Maschere della Grecia

 
Le maschere della Grecia.
 
E' particolarmente articolata la produzione di maschere in Grecia, nella quale è imprescindibile la componente misteriosa e soprannaturale, riassunta nel termine tambos. Con esso si allude più propriamente a qualcosa di indefinito e che trova rispondenza in tutti i fenomeni della natura. Questa componente, presente nelle prime maschere greche, ha finito per connaturarsi nelle successive, quando cioè si è affermato, amalgamandosi, il concetto di “alterità”.
Analizzando il problema generale della maschera nell'universo religioso dei Greci, sono state isolate tre entità dell'aldilà:

- La Potenza che opera attraverso la maschera, che non ha altre possibilità di interazione con la realtà e che per questo si fonde con la maschera stessa (la Gorgone)

- La divinità, che pur non essendo una maschera, mostra in alcuni aspetti particolari del suo culto un ruolo privilegiato rispetto alla maschera e al suo portatore (Artemide)

- La Potenza sacra ha con la maschera delle affinità così intime che occupa nel Pantheon greco il posto di “dio in maschera” (Dioniso).

Attraverso l'uso della maschera, l'uomo greco si confronta con diverse forme di “alterità”: una di esse si manifesta nel confronto tra la vita e la morte, tra l'individuo e la Gorgone. Lo sguardo di quest'ultima è pietrificante e fa sprofondare nel terrore e nel caos. Nel caso di Dioniso la possessione si concretizza in un universo di gioia, dove si aboliscono i limiti ristretti della condizione umana. Tra le due divinità, dunque, si stabiliscono due differenti tipi di alterità: una in positivo (Dioniso) e una in negativo (la Gorgone)

Differente è la situazione di Artemide: in questo caso l'alterità scaturisce dal confronto tra il giovane e l'anziano, tra l'uomo e la donna, tra l'uomo e l'animale. ecc.

Artemide non è raffigurata sotto forma di una maschera. Il suo tipo plastico, quale è stato impresso dalla ceramica e dalla statuaria, è assai noto: si tratta della vergine cacciatrice, bella d'aspetto, in tunica corta, con l'arco in mano e scortata dai suoi cani o circondata da animali. Se l'Artemide è una divinità della maschera, ciò è possibile perché il suo culto, più precisamente i rituali iniziatici dei giovani ai quali presiede, conferisce alle maschere e ai suoi travestimenti un posto di primaria importanza.

Lo spazio artemisiano si dispiega sulle zone di frontiera: montagne che delimitano e separano gli Stati, luoghi lontani dalle città dove i santuari della dea sono spesso la posta in gioco fra popoli vicini e nemici. In generale il mondo di Artemide è quello dei confini, delle zone limitrofe dove l'uomo acquista coscienza del “diverso”: dove selvaggio e civilizzato si trovano l'uno di fronte all'altro per contrapporsi ma anche per compenetrarsi reciprocamente.

Dea curotrofa, Artemide presiede al parto, alla nascita, all'educazione dei bambini. Artemide fa maturare le fanciulle, le rende pubere e le prepara al matrimonio.

In sintesi, volendo stabilire un confronto fra le tre divinità si può affermare che Dioniso e la Gorgone proiettano l'uomo in una alterità che possiamo definire verticale (ossia verso l'alto o verso il basso), mentre con Artemide si procede verso una direzione orizzontale (le tappe dell'esistenza umana).

I greci celebrano per tradizione l'inizio del nuovo anno agrario con rituali molto simili a quelli della Bulgaria e di alcune zone dei Balcani.

Nella Tracia un danzatore detto Kalogeros indossa un cappello fatto di pelliccia di volpe o di lupo, una pelle di capra con i fori per gli occhi, che pende dalcopricapo e che copre le spalle e il petto. Numerosi campanelli scendono dalla cintola e a Skiros i personaggi mascherati portano delle verghe a forma di fallo.

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