grotta del narciso

Slideshow di Picasa Web Album

 
 
VAI alla home page
 
 VAI all'elenco delle grotte 
 
 
 
Gruppo Speleologico: venticinque anni sotto terra.

 

 

La Grotta del Narciso.

 

 

Destino curioso, quello della grotta del Narciso: una scoperta che sa di leggenda, un’improvvisa notorietà per poi essere quasi dimenticata, è situata nel cuore di Valsorda, punto cruciale del turismo gualdese ma anche della tutela delle acque che raccoglie e convoglia verso le nostre sorgenti, l’ingresso è all’interno di un edificio e dover chiedere la chiave per entrare è sicuramente un limite per la frequentazione ed una conseguente ricerca, per un monitoraggio ed un eventuale utilizzo della cavità stessa. Un pozzo artificiale, scavato negli anni ’50 su indicazione di un rabdomante per approvvigionare d’acqua il costruendo albergo “Narciso”, incontrava strane fessure che inghiottivano aria, misteriosi rimbombi accompagnavano l’estenuante lavoro di mazze e picconi, che aveva ormai oltrepassato venticinque metri di profondità. L’opera era interrotta, il pozzo intonacato e trasformato in cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, convogliata dal tetto dell’albergo. Questa storia, raccontata da Erminio Radici, detto “il Bergamasco”, proprietario dell’edificio, fu una buona esca per accendere l’immaginazione degli speleologi gualdesi, che chiesero di poter vedere il pozzo, chiuso da una botola quadrata in un piccolo scantinato. Quando questa si aprì con cigolii rugginosi, rivelando un buio ampio, assoluto, quel buio trovò occhi che seppero vedere oltre, immaginare spazi percorribili. A cominciare dal dicembre 1986, svuotammo il pozzo da acqua e melma, demolimmo il tappo di ferro e cemento che ne sigillava il fondo e continuammo a perforare la roccia, affascinati da una vecchia storia e da un mistero irrisolto. Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino attraversava anni felici, temprato dalle scoperte e da dure disostruzioni sul fondo di Buco Bucone: così un’impresa incredibile fu compiuta, tanto che il 6 giugno 1987 trovammo la comunicazione con una cavità naturale, la cui esplorazione, che necessitò di risalite e d’altri scavi interni, proseguì per tutto il 1987, rivelando un susseguirsi di cunicoli e sale per uno sviluppo totale di m 186 fino ad una profondità di m – 42, il tutto esattamente sotto la pianta dell’ex albergo (cfr. Vittorio Carini, 1988, L’Eco del Serrasanta n. 8, pag. 9). Oggi la botola d’ingresso è inclusa in uno degli appartamenti creati in seguito alla ristrutturazione dell’albergo, in un locale in basso, a sinistra rispetto al piazzale antistante. Attraverso la botola si scende in un bel pozzo artificiale, che dal nome di uno degli scavatori fu detto Pozzo Ettorre (diametro iniziale m 2, profondità m –26), fornito di grappe che permettono di progredire anche senza corda. Alla base uno stretto passaggio immette in una sala (risalita per m 15 senza trovare prosecuzioni), che comunica con un’altra poco più ampia, percorsa da un rigagnolo d’acqua che scava un piccolo canyon nel fango. Ignorando un cunicoletto che a destra risale per poi stringere definitivamente, si prosegue in basso per una via fangosa che, attraverso una severa strettoia, permette di scendere in un altro ambiente.  Di fronte una via va giù stretta fino ad un lago (sul quale affluisce un pozzo non risalito), un grazioso specchio d’acqua limpida di un bel verde smeraldo (acque però risultate gravemente inquinate alle analisi effettuate nel 1987) che occupa il punto più basso della grotta; altrimenti in due passi si è alla base del Pozzo della Guazza, risalito per una decina di metri per raggiungere altre vie evidenti, che danno accesso ad un complicato sistema di pozzetti e cunicoli, tutti destinati ad essere occlusi dal fango. Dopo l’esplorazione, la grotta fu attrezzata per permettere l’accesso a tutti, assistiti dagli speleologi del GSGT: in una particolare occasione scesero nel pozzo e percorsero sale e cunicoli fino al laghetto terminale ben 23 persone oltre agli speleologi. Poi la cavità perse interesse, stanti le difficoltà esplorative e la fangosità dei luoghi, unite al fatto di dover accedere all’interno dello stabile per entrare in grotta, complicatosi ulteriormente in seguito alla recente trasformazione dell’albergo in condominio d’abitazioni private. Dopo il 24.11.1990, in cui furono recuperati dei materiali utilizzati in fase esplorativa, la Grotta del Narciso, terza nel territorio gualdese per estensione e profondità, d’indubbio interesse per la peculiarità della sua formazione e posizione, preziosa per un controllo dell’inquinamento cui sono soggette le acque che penetrano nella Valsorda, non fu più discesa da nessuno. Le strane correnti d’aria del pozzo della Guazza, le ostruzioni dei cunicoli più lontani, il pozzo senza nome oltre il lago attendono silenziosi una luce che torni ad illuminarli, le impronte sul fango lasciate dai nostri stivali come su lontane lande lunari attendono altre che le confondano, le affianchino e le oltrepassino. La Grotta del Narciso attende altri occhi che sappiano guardare oltre il buio, oltre il fango, geloso custode dei segreti del luogo.

A cura di Vittorio Carini e Giuseppe Venarucci.

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – www.gsgt.speleo.it

 

 

 

 

 

 

 

GROTTA DEL NARCISO 568 UPG

 

 

Loc. Valsorda; comune Gualdo Tadino; quota s.l.m. m 1005; carta IGM 123 I NO Fossato di Vico, long. 0°21’54” Est, lat. 43°15’25” Nord; sviluppo spaziale m 186, sviluppo in pianta m 94, dislivello m –42.

 

 

TOPONIMIA.

Narciso fu per oltre 30 anni il nome del ristorante - albergo sotto cui la grotta si sviluppa. Narcissus poeticus, fiore che in maggio costella i pascoli di Valsorda, tanto da costituirne un emblema.

Guazza: acqua lustrale della tradizione popolare locale, preparata con fiori ed erbe aromatiche nella notte di San Giovanni.

Ettorre: dal nome proprio di uno degli anziani scavatori del pozzo artificiale.

 

 

STORIA.

Un pozzo artificiale, scavato negli anni ’50 su indicazione di un rabdomante per approvvigionare d’acqua il costruendo albergo “Narciso” in Valsorda, incontrava strane fessure che inghiottivano aria, misteriosi rimbombi accompagnavano l’estenuante lavoro di mazze e picconi, che aveva ormai oltrepassato venticinque metri di profondità. L’opera era interrotta, il pozzo intonacato e trasformato in cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, convogliata dal tetto dell’albergo. L’aneddoto, raccontato da Erminio Radici, detto “il Bergamasco”, proprietario dell’edificio, era una buona esca per accendere l’immaginazione degli speleologi gualdesi, che, a cominciare dal dicembre 1986, svuotavano il pozzo da acqua e melma, aggredivano il tappo di ferro e cemento che sigillava il fondo del pozzo e continuavano a perforare la roccia, affascinati da una vecchia storia e da un mistero irrisolto. Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino attraversava anni felici, temprato dalle scoperte e da dure disostruzioni sul fondo di Buco Bucone: fu agevole coordinare i lavori e mantenere la determinazione giusta per procedere, tanto che il 6 giugno 1987 era trovata la comunicazione con una cavità naturale, la cui esplorazione, che necessitò di risalite e d’altri scavi interni, proseguì per tutto il 1987, rivelando un susseguirsi di cunicoli e sale per uno sviluppo totale di m 186 fino ad una profondità di m – 42, il tutto esattamente sotto la pianta dell’ex albergo.

 

 

STORIA DELLE ESPLORAZIONI.

Dopo un sopralluogo e alcuni lavori all’esterno (deviazione del sistema di raccolta delle acque), avvenuti il 22.11.1986 ed il 06.12.1986 (Maurizio Bazzucchi, Enzo Bozzi, Arnaldo Polidoro, Giuseppe Venarucci), il pozzo fu prosciugato e disceso da Tiziano Bensi, Celestino Petrelli, Arnaldo Polidoro, Giuseppe Venarucci (08.12.1986). Posizionato un tiro elettrico che permettesse il recupero dei secchi dal fondo, ventisei metri, ed un piccolo riparo per gli addetti agli scavi, ripulito il fondo melmoso, iniziò la disostruzione, prima del tappo di ferro e cemento terminale, poi della roccia oltre il fondo. Dal 13.12.1986 al 21.12.1986, quindi dal 25.04.1987 al 16.05.1987 per nove giorni di scavo si alternarono: Enrico Bazzucchi, Maurizio Bazzucchi, Enzo Bozzi, Vittorio Carini, Alfredo Frillici, Fabio Ippoliti, Mara Loreti, Andrea Micheletti, Arnaldo Polidoro, Giuseppe Venarucci, Valentina Vinciotti, Walter Vinciotti. Il 06.06.1987 fu utilizzato il demolitore Kango del Centro Nazionale di Speleologia di Costacciaro: lo scavo proseguì per tutto il giorno (Enrico Bazzucchi, Maurizio Bazzucchi, Enzo Bozzi, Vittorio Carini, Alfredo Frillici, Mara Loreti, Andrea Micheletti). Il lavoro fu continuato ad oltranza dai rimanenti, spronati da promettenti indizi: alle 22.35 sul fondo Enrico Bazzucchi ed Andrea Micheletti forarono il diaframma che separava il pozzo dalla grotta, penetrandovi, subito seguiti da Alfredo Frillici, Mara Loreti, Vittorio Carini. Alle ore 23 si festeggiava l’evento con i proprietari dell’albergo Narciso, poi si scendeva a Gualdo Tadino per far partecipi gli altri soci del gruppo della scoperta, svegliando nel cuore della notte Giuseppe Venarucci e Angela, infine la famiglia di Mauro Tavone, in sua assenza. Il giorno seguente quasi tutta la speleologia gualdese esplorava minuziosamente la grotta (Enrico Bazzucchi, Gino Bazzucchi, Maurizio Bazzucchi, Tiziano Bensi, Enzo Bozzi, Vittorio Carini, Alfredo Frillici, Mara Loreti, Andrea Micheletti, Mauro Tavone, Giuseppe Venarucci, Valentina Vinciotti, Walter Vinciotti), programmando altri lavori. Il 14.06.1987 fu risalito il primo camino, senza trovare prosecuzioni importanti (Enrico Bazzucchi, Enzo Bozzi, Alfredo Frillici, Mara Loreti, Andrea Micheletti, Celestino Petrelli, Giuseppe Venarucci). Il 20.06.1987 furono iniziati gli scavi in un basso e largo cunicolo intasato di fango, proseguiti il 24.06.1987, giorno di San Giovanni, fino a sbucare in un nuovo sistema di camini e cunicoli (Enrico Bazzucchi, Enzo Bozzi, Vittorio Carini, Alfredo Frillici, Mara Loreti, Andrea Micheletti), trovando il laghetto che raccoglie le acque presenti nella grotta. Questa zona fu compiutamente esplorata il 27.06.1987 da Enrico Bazzucchi, Maurizio Bazzucchi, Enzo Bozzi, Vittorio Carini, Alfredo Frillici, Mara Loreti, Andrea Micheletti, Alberto Minelli, Arnaldo Polidoro, Giuseppe Venarucci: in questa occasione fu compiuta la prima immersione nel lago da Tiziano Bensi, che non trovò prosecuzioni, fatto confermato da una seconda immersione di Arnaldo Polidoro il 03.07.1987. Il pozzo della Guazza fu risalito il 28.06.1987 con l’ausilio di un’incastellatura metallica, data l’inconsistenza delle rocce, da Enrico Bazzucchi, Gino Bazzucchi, Tiziano Bensi, Vittorio Carini, Mara Loreti, Andrea Micheletti, Celestino Petrelli. In quest’occasione scesero nella grotta i primi due visitatori esterni al GSGT, Romano Giombini e Minelli, di Gualdo Tadino. L’esplorazione nei pozzetti e cunicoli terminali oltre il pozzo della Guazza continuò dal 04.07.1987 al 18.07.1987, senza trovare facili prosecuzioni. Il rilievo topografico della cavità fu effettuato il 5 e 11 novembre 1987 da Enzo Bozzi, Vittorio Carini, Mara Loreti, Celestino Petrelli, Valentina Vinciotti. Furono tentati altri scavi in alcuni cunicoli interni, senza ottenere buoni risultati, dal 28.11.1987 al 12.12.1987, quattro giorni in cui operarono Enrico Bazzucchi, Enzo Bozzi, Vittorio Carini, Alfredo Frillici, Fabio Ippoliti, Mara Loreti, Carlo Traversari, Valentina Vinciotti. Un prelievo delle acque del laghetto per analizzarle fu effettuato da Vittorio Carini, Fabio Ippoliti, Mara Loreti il 07.05.1988; il 13.08.1989, nel corso di una festa in Valsorda organizzata dall’emittente radio-TV locale Rete 7, la grotta fu attrezzata per permettere l’accesso a tutti, assistiti dagli speleologi del GSGT: scesero nel pozzo e percorsero sale e cunicoli fino al laghetto terminale 23 persone. In seguito la cavità perse interesse, stanti le difficoltà esplorative e la fangosità dei luoghi, unite al fatto di dover accedere all’interno dello stabile per entrare in grotta, complicatosi ulteriormente in seguito alla recente trasformazione dell’albergo in condominio d’abitazioni private. Dopo il 24.11.1990, in cui furono recuperati dei materiali utilizzati in fase esplorativa, la Grotta del Narciso, terza nel territorio gualdese per estensione e profondità, d’indubbio interesse per la peculiarità della sua formazione e posizione, preziosa per un controllo dell’inquinamento cui sono soggette le acque che penetrano nella Valsorda, non fu più discesa da nessuno.

 

 

ACCESSO.

Da Gualdo Tadino si giunge a Valsorda, località turistica al cui centro è agevole trovare l’ex albergo Narciso, ora convertito in condominio. Il locale in cui si apriva il pozzo d’accesso è in basso, a sinistra rispetto all’entrata principale ed al piazzale antistante.

 

 

DESCRIZIONE.

Un bel pozzo artificiale, detto Pozzo Ettorre (diametro iniziale m 2, profondità m –26), fornito di grappe che permettono di scendere e risalire anche senza corda, ha alla base uno stretto passaggio per una sala (risalita per m 15 senza trovare prosecuzioni), che comunica con un’altra poco più ampia, percorsa da un rigagnolo d’acqua che scava un piccolo canyon nel fango. Ignorando un cunicoletto che a destra risale per poi stringere definitivamente, si prosegue in basso per un fangoso laminatoio che, attraverso una severa strettoia, permette di scendere in un altro ambiente.  Di fronte una via va giù stretta fino al lago (sul quale affluisce un pozzo non risalito), un grazioso specchio d’acqua intrappolata dal fango nel punto più basso della grotta; altrimenti in due passi si è alla base del Pozzo della Guazza, risalito per una decina di metri per raggiungere altre vie evidenti, che danno accesso ad un complicato sistema di pozzetti e cunicoli, tutti destinati ad essere occlusi dal fango.

 

 

ARMO.

Necessaria una corda da m 30 per il Pozzo Ettorre: l’attacco era possibile, prima della ristrutturazione, su strutture murarie in loco. Per la strettoia ed il salto che danno accesso al pozzo della Guazza (chiodo spit prima della strettoia, sulla sinistra) serve una corda da m 10. La risalita del Pozzo della Guazza è attrezzata con cordelette. Per tutte le attrezzature in loco è necessario mettere in guardia chi vorrà utilizzarle, per l’estrema facilità con cui esse si deteriorano.

 

 

OSSERVAZIONI.

L’inquinamento delle acque che percorrono la grotta ne rende l’uso, anche occasionale, poco salutare. Si è notato, dopo aver attrezzato la grotta in permanenza per circa un anno, un rapido deterioramento dei materiali, soprattutto se in lega d’alluminio: per questo e per l’inconsistenza della roccia si sconsiglia ancora di utilizzare acriticamente armi già in loco.

 

BIBLIOGRAFIA.

CECCONI ALBERTO (1987), “Una nuova grotta esplorata dai valenti speleologi del club gualdese”, La Nazione, Firenze, giovedì 25 giugno 1987, pag. IV di Nazione Umbria.

CECCONI ALBERTO (1987), “Una promettente grotta scoperta in Valsorda”, La Voce, anno XXXIV n. 26, domenica 12 luglio 1987, pag. 18.

CARINI VITTORIO (1988), “La grotta del Narciso”, Speleologia, Milano, anno IX n. 19, pp. 54 – 55.

“Quella strana grotta in cui si entra da un albergo”, Il Corriere dell’Umbria, anno VI n. 33, venerdì 05 febbraio 1988, pag. 17.

CARINI VITTORIO (1988), “La grotta del Narciso”, L’Eco del Serrasanta, Gualdo Tadino, anno I n. 8, agosto 1988, pag. 9.

SALERNO PIERO, LORETI MARA, CARINI VITTORIO (1989), “Ricerche in alcune cavità dell’Appennino Umbro-Marchigiano”, Atti del XV Congresso Nazionale di Speleologia, Castellana Grotte, pp. 922 – 924.

CARINI VITTORIO, GIUSEPPE VENARUCCI (2001), La Grotta del Narciso”, L’Eco del Serrasanta, Gualdo Tadino, anno XIII n. 13, pag. 7.

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – anno 2006