buca della neve

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Gruppo Speleologico: venticinque anni sotto terra.

Il Buco della Neve.

 

 

Nell’Appennino Gualdese è una delle grotte più conosciute, con un facile, evidente ingresso in posizione solare sulla costa del monte Maggio, tra Valmare e le Balze. Il Buco della Neve è accessibile anche ai non speleologi, il reperimento è piuttosto semplice; ripetutamente segnalataci da diversi conoscitori della montagna, è stata una delle prime cavità prese in esame dal Gruppo Speleologico ai suoi esordi. Possiamo raggiungere la grotta salendo da Valmare oppure da Valsorda, lasciando l’auto da Clelia, dirigendo i passi verso il fosso della Bastia e poi per la passerella bassa delle Balze. Traversato il suggestivo ambiente rupestre, una delle rare stazioni dove compare l’Iris marsica, una specie di giglio selvatico endemica dell’Italia Centrale (vedi Salerno, Loreti, Puletti, 1999, “L’Iris della Marsica”, Speleologia n. 40, pagg. 58 – 60), proseguiamo a costa per i prati, risalendo lentamente fino al margine superiore della pineta dell’Impero, che da lontano presenta ancora oggi l’evidente geometria di un grande fascio littorio. Da qui si sale diritti per un centinaio di metri, fino ad incontrare un improvviso sprofondamento. Buco della Neve, nome comune anche ad altre cavità con identico utilizzo: la neve raccolta in inverno per accumulo naturale era poi conservata, con l’ausilio di coperture di frasche, ed utilizzata in estate per le necessità della città e del suo ospedale, dove era trasportata con carri e venduta (vedi Anderlini Valerio, 1998, “Gualdo Tadino, il suo territorio e le sue genti”, pag. 211 e Troni Carlo, 1981, “Come i nostri vecchi usavano le grotte dell’Appennino Gualdese”, Speleologia Umbra, Perugia, anno II-III n.1, pagg. 34-35). Residue vestigia dell’utilizzo della grotta sono ancora visibili, un muretto in mattoni all’imbocco della cavità. Per un ammasso di detriti, coperti di neve fino a primavera, scendiamo agevolmente nell’unico vasto ambiente sotterraneo. Muschi e felci ricoprono massi e pareti della caverna, illuminati dalla tenue luce che si diffonde dall’ingresso, quando il sole ancora è alto nel cielo, evidenziando l’argento delle rugiade, il verde e oro delle rocce. Un severo silenzio domina questo piccolo antro, dove tutto è da secoli immobile, come in attesa di un risveglio da chissà quale incanto, che cattura pure i più irrequieti speleologi, che dopo una breve ricognizione di corte e strette prosecuzioni rinunciano a scavi in cerca di possibili vie per penetrare nella montagna, lasciando volutamente intatto il soffice tappeto di muschio sul fondo. Un paesaggio tardo romantico, come in certe stampe ottocentesche, che la luce abbandona pian piano mentre il sole cala verso occidente e noi risaliamo la china giusto in tempo per riaffacciarci all’esterno e vederlo tramontare dietro le colline, intanto che il vento corre giù per i prati e ci sfiora con un brivido, prima che gli si offra il fianco tornando in fretta verso le Balze, livide nel freddo azzurrino della sera.

A cura di Vittorio Carini e Giuseppe Venarucci.

 

 

BUCO DELLA NEVE 641 UPG

 

 

Loc. l’Impero, monte Maggio; comune Gualdo Tadino; quota s.l.m. m1200; carta IGM 123 I NO Fossato di Vico, long. 0°20’35” Est, lat. 43°16’20” Nord; sviluppo spaziale m15, dislivello m-7.

 

 

TOPONIMIA.

Il nome della grotta è stato preso dalla tradizione locale ed è legato all’utilizzo della cavità nei tempi passati. Infatti in inverno vi era raccolta la neve, in gran parte per accumulo naturale, che poi era conservata, anche con l’ausilio di una copertura con frasche dell’imbocco, ed utilizzata per tutto il resto dell’anno per le necessità della città di Gualdo Tadino e del suo ospedale, dove era trasportata con carri. Residue vestigia dell’utilizzo della grotta sono ancora visibili, un muretto in mattoni all’imbocco della cavità.

 

 

STORIA.

Conosciuta da sempre per l’uso che ne era fatto, la grotta era un buon rifugio sopra Valmare, probabilmente utilizzato anche dai partigiani nel 1943-44. La topografia è stata fatta il 18.06.1978 dal GSGT (Carlo Troni, Vittorio Carini).

 

 

ACCESSO.

Da Fossato di Vico (PG), per la strada di Cima Mutali, si raggiunge la località Valmare. Da qui, a piedi, per un sentiero che traversa i prati, si punta verso la pineta dell’Impero, impiantata nel periodo fascista con la precisa ed ancora evidente geometria di un grande fascio littorio. Si traversa al suo margine superiore fino ai pini che nel gran disegno raffigurano l’ascia: dalla punta superiore dell’ascia si risale per un centinaio di metri fino ad incontrare la grotta, che si presenta con un improvviso sprofondo nell’uniforme distesa di prati. Si può anche raggiungere da Valsorda (km 6 da Gualdo Tadino), percorrendo la passarella bassa delle Balze di monte Maggio e continuando per prati e sentieri in direzione della pineta dell’Impero.

 

 

DESCRIZIONE.

Da un comodo ingresso si scende, senza corda, per i detriti (fino a primavera inoltrata coperti di neve) che ingombrano gran parte della cavità, unico vasto ambiente in fondo al quale s’individuano, ai lati di un fronte di circa m5, strette e brevi prosecuzioni. Muschi e felci ricoprono massi e pareti della caverna, illuminati dalla tenue luce che si diffonde dall’alto, evidenziando l’argento delle rugiade, il verde e oro delle rocce. Improbi scavi alla ricerca d’incerte prosecuzioni sul fondo non farebbero altro che sconvolgere il fiabesco ambiente della grotta.

 

 

OSSERVAZIONI.

La grotta si apre nel Calcare Maiolica del Cretaceo Inferiore. Può essere interessante lo studio botanico e faunistico delle specie adattate alla semioscurità del fondo della caverna.

 

 

BIBLIOGRAFIA.

TRONI CARLO (1981), “Come i nostri vecchi usavano le grotte dell’Appennino Gualdese”, Speleologia Umbra, Perugia, anno II-III n.1, pag. 34-35.

ANDERLINI VALERIO (1998), “Gualdo Tadino, il suo territorio e le sue genti”, ed. L’Eco del Serrasanta, Gualdo Tadino, pag. 211.

CARINI VITTORIO, VENARUCCI GIUSEPPE (2001), “Il Buco della Neve”, L’Eco del Serrasanta, Gualdo Tadino, anno XIII n.9, pag. 9.

 

 

 

 

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – anno 2001