Bologna, 3 luglio 2016
(pubblicata il 12 settembre 2016,
non avendo il Rettore Prof. Francesco Ubertini
risposto alla richiesta di chiarire i fatti)


Al Magnifico Rettore e Presidente del C.d.A. dell’Università di Bologna
Prof. Francesco Ubertini;

Per conoscenza e competenza:
Agli altri membri del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Bologna
        Dott.ssa Rosa Maria Amorevole, Dott. Leonardo Cagnoli, Dott. Paolo Castelli, Prof. Giovanni Emanuele Corazza, Sig.ra Amanda Kornecka, Sig. Davide Leardini, Prof. Andrea Stella, Prof.ssa Marina Timoteo, Prof. Davide Zannoni;
Ai Prorettori:
        Prof. Mirko Degli Esposti, Prof.ssa Elena Trombini, Prof. Enrico Sangiorgi, Prof. Antonino Rotolo, Prof.ssa Chiara Elefante, Prof.ssa Paola Salomoni, Prof.ssa Alessandra Scagliarini;
Al Responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione
        Dott. Leonardo Piano;
Per conoscenza:
        Al Prof. Fabio Roversi-Monaco.

Magnifico Rettore,

in seguito alla cerimonia per il conferimento del titolo di Professore emerito a Enrico Lorenzini che si è avuta il primo giugno scorso, l’Alma Mater è stata oggetto di attenzione da parte dei mezzi di informazione e dell’opinione pubblica in generale.

        In un articolo firmato da Fabrizio Gatti (vedi qui), l’Espresso ha pubblicato una lettera dell’allora Rettore Prof. Fabio Roversi-Monaco (vedi qui; file PDF), in cui si attribuiscono al Prof. Lorenzini gravi casi di plagio. In particolare, si legge che “Il Senato Accademico […] aveva dato l’incarico di esaminare la questione a due Presidi [..]” e l’indagine si era conclusa “con il riscontro dell’identità assoluta del volume “Ebollizione” [a firma Lorenzini] con due capitoli – integralmente tradotti: senza aggiunte, senza note, senza commenti, e senza citazione alcuna dell’autore – del volume scritto da M.M. El Wakil, dal titolo Nuclear heat transport”. In un altro caso (relativo al volume “Traccia delle lezioni di termotecnica del reattore”, per un errore materiale indicato nella lettera come “Traccia delle esercitazioni di termodinamica del reattore”), “la commissione ha riscontrato invece strette analogie con l’edizione italiana curata da Giona e Passino del volume “I principi delle operazioni unitarie” di Alan S. Foust.” Sulla base di queste informazioni, il giornalista Fabrizio Gatti ha avuto gioco facile a biasimare noi, e di riflesso l’intero sistema universitario italiano.

        Il Prof. Lorenzini, in un’intervista apparsa nell’edizione bolognese del Resto del Carlino del 5 giugno (in un articolo a firma di Cristina Degliesposti; vedi qui - accessibile dalla Intranet dell'Università di Bologna), ha dichiarato che sulla vicenda vi fu un pronunciamento della “Corte di disciplina” (del CUN), e che “come ha chiarito la sentenza […] si tratta di due dispense preparate per i miei studenti, una da studenti e una da me, dove ho inserito, citandolo e traducendolo, un capitolo che mi interessava di un notissimo testo [...]”. Il Prof. Lorenzini aggiunge che “La corte ha affermato che da quelle pubblicazioni non ho mai ricevuto alcun compenso, né le ho usate ai fini di carriera”. Lorenzini smentisce quindi quanto sostenuto dall’allora Rettore Prof. Roversi-Monaco, secondo il quale invece il volume “Ebollizione”, “è stato edito una prima volta nel 1979 ed una seconda nel 1998; del costo di L. 25.000; [ed appariva] nel catalogo della Casa Editrice Pitagora”.

        Sulla medesima vicenda, la Senatrice Michela Montevecchi, come prima firmataria, ha depositato al Senato un’interpellanza (vedi qui) in cui al Ministro Giannini si pongono domande precise e imbarazzanti, almeno per chi crede nel valore di un’autonomia universitaria responsabile. In essa si trova un puntuale riferimento a quanto riportato dal Prof. Roversi-Monaco - per esempio, riguardo l’utilizzo di quelle pubblicazioni “ai fini di carriera”, e si cita una sentenza del Tribunale civile di Bologna, nella quale verrebbe “sostanzialmente affermato” “che erano vere le accuse di plagio e violazione di copyright rivolte al professor Lorenzini dal professor Roversi-Monaco”. L'interpellanza evidenzia che una decisione di conferire il titolo di professore emerito, in presenza di gravi atti di plagio, violerebbe il combinato disposto del nostro “Regolamento per la proposta di riconoscimento del titolo di professore emerito” e del “Codice etico”.

        Non entro nel merito delle accuse rivolte al Prof. Lorenzini, perché questo è compito Tuo, come ho avuto modo di dichiarare alla trasmissione di Rai Radio Uno “Restate scomodi” del 3 giugno scorso (la registrazione è qui disponibile; dal minuto 24' e 20''). Se le accuse fossero false, Tu, a nome nostro, dovresti difendere un collega ingiustamente insultato, al costo di negare un principio di continuità istituzionale nel nostro giudizio sulla vicenda (che fu assai netto e severo e, per quel che mi risulta, mai smentito da nostri atti posteriori) e di smentire pubblicamente il Tuo insigne predecessore. Non solo per un ovvio dovere morale nei confronti del Prof. Lorenzini, ma soprattutto perché dalla reputazione ed onore di ciascuno dipende la reputazione e l’onore dell’Alma Mater. Viceversa, se quanto sostenuto dal Rettore Roversi-Monaco fosse vero, si sarebbe commesso un grave errore, dovremmo avere l'onestà di ammetterlo, e dovrai formulare al Ministro una richiesta di revoca del titolo di Professore Emerito a Enrico Lorenzini. In un caso o nell’altro, la nostra reputazione e il nostro onore sono oggi umiliati.

        Purtroppo, ad oggi non hai voluto fare chiarezza su quale, tra i due possibili, sia il caso nostro. Ma il Tuo silenzio rappresenta un grave errore. Per constatarlo è opportuno allargare lo sguardo, innanzitutto considerando da un punto di vista generale il problema del plagio accademico, che non è soltanto un reato: è una violazione di una delle regole più sacre del nostro mestiere. Nei suoi confronti, l’Alma Mater ha solitamente distolto lo sguardo, talvolta fingendo di ignorare anche informazioni apparse sui principali organi di stampa. In un caso abbastanza recente, è stata “insabbiata” una richiesta esplicita di chiarimento di alcuni casi specifici (vedi qui; il poco edificante carteggio che ne seguì, con l’allora Rettore Prof. Ivano Dionigi, è agli atti). Da noi i plagiari, credo, l'hanno quasi sempre fatta franca, e al massimo sono stati vittime di punizioni extra-istituzionali e impartite per il tramite di una giustizia semi-privata. E nel caso del Prof. Lorenzini, si nota che l’Università di Bologna non inviò, come ovviamente avrebbe dovuto, un suo membro a rappresentarla in occasione dell’adunanza della Corte di Disciplina del CUN di cui si riferisce nella citata intervista al Resto del Carlino.

        Ma se le accuse formulate nella lettera del Rettore Roversi-Monaco fossero vere, assisteremmo a un vero e proprio “salto di qualità” del nostro agire: da noi, il plagio non solo passerebbe in cavalleria, ma addirittura ad esso seguirebbe un ambìto riconoscimento a fine carriera. Un tale sovvertimento di quel che è giusto ed opportuno, in assenza di una decisa azione correttiva, significherebbe che l’Alma Mater è sostanzialmente corrotta, e seguirebbe che chi è disposto ad accettare una tale situazione, in misura graduata rispetto alle responsabilità, è un corrotto.

        La questione non è circoscrivibile all’ambito del plagio (eventuale), e del singolo incidente che oggi, per risparmiarci l’imbarazzante ricerca dei responsabili, potremmo considerare opportuno ignorare. Essa riguarda il funzionamento complessivo del nostro Ateneo, e per questo motivo mi rivolgo, per competenza, al suo Consiglio di Amministrazione. Più sopra ho utilizzato il termine corruzione nella sua accezione ampia. Ma la presenza di un ambito semantico comune riflette l’impossibilità di distinguere nettamente un concetto generale di corruzione (il sovvertimento di un ordine delle cose), dalla definizione circoscritta che di esso offre il Codice penale. Tra gli esperti che si occupano di lotta alla corruzione, vi è accordo nel ritenere che a tal fine è assai importante il cosiddetto “tone from the top”: se il vertice gerarchico comunica con chiarezza che i comportamenti devono essere improntati ai principi dell’etica, l’intera organizzazione in qualche misura ne tiene conto. Viceversa, l’assenza di un tale messaggio, o ancora peggio un messaggio di segno opposto, farà ritenere che comportamenti non etici siano tollerati.

        Consideriamo allora il caso attuale, che è così riassumibile: vi è il sospetto che sia stato violato il combinato disposto di due regolamenti (vedi qui) e che, anche a prescindere da essi, sia stata commessa quel che con linguaggio comune usa chiamarsi un’enorme porcata. Vi sono state richieste di chiarimento pervenute da colleghi professori (io tra questi). Sono apparsi sugli organi di stampa articoli lesivi della nostra reputazione, e del caso si è occupata una trasmissione radiofonica nazionale dal numeroso pubblico. Siamo stati vittima di motteggi sui social media, vi è stata una sdegnata richiesta di chiarimenti da parte di noti professionisti che furono studenti del Prof. Lorenzini (vedi qui) e, per ultimo, si è avuta un’interpellanza parlamentare firmata da nove Senatori. Di fronte a tutto questo, il Tuo messaggio, ad oggi, è un fragoroso silenzio.

        La legge 190/2010, cosiddetta “anticorruzione”, introduce nel nostro ordinamento la figura del cosiddetto whistle blower, e prevede espressamente (all'Art. 51) che il dipendente pubblico che segnala illeciti venga tutelato. Istituisce un “Responsabile della prevenzione della corruzione” (nel nostro caso, il dott. Leonardo Piano, al quale invio questa lettera per conoscenza e per competenza), e obbliga a predisporre un piano di prevenzione. Si applica anche alle amministrazioni pubbliche quell’idea di “modello organizzativo” che, nel settore privato, fu introdotto tramite l’importante decreto legislativo 231/2001. Asse portante di tale modello è che all'interno delle organizzazioni debbano esservi dei meccanismi di controllo, e degli istituti, come quello del Dott. Piano, in grado di funzionare realmente, e non solo di apparire come funzionanti sulla carta.

        E allora noi subiremo un danno grave, nella misura in cui il Tuo silenzio potrà indicare che l’Alma Mater è dotata di sterminate praterie di pelo sullo stomaco che le permettono, come al proverbiale pesce in barile, di rimanere in apnea quanto basta per ignorare qualunque fatto che la riguardi. Per esempio, recentemente è entrato in funzione l’applicativo Internet per la segnalazione di illeciti. Con quale fiducia lo si utilizzerà, alla luce di quanto ho esposto, e della considerazione che la sua realizzazione risponde ad un obbligo di legge, e quindi non necessariamente segnala una nostra convinta volontà? E nell’interpretare il suo ruolo, che lezione trarrà dal Tuo assordante silenzio il dott. Piano, a meno che egli non sia uno di quei rari eroi che non guardano in faccia a nessuno?

        Si dirà che, ad oggi, la maggior parte dei colleghi ha ignorato sia i fatti che ho esposto, sia le implicazioni che segnalo, e questo se non altro ne testimonia l’irrilevanza percepita. Indubbiamente, il Tuo silenzio si riflette nell’ignavia diffusa, la alimenta e da essa si alimenta: le responsabilità di un grave fallimento istituzionale – di questo si tratta – sono sempre condivise. In una tale desolante situazione, le piccole minoranze che si oppongono a un sentire comune, e spesso ad una incosciente ed incivile convenienza personale, appaiono come meri elementi di disturbo, e come “rompiscatole” che solo fan perdere tempo, essendo votati a un donchisciottesco fallimento. E sia. Vi è però una questione ulteriore che mi obbliga ad essere perentorio nei Tuoi confronti, perché la situazione attuale lede un mio diritto che io intendo esercitare pienamente.

        Pochi mesi orsono, il Senato Accademico ha sospeso per tre mesi una studentessa, sorpresa durante un esame con un telefono e un auricolare nascosto. Vi è ora il sospetto che da noi le regole non valgano per tutti. Che puniamo la pagliuzza nell’occhio di uno studente, ma stranamente le travi ci confondono, quando gli occhi sono i nostri. Che siamo ipocriti, e vigliacchi, perché forti coi deboli, ma deboli coi forti. Ma che ne è allora del nostro magistero? E come potrò io chiedere agli studenti il rispetto delle regole guardandoli a testa alta, e non con vergogna? Magnifico Rettore, intendo esercitare il mio diritto a guardare i miei studenti a testa alta. Anche se solo per questo, dovrai raccontare dove abbiamo sbagliato: se nell’accusare il Prof. Lorenzini, o nel renderlo “emerito” – tertium non datur. Per questo, dovrai risponderne: perché se è vero che hai ereditato una decisione presa anteriormente al tuo insediamento, è vero anche che Tu dell’Università di Bologna rappresenti oggi la continuità istituzionale.

        Il primo giugno scorso, appena appresi della pubblicazione dell’articolo apparso su l’Espresso, scrissi riservatamente a Te e ai Prorettori e mi misi a disposizione per “concordare una strategia comunicativa, nel caso venissi interpellato da giornalisti, tesa a tutelare gli interessi e la reputazione dell'Alma Mater, coerentemente con i nostri doveri professionali e con la nostra coscienza” (nessuno dell’Alma Mater mi contattò). E’ ancora possibile affrontare lo scandalo positivamente e, aggiungerei, in modo professionale. Ma se questo non avverrà in tempi rapidi (Ti sollecitai ad occuparti del caso già il 24 maggio scorso), considera terminata la mia disponibilità a collaborare. In quel caso, mi riterrò svincolato da ogni dovere di riservatezza, ad iniziare dal contenuto di questa lettera.

        Un’ultima considerazione. Se le Tue scelte future dovessero essere condizionate dalla presenza della Tua firma nella lista dei sostenitori della “richiesta di conferimento del titolo di Professore Emerito a Enrico Lorenzini” (Allegato n. 12.6 del verbale del Consiglio di Dipartimento, Dipartimento di Ingegneria Industriale; Seduta del 26/09/2013), saremmo eventualmente di fronte non solo a un grave errore politico, ma a un imperdonabile tradimento del Tuo mandato.

Lucio Picci

Professore Ordinario di Politica Economica
Università di Bologna
Pagina personale

Con l’adesione di:
Prof.ssa Gabriella Chiesa, Dipartimento di Scienze Economiche
Prof.ssa Monica Dall'Asta, Dipartimento delle Arti
Prof. Paolo Figini, Dipartimento di Scienze Economiche
Prof.ssa Marina Marini, Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale
Prof.ssa Donata Meneghelli, Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica
Prof. Giovanni Neri, Dipartimento di Ingegneria dell'Energia Elettrica e dell'Informazione "Guglielmo Marconi”
Prof. Fabio Nuti Giovanetti, Dipartimento di Scienze Economiche
Prof. Raimondello Orsini, Dipartimento di Scienze Economiche.