grotta del partigiano

 
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GROTTA DEL PARTIGIANO 292  UPG

 

 

Valle del Fonno; comune Gualdo Tadino; quota s.l.m. m 650; carta IGM 123 I SO Gualdo Tadino, long. 0°21’29” Est, lat. 43°13’34” Nord;  sviluppo in pianta m 15, dislivello positivo m 6.

 

TOPONIMIA.

Ricorda il periodo della Resistenza, in cui a Gualdo Tadino furono attive formazioni partigiane per contrastare l’occupazione tedesca, ma non abbiamo notizie di un  utilizzo della grotta, piuttosto inaccessibile, come rifugio o nascondiglio.

 

STORIA.

La grotta fu visitata da speleologi Eugubini intorno agli anni ’70, rilevata e messa a catasto nel 1973. Interessante è la leggenda riferita al canale che da essa ha origine, inciso sulla parete verticale sottostante la cavità: la “Coda del Diavolo”. Il Diavolo, sorpreso mentre era intento a rifocillarsi nei pressi, sulla Tavola del Diavolo (un enorme masso a lato del sentiero, ben visibile fino agli anni ’70, oggi sepolto dai detriti accumulati per trasformare in strada il sentiero), fuggì precipitosamente risalendo la Valle del Fonno, lasciando sulle rocce l’impronta della propria coda.

 

ACCESSO.

Da Gualdo Tadino si raggiunge la località Rocchetta e si prosegue per la Valle del Fonno, risalendola fino al punto chiamato “Coda del Diavolo”. Ben visibile è la grotta in alto, all’origine del corso d’acqua che scorre a volte lungo la parete, nell’evidente canale.

 

DESCRIZIONE.

Androne in parete lungo m 15.

 

OSSERVAZIONI.

La grotta è classificata nel Calcare Maiolica del Cretaceo Inferiore. Sembra piuttosto aprirsi in una zona di Calcare massiccio. Errata è anche la quota, sicuramente più alta.

 

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – anno 2001