CASE E STALLE

 

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ABCC' DEF GIJLMNOPQ R STUVZ

PIANTE &FIORI    ANIMALI     STRUMENTI DI LAVORO

 LATTE BURRO E FORMAGGIO 

 

Ho raccolto in questa pagina i termini disseminati nel dizionario che riguardano le costruzioni, in particolare case e stalle, omettendo le considerazioni prettamente linguistiche. Sull'argomento si legga anche il contributo di Rosanna Zeli, "Le parole della casa in Leventina, in Atlante dell'edilizia rurale in Ticino. Valle Leventina" a cura di Giovanni Buzzi, Ed. Scuola Tecnica superiore del Cantone Ticino, Locarno, 1995, 1995, pp. 431-436: pagine utili sui termini indicanti la struttura portante e i locali, che tuttavia non hanno risolto certi mei dubbi su singole parole (cocaüs, déi, üsél) di questo dizionario online. Per approfondire il tema dell'edilizia rurale leventinese si vedano anche Giovanni Bianconi, "Costruzioni contadine ticinesi", Locarno, 1982, e Max Gschwend, "La casa rurale nel Canton Ticino = Die Bauernhäuser des Kantons Tessin", 2 voll., Basilea, 1976-1982.

 

A

Àntic, ànti  - Corsia della stalla. 

                                                        Antic - foto Tabasio

Armèri - Armadio. Armèri 't cüsìna = credenza.


B 

Bàita - Casa (spregiativo o scherzoso, con il senso di catapecchia). Radüas a bàita = tornare a casa. A Dalpe bàita è correntemente usato come sinonimo di c'è per dire casa, senza accezioni scherzoso-spregiative.

Balcon - Imposta esterna della finestra, compatta, senza assicelle, fatta con una o più tavole di legno. Ad Airolo anche anta di botola (Beffa cit.). Idem a Deggio, dove una cugina mi ha parlato di un balcon per scendere dalla stüa nel surei (v. soréi).  Il VSI dice, inoltre, battente della porta, botola in casa o stalla, buca nel pavimento del fienile per far scendere il fieno nella stalla sottostante. Negli "Ordini" del 1788 dei Vicini di Airolo si parla di "bucchi e balconi" intendendo appunto questa apertura (Fransioli, "Vicinato" cit. p. 94). 

 

     Balcoi - foto Tabasio


Barc - Ricovero per il bestiame sull'alpe, sia recinto sia costruzione. In genere edificio-tettoia aperto su uno o più lati. Nella Bassa Leventina e a  Chironico, come pure Fontana (Airolo) e altrove in Ticino si dice anche bar. Da baron = bar grande (alpe sul versante verzaschese) dovrebbe derivare il nome del Pizzo Barone. Secondo Lurati ("In Lombardia ..." cit. p. 26) il termine prelatino è "geneticamente parente di parco", nel senso di recinto, zona cintata. Nell'"Atlante dell'edilizia rurale in Ticino. Leventina", trovo il termine "barchessa", non so quanto appropriato (-> it.wikipedia).

 

                                   Barc - Campolungo (Prato), Morghirolo (Dalpe) - foto Tabasio


Bròç - Piccolo compartimento ricavato di solito in un angolo della stalla per tenervi i maiali - broç di pörsc - ma anche altri animali: Jelmini cit. menziona il bròç di vidéi, scompartimento per i vitelli, il VSI parla anche di bròç per capre, pecore e conigli. Di solito si intende comunque porcile. In senso figurato: bugigattolo. A Dalpe bròç è la latrina (che a Quinto si dice déstro), senso che il VSI dà anche per Giornico e che non è difficile spiegare se si pensa com'erano i gabinetti di una volta! 

C 

Carnàsc - Chiavistello, catenaccio. Airolo: c'arnasc - (carnasc)

                                                                            Carnasc - foto Tabasio

Chèuna - Cantina (variante leventinese di canva). Airolo: c'èuna, c'ènua (Beffa cit.), Val Bedretto c'èuna. Dimin. chèunìn, cheunét <=> canvet, Airolo c'èunin.  Sull'alpe: edificio di pietra, dove si conserva latte e formaggio (Lurati, "Terminologia", p. 117).

Cilandra, cilandro, cilandru - Parte di fienile (téç zorint): a volte un quarto (ciascuno dei quarti vicino alla porta), a volte un ottavo, in questo caso la metà di una quèdra (un quarto di fienile). Parola mai sentita, in cui mi sono imbattuto sfogliando il VSI, che dà il femminile per Faido e il maschile per Dalpe e dà anche casson = metà cilandra a Campello. Sempre sul VSI trovo per Airolo cilandri = travi orizzontali che formano le pareti delle costruzioni in legno e quelle che nelle stalle vanno a incastrarsi negli spigoli in muratura. Lurati "Terminologia" lo dà nello stesso senso per la Val Bedretto (p.41). A Deggio i miei cugini informatori non hanno mai sentito la parola con questo significato.


                                                                    Cilandri (senso airolese) - foto Tabasio


Ciüchéi - Campanile, in antico dialetto (Fransioli, "Vicinato" cit. p. 97). Da ciòca = campana. Il LSI lo dà solo a Osco. Mia mamma dice dapprima ciuchéi, ma poi è in dubbio quando le cito ciüchéi. È comunque probabile anche ciuchéi, come c'è ciuchin. 

Clàfter - Misura per la legna, 4 metri cubi: 2x2x1 precisa Bontà cit., il quale aggiunge che lo spaz (v.) nostrano ha invece una base di 1,92 x 1,92 e un'altezza di 0,75 m. Dal tedesco Klafter.  

Crümanè, crumanè - Trave di colmo, trave maestra del tetto, trave centrale sotto il culmine del tetto. Le altre travi parallele andando verso la gronda (arcarecci o terzere in italiano) dovrebbero chiamarsi piciurè (plur. piciuréi), terzéra e rasè o radìs (ad Airolo scencia). Per la Val Bedretto Lurati "Terminologia" cit. (p. 38) dà anche il termine culmögna, trave ca 60 cm sotto il crumanè, detta in precedenza scencia, "che per alcuni è la radice" (rasè o radìs). Beffa parla invece di culmögna come di una trave posta sopra la trave di colmo. 

                                                           Crümanè e i due piciuréi - Foto Tabasio

Cucaüs, cocaüs - Abbaino. Termine tipico airolese e bedrettese. Secondo Beffa cit. a Piotta si dice üsél (v.). Parola confermata per Quinto e altrove dal LSI, che a Dalpe dà invece listöu ("finestruola") e lüs'ciöu (pron. = lüshciöu), da me mai sentiti.

                                                                Cucaüs  - Foto Tabasio

 

Curogna - 1) Palo al centro della stalla, sostiene la trave su cui poggiano i strèdi (Jelmini Glossario cit); 2) Stipite della porta. Ad Airolo: trave verticale di contenimento, sostegno verticale degli assi della mangiatoia, stipite della porta (Beffa cit.). Corrisponde verosimilmente all'italiano colonna.

                                                                           Curogna - foto Tabasio

 

C' 

C'aval, plur. c'avài - Cavallo ad Airolo e Val Bedretto, ma anche sinonimo di scamon, -oi (Airolo) e scamùn, -ui (Val Bedretto), travi secondarie del tetto poggianti sul crumanè: cf. Beffa e Lurati "Terminologia" p. 39. -> scamon.

C'è - Casa. Plur invariariato.


C'è, Cornone - foto Tabasio

D 

Déi - Solaio (ticinese: spazzacà).   

Déstro, déstru (pl. distri) - Gabinetto, latrina, a Dalpe detto bròç.

E

Érìscia,  plur. érìsc - Fondamenta e resti diroccati di una costruzione, rudere, rovine. v. Iriscia  Lurati "Terminologia" cit. dà anche, per la Val Bedretto, ériscia = protezione in terra e muratura contro le valanghe.


F 

Fala - Maniglia di una porta. Dal tedesco (svizzero) Falle (stesso significato) secondo Beffa cit.. A Dalpe stanghetta della serratura secondo il  LSI.

Fassó - Zanella, canale di scolo nella stalla, tra l'àntic (v) e l'oéc'a (v.).

G

Gartégn - Cancello. Airolo g'artégn

Ghètöi (plur.) - Spazi nelle stalle tra i muri laterali, i correntini (scamoi)  e il tetto, in cui può facilmente passare un gatto (ghèt). Forse anche le feritoie verticali delle stalle in muratura per lasciar respirare il fieno: mia mamma dice che le chiamava così una mia prozia che abitava con noi, cresciuta a Catto e poi a Dalpe (v. anche fièdiröu). Beffa dà g'atöi per Airolo e g'atéi per Fontana ma solo per indicare gli spazi tra la scéncia - trave che poggia longitudinalmente sul muro - e il tetto, "passaggi oltremodo facili per i gatti che il contadino tiene in stalla". Anche a Sobrio, secondo Giandeini cit., gatéi = vano fra due scamùi = scamoi (v.). Il LSI dà solo quest'ultima accezione, più gatéi (sing.) = abbaìno per Faido e gatòia = gattaiola (buco fatto nella parte bassa delle porte, perché vi possa passare un gatto) per S. Abbondio

 
  

 

Ghètöi, G'atöi - Foto Tabasio 

 

  

 

 

 

 

 Ghètöi?

 

 

I 

Irìscia - Fondamenta e resti diroccati (sbodéi) di una costruzione, rovine, ruderi. Lurati op. cit. e Sganzini op. cit. e Beffa op. cit. danno eriscia, variante trovata anche in una poesia di Alina Borioli. Secondo Sganzini cit. deriva dal latino area (da cui éira = aia) con il suffisso -icea: areicea (?) -> eiriscia -> eriscia, iriscia. A Biasca si dice semplicemente èira (Magginetti-Lurati cit.)

                   Iriscia  - foto Tabasio


J

L

Lata - Asse di dimensioni ridotte, assicella; travicello dimezzato longitudinalmente per la posa delle piode sui tetti. I lat det la slita = le assicelle della slitta. "Listone che in serie parallela compie la intelaiatura del tetto e porta le 'piode'", scrive E. Bontà, che dà anche lèta e deriva la parola dal tedesco Latte = assicella (Holzstange, Brett, hoch aufgeschossener, dünner Baum: RNB > Schw. Idiotikon, 3, 1482 -> Latt(eⁿ) 3,1482 ). Beffa cit. da anche latè = fissare le assi copritetto, poi coperti da scandole, lamiera o tegole.

                                   Lat (orizzontali): vi poggiano le piode - foto Tabasio

                                

Lòbia - Balcone di legno, ballatoio. Beffa cit. dà per Airolo questo solo termine, io ho imparato òbia (v.): l'òbia, non la lòbia.


M

Müu - Muro (plur. inv.).

N


O

Òbia - Balcone di legno, ballatoio nelle vecchie case. IL LSI lo dà anche per Calpiogna, Dalpe e Osco. Beffa cit. per Airolo dà lòbia.

                                               Obia - foto Tabasio


Oéc'a - Lettiera di una stalla, dove riposa il bestiame.  Termine proteiforme: sul LSI trovati anche luéc'a (circ. Faido, circ. Quinto),  luèc'a (Airolo), oéc'a (Osco= uvéc'a (circ. Faido, Quinto), üvéc'a (Dalpe). Dal prelatino loba = vacca secondo Lurati "Terminologia" cit.

 

                                                     Oec'a - foto Tabasio

                                      

P

Parüsc - Grosso chiodo o cavicchio di legno utilizzato un tempo nella costruzione, lungo ca 10 cm (perlomeno in Val Bedretto, v. Lurati "Terminologia" p. 39). Secondo Beffa cit. i parüsc servivano a fissare le scandole - i sc'andri - sui tetti e sono più piccoli dei tùbas (v.).

Parzéu - Mangiatoia (stessa origine latina di presepio: praesepium). Airolo: prazéf- (parzeu, prazef)

                                                          Parzéu - foto Tabasio


Passél - Scalino, gradino, piolo. Così a casa mia. Anche M. Fransioli dice passéi = pioli ("Vicinato" cit. p. 93). Beffa cit. per Airolo dà invece basél. Idem AIS per Osco (cartina 873). Anche nel basso Ticino si sice basèl.  

Piciurè, plur. piciuréi - Trave orizzontale secondaria del tetto, una a ogni lato del crümanè (le altre andando verso la grondaia dovrebbero chiamarsi terzéra e rasè o radìs). V. foto alla voce Crümanè.

                    

Pigna - Stufa, un tempo quella tradizionale di sasso, oggi anche quella elettrica o a nafta, o il calorifero a muro. Sulla stufa tradizionale di sasso si veda lo studio di Massimo Lucchinetti, "La 'pigna' bedrettese: i risultati di una ricerca", Prosito, 1988, 57 pp.. Alle pp. 26-27 sono riportati i termini dialettali delle parti che compongono la 'pigna'.


                                       Vecchia pigna, Museo di Leventina - foto Tabasio


Piòta - Pioda. Rivestimento tradizionale dei tetti leventinesi, perlomeno sotto Stalvedro. In Val Bedretto e penso anche nel territorio di Airolo molto usate anche le scandole (sc'andri, v. scandri), perlomeno per le stalle.

Piotéi - Tetto di piode. Si dice a Dalpe e credo anche a Quinto, dove è forse però più comune quèrt = tetto in generale (in famiglia usiamo solo questo termine). Ad Airolo: pitéi

Pitéi - Tetto (Airolo, Osco). Contrazione di piotéi (v.) = tetto fatto di piode, direi così a occhio, ma Beffa, che cita a sua volta Sganzini e REW 6589, lo fa derivare dal latino plautus + -arius, che il mio vecchio dizionario non riporta. Attenzione a non fare come quel parroco airolese che volendo parlare dialetto disse pitèi (= puttane, sing. pitèna), suscitando l'ilarità generale (Beffa cit). V. quèrt. - (pitei)

                                                        Pitéi - Foto Tabasio.

Pörti - Portico. Narrano che un tempo il villaggio di Dalpe, come Berna, potesse essere percorso tutto sotto i portici.


                                            Pörti, Dalpe - foto Tabasio

Puàl - Piccolo fornello a legna (franc. poêle).  

 

Q 

Quèdra - Un quarto del fienile (teç zorint), spartito un tempo fra più contadini.

Quèrt - Tetto (téç significa stalla in Leventina). V. anche piòtéi e pitéi

 

Rasè (plur. raséi) - Trave che poggia sul muro esterno, parallela al crümanè (v.) e al piciurè . Così le chiamava mio zio di Ambrì e così indica Jelmini in "Glossario" cit. Termine più recente sembra essere radìs. Ad Airolo questa trave - detta in italiano banchina o dormiente o calcamuro - si chiama scéncia (Beffa, che dà pure il sinonimo più recente radìs).


                                               Rasè - foto Tabasio


S

 

Salédra, plur. salédri - 1) Canaletto semicilindrico di legno (ottenuto dimezzando una pertica di larice longitudinalmente e togliendone l'interno) o latta per condurre acqua all'aperto; 2) Grondaia (senso oggi più usato). 

                                         Ormai rarissima salédra di legno - foto Tabasio


Sbodè, sbudè - v. trans. demolire, diroccare, disfare; intrans. cadere in rovina, diroccarsi (di edificio), lett. "sbottare". Sbodó = diroccato, téç sbodó = stalla diroccata, tiç sbodéi = stalle diroccate, cassina sbodèda = cascina diroccata.

Scamon - Corrente, correntino: nell'orditura dei tetti, ciascuno dei travicelli disposti obliquamente sopra gli arcarecci, ossia le travi orizzontali di sostegno, dal crümanè (v.) al rasè (v.). Plur. scamói, che è anche il soprannome degli abitanti di Osco, dove scamon = trave, tondone (trave non riquadrata) in generale, secondo il LSI. Ad Airolo oltre a scamon esiste anche il termine c'avàl, plur. c'avài (Beffa) - (scamoi, c'aval, c'avai)

                                                     Scamoi - Foto Tabasio


Scandra , plur. scandri - Scandola. Airolo: sc'andri

Scéncia - Trave del tetto della stalla che poggia longitudinalmente sul muro, plur. scénç, termine airolese (Beffa cit.), a Quinto è detta rasè (v.). Termine più recente: radìs.  

Scigögna - Braccio orizzontale girevole e munito di gancio. Airolo e VB: scirögna (Beffa cit., Lurati "Terminologia", che lo deriva dal latino ciconia = cicogna). Era posta a lato del focolare e serviva per mattere e togliere, senza troppo sforzo, il paiolo o sull'alpe la caldaia dal fuoco (non solo lev., detto scigogna o scigögna anche in Lombardia).


              Scigögna (poco visibile) con caldaia (caudéra) appesa, Museo di Leventina - foto Tabasio


Sèra - Stanza sotto il déi (Deggio), stanza dove si mette la mazza a seccare (A. Borioli, "Vecchia Leventina" p. 38, scritto serra). 

Soréi, suréi - Stanza sotto la stüa (Deggio). Dal lat. solarium (Bontà cit. p.12).

Sosta - Tettoia.

Spaz  - Spazzo, unità di misura per lunghezze, superfici, volume, di valore variabile in Ticino secondo le località, indica Vicari cit. p. 203. Bontà cit., alla voce Clàfter (= 4 metri cubi, v.), che è una unità di misura per la legna, dice che "lo spaz nostrano" ha una base di 1,92 x 1,92 e un'altezza di 0,75 m. Le stesse misure riporta Beffa cit. 

Spina - Rubinetto.

Stala - Pianterreno della casa leventinese, in sasso, adibito spesso a pollaio, ricovero per capre, legnaia, indica Beffa per Airolo. Io non l'ho mai sentito in questo senso. Stalla di dice téç (v. anche stalon). Beffa dà anche stalèta = piccola stalla senza parte inferiore (zotint), usata un tempo come fienile provvisorio (il fieno era poi trasportato a valle d'inverno con la slitta).

Stalon - Grande stalla "moderna". Termine utilizzato invece del normale accrescitivo tecion, e non soltanto in anni recenti (già quando mia mamma era giovane), per indicare le stalle "moderne", più grandi dei vecchi tiç (v. téç). Anche le grandi stalle d'alpe sono dette stalói

Starg'éi - Vicoletto di paese, a Dalpe, sinonimo del quintese strécia o più anticamente traséna (v.). Nè pai starg'éi = andare a zonzo, gironzolare oziando (LSI).

Stèbi - Stazzo, stabbio = recinto all'aperto, per lo più fangoso, dove si raccoglie il bestiame durante la notte sull'alpe. Jelmini cit. e Beffa cit. lo danno come sinonimo di gras (v.). Lurati, nella sua "Terminologia" bedrettese dà stèbi per designare l'insieme costituito dalle costruzioni di un alpe e il terreno all'aperto dove la mandria è riunita per la mungitura o per passare la notte.  Lo dà inoltre come equivalente di cort (v. = stazione dell'alpe). Beffa cit. lo dà ad Airolo nel senso di cort (v.) e gras (v.). Dal atino: stabulum. 

                                               Stèbi alpe Géira (Dalpe) - Foto Tabasio


Stéi - Staio, misura di capacità corrispondente a circa 10 litri (Jelmini, "Glossario" cit.). Nel glossario in appendice a Borioli "Vos" cit. trovo l'espressione a tüç i stéi = a ogni costo.

Stér - Stero, misura di capacità utilizzata in Leventina per la legna. Corrisponde attualmente a un metro cubo. Un tempo 2,4 m3 dice Beffa cit.

Störgno, störgnu - Pavimento. Da sternu secondo Sganzini cit.. Nel latino classico sternere vuol dire tra l'altro ricoprire il suolo, pavimentare, lastricare.    

Strécia - Vicolo tra le case di un villaggio (v. anche traséna). A Dalpe dicono starg'éi (v).   

Stüa, stüva - Soggiorno, locale di casa riscaldato dove si trascorre la giornata. Stufa si dice pigna, (e pigna si dice vacòia). Ho sempre pensato che derivasse dal tedesco Stube, che ha lo stesso significato. Scrive tuttavia don Remo Bracchi, rinomato professore di glottologia e specialista di dialetti, a proposito del termine che si ritrova anche nella sua Valtellina:  "Il termine sc'tùa 'stanza foderata in legno, mantenuta calda dalla presenza della stufa in muratura, la pìgna', che qualche autore vorrebbe derivare direttamente dal ted. Stube 'stanza riscaldata', è attestato come continuatore di un'eredità autoctona lungo l'intero arco della parabola documentaria nelle sue diverse variazioni stup(h)a, stufa, stuva, sulla base delle quali è da interpretarsi come un deverbale del lat. tardo extupare 'riscaldare a vapore, esalare fumo', dal gr. thyphos 'fumo, vapore'" (in Bormio.lombardiastorica.it). La parola, attestata in forme simili dalla Spagna all'Inghilterra alla Scandinavia alla Russia, potrebbe avere questa origine comune. Resta da vedere se in Leventina sia arrivata o no mutuata dal tedesco.

Stüéta - Camera vicina alla stüa (v.)

 

T

 

Tanàia - 1) Tenaglia, 2) Travi incrociate a X che sostengono il crümanè(v.) in certe costruzioni di legno. Mio fratello dice di aver sentito la parola in questo senso a Dalpe. V. foto sotto. 

                                                Tanàia, Vidrésc' (Dalpe) - foto Tabasio


Tàura, plur. tàuri - Tavolo. Ad Airolo tèura, a volte tèuru (Beffa cit.) 

Téç , plur. tiç - Stalla (tetto si dice quert o pitéi). Téç zotìnt = piano inferiore della stalla, per gli animali. Téç zorìnt = piano superiore, adibito a fienile.

                                  Teç in Pianaselva (Dalpe/Faido) - Foto Tabasio


Teç zotint. da sinistra a destra: parzéu (mangiatoia), oec'a (lettiera), fassó (canale di scolo), àntic (corsia centrale), curogna (colonna di sostegno).

 

Traséna - Parola di cui ho sentito o trovato più definizioni: sottoscala all'esterno di una casa, dove un tempo si gettava la spazzatura, viottolo tra le case o le stalle (dove verosimilmente si facevano spesso i propri bisogni), fossa della latrina, pozzo nero. Beffa op. cit. dà appunto "pozzo nero, pozzetto raccogli escrementi esterno alla latrina che veniva periodicamente vuotato". In ogni caso luogo sudicio e puzzolente. E' rimasta oggi l'espressione: "spüzzè me 'na trasena", o anche il solo traséna per gran puzzone. Di più su questa parola nel dizionario alfabetico.

Tràu - Trave, pl. inv.; non saprei dire se sia maschile o femminile, mi pare si sentano entrambi. Airolo e Val Bedretto: trèf, plur. trif., v. Beffa cit. e Lurati Terminologia" p. 37 .

Tùbas - Grosso chiodo o cavicchio di legno, di circa 30-50 cm di lunghezza per 3-4 cm di diametro, più grosso del parüsc, lungo circa 10 cm. Un tempo erano entrambi usati nella costruzione di edifici (v. Lurati "Terminologia" p. 39). 


U

Uéc'a - V. Oec'a.


Üsél - Abbaino. Beffa cit. indica il termine come equivalente a Piotta dell'airolese cucaüs (v.). Il LSI lo dà per Quinto e diversi altri comuni o regioni del Ticino. E se non è üsél è üsèl. Dà inoltre usélòt per Osco e Bodio. V. anche Giovanni Bianconi, "Costruzioni contadine ticinesi", Locarno, 1982, p. 32. Io non l'ho mai sentito, i cugini di Deggio nemmeno, mia mamma dice che "forse sì" ma senza saper dire di più, una zia cresciuta a Catto infine pensa che indichi la finestrella rotonda di certi solai come se ne vedono per esempio a Dalpe (foto sotto). Per Dalpe il LSI dà per abbaino  listöulüs'ciöu (pron. = lüshciöu), pure mai sentiti. - (üsel, usel, üsell, üselot, üselott)


                                                   Üséi? - foto Tabasio

V 

Z

Zorìnt (z=ds) - Piano superiore. Teç zorint: il piano superiore della stalla, dove si tiene il fieno. Letteralmente: di sopra (zora) dentro (int) , lat. de super intus. 

Zotìnt (z=ds) - Piano inferiore (nella stalla, dove si tengono gli animali). Letteralmente: di sotto dentro = zot int, lat. de subt(u) intus. V. foto sopra alla voce Téç. - (zotint, zutint)