Forza Hugo Chavez. Bertinotti è già di lotta.
 
Bertinotti esordisce molto male come presidente della Camera dei deputati, ricevendo con tutti gli onori il presidente del Venezuela Hugo Chavez. Una foto del Corriere della Sera immortala l’abbraccio caloroso tra i due leaders, mentre il titolo a commento minimizza l’episodio richiamando una metafisica vicinanza a Chavez “anche” da parte del governo Berlusconi. Effettivamente alcuni accordi commerciali sono stati sottoscritti dal governo uscente: questo è vero ed è poco commendevole. E’ tuttavia, altrettanto vero che negli ultimi anni nessuna alleanza politica è mai stata realizzata tra l’Italia e la “post democrazia” venezuelana. Quanto agli accordi economici, gioverà ricordare che l’ENI si è dovuta ritirare dal mercato venezuelano, dopo la nazionalizzazione decisa da Hugo Chavez e tasse così alte da rendere inevitabile l’abbandono delle trivellazioni. E’ quindi opportuno ricordare le matrici politiche di Hugo Chavez ai troppi commentatori che stanno chiudendo gli occhi, tappandosi le orecchie, cucendosi la bocca e gettando alle ortiche la propria intelligenza. In occasione delle celebrazioni per il Primo maggio, piazza Maggiore a Bologna era piena di bandiere di Cuba e del Venezuela. Gli attivisti di Rifondazione Comunista indossavano una t-shirt rossa che aveva sul davanti un’immagine di Chavez e sulla schiena una del Che.

La motivazione per questa eclatante passione bolivarista, raccolta e riferita dalla commentatrice di un blog, è stata: “I Comunisti rappresentano il Venezuela e il governo di Chavez è l’unico governo latino-americano con un futuro”. Sembra che ben 500.000 di queste magliette rosse siano state donate dalla Ambasciata venezuelana in Italia agli amici del nuovo Che Guevara sudamericano. Bertinotti non si è limitato a indossare una maglietta: ha proposto a Prodi di prendere esempio dai governi di Lula e Chavez, dimenticando che il Partito dei Lavoratori guidato dall’ex sindacalista Lula, è risultato uno dei più corrotti della storia mondiale.Il caso di Hugo Chavez è più complesso: si tratta di un Caudillo con esplicite origini peroniste e fasciste e una forte deriva nazionalista. Nonostante i proventi derivati dalla vendita del petrolio, Hugo Chavez è riuscito a ribadire l’antica legge del socialismo reale secondo la quale l’economia viene livellata al basso attraverso la distribuzione della povertà, mentre la ricchezza va nelle mani dei leader che hanno le chiavi del “capitalismo di stato”. Il mito neo comunista predica che è un bene scacciare il capitalismo nordamericano, nazionalizzare le imprese, allontanare le multinazionali e distribuire terre e ricchezza tra il “popolo”.

La realtà è ben diversa: “Corrente Comunista internazionale” macella ferocemente queste fanfullate alla Gianni Minà: “Uno studio recente dell'Istituto venezuelano di ricerche scientifiche sostiene che un terzo dei bambini tra i due ed i 15 anni che abitano nel centro del paese soffrono di anemia. Questo livello terribile va fino al 71% dei bambini di meno di due anni in uno di questi Stati. È bene ricordarsi che, negli anni ‘80 la percentuale era vicina a quello dei paesi evoluti. L'istituto nazionale di statistiche segnalava che la povertà era passata dal 42,8 % nel 1999 al 53 % nel 2004. Un recente studio dell'impresa Datos segnala tuttavia che la povertà tocca l'81 % della popolazione, e cioè circa 21 milioni di persone (El Nacional, 31 marzo 2005)”. Eppure, nemmeno lo sfacelo economico (in presenza del raddoppio del prezzo del petrolio!) turba la voglia di baci e abbracci bertinottiana: la teologia rossa non si cura degli aspetti economici, e l’Italia dei lanzichenecchi non si scandalizza nemmeno per il fatto che Hugo Chavez è grande amico di uno dei primi terroristi internazionali, il venezuelano Carlos lo Sciacallo, figlio di un’ultracomunista, ultraricco, inviato a studiare alla Sorbona, poi andato all’università Lumumba di Mosca dove effettuò studi per conto del Kgb. Carlos fu uno dei primi comunisti a varcare la soglia dell’Oriente: ha combattuto per i palestinesi dell’FPLP, è stato dirottatore, assassino e intimidatore (fu autore di un attentato al TGV sul quale viaggiava Jacques Chirac); si è convertito all’Islam.

Lo Sciacallo (che di recente è stato implicato nella strage di Bologna) è detenuto in Francia e intrattiene una “affettuosa corrispondenza” col leader venezuelano ricevuto da Bertinotti. Non tutte le lettere sono state segretate (si veda questo indirizzo web: http://www.analitica.com/bitblioteca/hchavez/carta_chacal.asp). Ma le Affinità elettive di Chavez non si fermano certo qui, come ricorda uno studio della INCA CGIL. Imprigionato per due anni dopo aver tentato un golpe nel 1992, l’allora tenente colonnello entra in contatto epistolare con personaggi come: “Raùl De Sagastizàbal, appartenente al gruppo neo nazista argentino dei carapintadas capeggiato da Raùl Seineldin e Aldo Rico. Il rapporto inizia in seguito ad alcune critiche al peronismo mosse da Chàvez. Raùl De Sagastizàbal, che si considera peronista, lo invita in Argentina per fargli conoscere meglio quella dottrina. In effetti, all’uscita dal carcere, nel 1994, Chàvez farà tre viaggi che segneranno il suo futuro politico.

Il primo in Argentina. Lo riceve all’aeroporto la moglie di De Sagastizàbal che lo porterà a casa di Norberto Ceresole”. Ceresole, argentino che ha studiato anche in Italia, morto nel 2003, è l’uomo chiave per capire l’evoluzione politica dell’America latina attuale. In origine Ceresole è membro del movimento dei Montoneros, rivoluzionari argentini a metà tra Potere Operaio e le Brigate Rosse. In seguito diventa consulente del generale peruviano Velasco Alvarado (un’operazione condotta in tandem con i servizi sovietici, via Cuba). Quando l’Argentina cade sotto la dittatura, Ceresole va in Spagna a dirigere l’Istituto di studi latino-americani e a compilare il programma elettorale del Partito della Democrazia Sociale, guidato da Emilio Massera, membro della giunta militare Videla e legato alla P2. In seguito, tornato in Argentina diventa consulente dei carapintadas e contribuisce all’arresto di molti ex compagni di lotta, tanto da far pensare a un suo antico doppio gioco, secondo quanto dichiarato nel 2000 dalla organizzazione Nizkor, che si occupa di diritti umani. Le teorie di questo uomo-ombra sono state fondamentali per Hugo Chavez, che lo ha voluto come proprio consigliere all’indomani della conquista del potere.

Dopo un anno di proficua collaborazione, Chavez ha dovuto licenziare Ceresole solo perché quest’ultimo era diventato impresentabile a causa del suo esplicito antisemitismo. Tuttavia, le sue idee sono state seguite passo per passo dal presidente venezuelano. Ceresole era un fanatico del multipolarismo anti-statunitense, e questo significava una doppia strategia: da una parte la partnership commerciale e strategica con Brasile, Cina, Francia e Russia, dall’altra una alleanza energetica con gli altri paesi produttori, in particolare con Iran, Irak e Libia. La teoria politica di Ceresole venne esposta da un libro scritto durante la sua permanenza in Venezuela come consulente del governo, dal titolo “Caudillo, Ejercito, Pueblo” (1999), basato sul concetto di “post democrazia”. Ceresole e Chavez convengono che il caudillismo è una micro dittatura, ma giustificata dal fatto che nell’America latina non c’è una classe dirigente rivoluzionaria; pertanto il potere può legittimamente essere esercitato da una sola persona, mentre l’esercito diventa il sostituto dei partiti… Mussolini spiega Chavez e Chavez spiega Mussolini.

Come se non bastasse, è sempre Ceresole a guidare la ventata antiebraica latino-americana – la stessa perseguita da Carlos lo Sciacallo, per conto dei palestinesi dell’FPLP -. La “Lettera ai miei amici iraniani” di Ceresole spiega come mai Ahmadinejad sia stato ricevuto per primo proprio da Hugo Chavez. Ceresole era un antisemita convinto: scrisse che gli attentati dell’11 settembre erano opera degli “ebrei”. Nel suo scritto sulla “questione giudea” nega di essere nazista, ma afferma di essere revisionista: “Faccio parte di un nuovo revisionismo che ha per oggetto quello di dimostrare che il canone sulla deportazione e la morte dei giudei sotto il sistema nazista è una mitologia”.

Questo “mito” servirebbe a giustificare l’“impresa coloniale” compiuta ai danni della “Palestina araba”. Naturalmente gli ebrei governano il mondo e in particolare gli Stati Uniti d’America… vecchie teorie che risalgono le fogne della Storia. E’ ovvia – in questo quadro - l’alleanza di Chavez con l’Iran. Quando Khatami venne in visita ufficiale a Caracas (gennaio 2005), il dittatore latino definì l'Iran un "modello di sviluppo" per il Venezuela, elogiando, soprattutto, il suo programma nucleare e il suo “coraggio” contro Usa e Israele. Questo è l’uomo abbracciato politicamente dallo schieramento al governo e abbracciato fisicamente da Fausto Bertinotti. Quanto alla visita di Chavez al Papa, non può certo costituire una foglia di fico: anche Mussolini venne ricevuto Oltretevere. In compenso il neo comunismo non può pretendere di far abbeverare un’intera Nazione alle sorgenti avvelenate dai nemici della democrazia.