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COGNOMI DELL'ALTA LEVENTINA                                           SOPRANNOMI  

DIALETTI SVIZZEROITALIANI                                     DIALETTI DEL MONDO

 

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ABCC' DEF GIJLMNOPQ R STUVZ


Faç
-  Fatto (sost. m.), mestiere,  in espressioni come fè 'l faç = fare il fatto, ossia avere un rapporto sessuale. Fatto in altro senso si dice, italianizzando, fato: l'é un fato grave, chél l'é um fato, ecc. Fatto participio passato del verbo fare si dice fèç. - (facc, fecc)

Faghéla - Nell'espressione nè in faghéla: si dice delle nocciole giunte a maturazione, quando si staccano dall'involucro fogliaceo frastagliato che le trattiene, detto castél. Info: cugini di Deggio. "I nisciòi i van in faghéla, us pò nè a catài" = "Le nocciole si stanno staccando dall'involucro, si può andare a raccoglierle". Il LSI dà féghéll = mallo della noce, scoglia della nocciola, e "andà in f." = uscire dal mallo o dalla scoglia. - (nè in faghela)

Faìt - Faido, capoluogo della Leventina (it.wikipedia) (de.wikipedia) (Dizionario storico della Svizzera ) (sito web ufficiale) . "E' più che verosimile" la derivazione del nome da faétt < FAGETUM, 'faggeto'", si legge sul dizionario toponomastico "Faido" di V. Raschèr e M. Frasa op. cit.. Secondo il DTS la forma dialettale Faìt è "irregolare". A me sembra piuttosto un normalissimo plurale leventinese di Faét, "faggeti". Indicato in un documento del 1171 come Faedo, in uno del 1227 come Faido (DTS). I faidesi erano detti Fàidar. Soprannome degli abitanti: müi --> v. SOPRANNOMI - (Fait, Faitt)

Faido, dal ciglio del burrone sulla Piumogna

                                        Faìt - foto Tabasio.


Fala - Maniglia di una porta. Dal tedesco (svizzero) Falle (stesso significato) secondo Beffa. A Dalpe stanghetta della serratura secondo il  LSI.

Faliscion - Nome generico per il vegetale filamentoso usato un tempo come filtro per il latte nel dartüi (v.): cervino (nès), licopodio (pianta erbacea simile al muschio) o altro, nell'alta Blenio anche fronde di conifera (dèsa).

Faliscios - Rischioso, che può finir male, secondo una cugina di Deggio. Beffa cit. per Airolo dà invece = delicato di salute, facilmente soggetto a malanni, cagionevole, instabile, balzano (di tempo). Per la Val Bedretto Lurati "Terminologia" (p. 54, 164) dà faliscius = debole, delicato di salute, da falisc = mancante, debole < dal latino popolare fallare. - (faliscioss, falisciuss)

Famó, famato, famatu - Affamato (famato/u sul calco italiano è usato in senso scherzoso).

Fanciscion - Lazzarone (fonte: mamma).

Fant, plur. fènç - Inserviente, agricolo o d'alpe. Sull'alpe fènç indica l'insieme del personale addetto. - (fencc, fench, fenç)

Fanzéla - Domestica, servetta. - (fanzela)

Faraóst - "Ferragosto": festeggiamento organizzato dal proprietario di una casa in costruzione quando questa arriva a tetto. - (faraost).

Farciàm - V, Farsciàm.

Faréi - 1) Fabbro (letteralmente: ferraio) 2) Fungo porcino, Boletus edulis (it.wikipedia - foto Google). Nota: in altre parti del Ticino farée o férée indica invece il Boletus erythropus (foto Google), "boleto dal piede rosso" senza nome in italiano (fr. Bolet à pied rouge, ted. Donnerpilz o Schusterpilz), v. Gianfelice Lucchini, I funghi del Cantone Ticino, 1997, p.481. Il VSI parla invece di boleto lurido, Boletus luridus (foto Google) e specie affini - (farei, faré, feré)

                                                              Faréi - foto Tabasio


Farsciàm -  Nell'espressione nè tüt a farsciam = sfasciarsi, sbrindellarsi completamente. Airolo: farciàm: frantume, rottame (Beffa cit.). Il LSI dà farciam anche per Quinto (e farsciam solo a Pollegio). Anche Alina Borioli in "Beta da Lürengh" scrive "la paiaza tuta in farciam". Il suo "dialetto di Ambrì" è tuttavia spesso dubbio, come ho rilevato alla voce che la riguarda in questo dizionario. Io, da mia mamma, cresciuta ad Ambrì, ho sempre sentito solo farsciam. Franscini dà per farciam: "castagne seccate delle più piccole, in tutto o in parte tarlate" e "frantumi di castagne secche" - (farsciam, farciam)

Farsüra - 1) Spersola: tavola di legno o pietra rettangolare, inclinata e scanalata, nella quale scorre il saron che esce dalla crènc'a (Jelmini, Glossario Piora cit.). In questo senso ad Airolo è detta parsüra (Beffa cit.). 2) Strato di fieno ammuffito alla superficie del cumulo. Lurati "Terminologia" (p. 87) precisa che si tratta di una alterazione normale, mentre anormale e la vétra, strato di 20-30 cm che si trova talora all'interno del mucchio di fieno, quando quest'ultimo è male essiccato e di poco valore. -

Fasàn - Fagiano, intendendo il fagiano di monte o gallo forcello, Lyrurus tetrix (foto Google) o Tetrao tetrix (it.wikipedia - foto Google). - (fasan)

                                              Fasan - Fagiano di monte - da Caccia-ti.ch


Fassó - Zanella, canale di scolo nella stalla, tra l'àntic (v) e l'oéc'a (v.). - (fasso)

Fassüi - Piccone a gemma (?) per scavare rogge e canali, leggo in MDT, RL, fasc. 15, dic. 1978, che cita informatori di Deggio. Tipo di zappa usata per scavare canali, gravina (= attrezzo con manico di legno, il cui ferro serve da una parte come zappa, dall'altra come piccone), dice il LSI, che dà fassü per Airolo. Specie di grossa accetta; nella stalla serviva a puntallare i pali che separavano le bovine (i pardègn), afferma invece Jelmini "Glossario". Dovrò cercare di farmene indicare uno per capire di che cosa si tratta esattamente!

Fastidiè - Preoccuparsi.

Fat - Insipido, in senso proprio e figurato: manéstra fata = minestra insipida, parsona fata = persona insipida.

Faucigia - Roncola, s. f. attrezzo per potare e tagliare rami, consistente in una lama ricurva fissata a un manico. Anche foucigia, fuucigia.

                                                             Faucigia - foto Tabasio


Faudèna - Rovescio di pioggia o neve (una faudèna det néu) limitato a un settore di territorio: a volte da un versante della valle si vedono le ondate di pioggia sull'altro, a volte si vede piovere da un lato mentre c'è il sole dall'altro. Sentito a Deggio. Il LSI dà "rovescio di grandine che colpisce una striscia limitata di terreno" (Calpiogna"). - (faudena) 

Fàura, plur. fàuri - Bosco, in genere di conifere, sottoposto a norme severe per quanto riguarda lo sfruttamento. Il taglio degli alberi era vietato in quelle del vicinato, sopra i villaggi, per la loro funzione protettiva da valanghe e scoscendimenti. Altre faure potevano essere sfruttate a determinate condizioni. Presso Quinto lungo il Ticino c'era anche una piccola faura di alberi a foglie decidue, specie ontani (àudan), le cui foglie venivano "faurate" (fauréi, inf. faurare = faurè, contr. dasfaurè): potevano essere cioè raccolte per fare strame solo dopo una certa data. Il termine "bosco sacro", ottocentesco, è improprio e non è usato dalla gente del posto, dice M. Fransioli (Dalpe cit. p. 51). Il termine faura viene fatto derivare dal latino "fabula", con il senso (che non capisco bene) di "divieto" (di tagliare nella fattispecie), calcato sul germanico "mâd" = contratto (v. Lurati "In Lombardia ..." cit. p. 10). Sul "Glossarium mediae et infimae latinitas", Parigi, 1844, trovo Fabula = pactum, conventio; "fabula, id est, pactum conditionis", con riferimenti alla legislazione longobarda. Usato anche in valle di Blenio. Lurati "Terminologia" cit. dà per la Val Bedretto g'éisc = bosco sacro, dal longobardo gahagi (v. ghèisc). Mia mamma usava l'espressione "ti ti sévat amò int pala faura da Varenz a fè scuìt" per dire "in quel tempo tu non eri ancora nato". L'interessata non è più in grado di dire se fosse un modo di dire comune o solo famigliare.  Beffa op. cit. cita in senso analogo l'espressione airolese "véi sü na créatüra pa la faura" = essere incinta, e ipotizza l'uso figurato di faura nel senso di luogo protetto. Anche Alina Borioli riporta l'espressione "ves sü par la faura" per "essere incinta" ("La vecchia Leventina", p. 96). - (faura, fauri, g'eisc)

Fauréi - Febbraio. - (faurei)

Fàuz - Falso. Fàuz 'me Giüda = falso come Giuda. - (fauz)

Fazzét, f. fazzéta - Solerte, sollecito, detto di persona che sbriga bene i lavori affidatigli. Ad Airolo fazzèt, detto specialmente di uomo o ragazzo che disbriga con perizia i lavori di casa di solito destinati alle donne, precisa Beffa cit. - (fazzet, fazzett, fazzeta)

- Fare. Indicativo pres.: i fèi, ti fé, u fa, i fam, i fét, i fan (-nn). 

Fégn - Fieno. Fégn da bòsc' = "fieno di bosco", fieno selvatico. v. bòsc'. Böç dal fegn = apertura che permette di far scendere il fieno dal téç zorìnt (fienile) al téç zotìnt (v.), dove alloggiano gli animali. Fèr da fégn = "ferro da fieno", trinciafieno, strumento con lama e appoggiapiedi per trinciare il fieno pressato nel fieneli. - (fegn)

Fégnàn - Lazzarone, poltrone, fannullone (dal fr. fainéant, secondo Beffa). Femminile fégnèna, plur. fégnèi.  - (fegnan)

Fémna - 1) Donna 2) Moglie. Plurale: féman (Airolo: fömna, föman) - (femna, feman)

Féra - Fiera, mercato del bestiame. Per info sulle fiere del passato, in Leventina e fuori (Meiringen, Lugano, Italia), v. Lurati "Terminologia" pp. 146-150. Carino lo scherzoso "ala féra da Brügnèsc'", citato da Beffa = alle calende greche, mai (non essendoci alcuna fiera a Brugnasco). - (fera)

Féras - Felce > Pteridophyta (it.wikipedia - foto Google). Felce maschio, Dryopteris filix-mas (it.wikipedia - foto Google), che cresce a bacio e solatio; felce aquilina, Pteridium aquilinum (it.wikipedia - foto Google ), che cresce solo a solatio, precisa il sempre precisissimo Beffa cit.. In dialetto sost. maschile. - (feras, ferass)

Fésó - Incrinato, crepato (bicchiere, tazza). Sul LSI trovo solo fessó (Dalpe) = incrinato. - (feso)

Fésro, fésru, fisro, fisru (pron. fes-ro, fis-ro) - Legnetto sottile, ottenuto tagliandone uno più grosso lungo la vena con una roncola (faucigia) o un'accetta (siarét) e usato per accendere il fuoco; in senso figurato persona gracile. Sinonimo: légnét, plur. légnìt. Beffa cit. e anche Franscini cit. danno féssru al singolare e fissri al plurale. Probabilmente è così, pensando anche all'etimologia: da fént = fendere. Tuttavia un  airolese mio compagno di scuola da ragazzo era soprannominato Fisru, con la i, essendo allora piuttosto mingherlino. A Dalpe fèssar, in Val Bedretto fistru secondo il LSI. - (fesro, fesru, fessro, fessru, fisri)

                                                                           Fisri - foto Tabasio


Féura - 1) Febbre 2) Herpes labialis

Fiarè - Focolare, caminetto

Fidi - Fegato 

Fièdiröu (plur. fièdiröi) - Sfiatatoio = apertura praticata in un ambiente chiuso per far uscire aria, gas o vapori, finestrella stretta che seve per arieggiare un locale.

Fiél, plur. fiéi - Correggiato, attrezzo formato da due bastoni di legno uniti da una correggia, usato per battere i cereali - in particolare la segale in Alta Leventina, v. zéira - e i legumi secchi. Dal lat. flagellum, secondo S. Sganzini.

Fiés - Fiesso, frazione di Prato. Secondo Lurati ("In Lombardia ..." cit. p. 19) il nome viene dal latino flexus, da interpretare come "curva di via o del fiume", e aggiunge: "nel caso leventinese ha inciso sull'immaginario della gente la natura del fiume". Probabilmente il riferimento era alla curva della valle e del fiume Ticino prima dell'ingresso nella gola del Piottino, fiume che quando era in piena doveva far gomito proprio sotto Fiesso ai tempi in cui non era stata ancora bonificata e arginata la zona di Rodi, come fa attualmente la strada cantonale. Fino al XVII secolo Fiesso Sotto era chiamato Cortefiorino o Conferino, mi pare di aver letto da qualche parte (Mario Fransioli?), ma nel più recente libro (molto interessante e pieno di vecchie fotografie) "Il villaggio ai piedi della Lagasca" (2012, p. 10) si dice che Conferino era Fiesso Sopra.

Fièt - Fiato, respiro, alito. - (fiet, fiett)

Fijon, Füjon - Figgione, già frazione di Rossura, oggi di Faido. Vicari p. 305 dà come pronuncia locale Fisgion = Fijon, MDT p. 356 n. 4 dà invece Füsgion = Füjon, una pronuncia suffragata dagli antichi documenti che riportano Foçono, Fuxono, Fuzono. Chi sa appena appena dove si trova penso dica Figion.

Finénzia - Confine (di terreno, di comune) - (finenzia)

Fió - Fiore. V. Bedretto fiù (Lurati cit.). Fió du cucù = erba cipressina, Euphorbia cypariassias (foto Google) o specie molto simile, secondo mia mamma. Ne crescono a folti gruppi sui prati tra Mont e Cassin di Deggio in primavera, quando si risente il canto del cuculo. Beffa cit. chiama l'erba cipressina lèç cröisc (v.) e dà il nome fió du cucù ad altre specie di fiori per Airolo, Nante e Fontana. Fió mèr (fiore amaro) = achillea moscata, Achillea moschata (foto Google, it.wikipedia), pianta medicinale e digestiva (Raffaele Peduzzi in "Airolo" cit., p. 63, Beffa cit.): v. anche alla voce érba> érba iva e alla voce Tanéda. Fió t la miseria (Airolo), fió t la fam (Fontana) = eufrasia, Euphrasia alpina (foto Google), così denominata dal suo prosperare sui terreni magri (Beffa cit.).  Fio' 't San Giüsép = gittone rosso, Silene dioica (foto Google). Fió di bis (fiore delle bisce) = epilobio, o garofanino di bosco, o camenèrio, Epilobium angustifolium (Wikipedia, foto Google).  Da non confondere con il pure bellissimo ma poco apprezzato dai contadini giglio martagone, Lilium martagon (foto Google), che cresce isolato nei prati: il Pulìni (Pollini?), un pardéi (v.) bergamasco che lavorava a Dalpe quando ero bambino, girava attorno con la falce a questi fiori e li lasciava in piedi. A causa del loro odore a Fontana (Airolo) i martagoni sono chiamati tròi, plur. di tròia (v.), indica Beffa cit., in cui vedasi alla voce fió per altri tipi di fiori.- (fio, fiu)

                                                   Fio' di bis - foto Tabasio
 

Fiochisnè - Nevicare (= fiochè) leggermente. Sin. graneijè

Fiorè, fiurè - Ornare con fiori. Fiurè la cros = infiorare la croce, ornare la croce con una ghirlanda di fiori: si faceva un tempo per infanti e adulti che morivano scapoli o zitelle (Borioli, "Vos", glossario; v. in proposito le spiegazioni di Beffa cit. alla voce cros), p. 96)

Fiöu, fiòra - Figlio, figlia. Non usato nel senso di ragazzo o ragazza come a Biasca (fiéu, fiòra). In questo senso si usano tos e tosa.

Fiòz, fiòzza - Figlioccio, figlioccia. Airolo: fièd, fièda - (fioz, fiozz, fiozza, fied, fieda)

Firadél - Filatoio (attrezzo per filare). Da firè = filare.- (firadel)

                                                    Firadél, Deggio - foto Tabasio


Firon det la sc'éna - Spina dorsale, colonna vertebrale. 

Fisro, fisru - V. Fésro.

Flüm - Peluria delle piume, utilizzata per imbottire i piumini.

- Faggio, Fagus silvatica (it.wikipedia - foto Google). - (fo)

Fòco - Fiammifero - (foco)

Fogn
- 1) Favonio, Föhn (vento): vént fogn; 2) Tempo di favonio o comunque con temperature sopra lo zero in inverno, con relativo disgelo: l'é fogn (sottinteso il tempo); anche témp fogn 3) Bagnato, pesante (di neve):  néu fogna = neve bagnata, pesante, in fase di disgelo; lüina fogna = valanga di neve pesante, primaverile (lüina c'auda ad Airolo, lüina massa in Valle Bedretto). C'è anche il verbo fognè =
fè (témp) fogn = ramolè = disgelare.

Föi - 1) Fuoco 2) Foglio. Il mio pizè 'l föi per dire accendere il fuoco mi ha procurato qualche canzonatura da ragazzo fra i compagni di scuola a Dalpe, dove si dice föc.

Foìn, fuìn - Faina, Martes foina (it.wikipedia - foto Google). - (foin, fuin)

Fóisc, fuisc - Fungo. Airolo: fusc.  Foijàt = cercatore di funghi, sul calco di fungiatt (foisc)

Fontèna, funtèna
- Sorgente. Fontana si dice büi (che vuol dire anche bollire). 

Fopa - Avvallamento, conca nel terreno. Non solo leventinese, si usa(va) anche in Lombardia. Dal lat. fovea = fossa, buca. In romancio foppa (RNB, II, p. 150-51, REW 3463. - (fopa)

Fòras - Forbici. In dialetto femminile singolare: la fòras. Fòras da tont = forbici da tosatura. - (foras)

Forc'éta, furc'eta - Forca da fieno, a tre denti - (forchieta, furchieta)

Formanton, furmanton - Granoturco, mais, Zea mays (it.wikipedia - foto Google).

Formèç, furmèç - Formaggio, in genere quello prodotto sull'alpe in grosse forme. V. anche casöu. -> Pagina sul formaggio di Piora sul portale del formaggio Formaggio.it, che contiene anche un utile Glossario assieme a molte altre informazioni  sull'argomento. Procedimento di fabbricazione con termini dialettali in Lurati "Terminologia" p. 137-140 e Baer (Alta Blenio) cit. p. 49-53. - (formeç, furmeç, formecc, furmecc)

Forn - 1) Forno; 2) Giacimento cristallifero, litòclasi (= fratturazione subìta da una roccia sottoposza a forze tettoniche) spesso a forma di caverna (Beffa cit.). Alla seconda definizione deve probabilmente il nome il Pizzo Forno, noto per i suoi cristalli anche rari (it.wikipedia). Forn dev'essere però il nome datogli a Chironico, a Dalpe è infatti detto Piz da Misdì, Pizzo di Mezzogiorno, trovandosi giusto a sud del villaggio, mentre la montagna nel suo insieme è detta Montagna 't Géira, dal nome dell'alpe sottostante. Nelle sue "Escursioni nel Cantone Ticino" (1859-1863), Luigi Lavizzari già parla di un cava di cristalli sotto il pizzo sul versante della Val Chironico (Ed. 1988, p. 332). Ancora Lavizzari (p. 334): "La vetta del Pizzo Forno può dirsi ruinosa, e l'orrido fianco rivolto sulla valle (Piumogna ndr) è tale da far ribrezzo ai più esperti montanari".

Forzalina, furzalina - Forchetta (posata), lombardo furzelina, (it. = forcellina)

Fòrzi - Forse. Beffa op. cit. lo dà come neologismo di puésma (v.), che però a mio avviso non è sempre sinonimo: direi "forzi duman i vegni" (forse domani vengo), non "puesma duman i vegni". Tanto neologismo non dev'essere perché lo dava già Franscini (op. cit.) nel 1825 circa.

Fós - Valle o valletta in discesa, bagnata o no da un corso d'acqua, traduce Beffa cit.. Il LSI dà gola, valle angusta (Lev.), crepaccio nella roccia (Sobrio). Giandeini cit. per Sobrio dà fousc = insenatura scoscesa nel terreno. In romancio fusch e simili, dal latino faux, faucis = Schlund (gola, forra), Abgrund (precipizio): RNB, II, p. 138. V. anche REW 3225. In italiano si ritrova fóce, a sua volta contrazione di fauce. Il grande dizionario Battaglia dà per foce anche i significati di luogo incassato tra due montagne, gola, passaggio angusto, stretta apertura. Giovanni Rigòlo di Anzonico, nel suo "Scandaglio historico dell'antico contado lepontico" del 1682, chiama "tre foci" le gole di Stalvedro, Piottino e Biaschina (ed. 1886, p. 115). Fós, o Foss è il torrente che scende dal lago Ritóm e passa vicino ad Altanca, come pure il torrente che scende dalla Val Tremola verso Airolo. Fós è anche toponimo sopra Cornone (Dalpe), dove si trova la casa del sindaco. Il nome dovrebbe riferirsi al profondo crepaccio nel vicino burrone, dove la mia prozia Carli gettava le galline morte che non si potevano mangiare (foto sotto). - (Fos)

                                                                Fos, Cornone - foto Tabasio


Fosgnè, fusgnè, fosgnachè, fusgnachè
- Spiegazzare, sgualcire, stropicciare (un vestito, riponendolo in una borsa o in un armadio senza le dovute cure): "u i ha int i pegn tüç fosgnéi pa'l armèri". Sinonimo: rüsciè. Mia mamma intende fusgnachè anche nel senso figurato di nascondere, mascherare, coprire.

Fota - Sfortuna, scalogna, incidente, disguido, dice Beffa op. cit..  Io userei piuttosto il termine nel senso di rogna, rottura di scatole: "l'é 'na bèla fota!" = è una  bella rottura di scatole. Magginetti-Lurati per Biasca lo citano invece nel senso di imbroglio -> "l'è na bèla fota" = è un bell'imbroglio, e anche di paura -> "o gh'a ra fota". E Lurati-Pinana per la Verzasca lo danno nel senso di avvenimento tragico e notevole e anche di prodezza: bèla fota = bella prodezza. In Lombardia (Vocabolario di P. Monti) e Piemonte (Vocabolario di M. Ponza) fota = rabbia, stizza. In questo senso l'ho sentito anche da mia cugina di Deggio (v. foton): "u m'é niç sü la fota". Decisamente un termine multiuso.

Fotè - v. futè.

Foton, futon - Rabbia, nell'espressione "fè nè sü 'l foton" = far arrabbiare (non solo lev.).

Fragéira - "Fregera"? Fregera = cantinotto fresco, talvolta stipato di neve, in cui conservare latticini e altre derrate alimentari; sorgente d'acqua freschissima a Soazza, indica il LSI. Angelo Valsecchi, "L'uomo e la natura", Vol. I, "L'acqua", p. 73, spiega che l'acqua dei ruscelli era usata spesso per raffreddare le cantine destinate alla conservazione del latte. Alle spalle di Ambrì Sotto, quota 1000-1600 m., c'è un Vallone della Frageira; sopra Carì, a quota 1660 m circa, ho trovato il toponimo Fragera; in val Canaria (Airolo), a 1540 m., il toponimo Fregeira. Nei documenti citati in MDT il toponimo Fregera, o Frigera, o Frageira figura a più riprese, p. es a Prato nel 1251 (p. 60) e nel 1265 (p. 69), nella zona di Biètri-Cassin di Catto (ho perso l'appunto), in territorio di Anzonico a 1713 m nel 1432 (p. 1136). Il suddetto vallone sopra Ambri culminava nel 1450 nel Mottum de la Frigeira (p. 1607). Mi chiedo se questi toponimi abbiano qualcosa a che fare con le sunnominate "fregere", strutture note piuttosto a quote più basse, nel Ticino meridionale, o siano invece eventualmente da mettere in relazione con frècia (v.), nel senso di ripari antivalanghe.

Franculina - Francolino di monte, Bonasa bonasia (it.wikipediafoto Google) o Tetrastes bonasia (foto Google).

Fràssan (-nn) - Frassino, Flaxinus excelsior (foto Google). Ne deriva il toponimo Frasnè (Airolo).

Frè, plur. fréi - Frate. Frè dala tòca = frate questuante: frate che girava di casa in casa a fare la questua, "fra cercott" in dialetto lombardo ticinese. L'ultimo in Leventina fu, secondo mia mamma, fra Roberto, al secolo Enrico Pasotti (1933 - ), cappuccino a Faido dal 1954 al 1966, noto più tardi per le sue opere artistiche (Wikipedia). Sui cappuccini di Faido v. il libro "I Frati in Leventina. 400 anni del Convento dei Cappuccini a Faido. Attività pastorale e culturale dal 1607", a cura di Stefano Bronner e Christin Schweizer, Helvetia Franciscana, Lucerna, 2008, 220 pp.  Fréi è soprannome degli abitanti di Primadengo, v SOPRANNOMI. - (fre, frei)

Fréç - 1) Freddo 2) Freggio, frazione di Osco. Deve forse il suo nome al fatto di essere esposto al vento freddo che arriva dalla gola del Piottino. A meno che non sia un malinteso plurale di Frècia 1) (v. a questa voce). (Frecc) 

Frècia - 1) In Val Bedretto (Lurati "Terminologia" cit. p. 3, 40, 164)  e ad Airolo (Beffa cit., che dà frèza a Nante) è la protezione antivalanghe dietro le stalle, in muratura o costituita da detriti ricoperti da cotenna erbosa, a forma di cuneo (ted. Lawinenkeil). In Val Bedretto, dice Lurati (ibid.) è detta anche erìscia, termine che di solito indica un rudere (v. iriscia). Dal latino fracta = rottura, precisa Lurati (p. 164). 2) Da questo primo significato (ma non escludo l'opposto) viene probabilmente il termine frècia  nel senso di giocosa "muraglia umana" in occasione dei matrimoni, usato anche nel comune di Quinto e di cui parla Alina Borioli in "La vecchia Leventina" cit. (p. 92): quando lo sposo usciva dal suo villaggio per andare a prendere la sposa, il corteo nuziale, arrivato al 'confine', si vedeva la via sbarrata da una specie di barricata; era la frècia fatta dai conterranei della sposa, da essi gelosamente custodita e con i quali occoreva mercanteggiare un "pedaggio". Se diversi erano i villaggi parecchie erano anche le "frècie" (frèç). Beffa parla invece di un 'pedaggio' pagato dal padrino della sposa e collega il termine al lombardo fraccia. Fracia - scrive il prof. Remo Bracchi citando Renzo Sertoli Salis, autore de "I principali toponimi in Valtellina e Val Chiavenna" (Fraciscio.it ) - significa in Lombardia "sostegno che innalza le acque di un fiume per deviarne canali di irrigazione" e in Ticino "riparo di rami intrecciati, terrapieno o sassi contro il torrente". Il LSI traduce "riparo, argine, terrapieno, cuneo, muro di protezione antivalanghe (circ. Airolo, Fusio), siepe (Airolo) e dà anche fracià, fracè = arginare. Vicari cit. (p. 199) dice che nella Svizzera italiana fracia è frequente per sbarramento, fratta, riparo contro l'acqua e aggiunge che l'argine del Ticino al confine tra Piotta e Airolo è detto Fracion. Mia mamma dice di aver già sentito il termine nel senso 2) da una zia di Dalpe, ma le pare che questa dicesse frécia.- (frecia, eriscia)

Frègru (agg.) - Croccante, che si sbriciola (di pane, riferito alla crosta, o biscotti o altri dolciumi). In questo senso lo usa mia mamma. Il LSI dà solo frègri al plurale (frèi per Airolo, sfègri per Osco) con il significato di ciccioli (ciò che resta dei tocchi di grasso del maiale dopo che siano stati fusi per ricavarne lo strutto). Con il significato da me indicato dà invece sfrèssru per Airolo e Quinto, parola che a casa mia non hanno mai sentito. Beffa cit. dà solo sfrègri al plur. = croccanti (agg.) per Nante. - (fregru, fregri, sfregru, sfregri)

Froc (agg.) - Saldo, fermo, fisso, stretto, bloccato. Airolo: fruc. "Tegnal bégn froc" = "tienilo ben saldo".

Fróda - Cascata. Il termine non si usa più (ha prevalso da tempo il poco dialettale caschèda). Tuttavia, la gola scavata dalla Piumogna tra Crozlina e l'alpe di Geira è chiamata Val da Fród (v. M. Fransioli, "Dalpe", p. 22) e sul sentiero tra Dalpe e Piumogna c'è la cappella di Scimafroda, proprio sopra la cima della cascata, il che indica che un tempo il termine si usava (ora la gente pronuncia però in genere fròda invece di fróda). Beffa op. cit. dice che il termine fróda per cascata è sconosciuto ad Airolo, ma cita egli pure un toponimo - Fróda, appunto - che sembra andare in senso contrario. Qualche studioso accosta froda al toponimo della Svizzera centrale Frutt: entrambi sarebbero retaggi della lingua lepontica. Il "Romanisches etymologisches Wörterbuch", Heidelberg, 1935, dà al nro 3545 "fruta" (gallico) = Bach (ruscello) e aggiunge i termini lombardi fruda, froda, fodra = Wildbach (torrente di montagna). V. anche RNB, II, p. 154. - (froda). 

Fron (pl. froi) - Fragola, diverse specie di Fragaria (it.wikipedia) tra cui la fragola di bosco, Fragaria vesca (it.wikipediafoto Google). Curiosità: a Fontana si dice paparossa, pl. paparós. - (papaross)

Frontè, fruntè - Capitare, accadere.

Füga - Panico, grande agitazione, irrequietezza, ansia nelle espressioni tös in füga = farsi prendere dal panico, ves in füga = essere impanicato. Beffa per Airolo dà tuttavia vés in füga = scappare. Il LSI dà füga = paura (circ. Faido) e foga, furia, fretta.

Furmanton - Mais. Airolo anche frumanton. 

Furmént - Frumento. Vént cumé furmént séc' = spacciare per oro colato; lett.: "vendere come (fosse) frumento secco", cereale prezioso in una alta Leventina dove si coltivava, perlopiù, solo segale, mi spiega la mamma che mi ha indicato questa espressione. - (furment)

Furmìa - Formica > Formicidae (it.wikipedia). Furmiéi = formicaio. - (formia, furmia)

Furnès, furnèsa - Fornace. Beffa cit. precisa per Airolo che furnèsa era "in particolare il fornello con caldaia per fare il bucato", mentre la fornace per la cottura della calce era chiamata c'alc'è - (furnes, furnesa)

 Prato Leventina - resti di una vecchia fornace

Vecchia fornace per la calce restaurata, Prato Leventina - foto Tabasio.


Füs - Fuso per la lana. Parola rimasta nell'espressione driç (driz) 'me 'n füs = dritto come un fuso. Füs è anche Fusio, villaggio valmaggese che si raggiunge dai passi Campolungo (Camlönc) e Sassello (Sassél), "un tempo paradossalmente più vicino di quanto non lo sia oggi dati i rapporti che intercorrevano", scrive Beffa cit., fornendo esempi concreti.

Futè, fotè - Gettare, sbattere, mettere, fare. Termine multiuso un po' sul calco del francese foutre, usato familiarmente senza connotazioni sessuali: "In dó ch'il meti?" "Fótal int pal téç" = "Dove lo metto?" "Sbattilo nella stalla"; "Cus ti fótat ignö?" = "Che (cavolo) fai li?". Futài, fotài = darle (di botte). "Varda che t'ai fóti" = "guarda che te le do". "Fótiai!" = "dagliele!".

 

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