TELECINCO DOCUMENTA IL NARCOTRAFFICO.
 

Coca connection all’Avana Un gruppo di giornalisti spagnoli acquista droga in grandi quantità da un grossista dell’isola. Che assicura: «Rispondo solo al governo» Denunciato come «narcotrafficante» dall’Onu, dal governo Usa e dalle pesantissime rivelazioni del libro Dulces guerreros cubanos di Norberto Fuentes, l’unico pezzo da novanta dell’entourage castrista che sia riuscito ad andarsene da Cuba, il governo dell’Avana ha sempre respinto con sdegno ogni accusa. Non solo: Fidel Castro ripete che nella sua isola la droga è straniera. Ma per la prima volta Atlas, équipe di giornalismo d’indagine della spagnola Telecinco, ha proiettato un filmato che documenta come all’Avana si possono comprare montagne di cocaina. L’eccezionale reportage Narcotraffico all’Avana, andato in onda il 13 luglio, mostra le trattative di giornalisti di Atlas per comprare ben 400 chili di coca all’anno da «El Anillas», un grossista locale. Un business colossale: 8 milioni di dollari. Ma c’è di più: il venditore assicura: «La merce, 8 chili la settimana, la posso far arrivare all’aeroporto di Madrid-Barajas. Per la sicurezza non c’è problema. Io la sicurezza la pago. E rispondo solo al governo». Per documentare il narcotraffico, Atlas ha spedito due coppie di giornalisti all’Avana. La prima si è accreditata. La seconda, con microtelecamere nascoste negli indumenti, si è spacciata per una coppia di turisti. Prima, però, è stato necessario uno stage a Siviglia, dove un reporter ha preso lezioni da un «pusher» su come si negozia con un grossista. Soprattutto, Atlas è riuscita a farsi dare da un importatore, che già aveva comprato da «El Anillas» cocaina per il mercato spagnolo e che è in galera, la «password», l’indispensabile parola d’ordineper contattare il cubano. «A Cuba, come sa qualunque turista, non è difficile comprare modiche dosi di cocaina. Ma noi volevamo provare che se ne possono trovare quantità importantissime in un paese che è completamente controllato dalla Polizia» racconta a Panorama il direttore di Atlas. «E, se si può comprare droga all’Avana, il regime è a conoscenza del business». La seconda squadra, quella dei «turisti», è arrivata all’Avana la scorsa primavera. I narcotrafficanti, nonostante la password, studiano per due settimane i compratori. Poi, in una baraccopoli vicino alla capitale, c’è l’incontro con «El Anillas», un uomo di 29 anni così chiamato per la incredibile quantità di anelli che porta. «Il narco tirò fuori da un nascondiglio tre sacchetti di coca e mi disse di fare tutte le prove che volevo» racconta Alejandro, il reporter spacciatosi per compratore. La password e lo slang imparato a Siviglia funzionarono perfettamente. E la coca è di qualità eccezionale, pura la 90 per cento, perché, con l’embargo, a Cuba non hanno di che tagliarla. Alejandro verifica la qualità della cocaina con un test che usa l’antidroga spagnola. Una prova fondamentale perché una purezza così alta è come il marchi di fabbrica del paese d’origine e significa che non è passata per altre mani . Intanto un altro reporter riesce a filmare estesi campi di marijuana in una zona militare nei pressi di Cienfuegos. Poi la squadra di «turisti» torna in Spagna con il materiale registrato e da Madrid un altro «turista» porta un video con le prove alla coppia di giornalisti rimasti a Cuba, che lo consegnano al governo. «Aspettavamo spiegazioni ufficiali» dice il direttore di Atlas. «Ma, da giugno, nessuna risposta»