grotta de pian dei cupi

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Gruppo Speleologico: venticinque anni sotto terra.

 

GROTTA DI PIAN De’ CUPI

 

 

 

Salendo da Valsorda verso il Serra Santa, la strada corre diritta contro il cielo, una panoramica sulla valle gualdese e le colline che la limitano, sull’Umbria disegnata con mille rilievi e mille vallate. Al primo tornante lasciate l’auto e indovinate un sentiero che, come una curva di livello, attraversa la pineta in direzione della grande Balza del Mezzogiorno, di cui raggiungerete la sommità in una decina di minuti. Dal tormentato boschetto, caposaldo di alberi contorti e spezzati, adattati a reggere l’impeto delle tramontane che sibilando s’avventano giù dal Serrasanta, si torna indietro per un altro sentiero in discesa, fino ad incontrare il fitto bosco sotto il Salto o Balza del Prete (attenzione a non scambiare i toponimi, la Balza del Mezzogiorno è quella rocciosa, la più grande, il Salto del Prete ha l’aspetto di una grande conchiglia, completamente rimboschita, con ai margini dislivelli rocciosi modesti). La grotta, che prende il nome da questa località, Pian de’Cupi o de’Cupuje, una costa pianeggiante sovrapposta ai dirupi delle Balze della Lémita, si trova una decina di metri prima, sotto il sentiero: l’ingresso è vicino a tre pini, poco evidente. Proseguendo il sentiero si può scendere a Gualdo, sia per il fosso delle Aceraie e per la strada Cremona, sia per la via dei Santi, sia per le svolte sotto le Balze fino a Santo Marzio o gli Zoccolanti. Proprio per questo la grotta era conosciuta, perché punto di sosta o di rifugio sulla via per il Serra Santa, via di pastori, eremiti, boscaioli, devoti, fuggiaschi, carrettieri, di solitari viandanti e d’allegre comitive, via ora invasa da una macchia rigogliosa, oggi che in montagna si va in automobile. Gli speleologi gualdesi arrivarono qua da Buco Bucone: nel luglio del 1978, al tempo degli scavi, incontrammo sul monte Serrasanta Giuseppe Pellegrini, membro della Confraternita della Trinità di Gualdo Tadino, che si rese disponibile per accompagnarci in una grotta poco lontana, raccontando che in tempi passati era stata rifugio di decine di persone sorprese da temporali sulla via del monte. Un ingresso ingombro di detriti, in cui c’infilammo senza esitazione, scivolando in un umido antro in cui ben presto ci ritrovammo stretti e cominciammo a tentare impossibili vie come segugi che inseguono prede svanite nel nulla. L’interesse per questa cavità andò ben oltre le sue dimensioni, modeste, perché si apriva ai limiti superiori delle potenti bancate di calcare massiccio del Serra Santa, in probabile collegamento con il sistema ipogeo soprastante di Buco Bucone. Accurata fu l’esplorazione, poi gli scavi in cerca di prosecuzioni, ripresi nel 1983, nel 1985 e con particolare accanimento nel 1986, quando la grotta fu completamente liberata dai detriti, ma la via che potrebbe ricongiungersi con Buco Bucone e proseguire nel profondo del Serra Santa non fu trovata. Ora la grotta è di facile accesso, inizia con un breve scivolo seguito da un piccolo salto, che può essere superato più agevolmente con uno spezzone di corda legato al pino adiacente all’ingresso. Si raggiunge così una tranquilla cavernetta, da cui si diramano brevi e stretti cunicoli ben presto ostruiti, ricchi d’insetti adattati all’assenza di luce, alla lenta e monotona vita dei mondi sotterranei.

A cura di Vittorio Carini e Giuseppe Venarucci.

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – www.gsgt.it

 

 

 

 

 

 

 

GROTTA DI PIAN De’CUPI 651 UPG

 

 

Monte Serrasanta; comune Gualdo Tadino; quota s.l.m. m1095; carta IGM 123 I SO Gualdo Tadino, long. 0°21’18,9” Est, lat. 43°14’15,4” Nord; sviluppo spaziale m17; dislivello m-3.

 

TOPONIMIA.

La grotta prende il nome dalla località in cui è situata (Pian de’Cupi o Pian de’Cupuje).

 

STORIA.

Conosciuta da tempo perché riparo per pastori e viandanti lungo la via che da Santo Marzio porta sul monte Serrasanta, la cavità era segnalata dal sig. Giuseppe Pellegrini al GSGT, che la visitava il 09.07.1978. Scavi effettuati dal GSGT nel 1986 rendevano più agevole l’accesso, ma non evidenziavano prosecuzioni.

 

STORIA DELLE ESPLORAZIONI.

Al tempo degli scavi in Buco Bucone, il GSGT incontrava sul monte Serrasanta Giuseppe Pellegrini, membro della Confraternita della Trinità di Gualdo Tadino, che si rendeva disponibile per accompagnarci in un’altra grotta in località Pian de’Cupi (09.07.1978, Vittorio Carini, Gianluigi Guerra, Sauro Lupi, Pier Giuseppe Moroni e Giuseppe Pellegrini). Il 12.07.1978 si compiva una più accurata esplorazione che non rivelava prosecuzioni accessibili (Vittorio Carini, Pier Giuseppe Moroni, Carlo Troni, Natalia Troni, Sandro Mei e Clara). Dopo un sopralluogo (29.11.1983, Vittorio Carini, Fabio Ippoliti, Mauro Tavone), il 29.12.1983 erano intrapresi alcuni scavi dal GSGT (Vittorio Carini, Fabio Ippoliti, Mara Loreti, Mauro Tavone) soprattutto per ampliare l’ingresso. Un’altra visita del 11.04.1985 (Tiziano Bensi, Aldo Paoletti) generava scavi il 12 e 14 aprile 1985 (Tiziano Bensi, Fabio Ippoliti, Aldo Paoletti). Soltanto nel 1986, dopo una visita del GSGT (04.10.1986, Enzo Bozzi, Alfredo Frillici, Mara Loreti), era avviata una campagna di scavi dal 07.11.1986 al 06.12.1986, che in sei giornate di lavoro sgombrava quasi completamente la cavità dai sedimenti e vedeva impegnati: Enzo Bozzi, Enrico e Maurizio Bazzucchi, David Bianchini, Mauro e Giuseppina Bianchini, Vittorio Carini, Alfredo Frillici, Mara Loreti, Andrea Micheletti, Piero Salerno, Carlo Traversari, Valentina e Walter Vinciotti. Il 22.10.1988 era effettuato un tentativo, infruttuoso, di forzare un cunicolo all’interno della grotta con l’utilizzo di un demolitore e di microcariche (Maurizio Bazzucchi, Vittorio Carini, Fabio Ippoliti, Mara Loreti, Rodolfo Loreti, Roberto Marcellini, Andrea Micheletti, Arnaldo Polidoro, Mauro Tavone). Nonostante tutto in questa piccola grotta non si evidenziarono prosecuzioni, pur accuratamente cercate, ipoteticamente utili per accedere al sistema ipogeo del soprastante Buco Bucone 643 UPG percorrendo le vie del calcare massiccio e scavalcando così gl’impedimenti di carattere stratigrafico che hanno bloccato il fondo attuale dell’abisso. Il rilievo topografico è stato effettuato il 19.07.1990 dal GSGT (Enzo Bozzi, Vittorio Carini).

 

ACCESSO.

Dalla pineta soprastante la Balza del Mezzogiorno si scende per un sentiero fino ad incontrare il fitto bosco sotto la Balza del Prete (attenzione a non scambiare i toponimi, la Balza del Mezzogiorno è quella rocciosa, la più grande). La grotta si trova una decina di metri prima, sotto il sentiero, l’ingresso è vicino a tre pini, poco evidente.

 

DESCRIZIONE.

Un breve scivolo è seguito da un piccolo salto, che immette in una cavernetta, da cui si diramano brevi e stretti cunicoli ostruiti.

 

ARMO.

Uno spezzone di pochi metri di corda, legato al pino adiacente all’ingresso, può facilitare il superamento del dislivello iniziale, comunque arrampicabile.

 

OSSERVAZIONI.

La grotta si sviluppa nel Calcare massiccio del Giurassico Inferiore; notevole la presenza di fauna ipogea.

 

BIBLIOGRAFIA.

CARINI VITTORIO, VENARUCCI GIUSEPPE (2001), La Grotta di Pian de’ Cupi”, L’Eco del Serrasanta, Gualdo Tadino, anno XIII n. 14, pag. 9.

 

 

 

 

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – anno 2001