Da Lunedì 10 a Domenica 16 DICEMBRE 2012



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 16 DICEMBRE 2012 - Domenica 

Ore 22.20 - RAI 3: FABIO FAZIO IN ONDA CON IL LOGO TGR PIEMONTE.
In emissione a Rai 3 Piemonte devono essere un po' distratti, soprattutto di domenica. Oggi li abbiamo pizzicati mentre è andato in onda il monoscopio di Rai 3 Abruzzo (guarda la relativa news delle ore 17.20), mentre in serata, al termine della seconda edizione del TGR Piemonte, dalla messa in onda non è stata rimossa la scritta del telegiornale regionale. Alle ore 20 Inizia Blob e la scritta resta lì, termina qualche minuto dopo quindi passano due promo, e la linea passa al  programma di Fabio Fazio Che tempo che fa. In onda nessuno si accorge che in alto a sinistra c'è il fascione TGR Piemonte. Arriva Filippa che presenta gli ospiti, quindi Fabio Fazio procede con la consueta apertura del programma affidata come sempre a Luca Mercalli, successivamente si passa al primo ospite e finalmente alle ore 20.22 qualcuno si accorge che quel logo è da rimuovere. Chissà, forse è stata Lucianina Littizzetto che da piemontese ha voluto fare uno scherzo a Fabio Fazio, la prossima settimana per par condicio attendiamo la sovraimpressione del TGR Liguria. Per completezza di informazioni specifichiamo che sulla rete del digitale terrestre del Piemonte la scritta non era in onda, il disservizio è stato sul segnale satellitare di Rai 3 su sky.




Ore 17.40 -  LOMBARDIA  - MUX TELECITY (LOMBARDIA): AGGIORNATA LA GRIGLIA DEI CANALI E LO Z@PPING TV.
UHF 45 Mux TELECITY (LOMBARDIA)
Continuiamo ad aggiornare le composizioni dei mux locali, dopo il rimpasto di alcuni canali in conseguenza delle rottamazioni di alcune frequenze, avvenute nei giorni scorsi. Fanno il loro ingresso in questo mux due copie del canale Italia 8 Canale 78, denominate rispettivamente Italia 8 Canale_78 e Italia 8 Canale__78 (LCN 616 e 668), precedentemente tali numerazioni erano utilizzate rispettivamente da ItaliaOtto 1 MI e da Telestar 1. Abbiamo aggiornato la griglia dei canali e lo Z@pping TV del mux TELECITY (LOMBARDIA).

Mux TELECITY ‎‎(LOMBARDIA)‎‎ - Z@pping TV


Ore 17.20 - RAI 3: IN ONDA IL MONOSCOPIO DI RAI 3 ABRUZZO !
Quando durante un TG o un programma televisivo avvengono dei disservizi causati da errori non ben definiti, in gergo "tecnico" si usa dire che è stata fatta una cappella o una cappellata. Ed è proprio quello che è successo oggi poco prima della messa in onda del TGR Piemonte delle ore 14, quando per una trentina di secondi è andato in onda il monoscopio di Rai Tre Abruzzo, poi tutto ad un tratto sono partiti i titoli di testa (ormai già mozzati) del telegiornale regionale subalpino. Questo disservizio è avvenuto monitorando il segnale satellitare di Rai 3 su sky.



Ore 13.50 - NON TROVI PIU' ODEON? MANDA UN SMS.
Dopo la recente rottamazione dei mux interregionali TELECAMPIONE e TELEREPORTER il canale Odeon 24 (LCN 177) è disponibile nel mux di RETECAPRI sull' UHF 57 (
UHF 32 in Sicilia e UHF 62 in Sardegna). La stessa Odeon 24 mette a disposizione un numero, il 335 18 999 69, ed inviando un sms con il nome della città sarete ricontattati da un tecnico che vi fornirà tutte le informazioni necessarie per risintonizzare l'emittente.


Ore 11.45 -  LOMBARDIA  - MUX TELESTAR (LOMBARDIA): AGGIORNATA LA GRIGLIA DEI CANALI E LO Z@PPING TV.
UHF 41 Mux TELESTAR (LOMBARDIA)
Dopo la rottamazione spontanea da parte del gruppo televisivo di Giorgio Tacchino del mux ITALIA 8 (LOMBARDIA) UHF 43, alcuni canali che erano precedentemente allocati al suo interno, hanno fatto la loro comparsa nel mux di TELESTAR (LOMBARDIA), altri canali invece hanno "clonato" denominazione mantenendo posizioni LCN delle tv precedentemente irradiate; vediamo in dettaglio la situazione aggiornata.
Fanno il loro ingresso Canale Acqua (LCN 65) e Nuovolari (LCN 222), quest'ultima con una qualità video molto bassa. Come abbiamo detto in una precedente news, è stato modificato il logo di Romit Tv (LCN 246), mentre l' LCN 272 è ora occupata da 7Gold Musica__MI, precedentemente tale numerazione era di ItaliaOtto 2. Sull' LCN 285 e 577 sono presenti due copie di Telestar Canale 77 ma sono denominati rispettivamente Telestar Canale_77 e Telestar Canale__77 (l' LCN 577 era precedentemente di Telestar 2). La posizione LCN 666 non è più di Telestar 1 MI ma di 7Gold Musica_MI.
Sperando di essere stati il più chiari possibile aggiungiamo, come sempre, che per monitorare la situazione aggiornata del mux
TELESTAR (LOMBARDIA) potete consultare la griglia dei canali, con i dettagli tecnici, e lo z@pping TV, con tutte le immagini delle emittenti irradiate da questo multiplex.

Mux TELESTAR ‎(LOMBARDIA)‎ - Z@pping TV



 15 DICEMBRE 2012 - Sabato 

Ore 22.50 - RIASSEGNAZIONI FREQUENZE TV LOCALI: ON LINE IL MASTERPLAN DEL MINISTERO.
Oliviero Dellerba, titolare del sito OTGTV.it, ha recentemente pubblicato su Digital Forum il masterplan definitivo delle riassegnazioni delle frequenze dopo la dismissione dei canali televisivi dall' UHF 61 a 69 che dal prossimo 1° gennaio saranno assegnati alla telefonia mobile per la creazione delle nuove reti 4G - LTE (Long Term Evolution). Il Masterplan ha diverse voci: partendo da sinistra ci sono le date in cui occorre effettuare gli scambi o spegnimenti, quindi è indicata la denominazione della postazione, il relativo comune di appartenenza e la provincia. Scorrendo le varie righe del documento excell verso destra compare il numero del canale (VHF - UHF) precedentemente assegnato da spegnere e il nuovo canale assegnato (solo UHF); in alcuni casi non c'è un numero ma un semplice NO, pertanto l'emittente deve spegnere definitivamente il suo mux, e se vorrà continuare a trasmettere dovrà affittare banda di trasmissione da altri provider.
Stiamo progressivamente aggiornando le nostre liste delle località italiane coinvolte in questa seconda fase di switch off, insieme alla composizione dei multiplex locali, questo come sempre anche grazie alle vostre preziosissime informazioni.

http://www.otgtv.it/TRANSFER/masterplan.zip

Ore 12.30 -  LOMBARDIA  - MUX LA 6: AGGIORNATA LA GRIGLIA DEI CANALI E LO Z@PPING TV.
UHF 21 Mux LA 6
Come vi avevamo segnalato nei giorni scorsi ha fatto il suo ingresso nel mux
LA 6 il canale musicale 8 FM TV (LCN 617). Abbiamo aggiornato la griglia dei canali e lo z@pping TV del mux LA 6.


Mux LA 6 - Z@pping TV


Ore 12.00 -  LAZIO  - MUX CANALE 10: ACCESO L' UHF 42 DA MONTE CAVO A ROMA. * (CON UPDATE).
UHF 42 mux CANALE 10:
Il mux dell' emittente ostiense CANALE 10 è stato acceso sull' UHF 42, nuova frequenza che gli è stata assegnata per irradiare dalla postazione di Monte Cavo a Rocca di Papa (Roma). Ma per il momento non ha spento la sua vecchia frequenza sul VHF 06 ed è quindi sintonizzabile su entrambe. Vedremo se nelle prossime ore dismetterà quella in banda VHF. Abbiamo aggiornato la griglia dei canali del mux CANALE 10.

Update: In serata è stato spento definitivamente il VHF 06, ora rimane visibile solo sull' UHF 42.

Mux CANALE 10 - Z@pping TV


Ore 10.30 -  LAZIO  - MUX RETE ORO: E' ARRIVATO TELEITALIA CENTRO SERENA, AGGIORNATO LO Z@PPING TV.
UHF 51 Mux RETE ORO
Da ieri il mux RETE ORO ha cambiato frequenza, dall' UHF 62 è passato all' UHF 51, ed ora ospita anche il canale T.I. CENTRO SERENA, con la numerazione LCN 171, che trasmette TELEITALIA 41 con le televendite del gruppo CENTRO SERENA. Questa emittente ha dovuto spegnere il suo mux sulla frequenza UHF 41 in quanto non è rientrata in posizione utile nella graduatoria delle nuove assegnazioni delle frequenze. Abbiamo aggiornato la griglia dei canali, con i dettagli tecnici e nuovi loghi, e lo z@pping TV, con nuove immagini, del mux RETE ORO.





Mux RETE ORO - Z@pping TV


Ore 01.55 - CAMBIO DI LOGO PER ROMIT TV.
L'emittente di lingua rumena Romit Tv che trasmette in buona parte del territorio italiano attraverso multiplex locali sull' LCN 246, tranne nel Lazio dove si sintonizza con LCN 666 e con identificativo RETE ORO SERVIZI Romit Tv, modifica il suo logo in video, anche se in alcuni stacchetti e slogan dell'emittente, lo stesso logo viene rappresentato da un'ulteriore differente grafica.





Ore 01.25 -  MUX NAZIONALI  - MUX RETECAPRI: E' ARRIVATO AIR. * (CON UPDATE DALLA LOMBARDIA).
UHF 32-57-62 Mux RETECAPRI
E' stato aggiunto in questo mux un nuovo canale AIR, con LCN 138, emittente del gruppo DIGITMEDIA di cui fa parte anche CHANNEL 24. Ci segnalano che in Lombardia al momento il canale non è stato inserito, la nostra rilevazione è stata effettuata nel Lazio dal ripetitore di Monte Cavo nei pressi di Roma, molto probabilmente verrà inserito nelle altre regioni nelle prossime ore. Abbiamo aggiornato la griglia dei canali, con i dettagli tecnici, e lo z@pping tv del mux RETECAPRI.

Update: Ci segnalano che dalla mattina di domenica 16 dicembre è sintonizzabile anche in Lombardia, progressivamente sarà on air in tutte le regioni.










Ore 00.30 -  LOMBARDIA  - IL MISE INVIA L'ORDINANZA DI SPEGNIMENTO A TELEVALLASSINA (CON VIDEO).
Tratto dal Facebook di TELEVALLASSINA:
"Questo e' lo squallido FAX inviato ( come da consuetudine ) alle 17.16 del venerdi. Chiudono gli uffici, nessuno risponde ( gia non lo fanno di prassi ), magari domani saranno tutti a sciare a CORTINA e lunedi mattina dobbiamo spegnere senza nemmeno aver potuto parlare con qualcuno... se non vi sembra uno Stato Bulgaro questo..."







 14 DICEMBRE 2012 - Venerdì 

Ore 23.55 -  LAZIO  - AGGIORNATA LA LISTA DELLE TV A ROMA.
Dopo le nuove assegnazioni delle frequenze alle tv locali abbiamo aggiornato la lista delle TV ricevibili nella capitale. I livelli dei segnali li abbiamo rilevati nella nostra zona di ricezione di Monterotondo (Roma). Consulta la lista delle TV A ROMA.


Ore 22.55 -  LIGURIA  - FURTO DI RIPETITORI TELEVISIVI SUL MONTE PORCILE.
Decine di ripetitori radiotelevisivi sono stati rubati la scorsa notte sul monte Porcile, in alta Val di Vara. Una banda di ladri ha sottratto le apparecchiature di proprietà delle emittenti Tele Liguria Sud, Primocanale, Telepace di Chiavari, Telecity e, in parte, Mediaset. Il bottino si aggira attorno ai 100.000 euro. Indagano i carabinieri.

Ore 22.35 -  LIGURIA  - "A.A.A. VENDESI TRALICCIO": L'EX SIP VUOL FARE CASSA.
Genova - Vendesi traliccio con tanto di centralina di trasmissione e terreno vista città, al momento occupata ma in grado di assicurare un buon reddito. Per visite o informazioni rivolgersi a Prelios, ex Pirelli Re, ex gruppo Telecom quando la gestione dell’ex Sip era affidata a Tronchetti Provera. Prelios Agency vende i gioielli che furono di Telecom Italia, immobili di servizio che potrebbero rimanere tali oppure - questa è la prospettiva sottesa alle inserzioni messe in circolo dall’ex società immobiliare di Pirelli - potrebbero assumere le stesse destinazioni d’uso dell’intorno che ne caratterizza l’ubicazione, quasi sempre residenziali.
L’ultimo “pezzo” dei guai della Telecom del periodo 2001-2006 (quello dello scandalo Telecom-Sismi) arriva sul mercato di mezzo Paese sottoforma di immobili che Prelios oggi si trova costretta a cedere al miglior offerente. Immobili che già furono oggetto di uno scandalo non da poco, quando da Telecom passarono a Pirelli Re (parliamo di beni immobili per un valore di 3,8 miliardi) per poi essere affittati a prezzi non proprio di mercato alla stessa Telecom, che ancora oggi ne utilizza gran parte. Ora le vecchie centraline si aprono al mercato. Si tratta di edifici, prati, antenne e centrali telefoniche sparse per la provincia di Genova per un valore di una quindicina di milioni di euro.
Uno dei pezzi più pregiati dell’intero patrimonio messo in vendita da Prelios Agency (“evoluzione” ed erede delle proprietà di Pirelli Re) in Italia si trova a Rapallo, e più precisamente in via Santa Maria 40. È una palazzina costruita in piena epoca Sip, quasi quarant’anni fa, cinquemila metri quadri di palazzina con circa 3mila metri quadri di contorno. Costa 5,6 milioni di euro, e chi lo volesse non potrà pensare di risolvere subito il contratto con l’inquilino (Telecom), che lo potrà occupare ancora per tre anni, opzionabili di ulteriori sei. Dopo la scadenza, però tutto potrà succedere (e non per niente nella scheda di vendita si specifica «la proprietà si trova a poche centinaia di metri dall’uscita del casello»), e comunque nel frattempo l’investimento frutterà una bella cifretta, più precisamente 326 mila euro l’anno di canone. La vicinanza all’autostrada e la conformazione dell’intorno, quasi sempre composto da appartamenti, viene sottolineata anche nella descrizione di altri lotti. Per esempio sulla palazzina di via Frugone a Busalla (costo 600mila euro), «facilmente raggiungibile dalla A7».
Altro pezzo pregiato nella vetrina di Prelios: 2,5 milioni per un edificio da 3mila metri quadri con terreno di 7.400 sulle alture di Arenzano (Terralba). Anche in questo caso, per qualche anno bisognerà accontentarsi del canone (si far per dire: 152 mila euro l’anno). Qui il gioco varrebbe la candela, perché l’intorno è costituito da villette unifamiliari, e ottenere una variante di utilizzo anche solo per il terreno equivarrebbe a fare dell’investimento un discreto business. Ma l’agenzia non risparmia proprio nulla, e nel catalogo infila perfino la maxi-antenna dalle parti del Forte Begato. Giusto 760mila euro per aggiudicarsela, 46 mila euro di rendita annua e la sensazione di dominare un pezzo storico della vecchia Sip.

Tratto da:
http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/12/14/AP7njzBE-vendesi_traliccio_cassa

La torre Telecom di via al Forte di Begato 5

Ore 21.00 -  LAZIO  - RIASSEGNAZIONE TV LOCALI NEL LAZIO: OGGI GLI SPEGNIMENTI E CAMBI DI FREQUENZA.
Oggi c'è stato il definitivo spegnimento delle frequenze UHF 61-69 e delle emittenti che non erano rientrate in graduatoria, hanno cambiato frequenza alcuni mux che erano rientrati nei primi 17 posti utili della graduatoria per la riassegnazione dei diritti d'uso. Facciamo il punto della situazione di cosa è successo in questa giornata nella zona di Roma.
Vi ricordiamo che nei prossimi giorni aggiorneremo le griglie dei canali e gli Z@pping TV dei mux locali che hanno subìto variazioni.

VHF 05 - Ha spento definitivamente il mux TELEDONNA.
VHF 06 - Il mux CANALE 10 continua a trasmettere su questa frequenza, dovrebbe spostarsi sull' UHF 42.
VHF 10 -
Ha spento definitivamente il mux TELEROMADUE / TELE IN.
UHF 21 - Ha acceso il mux TVR VOXSON
, che ha spento l' UHF 63.
UHF 22 - Rimane CANALE ITALIA Mux 2.
UHF 23 - Sarà assegnata all'asta. Per il momento è spenta.
UHF 24 - Rimane il mux RETESOLE.
UHF 25 - Sarà assegnata all'asta. Continua per il momento a trasmettere il RAI Mux 6 (LAZIO).
UHF 27 - Rimane il mux TELEPACE (LAZIO).
UHF 28 - Deve spegnere il mux NAPOLI TIVU' da Monte Mario, ma è ancora acceso. Spento il mux TELETIBUR nella zona di Tivoli. Trasmetterà nelle prossime settimane il RAI Mux 1 da Monte Cavo.
UHF 29 - Rimane il mux SUPER 3.
UHF 31 - Rimane il mux ROMAUNO.
UHF 32 - Rimane il mux 7 GOLD LAZIO.
UHF 34 - Rimane il mux TIVUITALIA.
UHF 35 - Ha acceso il mux TELEROMA 56, che ha spento l' UHF 64. Ha spento definitivamente il mux ITR SORA.
UHF 39 - Rimane CANALE ITALIA Mux 1.
UHF 41 - Ha acceso il mux TELEVITA, che ha spento l' UHF 65. Ha spento definitivamente il mux TELEITALIA.
UHF 42 - Ancora spento, dovrebbe accendere il mux CANALE 10.
UHF 43 - Rimane il mux T9.
UHF 45 - Rimane il mux CTV, in altre zone del Lazio è stata assegnata al mux TELE IN.
UHF 46 - Rimane il mux GOLD TV.
UHF 51 - Ha acceso il mux RETE ORO, che ha spento l' UHF 62.
UHF 53 - Ha acceso il mux IES TV, che ha spento l' UHF 59.
UHF 54 - Sarà assegnata all'asta. Per il momento è spenta.
UHF 55 - Sarà assegnata all'asta. Ha spento definitivamente il mux IDEA TV.
UHF 59 - Sarà assegnata all'asta. Ha spento il mux IES TV.
UHF 61 - E' ancora acceso il mux TELESTUDIO, che deve abbandonare definitivamente questa frequenza.
UHF 62 > UHF 69 - SPENTI

Ore 17.45 -  MUX NAZIONALI  - MEDIASET MUX 5: ARRIVANO STUDIO UNIVERSAL, JOI, MYA E BBC KNOWLEDGE.
UHF 42-56 MEDIASET Mux 5:
In questo mux sono stati aggiunti quattro canali dell'offerta Mediaset Premium che già sono presenti nel mux DFREE ma con diversa numerazione LCN. Sono Studio Universal - Premium con LCN 316, Premium Joi con LCN 325, Premium Mya con LCN 326, e BBC Knowledge - Premium con LCN 333. Fino al 27 dicembre rimarranno visibili su entrambi i mux, poi saranno sintonizzabili solo sul MEDIASET Mux 5. Inoltre è stato eliminato Coming Soon Television che aveva il cartello della risintonizzazione in onda ed era senza numerazione LCN. Abbiamo aggiornato la griglia dei canali, con i dettagli tecnici, e lo z@pping TV del MEDIASET Mux 5.


Ore 16.30 - FREQUENZE TV, PRESIDENTE AGCOM: RAI E MEDIASET FORSE FUORI DALL'ASTA.
MILANO (Reuters) - E' molto probabile che né Mediaset né Rai parteciperanno all'asta per l'assegnazione delle frequenze tv rese libere dal passaggio dall'analogico al digitale.
Lo ha detto oggi Angelo Cardani, presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, confermando che l'organismo da lui guidato invierà entro metà gennaio il regolamento per l'asta al Ministero per lo Sviluppo economico.
"Non è un'esclusione mirata a Rai e Mediaset, è una condizione per la partecipazione all'asta che fa sì che sia molto probabile che sia Rai che Mediaset non parteciperanno per lo scelta", ha detto Cardani rispondendo a una domanda di Reuters sulla prevista esclusione dei due giganti del mercato tv italiano dalla gara, come riferito da una della Commissione europea.
Rai e Mediaset dispongono ognuna di quattro multiplex più uno convertibile. Ma se decidessero di convertire le frequenze Dvh-b per la tv sui telefoni cellulari, come sembra al momento probabile, sarebbero fuori dall'asta, secondo le regole concordate con Bruxelles.
"Personalmente non credo parteciperanno, ma per un calcolo aziendale", ha detto Cardani.
Dopo la dichiarazione del responsabile di AgCom il titolo Mediaset, prima in calo dello 0,8%, è peggiorato a -1,8%.
Tratto da: http://it.reuters.com/article/topNews

Ore 00.40 -  PIEMONTE  - RAI MUX 1 - PIEMONTE: RAI 3 LINEA NOTTE IN ONDA CON LA SCRITTA TGR PIEMONTE.
RAI Mux 1 - PIEMONTE
Al termine della terza edizione del TGR Piemonte intorno a mezzanotte e 15 minuti, durante il programma successivo di Rai 3, Linea Notte, è rimasta in sovraimpressione la scritta TGR Piemonte, probabilmente per una dimenticanza dalla sede locale torinese della TV di stato. Un paio di minuti dopo e' stata rimossa.




 13 DICEMBRE 2012 - Giovedì 

Ore 23.15 -  LAZIO  - RIASSEGNAZIONE DELLE FREQUENZE A RIETI: RTR E RLTV SARANNO SPENTE?
Di seguito una nota congiunta da parte dei consiglieri regionali di Rieti Antonio Cicchetti e Mario Perilli, il presidente della Provincia di Rieti, Fabio Melilli e il sindaco di Rieti, Simone Petrangeli. Nella nuova riorganizzazione dell’emittenza locale, il Ministero dello Sviluppo economico ha stilato una graduatoria per la procedura di revisione del piano di assegnazione delle frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre, nella Regione Lazio, aree transitate al digitale prima dell’anno 2011 – in attuazione della delibera Agcom 265/12/. Sembrerebbe che per quanto concerne l’emittenza locale della provincia di Rieti, le emittenti che irradiano il loro segnale, RTR e RLTV, sarebbero spente.
Chiediamo al Ministro Corrado Passera se risponde al vero che questa procedura, escluda le emittenti locali, che irradiano il segnale televisivo nel territorio della provincia di Rieti, escludendo e negando in questo modo il diritto all’informazione dei cittadini, sancito dalla Costituzione Italiana.
In tal caso, anche all’approssimarsi della competizione elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale del Lazio, gli stessi, sarebbero esclusi dall’informazione politica – istituzionale, per la prossima campagna elettorale.
Nel caso in cui fosse confermato lo spegnimento dell’informazione televisiva in tutta la provincia, chiediamo misure tempestive di rivisitazione del provvedimento, per scongiurare che il territorio della provincia di Rieti subisca un altro pesante colpo, non soltanto al diritto all’informazione, ma anche in termini di ricaduta occupazionale.

Tratto da:
http://www.frontierarieti.com/wordpress

Ore 22.30 -  PUGLIA  - ANTENNA SUD, LAVORATORI IN SCIOPERO PER TRE GIORNI: "NON CI PAGANO DA SETTEMBRE".
Lavoratori in sciopero all'emittente pugliese Antenna sud. I dipendenti lamentano di non ricevere lo stipendio ormai dalla scorsa estate e di trovarsi in forti difficoltà. Per questo motivo «garantendo comunque l’emissione delle tre edizioni giornaliere del telegiornale in forma ridotta e senza filmati - si legge in una nota - i lavoratori e i collaboratori dell'emittente dichiarano tre giorni di sciopero: il 13, 14 e 15 dicembre».
La situazione critica della telelevisione locale, i cui dipendenti devono ancora avere lo stipendio di settembre, era già emersa in tutta la sua gravità già in seguito ad una assemblea che i lavoratori avevano tenuto il 5 dicembre scorso. «Pur riconoscendo la crisi del settore - si leggeva in un comunicato - sono emerse critiche nei confronti delle scelte editoriali del nostro management negli ultimi anni». Nell'occasione dell'assemblea fu chiesto con determinazione all'azienda di pagare almeno lo stipendio di settembre «per la sopravvivenza alimentare delle proprie famiglie e per rifornire le auto di carburante», dando come limite il 12 dicembre per effettuare il pagamento. Gli stipendi non sono stati versati ed i lavoratori hanno deciso per lo sciopero.
Nei tre giorni di agitazione durante le andate in onda del telegiornale sarà fatta scorrere una scritta: «A causa del mancato pagamento degli stipendi dei mesi di Settembre Ottobre e Novembre, i lavoratori di Antenna Sud sono in sciopero fino al 15 dicembre. Scusandosi per il disservizio creato, contano sulla comprensione dei telespettatori»

Tratto da: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia

Ore 20.25 - TG1: ECCO IL VIDEO DELLA NUOVA SIGLA.
Vi proponiamo a distanza di pochi minuti dalla prima messa in onda, la nuova sigla del TG1; la principale testata Rai ha recentemente cambiato la sua sua direzione passata da Alberto Maccari a Mario Orfeo. Da segnalare che, nonostante il rinnovamento, trasmette ancora nel formato video 4:3.





NUOVA SIGLA TG1






Ore 16.40 - FUORI ONDA DEL CONDUTTORE SPORT MEDIASET SU ANTONIO CONTE.
Il giornalista di sport Mediaset non capisce bene il discorso fatto dall'allenatore della Juventus Conte e si lascia sfuggire una parolaccia.


Ore 15.20 IN EVIDENZA  -  FRIULI  - RIASSEGNAZIONE DEI DIRITTI D'USO: GRADUATORIE DELLE FREQUENZE PER LE TV LOCALI IN FRIULI VENEZIA GIULIA.
Il Ministero dello Sviluppo Economico rende pubbliche le graduatorie previste dalla procedura di revisione del piano di assegnazione delle frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre nelle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lazio e Campania - aree transitate al digitale prima dell’anno 2011 - in attuazione della delibera Agcom 265/12/CONS.

Ore 12.50 -  LOMBARDIA  - RIASSEGNAZIONE FREQUENZE TV: TELEVALASSINA ESCLUSA.
ASSO (Como) - Lo ha annunciato in tempo reale ai telespettatori tramite Facebook. «Sono state pubblicate le graduatorie delle tv locali per la Lombardia. Al momento - ha scritto ieri sera il patron Daniele Ghillioni - rimangono escluse 37 emittenti tra cui Televallassina, la prima delle escluse». Salvo sorprese (da non escludere) la storica emittente televisiva di Asso, fondata da Maurizio Ghillioni nel 1982, sarà costretta a chiudere le trasmissioni martedì 18 dicembre alle 10. Questi i termini previsti dal ministero dello Sviluppo economico per chi - come Televallassina e altre 36 emittenti a livello regionale - non ha ottenuto uno spazio sul digitale terrestre nell'ambito della riassegnazione delle frequenze.

https://www.facebook.com/pages/TVS-TELEVALLASSINA


il Ministero chiude 37 emittenti in Lombardia


Ore 10.50 - MARCO GHIGLIANI E' IL NUOVO AD DI LA7, BUONUSCITA A STELLA PRIMA DELLA VENDITA.
Marco Ghigliani è il nuovo amministratore delegato di TiMedia e La7. Ad anticiparlo è Il Messaggero, secondo cui il già direttore generale di Telecom Italia Media verrà nominato alle 15.00 di oggi, a Roma, anche ad dai consigli delle due società.
Ghigliani prenderà il posto storicamente assunto a La7 da Giovanni Stella, a cui si deve la costosa campagna acquisti degli ultimi anni che ha comportato diverse perdite nei bilanci. Lo stesso Stella pare si sia dimesso dal timone della rete - era comunque prevista la sua uscita a fine anno - in seguito a contrasti sulla gestione dell’azienda.

Il cda di La7 dovrebbe ora approvare la buonuscita di Stella. Il comitato di remunerazione ha iniziato a discuterla da ieri, prevedendo che avrebbe diritto a due annualità, più una percentuale sulla vendita del gruppo che dovrebbe attestarsi a poco meno di un’annualità.
Stamane, prima del cda di TiMedia fissato alle 12.00, il comitato si riunirà per formulare l’offerta definitiva.
La7 è ufficialmente sul mercato da quando TiMedia ha ufficializzato «l’avvio del processo di dismissione delle attività nel settore media». Tramite un’operazione di ristrutturazione societaria, che prevede la separazione degli asset televisivi, verrà scorporata tutta la sezione “media”.
Intanto è schizzato in alto a Piazza Affari il titolo Telecom Italia Media: proprio all’indomani della decisione di Telecom le azioni del gruppo sono balzate del 13,38%.
Il presidente di Telecom, Franco Bernabè, in un’intervista a La Stampa ha dichiarato di voler lasciare aperta qualsiasi opzione, sia di vendere La7 e Mtv assieme sia quella di cercare due acquirenti diversi, con un esborso stimato per il pacchetto che si aggira intorno ai 530 milioni di euro.
Due le offerte sinora pervenute: quella di Clessidra-Equinox (per le tv e le infrastrutture) e quella di Cairo Communication, per la sola La7. Secondo indiscrezioni, le offerte sarebbero inferiori a quelle ipotizzate (si parla infatti di meno di 300 milioni di euro da parte di Clessidra e di circa 100 milioni da parte di Cairo).

Tratto da:
http://www.tvblog.it/post/124485/marco-ghigliani-e-il-nuovo-ad-di-la7-buonuscita-a-stella-prima-della-vendita

Ore 08.00 - NEL 2013 ARRIVERA' LA APPLE TV.
La collaborazione con Sharp per progettare lo schermo da salotto della Mela. Il prezzo? Si parla di 1600 dollari.
S
teve Jobs ha sempre definito la Apple Tv "un hobby", ma sembra proprio che a partire dal 2013 si inizierà a fare sul serio. Attualmente la televisione della casa della Mela è una sorta di set top box, una scatoletta spessa poco più di 2 centimetri e ampia 10, che consente di riprodurre in streaming sul televisore i contenuti presenti su iTunes, Youtube, Flickr o sul proprio computer. Fuori dai nostri confini sono disponibili anche Hulu Plus, che trasmette la programmazione delle emittenti statunitensi, e il servizio di noleggio online di film e serie tv Netflix (il killer di Blockbuster, per capirci). Un hobby, definizione confermata dal nuovo Ceo Tim Cook lo scorso luglio, da 5 milioni di pezzi venduti nell'anno fiscale 2012.
Nei prossimi mesi le proporzioni del business potrebbero ampliarsi notevolmente, l'analista di Morgan Stanley Katy Huberty parla di una partenza a razzo da 13 milioni di pezzi nel primo anno di commercializzazione, con il lancio di un vero e proprio televisore: indiscrezioni in questo senso, riportate da The Wall Street Journal, arrivano dall'Asia, dove Apple starebbe collaborando con Sharp tramite il noto fornitore Foxconn per progettare un dispositivo con la griffe della Mela. Le fonti non esplicitate del foglio statunitense parlano di un "progetto ancora in fase di test" e del pressing di Cupertino sugli operatori televisivi via cavo a stelle e strisce per ottenere la trasmissione di contenuti in diretta. Una settimana fa a Nbc News, Cook non ha nascosto di essere "molto interessato al settore" e ha dichiarato che guardare oggi la televisione "vuol dire andare indietro nel tempo di 20 o 30 anni". Se due, anzi tre, indizi fanno una prova l'intenzione sembra proprio quella di entrare a gamba tesa nei salotti di tutto il mondo e di diventare un punto di riferimento per la transizione alle modalità future di fruizione, un po' come avvenuto nel settore degli smartphone con l'iPhone. Emittenti televisive e case di produzione cinematografiche avrebbero tutto l'interesse a spingere l'acquisto e il noleggio dei loro prodotti su iTunes, replicando quanto avvenuto (tardivamente) nel mercato musicale. Sempre che Apple si dimostri rassicurante sulla paternità del contenuto e non dia la sensazione di voler fare il bello e il cattivo tempo. Ciliegina sulla torta sarebbe un sistema di controllo vocale dell'oggetto in gestazione basato su Siri, oracolo presente sui melafonini di ultima generazione, a proposito del quale si vocifera da qualche mese. Gene Munster di Piper Jaffray, altro analista, non ha dubbi: la Apple Tv sta arrivando e "rivoluzionerà l'elettronica di consumo alla stessa stregua dello smartphone". E si sbilancia anche sul prezzo, che dovrebbe aggirarsi intorno ai 1.600 dollari.

Jean-Louis Gassée, che in Apple ha trascorso 10 anni, non è dello stesso avviso e scrive sul Guardian che la scatoletta già in commercio è destinata a rimanere tale e a crescere lentamente in termini di vendite. Novità all'orizzonte, prevede Gassée, potrebbe essere il lancio di un'ecosistema di applicazioni per Apple Tv, come già avviene per iPhone e iPad. E nella direzione in cui si sono già mosse Samsung, con le app per la sua smart tv, e Google, con la piattaforma Google Tv basata su Android e non ancora disponibile in Italia. Tornando alle intenzioni di Apple e alle due ipotesi, una cosa, a dire il vero, non esclude l'altra e il binomio hardware e contenuti ha già dimostrato di sapersi ben comportare.

Tratto da: http://www.corriere.it/tecnologia/12_dicembre_12/apple-tv-2013-sharp

Ore 07.55 - FREQUENZE: RUSH FINALE SULLA LIBERAZIONE DEGLI 800 MHZ.
Pubblicate sul sito del Dipartimento delle Comunicazioni le graduatorie previste dalla procedura di revisione del piano di assegnazione delle frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre nelle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lazio e Campania - aree transitate al digitale prima dell’anno 2011 - in attuazione della delibera Agcom 265/12/Cons.
Le graduatorie prevedono l'assegnazione di frequenze alternative per le emittenti che si sono piazzate nelle prime 18 posizioni, mentre per quelle escluse è previsto lo spegnimento coatto degli impianti di trasmissione. In classifica ci sono anche diverse emittenti che trasmettono fra i canali 61-69, sulla banda a 800 Mhz, che dovranno essere liberate entro il 31 dicembre per essere trasferite agli operatori mobili Tim, Vodafone e Wind, in vista dell'accensione sulla banda a 800 Mhz del segnale Lte dal primo gennaio del 2013. In realtà la "classifica" presenta alcune incongruenze e investe anche le emittenti che occupano i canali fra il 61 e il 69, che entro fine anno dovranno passare alle telco in vista dell’accensione dell’Lte sulla banda a 800 Mhz. In Lombardia, ad esempio, in posizione 14 si trova un’emittente, Più Blu Lombardia, che ha rifiutato il compenso economico offerto dal ministero per lasciare volontariamente la frequenza (5 milioni di euro).
In cambio della frequenza, gliene verrà offerta un'altra, che si trova al quattordicesimo posto dell’elenco qualitativo dell’Agcom relativo alla Lombardia. Non è detto che il proprietario di Più Blu Lombardia, che ha rifiutato di incassare 5 milioni di euro per liberare volontariamente la frequenza, accetti pacificamente lo scambio. Sempre in Lombardia, in dodicesima posizione ci sono cinque emittenti sulla frequenza 65, che potrebbero rifiutare la dodicesima frequenza sostitutiva dell’Agcom.
In Campania, infine, diverse emittenti sul canale 69 si trovano al 19esimo posto, fuori graduatoria e quindi senza diritto ad una frequenza sostitutiva, dopo aver rifiutato il compenso di 5 milioni di euro per l'abbandono volontario.

Tratto da: http://www.corrierecomunicazioni.it/media/18731_frequenze-rush-finale-sulla-liberazione-degli-800-mhz


 12 DICEMBRE 2012 - Mercoledì 

Ore 11.35 -  ABRUZZO  - MUX TRSP (ABRUZZO): SU FARMABRUZZO ARRIVA PUNTO SALUTE.
UHF 29 Mux TRSP (ABRUZZO)

Da alcuni giorni sono iniziate le trasmissioni di FARMABRUZZO (LCN 643) che trasmette la programmazione di PUNTO SALUTE. Abbiamo aggiornato la griglia dei canali del mux TRSP (ABRUZZO).







Ore 20.30 - TG5, IL CDR: "NON ACCETTIAMO LEZIONI DI GIORNALISMO".
E’ polemica dopo il servizio del primo Tg di Mediaset sui successi di Berlusconi. Il Comitato di redazione non ci sta.
“Il Cdr del Tg5 ritiene che nessuno possa arrogarsi il diritto di dare lezioni di giornalismo e patenti di autonomia e indipendenza, tanto meno chi ogni giorno è schierato pregiudizialmente contro Mediaset”.
È quanto afferma il Comitato di redazione del Tg5 in un comunicato, intervenendo sulle polemiche in relazione al servizio sui successi di Silvio Berlusconi, dalla sua discesa in campo ad oggi.
“L’operato della nostra redazione politica – si legge nel comunicato – in vent’anni di storia del Tg5 è fuori discussione. Non esiste alcun ‘caso Tg5’ e tanto meno alcuna divisione o rivolta all’interno del telegiornale. Ci stupiamo anzi che la convocazione di una normale assemblea di redazione sia stata strumentalizzata a fini politici. Questo episodio dimostra che la tempesta perfetta viene scatenata da chi già da tempo ha rinunciato a farsi domande”. (Ansa)

Tratto da: http://www.giornalisticalabria.it/2012/12/09/tg5-il-cdr-%E2%80%9Cnon-accettiamo-lezioni-di-giornalismo



Ore 18.55 - CONFALONIERI, MEDIASET: "I BILANCI FALSI SONO BALLE ROMANE".
Il presidente Fedele Confalonieri contesta la tesi di Cuccia contenuta nel libro “Confiteor” di Geronzi e Mucchetti.
Che i bilanci di Fininvest fossero falsi, come afferma Enrico Cuccia nel libro Confiteor di Cesare Geronzi e Massimo Mucchetti, sono “balle romane”, secondo il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. “Geronzi dice il vero su di noi, ma Mucchetti non lo dice sempre”, ha detto alla presentazione del volume.
“C’é sempre stata un’ipotesi mai provata che Fininvest avesse un comparto di nero”, ha aggiunto. Ne sarebbero responsabili gli articoli del gruppo Espresso che “influenzano i signori come Greco e le procure ci mettono sulla graticola per 30 anni”, ha osservato. (Ansa).

Tratto da: http://www.giornalisticalabria.it/2012/12/12/mediaset-%E2%80%9Ci-bilanci-falsi-sono-balle-romane

Ore 17.15 IN EVIDENZA  - RIASSEGNAZIONE DEI DIRITTI D'USO: GRADUATORIE DELLE FREQUENZE PER LE TV LOCALI IN OTTO REGIONI.
Il Ministero dello Sviluppo Economico rende pubbliche le graduatorie previste dalla procedura di revisione del piano di assegnazione delle frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre nelle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lazio e Campania - aree transitate al digitale prima dell’anno 2011 - in attuazione della delibera Agcom 265/12/CONS.

Manca al momento la graduatoria per la regione FRIULI VENEZIA GIULIA.


 11 DICEMBRE 2012 - Martedì 

Ore 23.30 -  PIEMONTE  - RIASSEGNAZIONE DEI DIRITTI D'USO: LE NUOVE FREQUENZE DELLE TV LOCALI IN PIEMONTE.
Oliviero del sito OTGTV.IT ha inserito su Digital Forum l'elenco delle nuove frequenze che saranno utilizzate dalle tv locali (e da alcuni mux interregionali) in Piemonte dalle prossime settimane:

UHF 21: Primantenna e Teleritmo (solo Novara)
UHF 23: Telegranda (Cn e To), Telecupole (Al At Bi), Rete 55 (solo Vb)
UHF 24: Quartarete
UHF 29: Quintarete (To Cn), Rete 55 (At), La 9 (Al Bi Vc No)
UHF 31: Studio 1, Videostar2 (solo Vb)
UHF 32: Rete 7 Piemonte
UHF 34: Studio Nord Tv (At Cn To Al Bi), Telesettelaghi (solo No e Vb), Rete Saint Vincent (solo Bi), Teleritmo (solo Vc)
UHF 35: Videogruppo (At To Cn Vb), Studio Nord (solo Bi), Antennatre (diritto residuale del 35 di Calenzone, solo No)
UHF 39: Grp, Vco Azzurra Tv (solo Vb)
UHF 41: Telestar
UHF 42: Telecupole (To, Cn), Telecolor (solo Al) e Canale 6 (diritto residuale del 64 di Valcava su Bi, Vc, No)
UHF 43: Tv Italia (Cn No To), Retebiella (Bi), Videonovara (Vb e Vc)
UHF 45: Telecity
UHF 46: Sesta Rete (To Cn At), Telelombardia (Vb Vc No Bi)
UHF 51: La 9 (Cn To), Teleritmo (Bi), Espansione Tv (Vc No), Telestar Liguria (solo Al)
UHF 53: Canale Italia
UHF 59: Telesubalpina (To Cn), Telenova (solo At, Bi, Vc, Al, No)


Da notare che 23 e 35 soffriranno parecchie interferenze dagli impianti Rai e di Europa 7 da Monte Penice.

Ore 17.30 IN EVIDENZA  -  PIEMONTE    TRENTINO ALTO ADIGE  - GRADUATORIE PER L'ASSEGNAZIONE DELLE FREQUENZE IN PIEMONTE E TRENTINO ALTO ADIGE.
Il Ministero dello Sviluppo Economico rende pubbliche le graduatorie previste dalla procedura di revisione del piano di assegnazione delle frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre nelle regioni Piemonte e Trentino Alto Adige - aree transitate al digitale prima dell’anno 2011 - in attuazione della delibera Agcom 265/12/CONS.

Ore 12.30 -  LAZIO  - MUX GOLD TV: CAMBIO DI LCN PER TV7 TRIVENETA NETWORK.
UHF 46 Mux GOLD TV
Il canale TV7 NEWS che da alcuni giorni trasmette TV7 TRIVENETA NETWORK cambia identificativo e numerazione, ora si sintonizza come TV7 Triveneta Net e dalla LCN 613 passa alla 642. Inoltre il canale STUDIO ITALIA, con LCN 225, non riporta più sotto il logo la sua numerazione ma ora c'è scritto fisso SHOP IN TV.
Abbiamo aggiornato la griglia dei canali e lo z@pping TV del mux GOLD TV.






 10 DICEMBRE 2012 - Lunedì 

Ore 15.45 - DIGITALE TERRESTRE E TELECOMANDO: IL NUOVO PIANO DI NUMERAZIONE CANALI, OCCASIONE MANCATA?
Di seguito un articolo a firma del Prof. Marco Cuniberti, professore associato di diritto pubblico dell'informazione e dell'informatica all'Università degli studi di Milano, pubblicato su Medialaws, sito che propone analisi e approfondimenti tecnici su Leggi e Policy dei Media, offerti in una prospettiva comparativa, con il quale Key4biz ha avviato una collaborazione editoriale.

1. Numerazione automatica, concorrenza e pluralismo nei media

Con la delibera n. 442/12/CONS del 4 ottobre 2012, l’AGCOM ha sottoposto a consultazione pubblica lo schema di provvedimento recante il “nuovo piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre, in chiaro e a pagamento”, nonché le modalità di attribuzione dei numeri e le relative condizioni di utilizzo, ai sensi di quanto disposto dall’art. 32, comma 2 del testo unico sui servizi di media audiovisivi e radiofonici (d. lgs. n. 177 del 2005, come modificato dal d. lgs. n. 44 del 2010).

Si tratta di ciò che è comunemente conosciuto come LCN, acronimo di logical channel numbering, ovvero l’attribuzione a ciascun canale della televisione digitale terrestre di un numero, assegnato automaticamente dal decoder: numero che (fermo restando il diritto dell’utente di riordinare i canali secondo propri criteri, diritto espressamente garantito dall’art. 32 comma 2 del testo unico), individua la posizione del canale all’interno dell’offerta complessiva dei programmi della televisione digitale terrestre e sul telecomando dell’utente.
E inutile sottolineare la delicatezza e l’importanza del tema: l’adozione di criteri semplici, razionali e, soprattutto, non discriminatori può infatti contribuire in maniera decisiva a valorizzare le potenzialità del passaggio al digitale terrestre come strumento per incrementare realmente concorrenza e pluralismo nel sistema radiotelevisivo; non solo, ma, sempre in questa prospettiva, l’adozione del piano LCN avrebbe anche potuto (e forse dovuto) rappresentare un’occasione per adottare misure “asimmetriche” che, favorendo i nuovi entranti a scapito dei detentori di posizioni dominanti, stimolassero l’utente ad entrare in contatto con nuove offerte e nuovi programmi, valorizzando al massimo le potenzialità insite nel passaggio al digitale.
Se mai questa opportunità vi è stata, si può dire che l’adozione del piano rappresenta l’ennesima occasione mancata: dapprima il legislatore, nel dettare i criteri cui l’AGCOM è tenuta ad attenersi nell’adozione del piano, e successivamente la stessa AGCOM, nella redazione del piano, non solo hanno rinunciato ad utilizzare la disciplina dell’LCN come strumento per incrementare la concorrenza ed il pluralismo nel settore dei servizi audiovisivi, ma anzi, all’opposto, hanno costruito un sistema che si traduce in un evidente ulteriore rafforzamento delle posizioni dominanti già esistenti nel sistema analogico.

2. L’art. 32 comma 2 del testo unico tra “equità”, “non discriminazione” e “trasparenza” e “rispetto delle abitudini degli utenti”

Cominciando dalle responsabilità del legislatore, va innanzitutto ricordato che, in assenza di qualsiasi previsione al riguardo nella legge delega, il governo ha ritenuto di inserire, nel d. lgs. n. 44 del 2010, una norma che demanda all’AGCOM l’adozione del piano di numerazione automatica, individuando dei criteri che, sin dalla loro formulazione, appaiono ispirati molto più alla preoccupazione di mantenere e consolidare lo status quo che alla valorizzazione delle potenzialità offerte dal passaggio alla nuova tecnologia trasmissiva.

L’art. 32, comma 2, del testo unico, nel testo introdotto dal d. lgs. n. 44 del 2010, dopo aver fatto salvo il (sacrosanto) “diritto di ciascun utente di riordinare i canali offerti sulla televisione digitale”, prevede che l’AGCOM, “al fine di assicurare condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie, adotta un apposito piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre, in chiaro e a pagamento, e stabilisce con proprio regolamento le modalità di attribuzione dei numeri”.
Il nobile richiamo alla finalità di “assicurare condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie” risulta, però, puntualmente smentito non appena ci si sofferma sull’esame dei “criteri” in base ai quali l’AGCOM dovrebbe redigere il piano: criteri che devono seguire un rigoroso “ordine di priorità”, e tra i quali, subito dopo quello (oltremodo generico) della “garanzia della semplicità d'uso del sistema” (lett. a), troviamo (lett. b) quello del “rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali”.
E’ evidente che il rilievo attribuito al “criterio” del “rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti”, enunciato come prioritario e secondo solo a quello (del tutto indeterminato, e pericolosamente suscettibile di essere anch’esso interpretato come ulteriore salvaguardia dello status quo) della “semplicità d’uso” del sistema, finisce col vanificare del tutto la possibilità di utilizzare la disciplina dell’LCN in senso effettivamente pro – concorrenziale e pluralistico: specie se si considera che, tra i criteri enunciati nell’art. 32, comma 2, il favore verso i “nuovi entranti” si manifesta solo come riserva di “una serie di numeri”, all’interno di ciascun “genere” di programmazione “tematica” (lett. c), e viene comunque dopo il criterio del “rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti”.
Il messaggio del legislatore è chiaro: il mantenimento delle posizioni acquisite (sotto la veste del “rispetto delle abitudini degli utenti”) deve prevalere sul favor verso i nuovi entranti, escludendo alla radice ogni possibilità di utilizzo in senso “asimmetrico” dell’LCN.
Così operando, non vi è dubbio che il legislatore abbia dato un contributo determinante a neutralizzare la possibilità di utilizzo dell’LCN in chiave di effettiva apertura del sistema alla concorrenza ed al pluralismo: e tuttavia, a parere di chi scrive, nonostante tale discutibile scelta del legislatore, il quadro normativo avrebbe consentito comunque di effettuare, in sede di redazione del piano, scelte diverse da quelle effettivamente compiute dall’AGCOM, dapprima con la delibera n. 366/10/CONS, e ora con lo schema di piano sottoposto a consultazione.

3. Le scelte dell’AGCOM e le decisioni del giudice amministrativo

Come è noto, la prima versione del piano, adottata con la delibera n. n. 366/10/CONS del 15 luglio 2010, è stata annullata dal giudice amministrativo a seguito di una pluralità di ricorsi presentati da numerosi operatori del settore: e tuttavia, i pronunciamenti del giudice amministrativo, soprattutto per quanto riguarda le posizione delle emittenti nazionali, non hanno aperto la strada a ripensamenti sostanziali rispetto alle scelte effettuate nel 2010.

Se infatti le decisioni del TAR del Lazio avevano accolto alcuni motivi di ricorso relativi, in particolare, alla attribuzione della numerazione alle emittenti nazionali c.d. “native digitali” in rapporto alle “ex analogiche”, il Consiglio di Stato, pur confermando l’annullamento del piano per vizi inerenti al mancato rispetto di regole procedurali, ha in larga parte riformato le decisioni di primo grado, riconoscendo la legittimità di molte scelte effettuate dall’AGCOM nella delibera del 2010.
Sicché, come appare dalla lettura dello schema di provvedimento sottoposto a consultazione, è probabile che la ripetizione della procedura di consultazione metta capo ad un provvedimento per molti importanti aspetti non sostanzialmente dissimile da quello del 2010.
Senza la pretesa di affrontare tutte le complesse problematiche coinvolte nella disciplina dell’LCN, di seguito ci si soffermerà sugli aspetti più eclatanti che fanno sì che, a parere di chi scrive, anche nella sua nuova versione il piano predisposto dall’AGCOM rappresenti, come si è detto, un’occasione mancata nella prospettiva dell’apertura del mercato televisivo italiano ad una maggiore concorrenza e ad un maggior pluralismo.

4. In particolare: numerazione a tre cifre e numerazione a una, due o tre cifre

In primo luogo, lo schema del 2012, confermando scelte già effettuate nel 2010, organizza il piano di numerazione (art. 3) “sulla base di una numerazione aperta che inizia con una cifra”: in altri termini ciò significa che i numeri disponibili (dal n. 1 al n. 999) sono ripartiti in dieci “archi di numerazione”, di cui il primo (dal n. 1 al n. 99) è costituito da numeri ad una o due cifre, e i restanti nove (dal n. 100 al n. 999) da numeri a tre cifre.

Confermando la scelta del 2010, l’Autorità sembra ormai decisa ad abbandonare l’opzione, pur inizialmente suggerita e sostenuta da alcuni operatori, verso una numerazione a tre cifre per tutti gli archi di numerazione: il risultato è che, tra i numeri assegnati alle emittenti, vi saranno nove numeri ad una cifra (da 1 a 9), 90 numeri a due cifre (da 10 a 99) e ben 900 numeri a tre cifre (da 100 a 999).
E’ evidente che, in termini di semplicità e immediatezza di memorizzazione e di utilizzo da parte dell’utente, un numero a una cifra ha un valore decisamente superiore rispetto a un numero a due cifre, e incomparabilmente superiore rispetto ad uno a tre cifre: ne consegue che, così operando, si sono create le precondizioni per il determinarsi di effetti pesantemente discriminatori tra gli operatori, disattendendo l’indicazione, pur chiaramente espressa dal legislatore, di “assicurare condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie”.
E’ pur vero che il giudice amministrativo (si v. per tutte TAR Lazio, sez. III – ter, sent. n. 873 del 26 gennaio 2012) ha ritenuto che questo modo di procedere non sia illegittimo, perché risponde all’esigenza di rispettare le abitudini degli utenti e di aumentare i numeri a disposizione, in base a un principio di efficienza dell’azione amministrativa: ma non si può non osservare che il rispetto delle abitudini degli utenti sarebbe stato assicurato anche attribuendo ai primi canali i numeri da101 a 109, e che, quanto alla maggiore “efficienza” nell’utilizzo della numerazione consistente nella possibilità di utilizzare 10 archi di numerazione anziché 9 (cioè 1000 numeri anziché 900), le attuali disponibilità di canali della televisione digitale terrestre, e le possibilità di sviluppo che si possono ragionevolmente attendere per il prossimo futuro, inducono a ritenere che il “sacrificio”, rappresentato dalla perdita del primo “arco di numerazione” (cioè di 99 numeri disponibili su un totale di 1000), fosse ragionevolmente accettabile in nome dell’esigenza (lo si ripete, espressamente proclamata dal legislatore) di “assicurare condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie”.
La disponibilità di 900 numeri appare più che sufficiente per soddisfare le attuali esigenze del sistema digitale terrestre, e quelle che ragionevolmente potranno manifestarsi nel futuro: il principio di non discriminazione (che avrebbe imposto di attribuire numeri il più possibile omogenei anche in termini di facilità di memorizzazione ed utilizzo da parte degli utenti) viene quindi sacrificato in cambio del “vantaggio” (del tutto irrilevante) consistente nel disporre di 99 numeri (inutili) in più.
Gli argomenti in base ai quali il giudice amministrativo ha giudicato non illegittima la scelta già operata nel 2010 (e confermata nell’attuale schema di piano), quindi, non sono convincenti: ma anche a prenderli per buoni, resta il fatto che la scelta di utilizzare anche numeri a una o due cifre, quand’anche la si voglia considerare non illegittima, non era certamente una scelta obbligata: nel pieno rispetto delle indicazioni contenute nell’art. 32 comma 2 del testo unico, nulla avrebbe impedito (e nulla impedirebbe tuttora) di adottare una soluzione differente e maggiormente corrispondente ai principi fondamentali di equità e non discriminazione.

5. (segue): Canali “generalisti” e “semigeneralisti”, canali “ex analogici” e “nativi digitali”

Un altro aspetto dell’attuale piano di numerazione che non può non suscitare perplessità è dato dalla distinzione (già contenuta nel testo unico, ma applicata, come si vedrà, in modo del tutto peculiare dall’AGCOM) tra canali “generalisti” e canali “semigeneralisti”.

Il testo unico, pur utilizzando le due definizioni, non chiarisce affatto quali siano le differenze: l’art. 32, comma 2 si limita infatti a prevedere, alla lett. b) che le “abitudini e preferenze degli utenti” debbano essere rispettate “con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali”, e, alla lettera c), che la “suddivisione delle numerazioni dei canali a diffusione nazionale”, da svolgersi “sulla base del criterio della programmazione prevalente”, debba avvenire in relazione ad una serie di “generi di programmazione tematici”, tra i quali figurano, al primo posto, i canali “semigeneralisti”, e, di seguito, quelli dedicati a “bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite”.
Dalla norma primaria, quindi, si desume solamente che il canale “semigeneralista” è un particolare tipo di canale “tematico”, e quindi contrapposto al canale “generalista”: ma in nessun modo da esso si desume che i canali “generalisti” siano solamente i canali nazionali “ex analogici” e che non possano, quindi, esistere canali “generalisti“ tra i c.d. “nativi digitali”.
Tale conclusione è invece quella che emerge dal piano adottato dall’AGCOM, sia nella versione del 2010, sia nella versione da ultimo sottoposta a consultazione, che anzi è ancora più chiara nell’affermare la piena ed esclusiva identificazione tra canali “generalisti” ed “ex analogici”.
L’art.1 del piano, alla lett. j), contiene infatti la definizione del “canale generalista nazionale”, identificato come il “canale storicamente irradiato in ambito nazionale in tecnica analogica e simulcast analogico-digitale che trasmette in chiaro prevalentemente programmi di tipo generalista con obbligo di informazione ai sensi dell’art. 7 del Testo unico” (il corsivo è di chi scrive). La definizione del canale “semigeneralista” è invece contenuta nella lett. n) dell’art. 1, secondo cui per “genere di programmazione semigeneralista” si intende la “programmazione dedicata ad almeno tre generi differenziati inclusa l’informazione giornaliera, tutti distribuiti in modo equilibrato nell’arco della giornata di programmazione ivi comprese le fasce di maggior ascolto, nessuno dei quali raggiunge il 70 per cento della programmazione stessa”.
E’ chiaro che il criterio del 70 per cento della programmazione prevalente, se è idoneo a distinguere, sul piano dei contenuti, il canale “semigeneralista” dai canali “tematici” in senso stretto, è del tutto inidoneo a distinguere, sul piano dei contenuti, una programmazione “semigeneralista” da una “generalista”: e questo perché la distinzione tra “generalista” e “semigeneralista”, nella logica del piano, non discende affatto dal contenuto della programmazione, ma da un fattore per così dire “storico”, collegandosi alla (e riducendosi nella) distinzione tra canali “ex analogici” e canali “nativi digitali”.
Come si è visto, infatti, la definizione di canale “generalista” fornita dalla lett. j) dell’art. 1 attribuisce rilievo decisivo, oltre alla trasmissione prevalente, “in chiaro”, di “programmi generalisti con obbligo di informazione”, al fatto che si tratti di canale “storicamente irradiato in ambito nazionale in tecnica analogica”.
La conseguenza è che un canale c.d. “nativo digitale”, cioè un canale che non sia stato “storicamente” irradiato in tecnica analogica, per quanto possa trasmettere “in chiaro” programmi di generi diversi senza una programmazione prevalente, e per quanto possa adempiere agli obblighi di informazione, non potrà mai aspirare ad essere qualificato come (ed assimilato ad un) canale “generalista”, ma potrà comunque e solamente ambire alla qualifica di “semigeneralista”.
In altri termini, nello schema di direttiva non esiste e non potrà mai esistere, neppure in futuro, un canale generalista nazionale “nativo digitale”: il canale generalista nazionale è solo, per definizione, solo l’ex canale nazionale analogico.
Una simile conclusione, che emerge chiaramente dalla lettura dello schema di piano sottoposto a consultazione, è del tutto irrazionale, illogica e foriera di discriminazioni, oltre a non trovare alcun appiglio nel testo unico.
Per quanto mal formulato, infatti, il testo unico lascia comunque chiaramente intendere che la distinzione tra “generalista”, “semigeneralista” e “tematico” debba riguardale i contenuti della programmazione: e del resto, questo è l’unico significato che si può ragionevolmente attribuire ai termini utilizzati; rispetto alla distinzione tra “generalista” e ”semigeneralista”, il fatto che un canale sia stato in precedenza irradiato in tecnica analogica o meno non può che essere del tutto irrilevante.
Oltre che irragionevole e contrario alla lettera della legge, un simile criterio distintivo, in quanto attribuisce un ruolo determinante alle posizioni pregresse occupate dagli operatori nel sistema radiotelevisivo, appare del tutto incompatibile con qualsiasi logica di promozione del pluralismo e della concorrenza.
Ciò che l’AGCOM ci dice chiaramente con lo schema di piano sottoposto a consultazione è che, qualora un operatore intendesse dar vita ad un nuovo canale generalista, questo canale non potrebbe mai ambire ad essere collocato (al limite dopo, ma comunque) accanto ai canali generalisti esistenti, ma dovrebbe essere comunque collocato in una posizione separata, sostanzialmente equiparata a quella dei canali tematici.
Ciò non può che tradursi in un disincentivo nei riguardi della creazione di nuovi canali generalisti, che nell’ottica della promozione del pluralismo e della concorrenza dovrebbe, all’opposto, essere incentivata ed incoraggiata.

6. (segue) L’effettiva destinazione dei numeri tra emittenti nazionali (“generaliste”, “semigeneraliste” e “tematiche) e emittenti locali

Le perplessità sin qui esposte sono confermate, ed anzi aggravate, se ci si sofferma su come dovrebbe operare in pratica il piano sottoposto a consultazione.

Secondo l’art. 4 del piano, infatti, i numeri da 1 a 9 (nonché, ove occorra, il numero 20) vanno attribuiti ai “canali generalisti nazionali” come sopra definiti (cioè ai canali nazionali ex analogici), “sulla base del principio del rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti”: il che significa che, a prescindere dalle dispute che ci sono state e presumibilmente ci saranno sull’attribuzione dei numeri 7, 8, 9 e 20, sicuramente i numeri da 1 a 6 saranno attribuiti ai tre canali ex analogici della RAI e di RTI, cioè ai due soggetti che occupavano posizioni dominanti nella televisione analogica, e che vedono pienamente confermate tali posizioni nel nuovo sistema.
In base ai successivi articoli 5 e 6, poi, i numeri da 10 a 19 vanno attribuiti alle emittenti locali; il numero 20, come si è detto, nuovamente ad una emittente “generalista”, cioè ex analogica; i numeri da 21 a 79 ai “canali digitali terrestri a diffusione nazionale in chiaro” (cioè a tutti i canali nazionali “nativi digitali” che trasmettono “in chiaro”), ripartiti secondo i “generi di programmazione” (nell’ordine: “semigeneralisti”, “bambini e ragazzi”, “informazione”, “cultura”, “sport”, “musica”, “televendite”); i numeri da 71 a 99 vengono invece nuovamente attribuiti alle emittenti locali.
Senza che occorra soffermarsi sulla destinazione impressa ai successivi “archi di numerazione”, già dall’analisi dell’organizzazione del “primo arco di numerazione” (che peraltro è sicuramente il più importante, comprendendo i numeri ad una e due cifre) risultano confermate in pieno le perplessità esposte, ed anzi se ne aggiungono altre.
Secondo i criteri esposti, infatti, una emittente nazionale “nativa digitale”, per quanto possa sforzarsi di offrire una programmazione analoga, sul piano della varietà, della qualità e del rispetto degli obblighi di informazione, rispetto ad una emittente generalista “ex analogica”, non potrà mai collocarsi a ridosso delle emittenti nazionali ex analogiche, ma potrà ambire solamente ad uno dei numeri da 21 in poi, rimanendo separata dalle ex analogiche da dieci emittenti locali (cui sono assegnati i numeri da 10 a 19).
Non solo, ma il criterio utilizzato crea notevoli disparità di trattamento anche all’interno della categoria delle emittenti locali: queste ultime dovranno essere sottoposte ad una valutazione, volta a verificare la “qualità” della programmazione e il loro collegamento con il “territorio”, e all’esito di tale valutazione, solo dieci di esse troveranno spazio nei numeri da 10 a 19, mentre le altre si vedranno assegnare i numeri dal 71 in poi.
Per quanto il criterio della “qualità della programmazione” e quello del collegamento con il territorio siano espressamente enunciati, dal testo unico, con riferimento alla scelta delle posizioni da attribuire alle emittenti locali, non ci si può esimere dal rilevare come gli esiti siano del tutto sproporzionati rispetto alla pur comprensibile esigenza di valorizzare la programmazione “di qualità e “legata al territorio”: ed in effetti, la discriminazione che si viene a determinare, tra l’emittente che si vede attribuire un numero compreso tra 10 e 19 e quella che invece si vede relegata oltre il 71° posto, è del tutto sproporzionata: la prima si vede anteposta a tutte le reti nazionali native digitali, la seconda viene relegata in un vero e proprio limbo, divenendo pressoché inaccessibile per la generalità degli utenti.
Un tale modo di procedere non appare conforme alla finalità di garantire condizioni “eque e non discriminatorie”, enunciata dall’art. 32 del testo unico.
L’effetto discriminatorio appare aggravato dal fatto che, essendo possibile (secondo quanto prevede la lettera e) dell’art. 32, comma 2 del testo unico) lo scambio di posizioni mediante accordo tra emittenti (purché all’interno dello stesso genere di programmazione, e con la sola esclusione della possibilità di scambio tra le emittenti c.d. “generaliste”, cioè “ex analogiche”), l’emittente (locale o nazionale “nativa digitale”) che si vede attribuire una posizione di vantaggio nella numerazione potrà sempre “vendere” il proprio numero ad un’altra emittente (appartenente alla stessa categoria), ricavandone un guadagno; sicché l’attribuzione di un numero particolarmente appetibile si traduce anche in un significativo arricchimento patrimoniale per l’emittente che ne è beneficiata.
Alle perplessità già enunciate se ne possono aggiungere altre, che riguardano anche il rispetto del criterio (enunciato dall’art. 32 lett. a) come prioritario rispetto a quello del rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti), della “semplicità d’uso del sistema”.
Secondo un criterio di semplicità d’uso, infatti, i canali nazionali generalisti (sia ex analogici che nativi digitali) dovrebbero essere collocati tutti di seguito, e non essere inframmezzati da 10 canali locali; e allo stesso modo, anche i canali locali dovrebbero essere collocati in sequenza.
Tale criterio avrebbe potuto essere contemperato con quello del rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti (rispetto al quale, lo si ricorda, è comunque prioritario) attribuendo alle emittenti più radicate nei gusti e nelle abitudini del pubblico una posizione di priorità rispetto alle nuove entranti: diversamente operando, l’Autorità ha di fatto privato di significato il riferimento alla semplicità d’uso, che è venuto ad identificarsi completamente con il rispetto delle abitudini degli utenti.
Il risultato è che, scorrendo i canali sul proprio telecomando, lo spettatore si imbatte dapprima in una serie di canali nazionali (più o meno “generalisti”), poi in alcuni canali locali, poi nuovamente in canali nazionali (“semigeneralisti” e tematici), infine nuovamente in canali locali, senza che sia in alcun modo dato comprendere quale logica presieda a tale ripartizione.
Tale esito, lo si ripete, non era affatto imposto dal tenore del testo unico, il quale si limitava a prevedere che nel “primo arco di numerazione” (cioè nei primi 99 numeri) dovesse essere valorizzata “la programmazione delle emittenti locali di qualità e quella legata al territorio”: sicché nulla avrebbe impedito di collocare le emittenti locali dopo le emittenti nazionali generaliste, includendo però, in quest’ultima categoria, anche emittenti generaliste c.d. “native digitali”, già esistenti o che dovessero venire ad esistenza nel prossimo futuro.
Invece, come si è visto, l’Autorità, andando oltre quanto imposto dallo stesso testo unico, ha ritenuto di escludere in radice la stessa possibilità di esistenza di emittenti generaliste nazionali “native digitali”, ponendo una pesante ipoteca sulle possibilità di sviluppo di un’offerta televisiva “in chiaro” che sia in grado di porsi come concorrenziale rispetto a quella delle emittenti ex analogiche.
Il TAR per il Lazio (sez. III – ter, n. 873 del 2012, cit.), nel decidere su uno dei ricorsi proposti contro il precedente piano, aveva evidenziato l’incongruenza e l’irragionevolezza insita nel trattamento riservato alle emittenti “generaliste” nazionali c.d. “native digitali” rispetto alle “ex analogiche”: e tuttavia, sul punto, la decisione del TAR è stata ribaltata dal Consiglio di Stato, il quale (sez. III, sent. n. 4661 del 31 agosto 2012) ha ritenuto che “il posizionamento dei canali nativi digitali a partire dal numero 21 non costituisce una violazione dell’art. 32 comma2” e neppure “una discriminazione rispetto ai canali storici ex analogici”.
Nella sua decisione, il Consiglio di Stato ha attribuito un peso assolutamente determinante al riferimento alle “abitudini e preferenze degli utenti”, che giustificherebbe il trattamento di favore attribuito alle emittenti ex analogiche: ma si tratta di una lettura profondamente discutibile, sia perché, come si è detto, in ordine di priorità il criterio della semplicità d’uso del sistema viene prima del riferimento alle abitudini degli utenti, sia perché - come si vedrà - le esigenze del pluralismo e della concorrenza vengono (o dovrebbero venire) prima ancora dei singoli criteri enunciati dall’art. 32 comma 2 del testo unico.
Su questo punto occorre spendere ancora qualche parola: se infatti è comprensibile che, dopo i pronunciamenti del Consiglio di Stato, e nell’ottica di prevenire o quanto meno contenere il prevedibile proliferare del contenzioso, l’Autorità sia tentata di attenersi alla lettera a quanto deciso dal giudice amministrativo, riproponendo integralmente tutte le parti del precedente piano che ne hanno superato il vaglio, non ci si può esimere dall’osservare, da un lato, che la logica seguita dal Consiglio di Stato è sbagliata in radice, e, dall’altro che, anche a voler prendere per buono quanto deciso dal Consiglio di Stato, ciò non significa affatto che le soluzioni “salvate” dal giudice amministrativo siano le uniche adottabili.
In altri termini, anche ad ammettere che le decisioni del Consiglio di Stato siano corrette e condivisibili, in tali decisioni il Consiglio di Stato si è limitato ad affermare che determinate soluzioni non erano irragionevoli e non violavano apertamente il testo unico, ma non ha affatto escluso la praticabilità di soluzioni differenti.
Tali soluzioni potrebbero ancora essere esplorate, anche, se, come si è detto, appare quanto meno improbabile che ciò avvenga: e tuttavia non si può non rilevare che le soluzioni adottate nel piano del 2010 e confermate nel piano del 2012, se pure hanno superato il vaglio del giudice amministrativo, sollevano profondi dubbi in ordine al rispetto dei principi costituzionali e comunitari in materia di servizi di media audiovisivi.

7. Non discriminazione, pluralismo e concorrenza come principi fondamentali della disciplina dell’LCN

Come si è detto, sia l’Autorità sia il Consiglio di Stato hanno attribuito un peso preponderante (e sproporzionato) al principio del “rispetto delle abitudini degli utenti”: per quanto tale criterio sia enunciato espressamente dal testo unico, esso non è tuttavia l’unico criterio che dovrebbe orientare la redazione del piano, e certamente, anche sulla base del testo unico, esso non può essere considerato prevalente rispetto ai criteri della non discriminazione e del rispetto della concorrenza e del pluralismo dei media.

In particolare, i principi di non discriminazione, di promozione del pluralismo e di tutela della concorrenza tra i media, pur non espressamente indicati tra i criteri enunciati dalle lettere da a) a f) dell’art. 32 comma 2 del testo unico, ben possono essere considerati come “super – principi” idonei ad orientare tutta la disciplina dell’LCN (anche prevalendo sui singoli criteri enunciati dalla norma di legge), sulla base di tre distinte considerazioni.
In primo luogo, si deve osservare che la prima parte dell’art. 32 comma 2 del testo unico, prima ancora di passare ad enunciare i singoli puntuali criteri cui l’autorità è chiamata ad attenersi nella redazione del piano, proclama espressamente come finalità dell’intero sistema dell’LCN quella di “assicurare condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie”: il che non può non significare che l’applicazione dei puntuali “criteri” enunciati nelle lettere a) – f) dell’art. 32 non potrebbe e non può, in nessun caso, mettere capo alla adozione di soluzioni che determino discriminazioni irragionevoli tra gli operatori; discriminazioni irragionevoli che invece sono inevitabili nel momento in cui le posizioni dominanti già acquisite nel contesto della televisione analogica sono, come si è visto, replicate e rafforzate anche nello scenario digitale.
In secondo luogo, non bisogna dimenticare che l’art. 32 del testo unico, che contiene la delega a disciplinare l’LCN, si colloca nel capo I del titolo IV, intitolato “norme a tutela dell’utenza”: e che l’art. 4 del testo unico, intitolato “principi generali del sistema radiotelevisivo a garanzia degli utenti”, prescrive che, “a tutela degli utenti”, la disciplina del sistema dei servizi di media audiovisivi (e quindi anche la disciplina dell’LCN) deve garantire, tra l’altro (lett. a), “l'accesso dell'utente, secondo criteri di non discriminazione, ad un'ampia varietà di informazioni e di contenuti offerti da una pluralità di operatori nazionali e locali, favorendo a tale fine la fruizione e lo sviluppo, in condizioni di pluralismo e di libertà di concorrenza (il corsivo è di chi scrive), delle opportunità offerte dall'evoluzione tecnologica da parte dei soggetti che svolgono o intendono svolgere attività nel sistema delle comunicazioni”.
In terzo ed ultimo luogo, si deve tenere presente che il giudice amministrativo, nel ritenere manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 32, comma 2 del testo unico per eccesso di delega, ha ritenuto che la disciplina dell’LCN, pur non espressamente menzionata nel testo della direttiva comunitaria 2007/65, fosse comunque implicata nei “considerando” della stessa direttiva, attribuendo particolare valore e significato proprio ai quei “considerando” che facevano riferimento alla esigenza di preservare e promuovere il pluralismo e la concorrenza.
La già citata sentenza del TAR Lazio n. n. 873 del 2012, sostanzialmente confermata sul punto dal Consiglio di Stato, nel dichiarare manifestamente infondata la questione relativa all’eccesso di delega, osservava infatti: “la delibazione del rilevato profilo di incostituzionalità dell’art. 32, commi 2-4, del Testo Unico non può andare disgiunta dallo scrutinio delle numerose prescrizioni contenute nei “considerando” della stessa direttiva 2007/65 (…) – che rispondevano all’esigenza di tutelare, a un tempo, la corretta concorrenza tra gli operatori e l’interesse degli utenti all’accesso alla programmazione televisiva, ancorché la stessa direttiva non contemplasse espressamente l’esigenza della numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre” (…). In via generale, la disciplina recata dalla direttiva manifesta l’obiettivo di creare un quadro giuridico relativo agli emergenti servizi di media audiovisivi che rafforzi la certezza del diritto ed eviti disparità di condizioni delle imprese europee di servizi di media audiovisivi e distorsioni della concorrenza (“considerando” 7) (…). Dal punto di vista della tutela del pluralismo e della concorrenza, a fronte di un’offerta di programmi più ampia rispetto alla televisione analogica, diventano elementi di possibile successo dell’impresa la facilità e la rapidità di selezione del programma da parte dell’utente oltre che il consolidamento di una determinata posizione nell’ambito della numerazione da parte dell’emittente televisiva. Da ciò discende la rilevanza, sul piano competitivo, dell’attribuzione di un determinato posizionamento numerico all’una o all’altra emittente nell’ordinamento automatico dei canali, perché da esso dipende la posizione all’interno della lista visualizzata dall’utente” (il corsivo è di chi scrive).
Quindi, se il giudice amministrativo ha potuto ritenere manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell’art. 32, comma 2 del testo unico per eccesso di delega (questione in realtà tutt’altro che priva di fondamento, ad avviso di chi scrive), ciò è avvenuto solo perché lo stesso giudice amministrativo ha ritenuto che la disciplina dell’LCN potesse ritenersi ricompresa tra le finalità perseguite dalla direttiva comunitaria, in quanto la disciplina dell’LCN è inestricabilmente connessa alla esigenza di garantire un assetto effettivamente pluralistico e concorrenziale del sistema dei media audiovisivi.
L’impressione che sorge dalla lettura del piano è invece che, nella sua redazione, questo aspetto sia stato del tutto obliterato, a favore dell’unico criterio (a torto) ritenuto decisivo, e cioè quello del rispetto delle abitudini e preferenze dell’utenza, con ciò perdendo, come si è detto, l’ennesima occasione per incrementare effettivamente la concorrenza ed il pluralismo nel settore.

Tratto da: http://www.key4biz.it/News/2012/12/10/Policy/lcn_digitale_terrestre_telecomando_agcom_Marco_Cuniberti_medialaws