Maschere del Giappone

 

Le maschere del Giappone.

Anche il Giapponevanta una ricca tradizione teatrale facente capo a tre gruppi: i Gigaku, i Bugaku e i Noh, sviluppatisi cronologicamente nell'ordine espresso. I materiali utilizzati sono la lacca e il legno, sempre riccamente dipinti, tanto che il tempo dedicato alla decorazione è superiore a quello impiegato per il modellamento.
Classico del gigaku era l'elaborazione di testi comici interpretati tra la folla vicino ai templi buddisti o nelle piazze all'aperto ed accompagnate da un'orchestra composta da tre strumenti principali: il flauto, il tamburo e il gong.
Le maschere gigaku hanno suscitato molto interesse tra gli antropologi e alcuni di essi non hanno esitato a vedere in alcune figure un ultimo retaggio delle baccanti greche.
Nel IX secolo la rappresentazione gigaku è sostituita dal gruppo bugaku, le cui maschere avevano espressioni più stilizzate e spesso feroci. Le danze erano più ritmate e delicate di quelle delle prime gigaku e l'orchestra usata più elaborata accompagnata da cantanti. Queste rappresentazioni, patrocinate dalla corte imperiale, si svolgeva in occasione di grandi feste religiose e di importanti commemorazioni. Una particolare caratteristica della maschera bugaku è l'uso di componenti mobili, inserite per enfatizzare il ritmo della danza.
La rappresentazione teatrale Nohè un'invenzione prettamente giapponese, che si originò nel quattordicesimo secolo circa ed è considerata una delle più pure e distinte espressioni della cultura della Nazione. Le maschere sono più rifinite rispetto ai primi tipi e coprono solo il volto anziché tutta la testa. In origine le rappresentazioni erano riservate ai samurai, ma non escludevano possibilità di accesso per le altre persone in occasione di beneficenze o di feste di gala. Il dramma noh è poetico, stilizzato, musicale, estremamente lento, la sua solennità richiama le cerimonie religiose.
I tipi umani gradualmente si svilupparono in schemi fissi, quali la “giovane donna” o il “vecchio uomo”. Alcune particolari caratteristiche, per esempio l'acconciatura dei capelli, rendono possibile suddividere questi tipi umani in altre classi specifiche per ruoli individuali: i fantasmi, i demoni, gli spiriti, le divinità ecc. Tutte le parti erano rappresentate da uomini anche quelle femminili.
Le maschere noh vengono sempre accompagnate dalle maschere dei buffoni, gli kyôgen, fra i quali compare il demone sciocco con un aspetto grottesco e la donna paffuta e sempliciotta.
Le maschere noh e kyôgen traducono le due tendenze costanti dell'arte e della letteratura giapponese: poesia e caricatura, bellezza idealizzata e realismo che sconfina nella parodia. Questi due caratteri si ritrovano nelle maschere utilizzati ancora oggi per le danze che accompagnano le feste religiose popolari. 
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