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HOMEPAGE       IL TARON LEVENTINESE     PRONUNCIA      BIBLIOGRAFIA

 

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ABCC' DEF GIJLMNOPQ R STUVZ

 

Lacèdi - v. Lèciarós.

Ladin - Facile, svelto, scorrevole. "I sem bé ladina a dè via la roba" = "do via facilmente la roba". "L'é bé ladina da léngua" = "ha la lingua sciolta". "Un carnasc ladin" = un catenaccio, un chiavistello che scorre bene. Il LSI  dà molti più sensi ancora: agevole, maneggievole, mobile, snodato, malleabile, facile da lavorare, da fendere, da staccare, accomodante, conseziente, agile, e altro ancora. Anche in italiano ladino = facile, agevole (letterario), scorrevole (regionale): da latinum = del Lazio/molle, contrapposto a barbaro/aspro (Zingarelli).

Lambro, lambru - 1) Terreno paludoso o umido. Il termine (non più usato nell'alta Leventina) viene da lama (= palude, pantano, pozzanghera, anche in italiano) con il suffisso diminutivo -umulus = piccola palude, secondo Petrini cit.. Franscini cit. dà lambru = pozzanghera, il LSI lambro = pozzanghera (circ. Giornico), terreno acquitrinoso, umido (Biasca). Entrambi i significati potrebbero in qualche modo spiegare il toponimo Lambro in Val Piumogna. 2) Fig.: Traccia, rimasuglio, vestigia, idea, dice per lambru l'airolese Beffa, secondo cui il termine corrisponde probabilmente al francese lambeau (= brandello): véian um lambru = ricordarsi vagamente di qualcosa. Il LSI dà lambru solo ad Airolo, con i sensi riportati da Beffa. L'ho sentito però anche da mia mamma (originaria di Ambrì): veian 'mò int um lambru = mantenere un barlume di consapevolezza (lett. "averne ancora dentro (in testa) una traccia residua"), riferito ad una persona forse malata di Alzheimer.

Lamp - Diluito, annacquato, non concentrato. Di caffè: lungo.

Lamprötan - Lombrico, Lumbricus terrestris (it.wikipedia - foto Google). Plurale invariato. In Val Bedretto: amprötan (Orelli op. cit.). Il LSI dà amprötan anche per Quinto, mentre per Dalpe dà ampròtan = lampreda (ammesso che l'identificazione sia giusta presumo si tratti della lampreda di ruscello o lampreda di Planer, Lampetra Planeri (foto Google), attualmente presente in Ticino solo nel Laveggio, nel Mendirisiotto Rapporto commissione GC).

Lantè - Cessare, smettere. Léntala, léntla! = smettila!

Lapa - Parlantina. Lapè = ciarlare. Lapon, lapagion (Airolo) = chiacchierone. Il compianto consigliere nazionale PLR e deputato al Consiglio d'Europa Massimo Pini si era guadagnato l'appellativo di Eurolapa!

Lassè - Lasciare. Participio passato: al regolare lassó è spesso preferito, e forse è anche più genuino, l'irregolare lassèç (sul modello di fè, nè, dè, stè), specialmente se il complemento oggetto precede il verbo: "i l'ho lassècia nè" invece di i l'ho lassèda nè" (l'ho lasciata andare). - (lassec, lassecia, lasso, lasseda)

Lata - Asse di dimensioni ridotte, assicella; travicello dimezzato longitudinalmente per la posa delle piode sui tetti. I lat det la slita = le assicelle della slitta. "Listone che in serie parallela compie la intelaiatura del tetto e porta le 'piode'", scrive E. Bontà, che dà anche lèta e deriva la parola dal tedesco Latte = assicella (Holzstange, Brett, hoch aufgeschossener, dünner Baum: RNB > Schw. Idiotikon, Latt(eⁿ) 3,1482 , latteⁿ 3,1484). Beffa cit. da anche latè = fissare le assi copritetto, poi coperti da scandole, lamiera o tegole.

                                                         Lat (orizzontali): vi poggiano le piode - foto Tabasio


Laudè - Lodare.

Làvas - Falda acquifera, falda freatica, situata a poca profondità sul piano di Ambrì. Il LSI lo dà per Quinto anche nel senso di afflusso dal fiume che, straripando, ricopre di detriti la campagna. Trovo il termine come lombardo e ticinese su Cortellazzo-Marcato = sorgente, acqa sotterranea sorgiva.(lavas)

Lavazza - Rómice alpino, rabarbaro alpino, Rumex alpinus (foto Google), pianta dalle grandi foglie che cresce in terreni grassi, spesso vicino alle cascine degli alpi, di gusto sgradevole per le mucche. Detta a volte anche slavazza e valazza: Beffa op. cit. Lo stesso autore precisa che l'infiorescenza della pianta è detta strafì. Nel suo libro "Dalpe" cit. (p. 73), M. Fransioli indica che i lavazz o valazz erano un tempo usate cotte per i maiali e anche per l'alimentazione umana. Da lavazza viene lavazzéi = terreno dove crescono i romici. Lavazza, singolare femminile forse rifatto artificialmente dal plurale lavazz, corrisponde probabilmente all'italiano lapazio, sinonimo di romice. - (lavaza, lavaz, lavazz, lavezzei)

                                                Lavaz, strafì, alpe Campolungo - foto Tabasio

 

Lèç - Latte. Lèç cröisc = erba cipressina, Euphorbia Cyparissias (foto Google), e il lattice che contiene, ad Airolo (Beffa cit.). Mia mamma chiama il fiore fió du cucù, Strozzi per Biasca dà liciüga. Scherzoso: lèç (det) galina = latte di gallina, in espressioni come "la l'ha tirò sü cul lèç det galina" = lo ha allevato (il figlio) non lasciandogli mancare niente, facendo l'impossibile per lui. - (lec, lecc)

Léc'é, Léc'ét: - V. Lic'è, Lic'ét - (lec'è, lec'et, lec'ett))

Lèciarós - 1) Soccidario: allevatore che assume bestiame di un altro proprietario tenendo come reddito il latte prodotto; 2) soccidante: proprietario del bestiame affidato al soccidario (Airolo e Giornico, dice l'LSI, che dà leciadóu per soccidario in quest'ultimo comune). Per Beffa cit. (Fontana, frazione di Airolo) lèciarós = chi dà mucche a latte per caricare l'alpe, per Fransioli (Dalpe, "Ordini" cit.) = proprietario delle mucche prese a latte per l'estivazione e per lo svernamento, per Lurati (Val Bedretto, "Terminologia" p. 64) = contadino che sverna le vacche di un alro godendone il reddito di latte. Il LSI dà anche lacèdi (Lev.) = sòccida = contratto agrario di tipo associativo per l'allevamento e lo sfruttamento del bestiame e per l'esercizio delle attività connesse; sverno; redditi del latte del soccidario. Lurati (p. 64-65) dà lacèdi = la pratica dello sverno (a Faido) e = il compenso spettante al leciaros per ogni bovina (a Giornico). Fransioli (ibid.) dà lécèdi = compenso in denaro o natura spettante al lèciarós. Lécèdi con la é è probabilmente dalpese.- (leciaros, lacedi, lecedi)

Lècion - Salsefica, Tragopogon pratensis (it.wikipedia - foto Google), ad Airolo, dove è chiamato anche sciüsciarèla e ciaciarèla (a Fontana). Il nome lècion viene dal fatto che il suo stelo contiene un lattice dolciastro, spiega Beffa cit., indicando che il francese conosce il termine laichuron. Altri nomi volgari: barba di becco comune, salsefica, sassefrica, baciapreti, tragopogono, scorzabianca, barba di prete, persemolone, erba del sol, jerbe dolce, aio de pra, barba de pret, minna di vacca, barbaboch, scanabech, spargi de pra (fonte: funghiitaliani.it).

Léf, plur. lif - Labbro (non più usato, la mamma dice che sua mamma diceva ancora lif = labbra). Beffa dà lèf per Airolo e lèfro per Fontana. AIS dà lèf per Osco. - (lef, lefro)

Lèi - Lago. Laghetto = lèiét, plur. lèìt, dunque "capanna di Leìt", o "dei Leìt", e non del Lèit o addirittura del Làit -> LEIT. Approfitto di questa voce per dire due parole sul toponimo Pizzo Lei di Cima (Piz da Lèi scima), pizzo situato nella zona in questione. Secondo Mario Frasa, "I nomi delle montagne" in Giuseppe Brenna, Alpi ticinesi Ovest, vol. I, 1989, p. 632, il nome è "relativo al più alto dei Leìtt ovvero laghetti di Campolungo". Potrebbe sembrare logico, ma a mio avviso così non si spiega come mai si chiami Alpe Lei di Cima (Alp da Lèi scima) l'alpe dalpese sull'altro versante della montagna. Dal nome del pizzo? Sarebbe del tutto inconsueto: in genere sono i nomi dei pizzi a derivare da quelli di alpi sottostanti. Ora, l'unico lago vicino all'alpe che potrebbe dargli il nome è il Lago Morghirolo. Che sembra però essere un nome recente. In una vecchia cartina (Siegfried?) del 1920 circa passatami fra le mani si chiama infatti Lago di Cima, toponimo che mi pare più logico (si trova in cima alla Val Piumogna) di Lago Morghirolo, non avendo niente a che fare con l'alpe omonimo. - (lei, leiet, leit, leitt)

 







Lèi Scima = Lago di Cima.

 

Lèiaròzza  - Laghetto minuscolo, stagno. (Leiarozza)

Léisc - Leggere. Ind. pres: mi i léiji, ti ti léijat ecc. Part. pass. léijüt.

Lènc'a - Lanca (italiano: s. f. braccio morto di fiume, per lo più a forma di mezzaluna), stagno formatosi lungo il corso di un fiume o torrente. - (lènc'a)

Léngua t c'égn - "Lingua di cane", nome dato ad Airolo al rovo rupestre, Rubus saxatilis (foto Google), indica Beffa cit., non escludendo tuttavia che si tratti di gergo famigliare. Secondo Beffa a Dalpe si direbbe scirés c'aura ("ciliege della capra"), nome che sembra indicare i piccoli frutti rossi di questa pianta, mentre il termine airolese si riferisce alla forma delle foglie. - (lengua t c'egn, sciress c'aura)

Lèras - Larice, Larix decidua (it.wikipedia - foto Google). Plur. invariato. - (leras)

Lésc'a - Tipo di erba grossa di palude e terreni acquitrinosi. Il LSI lo dà sotto Lisca e indica tra i significati anche "terreno paludoso" per il circolo di Faido. Lesca o lisca si trova anche in vari dialetti italiani (risultati Google).

Léura - Lepre grigia o comune, Lepus europaeus (it.wikipedia - foto Google). Plur. léuri. Léura biénc'a = lepre variabile o bianca, Lepus timidus (it.wikipedia -foto Google): vive tra i 1500 e i 2800 m. di quota, di forme più minute e arrotondate rispetto alla cugina (Barelli, "Fauna" pp. 9-11).- (leura)

Libartè - Libertà.  "Libartè l'é se vügn ut dis 'mèrda' pudé raspondii 'màiala'" = "Libertà è se uno ti dice 'merda' potergli rispondere 'mangiala'": genuina concezione leventinese della libertà, a quanto pare espressa da un mio zio piuttosto 'ruvido'.

Libròc - Panciotto, gilet. Il LSI lo dà solo ad Airolo, ma sentito anche a Deggio. Dal ted. Leibrock secondo Beffa cit.

Lìcan (-nn) - Lichene, Cetraria islandica (it.wikipedia - foto Google), ad Airolo. - (lican, licann)

Lic'è, léc'è - Leccare. Credo che il primo sia più corretto del secondo, tratto dall'indicativo presente: "Io lecco" = "mi i léc'i". Lic'è sü, lic'àla sü = beccarsi (una malattia contagiosa, in particolare l'influenza), rimanere contagiato.  

Lic'ét - Abitudine, in senso negativo, vizio, in espressioni come tö sü 'l lic'ét = prendere l'abitudine, assuefarsi (Beffa op. cit.), o dè 'l lic'ét = abituare male. A. Jelmini nel Glossario dei Boggesi di Piora dà lec'étt: "l'introduzione del dito in bocca al vitellino per aiutarlo a bere dal secchio. In senso figurato: un aiuto: "l'a da bisögn un lec'étt". - (lic'et, lec'et, lic'ett, lec'ett) 

Liénda - Abitudine (in senso negativo), andazzo: "cus l'é 'sta brüta lienda?!" = cos'è questo brutto andazzo?!"; "sempra la solita lienda" = "sempre la solita solfa". Secondo Lurati "Dialetto" cit. viene dal latino legenda = testi da leggersi. Un tempo l'it. leggenda indicava un libro contenente gli atti dei santi da leggersi tutto l'anno (etimo.it). Da cui cosa lunga e noiosa. - (lienda)

Limadè - Soglia (= limitare)

Lìmat - Bordo di un prato o di un campo. Dal latino limes, limitis = confine, termine, argine. - (limat, limad)

Lipidè - V. sotto Lipidéuro.

Lipidéuro, lipidéuru - Noioso, tedioso, penoso, difficile, faticoso (detto in particolare di terreno ripido o accidentato, faticoso da lavorare). Lurati nella "Terminologia" della Val Bedretto (p. 74) definisce lipidéura una vacca indocile, difficile da mungere e dà anche lipìdi = imbarazzo, tormento, fastidio. Beffa cit. per Airolo dà inoltre lipidè = maltrattare, infastidire, annoiare, far soffrire; soffrire, penare. A Dalpe ho sentito lipidiè per patire, penare, soffrire. Giandeini cit. dà lapidà = penare, per Sobrio. - (lipideuro, lipideuru) 

Lira - Frangicagliata: attrezzo con fili metallici paralleli per sminuzzare la cagliata (quagèda, v.). Sembra essere sinonimo di arpa (v.). 

Lisciöu - Specie di erba che infesta i campi di cereali, dà il LSI per Quinto. La mamma mi indica una pianta infestante a foglioline che devo ancora identificare e che cresce fra gli ortaggi (foto sotto: le piantine di salvia nel vaso sono state soffocate e sono morte).

                                                         Lisciöu - foto Tabasio

Lisson - Sorta di scure con una lama ricurva perpendicolare al manico, tipo zappetta, usata per "scavare" nei tronchi d'albero fontane e "saledri", mi dicono a Deggio, a conferma di MDT, RL, p. 661. 

                                                       Lisson - foto Tabasio


Lista - Finestra. Sempre più sostituito da fanéstra. E listöu a Dalpe è l'abbaino secondo il LSI. - (fanestra)

Listó - Astore, Accipiter gentilis (it.wikipedia - foto Google - (scheda caccia-ti). Sganzini cit. lo dà come termine airolese, ma Beffa cit. è scettico!. Si dice invece a Dalpe invece di scis (v.) o come suo sinonimo (da bambino sentivo solo listó per quello che noi a casa chiamavamo scis). A Sobrio c'è listóu.

Lita - Strato vischioso e verdognolo, vegetazione viscida, sui sassi nei fiumi o nelle fontane. Qualsiasi strato di sostanza viscida.

                                                                             Lita - foto Tabasio


Livéra - Grossa sbarra di ferro usata per far leva. "Sató biót d'invèrn sui binari cun 'na livéra in man" = "seduto nudo d'inverno sui binari con una livera in mano": il massimo del freddo secondo un mio antico compagno di scuola.- (livera) 

Lòbia - Balcone di legno, ballatoio. Beffa cit. dà per Airolo questo solo termine, io ho imparato òbia (v.): l'òbia, non la lòbia.

Loc - Debole, fiacco, svigorito, prostrato, senza forza, spossato. Il LSI dà curiosamente lòc - e luc - per Quinto. Lochìsia, locögna: stato di chi è loc. - (locc, lochisia)

Lòdula - Allodola, Alauda arvensis (foto Google) - (lodula)

Lòfa - Loffa (vento che esce senza rumore dall'intestino, recita lo Zingarelli, zòiru im padüra dicono ad Airolo, espressione che a Biasca diventa "lòfa in pedüra": v. Magginetti-Lurati cit.). Spüzza da lòf pastéi = puzza di loffe pestate, espressione colorita di mia madre che mi piace riportare. Lofon: loffione. V. anche zòiro, zòiru - (lofa)

Loghè, logàs - Dare, darsi, una calmata: "it loghi mi" = "ti do io una calmata", "u bé pö logàs" = "finirà per calmarsi". - (logas, logass)

Lögia - Scrofa; volg. puttana. Non solo leventinese.

Löi - Luogo, usato nelle espressioni "fa löi che" = "fa luogo", è da augurarsi, è necessario, opportuno e "fa bé löi!" = è da sperare!, ci mancherebbe altro! e simili, dipende dal contesto.

Löita, pl. löit - Ripido pendio erboso di montagna, in genere ai piedi di un dirupo roccioso o di un canalone, in alcuni casi anche di un bosco (v. i toponimi "Löita bella" - ormai inghiottita dal bosco stesso - al confine tra Prato e Dalpe e "Le Löite" - idem - all'inizio della Val Piumogna). Alcuni glossari parlano semplicemente di pascolo ripido ma mi sembra un po' troppo generico: non tutti i pascoli ripidi sono löite, e sulle pendici del Pizzo Penca c'è una "Löita dritta" che non so se sia mai stata un pascolo (forse per capre). Lo stesso vale per la "Löita di Dalpe", che ho trovato su una vecchia cartina, indicante il ripidissimo pendio di fronte all'alpe di Cadonighin, in territorio di Prato, che arriva fino alla Cima di Filo. Qualche fantasioso applica il termine in senso figurato a certe parti suggestive del corpo femminile (quella lasciata visibile dalla scollatura, monte di venere): "una magnifica 'pars nefanda mulieris'" trovo un po' ermeticamente spiegato su Lessico.ch. Nè fò 't la löita = sconfinare, divagare (in senso proprio e figurato). Löitè = portare il bestiame in löita. Löita da misüra: utilizzata per valutare la quantità di latte di ogni vacca all'inizio della stagione di alpeggio. Il termine è tipicamente leventinese, con qualche sconfinamento nelle valli vicine. A Sobrio si dice léite, plur. léit. (Giandeini cit.), nella Bassa Leventina, credo, léita. Ha per sinonimo pianca in altre valli dell'alto Ticino, come per esempio sul versante valmaggese del Passo Campolungo (a Fusio si pronuncia pianc'a), piancra a Biasca (Strozzi) e plaunca nella Surselva (RNB, II, p. 248). Verrebbe dal prelatino lok(e)ta, a sua volta dal gallico loke = ripido pendio erboso. Chi volesse approfondire l'argomento può leggere l'articolo di Vittorio Raschèr "Un toponimo leventinese: löita" in "Problemi linguistici del mondo alpino", Napoli, 1983, pp. 90-102.
La löita leventinese mi pare essere stretta parente della loccia nel bacino della Toce: la Locciabella sopra Gondo (VS) e la Loccia Carneria nella regione della Val Vigezzo, al confine con la Valle di Vergelletto (Onsernone), mi richiamano immediatamente la Löita bella (oggi bosco) e la Löita Carnera nei pressi di Dalpe. Per Dalpe il LSI dà löita = passaggio stretto, difficile su una parete rocciosa, in pratica sinonimo di scenç o sénda, definizione che tuttavia non coincide con nessuno dei toponimi dalpesi a me noti.  Mi sono già chiesto che origine possa avere il toponimo Löita Carnera davanti all'alpe Geira (Dalpe, v. foto sotto). Una possibile risposta la trovo sul RNB (II, p. 79), che fa derivare i toponimi Carneras (Trin) e Pleun Carneras (Ruschein) da "carduus" = cardo (pianta erbacea) + suffisso -aria. In italiano c'è cardone, in lombardo e piemontese cardon (v. alla voce c'arnisc), dal tardo latino "cardo, -onis", nome comune di diverse piante della famiglia delle Composite, come ad es. il cardo e la carlina, piuttosto diffuse nella zona in esame.  Dunque, ipotesi: cardonéra (= luogo dove crescono i cardi) > carnéra. Di un "*carnaria" (come indicato da Vicari cit., p. 59) da carne non capirei il senso. Un'altra ipotesi potrebbe essere una derivazione da carnél o carnèla (v.), equivalente dalpese di crèn (v.) = albero, in genere conifera, rinsecchito ma rimasto in piedi. Nella sua "Terminologia" della Val Bedretto (p. 86), Lurati dà l'espressione scherzosa "finì in la löita du brunz" = finire in padella (brunz - spiega l'autore - è pentola ormai non più usata, in bronzo, provvista di tre piedi, nella quale un tempo si preparava la carne).

 

Löit e lüin dell'alpe di Géira: Lüina pisna, Löita Carnera, Lüina (ex) granda, Löita Pignöi (o Pignöu), Löita di dros - Foto Tabasio 9.6.2007 (clicca per vederla in grandi dimensioni!).

Luata - Ovatta. Lo dice la mamma e il LSI conferma per Quinto, ma io dico ormai uata.

Lüèt - Lievito. A Dalpe lévèt? (lüet, lüett, levet, levett)

Ludro - Lontra, Lutra lutra (it.wikipedia - foto Google), nota per il suo appetito e ormai estinta in Svizzera. Un tempo diffusa ovunque, era considerata nociva ed eliminata con ogni mezzo, fino alla completa eliminazione nei primi decenni del '900 (Barelli, "Fauna" cit., pp. 39-41). Mi pare di aver sentito che ce ne fossero un tempo nella "roija" (ruscello) di Ambrì. E' rimasta l'espressione: "maiè me 'm ludro" = mangiare a quattro palmenti, cioè molto e con ingordigia, che però non sono più sicuro che derivi da lontra dopo aver scoperto che è diffusa anche nel Nord Italia e aver trovato altri possibili etimi -> Risultati Google, dizionario Treccani. Beffa per Airolo dà ludra e ludru,  anche con il significato figurato di persona ingorda, di carattere cattivo.  Il LSI dà anche ludra e lüdra (quest'ultima c'è anche sull'AIS, cartina 440, per Osco). Dà inoltre ludro e lodro con il significato di furfante, briccone, individuo turpe e simili. E. Bontà cit. dà lodro = indegno, sleale, turpe e lo fa derivare dal ted. Luder = carogna (anche in tedesco il termine assume il significato di farabutto).

Lüghèng'a, plur. lüghèni - 1) Salame non tenuto insieme con lo spago, a forma di banana allungata; oggi a volte sinomo di salame in genere; 2) "Luganiga", la classica salsiccia ticinese da bollire o - buonissima! - grigliare. Pom e lüghèni = patate bollite e luganighe. Airolo: liènia. - (Lügheng'a, lienia)

Lüghìt (f. lüghida) - Vispo, arzillo, sveglio, allegro. Detto soprattutto di persone anziane ancora in buona forma, ma applicabile anche a persone giovani.  Airolo: lughìt - (lughit, lüghit)

Lüìna - Valanga (Glossario SLF); residuo di valanga su un fianco di montagna. I lüinn di fronte all'alpe Geira (Dalpe) rimanevano tutta l'estate fino a qualche anno fa, diventando perfino toponimi: Lüina pisna (piccola), Lüina granda. Lüina frégia = slavina polverosa, detta anche lüina sbrofa in Val Bedretto e ad Airolo (Beffa cit., Vicari cit. p. 88). Lüina fogna = valanga di neve bagnata o comunque pesante per il disgelo (v. fogn), detta ad Airolo lüina c'auda (Beffa op. cit.), in val Bedretto lüina massa, da mas = denso, pesante, bagnato (Vicari cit. p. 88) - Verrebbe da labina, a sua volta dal latino labi = scivolare (Vicari cit. p. 88), non so se tramite il tedesco Lawine. Per chi volesse approfondire:
Jon Pult "Die Bezeichngungen für Gletscher und Lawine in den Alpen", Samedan, 1947, 140 pp.. Per informazioni e testimonianze, soprattutto da Airolo, sull'argomento si legga il bel libro di Tania Dotta, "Valanghe nella storia dell'Alta Leventina, Locarno, Dadò ed., 2004, 164 pp.. Vedi anche il link --> 700 anni di valanghe in Leventina - (lüina, luina)

Lüla - Spannatoia. Nome della binéira (v.) ad Airolo e VB. Dal lat. lanula (Beffa op. cit.)

Lümèia - Chiocciola, Helix pomatia (it.wikipedia - foto Google) o simili. Airolo: lümèa. Lümèión = lumacone, limaccia (senza conchiglia), Arion rufus (it.wikipedia - foto Google) o simili, Airolo lumèón, sin. dial. TI: nèrç (v.) Sull'AIS trovo per Osco lümèia = lumaca nuda (limaccia) e lümèia dal cünc = chiocciola, dove cünc è il guscio (cartine 461 e 459 risp.). - (lümeia, lümea, lümeion, lümeon)

Lündasdì - Lunedì. - (lündasdi)

Lunghègna - Corda di pelle intrecciata simile alla soga (v.) ma più grossa e più lunga. Si fissava con il cönc (v.) e con la mazza (v.) e serviva per stringere i mazzi di fieno che venivano da Cadagno, mi dicono i cugini di Deggio. - (lunghegna)

Lüro, lüru - Logoro, distrutto (di persona), sfinito, stanco morto. I sem lüra = sono sfinita, dice la mamma. Il LSI dà tuttavia solo lüró, per Airolo, participio passato di lürè = finire, smettere, stancare, logorare (Beffa cit.). Beffa dà lürèda = sfinita.

Lüsarègn - Toporagno. C'è il toporagno comune, Sorex araneus (foto Google) e anche il toporagno alpino, Sorex alpinus (foto Google). L'AIS (cartina 444) dà müsaragn e simili (etimologicamente sembrerebbe invero più appropriato, da mus = topo in latino, v. francese musaraigne). Idem il LSI, il quale sostiene che lüsaregn è usato solo a Dalpe, ma per indicare il grillotalpa. Mah, mai sentito in questo senso. Da indagare. Beffa cit. ad Airolo lo chiama rat dal müson güzz (topo dal muso aguzzo). Non si tratta di un roditore ma di un insettivoro, è ritenuto velenoso e il gatto lo uccide ma non lo mangia. - (lüsaregn, müsaregn)

  Common Shrew (Sorex araneus) 

Lüsaregn - Sorex araneus, da en.wikipedia 


Lüsinc'ü, lüsinc'üu - Lucciola. Ci sono più specie. In Italia e presumo in Ticino (ma da anni non ne vedo più) dovrebbero esserci la Luciola italica (foto Google) e la Lampyris noctiluca (foto Google). Per Dalpe il LSI dà il curioso
Végia di lüsinc'ü (v.) = Maggiolino, melolonta (Melolontha melolontha). Mai sentito personalmente.

Lampyris noctiluca ♀
Lampyris noctiluca

Lüsinc'üu - da it.wikipedia

 

Lüu - Lupo, Canis lupus (foto Google). Airolo e Val Bedretto: lüf. Tornato di recente in Alta Leventina, dove ha avuto vita dura (a Prato hanno cercato di fargli la pelle, se l'è cavata ma non si sa bene che fine abbia fatto). Nei secoli scorsi sembra essersi estinto prima che in altre regioni del Ticino: v. in proposito l'interessante libro di Marzio Barelli, "Lupi, orsi, linci e aquile: una ricerca storica sulle taglie pagate nel Ticino per gli animali feroci", Prosito, Jam edizioni, 2005, pp. 15-99. Tra il 1808 e il 1871 in Ticino furono uccisi 249 lupi, dei quali uno solo in Leventina, da Antonio Sciaroni a Personico nel 1819, e uno solo in Valle di Blenio, a Olivone, nel 1821 da Giuseppe Scheggia, contro  gli 89 del Bellinzonese e i 70 del Luganese(ibid. p. 56 e 62, cartina uccisioni a p. 97). Di più in ANIMALI IN LEVENTINA. A Fontana (Airolo) sono chiamati scistrói du lüf , mirtilli del lupo, i falsi mirtilli (Vaccinium uliginosum), detti ad Airolo scistrói 't l'orz, mirtilli dell'orso (v. scistron).

                                                  

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