Situazione.
 

Sono tornato da Cuba da pochi giorni, l'umore della gente non è il solito, la gente ha paura del futuro, tutti si stanno rendendo conto che sta per succedere quello che molti a Cuba hanno sempre sognato, cioè un'opportunità di cambiamento. Il vecchio Fidel è ormai considerato un vecchio morente, un vecchio ancora pericoloso e cattivo ma pur sempre un vecchio che sta per morire. Prima o poi Fidel dovrà morire e su questo anche i fidelisti più convinti dovranno essere daccordo, il tempo non perdonerà neppure lui. E i cubani ben coscienti che non hanno praticamente una struttura economica e pochissima voglia di farsi comandare da un qualche surrogato del barbuto, sono sinceramente preoccupati che alla morte di Castro possano scoppiare disordini o che l'esile struttura che distribuisce il cibo ai cittadini possa saltare e gettare tutti nella disperazione. Dopo 45 anni di ferreo governo di Castro i cubani pare non abbiano ancora capito che adesso devono essere loro a prendere in mano il loro futuro, in un modo o nell'altro lo dovranno fare. Anche tra i dirigenti delle imprese statali la situazione è di simile sgomento, chi sta nel gradino gerarchico più in alto dei dirigenti sta tentando una strana operazione, stanno responsabilizzando i dirigenti stessi ad una conduzione delle imprese di tipo capitalista spingendoli a sentire l'azienda come una cosa personale perchè si spera che in futuro cuba debba aver bisogno di uomini capaci di mandare avanti la struttura economica in modo indipendente dal governo che potrebbe sgretolarsi, sembra per la verità che giochino a fare i capitalisti, perchè in effetti gli stipendi sono rimasti ovviamente gli stessi, ma alcuni di loro mi hanno confidato che sono pressocchè sicuri che alla morte di Fidel dopo il caos iniziale, l'unica speranza per loro è cercare di mantenere il controllo almeno di parte delle mega imprese cubane diventandone propietari, ricordo che alcune imprese cubane hanno anche quindicimila-ventimila operai, sono dei colossi scarsamente produttivi ma che sono l'unica risorsa del paese, la teoria che potrebbero essere smembrate in piccole unità produttive in grado da subito di riprendere la produzione in regime di libertà e con dei responsabili-padroni è interessante anche se di non facile attuazione, facendo un gioco di fanta economia sarebbe comunque la via più rapida per risollevare l'economia del paese. Sarebbe anche come fare a pezzi con l'ascia il socialismo e farlo sparire da Cuba in pochissimo tempo. Personalmente non credo che i dirigenti cubani abbiano le idee molto chiare, anche tra loro c'è una certa confusione e di paura del futuro, nessuna sà esattamente cosa potrebbe succedere, ma tutti sanno che succederà qualcosa. Il popolo cubano è un popolo mite, anche per questo Castro si è potuto permettere di massacrarlo per 45 anni senza conseguenze, è un popolo così stanco e sfiduciato dalla dittatura che soffrirà parecchio nel riadattarsi alla libertà, è un popolo che dovrà imparare tutto della vita civile, della legalità dei suoi stessi diritti. Immagino che a Miami o a Cuba stessa ci sono dissidenti in grado di dare delle linee guida a quella gente, un giorno potrebbero averne molto bisogno.