grotta dell'acero

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Gruppo Speleologico: venticinque anni sotto terra.

 

ANTRO DELL’ACERO

 

 

 

Questa volta il nostro cammino inizia dalla Rocchetta, ci addentriamo nell’imponente gola lasciandoci alle spalle le due cave, le palestre di roccia dove generazioni di speleologi gualdesi hanno imparato ad usare corde ed attrezzature da risalita, la Coda del Diavolo, le vie d’arrampicata, pozzi e condotti d’acque sottratte alle montagne gualdesi. Al Pian della Croce continuiamo verso destra, per la via principale che si addentra nelle Porte del Diavolo, costeggia gli ultimi canaloni che scendono da monta Fringuello, procede poi per alcune svolte, in una delle quali, sulle rocce a sinistra per chi sale, è ancora rintracciabile la fonte della Strocchetta. Su questa strada un tempo non era infrequente incontrare   “Fabino”, Meccoli Affabino, uno degli ultimi carrettieri, col suo mulo ed il suo carico di legna, un personaggio dotato di una saggezza antica e profondamente legato a queste montagne, tanto da considerarlo parte stessa di quel paesaggio: peccato non aver approfondito le nostre conversazioni al di là di scambi di saluti, poche battute prima di riprendere ognuno la sua strada, perdendo così una fonte sicura di conoscenze, di tradizioni, di toponimi, di storie legate a questa parte di territorio che per tutta una vita ha percorso. La strada del Fonno prosegue ora diritta ed in pendenza, oltrepassiamo la deviazione a sinistra per la via degli Elci e quella a destra per i Nacchi. Ancora salita, ancora svolte, una strada con un fondo fastidiosamente sassoso, la fatica comincia a farsi sentire, dopotutto abbiamo risalito quattrocento metri di quota. Qui, in un punto preciso ma senza alcuna particolarità per individuarlo, abbandoniamo la strada e c’inerpichiamo per un prato scosceso, senza una traccia di sentiero o altri segni di passaggio, saliamo fino ad incontrare la macchia dove ci addentriamo appena. Unico punto di riferimento è il bivio per il sentiero che si dirige verso la Valle del Pero, poco più avanti sulla strada che continua fino alla pratarella del Fonno. Siamo sul fianco ovest del monte Nero, quota m 1100, un acero piega i suoi rami sopra una piccola depressione del terreno, una paretina di rocce, un modesto ingresso triangolare, il buio. L’Antro dell’Acero è una grotta difficile da ritrovare, posta nel Calcare maiolica, in una diaclasi ortogonale ad una faglia poco distante, scoperta per caso nel 1986 nel corso di un’escursione. Ovviamente era completamente ostruita da detriti di ogni dimensione, che furono parzialmente estratti in tre campagne di scavi, nel 1986, nel 1988 ed infine nel 1995, l’ultima operazione impegnativa organizzata dal Gruppo Speleologico Gualdo Tadino sui monti di casa. Attualmente la grotta, un pozzo piuttosto ampio ostruito da detriti, terra e massi, può essere facilmente discesa, facendo attenzione alla frana instabile incombente alle proprie spalle: sul fondo alcune concrezioni indicano la via da seguire per cercare prosecuzioni al di sotto dei riempimenti, ma il lavoro è ciclopico, in quanto proprio la frana per cui si è scesi deve essere consolidata o, meglio, rimossa per poter continuare a scavare in sicurezza. Fuori solo silenzio, profondo, il frusciare di una brezza leggera tra le foglie secche che tappezzano l’ingresso, lontano l’acuto richiamo di un falco. Ancora mezz’ora e il sole scenderà dietro l’ultima quinta di rocce della gola, la luce radente penetra tra i rami dell’acero e illumina con riflessi di rame la volta di pietra antica.

 

 

 

A cura di Vittorio Carini e Giuseppe Venarucci.

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – www.gsgt.speleo.it

 

 

ANTRO DELL’ACERO 858 UPG

 

Monte Nero, loc. alta valle del Fonno; comune Gualdo Tadino; quota s.l.m. m 1110; carta IGM 123 I SE Fiuminata, long. 0°22’36” Est, lat. 43°13’15” Nord; sviluppo spaziale m 8, sviluppo in pianta m 6, dislivello m –6.

 

 

TOPONIMIA.

In assenza di precedenti denominazioni, Antro dell’Acero è stato così chiamato dagli esploratori per l’albero che piega la sua chioma verso la grotta.

 

STORIA.

La cavità è stata trovata da Paola Cerrato, speleologa anconetana, nel corso di un’escursione effettuata con il GSGT il 16.03.1986 (Paola Cerrato, Andrea Novelli, Mara Loreti, Carlo Traversari, Vittorio Carini). Nei giorni successivi il GSGT iniziava i primi scavi, poi ripresi nel maggio-giugno 1988 ed in agosto-ottobre 1995, con la partecipazione di Tiziano Bensi, Carlo Troni, Vittorio Carini, Giuseppe Venarucci, Enzo Bozzi, Mara Loreti, Arnaldo Polidoro, Alfredo Frillici, Valentina Vinciotti, Enrico Bazzucchi, Roberto Marcellini, Franca Ruzziconi, Maurizio Bazzucchi, Giancarlo Matarazzi, Andrea Micheletti, Celestino Petrelli, Simone Graziosi, Carlo Traversari, Pierdomenico Baldelli, Sergio Garofoli, Andrea Angeletti, Massimo Passeri, Marzia Cecconi, Andrea Santarelli. Il rilievo topografico è stato fatto il 26.03.1994 ed il 27.11.1994 da Mara Loreti, Rodolfo Loreti, Francesco Fioriti, Paolo Fioriti, Maurizio Bazzucchi, Giuseppe Venarucci.

 

ACCESSO.

Da Gualdo Tadino si raggiunge la località Rocchetta e si prosegue per la Valle del Fonno, risalendola per gran parte. Prima d’incontrare il sentiero che conduce alla Valle del Pero, ci s’inerpica per un prato, sul versante di monte Nero, fino all’inizio della macchia, dove con molta difficoltà si ritrova l’imbocco della grotta.

 

DESCRIZIONE.

Un pozzo piuttosto ampio è completamente ostruito da detriti, terra e massi. Lo scavo ha interessato parte della cavità, senza ancora trovare né diramazioni né prosecuzioni. Concrezionamenti sono presenti sulla volta e sul fondo attuale, dove lo scavo, dopo aver rimosso od assicurato adeguatamente la frana incombente alle proprie spalle, può ancora approfondirsi. Finora si può scendere nella grotta per i detriti, senza corda, con qualche cautela (frana instabile).

 

OSSERVAZIONI.

La grotta si apre nel Calcare Maiolica del Cretaceo Inferiore, in una diaclasi ortogonale ad una faglia poco distante, che sembra mettere in contatto la maiolica con il sottostante Calcare Massiccio. Nel corso degli scavi è stato trovato, superficialmente, un cranio di tasso ed in profondità un osso di probabile appartenenza ad un ruminante, da determinare.

 

BIBLIOGRAFIA.

CARINI VITTORIO (2001), “L’Antro dell’Acero”, L’Eco del Serrasanta, Gualdo Tadino, anno XIII n. 19, pag. 7.

 

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino -  anno 2008