Maschere della Melanesia

Le maschere della Melanesia.

Come le maschere di molte tribù africane, quelle della Melanesia riflettono una forte tradizione cerimoniale di travestimenti e di rituali religiosi. Probabilmente il legame tematico più forte tra i diversi culti è l'importanza attribuita agli antenati della tribù, di cui spesso vengono evocati gli spiriti benigni.

La Nuova Guinea è l'isola più grande e quella più ricca dal punto di vista della produzione artistica, in particolare la zona del bacino del Sepik, in cui è tipico lo stile “a becco” (fig.3): il volto umano è rappresentato con un lungo naso simile a un becco di uccello: rappresentazione che si spiega con la credenza che le anime dei defunti fossero scortate da uccelli o addirittura assumessero aspetto aviforme.

Oltre al legno tra i materiali costitutivi figurano i frammenti di canna, i tessuti e l'argilla con decorazioni di conchiglie di ciprea. La particolarità di alcune di queste maschere è data dalle dimensioni: esse, infatti, arrivano fino alla cintola e sono munite di aperture laterali che consentono al portatore di infilare le mani.

Tutte le cerimonie presuppongono la presenza benefica degli antenati, che assistono gli iniziati quando escono dalla loro reclusione, superano le prove fortificatorie e si trasformano da adolescenti in uomini.

E' fondamentale sottolineare l'unicità di ciascun oggetto dovuto al fatto che i modelli non vengono mai ripetuti e, terminata la cerimonia, le maschere vengono distrutte.

All'estremo Est della Nuova Britannia, nella penisola delle Gazzelle, coloro che sono deceduti l'anno precedente vengono commemorati con delle cerimonie mascherate in concomitanza con i riti atti a celebrare la maturazione delle messi. Queste feste rappresentano la continuazione rituale o l'attivazione di un ciclo di cambiamento che ripercorre la nascita, la crescita e la morte di tutte le cose viventi.

Nella penisola delle Gazzelle inoltre si fabbricava un tipo di maschera, ricavato dal teschio umano defraudato della mandibola, con delle incrostazioni di fango e gomma, i capelli inseriti e un'impugnatura sul retro tramite la quale la maschera veniva applicata ai denti del portatore.

In Nuova Caledonia le maschere rappresentano la divinità chiamata Pidyenva o Pdyeupatch, cioè il dio che conduce la danza chiamata boria nel mondo sottomarino dei morti. Egli viene raffigurato con la pelle chiara e il corpo costellato di occhi.

Le maschere di quest'isola presentano spesso dei riferimenti all'acqua e costituiscono un simbolo concreto di ciò che rappresenta il richiamo dell'acqua e la nozione della vita, come le conchiglie e le piume della grande colomba insulare e l'uccello-totem noton. Il mito della maschera appare come una sorta di sintesi di fecondità e di abbondanza.

 
Nuova Guinea - fiume Sepik
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Nuova Irlanda - Tatanua