Errori.
 

Fidel Castro ha commesso pochi errori nella conduzione del suo potere a Cuba, quanto meno dal punto di vista della durata della sua dittatura la sua strategia si è rivelata vincente. Ovviamente la sua dittatura ha significato per migliaia di cubani l’eliminazione fisica e le carceri dell’isola sono piene di prigionieri politici, oltre questo milioni di Cubani si trovano a doverne subire il suo dispotismo, ma in ogni modo Castro resta il dittatore più longevo di questo secolo. Castro ha purtroppo subito comunque l’inevitabile destino di tutti i suoi predecessori che hanno detenuto il potere troppo a lungo, che siano stati re, imperatori o dittatori in qualsiasi era tutti gli uomini subiscono un inevitabile processo di isolamento ed autoesaltazione che li ha portati a perdere il senno e il controllo delle loro azioni. Castro ha perso di vista la realtà dell’enorme fortuna che lo ha accompagnato nelle vicende della sua vita, non si rassegna alla sconfitta, non ha ancora, alla sua veneranda età, capito ed accettato  che il suo ostinarsi a detenere il potere assoluto è diventato un peso insostenibile per la società cubana. La sua scalata al potere a Cuba è stata una quasi inevitabile conseguenza di vari fattori irripetibili al giorno d’oggi, Castro ha preso possesso di un popolo che aveva alle spalle una triste tradizione di schiavitù e  dittature talmente antica da averlo accettato quasi come mandato dal destino. Cuba era l’isola mercato degli stati uniti e della Spagna, dove si faceva la compravendita degli schiavi afroamericani, quegli schiavi provenivano da realtà tribali dove il Re era da millenni il padrone assoluto, un semidio, i conquistadores spagnoli dopo averli sfruttati fini in fondo liberarono quegli schiavi e si mischiarono a loro, ma mai il popolo cubano non ha mai  conosciuto la libertà, sono sempre stati sudditi di popoli esterni che li hanno tenuti nell’ignoranza e li hanno sfruttati, gli stati uniti hanno fatto lo stesso negli anni precedenti la “Rivoluzione”, e il passaggio tra il vecchio dittatore Batista e Castro fu tutto sommato un passaggio di potere ben digerito dalla grande maggioranza del popolo cubano, il seguito di una storia di sottomissione lunga secoli. Soprattutto la continua presenza di turisti e il continuo filtrare di notizie dall’estero hanno reso insopportabile la sua statica visione del mondo, tanto che Cuba è ormai diventato il posto al mondo apparentemente più immobile dal punto di vista dei cambiamenti sociopolitici e nello stesso tempo il posto più instabile, visto che ormai la popolazione ha ben chiaro che se cambio ci dovrà essere dovrà essere radicale e senza vie di mezzo.
Castro ha nella sua condizione di uomo logorato dal potere e ormai anziano e incapace di elasticità mentale una visione evidentemente distorta del mondo esterno a Cuba, probabilmente crede che manipolare le masse sia qualcosa alla sua portata più di quanto non lo sia in realtà, durante la sua dittatura ha spedito la sua aviazione e il suo esercito in aiuto di vari processi rivoluzionari condotti da diversi aspiranti dittatori in africa e america latina, tutte operazioni che credeva gli potessero portare vantaggi economici e politici e che invece si sono rivelate solo tragiche e dispendiose imprese che hanno solo causato la morte di centinaia di Cubani e migliaia di civili innocenti, ignari della sua brama ideologica e dei reali motivi di tanta distruzione.
Queste dispendiose avventure di guerra hanno gravemente compromesso l’economia del suo paese dagli anni settanta agli ottanta. Ma evidentemente il motto che sbagliando si impara Castro non lo conosce, sarà la costante necessità di petrolio ma Castro ancora una volta cade nell’errore di credere che  è ancora possibile ripetere quello che gli riuscì nel 1959. Il primo paese produttore di petrolio dell’america latina è il Venezuela, ed è quel petrolio che lo interessa più d’ogni altra cosa, così Castro negli anni novanta conobbe Ugo Chavez e s’imbarcò nell’ennesimo clamoroso errore della sua vita in fatto di operazioni all’esterno di Cuba. Si potrebbe persino dire che Chavez è l’uomo di Castro, è infatti stato lui stesso a  formarlo e dargli i mezzi e il supporto umano per innescare il processo “Rivoluzionario Bolivariano”, nel 1998 Chavez riesce a farsi eleggere e da quella data Castro ha inviato in suo aiuto circa 1000 medici o finti medici, e tremilasettecento militari Cubani che hanno operato in Venezuela una sistematica manipolazione del gran numero di cittadini delle fasce sociali più povere, medici cubani hanno curato gratis i bambini delle favelas, mentre altre migliaia di militari cubani e agenti dei servizi segreti castristi hanno lavorato in silenzio alla formazione di una struttura che potesse dare il via al processo che entro pochi anni, secondo l’ingenuo  piano di Castro avrebbero fatto diventare Chavez il dittatore del Venezuela, immaginato  come un paese satellite di Cuba dal quale attingere petrolio a piene mani in modo da risolvere l’oltre trentennale problema economico che  affligge l’isola. Questa volta l’errore che commette è clamoroso, i venezuelani non sono come i cubani, Castro valuta male la realtà di quel popolo, non valuta bene il livello socio culturale di quella gente che non ha nessuna intenzione di sottomettersi a uno stato totalitario, la popolazione insorge e dopo decine di omicidi negli scontri di strada per mano dei Chavisti e delle forze Cubane presenti nel paese Chavez nel 2002 deve rinunciare all’impresa ed è quasi costretto a fuggire dal Venezuela. Castro fa il miracolo, corrompe i militari Venezuelani e impiega tutte le forze cubane presenti a Caracas per aiutarlo, miracolosamente il suo uomo riesce a risalire misteriosamente al potere. Dal 2002 ad oggi i contatti tra Cuba e Caracas sono stati febbrili, migliaia di Cubani hanno lavorato al progetto di Castro, innumerevoli volte Chavez si è recato a Cuba e viceversa, gli incontri avvenivano con cadenza quasi mensile, dalla compagnia telefonica Venezuelana risulta che i contatti telefonici tra gli uffici  governativi di Chavez e Cuba superano in numero quelli dell’intero Venezuela verso La Colombia, tenendo presente che in Venezuela vivono due milioni di Colombiani si deduce quanto fitto sia legame tra i due governi.
L’errore di Castro è enorme, non ha ben chiaro che passare da una democrazia ad una dittatura anche per un paese in crisi economica e sociale come il Venezuela dove la ricchezza è mal distribuita è un’operazione quasi impossibile, come sua consuetudine confonde un piatto di ceci con la libertà di autodeterminazione dei popoli, non ha nessun dato probabilmente della realtà Venezuelana, non valuta bene la forza degli intellettuali di quel paese, non sa che l’agguerrito giornalismo televisivo è in mano all’opposizione e che  internet molto diffuso in Venezuela è un avversario contro il quale neppure lui può combattere,  Chavez non può togliere in tempi troppo ristretti tutte queste libertà o massacrare impunemente o incarcerare milioni di Venezuelani senza fare salire troppo la tensione nel paese, la situazione ristagna. L’impresa sognata da Castro e Chavez di prendere il potere totale del Venezuela comincia a mostrare difficoltà inaspettate per il vecchio dittatore cubano. Durante la rivolta popolare del 2002 le televisioni private Venezuelane filmarono e trasmisero a tutto il paese e all’estero le milizie Chaviste che facevano fuoco sulla gente disarmata, le foto dei criminali del neo dittatore finirono su internet e sui giornali, tutte cosa a cui Castro non è abituato e che lo lasciano sgomento, a Cuba i massacri e le fucilazioni si sono sempre susseguite senza nessun testimone fornito di telecamera e nessuno avrebbe mai potuto trasmettere informazioni all’intera popolazione né all’estero. La veloce mattanza pensata da Castro si rivela irrealizzabile.  I mezzi di comunicazione in Venezuela per quanto siano stati imbavagliati fecero la differenza, Chavez in maniera scorretta naturalmente riuscì a tornare al potere gridando al golpe, ma dal 2002 ad oggi la scelta di Castro fu mantenere un basso profilo per provare a colpire in seguito riorganizzandosi meglio. Chavez tornò a palazzo, promise e firmò in pubblico promesse di libertà e democrazia per il Venezuela, ma erano tutte menzogne e presto il paese precipitò a causa delle scelte economiche del governo in una profonda crisi, quello che una volta era un paese ricco diventa un amplificatore di differenze sociali, mentre la repressione politica aumenta. Me le decine di morti di quella prima insurrezione del popolo contro Chavez non vennero dimenticate dall’opposizione che mentre il neo governo dittatoriale si riorganizzava continua a lavorare contro quello che ormai si è mostrato agli occhi dei venezuelani un uomo che non ha nessuna intenzione di ascoltare il parere del popolo nel condurre assieme a Castro una sistematica opera di distruzione della democrazia. I  venezuelani sanno bene cosa significherebbe cadere nella trappola di Castro e sanno quanto indissolubile sia il suo legame con il loro  Chavez , sanno bene che è solo una sua pedina, la lotta politica si fa dura, per quanto la politica è solo una piccola parte del problema se comparata agli enormi interessi economici in gioco.
Continuano le manifestazioni del popolo venezuelano e le carceri cominciano a riempirsi di prigionieri politici, ma il popolo venezuelano non è come pensava Castro, è colto abbastanza per avere terrore di affidarsi a un folle come Chavez e mal sopporta la continua fornitura di petrolio a Cuba in nome della “Rivoluzione” che accomuna i due popoli, i Venezuelani non vogliono nessuna rivoluzione, sanno che isolarsi dal mondo capitalista non è la soluzione dei gravi problemi sociali del loro paese, sanno che il meglio che possa succedergli è fare la fine del popolo cubano.
L’analisi fatta da Castro si dimostra del tutto fantasiosa, il popolo venezuelano non si lascia ingannare dalla teoria di Chavez e nel 2003 è pronto a tentare nuovamente ad allontanarlo tramite un referendum, l’aspirante dittatore sa che il numero di firme sarà sufficiente per eliminarlo dalla scena, ma essere leali non fa parte del suo carattere né di quello del suo creatore Castro.
A Castro probabilmente il fatto che con delle firme un popolo può destituire un lider rivoluzionario probabilmente sarà sambrata una barzelletta, e se immaginiamo un ipotetico colloquio tra Castro e Chavez è da supporre l’imbarazzo di quest’ultimo davanti il maestro a dare una simile imbarazzante  notizia, ed è facile supporre anche l’irrefrenabile desiderio di Castro di colpire l’alunno Chavez con un rovescio ascoltando una simile idiozia.
Infatti, Chavez in sostanza ignora il referendum, annullando oltre ottocentomila firme con le più disparate scuse, sostiene che non si è arrivati al numero di duemilioniesettecentomila di firme necessarie per sole seicentomila e il sangue riprende a scorrere per le strade del Venezuela, l’errore di valutazione di Castro che credeva di unire Cuba e Venezuela in un delirante sogno petrol-rivoluzionario comincia  a fare le sue vittime, altri spari delle milizie e altri morti, altri arresti. Questa volta il popolo Venezuelano si gioca il tutto per tutto, se Chavez blocca le vie legali per la sua destituzione, il popolo sa che quest’ultimo potrebbe indire lo stato d’emergenza accusando un tentato golpe e approfittare dell’occasione per fare l’ultimo passo verso la dittatura causando una catastrofe nel paese. Oggi è il 07/03/2004 e i morti di questa nuova ondata di ribellione dei venezuelani ha in questi giorni già causato una decina di morti e gettato il Venezuela in una situazione di incertezza e terrore, persino la polizia venezuelana che si è schierata in gran parte dalla parte del popolo par un atteggiamento più democratico nei riguardi dei dimostranti  ha subito la minaccia da parte di Chavez di vedersi scagliato contro l’esercito se non dovesse fermare i dimostranti con la dovuta "energia".
Castro e la sua idea statica del mondo, la sua totale ignoranza di come il mondo è cambiato dagli anni della sua “Rivoluzione” cubana è diventato un uomo pericoloso per l’america latina, il suo approfittare dei problemi sociali di paesi come il Venezuela, dare appoggio a gruppi terroristici “Rivoluzionari”come le FARC colombiane (aiuti in cambio di narcodollari), l’ infiltrare agenti illudendo nuovi aspiranti dittatori che ben poco hanno di rivoluzionario di poter salire su un trono dorato è da sempre stato solo causa di lutti e devastazione. Il problema di Castro è che non accetterà mai di andare in ospizio.