Maschere dell'Austria

 

Le maschere dell'Austria.

Nell'Austria , come presso altre nazioni europee, il ciclo delle stagioni è caratterizzato da celebrazioni di cui protagoniste sono le maschere. Fra le rappresentazioni più note una ha luogo ogni anno, prima dell'inizio della Quaresima, nella città di Imst, sulle Alpi austriache. Questa rappresentazione, conosciuta con il nome di schemenlaufen, che vuol dire “ maschera che corre”, simboleggia la lotta tra l'inverno e la primavera per il dominio sulla natura. Solo gli uomini possono partecipare alla mascherata, che ha lo scopo di spaventare gli spiriti, di assicurare la prosperità ed un abbondante raccolto per l'anno che verrà.

Le maschere, intagliate nel legno, hanno un aspetto spaventoso. Coloro che indossano queste maschere portano sulla schiena dei campanelli che emettono suoni striduli. Le maschere maschili  sono riconoscibili dalla barba, quelle femminili dal volto dipinto di rosa. I personaggi “buoni indossano anche dei copricapo decorati con trecce e altri fronzoli.

Le maschere delle “streghe” hanno gli occhi sporgenti e i denti come delle zanne. Il loro aspetto è reso più impressionante dai peli sul volto, fatti con setole di maiale o con delle piume.

E' presente anche la maschera dello stregone, riconoscibile principalmente per la barba di capra e per lo scettro magico che impugna.

E' nota l'esistenza di una divinità pre-cristiana, Perchta, custode del regno dei morti, di cui parla la mitologia germanica, i cui seguaci si accingevano durante la notte a compiere azioni a volte “buone” e a volte “cattive”. Coloro che li impersonavano indossavano maschere esotiche con corna e capelli, con le quali intendevano spaventare i bambini disubbidienti e assicurare la fertilità della terra e un abbondante raccolto. Di tali usanze sono sopravvissuti significativi retaggi ai giorni nostri proprio grazie alle maschere.

I riti agresti sono al centro dell'attenzione anche Baviera, in Svizzera e sulle Alpi austriache, dove tali ricorrenze sono rese celebri dalla presenza di figure ferine.[1]



[1] Timothy Teuten, cit. pp. 77-78

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