L’ANTIAMERICANISMO, “PATENTE DI CORSO” DEL CASTRISMO IN OCCIDENTE.
 

Non ho creduto mai alle teorie pretendono contraddistinguere i dittatori, rinchiudendoli in due rigide categorie: morbidi e duri. Riteniamo altresì inadeguato l’uso del termine morbidezza, quando va rivolto ai dittatori. La parola morbidezza mai si potrà usare nei confronti di chi nel DNA, porta le ambizioni di potere. Molte personalità nel mondo politico e culturale in occidente, hanno cercato di giustificare, le nefandezze del gran dittatore della storia americana. L’argomento, un “fantasma”, l’assedio americano. Cercano di dimostrare che Castro è un dittatore morbido; se lo fosse stato, sarebbe già sparito della scena politica. L’uomo che calpesta ogni diritto dei cubani, ha creato un meccanismo di controllo, senza precedente nell’emisfero occidentale. Il CDR (Comitato di Difesa della Rivoluzione), organizzazione che sorveglia nel quartiere ogni attività cittadina, giorno e notte, è un esempio. La promozione professionale o scolastica è soggetta alla parola del presidente di questa sinistra organizzazione. La lotta politica violenta è scontata perché il regime controlla ogni metro quadro anche sulla montagna. sorvegliata da militari che raccolgono il caffè col fucile sulle spalle. Non è permessa, insomma, nessun’attività autonoma.

Il saggista cubano, Carlos Alberto Montaner, Uno dei tre autori del Manuale, "Perfetto Idiota Latinoamericano", Assicura che, nella lotta contro i regimi totalitari, le possibilità di successo, sono matematicamente reali, sempre che non si tratti di regimi comunisti, in cui ogni forma di lotta è proibita e condannata: ricatto ed eufemismo, sono mezzi fondamentali, per annientare le capacità di resistenza ai cittadini, nei quali si sviluppa una sorta di malattia della coscienza, “indefensione”.

Nel 1958, nella città di Santiago de Cuba, una madre disperata per aver perso due figli (uno di cui, il più celebre luogotenente di Castro, nei primi mesi della lotta guerrigliera, Farnk Pais), chiedeva aiuto al vescovo di Santiago di Cuba, per che salvasse l'unico figlio che le rimaneva. Il religioso diede asilo al ragazzo nella sede episcopale. In pochi giorni, il fratello di Frank, Via Spagna, lasciava Cuba, senza che Batista, prima lo costrinse a lasciare l’Episcopato. In mezzo ad una guerra e durante una dittatura non comunista, certe istituzioni e leggi erano rispettate, invece, col castrismo, abbiamo visto la polizia entrare in chiesa, picchiare i dissidenti, arrestarli e dopo condannarli: fattori endogeni. Esistono invece, gli esogeni che rinforzano una dittatura. Una malattia universale, si mischia al caso cubano: l’odio all’America. Una “patente di corso”, concessa al pirata, Fidel Castro - non da un sovrano, - bensì dalla sovrana stupidità della sinistra mondiale. Abbaiando, abbaiando contro l’America, Castro si è creato, un’immagine di “coraggioso Davide” contro il malvagio Golia. In realtà il mostro è il dittatore cubano.

 Barry e Yudith Rubin nel loro libro, Haiting America- a History: odiare l’America, hanno descritto l’antiamericanismo dalla sua origine ad oggi, in cinque fasi:

Prima fase. Diciottesimo secolo. Allora si diceva: quello è un paese, dove è impossibile pensare di potere creare una civiltà, date le condizioni ambientali. Seconda Fase (1800-1880): centrata sul fallimento società americana , rovinata dalla democrazia, dall’uguaglianza e da altri esperimenti pericolosi. Terza (fino a 1930). Non si poteva ormai parlare più di fallimento, poiché la società americana cresceva impetuosamente. Così nasce la tesi in ambiente facsi-nazi-comunista del modello cattivo, populista di massa, che minacciava di peggiorare la vista nel resto del mondo. La quarta, (dalla II guerra mondiale alla guerra fredda). Denunciava le mire imperialiste degli Stati Uniti. La quinta ed ultima, è quell’attuale, dove quei timori si sono realizzati. Yudith e Barry Buru, condicono la descritta storia con frasi, citazioni, ecc, di personaggi famosi:, in epoche diverse: -Conte di Bufon, scientifico francese (nel 1749): “La società americana è gelida”

-Alexis de Tocqueville, filosofo francese (nel 1835): “No c'è paese al mondo, in cui esita così poca indipendenza di pensiero e tante possibilità reali di dibattito.

-Sigmun Freud, psiquiatra austriaco (nel 1909) accusava la cucina americana, di avergli rovinato lo stomaco: “L’America, è un errore; un gigantesco errore”, affermava lui.

-Gorge Bernard Shaw, scrittore inglese (nel 1933) : “ Un asilo per persone assennate in Stati Uniti, sarebbe sempre vuoto”.

Immanuel Kant, filosofo inglese (nel 1775): “ Gli americani sono pigri, senza passione e non sanno parlare, diceva: “La democrazia americana è banale, perché, soggetta alla tirannia dell’opinione di una società controllata da una massa non intellettuali. La storia ha dato torto a questi geni, che usando i loro prestigi intellettuali, raccontarono parecchie bugie alle generazioni per avvenire.

Tornando al nostro discorso, Castro, usando l’abilità politica che lo caratterizza, dai primi anni del suo arrivo al potere, cercò lo scontro con gli Stati Uniti. Giocare questa carta gli avrebbe dato molta sostanza politica, per far crescere l’albero della megalomania. Calcolò lui, sapendo il sentimento malato, che d’allora, si provava verso l’America. Figlio di un soldato spagnolo sconfitto dagli americani nel 1898 (che dopo il ritorno in patria, elabora un piano per trovare fortuna economica nel posto della sua sconfitta militare), Castro, crebbe con un disarmonico sentimento: amore-odio verso la gran potenza.

Angel Castro, padre di Fidel, iniziò la sua fortuna economica, lavorando all’Unite Fruite Company a Cuba: umiliazione e complessi nascosti furono sentimenti che Castro Fidel, alimentò nella sua personalità megalomane. Un banale aneddoto, nella vita del dittatore, potrebbe spiegare la precedente affermazione: a quattordici anni Castro, inviò una lettera a Roosvelt, chiedendogli una bancarotta di dieci dollari firmata dal presidente: un esempio dell’ammirazione che un giovane cubano provava per la gran nazione.

“Señores imparialistas, sepan que no les tenemos ningún miedo (“Signori imperialisti sappiate che non ci fate nessuna paura”), “ Arriba, abajo, los yanqees son guanajos” (tacchini) - Su, giù gli yanquee sono...; a Cuba, il termine guanaco è sinonimo di stupido, “Fidel seguro a los yanqee dale duro” (Fidel sicuro gli yanquee, picchiali forte) -. Erano alcuni degli slogan che, dai primi anni della Rivoluzione, Castro insegnava al suo popolo: discorsi fiume, saturati d’offese e menzogne verso gli americani. Collegando ogni azione dei suoi oppositori con la CIA, è riuscito per anni a far credere che la Rivoluzione non aveva opposizione.

L’organizzazione, Giornalisti senza Frontiere, ha ricevuto attacchi da scrittori, filocastristi, per aver inviato, nel 2004, diciotto comunicati sulle violazioni dei diritti umani a Cuba, che invece, non protestano per i più di duecento denuncie inviate dall’indicata entità sulla Cina, più di Cento sulla Corea, ecc. Cuba, è diventato un tabù, una dittatura intoccabile perché è vittima degli americani: pura menzogna e manipolazione.

L’autore di Sidharta, Herman hesse, disse a proposito dell’odio nei confronti degli ebrei:

“L’uomo primitivo, odia ciò di cui ha paura, e in alcuni strati della sua anima, anche l’uomo colto è primitivo. L’odio delle razze contro altre razze o popoli, non si basa sulla superiorità e sulla forza, ma sull’insicurezza e sulla paura. L’odio contro gli ebrei, un complesso d’inferiorità mascherato, nei confronti di un popolo saggio; certi strati meno saggi, sentono invidia, che nasce dalla concorrenza e una inferiorità umiliante. Più fortemente e più violentemente questa bruta sensazione si manifesta nella veste della superiorità, più è certo che dietro si nascondono paura e debolezza.

Paul Hollander, ritiene che la debolezza stimola l'odio verso l'America: “ Si è arrivato ad un punto nel processo dell’anti - americanismo, in cui si cerca il Male, in tutto ciò che rappresenta i valori americani. Per i fanatici islamici, Stati Uniti, ormai non solo rappresentano l’ingiustizia o l’abuso di potere, com’era prima. Diviene invece una ragione religiosa trascendente.

Oriana Fallaci, invece, ha dichiarato al The Wall Street Journal, che il male dell’Europa è generato dentro. In ogni modo, l’odio verso gli americani, nuoce il resto dell’occidente: un’America debole, indebolisce anche l’Europa. Combattere i sentimenti che accecano l’assennatezza, generati dai no global, comunisti, sinistra ambigua e certa destra traditrice è un dovere di tutto l’occidente per non consegnare la nostra cultura e i nostri valori all’odio, all’estremismo. 

Riallacciando il sentimento avverso verso gli ebrei e Stati Uniti, si può affermare che l’odio e la voglia di distruggere la forte alleanza, diventa irresistibile. “Odio e morte”, verso l’America, chi la segue e ammira, è il messaggio Castro- Guevarista, “morte e odio” quello dell’Islam malvagio.Un vero dramma, perché, invece di combattere il male che minaccia i grandi valori conquistati: libertà e rispetto dei valori ad essa collegati, si cerca di trovare il “male” negli Stati Uniti d’America e i suoi valori. Da lì, il terrorismo islamico è più forte perché, per colpa anche di molti in occidente. Trova in occidente la stessa forza, che negli anni settanta creò grandi problemi alla democrazia liberale, la stessa che voleva far dell’America Centrale, un’altra Cuba: Granada, Nicaragua, Salvador, ecc; la stessa forza, che si schiera con gli attentatori di Madrid, Londra e New York.

L’odio verso l’America è una malattia che contagia il resto dell’occidente: un’America debole farebbe diventare deboli, i suoi alleati. A questo ragionamento, non giungono, comunisti, no global, sinistra ambigua, certa destra come quella di Chirac, perché le frustrazioni accecano l’intelligenza. I nemici degli Stati Uniti, sono nemici della democrazia. Amici quindi, della violenza; rossa, gialla o islamica che essa sia. In questo frangente, troviamo la causa - colpa principale, della longeva permanenza di Castro Fidel al potere. Nel 1991, quando già del Muro di Berlino, non rimaneva nemmeno la polvere, l’occidente sostenne Castro con l’appoggio economico e diplomatico.

 

Carlos Carralero,