Dittatura uguale conquiste sociali?
 

Un' obiezione può essere sintetizzata dall’idea che, nonostante i suoi “difetti”, la rivoluzione cubana – cioè la dittatura di Fidel Castro – debba essere comunque difesa per le conquiste sociali che essa ha conseguito; tali conquiste sociali – si citano, di solito, soprattutto l’istruzione e la sanità – porrebbero Cuba all’avanguardia rispetto a molti altri paesi dell’America centro-meridionale, governati anch’essi da dittature ma mancanti di quel minimo di servizi pubblici essenziali di cui invece godrebbero i sudditi di Fidel Castro. Come anarchico e come libertario, sono dell’idea che le dittature debbano essere condannate senza se e senza ma: senza alcuna reticenza.

Nessuna conquista sociale può giustificare la privazione delle libertà fondamentali dei cittadini e la violazione sistematica dei loro più elementari diritti. Conviene poi ricordare a questi partigiani indefessi della dittatura che i despoti di opposto orientamento ideologico hanno fatto largo uso, nel passato, delle medesime scusanti per giustificare i loro sanguinari regimi. Come ha ricordato uno scrittore cubano,«Franco e Salazar domandarono universale rispetto per le scuole, gli ospedali e le dighe che essi inauguravano. Mussolini usò la puntualità dei treni e la fine degli scioperi come una scusa perfetta per il fascismo italiano». Lo stesso Hitler poteva esibire come conquiste del nazismo «una rete di superstrade, la fine dell’inflazione, la drastica diminuzione della disoccupazione» (9). Se la dittatura cubana, come ogni dittatura, solleva un problema di libertà, che senso ha spostare il discorso dal piano politico a quello sociale? Se io dico: «A Cuba non c’è libertà» non è una risposta dire «a Cuba ci sono molti laureati». Vale a dire: può darsi che a Cuba ci siano molti laureati – o molti ospedali, o molte scuole – ma questa non è un’obiezione alla constatazione che a Cuba manchi la libertà. Con questo, non voglio naturalmente sostenere che scuole, ospedali e altri servizi sociali siano elementi accessori o poco importanti per una società che voglia dirsi civile: tuttavia è del tutto evidente che non è necessario impiantare dittature o Stati totalitari per far funzionare i servizi pubblici. L’esempio di decine di nazioni rende ridicola e patetica ogni giustificazione di regimi dittatoriali che si basi su queste argomentazioni. Tra l’altro, con la loro mania centralistica e burocratica, le dittature totalitarie di stampo marxista-leninista sono risultate tutte – e non credo che proprio Cuba, da questo punto di vista, faccia eccezione – alla lunga molto più inefficienti di altri regimi politici nell’organizzare i servizi pubblici (10).

L’esperienza storica dimostra, in conclusione, che non ci può essere vera giustizia sociale senza libertà: la libertà è la conditio sine qua non di ogni ulteriore conquista, in campo sociale o in altri campi; e il socialismo senza la libertà, come dimostra l’esperienza drammatica del XX secolo, significa dispotismo politico e miseria economica. Gli anarchici hanno sempre sostenuto questo punto di vista: non vedo perché Cuba dovrebbe costituire per loro un’eccezione.