Da Lunedì 20 a Domenica 26 AGOSTO 2012



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 26 AGOSTO 2012 - Domenica 

Ore 23.35 -  MUX NAZIONALI   ABRUZZO  - TIMB MUX 3: RICEVIBILE UN UHF 39 (!) IN ZONA CHIETI.
TIMB Mux 3:
Il nostro collaboratore Samuele di Chieti ci comunica che da qualche giorno è sintonizzabile con una sufficiente qualità, il TIMB Mux 3 sull' UHF 39 dalla postazione di monte Majella (CH). Cosa assai curiosa, visto che la frequenza di questo multiplex è l' UHF 48, segnale regolarmente emesso da quest'ultima postazione. Curiosamente l' UHF 39 era la frequenza utilizzata da un mux TIMB prima dello switch off. A testimonianza di quanto scritto, vi alleghiamo le immagini scattate poco fa.











Ore 19.00 -  EMILIA-ROMAGNA  - MUX TRC TELEMODENA: REALIZZATA LA GRIGLIA DEI CANALI E LO Z@PPING TV.
UHF 46 Mux TRC TELEMODENA:
Nella lista delle TV A MODENA, della sezione regionale EMILIA-ROMAGNA IN DIGITALE, abbiamo aggiunto la composizione e le immagini dei canali del mux dell'emittente modenese TRC TELEMODENA, sintonizzbile sul canale 46 UHF. Contiene nove emittenti televisive, di cui VMT2 (LCN 215) e VMT2 S&C (LCN 618) trasmettono la stessa programmazione di TRC Telemodena (LCN 15). Consulta la nuova pagina con la griglia dei canali e lo z@pping TV del multiplex  TRC TELEMODENA.


Mux TRC TELEMODENA - Z@pping TV



 25 AGOSTO 2012 - Sabato 

Ore 19.20 -  LAZIO  - MUX TELEVITA: NESSUN LOGO PER ONE TELEVISION E TELEREGIONE COLOR.
UHF 65 Mux TELEVITA:
One Television (LCN 86) è stata rinominata in One Television Test ed ora trasmette una programmazione senza logo. Ritorna in onda Teleregione Color (LCN 673) ma il suo logo non è visibile poichè, essendo il suo segnale ripetuto via streaming, è coperto da una schermata di avviso di Widows, come potete vedere dalle immagini che vi alleghiamo.



Ore 15.30 -  MUX NAZIONALI  - MUX EUROPA 7: TUTTE LE PARTITE DI SERIE B DEL SABATO, MA QUESTO WEEK END NON SI PARTE.
Ch.08/27/46/59 Mux EUROPA 7 HD:
Dopo i due comunicati della Lega di serie B diffusi nei giorni scorsi, adesso sembra proprio che la nascente Serie B Tv, che trasmette sui canali Europa7 presenti sul digitale terrestre, sia pronta per partire. La partenza ufficiale potrebbe slittare di una settimana, ma sarà possibile vedere, oltre che su Sky, tutte le partite del sabato del campionato di Serie B comprese ovviamente quelle di Padova, Cittadella, Vicenza e Verona, anche sul digitale terrestre di Europa7. La nascente tv sta facendo tutto di corsa per essere pronta a partire con la prima giornata di campionato e, secondo quanto raccolto nelle ultime ore, la partenza potrebbe slittare di una settimana. Tutti i dettagli dell’offerta commerciale sono disponibili a questo link. Ricordiamo le diverse opzioni per chi vuole vedere la serie B nella stagione 2012-2013. La prima è, come sempre, Sky, che offre la visione pay per view (99 euro il ticket per la B, più i costi base dell’abbonamento), di tutte le partite, compresi anticipi e posticipi, playoff e playout. La seconda è Mediaset, che trasmetterà soltanto anticipi e posticipi. La terza è appunto Europa7 Serie B Tv, che trasmetterà tutte le partite del sabato, playoff e playout della prossima serie B. I costi: 99,90 euro per l’acquisto del decoder del digitale di nuova generazione, che entrerà a regime per tutti nello spazio di due anni, comprensivi del primo mese di abbonamento. Nello spazio di poche settimane dovrebbe essere attivata anche la trasmissione criptata sul web in streaming con una tecnologia innovativa anche rispetto a Skygo. Poi l’abbonamento mensile costa 9,90 euro, quello annuale (12 mesi) 99,90 euro. Una possibilità in più per gli amanti della serie B. Europa7 sta meditando ulteriori novità e potrebbe presto trasmettere, se l’accordo con la Lega serie A andrà in porto, anche le partite delle 8 squadre attualmente sprovviste di copertura tv: si tratta di Udinese, Chievo, Cagliari, Siena, Bologna, Sampdoria, Parma e Pescara . Si parla anche di un accordo imminente con la Formula Uno, ma per il momento si tratta di semplici indiscrezioni. Quel che conta è che la serie B 2012-2013 sta per cominciare e la scelta per seguirla in tv è sempre più ampia e variegata.
Tratto da: http://www.padovagoal.it/2012/08/23/serie-b-tv-tutte-le-partite-del-sabato-anche-su-europa7

Ore 10.10 -  EMILIA-ROMAGNA  - FERRARA: IL CALDO SCIOGLIE PURE IL DIGITALE TERRESTRE.
Va bene che con il digitale terrestre si ha la possibilità senza alcuna parabola di vedere centinaia di canali televisivi, ma ultimamente a Ferrara qualcuno rimpiange i tempi in cui oltre ai due canali Rai (non esisteva ancora Rai 3) si ricevevano anche la Tv Svizzera e Capodistria, almeno quelli li vedevi senza quelle cose infernali chiamate decoder o switch off. Da alcuni giorni infatti - e mercoledì sera è stato il picco negativo - per molte famiglie ferraresi accendere la televisione è diventato un problema. C’è chi non vede più Mediaset, nemmeno se digita i canali provvisori (104-105-106), chi ha problemi con la Rai e con i suoi derivati: Gulp-YoYo-Storia oltre a Sport 1 e 2 (e qui si sprecano gli improperi per via del canone), “Iris” non esiste più da molte parti, per non parlare di La7. Molti lettori chiedono un’azione dimostrativa per far presente alle autorità le difficoltà di ricezione. Come mai questo macello? Lo abbiamo chiesto a due tecnici della Cna esperti in digitale terreste.
«Indubbiamente - precisa Giancarlo Pancaldi - il grande caldo di questi giorni sta provocando dei grossi problemi. Con le temperature alte, aumenta infatti la propagazione di altri siti e si creano maggiori interferenze. C’è poi il discorso del Grattacielo, con la presenza ancora di 20 frequenze che stanno creando disturbo, era stato detto, e assicurato anche dalle autorità, che con il nuovo ripetitore dovevano essere tolte ed invece sono ancora al loro posto. Inoltre è da potenziare il sito di via Aranova, dove Mediaset sta effettuando prove e confronti con altri ripetitori e nelle prossime settimane si potrebbe arrivare all’installazione dell’intero pacchetto. Anche La7, attualmente al Grattacielo, è disponibile se in buona compagnia a spostarsi in via Aranova . Alcuni canali della Rai in questo periodo vengono disturbati da altre frequenze, si è in presenza di un segnale “molesto” che proviene dai Colli Euganei. Occorre quindi lavorare ancora per far giungere meglio il segnale, anche perché sono passati quasi due anni dallo switch-off».

A settembre i tecnici e gli antennisti hanno chiesto alle autorità un tavolo di confronto sul digitale terrestre.

«Chiediamo - spiega Alessandro Fortini - una mappatura e una verifica sulla ricezione in tutta la provincia. Effettueremo poi una verifica sulle promesse che ci sono state fatte. Vogliamo fare il punto anche sulle nuove tecnologie. Sarebbe opportuno poi effettuare controlli ripetuti, con apposite convenzioni, per garantire un miglior funzionamento degli apparecchi televisivi».

Tratto da: http://lanuovaferrara.gelocal.it/cronaca/2012/08/24/news/il-caldo-scioglie-pure-il-digitale-terrestre

Ore 09.30 -  ABRUZZO  - TERAMO, IN ARRIVO UN NUOVO CANALE: RETE T.
Il gruppo televisivo TELEPONTE dell'editore teramano Aldo Di Francesco, è prossimo al lancio di un nuovo canale.
Si tratta di Rete T la cui direzione sarà affidata all'ex direttore del quotidiano teramano "La Città" Antonio D' Amore. Vi mostriamo in anteprima il nuovo logo e lo spot con cui si annunciano altri interessanti progetti editoriali. Maggiori dettagli li forniremo sulle pagine de L'ITALIA IN DIGITALE nei prossimi giorni.




SPOT RETE T



 24 AGOSTO 2012 - Venerdì 

Ore 23.30 -  SICILIA  - GRUPPO D-NETWORK: E' IN ONDA UN COMUNICATO DELLA DIREZIONE.
Il gruppo televisivo D-Network dell'editore Di Fazio, sta trasmettendo
alcuni spot per sensibilizzare il suo pubblico sul momento di difficoltà che sta incontrando l'azienda, a causa dei continui attacchi effettuati con ogni genere per indebolirlo e portarlo alla progressiva chiusura. In basso potete vedere i comunicati e i video degli spot in onda in questi giorni.


Gruppo D-Network Primo Comunicato Direttore Di Fazio


Gruppo D-Network Secondo Comunicato del Direttore Di Fazio


Ore 17.55 -  TOSCANA  - TOSCANA IN DIGITALE: REALIZZATE LE LISTE DELLE TV RICEVIBILI A MONTEPULCIANO (SI) E POGGIBONSI (SI).
Grazie alla collaborazione di Roberto di Siena abbiamo realizzato, nella sezione regionale TOSCANA IN DIGITALE, le liste delle tv sintonizzabili nelle località di MONTEPULCIANO e POGGIBONSI, entrambe in provincia di Siena. Potete consultare le composizioni e lo z@pping TV di tutti i mux nazionali e di alcuni mux toscani, nei prossimi giorni la completeremo anche con gli altri multiplex locali. Consulta la lista delle TV A MONTEPULCIANO (SI) e delle TV A POGGIBONSI (SI).


Ore 17.10 -  CAMPANIA  - "TELECAMORRA": AI BOSS FANNO GOLA LE TV.
​Telelibera, TeleTorre, Julie News. Le hanno zittite di nuovo. Stavolta è bastato distruggere i ripetitori sul Monte Faito, nella notte tra il 14 e il 15 luglio. Le emittenti del gruppo napoletano "julieitalia" hanno perso per giorni un bacino di cinque milioni di telespettatori: 60 mila euro il danno agli impianti, più i mancati introiti commerciali a causa del black-out.
Ispiratore e consulente legale del network campano è Lucio Varriale, un avvocato che da anni denuncia telecamorra. Con uno degli ultimi esposti, attraverso le rilevazioni di un tecnico di fiducia, Varriale ha impedito ad una serie di emittenti in odore di clan «di acquisire con falsa documentazione, estorsione, minacce, calunnie ed altri metodi tipici della criminalità organizzata, frequenze in analogico – spiega – da trasformare poi in digitale terrestre al momento dello switch off, del valore di decine di milioni di euro». Le verifiche sul campo le fece Antonio Perugino, che attrezzò la sua auto in modo da mappare quartiere per quartiere, città per città, la geografia delle reti campane. Una notte il tecnico venne aggredito in casa, con la famiglia che restò in balia di sconosciuti per ore. I malviventi se andarono via senza prendere soldi né gioielli.
Tra pionieri dell’etere in salsa camorrista c’era il boss Vincenzo Oliviero, ucciso nel 2007. Quattro anni prima, quando imperversava la faida che opponeva i Birra-Iacomino agli Ascione-Papale, Oliviero gestiva un’emittente abusiva che gli serviva per trasmettere agli affiliati messaggi in codice.
Gli interessi in ballo non sono solo economici. Decine di «canali» partenopei vivono di televendite e cantanti neomelodici, che in molti casi vuol dire fare un sacco di soldi alimentando il consenso intorno ai malamente. Da Scampia ai Quartieri Spagnoli, da Forcella alla Sanità, il palinsesto di queste tv è il principale veicolo dell’intrattenimento domestico. Senza, il business dei neomelodici non sarebbe esploso. Secondo stime della Guardia di finanza il giro d’affari in nero non è inferiore ai 200 milioni di euro l’anno, con una evasione fiscale di circa 80 milioni di euro. Per un’ora di telepromozioni o di video musicali si pagano dagli 80 ai 400 euro. La media nelle reti campane è di circa 200 euro (senza fattura): cioè 4.800 euro al giorno, ovvero 1,75milioni all’anno.
Il 4 luglio, quando è stato ammanettato con altri 22 del clan Gionta, Tony Marciano non ha perso l’aplomb da popstar dei quartieri. «Se faccio un concerto neanche vengono tutte queste telecamere». Lui che grazie ai continui passaggi sulle reti televisive compiacenti irrideva i pentiti con uno dei formidabili successi suburbani: Nun ciamm arrennere. Già, «non ci dobbiamo arrendere» intonava Tony. Proprio lui, che nel corso delle trasmissioni televisive e durante le acclamate esibizioni ai ricevimenti di nozze, riservava ai collaboratori di giustizia rime di grande successo: «Hanno perso l’omertà», «non mi faranno perdere la dignità».
La Campania è la terza regione d’Italia, dopo Lombardia e Lazio, per numero di licenze. Prima del digitale si contavano 77 emittenti tv e 165 radio locali in regola oltre a una schiera indefinita di reti abusive. Le emittenti che hanno ottenuto le frequenze in digitale sono 58 (ma i canali locali visibili sono in tutto 187) a cui se ne aggiungono altri 8 satellitari.
Se non manca chi con fatica prova a lavorare correttamente, resta il fatto che il comparto economico «è in grado di generare un diffuso consenso sociale, promuovere la cultura camorristica e creare nuovi posti di lavoro grazie a un indotto di tutto rispetto», annota Alessandro De Pascale, giornalista campano che ha ricostruito intrecci, affari, alleanze e guerre tra clan dell’etere nel documentato libro inchiesta "Telecamorra", edito da Lantana. Già nel 2008 gli inquirenti partenopei misero i sigilli a svariate televisioni accusate di truffa aggravata ai danni dello Stato, emissione di fatture per operazioni inesistenti, falso ideologico in atto pubblico. Attraverso una rete di strutture societarie, le tv percepivano finanziamenti pubblici simulando contratti di lavoro giornalistico e facendo ricorso a spese inesistenti. Sette funzionari pubblici, accusati di aver chiuso un occhio, finirono indagati.
Mettere le mani su una tv significa anche moltiplicare gli introiti del "pizzo". In una recente indagine della magistratura di Napoli «è emerso che gli affiliati a una famiglia criminale partenopea – raccconta De Pascale –, quando praticavano le estorsioni ai danni dei commercianti, li obbligavano a comprare, a peso d’oro, spazi pubblicitari su un’emittente a loro collegata». Di inchieste aperte ce ne sono molte. «Il digitale terrestre – osserva uno degli investigatori incaricato di stanare i "telecamorristi" – ha fatto esplodere una guerra per le concessioni e adesso per gli "affitti" degli spazi sull’etere. La camorra è in grado di arrivare negli uffici pubblici che contano».
I nomi sono sempre quelli: il clan Stolder, la famiglia Savarese, i Mazzarella, i Pulcinelli-Cocozza, il clan Sarno e gli onnipresenti Casalesi. Sono lontani i tempi della "guapperia", degli scugnizzi che divantano guappi nelle sceneggiate di Mario Merola. Sulle emittenti locali e nei siti internet dedicati si alternano le solite storie d’amore strappalacrime e le storiche hit dei quartieri, come la sempreverde "Nu Latitante" con il quale Tommy Riccio, sulla breccia da almeno vent’anni, romanza le pene dei ricercati. "Nu latitante nun tiene cchiu niente", costretto a vivere "lontano dalle persone a cui vuole bene, nascosto dalla gente". Anche Riccio, secondo la Guardia di finanza, avrebbe qualche problema a far di conto. Alcuni mesi fa gli hanno contestato – incrociando i dati sul tenore di vita e quanto dichiarato al fisco – un’evasione da 6milioni. Gli accertamenti dell’Agenzia delle entrate sono in corso. Non c’è da sorprendersi se in tv e sul web sono andati in onda la solidarietà al cantante e gli insulti alle Fiamme gialle.

Tratto da: http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/TelecamorraClaninonda

Ore 17.05 -  LOMBARDIA  - LA POLIZIA POSTALE SPEGNE RADIO PADANIA A MILANO.
Qualche settimana fa avevamo dato la notizia dell'off dell'FM 103.5 di Radio Padania a Milano ed immaginavamo un guasto momentaneo all'impianto sito sulla Torre Velasca a Milano. Invece la faccenda è ben più seria, si tratta di un sequestro dell'impianto da parte della polizia postale, come apprendiamo dal sito Bergamonews.
http://www.bergamonews.it/politica/la-polizia-postale-spegne-radio-padania-milano-
"Da qualche giorno Radio Padania, l'emittente della Lega Nord, non è più udibile in buona parte di Milano perchè il trasmettitore che operava sulla frequenza 103,5 Mhz è stato 'beccato' dalla Polizia Postale con caratteristiche di funzionamento difformi da quelle prescritte. Gli organi preposti hanno disposto la disattivazione, provvedimento contro cui Radio Padania si sarebbe opposta facendo ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale). L'antenna, originariamente situata in comune di Cinisello Balsamo funzionava abusivamente dal centro di Milano sul grattacielo 'Torre Velasca'. Gli inviti a regolarizzare la posizione erano stati più volte disattesi dalla radio della Lega. Per ora, sino alla pronuncia del Tar le trasmissioni su Milano restano mute."

Ore 13.20 - TV LOCALI STRETTE ALL'ANGOLO.
Le televisioni private locali sono in grande difficoltà, soprattutto quelle più strutturate e a carattere regionale, che producono programmi di attualità, informazione e cultura con i loro giornalisti e tecnici. Il passaggio delle regioni dal segnale analogico a quello digitale, iniziato in Sardegna nel 2008 e conclusosi con la Sicilia il 4 luglio scorso, ha comportato per le imprese televisive locali investimenti tecnologici per circa 800 milioni, che per ora non producono ritorni, complice la grave crisi economica generale, che ha generato una continua corsa al ribasso delle tariffe pubblicitarie e il crollo dei fatturati. Mentre i costi di produzione sono aumentati del 25% rispetto al 2008, i ricavi si sono dimezzati (572 milioni nel 2010, secondo uno studio economico curato da Frt). Per di più, la legge sulla spending review ha imposto (articolo 7, comma n) un taglio di 20 milioni per il 2013 (e di 30 milioni per il 2014) ai contributi al comparto previsti dalla legge 448/98, mentre per la terza fase della revisione di spesa è stato già prospettato che tali contributi possano venire del tutto soppressi.
Intanto in otto regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Lazio e Campania) le emittenti televisive locali sono chiamate a liberare presto le frequenze della banda 790-862 MHz, corrispondenti ai canali Uhf dal 61 al 69, che -concesse in uso "provvisorio" prima della fine del 2010 - sono state destinate (con la legge 220 del 13 dicembre 2010) ai servizi di telefonia mobile in larga banda e dovranno essere effettivamente disponibili dal primo gennaio 2013 per le compagnie telefoniche, che se le sono aggiudicate nell'asta del settembre 2011. Invece i 400 milioni previsti inizialmente come (parziale) indennizzo complessivo per gli investimenti effettuati dalle emittenti televisive che dovranno liberare le frequenze sono stati ridotti a 170 milioni, su cui le imprese dovranno anche pagare le tasse.
Il 7 agosto scorso il ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato le graduatorie regionali (previste dall'articolo 2, comma 4 del Dm 23 gennaio 2012) degli operatori di rete che si sono resi disponibili a dismettere frequenze della banda 790-862 MHz in cambio di un indennizzo. Per i canali ancora mancanti all'appello dovrebbe venire indetta dal ministero, a settembre, una nuova gara per l'assegnazione di frequenze alternative alle emittenti televisive coinvolte. Considerato che altre dodici frequenze della banda 700 Mhz (dal canale 49 al canale 60 della banda Uhf) sono state destinate, in sede internazionale, ai servizi di telefonia mobile in banda larga a partire dal 2015, le associazioni di categoria temono che il bando di gara sottrarrà ulteriori frequenze all'emittenza televisiva locale.
Maurizio Giunco, presidente dell'Associazione tv locali della Frt (che rappresenta 130 emittenti televisive locali, oltre alle tv nazionali dei gruppi Mediaset e Telecom Italia Media, sei radio nazionali e 180 radio locali) lamenta la mancanza di confronto con il ministero e vede nell'intera vicenda un disegno strategico teso a risolvere il problema del sovraffollamento dell'etere attraverso la chiusura di un gran numero di emittenti, non più in grado di sostenersi.
«In tutto in Italia ci sono circa 450 televisioni locali, comprese quelle non commerciali - sottolinea Giunco -: un numero abnorme per la sostenibilità finanziaria sul territorio, ma quelle strutturate, iscritte ad Auditel, sono circa 120. In vista del passaggio dall'analogico al digitale si sarebbe dovuto procedere a una regolamentazione che garantisse il pluralismo, ma anche la sussistenza, attraverso un'attenta analisi del mercato e un successivo bando di gara. Così non è stato. Il digitale - prosegue - ha moltipli-cato per sci la possibilità di trasmissione del segnale televisivo e il problema economico si è ingigantito, in un periodo di forte crisi. Il 95% della pubblicità è raccolta da Rai, Mediaset e Sky, con tariffe molto vicine a quelle di una televisione locale. Questo distrugge la possibilità di ricavi per le televisioni locali». Intanto, da mesi si susseguono le ristrutturazioni aziendali, con pesanti riflessi sull'occupazione. «A fine anno i 5.500 dipendenti del comparto saranno diventati 2mila», prevede Giunco.
Alle difficoltà del mercato pubblicitario si sommano la concorrenza delle nuove piattaforme tecnologiche e il credit crunch che ostacola il reperimento di risorse per gli investimenti. Negativo anche il taglio dei contributi statali. «Per il 2013 quelli alle tv locali ammonteranno a 83 milioni» calcola Marco Rossignoli, coordinatore del consorzio Aeranti-Corallo, che rappresenta 899 imprese del settore radiotelevisivo, di cui 293 emittenti televisive locali, per un totale di oltre 6mila lavoratori dipendenti e 10mila collaboratori. «Gli switch off degli ultimi mesi - ricorda Rossignoli - sono stati particolarmente disagiati: le comunicazioni delle frequenze sono state fatte nel migliore dei casi alla vigilia, con enormi danni agli operatori. Ma occorre guardare avanti e trovare un modello di business sostenibile: la tenuta delle emittenti provinciali o molto radicate nel proprio territorio mostra una via possibile. Peccato - conclude Rossignoli - che non ci sia stata un'azione di governo tesa ad aiutare la ripresa del mercato pubblicitario, per esempio con contributi alle imprese che investono in pubblicità, e che non si siano favorite reti integrate tra vari soggetti, ma sarebbero servite modifiche normative. Il problema vero è il continuo cambiamento delle regole, che genera una situazione d'incertezza permanente, impedendo programmazione e scelte aziendali a medio e lungo termine».

Tratto da: http://www.editoria.tv/news/15611/TV-LOCALI-STRETTE-ALLANGOLO

Ore 12.55 -  PIEMONTE   LOMBARDIA  - MUX PRIMARETE LOMBARDIA - MUX ESPANSIONE TV: NUOVE CONFIGURAZIONI, AGGIORNATI LA GRIGLIA DEI CANALI E LO Z@PPING TV.
Rispetto alla nostra precedente rilevazione, aggiorniamo la composizione di questi multiplex. Nei prossimi mesi (probabilmente entro fine anno) il mux di PRIMARETE LOMBARDIA sarà "rottamato" per
far spazio alle nuove frequenze telefoniche LTE. Alcuni canali sono ora disponibili nel mux di
ESPANSIONE TV. Per questo motivo ricapitoliamo la situazione aggiornata di questi due multiplex.

UHF 61-64 Mux PRIMARETE LOMBARDIA:
Iniziamo andando per ordine di LCN: TELECOLOR è ora trasmessa senza la sua numerazione automatica (18). Fa il suo ingresso La 8 (LCN 81), mentre PRIMARETE (ed una sua copia nominata in epg Primarete) sono in onda senza numerazione LCN (rispettivamente 89 e 184).



UHF 51 Mux ESPANSIONE TV:
Arrivano in questo mux i canali TELECOLOR (LCN 18), PRIMARETE (LCN 89), la sua copia nominata Primarete (LCN 184) e STUDIO ITALIA (LCN 179), quest'ultima a schermo nero.




Abbiamo aggiornato le pagine con la griglia dei canali e lo z@pping TV dei due multiplex PRIMARETE LOMBARDIA ed ESPANSIONE TV.

Ore 10.50 -  LAZIO   CAMPANIA  - TELEAMBIENTE: "MI HANNO OSCURATO PER IL MIO NO AL TRAFFICO DELLE FREQUENZE".
Bruno De Vita è il patron di Tele Ambiente, emittente del Centro Italia. È stato tra i pochissimi impresari televisivi a denunciare già anni fa i meccanismi di "telecamorra", dando il via a una serie di inchieste della magistratura. Dopo dieci anni di "blackout" Tele Ambiente è tornata a trasmettere in Campania.
Un mese fa è stato danneggiato il ripetitore di "Julie Italia" sul Monte Faito. A voi cosa è accaduto?
Per due volte siamo stati silenziati con il furto dei trasmettitori. Tanto che a un certo punto abbiamo smesso di andare in onda in Campania, dove siamo tornati dopo dieci anni grazie al digitale terrestre. Purtroppo si tratta di un fenomeno complesso. Peraltro i clan hanno usato il giro di emittenti locali per costruire personaggi, nel caso dei neomelodici, su cui lucrare e consolidare la cultura camorristica. Tutto questo è avvenuto per anni all’interno di un sistema di mercato malavitoso. Peraltro le televisioni venivano usate come mezzo di comunicazione occulto, per mandare messaggi in carcere o per comunicare con i latitanti.
Come funziona "telecamorra"?
Uno dei sistemi più diffusi era l’occupazione della frequenza. Per esempio avviavi un canale su Napoli, poco dopo il segnale veniva occupato abusivamente da un’altra emittente, oppure la frequenza veniva accecata da interferenze appositamente create. Questa operazione mandava in crisi l’azienda: senza visibilità si perdeva pubblicità e senza pubblicità si finisce sul lastrico. Due le vie d’uscita: immancabilmente arrivava in ufficio un "amico" che ti proponeva di vendergli la frequenza a prezzo stracciato, oppure veniva proposto il pagamento di una specie di riscatto per riavere libero il proprio canale.
E nessuno si accorgeva di nulla?
Se certe cose accadono è per assenza di controlli da parte di chi è preposto. Altre volte succedeva che dopo aver presentato denuncia, il Ministero delle Telecomunicazioni inviava i suoi funzionari a verificare. Stranamente, nello stesso giorno delle ispezioni le interferenze cessavano, come se qualcuno sapesse per tempo dell’imminente arrivo degli ispettori.
È una specialità partenopea?
Ad essere onesti il fenomeno è comune ad altre zone d’Italia, in Sicilia come in alcune regioni del Centro. La differenza campana è nei metodi, espliciti e plateali, mentre altrove i meccanismi sono più subdoli. Io stesso ho dovuto affrontare guai in parecchie Regioni per non aver accettato né i sistemi malavitosi, né la corruttela dei funzionari pubblici.
La nuova tecnologia ha modificato i "rapporti di forza" nella guerra per le tv locali?
Il digitale terrestre ha scombussolato tutto. In campo non ci sono più soggetti piccoli e questo ha emarginato i clan che puntavano sulle "azioni di disturbo". Semmai i boss diventano essi stessi, magari attraverso prestanome, impresari televisivi.

Tratto da: http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Mihannooscurato.aspx


 23 AGOSTO 2012 - Giovedì 

Ore 21.15 -  TOSCANA  - MUX TV1: REALIZZATA LA GRIGLIA DEI CANALI E LO Z@PPING TV.
UHF 28 Mux TV1:
Nella sezione regionale TOSCANA IN DIGITALE abbiamo aggiunto nella lista delle TV A SIENA la composizione del mux dell'emittente TV1 di Montevarchi (Arezzo). Il multiplex è composto da nove tv di cui solo TOURIST CHANNEL, con LCN 685, è a schermo nero. Per conoscere tutte le emittenti sintonizzabili consulta la pagina con la griglia dei canali e lo z@pping TV del mux TV1.



Mux TV1 - Z@pping TV


Ore 17.35 - DOSSIER RAI: A SETTEMBRE PIANO RISANAMENTO, MA SU RIFORME MONTI NON HA VINTO.
ROMA - Reuters.it - La nomina di un presidente della Rai dotato per la prima volta di poteri che ne fanno quasi un amministratore delegato è stata interpretata come una vittoria del premier "tecnico" Mario Monti in un settore tradizionalmente controllato dai partiti. Ma la mossa di Monti, che ha portato alla guida di viale Mazzini Anna Maria Tarantola, già vice direttore di Bankitalia - considerata la più autorevole istituzione italiana, da cui sono venute in questi anni figure come l'ex premier Carlo Azeglio Ciampi o il presidente della Bce Mario Draghi - non è l'attesa "grande riforma" dell'azienda pubblica radio-tv, criticata a volte per la lottizzazione interna, altre per l'eccessiva vicinanza al governo, ma che resta per gli italiani il principale canale di informazione. Anche se il nuovo presidente e il consiglio di amministrazione dell'azienda hanno un mandato di tre anni, nella primavera del 2013 l'esperienza di Monti è probabilmente destinata a concludersi con le elezioni, e dunque la Rai resterà "orfana" del governo tecnico e avrà a che fare con un esecutivo politico. Questa circostanza, insieme alla necessità di intervenire sui conti in rosso dell'azienda che rischiano di essere aggravati dalla recessione, fa sì che la presidente Tarantola, 69 anni, abbia iniziato a lavorare a spron battuto, ottenendo a luglio, nel giro di pochi giorni le cosiddette "super-deleghe", e preparandosi a presentare un piano di intervento per la Rai a settembre, come hanno riferito alcune fonti.
Ma la Rai resta un terreno accidentato, e le mosse della neo-presidente - e del dg Luigi Gubitosi, 51 anni, un manager che ha lavorato per 20 anni in Fiat, che è stato anche AD di Wind e siede nel cda dell'Oxfam, un ong che lotta contro fame e povertà - rischiano di innescare reazioni tra i sindacati e i partiti, anche se oggi Pdl, Pd e Udc fanno parte della maggioranza che sostiene Monti.
Un primo scivolone già c'è stato nelle settimane scorse, quando a Gubitosi è stato concesso uno stipendio di 650.000 euro lordi annui, quanti al suo predecessore. Molti, nel Pdl e nel Pd, hanno protestato contro una decisione del genere in tempi di crisi. Poi però Tarantola ha tagliato il proprio stipendio di circa il 20% e la polemica è rientrata.
L'ESERCITO DEI COLLABORATORI E I CONTI IN ROSSO
Il più grande rimpianto di Lucia Annunziata, ultima donna alla guida di Viale Mazzini prima di Tarantola, è probabilmente quello di non essere mai riuscita a mettere le mani sul faraonico e semi-leggendario registro dei circa 40.000 collaboratori della Rai, che si affiancano a circa 12.000 dipendenti. "Come presidente ho cercato disperatamente di avere il registro di tutti i collaboratori di cui si avvale l'azienda: non ci si sono mai riuscita. Le collaborazioni sono il vero polso di dove conta la politica", racconta Annunziata, 61 anni, che al vertice della Rai rimase solo un anno, tra il 2003 e il 2004, prima di dare le dimissioni per protesta contro alcune nomine decise dal dg Flavio Cattaneo, voluto dall'allora premier Silvio Berlusconi.
Un rischio che sembra non correre Tarantola. Perché se è sempre il dg a proporre le nomine, ora dovrà essere la presidente ad approvarle - almeno quelle 'corporate', cioè non editoriali e giornalistiche - e non più un consiglio di amministrazione ancora eletto dai partiti. Per questo, due fonti vicine alla presidenza della Rai concordano nel dire che Tarantola e Gubitosi - del resto scelti entrambi da Monti - sono "condannati a lavorare insieme per il bene dell'azienda".
Un'azienda che non se la passa benissimo, con un debito consolidato di circa 300 milioni di euro e un passivo che per il 2012 sarà di alcune decine di milioni - anche per il costo dei diritti tv per Olimpiadi ed Europei di calcio - secondo le stesse previsioni dell'azienda.
Sarà dunque Tarantola ad aprire il "libro dei collaboratori" - pieno di precari ma anche di consulenti ben pagati - e a mettere ordine nei conti della più grande azienda culturale italiana, che ha un fatturato attorno ai 3 miliardi di euro?
Intanto, secondo l'associazione "Iva Party", che ha già scritto al governo, Viale Mazzini deve affrontare la vicenda di almeno 2.000 collaboratori a partita Iva che lavorano nelle redazioni di tg e programmi e che per la nuova riforma del lavoro potrebbero avere diritto all'assunzione. Ma la Rai non sembra potersi caricare di altri dipendenti, e da mesi si rincorrono anzi voci - per ora sempre smentite dai vertici - del possibile taglio degli "esuberi", quantificati in 3.000 dipendenti nei giorni scorsi da un quotidiano.
SPENDING REVIEW A VIALE MAZZINI
Fonti a conoscenza della materia hanno riferito che presidente e dg sono al lavoro su una sorta di "spending review", con l'obiettivo di evitare gli sprechi e di abbattere i costi. "Senza il risanamento, la Rai non va da nessuna parte", ha detto una delle fonti.
Due giorni fa, in un'intervista concessa al "Secolo XIX" dalla vacanza in Liguria - da cui rientrerà la settimana prossima - la presidente ha detto che sta lavorando sulla questione dei conti, non ha escluso un taglio dei cachet dei personaggi tv e ha chiesto che sul piccolo schermo ci siano donne "normali" e non solo pin-up.
Nell'intervista, Tarantola ha anche ricordato che a fine anno scade il contratto triennale di servizio tra la Rai e il ministero dello Sviluppo economico, che stabilisce la "missione e il ruolo" dell'azienda radio-tv, dalla "qualità dell'informazione" alla "diffusione dell'educazione finanziaria ed economica".
Il capitolo delle nuove nomine aziendali si dovrebbe invece aprire dopo la questione del piano di risanamento. Il presidente, su proposta del dg, deciderà direttamente solo sull'area "corporate" (legale, affari strategici, finanza e pianificazione, personale, servizi generali e area tecnica), ma non quella editoriale e giornalistica. A dire l'ultima parola sui dirigenti di telegiornali, reti, generi, fiction, radio, marketing e "new media" sarà invece il cda.
IL PESO DEI PARTITI
"Con le deleghe speciali che ha, il presidente ha già tagliato le unghie a certi gruppi di potere e di pressione" interessati agli appalti e alle nomine in Rai, dice una fonte vicina alla presidenza.
La stessa fonte ammette però che il potere del cda in materia editoriale e giornalistica - in Rai lavorano 1.700 giornalisti - può permettere ai partiti, ma anche ad alcune lobby, di pesare ancora parecchio sulle scelte dell'azienda.
Che i partiti siano così importanti a viale Mazzini è un dato storico. La Rai (allora Radio Audizioni Italiane) nasce dopo il 1945, quando non c'era ancora la tv, come società privata controllata dalla piemontese Sip sulle ceneri dell'Eiar, la radio di Stato fascista, con lo scopo di ricostruire la rete radiofonica. Poi però il ministero delle Comunicazioni rileva tutte le quote.
"Dal Secondo Dopoguerra in poi il grande capitale ha avuto i suoi giornali, è sempre rimasto distaccato dalla politica dei partiti, guardandola dall'alto in basso: se ne è servito, ma senza riconoscere il primato della politica", dice un dirigente Rai, e giornalista, che preferisce restare anonimo.
"La politica, il governo, si sono difesi utilizzando la Rai, usando la tv per rappresentarsi, per raccontarsi".
E per gli italiani la tv resta ancora oggi il principale strumento per ottenere notizie: nel marzo del 2010 la pensavano così l'89,1% degli italiani interpellati dal'Autorità per la garanzia nelle comunicazioni.
A metà degli anni 70, con un'importante riforma seguita all'avanzata elettorale della sinistra, la Rai smette di essere direttamente al servizio del governo, e passa sotto il controllo del Parlamento. E' quello che qualcuno chiama "pluralismo", qualcun altro "lottizzazione", con la divisione delle reti in sfere d'influenza dei principali partiti e in alcuni casi delle sue correnti.
Negli anni 90, con la decisione dell'imprenditore dei media Berlusconi di fondare un partito e candidarsi alle elezioni, lo scenario cambia ancora.
Il principale concorrente della Rai, divenuto premier, interviene sull'azienda. E il suo governo fa approvare una legge, la cosiddetta Gasparri - dal nome dell'ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri - che dà ai partiti, attraverso la Commissione di vigilanza, il potere di eleggere direttamente gran parte dei membri del cda, mentre gli altri sono indicati dal governo. Solo per eleggere il presidente occorre una maggioranza qualificata, quasi più ampia di quella che serve per eleggere il capo dello Stato. Per lo stesso Gasparri, però, l'intromissione della politica nella tv pubblica "non è un problema solo italiano. Mi pare che (il premier Tony) Blair in Gran Bretagna abbia cacciato il capo della Bbc. (l'ex presidente francese Nicolas) Sarkozy è intervenuto nel sistema dei media francesi, e (il premier spagnolo José Luis) Zapatero, dopo essere andato al governo ha fatto leggi per favorire i gruppi editoriali che lo avevano sostenuto...".
Ma per il deputato radicale - ma eletto nelle fila del Pd - Marco Beltrandi, che fa parte della commissione di Vigilanza, si tratta di "inaccettabile lottizzazione": "In Rai i partiti si spartiscono le cose più importanti, l'informazione è lottizzata al 100%. Se prende il Tg1, può notare che indipendentemente dalla cronaca e dalle notizie ai partiti si tende a riservare sempre il medesimo tempo... c'è un controllo quasi militare. Per non parlare dei posti dirigenziali, dei giornalisti, della spartizione degli appalti, che vanno anche a familiari di politici e a società costituite da dirigenti". Beltrandi non ha votato per Tarantola, perché avrebbe voluto ascoltare prima il suo programma e valutare i candidati alla guida della Rai sulla base dei curriculum.
A certificare il tempo che la Rai riserva alla politica è l'Agcom. Secondo i dati il Tg1, nel luglio del 2012, ha complessivamente riservato oltre un quinto del cosiddetto "tempo d'antenna" della politica - cioè il tempo di parola diretta più quello riservato alle notizie relative a un soggetto - al presidente del Consiglio.
Nel tempo dedicato solo ai partiti, il Pdl ha trionfato col 35%,18%, seguito dal 25,34% del Pd e dal 9,72% dell'Udc.
IL COLOSSO DAI PIEDI FRAGILI
Nel frattempo, Tarantola e Gubitosi devono far fronte a una situazione per la Rai che ha vari punti critici, e potrebbero decidere oltre a risparmi, accorpamenti di canali e vere e proprie dismissioni.
All'inizio di agosto, il quotidiano "Italia Oggi" ha parlato, senza indicare fonti, della possibile vendita di immobili di pregio, come la sede di Venezia, sul Canal Grande, o quella di Torino.
Nel 2010 l'azienda ha incassato tra canone e fondi pubblici 1,685 miliardi, meno - spesso molto meno - delle altre emittenti pubbliche europee, ma ha un'evasione del canone stimata attorno al 27%,contro il 5% della Bbc o l'1% della tv pubblica francese.
Nel 2011 il broadcaster pubblico ha incassato dalla pubblicità circa 960 milioni di euro, con un calo di oltre il 15%. Ma a Mediaset, che non ha tetti pubblicitari ma neanche il canone, è andata peggio: -36%. Nel 2012 la previsione di Assocomunicazione per la Rai è di un calo del 9-14%.
Eppure la Rai è la tv pubblica europea con più canali: 14, più uno in alta definizione. "Investendo nel digitale terrestre la Rai non ha avuto risorse aggiuntive, in realtà ha avuto solo dei costi", dice Augusto Preta, un esperto del mercato tv che insegna economia dei media all'Università di Sassari.
"Sono stati creati nuovi canali che portano solo costi. Non c'è ragione per cui un operatore pubblico abbia tanti canali".
Un'idea, per Preta, sarebbe quella di ridurre i canali e vendere RaiWay, cioè la società che possiede la rete di diffusione del segnale tv e che è valutata al momento quasi un miliardo di euro, usando invece le risorse per i contenuti.
Una possibilità più estrema, consentita dalla stessa legge Gasparri, è quella di privatizzare, vendere una o più reti Rai. Un analista finanziario milanese del settore media, che preferisce conservare l'anonimato, valuta per esempio in 450 milioni di euro Rai 3, che è ormai di fatto la seconda rete pubblica in termine di share. Anche se ammette che sarebbe difficile trovare un acquirente, almeno fino a che la situazione politica italiana, così ancora dominata dalla presenza di Berlusconi sia in politica che nel settore dei media, non cambi.L'ex presidente Annunziata teme invece una soluzione "come all'Alitalia, con la good company e la bad company", con la concentrazione delle risorse sulla "ammiraglia" Rai 1 e un processo come quello che in Francia portò alla privatizzazione di Tf1.
"Sono d'accordo a privatizzare, ma non così. Questa sarebbe una rapina ai danni dei contribuenti.... La Rai ha una posizione eccessiva sul mercato. E' evidente che la Rai è troppo grande.
Ma se vendi solo le cose buone, che portano ascolto, è una fregatura". Ma la privatizzazione della Rai, pure sancita nel 1995 da un referendum popolare, non piace in genere ai politici italiani.
Nel centrosinistra, per esempio, furono molte le critiche all'ex premier Romano Prodi quando propose di vendere gran parte delle reti ai privati. E perfino il presidente degli investitori pubblicitari, Lorenzo Sassoli De Bianchi, l'ha esclusa, propendendo invece per la creazione di una fondazione in stile Bbc.
SOGNANDO LA BBC
Nel gennaio di quest'anno, Monti, intervistato nella popolare trasmissione "Che tempo che fa", a Fabio Fazio che gli chiedeva conto di una possibile riforma Rai, rispose: "Mi dia ancora qualche settimana e lei vedrà". Oltre tre mesi dopo, a fine aprile, fu però il ministro per i rapporti col Parlamento, Pietro Giarda, a spiegare che "in considerazione dell'imminente scadenza del consiglio di amministrazione (della Rai)... non era possibile intervenire con una modifica legislativa", assicurando comunque che "il governo è seriamente intenzionato ad aprire un dialogo col Parlamento al fine di giungere in tempi rapidi a una riforma della governance della Rai".
Era, in sostanza, un'ammissione di fallimento, motivato soprattutto dai veti del Pdl, contrario a modificare la legge, in nome - sostengono i berlusconiani - della difesa delle prerogative del Parlamento sulla tv pubblica. Nel frattempo, dopo l'elezione del cda e del presidente, la questione della riforma Rai sembra sparita dall'agenda di Camera e Senato, mentre il governo è sempre alle prese con la lotta alla crisi. Intanto, esperti di comunicazione e media, come Giorgio Gori - un tempo enfant prodige di Mediaset e oggi, a 52 anni, attivista politico vicino al sindaco di Firenze Matteo Renzi - la Rai dovrebbe seguire il modello britannico, quello della Bbc: "Un primo organismo di garanzia, un trust con personalità al di sopra delle parti, nominato dal presidente della Repubblica, con funzioni di indirizzo e controllo, che nomina a sua volta un organismo di gestione composto da pochi membri che tra loro eleggono un amministratore delegato". E' scettico invece Antonio Verro, 66 anni, membro del cda Rai al secondo mandato, definito spesso dai giornali "berlusconiano di ferro": "O c'è la consapevolezza generale e soprattutto della Rai che bisogna marcare le differenze dalla politica e affermare la propria autonomia, o si finisce in un calderone che non fa bene a nessuno. Come questo si traduca in un fatto legislativo non lo so, e non mi appassiona". E uno dei più noti esperti italiani di sondaggi, Nicola Piepoli, getta acqua sul fuoco: "Alla gente non importa granché di chi governa la Rai, di chi sia il presidente, interessa solo dei programmi. In questo momento l'audience c'è".
Se si guarda ai dati esibiti dalla Rai sul proprio gradimento, che risalgono al novembre 2010, il voto degli italiani sulla qualità percepita (Iqp) sta tra "sufficiente" e "buono", con il valore più alto assegnato ai varietà e ai tg, mentre il pubblico boccia i reality.
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Ore 12.30 -  MOLISE  - MUX TLT MOLISE: E' ARRIVATO TELEMAX.
UHF 31-43 Mux TLT MOLISE:

L'emittente di Lanciano (Chieti) TeleMax espande la propria copertura anche nella regione Molise, infatti da alcuni giorni è arrivata nel mux TLT MOLISE al posto di TLT Molise6, che stava a schermo nero, con la numerazione LCN 699.




Ore 11.45 -  SICILIA  - ANTENNA SICILIA E TELECOLOR: A RISCHIO 52 POSTI DI LAVORO.
CATANIA – Il Comitato di redazione del quotidiano “La Sicilia” ha espresso solidarietà ai colleghi ed ai lavoratori di Antenna Sicilia e di Telecolor per la difficilissima vertenza occupazionale che si ritrovano ad affrontare.
“Una vertenza – spiega il Cdr – che, oltre a mettere in discussione 52 posti di lavoro rischia di impoverire ulteriormente l’informazione sul territorio alla quale le due emittenti danno, da decenni, un contributo fondamentale”.
Solidarietà ai dipendenti tecnici e amministrativi delle due emittenti televisive è stata espressa dalla Segreteria provinciale di Catania dell’Associazione Siciliana della Stampa, “preoccupata che lo stato di crisi delle due aziende possa incidere sui livello occupazionali dei lavoratori”.
In particolare, “per il settore tecnico si tratta di professionalità che negli anni, con pari dignità insieme alla componente giornalistica, ha contribuito ad offrire una informazione di qualità”.
L’Assostampa Catania ritiene, pertanto, “indispensabile andare a ricercare soluzioni che rilancino la centralità dell’informazione su testate che hanno dato finora grande dimostrazione di professionalità nell’ambito dell’informazione locale”.
Il segretario provinciale dell’Associazione Siciliana della Stampa di Messina, Giuseppe Gulletta, consigliere generale dell’Inpgi, dal canto suo, segue con attenzione l’evolversi della situazione nelle due storiche emittenti catanesi, punto di riferimento dell’informazione isolana ed assicura il proprio interessamento e l’assistenza ai colleghi giornalisti, soprattutto dal punto di vista previdenziale.
L’11 agosto scorso, l’assemblea dei lavoratori delle emittenti televisive Antenna Sicilia e Telecolor, già in stato di agitazione, ha dichiarato 16 ore di sciopero, immediatamente a ridosso del periodo di ferie agostane, supportate da manifestazioni informative e di protesta “contro il taglio del personale e l’impoverimento delle famiglie catanesi”.
La protesta nasce dall’avvio delle procedure per il licenziamento collettivo di oltre la metà del personale per ciascuna delle emittenti. Le organizzazioni sindacali Slc Cgil e Fistel Cisl, infatti, ritengono “inaccettabile per i lavoratori dipendenti che rappresentano la decisione che le due aziende hanno preso, dopo il tentativo di riduzione al 50 per cento del lavoro per tutti i dipendenti dei settori tecnico e amministrativo”.
Antenna Sicilia e Telecolor, importanti aziende al centro del sistema dell’informazione e della televisione siciliana, si sono dichiarate in grave crisi economica e in difficoltà a continuare le proprie attività a causa della riduzione dei finanziamenti pubblici e del carico economico dovuto al passaggio al digitale terrestre. Nel dettaglio, l’azienda Sige, che gestisce le emittenti televisive locali Antenna Sicilia e Teletna, non rinnoverà i contratti a termine; l’esubero riguarda 28 lavoratori a tempo indeterminato, dai diversi reparti, e, in particolare, coinvolgono i settori dell’amministrazione, tecnico e produzione. L’azienda Telecolor International gestisce le emittenti televisive locali Telecolor e Video3; l’azienda non rinnoverà i contratti a termine; l’esubero riguarda 24 lavoratori a tempo indeterminato, dai diversi reparti, in particolare dai settori amministrazione, tecnico e produzione. I segretari di Slc-Cgil e Fistel-Cisl, Davide Foti e Gianfranco Milazzo, dichiarando “inaccettabili le posizioni delle aziende”, affermano che “occorre costruire un confronto per individuare tutte le possibili soluzioni”.
Dal canto loro, i lavoratori, che in assemblea hanno dichiarato “insostenibile la prima richiesta di riduzione del lavoro del 50 per cento”, adesso ritengono “impensabile trovarsi senza lavoro”.
Pertanto, i sindacati si dicono preoccupati dall’elevato numero di lavoratori inserito tra gli esuberi dichiarati dall’azienda e non riescono a giustificarlo in relazione alla possibilità, per entrambe le aziende, di poter continuare a svolgere il propria attività. Senza cameramen, operatori, tecnici sarà, infatti, impossibile poter offrire un’informazione di qualità e una produzione valida.
Per Angelo Villari e Alfio Giulio, segretari generali provinciali di Cgil e Cisl, “a Catania la crisi non risparmia nessuno, ogni giorno la sintesi del confronto con le aziende sembra un bollettino di guerra, per la perdita di posti di lavoro. Riteniamo fondamentale il ruolo che Antenna Sicilia e Telecolor svolgono a Catania, e in tutta la Sicilia, per l’informazione e la promozione delle professionalità del territorio etneo”.
“Ci preoccupa la soluzione alla crisi prospettata dalle due aziende – sottolineano Villari e Giulio – che ci aspettiamo sia diversa perché non può colpire i lavoratori e le loro famiglie. È inaccettabile mettere alla porta i lavoratori, che sono valore aggiunto, qualità e cuore delle aziende. Essi, con il loro contributo e la loro passione, hanno fatto sì che queste aziende dell’informazione, dell’intrattenimento della televisione locale, in tutti questi anni siano cresciute e si siano arricchite di contenuti. Occorre invece costruire un progetto comune che permetta di tenere insieme lavoratori e aziende, per far fronte all’attuale momento di crisi e recessione, le banche devono anche loro contribuire e agevolare le aziende, così da raggiungere prima possibile l’inizio di un nuovo periodo di stabilità e crescita”.
“Questa situazione potrà essere superata – concludono i due segretari generali di Cgil e Cisl – solo attraverso un concorso di impegno e responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, lavoratori e sindacati, aziende, istituzioni competenti. Se ognuno riuscirà a fare la propria parte è possibile si riesca a trovare soluzioni che permettano a tutti di continuare a vivere dignitosamente. In questa fase di difficoltà generale, ognuno sarà costretto a condividere una parte per mantenere in piedi il progetto comune per raggiungere l’obiettivo finale e superare la crisi.
I lavoratori sono disponibili da parte loro a sacrificare qualcosa a condizione che ci sia un progetto per il futuro e quindi una continuità lavorativa. Per questo chiediamo alle aziende di non continuare a rimanere arroccate in posizioni poco condivisibili. Così come chiediamo alle istituzioni competenti al finanziamento delle risorse di mantenere gli impegni assunti e necessari al mantenimento del settore dell’informazione”.
Infine, il Coordinamento provinciale di Federcontribuenti Catania denuncia come “il monopolista dell’informazione siciliana Ciancio continua a ridurre gli spazi di informazione plurale riducendo i suoi mezzi d’informazione a strumenti del potere e per fare affari con gli incassi pubblicitari, sacrificando professionalità e privilegiando la voce dei poteri forti”.

Tratto da: http://www.giornalisticalabria.it/2012/08/19/antenna-sicilia-e-telecolor-a-rischio-52-posti-di-lavoro


 22 AGOSTO 2012 - Mercoledì 

Ore 18.35 -  ABRUZZO  - MUX TV SEI: INIZIATA LA PROGRAMMAZIONE DI TVSEI NEWS E TERAMO CHANNEL.
UHF 43 Mux TV SEI:
E' iniziata la programmazione dei canali TVSEI NEWS (LCN 635) e di TERAMO CHANNEL (LCN 636); gli slot erano già presenti ma erano a schermo nero. Abbiamo aggiornato la griglia dei canali e lo z@pping TV del mux abruzzese di TV SEI.






Ore 18.00 -  MUX NAZIONALI   ABRUZZO  - MUX TIVUITALIA / MUX TV SEI: ABCHANNEL, DIFFERENTE PROGRAMMAZIONE DEL MEDESIMO CANALE.
TIVUITALIA Mux 1 / Mux 2 / Mux LAZIO :

UHF 43 Mux TV SEI:
L'emittente abruzzese AB CHANNEL, come noto, è trasmessa sul digitale terrestre dal mux di TIVUITALIA con l'identificativo Rete Italia (LCN 131) e via satellite su Eutelsat 13° est (sky 835). La stessa AB CHANNEL è anche trasmessa localmente dal mux abruzzese di TV SEI, con il nominativo SEI IN ABRUZZO (LCN 634). Fino a qualche tempo fa, la programmazione sui due mux del digitale terrestre e via sat era la stessa; dopo l'introduzione dell'identificativo Rete Italia, sul mux nazionale di TIVUITALIA, è sempre meno presente in video il logo di AB CHANNEL, mentre nel mux locale abruzzese va in onda una programmazione differente con il solo logo di AB CHANNEL. Qui sotto potete vedere le immagini prese in contemporanea, dove si nota una programmazione che differisce del tutto.

AB CHANNEL da mux TIVUITALIA.

AB CHANNEL da mux TV SEI.


 21 AGOSTO 2012 - Martedì 

Ore 19.50 -  MUX NAZIONALI  - MUX EUROPA 7: ATTIVATI NOVE CANALI PER LE PARTITE DI SERIE B.
Ch.08/27/46/59 Mux EUROPA 7 HD:
Sono stati attivati nove canali per trasmettere le partite del prossimo campionato di serie B. Si tratta di SERIE B TV (LCN 419), SERIE B TV 1 (LCN 420), SERIE B TV 2 (LCN 421), SERIE B TV 3 (LCN 422), SERIE B TV 4 (LCN 423), SERIE B TV 5 (LCN 424), SERIE B TV 6 (LCN 425), SERIE B TV 7 (LCN 426), SERIE B TV 8 (LCN 427), al momento sono tutti a schermo nero. Sono stati eliminati i quattro canali di cinema HORROR, ACTION, CLASSIC, e FAMILY che oramai da molto tempo non trasmettevano più ed erano a schermo nero, tolti anche PPV MOVIE 1, PPV MOVIE2, PPV MOVIE3 e i canali TEST 2 e TEST 3, anche questi erano sempre a schermo nero. Continuano regolarmente a trasmettere FLY (LCN 417), l'unico canale di film in alta definizione SENTIMENTAL (LCN 418), e iLIKE.TV passato dalla LCN 426 alla 428. Come potete vedere dalla terza immagine che vi alleghiamo la modulazione è ancora a 16 QAM, vedremo se verrà ripristinata a 256 QAM per aver maggior banda disponibile per poter trasmettere le partite del campionato cadetto in alta qualità DVB-T2.












 20 AGOSTO 2012 - Lunedì 

Ore 22.55 - APPLE TRATTA CON LE MAGGIORI TV VIA CAVO.
CUPERTINO (Stati Uniti) – Apple sta trattando con le maggiori tv via cavo Usa per portare i loro programmi sulla Apple Tv o su un nuovo decoder, secondo indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Journal, che cita “fonti informate”. Secondo il quotidiano economico, i colloqui in corso, preceduti il mese scorso dall’incontro tra il Ceo di Apple, Tim Cook, e quello di Time Warner Cable, Glenn Britt, rappresentano “il tentativo più serio di raggiungere il salotto degli utenti dopo anni di tentativi”.
Da Cupertino al momento nessuna conferma o smentita: il portavoce Tom Neumayr ha detto che non commenta “voci o ipotesi speculative”. Voci che vanno ad aggiungersi a quelle sulla tv della Apple. Di un televisore di Cupertino si parla infatti da tempo, con tutta una serie di indiscrezioni che vengono puntualmente smentite dai fatti. Ma proprio in questi giorni Apple ha anche acquistato tutta una serie di brevetti per la registrazione video e altri elementi da usare in apparecchi tv. I colloqui in corso, se confermati, potrebbero essere una conferma delle voci che sostengono che la nuova “Apple Tv”, o “iTv”, sarà un “decoder” piuttosto che un televisore, con capacità di registrazione e trasmissione via “Air” ad altri dispositivi Apple.
Manca, intanto, meno di una settimana alla sentenza che dovrebbe mettere un primo punto fermo alle dispute sul copyright tra Apple e Samsung, ma c’é ancora spazio per una soluzione pacifica del conflitto. Lo ha affermato ai media statunitensi Lucy Koh, il giudice federale della corte di San Jose, in California, che sta guidando il processo.
“E’ tempo di pace – ha spiegato Koh, che riporterà la giuria in aula il prossimo mercoledì – ho chiesto agli avvocati di cercare un nuovo accordo prima della sentenza, perché vedo dei rischi per entrambe le parti in causa”. Il processo californiano dura ormai da tre settimane, durante le quali entrambe le aziende hanno cercato di provare la propria paternità sulle tecnologie di smartphone e tablet.
L’ultima testimonianza in ordine di tempo è stata quella di Roger Fidler, esperto di informatica dell’università del Missouri, secondo cui i progettisti della Apple si sono basati in realtà sui disegni dello stesso Fidler, che dagli anni ’80 studiava la realizzazione di un tablet e che li ha mostrati loro a metà degli anni ’90.
Questo, secondo gli avvocati della casa coreana, dimostrerebbe che Apple non può avanzare rivendicazioni su progetti che essa stessa avrebbe “rubato”. Oltre che in aula, Samsung proverà a “colpire” i rivali anche sul mercato, con il lancio negli Usa e in Gran Bretagna della nuova versione del suo tablet Galaxy Note previsto per giovedì prossimo.

Tratto da: http://www.giornalisticalabria.it/2012/08/16/apple-tratta-con-le-maggiori-tv-via-cavo

Ore 22.45 -  ABRUZZO  - MUX TELESIRIO: ARRIVA TELESIRIO SHOP.
UHF 43 Mux TELESIRIO:
E' arrivato un nuovo canale TELESIRIO SHOP, con LCN 289, in precedenza occupato da TELESIRIO PLUS che invece passa alla posizione 118. TELESIRIO NEWS che aveva quest'ultima numerazione è stato eliminato. Abbiamo aggiornato la griglia dei canali e lo z@pping TV del mux TELESIRIO.



Ore 18.20 -  ABRUZZO  - MUX ATV7: ARRIVA TELESIRIO ABRUZZO.
UHF 23 Mux ATV7:
Un'altra emittente locale, dopo TELEPONTE, espande la propria copertura e diviene regionale. Infatti da oggi TELESIRIO di Avezzano (AQ) arriva nel mux di ATV7 con l'identificativo TELESIRIO (Abruzzo) e con la numerazione LCN 16. Inoltre TVR Voxson +1, LCN 684, viene rinominato in Voxson +1 e passa nella posizione 683, mentre TVR Voxson 2, che aveva LCN 683, è stato eliminato.




Ore 15.45 -  LAZIO  - MUX CANALEZERO: TORNA ATTIVO DA MONTE MARIO A ROMA.
UHF 23 mux CANALEZERO:
Dopo parecchi mesi, per la precisione da gennaio scorso era stato spento, torna sintonizzabile dalla postazione di Monte Mario a Roma il mux CANALEZERO sul canale 23 UHF. Rispetto alla vecchia configurazione non sono più presenti le emittenti di Frosinone EXTRA TV, aveva la numerazione LNC 94, e EXTRASPORT 24, aveva la 286. Sono stati aggiunti, invece, Gari TV 1, con LCN 293, già presente nel mux SUPERNOVA sul canale 69 UHF dalla postazione di Monte Cavo, e Radio Gari, con LCN 889. Abbiamo aggiornato la pagina con i dettagli tecnici di tutti i canali e lo z@pping TV del multiplex CANALE ZERO.

Mux CANALE ZERO - Z@pping TV


Ore 12.00 -  MARCHE  - MUX TVP ITALIA: ATTIVATO IL NUOVO MULTIPLEX DAL MONTE CONERO AD ANCONA.
UHF 35 Mux TVP ITALIA:
Da alcuni giorni è stato attivato dalla postazione del Monte Conero (Ancona) sul canale 35 UHF il nuovo mux dell'emittente di San Benedetto del Tronto (AP) TVP ITALIA. Il multiplex contiene sei tv con trasmissioni in test, VERA TV (LCN 79), VERA NEWS (LCN 187), VERA SPORT (LCN 286), CRISHOP (LCN 628), E20.TV (LCN 639) e Lepido Games (LCN 640). Ricordiamo che TVP ITALIA ha acquisito l'emittente teramana VERA TV e gli impianti di trasmissione nelle Marche e in Abruzzo della napoletana TELE A+. Nelle prossime settimane verrà ampliata la copertura nelle due regioni, in Abruzzo sarà attiva sul canale 34 UHF. Per il momento l'emittente TVP ITALIA è ancora trasmessa nel mux dell'ascolana RTM. Abbiamo realizzato la nuova pagina con la griglia dei canali del mux TVP ITALIA.