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COGNOMI DELL'ALTA LEVENTINA                                           SOPRANNOMI  

DIALETTI SVIZZEROITALIANI                                     DIALETTI DEL MONDO

 

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ABCC' DEF GIJLMNOPQ R STUVZ

 

Òbia - Balcone di legno, ballatoio nelle vecchie case. IL LSI lo dà anche per Calpiogna, Dalpe e Osco. Beffa cit. per Airolo dà lòbia - (obia, lobia)

                                                                Obia - foto Tabasio


Obri, übri (plur.) - Arnesi e masserizie che si trasportano con la cadola, dal ted. Ober (Sack), dice Bontà cit. (p.17). V. ùbar e rostic.

Öç - Occhio. "Ti é pionda grant l'öç che l'böç" = "hai più grande l'occhio del buco", cioè della bocca, si dice a chi si serve nel piatto più di quanto sia in grado di mangiare. - (öc, öcc) 

Ocióri, uciori - Ottobre (ociori, uciori)

Oéc'a - Lettiera di una stalla, dove riposa il bestiame. Termine proteiforme: anche uec'a, uvec'a, üvec'a, luec'a, lüec'a. - (oechia, uechia, uvechia, luechia)

                                                     Oec'a - foto Tabasio
 

Ögìt 't la Madòna - Nontiscordardimé, fiore di colore azzurro del genere Myosotis (it.wikipedia ), p. es. Myosotis alpestris (foto Google) o Myosotis sylvatica (foto Google). Traduzione letterale: "Occhietti della Madonna". - (ögitt det la madona)

Oisc, ùisc - Ungere. Part. p. oijüt"Va a óijat" = va a ungerti, va a quel paese.

Ola, vola - Olla, recipiente di terracotta per conservare burro fuso, grasso animale o altro. 

Òli (sing. e plur.) - Olio. V. anche alla voce Öri. Òli da gombat = olio di gomito, Airolo: öri da gumbat. Òli sant da Catt = "olio santo di Catto = cosa buona a nulla, rimedio inefficace (VSI); credo che in buon dialetto sia però più corretto il plurale òli sènç = oli santi.  "U farà tant mé i öri sènç da C'at"  = "sarà innocuo come gli oli santi di Catto", di medicina inefficace: modo di dire airolese riportato da Beffa cit. che fornisce anche una spiegazione: l'olio santo "efficace" per i sacramenti (battesimo, cresima, estrema unzione) era solo quello prelevato da S.Pietro di Quinto, sorta di cattedrale dell'alta Leventina. Olio che il parroco di Quinto prelevava a sua volta dal prevosto di Biasca. Espressione di uguale significato sarebbe öri sènc d'Altènc'a = oli santi di Altanca. A casa nostra usiamo scherzosamente nello stesso senso Aqua santa d'Albina (con riferimento alla decana di Dalpe Albina Gianella, che da pensionata ha fatto la sagrestana tuttofare fino a qualche anno fa). - (oli)

Omi - Nausea, bisogno di vomitare: "um vegn omi".

Onda - 1) Onda 2) Nell'espressione l'é onda! = non poteva mancare!, ti pareva! e simili. Lurati "Dialetto" cit. dà "l'è vunda" = "è miracolo", dal. ted. "es ist ein Wunder". Effettivamente si potrebbe tradurre "l'é onda!" con "miracolo!", in senso ironico, "miracru!" in dialetto. Il LSI dà vés onda = essere strano, sorprendente, inaspettato (Cavagnago, circ. Airolo), traduzioni che non mi sembrano adatte, a meno di non intenderle in senso ironico. Ci metterei piuttosto un "non" davanti: l'é onda ch'l'é mò scè = "miracolo che sia ancora qua" = non poteva mancare, c'era da aspettarsi che tornasse. Ma molto dipende dal tono. A volte l'espressione conferisce un senso di possibilità, di eventualità alla frase: l'é onda cu sibi mia stèç lui = non è da escludere che sia stato lui, potrebbe anche essere stato lui. V. anche aónda, a onda.

Ondra - Rondine comune, Hirundo rustica (it.wikipedia - Foto Google), event. rondine montana, Hirundo rupestris (it.wikipedia - foto Google), ma credo soprattutto il molto simile balestruccio, Delichon urbicum (it.wikipedia - foto Google) o urbica (foto Google), comunemente definito rondine anche in italiano. Credo che quest'ultimo sia assai più comune in alta Leventina, dove nidifica sotto i tetti delle case. Airolo: undra.


Ör
- Orlo. Per un terreno: poggio, terrazzo, ciglio di un burrone o di un pendio. Pro d'ör = prato d'orlo (non d'oro come tradotto da qualche romantico), ossia situato sul ciglio di un pendio o di un dirupo. Dim. orél, urél: poggio, terrazzo, italianizzato in orello, toponimo piuttosto diffuso, da cui verosimilmente il cognome Orelli. "Illi de ultra Orello", "quelli di là de Orello", scrivevano i dalpesi per dire quelli di Prato, con riferimento al colle che separa i due paesi (M. Fransioli, "Dalpe" cit. p. 141 e 218). La Degagna de ultra Orelo riuniva i vicinati (villaggi) di Dalpe e Cornone.

 

   Orel in Val Bedretto


Òra - Vento da sudest, ossia dalla direzione del fondovalle, preannunciatore di pioggia, in opposizione al vént che viene dal San Gottardo e preannuncia bel tempo. Non solo lev., basta pensare a Boffalora (= Soffia l'òra), località lombarda. Dal latino aura = soffio d'aria. - (ora)

Orél, urél - v. ör. -  (orel, urel)

Orévas, urévas - Orefice, orafo, con probabili significati di segno opposto in senso ironico. Un'interessante segnalazione ho ricevuto da Livio Gobbi di Piotta: "Nelle mie ricerche ho trovato "contrèda di orévas" (event. urevas) che si riferisce ad una strada di Piotta. A suo tempo avevo notato, se non erro, che orevas significa "malaffare" o qualcosa di simile. Puoi forse aiutarmi (...)". Sul momento (marzo 2010) non ho saputo rispondere meglio di quanto segue: "Poiché una via degli orefici mi pare piuttosto improbabile a Piotta, è effettivamente possibile che la parola abbia avuto un senso ironico o scherzoso, per indicare qualcosa di meno nobile, qualche malaffare appunto. Successivamente, mentre indagavo per il mio dizionario ELVETISMI sulla parola oregiatt (-> OREGIATT), ho scoperto altri significati, di senso opposto a quello apparente, secondo il principio dell'antifrasi ( = figura retorica che consiste nell’esprimersi con termini di significato opposto a ciò che si pensa, o per ironia o per eufemismo). Orevas è stato riscontrato a Breno (Malcantone) appunto con il significato di oregiatt conservatore da Ottavio Lurati ("Oregiatt 'conservatori' e altri termini politici ticinesi", apparso sulla rivista Folclore svizzero, n. 63, fasc. 2, 1973, pp. 27-30; visualizza documento), secondo cui il termine designava lo spazzacamino in alcune località del Locarnese (Intragna, Sonogno e Gordola). Dunque: spazzacamino = nero = clericale = oregiatt. Il Vocabolario Milanese-Italiano (1814)... di  Francesco Cherubini dà Oréves = "Paladino, Spazzaturajo. Dicesi per ischerzo a colui che va per le strade a raccogliere il letame"; nel Vocabolario milanese-italiano (1841) dello stesso Cherubini si trova "Oréves. gergo. Paladino. Lo Spazzaturajo o il Pollinajo che colla pala raccolgono per le vie le spazzature o il letame". Sul significato di "paladino" (termine toscano non riportato dagli odierni dizionari) e "spazzaturaio" v. Niccolò Tommaseo, Nuovo dizionario dei sinonimi della lingua italiana: Volume 2 (1855) - Pagina 861. Ricordo che nell'Ottocento un gran numero di ticinesi, leventinesi compresi, emigravano a Milano e in Lombardia per lavori di fatica. Non è escluso che abbiano riportato a casa la parola "orévas" in senso antifrastico e l'abbiano affibbiata ad altri compaesani, oppure che questi ultimi l'abbiano loro affibbiata. - (orevas, urevas)

Öri - Olio. Beffa cit. lo dà per Airolo. La mamma ricorda che lo dicevano anche "chi da Déç" (i parenti di Deggio, villaggio d'origine di mia nonna materna). Oggi, sotto Stalvedro perlomeno, credo si usi ormai solo òli (v. a questa voce per le espressioni connesse).

Oróbi, uróbi - Lunga trivella (274 cm quella della foto sotto) un tempo usata per togliere il midollo interno dei tronchi di conifera facendone dei tubi per trasportare l'acqua, detti canoi (cannoni, v. anche a questa voce). V. le foto su M. Fransioli, "Dalpe" p. 42-43 e 138-9. Il termine "orobio" è già citato in un documento del Trecento (MDT, 15, 691), dice Fransioli ibid. p. 138). - (orobi, urobi)

 

                          Orobi (che sembra una lancia) e canoi, Museo di Leventina - foto Tabasio


Oróc, uróc - Allocco, Strix aluco (it.wikipedia - foto Google ), presumo andando a orecchio. Non so se questi rapaci notturni vivano (ancora) in Leventina. Il termine l'ho sempre sentito solo nel senso figurato di allocco, ossia sciocco e sprovveduto. Mario Forni in "Airolo" cit. dà uroc = civetta, mentre Beffa dà urlùc (Airolo) e urùc (Villa Bedretto) e dice anch'egli di non averlo mai sentito nel senso proprio di uccello notturno. Per civetta Beffa dà sciguèta. Lurati-Pinana dicono per la Verzasca oroc = gufo, che secondo l'AIS a Osco sarebbe lulù (cartina 508). Mah, salterà fuori che è il barbagianni ...  All'allocco si riferisce verosimilmente l'appellativo popolare c'àura pèrza (v. a questa voce).  - (oroc, orocc, orocch, uroc, urocc, urocch)

Òrp, f. òrba - Cieco -  (orp, orb, orba)

Ört - Orto. "L'é mia la strèda 't l'ört" = "non è la strada dell'orto" per dire che è un lungo cammino. Ört si trova in un paio di toponimi leventinesi (Pian d'ört)i, che come "orto" non hanno però molto senso. Ne avrebbero di più come ör = orlo.

Orz - Orso, Ursus arctos (foto Google). Sulla presenza dell'orso in Leventina e nel resto del Ticino in passato si legga l'interessante libro di Marzio Barelli, "Lupi, orsi, linci e aquile: una ricerca storica sulle taglie pagate nel Ticino per gli animali feroci", Prosito, Jam edizioni, 2005, pp. 101-165. Nell'Alta Leventina doveva essere parecchio diffuso nel Medio Evo, perché nel solo biennio 1458-59 ne furono uccisi ben 11 (ibid. p. 104 e 156). Nell''800 ne furono presi ancora quattro, uno in territorio di Airolo, gli altri tre in quello di Quinto, questi ultimi da uno stesso cacciatore, Giovanni Mottini: uno nel 1811, due nel 1813 (p. 124 e 157). Barelli non ha trovato riscontro di plantigradi uccisi a metà secolo e più tardi. Singolare curiosità: nessuno dei 167 orsi uccisi tra il 1808 e il 1885 nel cantone lo fu in territori a occidente del fiume Ticino (p. 157 e cartina a p. 165). Sulle zampe d'orso esposte su case dell'Alta Leventina (Ambri Sotto, Altanca, Ronco) v. ibid. a p. 150. Informazioni complementari e almeno in parte contrastanti (ma precedenti il libro di Barelli), in "Airolo" cit. pp. 70-71, con relative fonti. Segnalo, senza averlo letto, Massimo Lucchinetti, "L'orso nell'Alta Leventina", in Rivista Tre Valli, n. 8., 1984, pp. 15-17 e GdP 27.12.1984 + 2.1.1985. Il nome dell'orso è rimasto in alcune espressioni: Toma 't l'orz = capriola; scistrói 't l'orz = mirtilli dell'orso = falsi mirtilli o mirtilli blu (Vaccinium uliginosum), gravaroi t l'orz = uva orsina, Arctostaphylos uva ursi, ad Airolo, dove orz è anche infiammazione tra le natiche, dal modo di camminare di chi ha questo inconveniente (Beffa cit.); a casa mia mi dicono invece che u mal dét l'orz è una infiammazione inguinale, tipica del servizio militare e dovuta allo sfregamento dei panni forniti dall'esercito durante le marce; l'espressione nel senso di pruriti vari in zona ano-genitale che inducono a camminare a gambe larghe come un orso - emorroidi ecc. - è diffusa anche altrove, trovo su Internet, p. es in ValtellinaOrz è il soprannome di un ramo di Guscetti ad Ambrì Sotto, accanto a quello dei Rat (Topi). Spiegava Eli (di quest'ultimo ramo, classe 1923) queste vicende famigliari: "um bòt i évan tüç rat, pö quèidügn i an maio', i an maio', fign ch'i én davantéi orz!" = "una volta erano tutti topi, poi alcuni hanno mangiato, hanno mangiato finché sono diventati orsi".

                                                          Orz - Foto Tabasio                    

Òsc' - Osco. A casa mia diciamo Vòsc': v. a questa voce. - (Osc)

Òut - Curva. Òutè, outè = girare, voltare, curvare. Airolo: uutè. Òutè 'l fégn: rivoltare con il rastrello il fieno sparso sul prato per farlo essiccare dall'altra parte, alternativa alla curéija (v.). Òutè i vac (dè òuta ai vac) = voltare la mandria di mucche, farla cambiare direzione. Òutè lè = morire. "Òutum mia fò!" = "non farmi incazzare!" - (out)

Òvi - Bacìo. A l'òvi = a bacìo, a tramontana (contr.: sorìu, solatio). Si trova in diversi toponimi.  - (ovi, soriu, suriu)

 

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