Gulag caraibico.
 

C'è un paese, nei Caraibi, la cui popolazione è costituita per circa il 25-30 per cento da bianchi, ma sono loro ad essersi accaparrati tutti i posti chiave della direzione del paese, e il 90 per cento delle cariche negli organismi di controllo dello Stato: il Direttivo, la Segreteria del partito, il Comitato Centrale, i Comitati nazionali dell'Assemblea nazionale, eccetera. Questo Paese è Cuba, la Cuba di Fidel Castro. Dove altissima è la percentuale di popolazione di colore, e specificatamente neri; che però viene lasciata ai margini. Conta solo come “massa”, quando bisogna radunare folle per i torrentizi discorsi del lìder màximo.

 

C'è un paese, nei Caraibi, dove, scrive lo scrittore spagnolo Fernando Arrabal, «tutto ciò che è dissimile riceve il suo castigo: i liberali, gli omosessuali, i testimoni di Geova, gli ecologisti, i socialdemocratici, le femministe e le altre minoranze, che hanno potuto avere solamente rappresentanti - purtroppo numerosi - in esilio, in carcere e nei campi di concentramento». Questo paese è Cuba, la Cuba di Fidel Castro.

 

Un paese dove non esiste libertà di culto e di religione, non è possibile costruire chiese e sinagoghe; dove non esiste libertà di pensiero, di parola, di stampa, di organizzazione politica e sindacale. Un paese dove chi non è d’accordo con il lìder màximo è accusato di essere un agente della CIA.

Ecco dunque un sommario e incompleto elenco di “agenti della CIA” che l'occhiuta sagacia castrista di volta in volta ha individuato e denunciato:

  • Lo scrittore Jean-Paul Sartre, per aver chiesto la liberazione del poeta Herberto Padilla.

  • L'ingegnere agronomo terzomondista René Dumont, colpevole di giudicare catastrofica la via intrapresa dall'agricoltura cubana.

  • Il poeta Herberto Padilla, per aver scritto un libro di poesie dal titolo Fuera de juego.

  • Il marxista Pierre Golendorf, già membro del Partito comunista francese, che tentava di giovare alla “rivoluzione” a Cuba (per questo suo tentativo è stato ringraziato con cinque anni nelle galere castriste).

  • Gli scrittori Claude Roy, Eugène Ionesco, Mario Vargas Llosa, Pier Paolo Pasolini, Jorge Luìs Borges, Susan Sontag, Jorge Semprun, Julian Gorkin, Camilo Josè Cela, André Pierre De Mandiargues: accusati di sconcezza, di essere «corrotti fino al midollo delle ossa», «agentucoli del colonialismo culturale», «agenti della CIA, cioè dei servizi di destrezza e spionaggio dell'imperialismo».

 

Altri agenti della CIA smascherati dall'astuta vigilanza castrista:

  • Il primo presidente della repubblica nel 1959 dopo Batista, il dottor Urrutia, che si oppose all'instaurazione di una “democrazia popolare” copiata dal modello sovietico; costretto all'esilio.

  • Il comandante dell'aeronautica Doas Lanz, che, sei mesi dopo la conquista del potere, si rifiutò di collaborare con il marxismo; costretto all'esilio.

  • Pedro Luìs Boitel, leader universitario del movimento anti-Batista 26 luglio, perché si oppose alla comunistizzazione del paese (assassinato in carcere).

  • Il comandante Eloy Gutiérrez Menoyo, dirigente della guerriglia nella provincia di Las Villas (una ventina d'anni di carcere castrista).

  • Il leader operaio David Salvador, presidente della Confederazione dei lavoratori cubani, già oppositore di Batista (quattordici anni di carcere castrista).

  • Il leader studentesco Porfirio Ramìrez, presidente della Federazione degli studenti universitari (fucilato).

  • Il capitano Tony Cuesta, capitano della guerriglia condotta contro Batista (sette anni di carcere castrista).

  • Il comandante Jesus Carrera, uno dei capi della lotta contro Batista (fucilato).

  • Lo scrittore Carlos Franqui, direttore del giornale Revoluciòn e di Radio Rebelde (esiliato).

  • L'ambasciatore Gustavo Arcos, che prese parte con Castro all'assalto della caserma Moncada (otto anni di carcere castrista).

  • Il medico Rolando Cubelas, dirigente del Direttorio rivoluzionario, che partecipò all'assalto del palazzo di Batista nel 1958 (cinque anni di carcere castrista).

  • Il drammaturgo e poeta Jorge Valls, dirigente universitario, oppositore di Batista (più di vent'anni nelle carceri castriste).

  • L'economista Justo Carrello, compagno di guerriglia di Castro (esiliato).

  • Il giornalista Josè Pardo Llada, combattente della Sierra (esiliato).

  • Il contadino Victor Mora, capo della colonna che occupò Camaguey (dieci anni di carcere castrista).

  • L'ingegner Manuel Ray, ministro dei lavori pubblici del primo governo Castro (esiliato).

     

È un lunghissimo elenco di fucilati, incarcerati, esiliati, quello che si potrebbe stilare, non basterebbero tutte le pagine di questo giornale.

 

Tutti avevano creduto nel sogno della “rivoluzione”, tutti avevano aiutato Castro, lo avevano difeso e sostenuto; poi, per aver manifestato un dissenso, per aver espresso un'opinione non gradita, sono stati bollati come «genti della CIA».

Un capitolo a parte quello dei «suicidi»: dalla figlia di Allende, rifugiata all'Avana, che nel momento in cui sceglieva la libertà si suicidava; a Nilsa Espin, alta dirigente dell'M-26, che secondo la versione ufficiale si è tolta la vita sparandosi una raffica di mitra nell'ufficio del fratello di Castro, Raùl; si sono «suicidati» il capitano Felix Pena; il comandante Eduardo Sunol; il comandante Albert Mora; il capitano della polizia Arturo Martinez Escobar; il comandante Onelio Pino; Il capitano Rivero; il ministro della giustizia Oewaldo Dorticos; la direttrice della Casa delle Americhe e membro del Comitato centrale Haydée Santamaria.

 

Questo gulag tropicale si chiama Cuba, la Cuba di Fidel Castro.