Invasione.
 

INVASIONE CUBANA/ L’inteligence cubano è arrivato nel 1999 sotto la copertura di tre imprese Sopravvivenza Il processo di penetrazione e consolidazione delle relazioni politiche ed economiche tra Cuba e Venezuela è vitale per la sopravvivenza della Cuba di oggi. Il Venezuela, infatti, non è uno di quei paesi poveri con cui Cuba ha sostenuto relazioni dopo la caduta dell’URSS, ma uno stato che produce tre milioni di barili di greggio al giorno. Le basi del sodalizio cubano-venezuelano sono state poste dallo stesso Fidel Castro quando, durante la sua terza visita al Venezuela, nell’agosto del 2001, ha dichiarato che “la rivoluzione bolivariana deve vivere affinché possa vivere la rivoluzione cubana”. E quell'ossigeno lo sta di fatto garantendo il Venezuela sotto forma di petrolio, a botte di 53 mila barili di greggio al giorno, equivalenti a 596 milioni di dollari l’anno, che vanno a sommarsi agli altri 100 milioni provenienti dall’applicazione degli accordi in materia di salute e alimenti. ‘Amore con amor si paga’: queste le parole di Chavez in risposta alle dichiarazioni di Castro. Non può esservi maggiore evidenza del fatto che ‘mantenere vivo il regime cubano’ è l’obiettivo principale di questa alleanza, per Castro. D’altra parte, la fedeltà verso la rivoluzione cubana è stata manifestata in molte altre occasioni da Hugo Chavez. Va ricordata, in particolare, quella espressa nell’ambito dell’XI Vertice Iberoamericano dell’Avana: “Il Venezuela….va nella stessa direzione (di Cuba ndr.), verso lo stesso mare dove va il popolo cubano….mare della felicità, di vera giustizia sociale, di pace”. Verso il regime Una volta al potere, Chavez ha indurito la sua politica estera verso gli Stati Uniti, aumentando i nessi con Cuba, Cina, Libia, Siria, Iran e Iraq; e, con Chavez al potere, per la prima volta il Venezuela ha votato contro le risoluzioni dell’ONU in materia di violazione dei diritti umani da parte di paesi comunisti e dittatoriali. Allo stesso modo, veniva abolita la politica di inteligence comune con gli Stati Uniti e sono stati smantellati i sistemi d’inteligence locali facenti parte del sistema istituzionale, occupandone i comandi con i militari ‘lealisti’ che accompagnarono Chavez nei golpes del 92. E’ da segnalare, che le cospirazioni militari di sinistra e la penetrazione delle forze armate è cominciata 20 anni prima dei golpes del ‘92 e che una grande parte dei militari appartenenti ai gruppi di attivismo ideologico dentro le forze armate (MBR-200, ARMA, etc.) pur non appoggiando apertamente i golpes del 4 febbraio e del 27 novembre, sono oggi in posizioni di comando nelle forze armate. Parallelamente, Chavez chiudeva il dialogo con il governo colombiano e riconosceva carattere di forza belligerante alla FARC (gruppo guerrigliero colombiano), aprendo canali di comunicazione attraverso uno dei suoi collaboratori più vicini. Il suo contatto passava attraverso i blocchi 4° e 12° delle FARC e dei gruppi Ernesto Rojas e Carlos Armando Cauca Guerrero dell’ ELN (altra organizzazione guerrigliera colombiana).La distruzione delle forze armate Non appena insediato, Chavez diede inizio all’opera di neutralizzazione delle possibili reazioni militari al regime. Questo processo subì un’ulteriore accelerazione in conseguenza dei tragici avvenimenti dell’11 aprile 2002, quando le principali cariche dello Stato Maggiore Militare si ribellarono alla richiesta di Chavez di attivare il cosiddetto Plan Avila, che prevedeva l’autorizzazione dell’uso dell’esercito e dei mezzi blindati contro la popolazione inerme nell’atto di manifestare massicciamente (un milione e mezzo di cittadini in strada) contro il regime. Poco dopo l’11 aprile, infatti, il Governo pose a ritiro circa 900 alti ufficiali, imponendo una delle più vaste purghe mai avvenute all’interno delle forze armate venezuelane. Frattanto, venivano reinseriti i militari che parteciparono con Chavez ai golpes del 4 febbraio e 27 novembre 1992; e venivano posti ufficiali chavisti al comando delle componenti fondamentali delle forze armate. Ciò, mentre il Governo promoveva la costituzione di battaglioni armati formati da riservisti aderenti al processo rivoluzionario, con la finalità di costituire una “triplice” milizia parallela, insieme ai circoli bolivariani e alle reti di appoggio dei gruppi paramilitari (Frente Bolivariano de Liberacion, Carapaicas, Tupamaros).In questo quadro, infatti, di transizione del Venezuela verso un regime a immagine e somiglianza di quello castrista, la sostituzione dell’esercito regolare con una milizia rivoluzionaria ha un ruolo chiave. Pertanto, alla feroce purga imposta alle forze armate dopo i fatti dell’11 aprile 2002 non poteva non seguire un’altra, purtroppo scontata, aggressione istituzionale, con la violazione di tutte le norme tradizionali che regolano le promozioni militari, ciò che puntualmente avvenne il 5 luglio di quest’anno, festa nazionale in cui tradizionalmente si rinnovano le alte cariche delle forze armate e si promuovono gli ufficiali secondo la loro anzianità e i loro meriti. In tale ultima occasione, i militari inchinatisi al processo rivoluzionario, pur senza i necessari requisiti, hanno ottenuto promozioni e posizioni che spettavano di diritto, per anzianità e merito, ad altri ufficiali meritevoli che non le hanno ottenute. In particolare, tenenti e i capitali protagonisti dei citati golpes, già reinseriti abusivamente nella FAN da Chavez, sono stati messi al comando di strategici battaglioni dell’esercito, con l’occulto proposito di trasformarli o renderli inefficienti, per essere poi sostituiti dalla milizia dei riservisti chavisti. Anche i guerriglieri chavisti del Fronte Bolivariano di Liberazione, dei quali molto si diceva ma invisibili fino a pochi giorni fa, sono stati esibiti, è il caso di dire, in una apparizione televisiva dalle montagne del Tachira, mostrando uniformi e armamenti degni di un moderno esercito. 700 cubani hanno ricevuto documento d’identità venezuelano per operare da istituzioni dello Stato. Secondo il citato rapporto, il primo importante intervento in Venezuela dei servizi d’inteligence cubani (G-2) è avvenuto nel 1999 (nei primi mesi della presidenza Chavez), con l’insediamento nel paese di tre imprese cubane già note in Afganistan, El Salvador e Guatemala. La prima di queste, l’HCSM, dedita all’importazione di medicinali, con impiego di personale medico, è nota per il suo ruolo d’impresa di copertura, avendo operato in tale ruolo anche in Liberia, Zimbawe e Angola. Nel 1976 tre medici de questa impresa furono abbattuti in Angola quando si trovavano sul fronte di guerra. Inoltre, secondo il medesimo rapporto, dall’inizio del governo di Hugo Chavez nel 1999, almeno 704 cittadini cubani sono stati nazionalizzati a tempo di record e forniti di documenti d’identità venezuelani per poter assumere incarichi speciali, quali: compiere funzioni di sicurezza, lavorare come capitani o tecnici nelle petroliere della flotta di Petroleos de Venezuela, in raffinerie, in istituzioni dello Stato o in altri settori. Il rapporto d’inteligence si riferisce solo a quelli che sono stati muniti da documento d’identità venezuelano e indica che apparentemente questi documenti non sono stati emessi direttamente dall’organo competente (DIEX), ma che sarebbero stati fatti fuori sede, apparentemente da organismi di sicurezza dello Stato. E’ da mesi che medici, allenatori sportivi ed ora alfabetizzatori cubani entrano nel paese evitando le autorità d’immigrazione, in modo da non lasciare tracce né del loro numero né della loro identità. Lo stesso accadeva nel Chile di Allende, nel Panama di Torrijos, nel Grenada di Bishop, nel Nicaragua sandinista. Queste invasioni miravano, non solo a portare l’ideologia della rivoluzione cubana ai paesi fratelli dell’America Latina, ma a stabilire alleanze politiche che garantissero, ai governi amici, capacità di resistenza contro il nemico comune, e a Cuba benefici strategici ed economici per sopravvivere nel mezzo dei suoi molteplici fallimenti. I cubani inviati dal castrismo ufficialmente dichiarati sono 5.899 (però è voce comuni che quelli non dichiarati siano molti di più). Di questi, duemila sono arrivati in questo ultimo mese con la cosiddetta “Mision Robinson” (campagna di “alfabetizzazione” promossa de Chavez con l’aiuto cubano, che si ha ragione di temere sia un grande tentativo di ideologizzazione della popolazione ndr). Gli analisti stimano che, per fine anno, i castristi domiciliati in Venezuela, senza includere gli alfabetizzatori, potrebbero arrivare a 4.700. Si tratta della maggiore invasione cubana dopo quella dell’Angola in Africa. La ‘cooperazione’ castrista è arrivata non solo con camici bianchi o su scarpe sportive; si è anche inserita in posti strategici per il paese quali il trasporto del petrolio venezuelano. Medici/Praxis cubana Il primo contingente di medici cubani è arrivato nel dicembre 1999. Erano 238 e sono venuti con il compito di assistere le vittime e prevenire malattie durante la tragedia causata dai dilavamenti e le inondazioni che distrussero lo stato Vargas. Il 18 marzo 2000 arrivarono altri trenta professionisti. Altrettanti arrivarono l’11 agosto 2001. Il 23 marzo 2002 sono stati ritirati quaranta medici, che furono sostituiti da un gruppo uguale. Il 21 gennaio 2003 arrivarono altri cinquanta medici. Il rapporto d’inteligence riferisce che il livello di professionalità e l’esperienza della maggior parte dei medici cubani è inferiore a quella dei medici venezuelani. Il 67% di quelli che in Cuba sono considerati professionisti della salute non è abilitato neanche all’uso minimo degli strumenti chirurgici e di cura. Per questi motivi, gli analisti insistono nel dire che è più corretto dire “praxis cubana” invece di “cattiva praxis” ogni volta che raccomandano una cura sbagliata o che sbagliano nel diagnostico di un paziente venezuelano. Allenatori con l’eredità sovietica Con gli allenatori sportivi ci si trova davanti ad una situazione simile a quella presentata dai medici, i quali mancano degli standard, esperienza e pratica tecnologica dei loro omologhi venezuelani. Nel caso degli atleti, secondo il rapporto d’inteligence, si tratta di ‘semplici istruttori sportivi e certamente non quelli che hanno ottenuto i trionfi cubani a livello olimpico’. L’isola conta con l’allenamento permanente di specialisti provenienti delle antiche repubbliche sovietiche. Cubani infiltrati in posizioni strategiche dell’Industria Petrolifera Cubani castristi pilotano petroliere che trasportano petrolio venezuelano. Questa sarebbe solo una delle funzioni strategiche che starebbero effettuando i cubani inviati dal governo di Fidel Castro per cooperare con la rivoluzione chavista, ben oltrepassando quanto previsto dalle convenzioni firmate pubblicamente da Hugo Chavez e Fidel Castro. Nel rapporto d’inteligence si documenta che tecnici cubani sono stati inseriti, dopo lo sciopero generale del dicembre-gennaio scorso, in “Petroleos de Venezuela” e in “PDV Marina” (l’industria petrolifera del Venezuela), essendo stati messi al comando delle petroliere Teseo, Perseo e Generale Zamora, utilizzate per il trasporto del greggio venezuelano all’estero e che per evitare problemi con le norme che stabiliscono che quelli che trasportano la principale ricchezza del paese devono essere venezuelani li avrebbero nazionalizzano prima di giungere ai porti