Granma sbarca a Cuba.
 

Dalla Sierra Maestra a L’Avana
Nella notte del 25 novembre 1956 ottantadue uomini salgono a bordo del Granma, una vecchia imbarcazione di legno, lunga tredici metri e larga cinque, e costruita per accogliere al massimo venticinque persone. Navigando a luci spente per non venire fermati dalle autorità messicane, la barca scende il Rio Tuxpan e raggiunge il mare aperto a sud del Golfo del Messico dove imperversa il maltempo. Il Movimento 26 di luglio, che opera a Cuba sotto le direttive di Fidel stesso, ha predisposto l’appoggio logistico allo sbarco in più punti dell’isola: Manzanillo, Campechuela, Media Luna, Pilón. Un servizio di accoglienza è stato organizzato da un gruppo di contadini conquistati alla causa. Sull’altro fronte, l’esercito di Batista è pronto a combattere. Gli aerei C47 e B25 si danno il cambio lungo la costa. Un elenco di imbarcazioni da diporto è stato segnalato ai guardacoste e ogni sospetto deve essere fermato per controlli. La pioggia, la nebbia e il cattivo tempo che, nello stretto che separa l’isola dal Messico, avevano reso quasi impossibile la traversata, ora proteggono dai fasci luminosi della marina cubana gli uomini di Fidel. All’alba del 2 dicembre, dopo una settimana di faticosa navigazione, il Granma costeggia la terraferma, ma si incaglia lontano dalla spiaggia prevista dove ci sono i compagni ad attenderli. Finiscono in un’inestricabile palude di mangrovie, e vengono subito individuati dall’aviazione nemica. L’unica possibile via di salvezza che si presenta ai guerriglieri è la Sierra Maestra, che si erge non molto lontano da loro. In condizioni terribili, molti si perdono, e per molti giorni vagano alla cieca in una giungla fittissima, carichi di armi. Sfuggono per poco all’esercito di Batista però, infatti la barca è stata scoperta, e per tutta l’isola si diffonde la voce che Fidel Castro è sbarcato con duecento uomini. Tre giorni dopo lo sbarco, in un canneto chiamato Alegría del Pio, i ribelli devono subire il primo violentissimo attacco da parte dell’esercito. Solo 15 degli 82 uomini si salvano, questi si dividono in gruppi e si ritroveranno solo dopo giorni. Molti sono feriti. Anche Ernesto Guevara, il medico della spedizione, viene ferito molto gravemente al collo e al petto. A L’Avana non tarda a diffondersi la notizia che Fidel è morto e che i rivoluzionari non sono più un problema per la dittatura di Batista. Il mondo intero se ne convince presto, e persino l’esercito ritira dalla Sierra Maestra una parte significativa delle proprie unità. Ci vorranno diverse settimane prima che il gruppo dei sopravvissuti si ritrovi. I primi mesi del 1957 vengono usati per ampliare i territori dei guerriglieri sulla Sierra Maestra e per riorganizzare un esercito con l’apporto di nuovi contadini conquistati dalla causa della Rivoluzione. Restano nascosti per non attirare l’esercito di Batista sulla Sierra sapendo di essere ancora pochi. In pochi mesi però i ribelli si organizzano, crescono di numero costantemente, e incominciano a colpire alcune postazioni nemiche. Il 17 gennaio avevano già conquistato la caserma di La Plata, importantissima postazione sulla Sierra, e in seguito riescono ad avere sempre un maggiore dominio della regione. Verso la metà di febbraio Fidel vince un’altra battaglia ospitando sulla Sierra il giornalista del New York Times Herbert Matthews, che scriverà un articolo sul quotidiano statunitense raccontando le imprese dei giovani cubani rivoluzionari, e convincendo così il mondo intero che Castro e compagni sono ancora vivi e determinati. In marzo incominciano manifestazioni e insurrezioni in tutta l’isola, incominciando a preoccupare Batista che aveva largamente sottovalutato la potenzialità della rivoluzione. Sul piano politico, Fidel lavora tantissimo cercando di creare un ampio fronte di appoggio alla guerriglia cui partecipino tutti i settori politici e sociali in lotta contro la dittatura. L’impresa non è facile: i partiti borghesi sono disposti ad aiutare l’esercito ribelle, ma rifiutano qualsiasi tipo di alleanza con i comunisti, mentre i comunisti sono d’accordo di trattare con i partiti borghesi, ma si rifiutano di aderire alla strategia guerrigliera di Fidel. Solo in estate Fidel riesce a unire le forze grazie a compromessi e lunghe trattative. Intanto sulla Sierra il Che lavora per istruire i contadini analfabeti. Fonda una scuola di reclutamento e di addestramento a El Hombrito, e diffonde la voce della Rivoluzione grazie alla radio e ai giornali. Forte dei suoi successi, la guerriglia arruola adepti che hanno origini sociali diverse, compreso un gran numero di donne, che, anche secondo il Che, sono importantissime in un processo rivoluzionario per garantire collegamenti e comunicazioni con le altre forze combattenti.