Le "Boje", la Scienza, la Pellagra e l'Emigrazione.

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Le Boje e l'emigrazione:


Le Battaglie tra l'esercito franco-sardo e austriaci nel territorio mantovano e nel Veneto del 1848, 1859 e 1866, le alluvioni dell'Adige, del Po, del Mincio e dell'Oglio, le soffocanti tasse prima degli austriaci poi del Regno d'Italia, il mancato riconoscimento del diritto vagantivo, il crollo del prezzo dei cereali a cui si aggiungono le condizioni di vita dei braccianti e la pellagra portarono alla rivolta detta delle “Boje” e la successiva fortissima emigrazione da queste zone.

Qua viene data una breve descrizione della pellagra, malattia che minava il fisico e la mente dei braccianti agricoli. L'ambito politico non riuscì mai ad ottenere l'appoggio dei contadini agli ideali risorgimentali, limitandosi ad offrire loro una propaganda di miglioramento delle condizioni sociali, al contempo la scienza cercava di comprendere la pellagra ed offrire una efficace terapia al dilagare dell'epidemia.

Un cenno solamente ad uno scienziato di queste aree, il veronese Abramo Bartolomeo Massalongo, con gli studi sulla lichenologia, la classificazione di molte nuove specie di licheni ed una breve divagazione su di una famiglia di questi: le Graphidaceae.


Eventi salienti:

- agosto 1867- marzo 1872, a Cavarzere, Cona, Adria e comuni limitrofi (provincia di Rovigo), migliaia di lavoratori occupano ed iniziano a lavorare le valli bonificate per mettere a coltura i terreni, nella speranza che venga loro riconosciuto il diritto vagantivo. Il diritto vagantivo vige all'epoca per effetto di una Legge di Napoleone del 20 novembre 1810 (29 Brumaire, an XIX), mantenuto dagli austriaci e abolito solo in seguito con la "legge Baccarini" del 25 giugno 1882 (legge sulle bonificazioni delle paludi e dei terreni paludosi, completata nel Regio Decreto 11 ottobre 1885 n.3455).

- 21 ottobre 1872, rotta del Po a San Benedetto Po (Brede) e Revere (loc.Ronchi), rotta del Mincio presso la diga di Pietole e dell'Oglio a Cesole.

- 4 giugno 1879, rotta del Po a Borgofranco.

- Crisi agraria del 1880, calo del prezzo dei cereali, arrivo del grano americano e del riso asiatico.

- 17 settembre 1882, piena dell'Adige in Sud-Tirolo, rotta dello stesso a Legnago e conseguente rotta del Tartaro-Canal Bianco a Bergantino e Frassinelle.

- 18 settembre 1882, terremoto di magnitudo 5.17 sul Monte Baldo (Lat 45.720 Lon 10.770).

- Prima quindicina del giugno 1884, inizia a Polesella e a Crespino lo sciopero delle "Boje", nome che deriva dal modo di dire: "la boje e la va fora", l'acqua che bolle, bolle, fino a fuoriuscire dalla pentola.

Le Boje è il grido dei lavoratori affamati e minati dalla pellagra.

- Nel marzo 1885 su ordine del Prefetto di Rovigo la rivolta è soppressa dai Carabinieri che sparano sulla folla (nessun morto, alcuni feriti), in seguito interviene l'Esercito.

- Il processo contro i proletari agricoli mantovani iscritti alla "Società di Mutuo Soccorso" e all' "Associazione Generale dei Lavoratori Italiani" si svolge presso l'Assise di Venezia nel febbraio-marzo 1886. 

La sentenza del 22 marzo 1886 assolve tutti gli imputati.

Il collegio di difesa è composto da Giuseppe Ceneri, Ettore Sacchi ed Enrico Ferri, quest'ultimo originario di San Benedetto Po ed allievo di Cesare Lombroso.

- Sulla scia del movimento delle "Boje", il bracciante Antenore Pedrazzoli nel 1890 crea a San Rocco di Quistello la Prima Lega Contadina. 

- 1888 il Parlamento del Brasile abolisce definitivamente la schiavitù, le fazendas si trovano improvvisamente senza forza lavoro.

-1887-1901, inizia l'emigrazione all'estero, in particolare nel Sud America, la gente sente la Patria come terra maledetta, paludosa, funestata da frequenti devastazioni, insidiata da malattie ...


La pellagra a Mantova:


La pellagra, stando alle cognizioni dell'epoca risorgimentale, colpisce soprattutto i soggetti che si alimentano in modo quasi esclusivo di certi cereali, in particolare mais. E' caratterizzata da disturbi gastro-intestinali, del sistema nervoso, sintomi psichiatrici (“frenosi pellagrosa”), segni sull'epitelio con pigmentazione e rugosità della pelle esposta al sole.

Nel “Pinax Theatri Botanici” del 1639, Caspari Bahuino descrive una malattia analoga alla pellagra negli indigeni d'America, si ipotizza conseguente all'uso alimentare di maiz guasto:

C. Bauhinus in Teatro Botanico , nescio a quo edoctus, scribit ,  Indos, si nimium utantur hoc frumento in cibis, tumidos, & scabiosos reddi. Imo inquir, pueri Guineensium, qui hoc frumento saepe panis loco utuntur, videlicet granis e spicis excussis , iisque nonnihil tostis , & pracustis, si paulo frequentius utantur a scabie sefc vindicare non possunt, cum fanguinem nimis calidum & quasi adustum gignar.

Frumentum illud cum Hordeo plurimum convenire mihi videtur. Panes, qui ex eo conficiuntur, sicci sunt, duri, concoctu difficiles , flatulenti , alvum cohibent: accommodari tantum illis , qui vitamagunt laboriosam . Farina etiam cum lacté , & carnium jusculis in pulmenta formatur , quae panibus magis nutriunt . Non sunt res stomachi delicatuli, sed fercula rusticorum , nautarum , bajulorum . Frumentum istud pecori majori minorique est gratissimum : ejusque usu mire glilcit sagina . Columbis edulium praebet jucundum valde. Bruyerinus asserit Bellojocenses Lugdunensibus; vicirtos illud serere féliciter , eoque panificia sua augere . Idem factitatum apud alios populos premente aliarum frugum carltate summa.

Tratto da: Etienne François Geoffroy, Tractatus de materia medica: sive de medicamentorum simplicium historia, virtute, delectu et usu, Vol. 2. 1756.

Una delle prime descrizioni della malattia in Europa è nel 1735, nel Principato delle Asturie (Spagna) da parte del Casal, al tempo la pellagra è chiamata "mal de la rosa", è descritta come molto più frequente nelle donne che negli uomini:

Comenzaron estas (con poca diferencia de tiempo) quando los catarros; y explicaron tambien fu mayor actividad en el Estìo. Fueron muy generales; pues no solo comprehendieron à los que nunca las havian padecido, sì tambien manifiestas viruelas. Las confluentes venìan con muchachos, que murieron. En alguinos se gangrenaron, y ulceration las encìas, y labios, y cayeron (antes de morir) los dientes; y las fauces se pusieron en tal paraje, que apenas les era possible tragar cosa solida, ni liquida: y quando se comunicaba el dano à la larinje, y pulmones, incurrian en fufocaciones mortales.

Da: Gaspar Casal. Historia natural, y medica de el principado de Asturias. Madrid, 1762.

In Italia è la pellagra è chiamata dall'Antonio Pujati "scorbuto alpino”, ma ha anche diversi altri nomi popolari: "mal delle spienza", "pellarina" (Belluno), "calore del fegato", "scottatura di sole".

Il primo medico italiano che descrive la malattia è Francesco Frapolli, Medico dell'Ospedale Maggiore di Milano, nell'opuscolo "Animadversiones in morbum vulgo pellagram" edito a Milano, 1771.

La patologia inizia in Italia con qualche caso sporadico segnalato in Insubria e nel Bellunese, negli anni successivi diventa epidemia, estesa a tutta la Pianura Padana ed a tutta l'Italia.

Passa in seguito tal volta il male alla bocca, e spesso loro si gonfiano le gingive, e divengono fungose, ed il sangue ne spiccia facilmente: a molti i denti fannosi neri, e loro cadono a pezzi; o compariscono sulla lingua e sulle labbra alcune afte, ora rossigne, ora nericcie, che acquistano indi talvolta la malizia degli ulceri, ed il fiato n'è puzzolente.

da: D'una Spezie particolare di Scorbuto Dissertazione del Sig. Dott. Jacopo Odoardi, Medico Fisico della Città di Belluno, recitata nell'Accademia di detta Città li 18 Luglio 1776. Venezia, 1776. in: Sulla Pellagra, Memorie di Francesco Luigi Fanzago, Vol.I; PP. 1-44. Padova, 1815.

La malattia colpisce chi si ciba quasi esclusivamente di polenta, come i braccianti dei campi, tanto da riconoscere il connubio pellagra - miseria e valersi il nome di "male della miseria rurale".

Probabilmente anche l'arte s'interessa dell'epidemia, nel 1799 Goya (Francisco José de Goya y Lucientes) pubblica una serie di acquaforti chiamate "Los Caprichos", la n.12 è "A caza de dientes". Sul significato di queste acqueforti vi sono oggi pareri discordi, c'è da tener presente che anche in Spagna, in quel periodo, dilagava la pellagra.

Negli anni 1830, 1839, 1856, 1869, 1879 e 1881 sono effettuati dei censimenti di pellagrosi in Italia, molti sono ricoverati in ospedali psichiatrici con la diagnosi di frenosi pellagrosa o di pazzia pellagrosa, a Mantova presso l'Ospedale di Dosso del Corso.

Nella disputa circa l'origine della pellagra ed i possibili rimedi entrano scienza, politica, filantropia e interessi economici/sociali.


Cesare Lombroso fin dall'inizio della carriera di medico dedica il suo lavoro agli studi sulla pellagra, conosce inoltre molto bene le abitudini dei contadini del tempo. Dopo 29 anni di studi sulla pellagra scrive il "Trattato Profilattico e Clinico della Pellagra".

Nel 1871 lo scienziato Cesare Lombroso collega questa malattia al consumo di mais ammalato, in particolare se affetto da funghi (muffe). La cattiva essiccazione e conservazione dei cereali favorisce lo sviluppo di muffe che producono delle tossine.

I contadini chiamano "verderame" la muffa del mais ritenuta responsabile di causare pellagra. Sembra che la varietà di granoturco tipo "quarantino" sia più soggetta a dare pellagra in chi consuma questo cereale.

La Scuola Lombrosiana a quell'epoca consiglia come terapia d'elezione pochi milligrammi di acido arsenioso e una dieta corretta.

Come profilassi consiglia la dieta corretta ove possibile, l'utilizzo di essiccatoi per le granaglie e l'eliminare il maiz guasto.

A Mantova il medico Achille Sacchi è segretario e relatore della "Commissione Mantovana della Pellagra" attiva dal 1874 al 1880, sciolta nel 1891. E' inoltre amico personale e compagno d'armi del Presidente dei Ministri italiano (dal marzo 1878), Benedetto Cairoli.

Il 24 marzo 1878 il Sacchi presenta la risultanza dei suoi studi sulla pellagra al Consiglio Provinciale di Mantova, una relazione basata prevalentemente su considerazioni sociali più che medico/scientifiche. Rappresenta un tentativo di cavalcare politicamente la nascente rivendicazione dei diritti sociali dei braccianti agricoli. La relazione è redatta su di una richiesta del Consiglio Provinciale di Mantova fatta in data 31 agosto 1875 e presentata dal Sacchi il 24 marzo 1878, immediatamente dopo l'elezione di Cairoli.

Il Lombroso concentra la sua attenzione sulla malattia e sui rimedi medici che si possono offrire agli ammalati, il Sacchi utilizza la malattia per sottolineare la necessità di un miglioramento delle condizioni sociali dei braccianti.

Il contrasto tra lo scienziato Lombroso ed il politico Sacchi è aperto. I due concetti non sono in contrapposizione, ma gli sconfinamenti della politica nella scienza portano il Lombroso a definire l'opera del Sacchi un tentativo di "onesto socialismo".

Solo con la Legge del 12 giugno 1902, n.427 “Sulla prevenzione e cura della pellagra” e con il Regolamento della suddetta Legge (R.D. 5 novembre 1903, n.451, G.U. 1/12/1903) viene regolamentata la produzione e conservazione del granoturco, impedendo l'utilizzo di quello manifestamente ammuffito, non correttamente essiccato o immaturo. Concetti ad oggi attuali.


ACHILLE SACCHI


Descrizione della pellagra fatta da Achille Sacchi nella "Relazione ai deputati provinciali del 24 marzo 1878", su richiesta di una deliberazione del Consiglio Provinciale di Mantova del 31 agosto 1875:

...

La pellagra per sé stessa considerata ha tanta estensione e moltiplicità di sintomi da apparire, per quanto può significare la forma esteriore, una infermità generale dell'organismo. Le esplicazioni del morbo si avvertono principalmente alla pelle, alla mucosa della bocca e di tutto il tubo intestinale, al sistema muscolare ed al nervoso nella sua triplice funzione della sensibilità, della motività e del pensiero. Il più delle volte chi è caduto in sifatta malattia incomincia ad avere sbalordimento, vertigini con senso di trazione all'indietro ed un indebolimento generale della persona. - Venuta la primavera, presenta, sulle parti della cute più esposte al sole, il dorso delle mani ed i piedi scalzi, la faccia il collo e la parte mediana del petto sotto l'aperto sparato della camicia, un arrossamento con esfogliazione della epidermide e, più di rado, anche forme di alterazioni più gravi, quali sono rilievi aspri, vescicole e screpolature. Corrispondenti alterazioni caratteristiche si riproducono più tardi nelle mucose delle labbra, della bocca e delle fauci, e sopravviene una diarrea profusa, ostinata, esauriente. l'infermo fattosi sempre più debole non regge più oramai alla menoma fatica, cammina barcollando, colle ginocchia semiflesse e curvo, movendo davanti a sé precipite il passo finché cade boccone. La pelle di tutto il corpo fassi di color terreo e si lascia sollevare floscia in larghe pieghe, i muscoli si sono assottigliati e s'è fatta magra o piuttosto emaciata tutta la persona, quando non abbia invece acquisita una tumidezza cascante e subdiafana, perché il tessuto sottocutaneo si è infiltrato di sierosità.

I pellagrosi si lamentano per lo più di un dolore contusivo al capo e lungo la spina, il quale spesso s'irradia a zona intorno all'addome e si prolunga nelle coscie; di un formicolio o di una sensazione di calore all'estremità e di tremito interno che si manifesta spesso visibile alle mani ed alla lingua. Frequentissimo è in loro il bruciore di stomaco, che sale lungo l'esofago; ne è rara un'ambascia come per mancanza di respiro, il quale diventa realmente talvolta breve e faticoso. La vista fassi annebbiata, ottuso l'udito dopo esser stato lungamente turbato da un ronzio o rumore di cascata. - Fiacco è l'impulso del cuore, che è qualche volta impicciolito come gli altri muscoli; debole e per lo più frequentissimo il polso con stasi venosa conseguente indicata dal color plumbeo diffuso a rare e piccole e talora larghe chiazze sanguigne della pelle e delle mucose, come per scorbuto.

In molti casi di pellagra, qualche volta fin dapprincipio, ordinariamente in appresso, si manifesta la pazzia, che può prorompere subitanea e vestire tutte le forme del gaio e loquace esaltamento maniaco alla più cupa e feroce lipemanìa con tendenza al suicidio, all'incendio, all'omicidio; ma più di sovente essa s'inizia con una ebetdine o tardità dell'intelligenza ad una apatica prostrazione d'animo, la quale diventa vera malinconia con alquanto stupore, e si esplica in parole ed atti deliranti di paura di persecuzione o di una disperazione senza scampo.

La pellagra ha un decorso ordinariamente lento, di più anni, nei quali essa si manifesta ad accessi che durano più mesi e cadono più frequentemente nella primavera e nell'estate, meno nell'inverno ed ancor meno in autunno e ritornano poi nella stessa stagione l'anno successivo con forma sempre più grave e completa. La pellagra come ogni altra infermità, rende l'organismo assai più vulnerabile ch'esso non sia d'ordinario dalle solite influenze nocive; e però avviene di frequente che nel corso di quella intervengano altre malattie comuni e che queste abbiano esito letale. Si è calcolato che in più della metà dei casi di morte di pellagrosi, questa avviene per malattie comuni intercorrenti, fra le quali prevalgono le malattie degli organi respiratorii. Ma, indipendentemente da ciò, si danno casi di pellagra nei quali questa assume un andamento acuto sia dal suo esordire, sia in un periodo più o meno avanzato della sua forma lenta. La malattia assume allora in parte l'aspetto della febbre tifoidea (tifo pellagroso) ed è il più delle volte mortale. In questi casi come in quelli a decorso costantemente lento, la morte avviene più di sovente dopo una infrenabile diarrea, che ha sfinito del tutto l'infermo.

I principali caratteri della pellagra da noi sommariamente accennati, non si presentano tutti, né con egual misura, in ogni momento del suo decorso ed in ogni caso; ma qualcuno talvolta o pochi soltanto od assai prevalentemente, stanno ad attestare della malattia, la quale assume perciò aspetti diversi. Per questo si è creduto poterle assegnare degli stadi successivi e delle forme nosografiche distinte. Negli uni e nelle altre è diversa la fiducia che si può avere nella guarigione, la quale, tarda sempre, è opinione di alcuni non possa ottenersi completa e permanente giammai.

L'esame necroscopico dei pellagrosi, fatta astrazione delle alterazioni organiche procedenti da malattie intercorse e che furono, come si suol dire, causa prossima della morte, dà risultati assai vari e talvolta contraddittorii, attribuibili forse alla diversità di forma e di periodo della malattia, ma che non hanno gettato alcuna luce sulla natura di questa. Una alterazione meno incostante consiste nell'assottigliamento del sistema muscolare, tanto di quello di relazione che di quello della vita organica, e perciò nella tunica fibrosa della intestina e dei vasi, con degenerazione adiposa, e più sovente pigmentaria. E' cosa disputata quale sia nei pellagrosi la più costante alterazione della composizione del sangue, ma è quasi concorde il giudizio che vi sono un po' deficienti i globuli ed alquanto sovrabbondanti i sali. - SI credette di poter stabilire che il sudore dei pellagrosi, il quale ha un odore speciale, non dà una reazione acida come nei sani e che le orine, come avviene negli animali erbivori, sono più spesso acide che alcaline.

La pellagra come altri mali, che esprimono una profonda modificazione della forma e della composizione dell'organismo o la ingenerano, è sgraziatamente ereditaria, trasmettendosi tanto dal padre che della madre, immediatamente o mediatamente, per generazione alterna ed atavismo. Date appena nei discendenti dei pellagrosi circostanze favorevoli allo sviluppo della malattia, questa si manifesta ed il più di sovente anche nella identica forma nosologica osservata nei genitori; e, cosa ancora più grave, nei discendenti di pellagrosi si notano delle anormalità di forma del cranio, specialmente asimmetria, od un arresto generale di sviluppo, che esprimono una vera degradazione del tipo umano e predispongono ad altre malattie nervose o mentali miserande. Anche senza deformazioni sifatte, i discendenti dei pellagrosi poco resistono alle influenze nocive ordinarie, più facilmente ammalano e muoiono. Nei bambini di genitori pellagrosi sono frequenti la scrofola, la rachitide, la scarsità di globuli nel sangue, grande la mortalità quando anche siano rimasti scevri dei caratteri propri della pellagra. Figlie di genitori pellagrosi, anche ben alimentate, non ressero alla gravidanza ed all'allattamento senza presentare i sintomi dell'avita malattia, di cui esse non avevano mai avuto prima alcuna traccia. In genere i discendenti di pellagrosi, ogni qualvolta o per abuso delle proprie forze o per malattie acute di cui sono guariti soffersero un eccessivo dispendio di materiale organico, diventarono pellagrosi essi pure quand'anche siano sempre vissuti in quelle più favorevoli condizioni, per le quali si evita la malattia.

Tale è per sommi capi il malanno che voi ci avete incaricati di studiare nella nostra Provincia, affine di proporvi modi che noi giudichiamo più acconci a diminuire la diffusione e il danno.

Le circostanze speciali, che trovate quasi sempre presenti al nascere della malattia si è creduto la determinino, possono ridursi alle seguenti:

1° La grave fatica sostenuta sotto il sole nei lavori campestri;

2° La sporcizia della persona e della casa e perfino una speciale famiglia di funghi, che si volle crescano nelle capanne dei contadini più poveri;

3° Il frequente uso di oli acri e di verdure irritanti come agli e cipolle;

4° Principalmente l'uso troppo prevalente od esclusivo di frumentone quale alimento quotidiano, e del conseguente difetto di carni o di uova e latticinii, che le possono sostituire, e nella astinenza dal vino, pur avvenendo che di esso o di liquori si faccia di quanto in quanto abuso brutale.

Generalmente chi ha studiato la pellagra ha riconosciuto che tutte queste condizioni concorrono in quasi tutti i pellagrosi, e, poiché esse costituiscono anche lo stato ordinario dei più miseri coloni di quei paesi cui la pellagra infesta, si chiamò questa il male della miseria rurale. Il maggior numero di pellagrologi l'attribuì al quasi esclusivo vitto di frumentone o Zea maiz e questa teoria eziologica ebbe nome perciò di zeismo o maizismo.

...


CESARE LOMBROSO


Inizio del "Trattato Profilattico e Clinico della Pellagra" di Cesare Lombroso, Torino 1890 :

Passeggiando sulle colline della Brianza e del Canavese, vi sarà certo avvenuto incontrarvi in certi infelici simulacri di uomini macilenti, dall'occhio immobile e vitreo, dalle guance gialle allibite, dalle braccia screpolate piagate quasi da scottature o per larghe ferite. Ecco voi li vedete farvisi innanzi, crollando la testa e barcollando le gambe come ubriachi, o quasi spinti da una invisibile forza cadere da un lato, rialzarsi, correre in linea retta, come il cane alla preda, e ricadere ancora, dando in un riso sgangherato che vi fende il cuore, od in pianto che vi par di bambino; pochi giorni dopo quel doloroso incontro sentite buccinare dagli oziosi del caffè rusticano, fra le notizie di una campana che rimette a nuovo, e di una contadina che va a marito, come quel poveretto siasi affogato entro una magra pozza d'acqua che non pareva sufficiente ad annegare un pulcino; può essere invece, e sarebbe ancor peggio, che vi sussurrino come egli abbia freddato, senza alcuna ragione, i figli e la moglie; … senza ragione, ho sbagliato, la causa ve la trovano subito, benché non vi comprendiate granché sulle prime. - Era un pellagroso!

... quel male è dei meno sopportabili, è dei più atroci; che, non si accontenta di guastare le viscere più delicate dell'uomo, di offendere la pelle e l'intestino, il cervello ed i muscoli, di spegnere, colla forza, la bellezza e l'intelligenza; va oltre ancora, va fino a falciare, nel germe, la prole.


I concetti e le citazioni qua riportati sono tratti dall'opera del Lombroso.

I microrganismi ritenuti responsabili di causare la pellagra sono principalmente: Penicillum glaucum, Oidium laclis, Mesentericus vulgaris, Vibrio rugata, Puccinia segetum, Puccinia nigricans, Sporizorium maidis (Verderame in italiano, Verdet in francese), Eurotium herbariorum, Aspergillus glaucus, Kartoffel bacillus alfa ( Bacterium maidis), Oidium lactis, Oospora verticilloides. Tra tutti il Penicillum è quello riscontrato in tutti i casi di pellagra.

Vedi tavola annessa:


L'odore tipico del mais ammuffito da penicillum è detto “odore mucedinoso”.


J.Antonin di Borlau (“Etiologie pellagrei”, 1882 e “Traitè de la pellagre”, 1887) ritiene che la pellagra origini dalla muffa “penicillum” e che colpisca anche i ricchi, qualora si alimentano con mais affetto da tale muffa.

Quale medico di un istituto di detenzione all'Antonin capitò che i detenuti si lamentassero del sapore amaro di una minestra fatta con maiz guastato.

Dando da mangiare in ottobre una minestra fatta con quel mais ammuffito (“affetto da verderame”) a 5 operai che vivevano in città ed a 3 contadini giovani e robusti, l'Antonin notò che nel febbraio di due anni dopo tutti erano divenuti pellagrosi. Sottolinea che, mentre l'alimentazione dei contadini fosse basata quasi esclusivamente sul mais, quella degli operai era piuttosto varia.


Il Lombroso ritiene che la Pellagra ha sintomi simili ad intossicazioni croniche quali alcolismo, saturnismo (intossicazione da piombo), idrargismo (intossicazione da mercurio), avvelenamento da fosforo, arsenico.

Principali sintomi e caratteristiche della pellagra descritti dal Lombroso nel suo Trattato (i sintomi tipici sono in rosso):

   degenerazione marasmatica, rapido dimagrimento, macilenza, (“cachessia”),

   bruciore alle mani,

   desquamazioni cutanee,

   diffusa pigmentazione color cioccolatte o bronzo,

   cambio di colore della pelle dopo aver contratto la pellagra,

   eruzioni cutanee,

   acne rosacea, papule sul volto, dorso delle mani e dei piedi, avambracci,

   dilatazione vasi del naso,

   prurito, in particolare dorso e faccia,

   “umore” alle orecchie,

   tremori, in particolare agli arti superiori ed alle mani (“artuum tremor in pellagrosis occurrit”, così scriveva Gaetano Strambio),

   contratture muscolari, paresi, paralisi,

   diminuzione della forza muscolare,

   deambulazione lenta, incerta,

   accessi epilettiformi,

   obnubilamento della coscienza,

   tendenze omicide-suicide,

   depressione, melanconia,

   allucinazioni, delirio, (“pazzia pellagrosa”),

   demenza, perdita di memoria,

   “maggiore impressionabilità morale”, un normale piccolo insulto li fa trascendere,

   sensi lievemente ottusi,

   idromania,

   forti cefalee,

   lieve ipertermia,

   senso di freddo o vampate di calore,

   voracità, fame eccessiva, a volte riferite "tendenze cannibali" (!), seguita a distanza da “schifo al cibo”, in particolare alla carne,

   disturbi gastrici, pirosi,

   diarrea,

   disturbi uterini, metrorragia dolorosa,

   emolisi,

   albuninuria,

   lingua screpolata,

   fragilità coste,

   polso celerissimo e debole o estremamente lento,

   midriasi (dilatazione pupilla).


Pellagrosi ereditaria (trasmissione genitori-figli):

   arresto dello sviluppo della persona,

   atavismo,

   anomalie craniche (riscontrate dal Lombroso in particolare nel mantovano).


Reperti autoptici dei morti per pellagra:

   adiposi,

   pigmentosi dei capillari cellulari,

   mielite granulare,

   pachimeningite,

   nefrite interstiziale,

   adiposi o atrofia del fegato,

   pigmentazione gangli simpatici,

   deposito di pigmento nella rete malpighiana.


Il Lombroso evidenzia che esiste una manifestazione di sintomi variabile tra le varie zone dell'Italia del tempo, probabilmente dovuta a abitudini alimentari diverse. Nota che in Veneto, per l'uso di abbondante vino, la pellagra ha sintomi generalmente più lievi, e comunque diversi, rispetto al Pavese.

Sottolinea anche che i sintomi variano in gravità nei diversi periodi dell'anno.


Proverbio Veneto sulla pellagra:

“Della pellagra che ne xe de sette sorte:

Quella che trà matt

Quella che tira all'acqua

Quella che tira indrè

Quella che fa scavezzo (fa andare storti)

Quella che fa fare i pirli (provoca vertigini)

Quella che fa mangiare

Quella che fa pellar e c....”


Dopo molti studi Goldberger (nomination for the Nobel Prize, 1925) esclude la causa infettiva della malattia, propone una eziologia dovuta a carenze alimentari e indica come terapia per la pellagra la somministrazione dietetica di adeguate quantità di Acido Nicotinico/Nicotinammide (chiamate anche Vitamina P-P, Vitamina B3, Niacina), sostanze ampiamente diffuse, la prima negli alimenti vegetali, la seconda in quelli animali.

Nel periodo successivi i "luminari" medici cantavano vittoria dichiarando la sconfitta della pellagra e chiusa la questione, basando tutti i discorsi su argomentazioni circa l'esistenza di un fattore che impediva il corretto utilizzo da parte dell'organismo della vitamina B(3). 

E' da segnalare che ad oggi (Dicembre 2010) non è stato ancora identificato dalla biologia molecolare il "fattore antivitamina B3".


Riferimenti:

Goldberger Joseph, Waring C.H., Willets D.G. The prevention of pellagra. A test of diet among institutional inmates. Public Health Reports (October 22, 1915); 30(43): 3117-3131.

- A. T. Gillespie. Pellagra (With Report of a Case). Can Med Assoc J. 1940 September; 43(3): 255–257. 

- La Pellagra nella Provincia di Mantova a cura di Rinaldo Salvadori su scritti di Achille Sacchi. Tip.Operaia, Mantova. 1967.

- Bruno Pirani. "La Boje" e le lotte contadine in Polesine. 2a edizione. Istituto Padano di Arti Grafiche, Aprile 1986.

- Cesare Lombroso. Trattato profilattico e clinico della pellagra. F.lli Bocca, Torino. 1892.


Alcune nuove piante introdotte in Europa dopo la "scoperta" delle Americhe (1492):


Molto probabilmente le "Americhe", prima della scoperta di Cristoforo Colombo del 1492 erano già conosciute dalle flotte del Re Salomone (970-930 a.C., "Libro della Sapienza") ed almeno anche da fenici, cartaginesi ed ad altri popoli.

Passaggi di popolazioni verso il continente americano avvenivano già ben prima della "scoperta" di Colombo tramite navigazione, utilizzando quali tappe intermedie nel Nord le Isole Aleutine (popolo asiatico detto degli "Aleuti" tra Russia ed Alaska) o la Groenlandia (da popolazioni Vichinghe), nel Sud le isole orientali della Polinesia (Isola di Pasqua) ed al centro utilizzando le Isole Canarie e di Capo Verde. Tanto che alcune delle popolazioni di Indios dell'America del Sud avevano caratteri somatici marcatamente orientali e polinesiani. Con l'incrocio tra i primi coloni lusitani Portoghesi in Brasile e donne Indios si crearono nuovi caratteri somatici, i figli di questo incrocio venivano chiamati dai portoghesi con il termine mameluco.

Una nota curiosa la merita il fatto che entrambe le isole più vicine al continente Sud-Americano sono senza alberi (o meglio, erano), il riferimento è alle Isole Aleutine e all'Isola di Pasqua. A parità di latitudine delle isole Aleutine (sono presenti solamente rari cespugli) sia Russia che Alaska sono boscose, stessa cosa dicasi per l'Isola di Pasqua.

Oltre al mais (Zea mays) ritenuto il primo responsabile della pellagra ed il tabacco (Nicotiana tabacum) sono importate dalle "Americhe" in Europa, Africa, Asia ed Australia molte piante e prodotti derivati da esse. 

Tra le piante protagoniste di questa vera e propria "rivoluzione botanica" ve ne sono di appartenenti alla Famiglia delle Solanaceae, come il già citato tabacco, la patata (Solanum tuberosum, probabilmente di origine cilena), il pomodoro (Solanum lycopersicum, originario del Cile settentrionale, Perù, Equador), la melanzana (Solanum melongena), il peperone (Capsicum annuum), la datura (Datura stramonium), ma anche piante appartenenti ad altre Famiglie botaniche quali il fagiolo (Phaseolus vulgaris originario di Perù, Colombia, Messico), il topinambur (Helianthus tuberosus, di origine brasiliana), la manioca (Manihot esculenta), la batata o patata dolce (Ipomea batatas L. chiamata un tempo Convolvulus batata, di origine brasiliana), l'arachide (Arachis hypogaea, originaria del sud america area tropicale-subtropicale), il girasole (Heliantus annuus, originario dell'America centro-meridionale), l'albero della Gomma (Hevea brasiliensis, originario della foresta amazzonica), il cacao (Theobroma cacao, originario di Brasile e Messico), oltre a piante arboree utilizzate per il legname.

Hans Staden descrive nel libro "Warhaftige Historia(1557) l'esperienza di due viaggi in Brasile, al tempo già ampiamente sfruttato per il legname da portoghesi, spagnoli e francesi. Racconta della sua cattura e prigionia presso una tribù di indios cannibali i Tupin-Ikins (Topinambù), dei commerci di manioca degli indigeni con gli europei, degli alimenti fornitigli dagli stessi durante la lunga prigionia (alimenti chiamati "mokaen", "mockaein" e bevande chiamate "kawi", "kawawy") e di aver avuto un terribile mal di denti.

Fin dall'iniziale conquista delle Americhe gli spagnoli descrivono l'utilizzo di strane palle elastiche da parte degli Indios, queste erano fatte di una resina nerastra chiamate nella lingua Indios gumana ed estratta da alcune piante. Il gesuita missionario François-Xavier Charlevoix (1682-1761) descrive il caucciù in alcune sue lettere, solo nel 1736 con l'astronomo Charles de La Condamine il caucciù raggiunge l'Europa all'Accademia delle Scienze di Parigi, accompagnato da questa descrizione:

Gli indigeni ne fanno uso per fabbricare delle torce che bruciano all'aperto senza aver bisogno di stoppino e ne fanno uno strato con cui rivestono i vestiti e le calzature per renderli impermeabili. Essi sanno inoltre servirsi di questa sostanza per fare delle piccole bottiglie in forma di pera alle quali essi adattano un beccuccio di legno. E' sufficiente esercitare una piccola pressione sulla bottiglia perché il liquido ne schizzi con forza.

Charles de La Condamine. Mémoire sur le Caoutchouc, ou Bitume élastique fossile du Derbyshire. 

Il primo utilizzo in Europa della resina (cucciù) è nel 1770 da parte del famoso fisico-chimico Joseph Priestley come gomma per cancellare le tracce delle matite in grafite, al posto della mollica di pane raffermo. Sono diversi i nomi delle varietà commerciali di caucciù utilizzate a fine 1800: Borracha (traducibile oggi in italiano come "ubriacona"), Pranchad, Sernamby, Caucho.

In Francia dal 1892 il caucciù (caoutchouc) è utilizzato per succhiotti e biberon, Brevetto n. 223729 del 17 Agosto 1892. 

Già nel 1909, in una lettera all'editore del New York Times una lettrice sottolinea i gravi danni alla dentatura ed allo sviluppo delle fosse nasali dei bambini che utilizzano il ciuccio ("pacifier"). The New York Times, July 2, 1909. 

Dopo la considerevole introduzione presso la Corte di Francia di molti prodotti alimentari derivati da culture Sud-Americane (ad esempio derivati dalla canna da zucchero, Saccharum officinarum, anche se di probabile origine indonesiana questa pianta è coltivata nelle americhe già dalle prime decadi del 1600) e di bevande dolci come la cioccolata (già conosciuta dai Gesuiti in Brasile, ed introdotta nel 1615 da Anna d'Austria, Ifanta di Spagna, sposa di Luigi XIII), iniziò a presentarsi presso i nobili di Corte il problema della carie dentale. Da questa dolorosa patologia scaturì la necessità di organizzare, dal punto di vista normativo, una figura specifica per le cure odontoiatriche. C'è da dire che al tempo la carie era un problema prevalente nella nobiltà e nella borghesia, molto più rara nei meno abbienti. 

Lo statuto dei chirurghi di Parigi del 1699 prevede per primo una organizzazione ufficiale della professione di dentista in Europa, in quanto tale arte è considerata una parte speciale della chirurgia. Luigi XIV, il Re Sole, approva lo statuto con Editto nel 1699.

L'articolo 102 dello Status des Chirurgiens de Paris de 1699 prevede: Il sera fait défenses à tous tailleurs, renoueurs d'os, aux experts pour les dents, aux oculistes .... d'exercer dans la ville et faubourgs de Paris aucune de ces parties de la chirurgie, s'ils n'en ont été jugés capables par le premier chirurgien du roi ou son lieutenant, etc.

Nella sua forma completa: Il sera fait défenses à tous bailleurs, renoueurs d'os, aux experts pour les dents, aux oculistes, lithotomistes et tous autres, exerçant telle partie de la chirurgie, que ce soit d'avoir aucun étalage, n'y d'exercer dans la ville et faubourgs de Paris, s'ils n'ont été jugés capables par le Premier Chirurgien du Roi en faisant la légère expérience et en payant les droits... les uns, ni les autres ne pourront prendre d'autre qualité que celle d'expert pour la partie de la chirurgie sur laquelle ils ont été reçus.

Quindi una professione riservata a Parigi e dintorni, per esercitale l'arte di "experts pour les dents" era necessario sostenere un esame, prescritto dagli articoli 111 e 112 dello stesso statuto del 1699.

Article 111: L'examen sera fait par le premier chirurgien du Roy ou son lieutenant et les quatre prévôts en charge, en présence du doyen de la Faculté de médecine, du doyen de la communauté des chirurgiens, du receveur en charge, des deux prévôts et du receveur qui en sortent et de tous les maîtres du Conseil, de deux maitres de chacune des quatre classes, qui seront choisis successivement et chacun à leur tour, et de deux desdits experts aussi successivement.

Article 112:  Cet examen sera composé d'un seul acte, dans lequel seront lesdits experts interrogés tant sur la théorie que sur la pratique.


Verderame del tabacco:


Il tabacco è stata la cultura vegetale che più di ogni altra ha aiutato le entrate fiscali del neonato Regno d'Italia, rivestendo una importanza strategica assoluta.

L'istituzione del Monopolio italiano dei tabacchi con Legge n.710 del 13 luglio 1862, su proposta di Quintino Sella, permette considerevoli entrate per le casse del Regno.

Nell'entrata ordinaria del bilancio dello Stato per l'anno 1868 (Legge N° 4216 del 13 febbraio 1868) la voce più importante è rappresentata dalle privative (oggi "accise") su Tabacchi, Sali, Polveri, per un totale di £ 162,800,000. Di questi 94,000,000 derivano dalle privative sui tabacchi, in gestione al Ministero delle Finanze. Leggendo tali dati appare evidente che la prima singola entrata ordinaria per lo Stato nel 1868 è rappresentata dalle privative sul tabacco.

Il nome della pianta del tabacco deriva da "tabaco", il modo degli indigeni di chiamare le foglie arrotolate o le pipe speciali in cui veniva fumato. Nell'America Meridionale ed in Brasile la pianta è chiamata petum o betum, nella Antille cozoba, cohoba, yoli, in Messico hyelt, in Florida upawoc. Il nome sigaro deriva dallo spagnolo cigarros (cigarra = cicala, per via della forma). L'Isola di Tobago fu così chiamata da Cristoforo Colombo per l'abbondante crescita spontanea della pianta di tabacco.

Nel 1558 il Giardino Reale di Lisbona è il primo luogo d'Europa ove viene coltivata la pianta del tabacco, l'Ambasciatore francese in Portogallo Jean Nicot nel 1561 introduce il tabacco in Francia con il nome di "erba santa" o "erba della Regina".

La coltivazione ha inizio nel 1580 da parte degli spagnoli, nei primi del 1600 si estende alle Americhe e all'Estremo Oriente.

Molte varietà di tabacco dopo la scoperta sono state ibridizzate, incrociate e sottoposte ad una intensa selezione di cultivar per ridurne le sensibilità a patologie ed aumentarne la qualità e produttività.

L'abitudine di fumarlo inizia in Inghilterra verso il 1590 estendendosi ben presto nel resto d'Europa con una diffusione sociale molto ampia, il tabacco sostituisce l'abitudine a fumare oppio, hascish ed erbe aromatiche.

Fin dagli inizi del '600 gli statisti francesi ed austriaci si rendono conto che l'ampio e voluttuario consumo di tabacco può fornire proventi per le casse erariali ed istituiscono Monopoli, Privative e Regie.

Il tabacco veniva consumato nei più svariati modi: in polvere (o "da fiuto", derivato dalla specie Nicotiana rusticum), oppure (Nicotiana tabacum) masticato, fumato in pipe e solo dopo la Guerra di Crimea (1853-1856) si diffonde in Piemonte l'abitudine di fumarlo in sigarette. I soldati piemontesi copiano quest'ultima abitudine dagli alleati turchi e la importano nel Regno.

E' importante sottolineare che i medici si rendono conto quasi immediatamente degli effetti nefasti sulla salute che un abuso di tabacco può dare e della particolare attenzione nell'utilizzo che bisognava fare del principio attivo. Una singola goccia di estratto in un olio essenziale di tabacco è sufficiente ad uccidere un cane piccola/media taglia (con una rapida progressione sintomatologica che va da conati di vomito, irrequietezza, spasmi muscolari, aumento frequenza cardiaca ed infine morte) o a dare delirio, spasmi al volto ed alle membra in bambini che lo hanno assunto tramite cute per la cura della scabbia (Ref. Bartolomeo Bianchessi, 1853).

L'importanza che riveste il tabacco per le casse del Regno fa sì che venga istituito un apposito centro di ricerca sotto l'egida del Ministero delle Finanze: il "Regio Istituto Sperimentale del Tabacco". In questo centro sono effettuati studi sulle patologie del tabacco nel Regno d'Italia, tra cui anche quegli sul "verderame".

La parola "verderame" è utilizzata, oltre che per descrivere una patologia del mais, anche per una malattia del tabacco: il "verderame del tabacco", nome applicato la prima volta nel Leccese ma non si sa da chi. Tale patologia è studiata in Italia da eminenti botanici: Achille Splendore (1911), Giuseppe Lo Priore (1921) e Alessandro Trotter (1936).

La prima persona a studiarlo in Italia è probabilmente Tito Buccolini (La coltivazione dei tabacchi in Terra d' Otranto. Rivista Tecn. e di Amm.ne per i servizi delle Privative, Voi. II, fase. 6°, Roma, 1898). 

Da rilevare che Achille Splendore è fratello del più famoso microbiologo Alfonso, scopritore in Brasile della patologia umana chiamata "morbo di Lutz-Splendore-Almeida", causata dal lievito Paracoccidioides (Blastomyces) brasiliensis (con moltissime manifestazioni al cavo orale). Vedi approfondimento medico.

Dallo Splendore (1911) il verderame è chiamato inizialmente anche "Bassarà" (riferendo il nome dato a una patologia analoga in Macedonia), il Trotter (1936) corregge questa classificazione, ritenendo il Bassarà (bal-sarà, bal-sirà = Mosaico in turco, secondo altri Autori corrisponde a "melata") corrispondente al Mosaico del tabacco.

Lo Splendore (Achille) descrive le principali caratteristiche del verderame sulle foglie del tabacco di razza levantina come macchie di color verde di varia gradazione, riferisce inoltre che tale anomala colorazione è di non facile osservazione sulle piante in campo, sono evidenti durante l'ingiallimento nelle filze.

Il verderame del tabacco è chiamato in diversi modi in Oriente: djevout-allatscha (Turco), ermeni-jasassi (armeno), aladja o allatscha (così chiamato in Bulgaria, in riferimento al nome Turco, traducibile in francese come couleur changeante).

La patologia del tabacco chiamata verderame è tradotta in inglese con i termini "verdigris disease" o "green-spot".

Il verderame è una patologia simile al mosaico o alla marmorizzazione del tabacco, è suddiviso dal Trotter in Verderame screziato o maculato in relazione alla particolare manifestazione fogliare:

- screziato quando vi sono macchie verdi-bluastre alineate, prossime ai nervi fogliari del diametro di 1-2 mm.

- maculato quando sono presenti macchie del diametro fino a 1 cm, dal colorito meno vivace delle precedenti e con la lamina fogliare leggermente sollevata in corrispondenza delle stesse.

In entrambi i casi v'è persistenza del colore verde delle nervature, estensione nel tempo della patologia a tutta la foglia e foglia cascante sulla pianta.

Le manifestazioni a volte sono anticipate nelle piante in campo da aree lievemente bollose di colorito verde più intenso e persistente.

Più colpite le foglie della parte bassa della pianta, le foglie della parte alta (più ricche in sostanze grasse) sembrano maggiormente resistenti.

Osservate in translucenza con luce intensa si notano nelle aree colpite da verderame delle zone pellucide, diafane, oleose (dovute a probabile degenerazione dei grani di clorofilla in grassi), queste caratteristiche sono comuni alla patologia chiamata "foglie variate", tipica nei tabacchi salentini ed anch'essa ad eziologia ignota.

Il Verderame del tabacco consiste in una anomala colorazione delle foglie persistenti dopo la "cura del tabacco" (essiccazione), le foglie colpite presentano il normale colorito giallo-ammarronato ma con minute screziature irregolari e a volte maculazioni arrotondate di colore verde-bluastro, opaco, intenso e persistente.

Il persistente colore verde delle foglie essiccate è dovuto alla presenza di clorofilla [attiva] in aree ristrettissime del mesofillo.

Achille Splendore (1911) analizza al microscopio tali alterazioni rilevando queste caratteristiche: ispessimento del mesofillo (specialmente del tessuto a palizzata), ricchezza del mesofillo in pigmento verde e granuli di amido.

"L'esame microscopico mostra un accumulo di amido nelle parti del mesofillo corrispondenti alle macchie ed un'ipertrofia degli elementi del palizzata." Secondo il Trotter ciò "rileva l'evidente squilibrio tra la funzione assimilatrice e quella di trasporto nelle regioni verderamate, in conseguenza del trasporto irregolare dei mateiali assorbiti dalle radici."

Priva delle foglie colpite del valore commerciale dandole un gusto cattivo-pessimo le foglie colpite sono inoltre poco combustibili.

Lo Priore (1921) propone futuri studi sulla fermentazione delle foglie di tabacco colpite da verderame per comprendere la biologia della malattia.

Colpisce le cultivar di tabacchi definiti orientali ed occidentali. Tale patologia in Italia ha inizio nei tabacchi del Salento, poi si è diffusa nel salernitano e in Friuli.

Il Trotter per le particolari manifestazioni nei campi e per la successiva diffusione propone una eziologia infettiva (1936), ma non si conosce il microrganismo certo.

 - Splendore A. Bassarà o verderame dei tabacchi orientali. Bollettino tecnico della coltivazione dei tabacchi. 1911;vol.X:141-142.

 - Lo Priore G. Il Verderame dei Tabacchi Occidentali. Bollettino tecnico del R. Istituto Scientifico Sperimentale del Tabacco. 1921;vol.1:3-12.

 - Trotter, A. Verderame del tabacchi in cura. Bollettino tecnico del R. Istituto sperimentale per le coltivazioni dei tabacchi "Leonardo Angeloni". 1936; 33: 67-72.

Dati tratti dal Ministero delle Finanze, Bollettino tecnico del Regio Istituto Sperimentale del Tabacco, Edito a Scafati.



Oggi è risaputo che il fumo di sigaretta causa molte patologie al cavo orale, una nota curiosa è che nel 1758 il tabacco veniva utilizzato per alleviare il mal di denti:

L'olio distilalto di Tabacco ... applicato a' denti forati. e guasti, ne calma il dolore; ... Il rimedio più sicuro, che se ne ritrae pe' denti sarà d'intingere un pezzo di pannolino nel sugo del Tabacco, o fare un piccolo rotolino con una foglia, e inserirlo nella cavità del dente offeso; il che farà cessare il dolore, e ne impedirà l'ulterior corruzione.

Da: Osservazioni Fisico-Mediche intorno alla pianta del Tabacco, fatte da gravi autoti Medici. in Niccolo Gavelli. Storia distinta e curisoa del tabacco: concernente la sua scoperta, la introduzione in Europa, e la maniera de coltivarlo, conservarlo, e prepararlo, ec. per servirsene, con altre ottime, ed utili osservazioni sopra il medesimo. Pesaro, 1758.


La scienza lichenologica:


Lichène dal latino lichen -enis, parola di origine greca: λειχήν -ῆνος (leichēn, lichēn), derivata da léicheinserpeggiaredalla radice di λείχω (leicho), ossia lambire, leccare.

Il "poeta e scienziato dei licheni" Camillo Sbarbaro (Santa Margherita Ligure, 12 Gennaio 1888 - Savona, 31 ottobre 1967) è un profondo ed appassionato conoscitore di licheni, autore del libro: "Licheni, un campionario del mondo", ha scoperto in Italia più di cento specie di licheni, creato svariate raccolte lichenologiche, finite poi in giro per il mondo: Harvard University, Università di Stoccolma, Università di Berkeley, Museo di Storia Naturale di Chicago, Istituto Botanico di Genova.

Ecco una sua poesia:


  Senza scosse vuoi campare?

  non fidarti a quel che pare:

  aspetto mite

  ha anch'essa la dinamite.

Tratta da Il paradiso dei licheni. Lettere a Elio Fiore 1960-1966, Lettera scritta a Spotorno, 15. VII 1966.


ABRAMO BARTOLOMEO MASSALONGO (Tregnago, 13 Maggio 1824 - Verona, 25 Maggio 1860).

Eminente scienziato veronese, professore di botanica a Ferrara, morto a soli 36 anni dopo aver dedicato svariati studi alla botanica paleontologica e alla lichenologia.

In particolare classificò numerosi nuovi licheni.

Nei territori dell'Italia tra i primi studi del 1800 sulla lichenologia sono da ricordare Sante Garovaglio, per le ricerche sui licheni di Como e della Valle Tellina del 1838 e Giuseppe De Notaris, con la pubblicazione "Frammenti Lichenografici" del 1846.


Alcune pubblicazioni sui licheni del Massalongo:

 Ricerche sull'anatomia dei licheni crostosi e materiali pella loro naturale Ordinazione del Dr. A. Prof. Massalongo. Verona, 1852.

 Monografia dei Licheni blasteniospori. Atti dell'Imp.Reg. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 1853. Ser. 2, Tomo 3, Venezia, 221 pp. 

 Ricerche sull'anatomia dei licheni crostosi e materiali pella loro naturale Ordinazione del Dr. A. Prof. Massalongo. Verona, 1853.

 Memorie lichenografiche con un'appendice alle ricerche sull'anatomia dei licheni crostosi del Dr. A. Prof. Massalongo. Verona, 1853.

 Memorie lichenografiche con un'appendice alle ricerche sull'anatomia dei licheni crostosi del Dr. A. Prof. Massalongo. Verona, 1855.

Grafidee pp.101-122, XXX. Opegrapha p.101, XXXI. Graphis (Adans.) p.107, XXXII. Sarcographa (Fée.) p.112, XXXIII. Glyphis (Ach.) p.113, XXXIV. Arthonia (Ach.)  p. 114, XXXV. Arthothelium (Massal.) p.115, XXXVI. Coniocarpon (DC.) p.116, XXXVII. Trachylia (Fries.) p.117, XXXVIII. Coniangium (Fries.) p.117.

 Schedulae criticae in lichenes exsiccatos Italiae. Verona, 1855.

 Miscellanea lichenologica: Manipolo di Licheni nuovi o poco conosciuti. Verona-Milano, 1856.

 A.B.Massalongo. Esame comparativo di alcuni generi di licheni. Adunanza del giorno 12 Febbraio 1860. Atti dell'Imp.Reg. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti dal Novembre 1859 all'ottobre 1860. Tomo V, Serie 3aParte I. Genere Fissurina pag. 275.

 A.B.Massalongo. Esame comparativo di alcuni generi di licheni. Adunanza del giorno 12 Febbraio 1860. Atti dell'Imp.Reg. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti dal Novembre 1859 all'ottobre 1860. Tomo V, Serie 3a. Parte II. Genere Sarcogapha pag. 313.

 A.D.B.Massalongo. Catagraphia nonnullarum graphidearum brasiliensium (ex herbario Heufleriano). Verhandlungen der zoologisch-botanischen Gesellschaft in Wien, 1860. vol.10:675-686. Descrizione di sette specie di Grafidee, distribuite in 4 generi, e prospetto complessivo di questa classe di licheni.


Una feroce accusa di plagio proviene al Massalongo dal Nylander, quest'ultimo afferma che le innovazioni classificative basate sullo studio delle spore (classificazione in base ai caratteri sporografici dei licheni) proposte dallo scienziato veronese sono state precedute dallo svedese Norman.

L'ultimo studio del Massalongo è Catagraphia nonnullarum graphidearum brasiliensium (ex herbario Heufleriano) presentato il 3 ottobre 1860, svolto su consiglio del suo amico cav. Lodovico de Heufler. 

Lodovico de Heufler (Ludovico L. B. De Hohenbuhel-Heufler), sarà l'autore nel 1871 dell' Enumeratio Cryptogamarum Italiae Venetae.

L'11 novembre 1860 il Massalongo è colpito da inattesa e copiosa emorragia laringea, poi tosse, febbre, manifestazioni migliari, manifestazioni spinali ed infine la morte il 25 maggio 1860.


Bibliografia della vita del Massalongo:

Geschichte und litteratur der lichenologie von den ältesten zeiten bis zum schlusse des jahres 1865, Volume 1. Ritratto e firma del Massalongo.

Della vita scientifica del dott. Abramo Bartolomeo Massalongo relazione dell'Ilm. e Prof. Roberto de Visiani. Atti dell'I.R. Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, 1861. Adunanza del giorno 17 febbrajo 1861.


I licheni della FAMIGLIA GRAPHIDACEAE descritti dal Massalongo nel 1860, hanno caratteristiche particolari. 



DESCRIZIONE E TASSONOMIA DELLE GRAPHIDACEAE:


La famiglia Graphidaceae è rappresentata da più di 1000 specie, diffusa soprattutto nei boschi e nelle savane a latitudini tropicali e subtropicali. 

Caratteristica macroscopica di questi licheni è la formazione di lirelle (apoteci lirelliformi), contornate da una massa ifale (excipulum) carbonacea. 

Quasi tutti i rappresentanti di questa famiglia crescono sulla corteccia degli alberi (licheni corticoli), una piccola parte sui sassi/rocce (licheni sassicoli) e sul terreno (licheni terricoli). Staiger B. Die Flechtenfamilie Graphidaceae. Studien in Richtung einer natürlicheren Gliederung. Bibliotheca Lichenologica, Nov. 2002. Band 85: 1-526.

Nel Luglio 2006 il confronto genetico tra vari generi ascrive alla famiglia Graphidaceae anche il genere Thelotremataceae.

Sul continente australiano nel 2006 il 34% delle specie iscritte nella famiglia Graphidaceae risulta endemico, la restante parte è alloctona (importata).  Sempre sul continente australiano questi licheni si ritrovano nelle foreste costiere entro 300-400 km dalla costa, non oltre. Archer W.A. The Lichen Family Graphidaceae in Australia. Bibliotheca Lichenologica, Sept. 2006. band 94:1-191.

Una accurata descrizione microscopica delle spore, delle parafisi e delle perifisi nei licheni graphidioidi è effettuata nel seguente articolo: Staiger B., Kalb K. Acanthothecis and other graphidioid lichens with warty periphysoids or paraphysis-tips. Micotaxon, 1999, vol.LXXIII:69-134.


La lichenologia nel periodo risorgimentale è una scienza in rapido sviluppo, qua di seguito vengono brevemente citati i problemi per la classificazione dei licheni della sola famiglia Graphidaceae (Dumort. 1822) in Europa dalle origini tassonomiche fino ad oggi.


E' il 1741 quando il botanico tedesco Johann Jakob Dillenius (abbreviato Dill.) a Oxford fornisce la descrizione grafica di questa famiglia di licheni.

Tavola XVIII, figura 1 e 2, tratta da Historia muscorum: in qua circiter sexcentæ species veteres et novæ ad sua genera relatæ describuntur et iconibus genuinis illustrantur: cum appendice et indice synonymorum. Oxonii (Oxford), 1741.


Lo svedese Linneo (Carl Nilsson Linnaeus, abbreviato in Linn. o L.) nel 1753 classifica i licheni che rispondono alla descrizione sopra riportata denominandoli Lichen Scriptus (Species Plantarum, 1753 v2, p. 1140).

LICHEN - Leprosi tubercolati - scriptus - 1. Lichen leprosus albicans, lineolis nigris ramosis characteriformibus. Fl.svec.941.


Nel 1762 a Londra vengono fornite altre caratteristiche per la classificazione dei Lichen scriptus:

Leprosi tuberculaii.

scriptus. 1. LICHEN leprosus albicans, lineolis nigris ramosis cbaracterisormibus. Fl.suec. 1057. Sp.pl, I140.

Lichenoides crusta tenuislima, peregrinis velut litteris inscripta. R.Syn. 71. Dill.musc. 125. t. 18.f. 1.

Anglis, Lettered Liverwort.

Habitat in corticibui arborum frequens.

in Gulielmi Hudsoni, Regiae Societatis Socii et Pharmacopaei Londinensis, Flora anglica: exhibens plantas per regnum angliae sponte crescentes, distributas secundum systema sexuale : cum differentiis specierum, synonymis autorum, nominibus incolarum, solo locorum, tempore florendi, officinalibus pharmacopaeorum. Londini, 1762. Pag. 442.


Il francese Michel Adanson (abbreviato in Adans. 1727-1806) descrive il genere Graphis nel 1763 (Adans., Famill. des Plantes. 1763; Vol. II: 11):

Graphis. Adans. Exemple les lichenoides, tb.18, f.1 et 2, de l'Historia Muscorum di Dillenius, c'est-à-dire. les lichen scriptus et rugousus, Linn. 

Figure. Poussière fine rampante comme une lame parsemée de sillons simples ou rameux, quelquefois à bords relevés en côtes.

Substance. Farineuse

Graines. Sphériques remphssant les sillons.

Familles des plantes, contenant une préface istorike sur l'état ancien et actuel de la botanike, et une théorie de cette science, Volume 2 Vincent. 1763.


In Gran Bretagna nel 1796 viene data una eccellente descrizione ai "Lichen scriptus" di Linneo:

Dill.18.3.

The Lichen scriptus is only the ground of this plant, as specimens which Mr. Griffith favoured me with clearly demonstrate. The tubercles are at first about the size of a very small pin's head, and bordered with the white crust, but in time they grow much larger, lose the white border, become rough and granulated on the surface, more raised above the crust, and sometimes encompafsed by a black ring. An opening next appears on the top of the tubercles, and this continues gradually to enlarge, the outer substance mouldering away, and at length there is only left a hollow black cup sunk in the crust.

Lichen scriptus. Qn the bark of oak, birch, and other trees. Mr. Griffith.

in: William Withering. Volume 4 di An Arrangement of British Plants: According to the Latest Improvements of the Linnaean System, to which is Prefixed, an Easy Introduction to the Study of Botany. London, 1796. pag.395.


Lo svedese Erik Acharius (abbreviato in Ach.), allievo di Linneo, nella suo opera Lichenographia universalis del 1810 classifica i generi dei licheni che rispondono alle caratteristiche della famiglia delle Graphidacee nel seguente modo:

2. Arthonia. Graphis Ach., Lichenogr. Universalis: 244 (1810).

8. Opegrapha. Graphis Ach., Lichenogr. Universalis: 244 (1810).

9. Graphis. Graphis Ach., Lichenogr. Universalis: 264 (1810).

15. Thelotrema. Graphis Ach., Lichenogr. Universalis: 312 (1810). (inserito nel 2006)


Il francese Léon Jean Marie Dufour nel 1818 fornisce una ampia revisione del genere Opegraphe.

Léon Dufour. Revision du genere Opegraphe de la Flore Franchise, et observations critiques sur des espécies de ce genre. Journal de Physique, de Chimie et de Histoire naturelle, tome LXXXVII. 1818 pag 200-225.


Nel 1822 il naturalista e politico belga Dumort (Barthélemy Charles Joseph Dumortier, abbreviato in Dumort.) crea la famiglia Graphinia (oggi Graphidaceae) con la pubblicazione Commentationes Botanicae, Observations Botaniques, dédiées a la société d'horticulture de Tournay, par B.-C. Dumortier. Tournay, 1822

La classificazione iniziale proposta dal Dumort nel Chapitre Troisème è: Classis Secunda.  Pollinacia.  Stirpis Septima.  Virescinia.  Ordo tertius vigesimus.  Scutellinia.  Graphinia.  Graphineae.  Ex. Opegrapha.  Circonspection des familles de la Pollinacie.

 La Graphinie renferme des végétaux dont les scutelles oblongues ou linéaires, sont portées sur une croûte lichénoide et s'ouvrent en une fente longitudinale. Les genres Graphis, Opegrapha et Arthonia en font partie.


Il Fée (Antoine Laurent Apollinaire Fée) nella sua opera Methode Lichénographique et Genera del 1824 fornisce una prima descrizione e classificazione delle lirelle, la caratteristica macroscopica tipica della famiglia delle Graphidaceae.


Léon Jean Marie Dufour nel 1829 ritorna sulla famiglia delle Graphideae con i generi Arthonia Opegrapha Graphis.

Analyse des familles des plantes, avec l'indication des principaux genres qui s'y rattachent. Tournay, 1829. Pag. 71.


Nel 1859 il lichenologo finlandese William Nylander nella sua pubblicazione dedicata ai licheni esotici Lichens in Regionibus Exoticus Quibusdam Vigentes, Exponit Synopticis Enumerationibus riporta le aree tropicali sulle quali sono stati identificati licheni della famiglia delle Graphidaceae. Graphis analoga, Graphidei. Graphis Ach., Annales des Sciences Naturelles; Botanique, sér. 4, 11: 244 (1859).


Otto Wilhelm Thomé nel 1872 descrive la crescita cellulare del genere Graphis scripta. Lehrbuch der Botanik fur Gymnasien, Realschulen, forst- und landwirthschaftliche Lehranstalten, pharmaceutische Institute etc. sowie zum Selbstunterrichte. 2. Auflage. (1872). Pag. 200.



Nel 1890 Edvard August Vainio descrive per la prima volta le parafisi (caratteristica presente nella famiglia Grapidaceae) nei licheni. Etudes sur la classification naturelle et la morphologie des lichens du Brésil. Acta Soc. pro Fauna et Flora Fennica. 1890; 7(2):1-256.


Oggi la famiglia delle Graphidaceae ha la seguente classificazione:

Kingdom  Fungi – Fungi

Division  Ascomycota – Sac fungi

Class          Ascomycetes

Order          Graphidales

Family  Graphidaceae

Genus  es. Graphis Adans. – script lichen


I generi delle Graphidaceae sono descritti da Lumbsch, H. T. and S.M. Huhndorf (ed.) 2007. Outline of Ascomycota – 2007. Myconet 13: 1 - 58. :

Graphidaceae Dumort. 1822

Acanthothecis Clem.

Anomalographis Kalb

Anomomorpha Nyl.

Carbacanthographis Staiger & Kalb

Diorygma Eschw.

Dyplolabia A. Massal.

Fissurina Feé

Glyphis Ach.

Graphis Adans.

Gymnographa Müll. Arg.

Gymnographopsis C.W. Dodge

Hemithecium Trevis.

Phaeographina Müll. Arg.

Phaeographis Müll. Arg.

Platygramme Fée

Platythecium Staiger

Sarcographa Fée

Thalloloma Trevis.

Thecaria Fée




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Vitangelo Moscarda,
04 gen 2011, 03:38