grotta di monte maggio

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Gruppo Speleologico: venticinque anni sotto terra.

 

La Grotta di Monte Maggio.

 

 

 

Conosciuta da sempre, un ingresso basso ma ampio, nascosto dagli alberi, è un punto di riferimento per chi frequenta il monte Maggio, in cerca di funghi, per il taglio della macchia o semplicemente per escursionismo. Fu visitata e rilevata da speleologi perugini nel 1974, il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino se ne occupò nel giugno – luglio 1980, allargando la strettoia a m –13 con un martello demolitore e giungendo sul fondo, a m –22, dove furono tentate ulteriori prosecuzioni senza buoni esiti. Per raggiungerla partiamo da Valsorda, per un’evidente via che oltrepassa il camping e un rifugio proprio alle pendici del monte Maggio. Si prosegue per la mulattiera che sale in diagonale per la montagna fino ad incontrare, dopo le prime svolte, un costone roccioso ben delineato, proprio al centro della montagna. Abbandonato il sentiero, faticosamente si risale diritti per scoscese radure fino ad incontrare alcune macchie d’alberi (“caspe”, in gualdese – longobardo), una delle quali nasconde la parete rocciosa in cui si apre l’ingresso della grotta. Nessun sentiero, nessuna traccia ne tradisce la presenza, perciò il ritrovamento della cavità, soprattutto d’estate, è difficile, a volte anche per chi la conosce. Una caverna iniziale piuttosto ampia, evidentemente rifugio d’animali e probabilmente, in passato, anche di greggi, accoglie il visitatore, che può usufruire della luce che filtra dall’ingresso. Al centro è abbastanza alta, tanto da poter stare in piedi: proprio qui un pozzetto verticale continua in basso, protetto, forse intenzionalmente, da un grosso masso, che consente il passaggio soltanto posteriormente e con qualche difficoltà. Qui ha termine la visita “turistica”: gli speleologi piazzeranno anelli e corde, scenderanno il pozzo per una decina di metri, affronteranno un restringimento, scenderanno per altrettanti metri fino a contemplare i massi sul fondo, pronti a captare il minimo soffio d’aria che possa rivelare una prosecuzione percorribile, a costo di epici scavi. Da quel punto, almeno seicento metri di calcare potrebbero dare sviluppo ad un favoloso abisso, negato dalla solita, maledetta ostruzione. Di questa grotta, pur ben conosciuta e frequentata nel passato, non sono note denominazioni, storie o leggende: da qui un appello a chi, nel fondo delle proprie memorie, possa riportarne alla luce qualcuna, prima che scompaiano per sempre come tanti nomi, toponimi, avvenimenti tramandati da una tradizione orale che non ascoltiamo più.

A cura di Vittorio Carini e Giuseppe Venarucci.

 

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – www.gsgt.speleo.it

 

 

 

 

GROTTA DI MONTE MAGGIO 105 UPG

 

 

Monte Maggio; comune Gualdo Tadino; quota s.l.m. 1200; carta IGM 123 I NO Fossato di Vico, long. 0°21’36” Est, lat. 43°15’52” Nord; sviluppo in pianta m 21, dislivello m +6, m – 22.

 

 

TOPONIMIA.

Il nome è legato alla montagna in cui la grotta si apre.

 

STORIA.

Conosciuta da sempre, probabile rifugio di pastori, fu visitata e rilevata da speleologi perugini nel 1974. Il GSGT se ne occupa nel giugno – luglio 1980, armando il pozzo, allargando la strettoia a m –13 con uso di un martello demolitore Kango, giungendo sul fondo, dove si saggiano possibili prosecuzioni senza buoni esiti (Arnaldo Polidoro, Gianluigi Guerra, Vittorio Carini, Mario Anderlini, Mauro Zenobi, Natalia Troni, Pier Giuseppe Moroni, Mara Loreti, Rosanna Guerra, Simona Minelli, Gabriella Moroni, Carlo Troni, Serafino Bonci, Luciano Passeri, Aldo Paoletti, Giuseppe Venarucci, Nazario Pellegrini, Giuliano Monacelli, Luciano Gaudenzi ed altri).

 

ACCESSO.

Da Gualdo Tadino si giunge a Valsorda. Per un’evidente via si oltrepassa il camping e un rifugio proprio alle pendici del monte Maggio. Si prosegue per la mulattiera che sale in diagonale per la montagna fino ad incontrare, dopo le prime svolte, un costone roccioso evidente, proprio al centro della montagna. Si risale fino ad incontrare macchie d’alberi (“caspe”, in gualdese – longobardo), una delle quali nasconde l’accesso, basso ma ampio, alla grotta.

 

DESCRIZIONE.

Una caverna iniziale bassa ed ampia, evidentemente rifugio d’animali e probabilmente, in passato, anche di greggi, poiché la prosecuzione in basso è protetta da un grosso masso. Un camino sale per qualche metro, un pozzetto scende, incontra un restringimento, continua per pochi metri fino ad un intasamento definitivo.

 

ARMO.

Due spit sulla verticale del pozzo. Necessaria una corda da m 30.

 

OSSERVAZIONI.

Calcare maiolica del Cretaceo inferiore.

 

BIBLIOGRAFIA.

CARINI VITTORIO, VENARUCCI GIUSEPPE (2001), La Grotta di Monte Maggio”, L’Eco del Serrasanta, Gualdo Tadino, anno XIII n. 12, pag. 14.

 

 

 

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – anno 2001