grotta del maestro

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Gruppo Speleologico: venticinque anni sotto terra.

 

La Grotta del Maestro

 

 

 

Chi è stato suo allievo l’ha chiamato “maestro” per tutta la vita: Giovanni Pascucci (Gualdo Tadino, 1919-1992), maestro elementare, Cavaliere Ufficiale della Repubblica, comandante partigiano, presidente per 30 anni della Pro Tadino, uomo di straordinaria energia e lucidità, appassionato e tenace promotore della vita culturale della sua Gualdo. Il Gruppo Speleologico, che da lui ebbe incoraggiamenti ed appoggi agli esordi ed un continuo sprone ad intensificare le ricerche delle vie sotterranee degli Appennini, che fu ospitato per anni, su sua iniziativa, in parte dei locali che da sempre sono sede della Pro Loco, volle, dopo la sua morte, ricordarlo ancora su quei monti dove era solito guidare i suoi scolaretti in memorabili escursioni. Una piccola grotta sul Monte Maggio, scoperta dai nostri durante una ricognizione, sottoposta a scavi in cerca di promettenti prosecuzioni tra la fine del 1988 e l’inizio del 1989, era poi stata dimenticata, tanto da non avere nemmeno un nome: nel 1994 il Gruppo volle onorare la memoria del maestro Giovanni intitolando a lui la grotta, catasto n.859 UPG. Ancora una volta partiamo da Valsorda, calziamo gli scarponi e c’incamminiamo verso il fosso della Bastia, per una strada che passa a ridosso di alcune case, poi continua verso la mole rocciosa delle Balze, risale un paio di brevi tornanti e, inesplicabilmente per chi abbia meno di cinquanta anni, termina in prossimità di una piazzola con uno strano buco al centro: da qui si prosegue per un semplice sentiero. Approssimativamente quaranta anni fa, l’Amministrazione Appennino Gualdese, la comunanza agraria che gestiva le risorse delle nostre montagne, fece scavare un profondo pozzo, circa 80 metri, alla ricerca d’acqua, su indicazione di un rabdomante (Chiabrera ?), senza però riuscire nell’intento: rimasero la strada e il buco, tappato alla meglio. Seguendo il sentiero proseguiamo per il fosso della Bastia e risaliamo fino alla sella erbosa tra Balze e monte Maggio. Una volta usciti dalla macchia, a destra una via appena tracciata risale la mole del fianco ovest del monte e dirige verso alcuni cespugli isolati, raggiunto il primo dei quali, subito sopra la traccia del sentiero, si ritrova la trincea che dà accesso alla grotta: vedendola, una stretta fenditura nascosta tra i prati, può ingannare sulle sue potenzialità. Posta su una delle grandi faglie che traversano l’intera mole rocciosa del monte Maggio, è uno degli accessi più probabili ai mondi sotterranei nascosti al suo interno: solo un forte gruppo d’uomini ben determinati potrà verificare l’ipotesi, è un compito che lasciamo alle future generazioni, quando mai vorranno proseguire la nostra opera. Un buio, stretto cunicolo, che poco dopo è ostruito da detriti, come le fondamenta di un grande palazzo invisibile che si sviluppa a rovescio, dentro la montagna: e noi, archeologi di strutture che il tempo ha realizzato e poi accuratamente nascosto, ad immaginare e cercare sviluppi, prosecuzioni. Appena fuori la voce del vento, che corre i prati disegnando nell’erba effimere onde, che porta le risa ed i richiami di giovani squadriglie che corrono a scapicollo svanendo in quel verde mare, la voce sicura del maestro, che indica paesi e valli, fiumi e montagne, fiori e colori, voli di falchi nell’azzurro, mimetismi d’insetti tra l’erba, geometrie di spazi, le tante storie della Storia, in una scuola con lontani orizzonti per pareti, per tetto un cielo libero, col gran libro dell’universo aperto davanti agli occhi.

A cura di Vittorio Carini e Giuseppe Venarucci.

 

GROTTA DEL MAESTRO 859 UPG

 

 

Monte Maggio; comune Gualdo Tadino; quota s.l.m. m1260; carta IGM 123 I NO Fossato di Vico, long. 0°21’28” Est, lat. 43°16’07” Nord; sviluppo spaziale m 8, sviluppo in pianta m7, dislivello m-3.

 

 

TOPONIMIA.

La Grotta del Maestro è stata così denominata dagli esploratori in memoria del maestro Giovanni Pascucci (Gualdo Tadino, 1919-1992 ), educatore, comandante partigiano, presidente per 30 anni della Pro Tadino, lucido protagonista della vita culturale ed associativa della città, precursore negli anni ’40 della speleologia gualdese nella grotta di monte Cucco. Per ricordarlo ancora su quei monti dove era solito guidare i suoi scolaretti in memorabili escursioni. Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino deve a lui un benevolo appoggio, dai primi momenti della formazione alle manifestazioni organizzate insieme, ai lunghi anni trascorsi in una sede ottenuta per suo volere, un interessamento ed uno sprone continuo per le ricerche all’interno dell’Appennino Gualdese.

 

STORIA.

Scoperta casualmente il 09.11.1988 nel corso di un’escursione sul monte Maggio fatta dal Gruppo Speleologico Gualdo Tadino (Mara Loreti, Rodolfo Loreti, Andrea Micheletti), la grotta era subito sottoposta a scavi, effettuati il 12, 13 e 20 novembre 1988, il 4 dicembre 1988, il 15 gennaio 1989: poi gli scavi furono sospesi senza aver trovato né prosecuzioni né ostacoli rilevanti. Agli scavi hanno preso parte: Maurizio Bazzucchi, Enzo Bozzi, Vittorio Carini, Alfredo Frillici, Mara Loreti, Andrea Micheletti, Celestino Petrelli, Arnaldo Polidoro, Italo Scatena, Mauro Tavone, Carlo Traversari, Giuseppe Venarucci. Il rilievo topografico è stato compiuto dal GSGT il 04.12.1994 (Maurizio Bazzucchi, Vittorio Carini, Mara Loreti, Giuseppe Venarucci).

 

 

ACCESSO.

Da Gualdo Tadino si arriva a Valsorda e da qui, a piedi, si prende per il fosso della Bastia dove, per il sentiero più evidente, attraverso la macchia, si sale fino alla sella erbosa posta tra le Balze e la cima di monte Maggio. Per un sentiero che, retroverso, sale sul fianco ovest di monte Maggio, ci si dirige verso alcuni cespugli isolati, raggiunto il primo dei quali, subito sopra la traccia del sentiero, si ritrova la trincea che dà accesso alla grotta.

 

 

DESCRIZIONE.

La cavità si sviluppa suborizzontale e diritta lungo una diaclasi piuttosto stretta. A metà s’incontra uno scalino di oltre un metro, risultato dagli scavi intrapresi, che miravano a poter proseguire oltre la parte terminale della frattura, in avanti ed in basso. La grotta non presenta problemi di progressione, salvo per le dimensioni non proprio ampie.

 

 

OSSERVAZIONI.

La grotta si apre nel Calcare Maiolica del Cretaceo Inferiore. Modesta la fauna ipogea osservata (scoliopteryx).

 

BIBLIOGRAFIA.

CARINI VITTORIO, VENARUCCI GIUSEPPE (2001), La Grotta del Maestro”, L’Eco del Serrasanta, Gualdo Tadino, anno XIII n. 11, pag. 5.

 

 

 

 

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – anno 2001