I

 HOMEPAGE      IL TARON LEVENTINESE     PRONUNCIA      BIBLIOGRAFIA

 

COGNOMI DELL'ALTA LEVENTINA                                           SOPRANNOMI  

DIALETTI SVIZZEROITALIANI                                     DIALETTI DEL MONDO

 

Clicca  una lettera per cercare le parole che cominciano con essa:

ABCC' DEF GIJLMNOPQ R STUVZ


Ic'ö - Qui (v. c'ö). Ic'önt = qui, qui dentro (ic'ö + int), piuttosto arcaico. Ic'önt iscitra = qui (letteralmente "qui così", v. iscitra), modo di dire particolare di Varenzo secondo mia mamma. Corrisponde al ticinese chichinscì.

Ignö - Lì (v. gnö). Ignönt = lì, lì dentro. Ignönt iscitra = lì (letter. "lì così", corrisponde al ticinese lilinscì. V. qui sopra alla voce  Ic'ö.

Ii - Li, le, gli, loro (pron. pers): ii mazi = li, le ammazzo; ii disi = gli dico, le dico, dico loro; ii dìsan = gli dicono, dicono (a) loro.

Im - Mi, ci (pron. pers.). Al singolare si usa con i verbi riflessivi o semiriflessivi (non so come li definiscano i grammatici), quale complemento oggetto (= me) e di termine (= a me): im mazzi = mi ammazzo; im vedi = mi vedo;  im pièsi = mi piaccio; im ragordi = mi ricordo. In altri casi si usa um: um piès = mi piace (indefinito: um piès dormì = mi piace dormire; o riferito a un preciso oggetto o persona, femm. la 'm piès, plur. im pièsan); um ragorda = mi ricorda, ricorda a me: um ragorda quant chi sévi canaia = mi ricorda quando ero bambino (impersonale: sottintesa una data situazione), ma anche: ricorda me: um ragorda amò (personale: sottintesa una persona di sesso maschile, femm. la 'm ragòrda, plur im ragordan). Um si usa sempre quando il soggetto è un'altra persona: um mazza = mi ammazza, um dis = mi dice, um dà = mi dà. Il plurale di questo um personale è ancora im, come si vede dagli esempio dati sopra. Sicuramente si poteva spiegare meglio, ma i miei rudimenti di grammatica risalgono a parecchio tempo fa...

Imbòsc'às, imbusc'às (pron. shc') - Passare allo stato di bosco, essere invaso dal bosco, di prato non più falciato. Agg. imbusc'o' = invaso dal bosco (di terreno). - (imbosc'ass, imbusc'ass)

Imbroiè, imbruiè - 1) Imbrogliare; 2) intralciare, ingombrare: "töl via, cu imbroia" = "toglilo di torno, che intralcia"; 3) sedurre, ingravidare, ad Airolo, secondo beffa cit.

Impatascè - Rimpinzare in modo eccessivo. Impatasciàs = abbuffarsi, ingozzarsi, impinzarsi, fare indigestione. - (impatascias)

Inanzènn, nanzènn  - Due anni fa (inanzen, inanzenn, nanzen, nanzenn)

Inanzér, nanzér - Avantieri - (inanzer, nanzer)

Inarió -  Esaltato, infatuato, infervorato, euforico, svampito, sbadato, distratto. Femminile inarièda, pl. inariéi - (inario, inarieda, inariei)

Inarzè (z = ts) - Stuzzicare, irritare, è più forte di inzighè, che forse è inzigà importato . Inarzos - Nervoso, irritabile. Franscini op. cit. dà per la Bassa Leventina inarzous = irritabile, facile all'ira. Airolo: nèrzós = incollerito (Beffa, op. cit.)

Inaurè - Infiammare, irritare (ferita, foruncolo); inauras = infiammarsi; inauró = infiammato. Da auro, auru (v.) = infiammazione (VSI)

Inc'èri - Grosso peso, carico pesante. Anche fig., scherzoso: um bél inc'èri = un bel peso. Lurati nella "Terminologia" della Val Bedretto traduce "grosso carico"; Beffa cit. per Airolo dà "carico enorme, quanto una persona è capace di portare sulle spalle o sul dorso". - (inc'eri, inchieri)

Inc'öu - Oggi. A Dalpe: inc'öi

Incurzè - Far procedere le bovine ad una ad una in un passaggio difficile (Lurati, "Terminologia" p.123/165); avviare, incominciare: "ti s'é mal incurzó" = "sei avviato su una cattiva strada" (Beffa cit.)

Incric'às - Incastrarsi. Incric'o' = incastrato - (incric'as, incric'ass)

Incrüsciàs - Rannicchiarsi, accovacciarsi, piagarsi su sé stessi. Anche transitivo incrüscè: costringere qualcuno a rannicchiarsi picchiandolo: "u m'ha incrüsció dai bòt cum daséva".

Incüsna - Incudine. Il LSI dà lincüsna.

Indaquè - Irrigare, annacquare.

Indré - Indietro. Dè indré = restituire. Nè indré = andare indietro; fig. deperire, peggiorare di salute. - (indre)

Infalante - Infallantemente (avv. ant. , lett.: infallibilmente; senza alcun dubbio, certamente). Termine usato a Dalpe, sentito nelle registrazioni fatte da Vicari cit. e udito anche da me direttamente (13.7.2012 sull'autopostale). Ad Airolo: infalantemént (Beffa cit.).

Infésc - Intralcio, impaccio, incomodo, impiccio, disturbo intestinale, preoccupazione. Anche scocciatore, rompiscatole. Verbo: inféscè. Infesció = costipato - (infesc) 

Infopó - Infossato (agg., da fopa). Su O. Keller "Dialektexte" cit. ho trovato la bella espressione "öç infopéi" = occhi infossati. 

Ingambisàs - Essere presi da dolori (muscolari) alle gambe per il troppo camminare, in genere in montagna. Ingambisèda: dolori alle gambe per il troppo camminare: "i n'ò ciapó 'n ingambisèda" = "mi son preso un gran dolore di gambe per la sgambata", "I dìsan ché par tös via 'n ingambisèda ui va ciapàn un autra" = "dicono che per togliersi i dolori di una sgambata bisogna farne un'altra".  Vés ingambisó = soffrire dolori alle gambe (specialmente il giorno dopo una camminata): "i sém tüt ingambisó". "ho le gambe tutte indolenzite". - (ingambisass, ingambiseda, ingambiso)

Ingit, ingida -> V. Inzida e, per maggiori info su questo termine airolese, Anzida.

Inivìt - Malvolentieri. Lo dice la mamma, ma mi pare voce ormai estinta o comunque rara. Io direi malintéra, contrario di intéra = volentieri. (inivit, inivitt)

Inlanc'è - Riempire d'acqua, allagare, inondare. Pró inlanc'ó = prato allagato; pulmói inlanc'éi = polmoni pieni d'acqua.  Da Lènc'a (v.). Il LSI dà inlancaa, inlanc'aa per Verscio, Cavigliano e San Vittore, senza variante leventinese, che ho però sentito dalla mamma, cresciuta ad Ambrì, dove i prati allagati dovevano essere un tempo cosa frequente.

Inzida -> Si dice di manza o vacca che non è rimasta incinta in un anno in cui dovrebbe esserlo. Parola trovata sul LSI e confermatami da una cugina di Deggio, contadina in pensione. Ad Airolo ingida, a Dalpe anzida. Maggiori indicazioni alla voce Anzida, che avevo inserito prima nel dizionario.

Inóst - Noioso, che disturba  - (inost)

Inödiè - Annoiare, infastidire. Figurato: provocare: "va dré mia a inödial" = "non stare a provocarlo". Il LSI dà nödiè per Airolo. Inödiéuro, inödiéuru = noioso, fastidioso (detto p. es. di mosche). Il LSI dà anche inödi = noia, fastidio, ma non per la Leventina. La mamma di non averlo in mente come parola usata nel comune di Quinto. - (inödie, inüdieuro, inödieuru)

Inrisàs - Mescolarsi, intrecciarsi, avvinghiarsi, detto di erbacce infestanti rispetto alle piante coltivate, p. es. del lisciöu (v.). Part. pass. o agg.: inrisó, inrisèda. - (inrisas, inriso, inriseda)

Insamanzìt (z = ts) - Intontito, inebetito, intorpidito, f. insamanzida. Insamanzìt dal fréç = intorpidito dal freddo. - (insamanzit, insamanzitt)

Inscéngiàs, inscéijàs - "Incengiarsi", incrodarsi, perdere il sentiero e finire in una cengia, in un luogo esposto e pericoloso. Transitivo, riferito a bestiame: insceijè, inscengè = cacciare, far finire in una cengia per sbaglio o di proposito, per non dover custodire (capre, capretti, v. Lurati, "Terminologia", p. 83). Contrario: dascengè, das-scengè, das-sceijè. - (insceijas, inscengias).

Insidì - 1) Innestare. 2) Vaccinare. Fonte: mamma. Il LSI lo dà, nel senso di vaccinare, solo riferito al vaiolo: inoculare il vaiolo. Oggi in ogni caso sostituito da vacinè. Beffa per Airolo dà insédì = innestare, vaccinare: insédì i vairòi = vaccinare contro il vaiolo; insédi i pörsc = vaccinare i maiali. - (insidi, insedi) 

Int - Dentro. Nè int = entrare. Int par int = ogni tanto, di tanto in tanto; "dentro per dentro" si trova anche in italiano, in particolare negli scritti della mistica Maria Valtorta, mi fa notare la mamma.

Intarascè - Spargere terra o cenere sulla neve per accelerarne lo scioglimento o impedire che si scivoli. Termine airolese o bedrettese, ma anche biaschese (v. intarascià in Claudio Strozzi cit.), non so se utilizzato anche altrove. A casa mia non si usa, i miei cugini di Deggio conoscono solo  Intarasció (f. intarascèda, plur. intarascéi) = sporco di terra: si dice per esempio delle patate o altri ortaggi cui si è attaccata la terra dopo che ha piovuto forte. Il LSI dà il significato figurato di sporco, pallido, emaciato. Il termine viene da tèra = terra, it. interrare = coprire di terra. (intarascio, intarasceda, intarascei).

Intasnàs - Saziarsi, rimpinzarsi. Anche trans., intasnè, e agg., intasnó. - (intasnas, intesnas, intasnó) 

Intavìst - Sveglio, avveduto, intraprendente. Lombardo: antevist - (intavist)

Intéra - Volentieri. Contrario: malintéra - (intera, malintera)

Interquerì - Intromettersi, interloquire, impicciarsi, immischiarsi, per esempio in un discorso altrui senza esservi invitato. Mai sentito nel senso di indagare, chiedere, informarsi, curiosare, dal lat. interquaerere = interrogare, trovato in Lurati "Dialetto" cit., come pure in LSI, Beffa e Strozzi cit.

Intrècan - Marchingegno, arnese, termine usato anche nel senso di semplice cianfrusaglia. - (intrecan)

Intréi - 1) Intero 2) Imbranato: c'è la curiosa espressione "intrei mé 'm bósc" , "imbranato come un becco", di cui trovo finalmente la spiegazione probabile in Beffa op. cit.. Secondo Beffa intréi significa "intero, integro, detto anche di animale non castrato" (bósc = becco, caprone). Il modo di dire gioca dunque sui due sensi di intréi. Sul VSI alla voce = bue ho trovato, riferito a un vecchio documento bedrettese, l'espressione "bovi intreghi", che dovrebbe dunque voler dire "buoi con le palle", per indicare i tori! - (intrei)

Inzìda (agg. f.) - Che non ha ancora vitello (detto di una manza). Termine colto a Deggio. Beffa per airolo dà ingìt = vuoto, nì indré ingìt = ritornare senza aver concluso quanto ci si era ripromesso, ingìda = detto di mucca non gravida. A Dalpe anzìda secondo il LSI. - (inzida, ingit, ingida, anzida)

Inzupìs - Azzopparsi - (inzupis, inzupiss)

, ö - Lì (Airolo), sotto Stalvedro si dice ignö o gnö.

Iöi - Interiezione, spesso o iöi, oppure ripetuta: iöi iöi. Penso stia per Iösus = Iesus = "Gesù".

Iomfra - Ragazzotta un po' svagata, stravagante, dal tedesco Jungfrau, dice Bontà cit. (o forse deriva dal più o meno sinonimo Jungfer, che un tempo significava anche signorina). Il LSI dà iunfra e simili per altre parti della Svizzera italiana, con significati analoghi in molte variazioni. Non l'ho mai sentito ma lo riporto come termine curioso.

Iöu, fem. iòra - Capretto fino a un anno di età (Airolo), dal latino haediolu (Sganzini, citato da Beffa). Plur. iöi, fem. iòi. - (iou, iora, ioi)

Irìscia - Fondamenta e resti diroccati (sbodéi) di una costruzione, rovine, ruderi ("diroccato" in italiano ticinese burocratico). Lurati cit. e Sganzini cit. e Beffa (Airolo) danno eriscia, variante trovata anche in una poesia di Alina Borioli. La mamma, cresciuta ad Ambrì Sotto, dice iriscia, che è anche toponimo tra Ambrì e Piotta. A Deggio ho sentito dire eiriscia. Secondo Sganzini deriva dal latino area (da cui éira = aia) con il suffisso -icea: areicea (?) -> eiriscia -> eriscia, iriscia. A Biasca si dice semplicemente èira (Magginetti-Lurati cit.) - (iriscia, eriscia, eiriscia)

 

 

Irisc, erisc - foto Tabasio 

                                                                    Iriscia come toponimo, tra Ambri e Piotta

 

Is - 1) Ci (pron pers.): is parlum = ci parliamo, is mazzum = ci ammazziamo. 2) Si (pron. pers plur.): is pàrlan (-nn) = si parlano (così si diceva un tempo, e mia mamma pudicamente dice ancora adesso, dei fidanzati); is màzzan = si ammazzano.

Isabò  (?), lisabò (?) - Lumacone, limaccia. Una parola della mia infanzia ma che non so da dove mi sia venuta. Non la trovo sul LSI, che dà solo rüzabò per Personico e ruzibò per Sobrio, con lo stesso significato. La metto qui come lessico personale, sperando di trovare qualche appiglio.

Isibì - Offrire, mostrare (it. esibire). 

Isra - Isola. Termine rimasto in alcuni toponimi, anch'essi destinati in parte a perdersi non essendo riportati sulle normali cartine 1:25'000. Pur non riferendosi a usi leventinesi, il LSI dà un paio di significati che possono spiegare i toponimi dell'alta valle: 1) terreno situato tra due rami di un fiume 2) Porzione isolata di prato o di bosco. Petrini cit. dice che il termine è generalmente riferito a lingue di terra che penetrano in corsi d'acqua e ne sono circondati completamente o in parte. La Piòta d'isra, bel roccione piatto tra il ponte di Piumogna e l'ex hotel distrutto da una valanga nel 1925, prende verosimilmente il nome dall'isola formata un tempo dal fiume nelle immediate vicinanze (v. cartina qui sotto, dove si nota anche un Pian d'Jsera = Isra). Se ne trova già menzione in un doc. del 27.8.1318 con il nome di Plota de Ynsula (MDT, p. 403). Nell'alta Leventina ho trovato altri toponimi con il termine isra, di cui non so però spiegarmi il significato.

 

In questa cartina patriziale del 1909 si vede come la Piumogna formasse un tempo un'isola. Vicino si trova il "Pian d'Jsera" (=Isra). Piotta d'Jsera sembra qui indicare tutta una costa, ma su un'altra cartina ho visto che il nome si riferiva al roccione piatto di cui parlo nel testo sopra.


Iscitra - Così. Forse usato ancora da qualche vecchio invece di iscì, iiscì. Il LSI dà anche inscitra per Quinto e Airolo. Ic'önt iscitra = qui (modo di dire di Varenzo secondo mia mamma).

It - Ti (pron. pers.): it disi = ti dico, it mazzi = ti ammazzo. 

Iu - Vi (pron. pers): iu disi = vi dico, iu disì= vi dite, iu mazzi = vi ammazzo.

Iüchè (verbo) - Tipico gridare del montanaro per saluto, richiamo, allegria (a Dalpe). A Quinto üchè, ad Airolo: iüc'è. Forse associabile al tedesco svizzero juchzen, svizzerotedesco juchze (tedesco jauchzen) = richiamo gioioso, lungo grido modulato, come quello lanciato durante i loro gorgheggi canori dagli jodler.

 

ABCC' DEF GIJLMNOPQ R STUVZ