Cronologia della "rivoluzione".
 

Cronologia sommaria

1 gennaio 1959. Batista fugge da Cuba. L’8 gennaio Castro e i barbudos entrano trionfalmente a L’Avana.

Giugno 1959. Castro decide di annullare il progetto di libere elezioni, che aveva promesso di indire entro diciotto mesi.

1959-1962. Il regime si dota di un "Dipartimento della Sicurezza di Stato" (DSE), denominato dai cubani la "Gestapo rossa", con l’incarico di infiltrarsi tra gli oppositori del regime e procedere alla loro eliminazione.

Autunno 1960. Vengono arrestati gli ultimi rappresentanti dell’opposizione politica e militare, Alcuni sono fucilati. Quasi 50.000 persone appartenenti alla classe media che aveva sostenuto la rivoluzione fuggono da Cuba.

17 aprile 1961. Fallisce una spedizione di esuli anticastristi, organizzata e finanziata dai servizi segreti americani (sbarco alla Baia dei Porci).

Maggio 1961. Vengono chiusi tutti i collegi religiosi e le loro sedi confiscate.

17 settembre 1961. Vengono espulsi da Cuba 131 sacerdoti diocesani e religiosi. La Chiesa è perseguitata.

Anni ‘60. Secondo "Il libro nero del comunismo", il bilancio della repressione castrista negli anni Sessanta conta da 7.000 a 10.000 persone passate per le armi e circa 30.000 prigionieri politici.

Aprile 1980. Migliaia di cubani invadono l’ambasciata del Perù a L’Avana cercando un visto per lasciare l’isola. Dopo diverse settimane, Castro permette a 125.000 cubani — su una popolazione all’epoca di 10 milioni di abitanti — di espatriare. Un vero, pubblico disconoscimento del regime: i fuggitivi che scappavano dal socialismo cubano provengono dagli strati più umili e poveri della società, gli stessi che il regime si vanta di difendere.

Estate 1994. Dopo violenti scontri, Castro autorizza 25.000 cubani a lasciare l’isola. Circa 7.000 cubani muoiono in mare, durante la fuga.

Secondo "Il libro nero del comunismo", dal 1959 ad oggi oltre 100.000 cubani hanno sperimentato i campi di lavoro forzato e le prigioni e dalle 15.000 alle 17.000 persone sono state fucilate.