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I doveri connessi alla prudenza

Prudenza naturale e soprannaturale.

La prudenza (dal lat. prudentia, quasi prae-videntia) è un abito intellettivo; è la virtù per cui la ragione pratica detta quello che si deve fare nel caso concreto dell'ordine morale (386). Può essere virtù acquisita o infusa; di questa particolarmente ci occupiamo.

La prudenza soprannaturale o infusa è la virtù infusa soprannaturalmente per cui l'intelletto pratico, illustrato mediante la fede e mosso dallo Spirito Santo, giudica e comanda che cosa debba farsi in ogni singolo caso, affinché l'azione risponda al fine soprannaturale oppure che cosa debba evitarsi, perché non rispondente allo stesso fine soprannaturale. Differisce dalla prudenza naturale o acquisita; a motivo della causa efficiente (la prudenza naturale viene acquistata mediante la ripetizione degli atti, quella soprannaturale è infusa da Dio insieme alla grazia santificante) e a motivo della estensione e del principio-motivo (la prudenza naturale presuppone solo l'intelligenza, conosciuta naturalmente, dei primi principi morali e il rettoappetito del bene naturale; quella soprannaturale invece suppone la fede informata dalla carità). La virtù infusa abbraccia tutti gli atti che devono essere indirizzati verso il fine ultimo della vita umana. Non così la virtù naturale, la quale talvolta si riferisce ad azioni riguardanti un fine subordinato.