe ciò, forse, per dedurre che l'anima deve essere una realtà, poiché una testimonianza di millenni non può non avere una base reale.
Eliminate le conclusioni basate su visioni ed esperienze di isterici, di nevrotici e di casi patologici, restano alcune testimonianze di pensatori, filosofi e scienziati dalla mente equilibrata, che non è possibile mettere in dubbio e che meritano di essere accettate.
Múller.Freienfels dice: «Scrivere la storia della credenza nell'anima significa scrivere la storia della razza umana»”.47

“Dividi cento volte la punta di un capello;
E prendine la centesima parte;
Questa è la dimensione dell'anima,
Eppure è immortale.”48

“…durante l'involuzione, lo Spirito progredisce costruendo dei corpi, ma l'evoluzione dipende dalla crescita dell'anima, dalla trasmutazione dei corpi in anima. L'anima è, per così dire, la quintessenza, il potere o forza del corpo….49

“… l’Anima non è una fantasia, non è solo un modo simbolico di esprimere una speranza radicata nel profondo e non è un metodo dell’uomo per costruirsi un meccanismo di difesa, né un modo illusorio per evadere da un doloroso presente.  L’Anima è un Essere, un Essere responsabile di tutto ciò che appare nel mondo fenomenico”.50
 
“La materia è il veicolo per la manifestazione dell’anima su questo piano di esistenza e l’Anima è, a livello superiore, il Veicolo per la manifestazione dello Spirito; tutti e tre formano una Trinità sintetizzata dalla vita, che li pervade”.51

“Come l'etere onnipresente, per la sua tenuità, non può essere toccato, similmente è per lo spirito in ogni corpo.
Come il Sole illumina tutto il mondo, Colui che dimora nel corpo illumina il suo campo d'azione.
Quelli che, con l'occhio della Saggezza, distinguono la differenza tra il campo e il conoscitore di esso, e la liberazione dell'essere dalla natura, vanno al Supremo”. 52

“L'anima dopoché in questo corpo è stata (per) la fanciullezza, la gioventù, la vecchiaia, allora appunto realizza l'assunzione di un altro corpo. L'uomo, fermo di spirito, non trae da ciò motivo di smarrimento”.
“Come un uomo smettendo i vestiti usati, ne prende altri nuovi, così proprio l'anima incarnata, smettendo i corpi logori, viene ad assumerne altri nuovi”.
“L'Anima (il Sé) (che ha preso sede) nel corpo di ciascuno, o Barata, è eterna e non può mai essere uccisa. Perciò non devi tu trarre motivo di ansia per alcuna creatura”.53

“Calma nella propria psiche, gradevole gentilezza, silenziosa riservatezza, controllo di sé, purezza di spirito, questo ha il nome di ascesi dell'anima”.54

“Anima secondo la tradizione orientale: entità concepita come l'essenza, la sostanza o la causa motivante della vita individuale e specialmente della vita psichica; veicolo dell'esistenza individuale, separata per sua natura dal corpo e generalmente ritenuta separabile da esso.
Più specificatamente:
1. l'anima viene considerata come un'entità o soggetto che si manifesta specialmente nelle attività pensanti e volitive dell'uomo; è il soggetto delle esperienze meditate; non è la mente, ma ciò che pensa e vuole;
2. l'anima viene identificata con la mente o con l'esperienza cosciente; questo è il senso usuale che tale parola ha in psicologia e, in generale, nella concezione degli idealisti;
3. l'anima è considerata come un ente principale a cui fa capo la somma delle funzioni del cervello; infatti Pierre J. Cabanis (1757.1808) insegnò che il cervello secerne il pensiero come lo stomaco digerisce il cibo”.55

“Tutti gli esseri organici hanno un principio di autodeterminazione cui di solito si dà il nome di "anima". Nel senso stretto della parola, l'anima appartiene a ogni essere che abbia vita, e le anime sono fondamentalmente identiche. Le differenze sono prodotte dagli organismi, che ne oscurano e deformano la vita. La natura dei corpi in cui esse albergano giustifica i vari gradi di oscuramento”.56

“… e cominciamo ad avvicinarci a quella verità, di formulazione orientale, secondo cui la materia è spirito, o energia, nella sua manifestazione più bassa, e lo spirito, materia, nella sua espressione più elevata.
Questi due estremi, manifestandosi nel tempo e nello spazio, creano quelle diversità della coscienza vitale manifesta che sollevano l'interesse del religioso, dello psicologo, dello scienziato e del filosofo, secondo le personali tendenze: ma tutti studiano i vari aspetti di una sola vita animatrice.
Le differenziazioni, le terminologie e gli schemi connessi con queste varie esposizioni della verità, sono la causa principale della confusione che regna in questo campo.
Ci affanniamo a suddividere in parti una unica Realtà e, così facendo, perdiamo il senso delle proporzioni e tendiamo a sopravvalutare la particolare porzione che in quel momento esaminiamo.
Ma il tutto resta intatto e la nostra realizzazione di questa Realtà aumenta a mano a mano che dilatiamo la coscienza e ne abbiamo reale esperienza”.57

“Il corpo vitale, o eterico, è il mezzo per cui si esprime la vita dell'anima, cioè la vivificante dualità senziente che chiamiamo prana. Questa duplice energia ha due centri positivi nel corpo vitale e quindi anche nel fisico . uno nel cuore, dove si afferma siano accentrati il sentimento e la sensibilità, e un altro nella testa, sede della mente e della coscienza spirituale”.58

“Caratteristica principale dell’anima è la coscienza”59.

CORPO, ANIMA E SPIRITO

“Osserviamo un po' piú da vicino questo microcosmo uomo, vediamo per prima cosa il suo corpo. Questo corpo nell'uomo vivente si distingue dalla semplice somma delle corrispondenti sostanze chimiche di cui è composto, in quanto a tutte sottostà un'idea comune che contribuisce a formare il concetto globale « uomo ».
Questo fatto non è ovvio. Molto piú ovvio è quanto possiamo osservare quando un corpo va in putrefazione: tutte le componenti chimiche seguono le leggi loro proprie («la loro propria volontà»), non muoiono, ma non soggiacciono più a nessuna concezione globale. Se questo però avviene quando l’ uomo è in vita, significa che in lui deve essere all'opera un’istanza che possiede l'autorità sufficiente a coordinare le differenze materiali. Questa istanza deve essere tipica dell'uomo vivente, in quanto nel morto non la ritroviamo piú.
Sul piano materiale è noto che quando una persona muore non sparisce niente, la quantità di materia è sempre la medesima. Di conseguenza l'istanza che andiamo ricercando non può essere di natura materiale, cosa che non c'era neppure da aspettarsi, perché se il criterio essenziale di questa istanza è la capacità di coordinare la materia, difficilmente avrebbe potuto essa stessa essere materia.
Ognuno sa per esperienza che quando uno muore la sua coscienza e la sua vita si dissolvono. È ipotizzabile quindi che l'istanza che andiamo cercando corrisponda a uno di questi due concetti.
Ma che cos'è la coscienza? L'uomo è consapevole di se stesso. Egli sperimenta se stesso come individuo che è e che percepisce, dalla nascita fino alla morte.
Questa coscienza costituisce una continuità, che il corpo, che continuamente distrugge e costruisce cellule, non può possedere.
E’ un concetto diverso, piú antico, è l'anima.
Anima significa coscienza, individualità, è un'istanza che riunisce e trasforma in unità le diverse componenti materiali del corpo e le coordina.
L'anima è una istanza autonoma, che si distingue qualitativamente dal corpo materiale.

LA MODERNA PSICOLOGIA CONOSCE L'ANIMA?

La nostra moderna psicologia (salvo rare eccezioni, come nel caso della Psicosintesi di R. Assagioli. N.d.A.) non conosce purtroppo ancora l'anima. Si vanta, sì, di una terminologia specialistica che dà l'impressione di sapere tutto dell'anima, delle sue profondità e dei suoi livelli, ma in realtà la psicologia fino ad oggi non è riuscita neppure a stabilire il piú vago contatto con l'anima umana.
La psicologia indaga nell'uomo « l'elemento psichico ». Questo non è l'anima, ma il prodotto di questa scienza, una sua « emanazione ». Confondendo questi due concetti, la psicologia ritiene che la funzione dell'anima umana sia un prodotto del cervello e di un sistema nervoso intatto, e ne deduce che con la perdita dei presupposti materiali anche 1'« anima » cessi di esistere. La sciatteria concettuale e di pensiero della nostra scienza rende spesso quasi impossibile rimettere a posto, almeno entro certi limiti, le cose.

1. Quando noi parliamo di anima o coscienza, intendiamo una istanza autonoma, non materiale, che non è un prodotto della materia (come cervello, sistema nervoso centrale e simili) né dipende in qualche modo da essa. Le religioni, gli iniziati e gli occultisti sanno da sempre dell’esistenza di quest'anima e della sua sopravvivenza alla morte fisica. Tuttavia oggi l'opinione pubblica e la scienza accolgono come una sorpresa sensazionale il fatto che ricercatori come l'americano dr. Moody e altri pubblichino rapporti sulle persone che sono morte clinicamente e sono poi state rianimate, che concordemente narrano di « aver lasciato il proprio corpo, di essere rimaste nell'ambiente, invisibili agli altri, e di essere stati in grado di vedere, sentire e percepire tutto ».

2. La psiche o anima della psicologia (compresa la psicologia del profondo) non coincide col concetto sopra esposto, ma soltanto coi suoi prodotti di eliminazione. L'anima della psicologia è il luogo degli impulsi, delle paure, dei conflitti e dei complessi, un concetto globale che esprime certe manifestazioni dell'anima, mai chi agisce, cioè l'anima in se stessa.
Si suppone che chi agisce sia localizzato nel cervello e nel sistema nervoso centrale. A questo punto però il serpente si morde la coda.
Chi induce il cervello e il sistema nervoso a lavorare?
È noto che la materia necessita sempre di un'informazione per poter essere attiva, le informazioni però non sono materiali. In un capitolo successivo descriveremo piú esattamente la differenza tra informazione e latore dell'informazione. Ne accenno brevemente in questa sede per evitare che qualcuno ricerchi l'informazione nei geni.

SENZA L’ANIMA E IL RELATIVO LIVELLO DI COSCIENZA, L’ESISTENZA NON PUÒ ESSERE PRESENTE NELLA FORMA, PER MANCANZA D’INFORMAZIONI

Per concludere, occorre ricordare che ovunque, dove in natura si svolgono processi di configurazione, deve essere presente l'informazione, cioè coscienza o anima.
Ogni animale, ogni pianta, ogni uomo ha un'anima.
Nell'ambito terrestre anche l'anima ha bisogno di un latore materiale, che tuttavia è di natura sottile. Per questo negli ambienti occulti si parla anche del cosiddetto corpo astrale.
A questo proposito vale la pena di citare certi recenti risultati di ricerca ottenuti dall'americano Harold Saxon Burr, professore alla Yale University. Burr ha studiato con complicate apparecchiature tecniche i campi elettrici che circondano un organismo vivente. E ha trovato, per esempio intorno al chicco di grano, un campo, avente la forma della pianta matura, cresciuta, e intorno a un uovo di rana un campo avente la forma del corpo di una rana adulta.
Egli ne ha concluso che tutti i corpi viventi possiedono simili campi elettromagnetici. Ogni cellula nuova trova il suo posto in queste immagini invisibili, ma misurabili. Questi risultati sperimentali confermano il concetto esoterico secondo cui tutti gli esseri viventi si sviluppano e si evolvono secondo una forma predeterminata.
Non si commetta tuttavia l'errore di scambiare questi campi elettromagnetici per l'anima. Essi sono piuttosto la correlazione materiale del corpo astrale. Una confusione analoga fece ritenere che nella cosiddetta fotografia Kirlian fosse visibile il corpo astrale. La fotografia Kirlian mostra semplicemente le interazioni reciproche tra emanazioni energetiche dell'organismo e un campo di alta tensione.
(…)
Ogni corpo, sia esso sasso, pianta o animale, possiede anima e spirito, altrimenti avremmo avanti a noi un cadavere, che ben presto abbandona la sua forma originaria. Anche un pianeta è soltanto un organo di un essere vivente piú grande, il sistema solare, e cosí via.
Se l'uomo considera un po' questo ordine, si rende ben presto conto che egli stesso, in quanto cellula, deve adempiere soltanto a un compito, cioè compiere il servizio che gli è stato affidato nell'universo. Deve fare il possibile per essere una cellula il piú possibile utile, allo stesso modo che lui si aspetta che lo siano le cellule del suo corpo; altrimenti lui stesso diventerà una cellula tumorale di questo mondo. Se egli abbandona volontariamente l'ordine per assaporare la sua malintesa libertà, non dovrebbe meravigliarsi di venire eliminato. Perché: COME IN ALTO, COSÍ IN BASSO”.60

“Tutta le teorie e le tecniche dell'insegnamento orientale tendono - per quanto riguarda i centri dell'uomo - a migliorare l’assorbimento di prana, che è l’energia dell'anima.
Se lo comprende, l'uomo può manifestare - tramite l'automatismo del corpo fisico - quei poteri e quelle qualità che sono eredità dell'uomo spirituale: l'anima.
Dunque, scopo di tutti i metodi e di tutte le pratiche è l'unione cosciente con l'anima, subordinando le due energie inferiori, della materia e della natura mentale sensibile, alla più elevata: la vita spirituale.
Ciò compiuto, quest’ultima vivifica un'anima che non conosce più ostacoli e confini, perché ha perfezionato il suo meccanismo”. 61

Quindi, se l’uomo riesce a incrementare l’energia per l’anima, se riesce a perseguire l’unione cosciente con l’anima subordinandovi e uniformandovi la personalità, se riesce a sintetizzare il suo spirito ed il suo “fisico”, può manifestare quei poteri e quelle qualità che sono eredità del suo sé spirituale, dell’anima, del Divino eterno ed immutabile che ogni uomo incarna.
Poteri e qualità di una “entità” divina, poteri e qualità della parte di Dio che noi siamo, non possono che essere attributi di notevole rilievo, esattamente quel qualcosa che noi stiamo tentando d’individuare parlando di “potere autentico”.

COME VIVERE COME ANIMA?

“Tutto è amore... Tutto è amore.
Con l'amore viene la comprensione.
Con la comprensione viene la pazienza , poi il tempo si ferma.
E ogni cosa è calata nel presente.
Il presente è realtà.
Indugiare nel passato o proiettarsi nel futuro determina dolore e malattia.
La pazienza può fermare il tempo.
L'amore di Dio è tutto.
L'ultima risposta è l'amore.
Il quale non è un'astrazione, ma un'energia effettiva, ovvero un ampio spettro di energie che tu puoi «creare» e conservare nel tuo essere. Semplicemente amando.
È così che cominci ad entrare contatto con Dio dentro te stesso.
Apriti all'amore. Esprimi il tuo amore.
L'amore dissolve la paura.
Se provi amore, non puoi sentirti in pericolo.
Poiché tutto è energia, e poiché tutte le energie sono sottese all'amore, tutto è amore.
Questa è la precisa traccia che porta alla natura di Dio.
Quando stai portando amore e non hai paura, sai anche perdonare.
Puoi perdonare gli altri, e puoi perdonare a te stesso.
Cominci così a vedere il mondo nella giusta prospettiva.
Senso di colpa e rabbia sono riflessi della stessa paura.
Il senso di colpa è una rabbia sottile diretta all’interno.
Il perdono dissolve il senso di colpa e la rabbia che sono emozioni inutili e dannose.
Perdona, dunque, perché questo è un atto d'amore.
L'orgoglio può intromettersi, prendendo il posto del perdono.
L'orgoglio è una manifestazione dell'io. L'io è transeunte, un falso sé.

TU SEI UN ANIMA CHE SI GIOVA DEL TUO CORPO

Tu non sei il tuo corpo.
Tu non sei il tuo cervello.
Tu non sei il tuo io.
Tu sei molto più dell'insieme di queste cose.
Hai bisogno del tuo io per sopravvivere nel mondo tridimensionale, ma hai bisogno solo di quella parte dell'io che elabora l'informazione.
Il resto - tutto ciò che ha a che fare con l'orgoglio, l'arroganza, gli atteggiamenti difensivi, la paura . vale meno che niente.
Questa parte dell'io ti tiene separato dalla saggezza, dalla gioia, da Dio.
Devi trascendere il tuo io e trovare il tuo vero sé.
Il vero sé é la parte permanente e più profonda di te.
Essa è saggia, amorosa, sicura e gioiosa.
Nel mondo tridimensionale l'intelletto è importante, ma più importante ancora è l'intuizione.
Non bisogna scambiare la realtà con l'illusione.
La realtà è il riconoscimento della tua immortalità, divinità, atemporalità.
L'illusione è il tuo transeunte mondo tridimensionale.
Dalla confusione tra realtà e illusione può nascere solo danno.
Così brami l'illusione della sicurezza anziché la sicurezza della saggezza e dell'amore.
Aspiri ad essere accettato quando, in realtà, non puoi mai essere respinto.
L'io crea l'illusione e nasconde la verità.
Per poter vedere la verità, l'io deve dissolversi.
Con l'amore e la comprensione si apre la prospettiva dell'infinita pazienza.

NON PREOCCUPARTI!

Che senso ha il tuo affanno? Non c'è tempo comunque, se ti metti su quella strada, se non vivi il presente, se sei assorbito nel passato e preoccupato per il futuro e ti spezzi il cuore e provi solo pietà.
Anche il tempo è un'illusione.
Persino nel mondo tridimensionale, il futuro è solo un sistema di probabilità.
Perché ti preoccupi così?
La terapia si rivolge al sé. La terapia è comprensione.
L'amore è la terapia ultima.
I terapeuti, gli insegnanti e i guru possono coadiuvare, ma solo per un tempo limitato.
La direzione si trova nel proprio intimo, e prima o poi il cammino interiore va trovato da soli.
Solo nella realtà vera tu non sei mai solo.
Se proprio devi, misura il tempo, non in minuti, ore o anni, ma in lezioni apprese.
Se arrivi alla giusta comprensione, puoi curarti in cinque minuti. Oppure in cinquant'anni. È esattamente la stessa cosa.
Il passato deve essere ricordato e poi dimenticato. Lascialo andare.
Questo è valido per i traumi infantili e per i traumi subiti nelle vite passate.
Ma è valido anche per gli atteggiamenti, i fraintendimenti, i sistemi di credenze che si scontrano dentro di te, e per tutti i vecchi pensieri.
In effetti, per tutti i pensieri.
Come puoi osservare con freschezza e con chiarezza le cose, se sei oppresso da tutti quei pensieri?
Come fai se ti occorre imparare qualcosa nuovo, magari con una prospettiva nuova?
I pensieri creano l'illusione della separatezza e della differenza tra le cose.
L'io perpetua tale illusione, ed essa crea la paura, l'ansia, il dolore travolgente.
Paura, ansia e dolore generano a loro volta rabbia e violenza.

GUARIRE DALLE PAURE CON L’AIUTO DELLA PROPRIA ANIMA

Come può esistere pace nel mondo se predominano queste caotiche emozioni?
Sbroglia la matassa. Torna alla fonte del problema.
Smetti di tornare sempre alle rimuginazioni, ai vecchi pensieri.
Non pensare più.
Usa, invece, la tua sapienza intuitiva per vivere di nuovo l'amore.
Medita.
Vedi come tutto è interconnesso e interdipendente.
Individua l'unità non le distinzioni. Vedi il tuo vero sé. Vedi Dio.
La meditazione e la visualizzazione t’insegneranno ad abbandonare le elucubrazioni mentali, ti aiuteranno a intraprendere il tuo viaggio a ritroso.
Avverrà la guarigione.
Comincerai così a sfruttare facoltà della tua mente in  precedenza inutilizzate.
E riuscirai a vedere.
E capirai.
E  crescerai in saggezza.
Allora sì che verrà la pace.

Anche con te stesso hai un rapporto, come con gli altri.
E sei vissuto in molti corpi e in molti tempi diversi.
Chiedi dunque al tuo sé perché è così pauroso.
Perché hai paura di correre dei ragionevoli rischi?
Hai timore per la tua reputazione, o per quello che possono pensare gli altri?
Queste paure sono condizionate fin dall'infanzia o magari da epoche ancora più remote.
Poniti queste domande: cosa ho da perdere?
Qual è la cosa peggiore che possa capitarmi?
Sarei contento di vivere in questo modo per il resto della mia vita?
Rispetto alla morte, questa decisione è davvero così rischiosa?

Crescendo, non aver paura di suscitare collera in altre persone.
La collera è solo una manifestazione della loro insicurezza.
Invece, temendo la loro collera, non faresti che bloccarti.
Se non creasse tanto dolore, la collera sarebbe semplicemente stupida.
Dissolvi la tua stessa collera in amore e perdono.

Non lasciare che la depressione o l'ansia frenino la tua crescita.
Depressione vuol dire perdita di prospettiva, oblio, tendenza a dare tutto per scontato.
Rendi più acuta la tua attenzione.
Ristabilisci l'ordine dei tuoi valori.
Ricorda tutte quelle cose che non devono essere date per scontate.
Sappi cambiare prospettiva, e rammenta ciò che è importante e ciò che lo è meno.
Esci dalla carreggiata.
Ricordati di sperare.

Ansia vuol dire essersi smarriti nel proprio io.
Vuol dire aver perso i propri confini.
Nasce dal ricordo oscuro di una carenza d'amore, da un sentimento d'orgoglio ferito, da una perdita di pazienza e di pace.
Ricorda, non sei mai solo!

Non perdere mai il coraggio di correre dei rischi.
Tu sei immortale.
Nulla potrà mai ferirti.”

POTERE E LEGGE DI CAUSA-EFFETTO

“Vi sono molti tipi di “karma”, di doveri da onorare.
Il karma individuale concerne i doveri propri di un determinato individuo, che sono riservati unicamente a lui.
Ma c’è anche un karma di gruppo, che comprende i doveri collettivi, e ci sono molti gruppi religioni, razze, nazionali così via.
A un livello ancora più ampio, c'è un karma planetario, destinato a influenzare il destino e l'esito del pianeta.
Nel karma di gruppo, non solo confluiscono e vengono elaborati i doveri individuali, ma il risultato che ne esce è alla fine applicato al gruppo, al paese o al pianeta.
L'applicazione di tale karma di gruppo determina il futuro del gruppo o del paese.
Ma si applica anche all'individuo in cui si reincarna, sia all'interno del gruppo o del paese, sia simultaneamente e trasversalmente all'esterno, sia ancora in un successivo momento del tempo.

L'azione diventa giusta azione quando si fa azione che segue la Via, il Cammino che porta a Dio. Tutti gli altri sentieri sono alla fine vicoli ciechi o illusioni, e 1'azione condotta percorrendo queste vie non è giusta.
Così dunque l'azione promuove la spiritualità dell'individuo e il suo ritorno.
L'azione che alimenta la giustizia, la misericordia, l'amore, la saggezza e tutte le qualità che noi chiamiamo divine o spirituali, è inevitabilmente giusta azione.
L'obiettivo da desiderare è il frutto della giusta azione.
I frutti delle azioni condotte lungo gli altri cammini sono transeunti, illusori e falsi.
Questi frutti ingannano e intrappolano, non sono ciò che veramente noi vogliamo.
I frutti della giusta azione comprendono in sé tutti i nostri obbiettivi e desideri, e tutto ciò di cui possiamo aver bisogno o che possiamo desiderare.

Un esempio è costituito dal potere.
Colui che cerca il potere come fine in sé, può conquistare per qualche tempo ciò cui aspira.
Ma il potere sarà appunto temporaneo e non lo gratificherà.
Se invece il potere arriva a una persona non vi annette eccessiva importanza, come risultato di una giusta azione, dell'azione condotta lungo il Cammino, allora quel potere durerà e sarà ben riposto. Ma per chi si trova sul Cammino, questo non conterà.
Questa è la differenza tra il potere perseguito egoisticamente, per desiderio individuale, e il potere non cercato e non desiderato, che rappresenta il prodotto indiretto e secondario della giusta azione.
Il primo è illusorio ed evanescente.
Il secondo è reale e permanente, perché aderisce all'anima.
Il primo verrà gestito secondo la legge di causa-effetto, e dovrà essere onorato, il secondo no”.62

QUAL È LA NATURA DEL VERO POTERE?
 
“Il vostro potere corrisponde a ciò per cui vi battete.
Vi battete per avere denaro in banca e una casa più grande?
Vi battete per avere un compagno attraente?
Lottate per imporre il vostro modo di pensare agli altri?
Queste sono le battaglie della personalità che cerca di soddisfare i propri voleri.

Viceversa, vi battete per la perfezione, per la bellezza e la compassione di ogni anima?
Sostenete il potere dell’amore e la chiarezza della saggezza?
Vi impegnate in nome del perdono e dell’umiltà?
Queste sono le battaglie della personalità che si è schierata con la PROPRIA ANIMA. Questa è la posizione di una personalità veramente potente.

IL POTERE È L’ENERGIA COSTITUITA DALLE INTENZIONI DELL’ANIMA

(…) Ogni sofferenza e ogni disfunzione del corpo fisico, ogni malattia, può essere capita in termini di perdita di potere nei confronti di una circostanza esterna o di un oggetto, attraverso uno dei numerosi centri di energia del corpo.
Perdete potere quando vi arrabbiate per un’ingiustizia (il che non significa per nulla un invito alla rassegnazione o all’essere supini, bensì all’azione lucida ed efficace).
Perdete potere quando subite le minacce di un’altra persona, o di altra gente.
Perdete potere quando vi allontanate dai vostri amici con risentimento o amarezza, o con un senso di disappunto o di indegnità o di superiorità.
Perdete potere quando desiderate ardentemente qualcuno o qualcosa, quando soffrite ed invidiate gli altri.
Dietro tutto questo c’è la paura, la paura di essere vulnerabili, di non riuscire a farcela senza una persona o una situazione che avete perduto, di essere svantaggiati senza ciò che invidiate.
Perdete potere ogni volta che avete paura.
(…)
Una persona ricca di potere autentico sa perdonare. Il perdono non è una questione morale. E’ una dinamica energetica.
La maggior parte delle persone, quando perdona, non vuole che i beneficiari del perdono dimentichino che loro hanno perdonato e dimenticato. Questo genere di perdono manipola la persona che viene perdonata. Non si tratta di perdono, ma di un mezzo per acquisire potere esterno su qualcun altro.
Perdonare significa che non attribuite ad altri la responsabilità delle vostre esperienze.
(…)
Lamentarvi, per esempio, è esattamente la dinamica di volere che qualcuno sia responsabile di ciò che sperimentate, e sistemi le cose per voi.
Lamentarsi è una forma di manipolazione, ma siete liberi di superarla e di passare al gradino successivo: percepire e condividere. Assumervi la responsabilità di ciò che sperimentate e condividere ciò che sperimentate con uno spirito di solidarietà equivale a perdonare.
Quando ritenete qualcuno responsabile di ciò che sperimentate, perdete potere.
Non potete sapere cosa farà l’altro. Perciò quando dipendete da un altro per le esperienze che ritenete necessarie al vostro benessere, vivete continuamente nella paura che non vi liberino.(…)
Quando perdonate, vi liberate del giudizio critico sia su voi stessi che su altri.
Vi alleggerite. Non rimanete aggrappati alle esperienze negative che sono scaturite dalle decisioni che avete preso mentre imparavate. Quello è il rimpianto. Un rimpianto contenente la duplice negatività di aggrapparsi alla negatività.
Rimpiangere è perdere potere.
Se una persona si affligge per le proprie esperienze mentre un’altra riesce a riderne, quale è la più leggera, quale è la più innocua? Il cuore che danza è il cuore innocente, il cuore leggero che fa vivere sereni.
Questo non significa che non dobbiate imparare dalle vostre esperienze, e non applichiate ciò che avete appreso ogni volta che prendete una decisione.
E’ una scelta responsabile.
Se un’anima fa tutto quello che può, al massimo delle sue capacità, meglio che può, non c’è altro che si possa chiederle.

L’ANIMA HA UNA MISSIONE: A NOI SCOPRIRLA E ASSECONDARLA

Prima di incarnarsi, ogni anima accetta di svolgere certi compiti sulla terra (…) in un sacro accordo per realizzare precisi obiettivi.
Contrae questo impegno nella pienezza del proprio essere.
Ecco perché, quando un anima riesce a realizzare il proprio obiettivo, a compiere imprese alle quali ha acconsentito, la vita di quella personalità è tanto ricca e particolare, sia sul piano fisico che su quello non fisico, che ottiene riconoscimento e rispetto da parte delle altre anime.
(…)
Una personalità priva di potere non può completare il compito affidato alla sua anima, e si strugge in un senso di vuoto interiore.
Cerca di realizzarsi con il potere esterno ma non ne rimane soddisfatta.
Al senso di vuoto, o di qualcosa che manca, o di qualcosa che non va, non si può ovviare soddisfacendo le esigenze della personalità. (…)
La personalità può placare il proprio desiderio soltanto quando incomincia a percorrere il cammino scelto dall’anima.
L’acquisizione di potere autentico e la realizzazione del compito dell’anima sulla terra, dunque, non costituiscono dinamiche separate.
L’acquisizione di potere autentico è necessaria per realizzare pienamente la missione dell’anima, e per di più, quando avanzate in questa direzione, vi avvicinate anche all’obbiettivo e acquisite potere realizzando un circuito virtuoso che vi porta sempre più verso la meta.
Voi e il compito della vostra anima sulla terra vi espanderete insieme.
Quando l’uno cresce e si sviluppa lo stesso accade anche all’altro.
Quando un’anima si incarna, il suo ricordo dell’accordo che ha stretto con l’universo si fa vago, latente, in attesa delle esperienze che lo riattiveranno, e che non sono necessariamente quelle che sceglierebbe la personalità.
Tuttavia anche queste esperienze sono utili e necessarie ad attivare la consapevolezza del potere e della missione dell’anima all’interno della coscienza della personalità,  e per prepararla a quel compito.
Che cosa provate nel ricordare il compito della vostra anima?
Come avere indizi che si sia nel giusto?

- Quando siete coinvolti nel profondo in ciò che state facendo,
- quando le vostre attività e azioni diventano gratificanti e ricche di finalità,
- quando ciò che fate è utile sia a voi stessi che agli altri,
- quando la vostra vita e il vostro lavoro non vi annoiano, ma vi danno una piacevole soddisfazione,
- quando vi sentite appagati ed in pace con il mondo,
state facendo quello che eravate destinati a fare.

La personalità impegnata nel lavoro della propria anima è vitale. Non è oppressa dalla negatività. Non ha paura. Sperimenta finalità e significato. Apprezza il lavoro e gli altri. E’ appagata e appagante”.63

EPILOGO PLETORICO

Conoscete un potere più grande di quello in grado di garantire - nei casi più evoluti -, o di indurre – per chi sa perseverare -, o come minimo di favorire – per chi vuole anche solo iniziare -:
- duraturo appagamento e non effimera soddisfazione?
- una vita serena e degna di essere vissuta?
- l’arrivo, al termine dei nostri giorni, con più “talenti” di quelli ricevuti in partenza?
- un giornaliero risveglio come minimo sereno, se non gioioso ed entusiasta?
- il desiderio costante, malgrado qualsiasi problema terreno, di vivere la propria vita?
- la sensibilità necessaria a capire gli altri dopo aver capito noi stessi?
- un pacato e disteso approccio a qualsiasi evento considerato “negativo” da tutto “l’ambiente circostante”?
- la scoperta, sotto il velo della superficialità e del condizionamento, delle reali e conseguentemente logiche ragioni del Piano di cui facciamo parte?
- l’assenza totale di invidia per chicchessia?
- l’impermeabilità alla maldicenza e al pettegolezzo?
- l’imperturbabilità di fronte alle sirene di successo, denaro, sesso e potere materiale?
- la capacità di perdonare e di andare effettivamente “oltre” le pretese offese subite?
- diventare un efficace, realmente benefico riferimento per il prossimo che ci circonda?
- la rimozione progressiva di preoccupazioni e ansie inutili (ovvero il novantanove per cento del totale)?
- l’attitudine, come indica il Tibetano, ad esternare il “vero” o ad“essere la verità”?
- l’idoneità all’altruismo e al servizio verso l’umanità?
- la liberazione dalla paura della morte?

Non voglio dire che un’alternativa non esista, non è mai positivo essere assolutisti, tuttavia sono profondamente convinto che il vero potere, appagante ed acquietante per l’essere umano, sia esclusivamente connaturato alla ricerca di ciò che è eterno, prima di tutto entro noi stessi.

“Si è propensi di credere che la morte sia la fine, mentre, per quanto riguarda il termine, i valori di cui trattiamo sono persistenti, non ammettono interferenze – che del resto sarebbero impossibili – e hanno in se i semi dell’immortalità.
Pensateci e sappiate che tutto ciò che ha vero valore spirituale è duraturo, senza tempo, immortale ed eterno.
Muore solo ciò che è privo di valore, e per quanto concerne l’umanità muoiono gli elementi pertinenti alla forma o che da questa traggono importanza.
Ma i valori che si reggono su un principio e non sull’apparenza hanno in sé quel principio immortale che guida l’uomo “dalla porta della nascita, attraverso le porte della percezione, fino alla porta del proposito”, come dice l’Antico Commentario”.64

Il Tibetano

COME INIZIARE

Il percorso abbozzato per il raggiungimento del vero potere potrebbe apparire arduo e, in effetti, tanto facile non è, datasi la sua complessa semplicità, ma l’importante è – come sempre - incominciare.

Suggerisco di iniziare meditando su queste – alcune già citate – massime, suggeriteci dai grandi Mahatma (“Grande Anima”, di molto preferibile alla manifestamente approssimativa definizione “Maestro”, traduzione italiana del sanscrito) Sri Yukteswar, Tibetano e Veneziano :

“Chi è lento all’ira vale più del potente, e meglio vale chi domina il proprio animo di chi s’impadronisce di una città”.

“La realtà di questa divinità innata spiega l'impulso del cuore di ciascuno, che tende a migliorare, sperimentare, progredire, ad accrescere la conoscenza e salire verso vette superiori: non c'è altro modo di spiegare la capacità dello spirito umano di emergere dalla tenebra, dal male e dalla morte, per entrare nella vita e nella bontà.
L'anima lo proietta sempre più vicino alla Sorgente di tutto il bene e niente può arrestare questo continuo avvicinarsi a Dio.”.65

“Desidera il possesso sopra ogni cosa.
Ma questo possesso deve appartenere solo all’anima pura perciò essere di tutte le anime pure in egual modo, e così divenire proprietà speciale dell’intero sol quando è unito. Anela a quelle possessioni che solo dall’anima pura possono essere ritenute, affinché tu possa accumulare ricchezza per quello unito spirito di vita che è l’unico tuo vero Sè.
Desidera il potere con ardore.
Ma il potere cui il discepolo agognerà sarà quello che lo farà apparire come niente agli occhi degli uomini”.66


NOTE

1 Vedi opere del grande psichiatra A. Adler.
2 I quaderni Sarmoung: n.ro 19 “AMORE E POTERE” (Conferenze spirituali di Ghislaine Gualdi) –  Gruppo teosofico “SARMOUNG”  - Via Dante, 4 - Cavallirio (Novara).
3 Ibid.
4 Da “I PROBLEMI DELL’UMANITÀ” di A.A.Bailey , ed. Nuova Era.
5 Da “AVERE O ESSERE” di E.Fromm – Collana Saggi – Mondadori Editore
6 Da “Potenze del pensiero” di O.M. Aïvanhov – Edizioni Prosveta
7 Da “LA COSMOGONIA DEI ROSACROCE” di Max Heindel - Edizioni del Cigno
8 Quaderni Sarmoung: n.ro 19 “Amore e Potere” (Conferenze spirituali di Ghislaine Gualdi) – Gruppo teosofico “SARMOUNG”  - Via Dante, 4 – Cavallirio (Novara)
9 Quaderni Sarmoung: n.ro 19 “Amore e Potere” (Conferenze spirituali di Ghislaine Gualdi) – Gruppo teosofico “SARMOUNG”  - Via Dante, 4 – Cavallirio (Novara)
10 Da “LETTERE SULLA MEDITAZIONE OCCULTA”  di A.A Bailey, ed. Nuova Era.
11 Da “I PROBLEMI DELL’UMANITÀ” di A.A.Bailey , ed. Nuova Era.
12 ALFRED ADLER (1870.1937) diventò medico a 25 anni e fu uno dei primi discepoli di Freud. Le sue concezioni lo allontanarono però dal maestro. Siamo nel 1911, Adler fondò la scuola della Psicologia individuale. S’interessò attivamente dei bambini difficili; 1932 ottenne a New York la cattedra di Psicologia Medica.
13 Da “Che cos’è la psicologia” di Pierre Daco – Manuali BUR - Biblioteca Universale Rizzoli.
14 Da “Che cos’è la psicologia” di Pierre Daco – Manuali BUR - Biblioteca Universale Rizzoli.
15 Ibid.
16 Ibid.
17 Ibid.
18 Da “Che cos’è la psicologia” di Pierre Daco – Manuali BUR - Biblioteca Universale Rizzoli.
19 I quaderni Sarmoung: n.ro 1 “Rivelazione” (Conferenze spirituali di Ghislaine Gualdi) – Gruppo teosofico “SARMOUNG”  - Via Dante, 4 – Cavallirio (Novara)
20 Liberamente tratto da “I PROBLEMI DELL’UMANITÀ” di A.A.Bailey, ed. Nuova Era.
21 I quaderni Sarmoung: n.ro 2 “L’aggressività nel mondo” (Conferenze spirituali di Ghislaine Gualdi) – Gruppo teosofico “SARMOUNG”  - Via Dante, 4 – Cavallirio (Novara)
22 Ibid.
23 Ibid.
24 Da “Che cos’è la psicologia” di Pierre Daco – Manuali BUR - Biblioteca Universale Rizzoli.
25 Ibid.
26 Da “Che cos’è la psicologia” di Pierre Daco – Manuali BUR - Biblioteca Universale Rizzoli.
27 Da “I PROBLEMI DELL’UMANITÀ” di A.A.Bailey, ed. Nuova Era - Roma.
28 Ibid.
29 ibid.
30 Ibid.
31 Ibid.
32 Da “I PROBLEMI DELL’UMANITÀ” di A.A.Bailey, ed. Nuova Era - Roma.
33 Da “I PROBLEMI DELL’UMANITÀ” di A.A.Bailey, ed. Nuova Era - Roma.
34 Da “I PROBLEMI DELL’UMANITÀ” di A.A.Bailey, ed. Nuova Era - Roma.
35 Da “Il destino come scelta - psicologia esoterica” di Thorwald Dethlefsen -  pag. 190-195 -  Edizioni Mediterranee – Via Flaminia , 158 - Roma
36 Da “INIZIAZIONE UMANA E SOLARE” di A.A.Bailey, ed. Nuova Era - Roma.
37 I quaderni Sarmoung: n.ro 1 “Rivelazione” (Conferenze spirituali di Ghislaine Gualdi) – Gruppo teosofico “SARMOUNG”  - Via Dante, 4 – Cavallirio (Novara).
38 Quaderni Sarmoung: n.ro 19 “Amore e Potere” (Conferenze spirituali di Ghislaine Gualdi) – Gruppo teosofico “SARMOUNG”  - Via Dante, 4 – Cavallirio (Novara)
39 “La cosmogonia dei Rosacroce” di Max Heindel - Edizioni del Cigno
40 Walt Whitman, poeta americano. Morì nel 1892.
41 James Russel Lowell, poeta e critico statunitense; morì nel 1891. « The Vision of Sir Launfal » è del 1848.
42 Da “La cosmogonia dei rosacroce” di Max Heindel - Edizioni del Cigno
43 Da “Il destino come scelta - psicologia esoterica” di Thorwald Dethlefsen - pag. 174-176 - Edizioni Mediterranee– Via Flaminia , 158 - Roma
44 I quaderni Sarmoung: n.ro 2 “L’aggressività nel mondo” (Conferenze spirituali di Ghislaine Gualdi) – Gruppo teosofico “SARMOUNG”  - Via Dante, 4 – Cavallirio (Novara)
45 I quaderni Sarmoung: n.ro 2 “L’aggressività nel mondo” (Conferenze spirituali di Ghislaine Gualdi) – Gruppo teosofico “SARMOUNG”  - Via Dante, 4 – Cavallirio (Novara)
46 “La coscienza dell’atomo” di A.A.Bailey – Editrice NUOVA ERA Via Antagora, 10 . 00124 – Roma - Pag. 62.
47  “L'anima e il suo meccanismo” di A.A.Bailey - Editrice NUOVA ERA Via Antagora, 10 . 00124 – Roma - p.57. – Cit. di Richard Mùller.Freienfels, Mysteries of the Soul, p. 24.
48 Upanishad S'vet. 5.9 - Citata ne  “L'anima e il suo meccanismo” di A.A.Bailey - Editrice NUOVA ERA Via Antagora, 10 . 00124 – Roma – p.95.
49 “La cosmogonia dei Rosacroce” di Max Heindel - Edizioni del Cigno.
50 “Amore e saggezza. I valori della scienza dello spirito proposti all'uomo contemporaneo” di Leo e Viola Goldman – Ed. Synthesis.  
51 “La dottrina segreta” di H.P. Blavatsky, vol.I, pp.79,80 - Citata ne  “L'anima e il suo meccanismo” di A.A.Bailey - Editrice NUOVA ERA Via Antagora, 10 . 00124 – Roma – p.78.
52 Bhagavad Gita, Cap.XIII, versi 32-33-34.
53 Bhagavad Gita, Cap.II, versi 13, 22, 30.
54 Bhagavad Gita, Cap.XVII, vers. 16.
55 Dizionario Webster, edizione del 1923, cit. ne “L'anima e il suo meccanismo” di A.A.Bailey - Editrice NUOVA ERA Via Antagora, 10 . 00124 – Roma – p.72
56 “L'anima e il suo meccanismo” di A.A.Bailey - Editrice NUOVA ERA Via Antagora, 10 . 00124 – Roma – p.79.
57 Ibid.
58 Ibid. p.93.
59 “La coscienza dell’atomo” di A.A.Bailey – Ed. Nuova Era, Roma - Pag. 62.
60 Da “Il destino come scelta - psicologia esoterica” – di Thorwald Dethlefsen-  pag. 26-31-Edizioni Mediterranee – Via Flaminia , 158 - Roma
61 “L'anima e il suo meccanismo” di A.A.Bailey - Editrice NUOVA ERA Via Antagora, 10 . 00124 – Roma – p.97.
62 “Molte vite, un solo amore” di Brian Weiss – Oscar Mondadori “I nuovi misteri” – pp. 84-89.
63 Da “Una sedia per l’anima” di Gary Zucav – Collana Mandala – Casa editrice Corbaccio - Milano
64 “Trattato dei sette raggi – Guarigione Esoterica” di A.A.Bailey - Editrice NUOVA ERA Via Antagora, 10 . 00124 – Roma
65 Da “I PROBLEMI DELL’UMANITÀ” di A.A.Bailey, ed. Nuova Era - Roma.
66 Da “La luce sul sentiero” di Mabel Collins – Collana “Gli Immortali di Teosofia” –  Ed. Blu International Studio – Via G. Falcone, 20 – 10013 Borgofranco D’Ivrea (TO)

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Maurizio Sabbadini,
21 ott 2009, 00:43
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