Prensa.
 

Attualmente sono 128 i giornalisti in carcere in tutto il mondo. Si sono macchiati del più grave reato che possa essere commesso: quello di cercare di raccontare la verità, dare un nome agli episodi, un contesto ai fatti, responsabilità alle azioni. E questo molto spesso non può essere tollerato da regimi e governi, che ricorrono così all'opzione repressiva, quella più sbrigativa e conveniente. Questa pratica - zittire la voce di dissenso invece di cercare di capire le motivazioni che l'hanno spinta alla denuncia - è sempre esistita. Non ne sono state esenti le cosiddette grandi democrazie occidentali, laddove il tanto sbandierato diritto alla libertà di stampa molto viene messo in secondo piano rispetto alle esigenze di governo, non ne fanno eccezione, come è logico aspettarsi, quei Paesi dove i diritti e le libertà personali sono compresse e calpestate quotidianamente.
Guidano questa triste classifica due Nazioni che, per ragioni storiche differenti, hanno rinnegato il diritto alla libera espressione dei singoli cittadini e di riverbero la libertà di stampa. Al momento sia in Cina che a Cuba 26 giornalisti si trovano a languire nelle prigioni di Stato. Si tratta di persone che hanno deliberatamente scelto di sfidare l'imposizione di regime, gente che, consapevole delle conseguenze, ha deciso di gridare al mondo il proprio dissenso e di pagarne a caro prezzo il conto: la perdita della propria libertà.
La storia di due giornalisti cubani, incarcerati a quarantott'ore di distanza uno dopo l'altro nel marzo del 2003, in qualche modo rappresenta la parola dell'intera rivoluzione castrista. Nata per liberarsi dall'oppressione del regime filoamericano di Batista, con il passare degli anni - complice anche un embargo voluto da Washington che ha messo in ginocchio l'economia e la qualità della vita del Paese - non ha fatto altro che rinnegare le sue motivazioni originarie, diventando la semplice parodia di se stessa.
Gli arresti di Ricardo Gonzalez Alfonso e Raul Rivero, avvenuti rispettivamente il 18 e i 20 marzo del 2003 non giungono inaspettati. I due reporter, entrambi di nazionalità cubana, sono stati da sempre due voci fuori dal coro, tollerate dal regime con grande difficoltà. Entrambi avevano già avuto a che fare con la giustizia: Gonzales Alfonso era già stato fermato nell'ottobre del 1997, durante una delle tante ondate repressive del regime castrista; Rivero era stato censurato e minacciato più volte e solo grazie alla sua fama internazionale - è riconosciuto come il più grande poeta cubano vivente - era riuscito ad evitare il carcere.