L'ultimo drago del Medioevo

Luigi  Garlaschelli
Leggende di draghi in Toscana nate da un cranio di coccodrillo
La Stampa - Tutto Scienze ,18 dicembre 2002 ,pag. 3

 

TRA MITO E CULTO RELIGIOSO
Leggende di draghi in Toscana nate da un cranio di coccodrillo.

Fin dall'antichità´ si conserva un teschio in un convento di Santa Fiora ora è stato identificato come il resto di un animale che viveva nel Nilo.


Il teschio di un animale presentato come l'ultimo drago del Medioevo è tuttora conservato in una piccola teca nel semiabbandonato Convento della Selva, nel borgo di Santa Fiora, tra i boschi selvaggi del Monte Amiata. Il mostro, secondo le cronache del tempo, sarebbe stato ucciso nel 1488 dal conte Guido Sforza di Santa Fiora (1445-1508), di un ramo degli Sforza lombardi derivante da Bosio, figlio illegittimo del fondatore della dinastia, Muzio Attendolo. La misteriosa creatura, il cui solo cranio misura circa 40 centimetri di lunghezza, infestava i boschi e i fiumi circostanti, finché l'eroico conte, in sella al suo destriero, non lo trafisse con la lancia, riportandone poi la testa come trofeo di caccia. Nel Convento è visibile solo la parte superiore del cranio: l'altra metà fu donata - e andò dispersa - alla Chiesa romana di Trinità dei Monti. Sull'identità dell'animale da cui deriva il singolare reperto discussero eruditi locali già nel 1838. Esso è ora stato identificato con certezza da John Thorbjarnarson, della Wildlife Conservation Society della Florida: "Si tratta in realtà della parte superiore del cranio di un coccodrillo del Nilo. In epoca storica però questi animali non vivevano in Italia, tranne nelle acque del Papireto e del Garraffello, presso Palermo" dice lo studioso, un'autorità mondiale in fatto di coccodrilli. "Il coccodrillo è sicuramente uno degli animali alla base di quella creatura composita che è il drago della mitologia. Sono vissuto a lungo anche in Cina - prosegue Thorbjarnarson - per salvaguardare la sopravvivenza dell'alligatore cinese, ivi chiamato "Tu Long", ovvero drago di terra. In Oriente il drago divenne però simbolo di forza e nobiltà, anziché rappresentazione del male come in Occidente". Ma un filo rosso lega il conte Guido al primo e più famoso uccisore di draghi: nientemeno che San Giorgio. Storicamente, San Giorgio fu un soldato romano in Palestina, il quale, avendo rifiutato di sacrificare agli dei pagani come prescritto, fu martirizzato sotto Decio o Diocleziano, nella seconda metà del II secolo dopo Cristo. Poco dopo questa feroce persecuzione, Costantino nel 313 dichiarò la libertà di culto nell'Impero Romano, ed egli stesso fu il primo imperatore cristiano. Costantino amava farsi ritrarre in vesti militari mentre trafiggeva un serpente, raffigurante il paganesimo. Questa immagine, molto diffusa nei secoli seguenti, pare si trovasse anche sulla tomba di San Giorgio, a Lydda (Lod) e diede origine, verso il XII secolo, alla credenza che si trattasse invece del martire nell'atto di uccidere un drago. La Chiesa stessa, del resto, ha sempre considerato l'episodio come simbolico. Il mito dell'eroe che abbatte il drago ha origini antiche (nella mitologia classica Perseo salva Andromeda dal mostro marino, Apollo uccide il serpente Pitone) e in età alessandrina si mescola in Medio Oriente con leggende arabe, assire, egiziane. Lo prova anche un dotto saggio dell´archeologo Charles-Simon Clermont-Ganneau (1846-1923) su di un bassorilievo di arte copta del VI sec. esposto al Louvre, raffigurante il dio egiziano Horus a cavallo, che uccide con una lunga lancia un coccodrillo, simbolo di Set, dio del male. Se non fosse per il fatto che Horus ha - come sempre - la testa di falco, sarebbe una rappresentazione esatta dell´impresa di San Giorgio. Ripetuta poi a non finire, con variazioni sul tema (i draghi aumentano di dimensione, prendono le ali e sputano fuoco; il cavaliere salva una fanciulla vittima predestinata della belva, eccetera), la leggenda diventò un archetipo occidentale. Guido da Santa Fiora forse professava una venerazione particolare verso San Giorgio. Infatti un conte di Santa Fiora, probabilmente proprio Guido, attorno al 1475 donò alla cittadina di Varzi (Pavia) una reliquia proveniente dal braccio destro del martire. Il racconto dell'uccisione della belva da parte di Guido è ricalcata troppo da vicino su quella del Santo per essere casuale (secondo un'antica leggenda dell'Amiata, Guido fu addirittura aiutato da un nobile cavaliere di nome Giorgio). Gli fu forse dipinta addosso dopo la sua morte in onore alla sua venerazione? o fu lui stesso a crearla? E come arrivò il cranio di coccodrillo dal Nilo a Grosseto? Si potrebbe ipotizzare che rettili portati dai Romani per gli spettacoli del Colosseo siano sopravvissuti per mille anni, ma ne sarebbero state necessarie intere famiglie. Un animale fuggito da uno zoo itinerante? O, banalmente, il cranio era un souvenir esotico regalato al conte, sul quale egli montò una spacconata? Le ipotesi restano aperte. Nel frattempo, quattro anni più tardi sarebbe iniziato l'Evo Moderno; il mondo sarebbe diventato sempre più piccolo e conosciuto, e anche i draghi, purtroppo, sarebbero velocemente spariti.

(*)Università di Pavia - Luigi Garlaschelli (*)