Mr. Hide e Castro.


 

Dopo la rivoluzione castrista ha inizio così una nuova stagione per Cuba. Una lunga stagione che porterà l'isola alla ribalta mondiale, e darà al suo Lìder quella fama e quel potere che aveva sempre sognato. 

Chi sono i vincitori della rivoluzione all'inizio del 1959? Gli autenticos, gli ortodossi, gli uomini dei vecchi partiti, anche se autori di atti di coraggio al fianco dei giovani rivoluzionari, sono ormai screditati da troppi anni di sommosse, attacchi, congiure di palazzo, e devono essere allontanati dai posti di comando. Il solo, il vero vincitore è Fidel Castro, il comandante amato dalle folle, capace di parlare loro in modo diretto ed estremamente efficace, in grado di infiammare gli animi anche mentre chiede pesanti sacrifici. 

Vicino a Fidel stanno due fedelissimi: il fratello Raoul e Che Guevara. Tutti gli altri sono figure scialbe, di secondo piano, che non troveranno mai lo spazio per emergere,. Vi è nel Paese, in questi primi mesi dell'anno, una grande aspettativa di rinnovamento, tanto entusiasmo, la speranza di un futuro finalmente migliore: perfino la Chiesa cattolica, e ancor più esplicitamente quella protestante, sono favorevoli alla svolta castrista.

Il primo presidente provvisorio, il giudice Urrutìa, è un uomo serio e per bene, che non si è mai lasciato coinvolgere fino ad allora dalla politica. Naturalmente non ha nessun potere reale. Pur rimanendo ufficialmente solo il capo dell'esercito ribelle, Castro in realtà è arbitro di ogni avvenimento a Cuba. Nelle prime settimane il primo problema del gruppo rivoluzionario è quello di disfarsi dei nemici, ed è un'ondata di arresti e punizioni. Sono condannati a morte un centinaio di soldati e poliziotti, e il vecchio esercito viene fuso con quello nuovo. Nascono già qui le prime tensioni con gli USA, che offrono rifugio ai fuggiaschi. 

E' probabile che in questo momento Castro non sappia nemmeno lui chiaramente dove vuole arrivare. Vuole il bene del popolo, certo, ma la sua ideologia è vaga, seppure eroica: "attaccheremo l'analfabetismo, la corruzione, il vizio, il gioco e le malattie", afferma Fidel davanti alle folle in delirio per lui. Sembra abbia in mente soprattutto una rivoluzione a carattere etico per riportare onestà e moralità nella sua isola tanto corrotta. Ma chi erano stati i peggiori corruttori di Cuba, se non gli Stati Uniti, che l'avevano sempre considerata "il miglior posto per ubriacarsi"? Castro nutre da sempre un odio viscerale per gli americani, che hanno sempre considerato Cuba come una loro colonia, anzi come il luogo dove soddisfare tutti i vizi ritenuti indesiderabili in patria. Gli Stati Uniti, da parte loro, sembrano preoccuparsi esclusivamente di una potenziale svolta verso il comunismo da parte di Castro.

Ne sono talmente ossessionati, che in occasione della visita di Castro negli USA in aprile 1959 non sanno fare altro che chiedergli continuamente se è proprio sicuro di non essere comunista. Castro e il suo folto seguito tornano in patria convinti che agli americani non importi niente di Cuba, della sua cultura, della sua politica, della sua economia, dei suoi abitanti, purché non facciano proprie le teorie di Marx. 

In questo primo periodo post-rivoluzionario, Castro ripete più volte di non essere comunista. Egli vara però alcune importanti riforme volte a migliorare le condizioni dei più miseri e ad assicurare una più equa distribuzione dei redditi. 

Alla fine del 1958 Cuba aveva un debito pubblico pari a ottocento milioni di dollari, e importava dagli Stati Uniti più prodotti agricoli di qualunque altro Paese sudamericano. Ingenti fughe di capitali all'estero e un programma di lavori pubblici finanziato dal governo con titoli di Stato, unitamente ad una politica fiscale iniqua e vessatoria avevano messo in gravi difficoltà la classe più povera. Castro riduce della metà gli affitti a tutti coloro che pagano meno di cento pesos, e obbliga i proprietari di appartamenti vuoti a cederli allo Stato; l'INAV, ente nazionale per il risparmio e l'edilizia, requisisce anche tutti i fondi della lotteria, mentre il governo rileva direttamente la Compagnia Telefonica e abbassa le tariffe. 

Vengono confiscate tutte le proprietà di Batista nonché quelle di tutti i suoi collaboratori. E' di questi primi mesi del 1959 anche una prima riforma agraria, volta a cambiare la struttura del possesso della terra. L'INRA, istituto nazionale per la riforma agraria, ha il compito di espropriare e ridistribuire la terra, ma anche di far costruire strade e abitazioni popolari, e si occupa anche di sanità e di istruzione. Un ruolo di primaria importanza viene affidato alle cooperative agricole. I tentativi di meccanizzare l'agricoltura e di diversificare la produzione dei campi sono destinati a fallire a causa della mancanza di organizzazione e di dirigenti capaci di programmare.

In estate la fuga verso Miami del capo dell'aviazione cubana Dìaz Lanz dà l'avvio a una crisi che porta all'allontanamento del presidente Urrutìa, sostituito con il più maneggevole Osvaldo Dorticòs. Si accentua ancora il carattere di austerità della rivoluzione castrista, con tasse pesanti su tutti i generi di importazione (fino all'80% sulle automobili), una campagna contro l'alcolismo con forti imposte sulle bevande. Accanto ai benefici sociali per i più poveri, si registra però un crescendo di carcerazioni, processi, sequestri arbitrari di terre. 

Da Miami gli esuli cubani lanciano accuse a Castro, e organizzano attentati sull'isola: Castro se ne lagna col governo degli Stati Uniti, che ritiene coinvolto nei raid sull'isola. Il 25 novembre ha luogo una terza riorganizzazione a livello governativo, e vengono allontanati dalla stanza dei bottoni gli ultimi rappresentanti dell'ala liberale della rivoluzione: viene cacciato dalla guida della Banca Nazionale il moderato Pazos e sostituito addirittura con Che Guevara, con conseguente panico finanziario. Insieme a Pazos se ne vanno i suoi migliori collaboratori, e alla fine dell'anno è praticamente impossibile trovare sull'isola capaci amministratori e pianificatori. Anche l'ambasciatore americano Bonsal giunge alla conclusione che è ormai impossibile instaurare un dialogo utile con Fidel.

A fine novembre viene sospeso l'habeas corpus, si lascia mano libera alla polizia politica e crescono gli arresti in tutto il Paese. Mentre lo Stato si impadronisce di molte ditte private, Castro incontra all'Avana un funzionario russo, Alexandr Alekseev, inviato da Mosca. I rapporti con gli Stati Uniti si fanno sempre più tesi, e proprio mentre viene firmato un nuovo accordo commerciale, Castro espropria altri 28.000 ettari di proprietà di americani. 

Sono dell'inizio del  1960 due importanti campagne: una contro i sindacati, ormai ritenuti inutili da Castro, l'altra contro i media. Mentre l'inviato russo Mikojan si trova all'Avana viene firmato un importante trattato commerciale con la Russia, nel quale i sovietici si impegnano ad acquistare ingenti quantità di zucchero da Cuba e a fornirle molti prodotti fra cui petrolio, frumento, ghisa, alluminio, carta, concime, eccetera, nonché ad erogarle un ingente prestito monetario e ad assicurarle assistenza per la costruzione di fabbriche e per il prosciugamento delle paludi. 

Il 4 marzo 1960 una nave francese, il "Coubre", carica di materiale bellico proveniente dal Belgio esplode nel porto dell'Avana: un incidente che ricorda da vicino quello del "Maine", e che dà a Castro il verso per accusare gli Stati Uniti di sabotaggio (e probabilmente anche per chiedere armi alla Russia). In questo periodo vengono chiusi gli ultimi giornali indipendenti. Insorgono la Chiesa da una parte e gli esuli cubani dall'altra, ma col solo risultato di veder crescere il numero degli esuli. 

A metà estate l'INRA requisisce tutta la terra che era appartenuta agli zuccherifici, e anche buona parte dei negozi e delle botteghe private: si può già comprendere che tutto il sistema dell'impresa privata è in grave pericolo. Vengono requisite le raffinerie di petrolio Texaco, Esso e Shell, perché contrarie a lavorare il petrolio russo, e viene sedata nel sangue una rivolta degli studenti universitari della capitale. Finisce ogni libertà negli atenei. 

In seguito a tutti questi avvenimenti, gli Stati Uniti annunciano che non acquisteranno più zucchero da Cuba. Castro ne approfitta per presentarsi come vittima sul palcoscenico internazionale e per nazionalizzare tutte le proprietà americane ancora esistenti sull'isola. Il 18 settembre Castro si reca a New York alle Nazioni Unite, dove tiene un discorso di ben quattro ore e mezzo per denunciare l'imperialismo americano: viene però accolto con ostilità e freddezza dalla maggior parte dei delegati. E' ora assolutamente indispensabile per Cuba riorganizzare la sua economia, diversificare la sua produzione agricola, aumentare la produttività dei suoi stabilimenti. Per ottenere questi risultati viene varato a dicembre 1960 il primo piano quinquennale, che chiede gravi sacrifici alla popolazione, ma che non intacca la popolarità del Comandante, al quale le masse cubane guardano come al solo uomo capace di ridare loro un ruolo nella storia.

Il 1961 si apre con la riforma dell'istruzione: volontari arruolati nelle "brigatas alfabetizadores" si recano in ogni villaggio dell'isola per insegnare alla popolazione a leggere e a scrivere; nelle scuole si registra un aumento di iscrizioni pari al 30%, nelle università si procede a sostituire i docenti rimasti con nuovi professori di cultura marxista-leninista, partono nuovi corsi di lingua, di cucito, di guida per autisti, di riabilitazione per ex prostitute. 

Grande merito della rivoluzione è quello di aver abolito la corruzione prima imperante nel Paese, e di aver portato maggiore uguaglianza sociale e razziale, di aver messo a disposizione di tutti scuole e cure sanitarie, di aver promosso efficaci campagne di prevenzione contro numerose malattie. Il suo principale demerito è quello di non aver saputo o potuto agire senza lasciare dietro di sé una lunga e dolorosa scia di imprigionamenti, esecuzioni, delazioni, fughe dal Paese. 

Gli esuli cubani non si possono dar pace e cercano a più riprese di coinvolgere gli Stati Uniti nei loro tentativi anticastristi. Alle sei del mattino del 15 aprile 1961 due B26 provenienti dalla Florida ma con insegne cubane sorvolano il quartier generale dell'esercito a Cuba e lo bombardano, mentre altri sei aerei bombardano gli aeroporti di Santiago, San Antonio de los Banos e Baracoa. Immediatamente Castro si scaglia contro le organizzazioni a lui ostili all'interno del Paese e denuncia gli Stati Uniti come autori del raid. Castro sa che si sta preparando un'invasione dell'isola, e si prepara alla battaglia.

La brigata di cubani anticastristi sbarca il 17 aprile nella Baia dei Porci, vicino a Central Australia, dove li attende un battaglione dell'esercito ribelle. I "liberatori" non riescono però ad ottenere l'appoggio della popolazione locale, e le sorti dello scontro si rivelano subito molto negative per gli invasori. All'ultimo minuto il presidente Kennedy non trova il coraggio di ordinare una seconda incursione aerea, né di inviare le navi presenti nelle vicinanze in aiuto dei ribelli, e Castro può così riportare una vittoria totale sugli invasori in cielo, in mare e in terra: su 1297 sbarcati, i prigionieri furono 1180.

Per Castro questa invasione è un grande aiuto: ora può dimostrare che i suoi nemici sono pericolosi e infidi, può dare a loro tutte le colpe per i problemi che ancora affliggono l'isola. Dopo l'episodio della Baia dei Porci gli americano bloccano tutte le esportazioni verso Cuba, e l'isola si trova in gravi difficoltà: a giugno 1962 oltre 200.000 cubani hanno lasciato l'isola, circa il 3% della popolazione, per motivi di dissenso politico ma anche preoccupati dalla grave e persistente crisi economica. 

Castro non ha altra scelta che quella di legarsi ancora più strettamente all'Unione Sovietica, e sperare che questa riesca a rimettere in sesto il Paese. In effetti Nikita Sergejevic Kruscev ha tutte le intenzioni di aiutare Cuba, anche e soprattutto fornendole armi adatte a contrastare le pericolose invasioni provenienti dal territorio statunitense. Probabilmente pensa che Kennedy, che già si è dimostrato debole e tentennante in occasione dell'invasione della Baia dei Porci, non abbia il coraggio di opporsi direttamente alla grande potenza sovietica. Sbaglia, e come tutti sanno la grave crisi tra le due potenze per l'invio di missili nucleari sovietici a Cuba si risolve il 28 agosto 1962, dopo dieci giorni che tengono col fiato sospeso tutto il mondo, con il ritiro delle navi sovietiche e la promessa di smantellare i missili già installati in territorio cubano.

Cuba è però ormai strettamente legata alla Russia, anche se Castro non accetterà mai di allinearsi completamente e, dopo il voltafaccia sui missili, non si fiderà mai più fino in fondo dei sovietici. Già negli anni '63 e '64 si capisce che il tentativo di diversificare la produzione agricola e di industrializzare il paese è fallito: Castro ha il coraggio di prenderne atto e di tornare sulle sue decisioni per accettare di continuare a produrre fondamentalmente zucchero e tabacco. Egli lancia ora le sue sfide alla popolazione perché si raggiungano quantità di raccolti sempre maggiori. I risultati non sono sempre quelli sperati, ma il Lìder Maximo, pur di raggiungere i suoi obiettivi, non si lascia scoraggiare e non esita per esempio a fare i raccolti in anticpo, né a spostare la data del Natale per non interrompere i lavori nei campi. 

Castro ha ancora una freccia al suo arco: egli sa bene quanto i cubani amino la loro patria, e quanto siano orgogliosi per ogni riconoscimento che venga ad essa dall'estero. Egli decide ora di giocare la carta internazionale, ed invia Che Guevara in America Latina, in Africa e in Asia, nelle Ande, dove questi caldeggia anche interventi armati a fianco delle truppe rivoluzionarie. Contraria alla linea sovietica della coesistenza pacifica, Cuba sostiene nell'ottobre 1964 al Cairo e nel 1965 ad Algeri la necessità della lotta armata contro l'imperialismo. 

Tra l'aprile e il novembre 1965 Guevara è in Congo con 200 volontari, nel novembre 1966 egli arriva in Bolivia, nuovamente con un piccolo gruppo di volontari. "Creare due, tre, molti Vietnam" è lo slogan del Che in quegli anni. Ferito in Bolivia l'8 ottobre 1967, Che Guevara viene catturato e ucciso. Il suo cadavere viene seppellito in un luogo segreto, e il corpo viene ritrovato e riportato a Cuba solo nel luglio 1997. 

Nel 1972 viene firmato un nuovo, importante trattato commerciale con l'Unione Sovietica; Cuba entra a far parte del Comecon e inizia ad attuare una serie di riforme sul modello sovietico. Dopo la visita di Breznev all'Avana nel 1974, cresce anche l'importanza del Partito Comunista Cubano, che si riunisce per la prima volta in congresso nel 1976, autodefinendosi "organo supremo della nostra società", "organismo che orienta e organizza l'intera popolazione lavoratrice nonché le altre organizzazioni sociali e lo Stato". Il congresso presenta il testo di una nuova costituzione, sulla falsariga di quelle socialiste, che viene approvata l'anno successivo. Nello stesso anno viene nominato capo dello Stato Fidel Castro. 

Dal 1975 forze militari cubane vengono impiegate in Angola (vi si alternano ben 300.000 uomini), poi in Etiopia contro la Somalia, nel 1980 in Yemen. Sta molto a cuore a Fidel il ruolo di guida morale dei Paesi in lotta, ed egli riesce ad avere un importante riconoscimento di questa sua funzione nel 1979, quando ospita all'Avana il vertice dei Paesi non allineati e ne ottiene la presidenza per i successivi quattro anni. In patria sono numerosi coloro che covano malcontento, per le restrizioni economiche, per l'insofferenza del potere verso qualunque genere di anticonformismo e di diversità, per il deterioramento dei rapporti tra governo e artisti o intellettuali.

Molti sono gli esuli, che Castro lascia andare volentieri perché così si riduce il dissenso interno. Malgrado le continue tensioni con gli USA, nel 1984 viene siglato un accordo sui profughi, col quale gli Stati Uniti si impegnano a concedere ogni anno 20.000 visti di ingresso a cittadini cubani, mentre Cuba accetta di accogliere 3000 delinquenti comuni "indesiderabili" per gli USA. A metà degli anni Ottanta, Castro lancia una nuova offensiva interna contro la burocratizzazione, causa prima di sprechi e disorganizzazione nel Paese, nonché di corruzione e privilegi. Il drastico ridimensionamento delle attività private e la collettivizzazione dell'agricoltura sono i due capisaldi della politica di "rettifica degli errori" lanciata dal terzo congresso del PCC, tenutosi nel 1986.Questa campagna non raggiunge grandi risultati, se non quello di far fiorire il mercato nero e di veder morire buona parte delle attività artigianali. Il tasso di crescita economica annua fra il 1986 e il 1989 è dello 0,2%. Ancora nel 1990 il 40 % delle derrate alimentari consumate a Cuba proviene dall'Unione Sovietica. 

In seguito alla caduta del muro di Berlino e al crollo del suo impero, la Russia è costretta a togliere alcune concessioni che garantiva a Cuba e a effettuare drastici tagli alle sue forniture, in particolare per quanto riguarda il petrolio. Castro deve così chiedere nuovamente altri sacrifici al suo popolo: vengono ulteriormente razionati i generi alimentari, il carburante per gli automezzi, l'energia elettrica. Viene incoraggiato il turismo in quanto fonte di valuta pregiata, ma questo crea anche differenze sociali: i turisti godono di un tenore di vita irraggiungibile per l'uomo medio cubano, e anche tra gli stessi cubani stanno molto meglio coloro i quali sono a diretto contatto con l'area del dollaro.

Data metà del 1989 il processo per corruzione, contrabbando e traffico di valuta al generale Arnaldo Ochoa e ad un gruppo di suoi collaboratori. Il generale e tre ufficiali vengono fucilati, ma restano molti dubbi sul fatto che essi abbiano potuto compiere gli atti di cui sono stati accusati senza un avallo dall'alto. Crescono le occasioni di attrito con l'Unione Sovietica, in particolare sui temi della guerriglia in Salvador, sul Nicaragua sandinista e sulla prudenza mostrata da Mosca nel commentare l'intervento statunitense di Panama. 

Gli sforzi di Castro per un riconoscimento internazionale hanno però avuto buon esito, tanto che nel 1990 sono solo tre i Paesi che non hanno riallacciato relazioni diplomatiche con Cuba. Nell'ultimo decennio Cuba ha intensificato gli sforzi per raggiungere l'autosufficienza alimentare, con un piccolo risultato incoraggiante nel 1994: una crescita dello 0,7 dell'economia, dovuto soprattutto al funzionamento dei mercati contadini, all'apertura verso le attività private e le joint ventures con capitali stranieri. Per ottenere piccoli miglioramenti economici, insomma, Castro ha dovuto rinunciare ad alcune delle più importanti conquiste della rivoluzione. La durezza dell'embargo statunitense verso Cuba e l' ostracismo americano verso coloro che sono disposti ad investire nell'isola sono comunque un serio ostacolo allo sviluppo di Cuba. 

Ora che il carisma personale di Fidel Castro è leggermente offuscato dagli anni e che i valori della rivoluzione sembrano piuttosto appassiti, tutti si domandano come il Comandante potrà risolvere i molti problemi che ancora gravano sul suo popolo. Il papa, nella sua visita a Cuba nel gennaio 1998, ha deplorato il blocco economico esercitato dagli USA contro Cuba, ma ha anche affermato con vigore che i problemi di Cuba sono da imputare a un sistema che nega la dignità e la libertà della persona umana. In occasione del vertice ibero-americano che si aprirà a Cuba il 15 novembre di quest'anno, Castro aspetta il re e la regina di Spagna, pronto trasformare il loro arrivo in un evento storico di portata mondiale, come aveva fatto per la visita di Giovanni Paolo II. 

La sua strategia sembra essersi modificata ben poco negli anni: un centinaio di dissidenti sono stati arrestati preventivamente, per evitare turbamenti nel corso del vertice, e ai delegati verrà chiesto di firmare una condanna dell'embargo statunitense. Le richieste di rispettare i diritti umani nell'isola verranno come sempre ignorate e le centinaia di migliaia di esuli cercheranno di far sentire la loro voce. Oggi a Cuba vi sono circa 350 detenuti politici di cui non si riesce ad avere notizie; il salario medio di un operaio cubano è di circa nove dollari al mese; tutto il cibo è razionato; il latte è distribuito solo ai bambini al di sotto dei sette anni; i medici ospedalieri hanno a disposizione solo una saponetta al mese. Per sopravvivere, tutti sono costretti a porsi nell'illegalità ricorrendo al mercato nero. Forse neppure Fidel Castro sa cosa riserva il futuro a Cuba.