grotta delle balze

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Gruppo Speleologico: venticinque anni sotto terra.

La Grotta delle Balze.

 

 

Il Padre Cappuccino Fra’ Mauro nel 1977 ci parlò di una grotta che si apriva sui più alti strapiombi delle Balze di monte Maggio, in cui, salendo dal sottostante Convento della Madonna del Divino Amore, aveva intrapreso con un gruppo di giovani alcuni scavi. Il Gruppo Speleologico, dopo un sopralluogo, volle continuare l’opera di disostruzione della grotta, proseguita poi negli anni 1985 – 1986, senza mai trovare il passaggio per le profonde vie ipotizzate di là dai massi e dalle terre rosse che la ingombrano. Fu subito chiamata Grotta delle Balze, riprendendo il nome dalla località in cui è situata. Curioso caso toponomastico, quello delle Balze: il nome è quello tradizionalmente e comunemente usato, mentre il nome ufficiale, quello delle carte, è le Senate, toponimo di probabile origine longobarda, “snaida” cioè segno di confine, termine d’ambito giuridico: e qui si chiarisce il destino di un nome perpetuatosi in documenti e carte, ma dimenticato e sostituito nell’uso comune (cfr. Euro Puletti, 1998, in “Studi e ricerche sui nomi di luogo”, pag. 51). Da Gualdo Tadino si arriva a Valsorda, quindi si sale verso la mole rocciosa delle Balze del monte Maggio, prima per un sentiero nella macchia che dal fosso della Bastia porta alla sella tra le Balze e la cima del monte Maggio, poi inerpicandoci su per le rocce delle Balze fin quasi in cima. La grotta è situata sul versante ovest, che strapiomba sulla piana gualdese, in un notevole androne, ben visibile da lontano e mal rintracciabile quando si è nei pressi. Ai margini dell’androne si apre l’evidente ingresso, che scivola in breve nella saletta sottostante dove sono fermi gli scavi. Oltrepassando tale verticale, a livello dell’ingresso, si può continuare per pochi metri in orizzontale, per una fessura che termina restringendo. Si può scendere, ma lo sconsigliamo ai non speleologi, con molta cautela (prestare attenzione a pericolosi massi pensili), fissando una corda ad attacchi utilizzati per paranchi e carrucole nei lavori di disostruzione. L’importanza di questa grotta non è nelle sue dimensioni, modeste, ma per il ritrovamento, nel corso degli scavi, di numerose ossa subfossili di una fauna risalente alla fase finale del Paleolitico ed all’inizio del Mesolitico; determinate nel 1986 dal dott. Federico Masini dell’Istituto Paleontologico del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, hanno portato al riconoscimento delle seguenti specie: Cervus elaphus, Rupicapra pyrenaica sottosp. Ornata, Capra ibex, Vulpes vulpes, Ursus arctos, Lepus europaeus, Eliomys quercinus, Marmota marmota, Microtus nivalis, Talpa europaea (vedi Loreti M., Salerno P., 1989, “Fauna subfossile fredda nel deposito della Grotta delle Balze 642 UPG monte Maggio – Gualdo Tadino”, Atti del XV Congresso Nazionale di Speleologia, Castellana Grotte, pag. 931-962). Una testimonianza di quando stambecchi e camosci s’inerpicavano su per i dirupi delle Balze, di quando le marmotte popolavano numerose i prati del monte Maggio, in un clima certamente più “alpino” dell’attuale. Oggi nell’androne della Grotta delle Balze è il vento a far da padrone, con forti raffiche che precipitano giù per paurosi dirupi fino al castagneto ed alla macchia di Sparagara. Distrattamente giocherelli con le pietre estratte ed accuratamente disposte per formare un piano, cercando gli acuminati cristalli, macchiati di rosso da ossidi d’ematite, che in grotta chiamavamo “pescecani”, e le allegre grida di allora, gli ordini urlati dal gruppo di scavo a quello di recupero, gli sfottò, le speranze annunciate ad ogni masso rimosso, risuonano ancora tra grigie pareti, testimoni della forza e della volontà di una gioventù difficile da dimenticare. Ma è solo il vento, che porta echi, che in un turbine di polvere tratteggia fantasmi, che fa incerto il passo sulla via del ritorno, verso la macchia e la notte.

A cura di Vittorio Carini e Giuseppe Venarucci.

 

 

 

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GROTTA DELLE BALZE 642 UPG

 

Loc. Le Senate (Balze del monte Maggio); comune Gualdo Tadino; quota s.l.m. m1310; carta IGM 123 I NO Fossato di Vico, long. 0°21’05” Est, lat. 43°16’03” Nord; sviluppo spaziale m 16, sviluppo in pianta m 9,5; dislivello m –7.

 

 

TOPONIMIA.

La Grotta delle Balze prende il nome dalla località in cui è situata, per proposta del GSGT.

 

STORIA.

Segnalata dal Padre Cappuccino Fra’Mauro, al secolo Domenico Di Virgilio, che, salendo dal sottostante Convento della Madonna del Divino Amore, aveva intrapreso con un gruppo di giovanissimi i primi scavi, la grotta era visitata dal GSGT il 27.08.1977 (Carlo Troni, Gianluigi Guerra, Luigi Vecchiarelli, Marco Santarelli, Sauro Lupi, Vittorio Carini). Scavi consistenti erano intrapresi dal GSGT nell’estate del 1985, tra agosto ed ottobre del 1986, nel luglio 1989, senza raggiungere prosecuzioni, ma portando alla luce interessanti reperti osteologici (Fabio Ippoliti, Mauro Tavone, Mara Loreti, Pier Giuseppe Moroni, Vittorio Carini, Giuseppe Venarucci, Carlo Troni, Tiziano Bensi, Aldo Paoletti, Piero Salerno, Enzo Bozzi, Andrea Bozzi, Massimiliano Anderlini, Carlo Traversari, Giancarlo Matarazzi, Giovanni Mancini, Enrico Finetti, Arnaldo Polidoro, Celestino Petrelli, Enrico Bazzucchi, Maurizio Bazzucchi, Andrea Micheletti, Enrico Libera, Stefano Bruni, David Bianchini, Mauro Bianchini, Alfredo Frillici, Roberto Marcellini, Valentina Vinciotti, Sergio Garofoli). Il rilievo topografico è stato effettuato il 18.06.1978 da Carlo Troni e Vittorio Carini, ripetuto il 04.12.1994 (Maurizio Bazzucchi, Vittorio Carini, Mara Loreti, Giuseppe Venarucci).

 

ACCESSO.

Da Gualdo Tadino si arriva a Valsorda, quindi si sale verso la mole rocciosa delle Balze del monte Maggio, prima per un sentiero nella macchia che dal fosso della Bastia porta alla sella tra le Balze e la cima del monte Maggio, poi su per le rocce delle Balze fin quasi in cima. La grotta è situata sul versante ovest, che strapiomba sulla piana gualdese, in un notevole androne, ben visibile da lontano e mal rintracciabile quando si è nei pressi.

 

DESCRIZIONE.

Ai margini dell’androne si apre l’evidente ingresso, che scivola in breve nella saletta sottostante dove sono fermi gli scavi. Oltrepassando tale verticale, a livello dell’ingresso, si può continuare per pochi metri in orizzontale per una fessura che termina restringendo.

 

ARMO.

Si può scendere anche senza corda, con qualche cautela (prestare attenzione a pericolosi massi pensili), altrimenti sono rintracciabili attacchi utilizzati per paranchi e carrucole nei lavori di disostruzione: utile una corda da m 10.

 

OSSERVAZIONI.

Nel corso degli scavi sono state ritrovate numerose ossa subfossili di una fauna risalente alla fase finale del Paleolitico ed all’inizio del Mesolitico; determinate nel 1986 dal dott. Federico Masini dell’Istituto Paleontologico del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, hanno portato al riconoscimento delle seguenti specie: Cervus elaphus, Rupicapra pyrenaica sottosp. Ornata, Capra ibex, Vulpes vulpes, Ursus arctos, Lepus europaeus, Eliomys quercinus, Marmota marmota, Microtus nivalis, Talpa europaea.

La grotta si sviluppa nel Calcare Massiccio del Giurassico Inferiore; per la fauna ipogea importante è la presenza di geotritoni.

 

CLIMATOLOGIA.

Temperatura media annuale locale teorica (Tmed)  6,5° C.

 

 

BIBLIOGRAFIA.

“Importanti ritrovamenti del gruppo speleologico sul massiccio del Maggio”, La Nazione, Firenze, giovedì 19 settembre 1985, pag. V di Nazione Umbria.

LORETI MARA, SALERNO PIERO (1989), “Fauna subfossile fredda nel deposito della Grotta delle Balze 642 UPG monte Maggio (m 1361) – Gualdo Tadino (Umbria)”, Atti del XV Congresso Nazionale di Speleologia, Castellana Grotte, pag. 931-962.

LORETI MARA, SALERNO PIERO (1989), “Fauna subfossile fredda nel deposito della Grotta delle Balze: un’area di studio”, Speleologia, Milano, anno X n. 20, pag. 51-52.

SALERNO PIERO (1998), “La toponomastica, fonte di conoscenza sulla flora e fauna dell’Appennino Umbro-Marchigiano”, in MORETTI GIOVANNI, MELELLI ALBERTO, BATINTI ANTONIO “Studi e ricerche sui nomi di luogo”, ed. Nuova Era, Perugia, pag. 69.

PULETTI EURO (1998), “Toponomastica germanica nei comuni di Scheggia, Costacciaro e Gualdo Tadino”, in MORETTI GIOVANNI, MELELLI ALBERTO, BATINTI ANTONIO “Studi e ricerche sui nomi di luogo”, ed. Nuova Era, Perugia, pag. 51.

CARINI VITTORIO, VENARUCCI GIUSEPPE (2001), La Grotta delle Balze”, L’Eco del Serrasanta, Gualdo Tadino, anno XIII n. 10, pag. 9.

 

 

 

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – anno 2000