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Discorso e commento

Racconti di Buzzati - Riassunti 


di Marina Berton, 2007

 

I sette messaggeri

 

Siamo alla ricerca di noi stessi nello spirito nello spazio e nel tempo, nel presente, nel passato e nel futuro con dei messaggeri che fanno da metafora per la continuità fra il punto di partenza e il punto di arrivo nel viaggio che noi chiamiamo la vita.

Che non ci sono limiti o barriere e che i limiti ce li impostiamo a noi stessi per dividerci e chiuderci mentre ci avviamo verso il futuro che finirà solo con la morte.

Sette piani


Un sistema sanitario, una metafora per «il Grande Fratello» di George Orwell 1984, un tema ripetuto in altri sistemi rigidi con delle regole e delle tradizioni immutabili contro quale l'individuo isolato inutilmente si contrappone.

La speranza in alcuni racconti di Buzzati

di Natalia Corbo, 2007

  

Nei seguenti racconti - I sette messaggeri, Sette piani, Ragazza che precipita e Qualcosa era successo la vita conduce i protagonisti verso la morte. Il tragitto è orizzontale, verticale o circolare. Non sanno quando, se o come la morte li accoglierà. Il senso di incubo è creato da queste incertezze e ansia. In questi racconti però non c’è disperazione ne orrore perché c’è sempre speranza anche se questa speranza sia irrazionale e infinitesimale. Come dice il medico in Equivalenza l’orrore non è nel fatto che dobbiamo morire ma nel sapere esattamente quando verrà.

 

In molti racconti non c’è una chiara divisione tra la vita e la morte. Invece c’è un viaggio o un processo continuo. Alcuni fantasmi di Buzzati rappresentano questa zona grigia tra la vita e la morte. Appacher in Gli amici è morto ma e ‘quasi’ un fantasma. Deroz in L’uomo che si dava arie deperisce fisicamente e quando le zanzare lo lasciano in pace l’altro Deroz con i suoi contorni ‘di fumo’ che ‘sfuggivano’ cammina senza bastone per fare ‘il famoso viaggio’. 

 

La speranza che ci sia qualcosa oltre questo mondo e questa vita, che ci sia del divino è rappresentato in questo stato di fantasma. I fantasmi di Buzzati rappresentano la speranza piuttosto che la disperazione e il nulla. Con avvolte comicità o sentimentalità, e spesso con ironia, Buzzati crea un mondo fantastico ma verosimile. La morte almeno non deve essere la fine, ma una continuazione del viaggio. La madre di Giovanni in Il mantello capisce alla fine che suo figlio non appartiene più a questo mondo e che il ‘signore del mondo’ è stato ‘misericordioso’ e gli ha permesso di salutare sua madre. 

 

Le incertezze, le cose inspiegabili creano ansia e un’atmosfera di incubo. Il padre di Stefano in Il colombre cerca di spiegargli che cos’è il colombre ripetendo però la vecchia leggenda. Stefano è ossessionato e attirato da questo strumento ‘del fato’. È consumato dalla fuga dal colombre forse con la speranza di sconvincerlo in qualche modo ma certamente la fuga gli da più soddisfazione che ‘una vita tranquilla e agiata’. Il narratore in Sciopero dei telefoni si chiede chi poteva essere l’uomo che inesplicabilmente sapeva tante cose e si chiede se forse lui era  - ‘La antica, indomita speranza la quale va annidando nei posti più assurdi’.


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