Embargo.
 

Embargo o economia fallimentare?

Una seconda obiezione consiste nel ritenere gli Stati Uniti e il loro embargo la causa principale delle sofferenze del popolo cubano. Di fronte all’embargo, sostengono i difensori della dittatura rossa, ben poca cosa risultano le misure di polizia prese da Fidel Castro contro i suoi oppositori. Occorre affermare con forza che questa obiezione è storicamente e politicamente falsa. Come hanno sostenuto in più occasioni diversi scrittori, tra cui per esempio, Mario Vargas Llosa, il popolo cubano deve la propria miseria molto più alla fallimentare economia comunista del regime castrista che all’embargo statunitense. Non bisogna dimenticare, a questo riguardo, che se l’inefficiente e burocratica economia sovietica cubana non è tracollata prima d’ora ciò è avvenuto solamente perché Cuba è stata per decenni letteralmente sommersa d’oro da Mosca.

Si tratta, pertanto, di un’economia che è stata artificiosamente assistita per tantissimi anni, e, non a caso, quando le sovvenzioni sono venute a mancare per la dipartita dell’Unione Sovietica, Fidel Castro ha dovuto, per non affondare completamente l’isola nella miseria più nera, fare qualche apertura all’economia di mercato e permettere l’arrivo di capitali e capitalisti occidentali (2).

Come ha scritto Vargas Llosa, «qualunque embargo economico, da parte di un solo paese, sebbene tanto potente come gli Stati Uniti, è una burla. Se Cuba fosse in condizioni di farlo, potrebbe comprare tutti i prodotti manifatturieri (...) di cui necessita dalla Francia, dalla Spagna, dal Canada, dalla Germania, dall’Italia, dal Giappone, dalla Corea del Sud e da dozzine di altri paesi ansiosi di vendergliele e, molti di essi, a prezzi più competitivi di quelli delle industrie nordamericane» (3). Se ciò non avviene, continua poco oltre Vargas Llosa, ciò accade solo perché la penuria economica dell’isola la rende priva di denaro per pagare le merci in contanti e priva di qualsivoglia credibilità per ottenere prestiti di qualunque specie. Il motivo principale del collasso economico di Cuba, secondo lo scrittore sudamericano, «non ha nulla a che vedere con l’imperialismo nordamericano, ma con il socialismo cubano: lo sperpero incommensurabile di mezzi in progetti senza la minima base scientifica, ispirati ai deliri e alla megalomania del leader; una pianificazione politica dello sviluppo che ha introdotto l’inefficienza e la burocratizzazione nell’industria e nell’agricoltura e ha annullato ogni forma di concorrenza e di iniziativa; un gigantesco sperpero di armamenti nelle avventure militari straniere» sono la vera causa del fatto che Cuba – paese che prima della rivoluzione castrista era, nonostante un governo mafioso e gravi ed ingiuste sperequazioni sociali, la quarta economia del continente – oggi ha un milione di disoccupati e un livello di vita assai modesto