Intervista alla figlia di castro.
 

ROMA — «Non è accettabile la politica dell'Europa che sta cercando il dialogo con il regime cubano. Abbiamo visto che con Castro non servono nè le sanzioni, nè il dialogo. Ciò che serve è una condanna internazionale del regime». Lo ha detto Alina Fernandez (nella foto), la figlia dissidente di Fidel Castro, alla conferenza stampa organizzata da «Nessuno tocchi Caino» per presentare il rapporto annuale sulla pena di morte. Per Alina, che ha portato una testimonianza sul regime cubano insieme ad altri connazionali, Cuba «ha bisogno di una condanna internazionale. Spero che tutti ci aiutino» ha detto. La figlia dissidente di Fidel ha affermato che le esecuzioni sommarie a Cuba sono iniziate dopo la rivoluzione, almeno 5mila persone sono morte in quel periodo. «Mi ricordo - ha precisato - di averne vista una anche in televisione, quando avevo 3 anni. Ogni tanto si fucila qualcuno — ha aggiunto Alina — ci sono esecuzioni anche nelle gerarchie militari. Per ultimo, in aprile, tre persone che cercavano di scappare. Per ogni cubano che raggiunge Miami, tre muoiono». Testimonianza densa di emozioni anche quella di Blanca Gonzales, madre di un giornalista condannato a 25 anni di carcere. «La colpa di mio figlio — ha detto — è stata quella di essere un giornalista indipendente. La realtà attuale di Cuba è un'ondata di repressione che ha, per esempio, messo in carcere 75 persone, senza aver commesso alcun reato. Chiediamo aiuto alla Unione europea perchè faccia pressione per liberare queste persone. "Cuba no es libre" non è uno slogan ma una verità. Cuba non è libera nè democratica» Secondo Marco Pannella, leader radicale e presidente di «Nessuno tocchi Caino», «c'è un progresso» nella società italiana rispetto al passato di «tolleranza e complicità» col regime di Castro. «Finalmente — ha detto — stiamo riuscendo a portare alla luce queste complicità. Ed alla luce del sole è difficile non comprendere qual è la realtà di Cuba e di Castro».