Ammazare a Cuba non è reato.
 

Uccidere una persona è un OMICIDIO, non è un "errore"; ammazzare più persone è un eccidio, non è un "limite rivoluzionario"; accoppare più persone utilizzando vigliaccamente la copertura di uno stato vuole commettere una strage di stato, che tutti dovrebbero condannare "senza ma e senza se" e non invece parlarne per fare "autocritica" o per "esprimere amarezza". Nel 2003, dopo il crollo progressivo del totalitarismo burocratico e poliziesco, a partito unico comunista, nel senso del comunismo reale prodottosi nella storia e non dell'attuazione degli ideali socialisti veri, ancora nella sinistra "per bene" e in quella "antagonista" si continua a minimizzare, a fare distinguo, a spostare l'attenzione su altro, usando il rituale comunistese d'accatto: ignobili, tutti, da Cossutta a Minà. A Cuba, infatti, l'autocrate Komunista Fidel Castro prosegue nella sua opera quotidiana di repressore:78 oppositori del suo regime, sindacalisti e giornalisti, sono stati condannati, nelle scorse settimane, a pene fra i sei e i ventotto anni. A finire in carcere sono stati soprattutto i fautori del progetto "Varela", un documento che aveva raccolto oltre 11 mila firme e che chiedeva il ripristino delle libertà politiche ed economiche. L'undici aprile, poi, la "prodezza delle prodezze": fucilate tre persone, "colpevoli" del tentativo di dirottamento di un traghetto con 36 persone, in direzione degli Stati Uniti. Le stesse autorità cubane hanno parlato di processo "sommario": noi diciamo processo farsa, per una "giustizia" da regime, degna di una reazione da macellai. Chi scrive è stato contro la guerra per il dominio tout-court fatta dalla banda Bush; allo stesso modo se questa guerra, che ha ucciso migliaia e migliaia di persone, è stata fatta "Not in my name", questa ennesima repressione castrista è stata eseguita "Not in my name". Come è vero che gli Usa hanno e continuano ad appoggiare dittature in tutto il mondo, che negli States c'è, in molti stati, la pena di morte, è altrettanto vero che il comunismo reale, a tutte le latitudini, mostra sempre il volto brutale della repressione di chi soltanto non la pensa come l' "autorità", affossando ogni barlume di ideale autenticamente socialista. Già li abbiamo sentiti: ma Cuba è un'eccezione di stato sociale funzionante, nel sottosviluppo reazionario dell'America Latina. Quindi, per avere istruzione, sanità e occupazione bisogna dire sempre di sì, calare la testa e le braghe, ripetere le cazzate della propaganda, compiacere la polizia che ti controlla? Ne abbiamo sentita un'altra: Castro agisce così perché è accerchiato dagli Usa da decenni, c'è l'embargo, lui è buono non lo farebbe se non ci fossero gli americani... Negli anni Venti e Trenta Joseph Stalin usava le stesse argomentazioni per giustiziare il "socialismo in un solo paese". Allora, le lezioni della storia servono o no? La verità di un regime a partito unico, con una struttura burocratica-poliziesca e un'economia in fallimento, è sotto gli occhi di tutti, almeno di chi vuole vedere e non si gira dall'altra parte. Lo hanno detto chiaramente gli stessi cubani: basta vedere il film "Fragola e cioccolato" o leggere il libro da cui è stato tratto il film. La disillusione di un omosessuale, controllato giorno e notte dalla polizia rossa, è più chiara di un qualunque pistolotto di Gianni Minà, che dice sicuramente molte verità, anche sul servilismo del giornalismo italiano e occidentale, ma proprio perché ama la verità dovrebbe dirla sempre e tutta. Per fortuna, qualcuno, certamente con ritardo enorme, come Pietro Ingrao ha parlato chiaro, definendo quelli del regime castrista "boia macchiati di sangue". Il premio Nobel Josè Saramago ha avuto parole di condanna totale: "Fin qui ci sono arrivato. D'ora in pi Cuba andrà per la sua strada: io mi fermo" ha scritto il comunista Saramago, mentre lo scrittore uruguagio Edoardo Galeano ha scritto che "il ventesimo secolo e questo scampolo del ventunesimo ci hanno dato testimonianza di un doppio tradimento del socialismo: la destabilizzazione della democrazia, che ai nostri giorni è arrivata al colmo con il sergente Tony Blair e il disastro degli stati comunisti trasformati in stati polizieschi....". Dopo giorni di attesa (ma che cosa aspettavano?) sono arrivate le condanne verbali di quasi tutta la sinistra istituzionale, dai Ds a Rifondazione. Siamo arrivati all'assurdo che a "campioni della libertà" siano assurti i post-fascisti, oggi a fare da nuovi socialisti, di An e i "liberali", o meglio gli eredi della "maggioranza silenziosa" di Forza Italia. Uno squallore nello squallore.