Il Brasile vuole farsi perdonare e offre asilo politico ai cubani fuggitivi.
 

02/10/2007

Il Brasile vuole farsi perdonare e offre asilo politico ai cubani fuggitivi.

AGM-DS) - Milano, 2 ottobre - Il governo brasiliano vuol far dimenticare il gesto di sottomissione a Cuba dello scorso luglio. La servile consegna dei due campioni di pugilato Guillermo Rigondeaux e Erislandy Lara, le punte della squadra cubana ai Panamericani di Rio de Janeiro lo scorso luglio, decisi ad espatriare in Germania per diventare professionisti, fermati dalle autorita` brasiliane e consegnati agli emissari di Castro che li riportarono a casa - operazione indegna di un Paese democratico – ha scatenato la reazione dei movimenti per la salvaguardia dei diritti individuali, costringendo il Governo a cambiare politica.

E’ recente la concessione di rifugiati politici a Michel Fernandez (ciclista) e Rafael Capote (pallamano) e qualche tempo prima al tecnico Labaro Adema`s che guidava la squadra di ginnastica. Tutti e tre si erano allontanati dal villaggio lo scorso luglio facendo perdere le loro tracce. O meglio, non era stato monitorato il loro rifugio, anche se noto – in precedenti servizi su questa vicenda, ne avevo parlato – avendo scelto Cuba di non dare risalto all’evento, nonostante fossero di ottimo livello. Ma Fidel Castro non poteva accettare che i migliori elementi della boxe, uno sport che segue con molta partecipazione, continuassero a dissanguare la squadra, portatrice da sempre di medaglie che contano. Dopo Solis, Gamboa e Bartelemy, il piu` duro colpo per la credibilita` dell’isola come paradiso ideologico, che i due migliori rimasti se la svignassero non lo poteva sopportare. Per questo scateno` una vera caccia all’uomo, alla quale si arrese anche il Brasile, spettatore passivo in casa propria, alla vicenda, dal “pentimento” dei due ragazzi, al loro rientro “volontario” a casa.

Cosa possa riservare il loro futuro e` abbastanza chiaro. La scomparsa dal mondo nel quale hanno vissuto dall’infanzia, ovvero la morte civile per due giovani nel pieno del vigore atletico, colpevoli di aver tentato di svincolarsi dalla morsa di un governo che impone le proprie regole senza mai chiedersi se sono accettate dal popolo e dai giovani come Rigondeaux e Lara, che al Paese hanno dato molto e chiedevano qualcosa di concreto anche per loro. Recentemente Don King ha presentato a Los Angeles un altro pugile che ha lasciato Cuba per diventare professionista. Lo ha fatto dopo aver espletato tutte le pratiche legali. Per evitare spiacevoli sorprese. Il leggero Angelo Diaz Santana, due volte campione nazionale nei superpiuma, non e` piu` di primo pelo e nelle ultime stagioni era uscito dalla luce dei protagonisti. Ugualmente vuole tentare l’avventura del professionismo, uno sbocco per quantificare in termini di guadagno, quello che il regime di Castro vieta a tutti i suoi atleti.

A conferma di questa teoria nefanda, il “Folha de San Paolo” ha pubblicato una relazione riservata, giunta alla Cancelleria della Commissione Legislativa, in cui si denuncia l’isolamento totale, vera e propria terra bruciata, attorno ai due pugili, colpevoli di una fuga mai realizzata. Gli ex compagni della nazionale li hanno ignorati dal loro rientro. Di piu`, ogni tentativo di contatti da parte di Rigondeaux e Lara e` stato respinto in modo assoluto. Soli, privi di ogni sostegno finanziario, ignorano il loro destino e aspettano che il leader maximo dia loro l’opportunita` di tornare a combattere. Pia illusione, come conferma il documento, che si dice molto preoccupato per l’atteggiamento di crudelta` riservato ai due. Tra l’altro, la situazione di Lara, ex-capitano della squadra, ma dal curriculum meno illustre di quello del compagno di fuga Rigondeaux, che oltre ai mondiali vanta due ori olimpici, appare ancora piu` tetra. Senza il piu` piccolo contatto con il mondo dello sport che ha sempre onorato, si trova a soli 24 anni a dover chiudere una carriera che lo poneva tra i migliori welter al mondo. Il compagno piu` illustre, nato nel 1980, e` tornato ad allenarsi nella palestra all’Havana dove ha iniziato a tirare i primi pugni nel 1993 a soli 13 anni. Fa tutto da solo, nella speranza che qualcosa cambi in meglio. Non ha piu` la vettura che il governo gli aveva dato per meriti sportivi, usa la bici e riceve dallo stato l’equivalente di 100 euro al mese, per sopravvivere.

Stando a voci non controllate, il motivo per cui Castro ha vietato alla squadra di partecipare ai mondiali di Chicago di fine ottobre, pare sia dovuto al silenzio degli atleti dopo la fuga dei due compagni. Avrebbero dovuto avvisare subito della loro scomparsa, invece fecero scena muta. Quindi furono complici. La loro “infedelta`” andava punita.
Al momento i cubani, che non hanno piu` combattuto all’estero a livello assoluto e inviato solo cinque atleti ai mondiali cadetti, disputati a Baku in Azerbajan tra agosto e settembre, continuano ad allenarsi nel centro tecnico nella periferia della capitale, diretto dall’antico coach Sagarra, che attende ordini dell’alto onde capire la rotta da seguire. Per Cuba restano le opportunita` legate ai due tornei che si disputeranno in America nel 2008, per qualificare la squadra. Non dovrebbero esserci troppe difficolta` per fare il pieno. Resta da capire quanta sicurezza chiederanno per evitare fughe. Una squadra blindata non e` mai segno positivo. Dopo la caduta del muro di Berlino, si pensava che nessuno avesse intenzione di alzarne altri. La Cuba di Fidel Castro ci ha smentito.


di Orlando Giuliano