I Lithops e la loro arte









I Lithops sono capolavori dell' evoluzione biologica. 

 

L’evoluzione naturale li ha “forgiati”, ognuno diverso e finemente rifinito, con la stessa operosità con la quale un bravo artista dà vita alla sua opera d’arte: proprio a causa delle caratteristiche estreme dei loro ambienti naturali, hanno goduto di favori speciali da parte della selezione naturale… se di “favori” si può parlare. 

 

La realtà è che hanno subìto pressioni selettive fortissime e che milioni di piante sono state scartate nel corso di molte migliaia di anni per arrivare al risultato, stupefacente, che è oggi sotto i nostri occhi. Non a caso, sono citati da tutti i libri di botanica come raro esempio di mimetismo vegetale e di strategie adattative per la vita nel deserto. Nel corso della loro evoluzione, essi hanno perduto il fusto e la maggior parte delle foglie, ovvero tutto ciò che può essere considerato “superfluo”; le due foglie rimaste si sono unite tra di loro in un abbraccio destinato a salvare la vita all’intera pianta, proteggendo il meristema sottostante.

 

Una collezione di Lithops richiede realmente uno spazio molto limitato, sia in termini di superficie occupata sia in termini di tempo dedicato, mentre le soddisfazioni che è possibile ricavare dall’osservazione del loro ciclo vitale sono davvero grandi. Certo, non ci si aspettino imprese mirabolanti da parte delle nostre piccole piante: non solo non ci scodinzoleranno quando rientriamo a casa , ma neppure cresceranno con la velocità del basilico sul nostro davanzale. 

Eppure anche questo fa parte del gioco, perché piante come queste ci possono insegnare la virtù della pazienza, innanzitutto, ma anche la capacità di rispettare i ritmi di un essere vivente molto diverso da noi. Coprire di attenzioni il nostro amato Lithops significa infatti condannarlo a morte certa; le attenzioni devono essergli riposte quando lui lo decide (e ce lo segnala, vedi più la parte dedicata alla coltivazione). 

 


 

PIETRE VIVE

I Lithops sono piante nane e acauli (ovvero prive di fusto), appartenenti all’ampia famiglia delle Aizoaceae e autoctone dei deserti del Sud Africa e della Namibia. 

Nel corso del loro straordinario percorso evolutivo, che le ha portate ad adattarsi alle condizioni di vita proibitive degli ambienti naturali da loro occupati, hanno sviluppato alcune eccezionali caratteristiche che li rendono unici nel mondo vegetale.

In risposta alla necessità di limitare la dispersione idrica in un ambiente desertico, i Lithops hanno innanzitutto limitato al minimo il numero delle loro foglie: la piantina nasce con due sole foglie e questo è il numero che conserva per diversi anni; se la pianta decide di ramificare (un termine non particolarmente adatto per via dell’assenza di veri “rami”, vedi più sotto), ogni “ramo” prodotto porterà a sua volta due sole foglie. 

Una nuova coppia di foglie viene prodotta ogni anno dall’apice vegetativo, tuttavia queste non andranno a sommarsi a quelle già presenti, come succede nella maggior parte delle piante, dando origine ad un accrescimento verso l’alto, bensì vanno a sostituire quelle vecchie nel corso di un processo chiamato “muta”. Le foglie sono estremamente succulente e, in molte specie, strettamente appressate l’una all’altra, “sigillate” verrebbe da dire, tanto che non è possibile separarle forzatamente senza rovinare i tessuti. All’interno di questo bunker sotterraneo dalle pareti gommose è custodito l’apice vegetativo, dal quale originano ogni anno le nuove coppie di foglie. Durante la muta, che si verifica in piena stagione secca, le vecchie foglie cedono i loro liquidi a quelle nuove; come conseguenza, le prime si avizziscono mentre le seconde crescono inturgidendosi.

Il fusto è completamente assente, cosicchè piante vecchie di decine d’anni saranno alte meno di un centimetro sopra il livello del terreno: la radice è direttamente attaccata alla base delle foglie, che sono a loro volta per la maggior parte interrate (e dunque al riparo dalla disidratazione). L’unica parte visibile ed esposta della pianta è quindi la superficie superiore delle foglie. Questa parte è tipicamente percorsa da chiazze, linee, puntini e disegni molto attraenti, ma soprattutto hanno una colorazione mimetica rispetto all’ambiente nel quale le piante crescono. La funzione dei disegni presenti sulla superficie delle foglie delle piante di Lithops non è certo quella di renderli più belli e artistici ai nostri occhi: per quanto possa sembrare incredibile, il loro scopo è quello di rendere la pianta meno cospicua rispetto allo sfondo, spezzandone percettivamente i contorni.

Dato che per alcuni periodi all’anno le piante in natura possono essere parzialmente o anche completamente ricoperte dalla sabbia e dai detriti, le loro foglie presentano delle zone traslucide più o meno ampie, chiamate finestre, che consentono ai raggi del sole di passare attraverso l’epidermide per raggiungere i tessuti fotosintetici che si trovano lungo le pareti laterali, interrate, delle foglie.

Le radici non presentano particolari adattamenti e di certo non servono per immagazzinare l’acqua: sono fibrose e piuttosto sottili. E’ però degna di nota la loro rapida capacità proliferativa: gran parte dell’apparato radicale si secca durante la stagione arida, ad eccezione del fittone principale, ma i peli radicali assorbenti vengono prodotti entro poche ore dalla prima comparsa della pioggia.

I fiori compaiono a partire dalla fine dell’estate nel nostro emisfero, ma la maggior parte delle specie fiorisce in autunno. Sono spesso tanto grandi da superare il diametro della pianta che li ha prodotti; ogni “testa” da alla luce  un solo fiore.

Le capsule seminifere sono un autentico capolavoro di alta ingegneria naturale: quando secche e dunque mature, si aprono in un paio di minuti se vengono bagnate, esponendo il loro prezioso contenuto. Questo comportamento, che dipende dalla presenza di fibre igroscopiche che si gonfiano al contatto con l’acqua, serve a garantire la dispersione dei semi solo in quei momenti in cui hanno qualche probabilità di germinare, ovvero durante le piogge. Dispersione che continua anche in caso di morte della pianta madre, perché il meccanismo di apertura si basa su un principio strettamente fisico e non biologico. Le gocce di pioggia cadono nella capsula disperdendo i piccolissimi semi che si trovano nelle logge, ma non escono tutti in una volta perché molti vengono trattenuti da una sostanza gelatinosa. Le logge dei Lithops sono di tipo “aperto”, mentre quelle di altre Aizoacee deserticole come le Titanopsis sono chiuse da una sottile pellicola con un taglio al centro: in questo modo la dispersione è più difficoltosa e solo un forte temporale è in grado di far schizzare i semi fuori dalla capsula.                   



                                                                                                                                                                                    

lithops terricolor
 
Lithops terricolor


 


























 
lithops pseudotruncatella ssp. dentritica


Lithops pseudotruncatella ssp. dentritica



 

Lithops aucampiae




lithops dorotheae

Muta in
 Lithops dorotheae



 


Sezione trasversale di Lithops:
 si nota il tessuto fotosintetizzante disposto in corrispondenza della
pagina inferiore delle foglie. 




lithops geyeri

Lithops geyeri
 in fiore




L'apparato radicale dei Lithops è piuttosto lungo
rispetto 
alle dimensioni della pianta



lithops pseudotruncatella archerae

Lithops pseudotruncatella ssp. archerae
con capsule seminifere
aperte