OPCM 3431

Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3431 del 3 maggio 2005

Testo integrato del Allegato 2 – Edifici – Ordinanza 3274 come modificato dal OPCM 3431

 

 

Ordinanza che integra e modifica l’OPCM 3274/2003 sulla normativa antisismica e che proroga di ulteriori tre mesi la scadenza del periodo transitorio in cui sarà ancora possibile utilizzare le vecchie normative tecniche per il calcolo delle costruzioni in zona sismica (DM 16/01/1996). La scadenza dell'8 maggio 2006 slitta pertanto al prossimo 8 agosto 2006.

Oltre a sancire l'attesissima proroga, la nuova OPCM 3431 modifica gli allegati 2 e 3 dell’Ordinanza 3274 seguendo le indicazioni di una bozza di revisione già in circolazione da alcuni mesi e nota agli operatori come versione "15 gennaio 2005".

 

ALLEGATO 2 - EDIFICI 

4 CRITERI GENERALI DI PROGETTAZIONE

4.1 Sistemi costruttivi

Gli edifici presi in considerazione nelle presenti norme comprendono i sistemi costruttivi elencati nella tabella seguente, insieme ai principali sotto-sistemi strutturali ed ai capitoli in cui vengono trattati.

Per quanto non dettagliatamente trattato valgono, per tali sistemi e per quelli non esplicitamente considerati nei capitoli seguenti, le prescrizioni generali di cui alle presenti norme, eventualmente integrate dalla normativa specifica esistente.

 

Tabella 4.1 – Sistemi costruttivi

Capitolo                               Sistema costruttivo

9       Edifici con struttura in legno

 

4.2 Distanze ed altezze

L’altezza massima degli edifici di nuova costruzione è specificata nella tabella 4.2, in funzione del sistema costruttivo e della zona sismica. Le altezze massime ivi riportate sono incrementate del 50% per gli edifici isolati alla base.

 

Tabella 4.2 – Altezze massime consentite

Zona sismica                                             4                   3            2            1

Sistema costruttivo               Altezza massima consentita (in m)

Edifici con struttura in legno     nessuna            10          7           7

non lamellare                                 limitazione

 

Agli effetti delle limitazioni sopradette l'altezza dei nuovi edifici, nelle strade e nei terreni in piano, è rappresentata dalla massima differenza di livello fra il piano di copertura più elevato ed il terreno. Nel caso di copertura a tetto detta altezza va misurata dalla quota d'imposta della falda e, per falde con imposte a quote diverse, dalla quota d'imposta della più alta.

Per le costruzioni in legno è ammessa la costruzione di una struttura a pareti in c.a. o in muratura, di altezza non superiore a 4m., nel qual caso i limiti indicati nella tabella 4.2 si riferiscono alla sola parte in legno. I limiti indicati nella tabella 4.2 non si riferiscono a strutture realizzate in legno lamellare (con fondazioni in calcestruzzo e collegamenti in acciaio), per le quali non è prevista alcuna limitazione in altezza.

4.11.1.5 Diaframmi orizzontali

I diaframmi orizzontali devono essere in grado di trasmettere le forze tra i diversi sistemi resistenti a sviluppo verticale.

Quando tale verifica sia necessaria si considereranno agenti sui diaframmi le forze ottenute dall’analisi, aumentate del 30 %.

I solai potranno essere considerati infinitamente rigidi nel loro piano, a condizione che le aperture presenti non ne riducano significativamente la rigidezza, se realizzati in struttura mista con soletta in cemento armato di almeno 50 mm di spessore collegata da connettori a taglio opportunamente dimensionati agli elementi strutturali di solaio in acciaio o in legno.

8.1.5.2 Analisi statica lineare

I solai potranno essere considerati infinitamente rigidi nel loro piano, a condizione che le aperture presenti non ne riducano significativamente la rigidezza, se realizzati in struttura mista con soletta in cemento armato di almeno 50 mm di spessore collegata da connettori a taglio opportunamente dimensionati agli elementi strutturali di solaio in acciaio o in legno.

8.5. Strutture miste con pareti in muratura ordinaria o armata

E' consentito altresì realizzare edifici costituiti da struttura muraria nella parte inferiore e sormontati da un piano con struttura in legno o altra tecnologia, alle seguenti condizioni:

  • i limiti all'altezza degli edifici previsti per le strutture in muratura si intendono comprensivi delle parti in muratura e di quelle in altra tcnologia;
  • la parte superiore di diversa tecnologia sia efficacemente ancorata al cordolo di coronamento della parte muraria;
  • nel caso di metodo di analisi lineare, l'uso dell'analisi statica (nei limiti di applicabilità riportati al punto 8.1.5.2) è
  • consentito a patto di utilizzare una distribuzione di forze compatibile con la prima forma modale elastica in ciascuna direzione, calcolata con metodi sufficientemente accurati che tengano conto della distribuzione irregolare di rigidezza in elevazione. A tal fine, in assenza di metodi più accurati, la prima forma modale può essere stimata dagli spostamenti ottenuti applicando staticamente all'edificio la distribuzione di forze definita dalla (4.2);
  • nel caso di analisi statica non lineare, si utilizzino le distribuzioni di forze orizzontali previste al punto 4.5.4.2, dove la prima forma modale elastica è stata calcolata con metodi sufficientemente accurati.
  • - nel caso di analisi lineare, per la verifica della parte in muratura si utilizzi il fattore di struttura q prescritto al punto 8.1.3;
  • per la verifica della parte superiore di altra tecnologia si utilizzi il fattore di struttura adatto alla tipologia costruttiva e alla configurazione (regolarità) della parte superiore, comunque non superiore a 2.5;
  • tutti i collegamenti fra la parte di diversa tecnologia e la parte in muratura siano localmente verificati in base alle forze trasmesse calcolate nell'analisi, maggiorate del 30%.

 9 EDIFICI CON STRUTTURA DI LEGNO

9.1 Generalità

9.1.1 Campo di applicazione

Le presenti prescrizioni sono da intendere quali integrazioni per le strutture in zona sismica delle regole di pertinenti prescrizioni tecnico - normative italiane, quando disponibili.

9.1.2 Definizioni

Ai fini di quanto previsto nel presente paragrafo 9, si definiscono i seguenti termini:

- duttilità statica: si intende il rapporto tra lo spostamento ultimo e lo spostamento al limite del comportamento elastico, valutati con prove quasi-statiche in accordo alle pertinenti normative sui metodi di prova per le strutture di legno;

- nodi semi-rigidi: giunzioni con deformabilità significativa, tale da dovere essere presa in considerazione nelle analisi strutturali, e da valutarsi secondo le pertinenti normative di calcolo;

- nodi rigidi: giunzioni con deformabilità trascurabile, ai fini del comportamento strutturale, da valutarsi secondo le pertinenti normative di calcolo;

- unioni con mezzi di unione a gambo cilindrico: unioni con mezzi meccanici di unione a gambo cilindrico (chiodi, viti, spinotti, bulloni ecc.), sollecitati perpendicolarmente al loro asse;

- nodi di carpenteria: collegamenti nei quali le azioni sono trasferite per mezzo di zone di contatto, e senza l’utilizzo di mezzi di unione meccanici; esempio di giunzioni di questo tipo sono: l'incastro a dente semplice, il giunto tenone-mortasa, il giunto a mezzo legno, ed altri tipi frequentemente utilizzati nelle costruzioni tradizionali.

9.1.3 Aspetti concettuali della progettazione

Gli edifici sismoresistenti in legno devono essere progettati con una concezione strutturale in accordo ad uno dei seguenti comportamenti:

a) comportamento strutturale dissipativo;

b) comportamento strutturale scarsamente dissipativo.

a) Nelle strutture progettate secondo il comportamento a), deve essere tenuta in considerazione la capacità di alcune parti della struttura (zone dissipative) di resistere alle azioni sismiche al di là del loro limite elastico. Utilizzando lo spettro di risposta elastico (paragrafo 3.2.3), il valore del fattore di struttura q può essere assunto maggiore di 1,5. Tale valore dipende comunque dalla classe di duttilità cui appartiene la struttura (paragrafo 9.3).

Le strutture progettate secondo il comportamento a)  devono appartenere alla classe di duttilità A o B, nel rispetto dei requisiti di cui al paragrafo 9.3 in relazione a: tipologia strutturale, tipologia di connessione e capacità di duttilità della connessione.

Le zone dissipative dovranno, in generale, essere localizzate nei collegamenti mentre le membrature lignee dovranno essere considerate a comportamento elastico, a meno che non vengano adottati per gli elementi strutturali provvedimenti tali da soddisfare i requisiti di duttilità di cui al punto 9.3(3).

Le proprietà dissipative devono essere valutate sulla base di comprovata documentazione tecnico - scientifica, basata su sperimentazione dei singoli collegamenti o dell’intera struttura o su parte di essa, in accordo alle pertinenti norme europee.

b) Nelle strutture progettate secondo il comportamento b), le azioni devono essere calcolate sulla base di un’analisi elastica globale, considerando il materiale a comportamento lineare. Utilizzando lo spettro di risposta elastico (paragrafo 3.2.3), il fattore di struttura q non può essere assunto superiore a 1,5. La resistenza degli elementi e dei collegamenti deve essere calcolata in accordo con le normative di calcolo di cui al paragrafo 9.1.1, senza alcuna altra prescrizione aggiuntiva.

Questo comportamento strutturale scarsamente dissipativo è tipico di alcune ben definite tipologie strutturali (si veda la tabella 9.1).

9.2 Materiali e proprietà delle zone dissipative

1) Si applica, per quanto riguarda il legno, quanto previsto nelle normative di calcolo di cui al paragrafo 9.1.1, mentre, con riferimento alle parti strutturali in acciaio, si applica quanto contenuto nelle norme pertinenti alle strutture metalliche.

2) Qualora si faccia affidamento a comportamenti strutturali dissipativi (classi di duttilità A o B), in mancanza di più precise valutazioni teoriche e sperimentali, si devono applicare le regole seguenti:

a) nelle zone considerate dissipative possono essere utilizzati solamente materiali e mezzi di unione che consentono un adeguato comportamento di tipo oligociclico;

b) le unioni incollate devono essere considerate in generale come non dissipative;

c) i nodi di carpenteria possono essere utilizzati solamente quando questi possono garantire una sufficiente dissipazione energetica, senza presentare rischi di rottura fragile per taglio o per trazione ortogonale alla fibratura, e con la presenza di dispositivi atti ad evitarne la sconnessione.

3) Quanto richiesto nel precedente capoverso 9.2(2) (a) può considerarsi soddisfatto se viene soddisfatto il successivo punto 9.3(3).

4) Per l'utilizzo nelle pareti di taglio e nei diaframmi orizzontali, i pannelli strutturali di rivestimento devono rispettare le seguenti condizioni:

a) i pannelli di particelle sono caratterizzati da una massa volumica non inferiore a 650 kg/m3 e spessore non inferiore a 13 mm;

b) i pannelli di compensato presentano spessore non inferiore a 9 mm.

5) L’acciaio utilizzato per i mezzi di unione meccanici deve soddisfare i seguenti requisiti:

a) l'acciaio utilizzato deve essere compatibile con le prescrizioni riportate nella normativa di riferimento (europea o nazionale) per le strutture in acciaio;

b) le caratteristiche di duttilità delle connessioni tra gli elementi di rivestimento strutturale e gli elementi intelaiati di legno per le tipologie strutturali A o B (si veda il successivo punto 9.3) devono essere verificate mediante prove sperimentali per controllare il soddisfacimento di quanto richiesto nel successivo punto 9.3(3).

9.3 Classi di duttilità e fattori di struttura

1) In funzione del loro comportamento duttile e della capacità di dissipazione di energia sotto carichi ciclici, gli edifici a struttura di legno devono essere assegnati alla classe di duttilità A o B. Tutte le strutture che non rispettano le condizioni richieste per le classi A o B si dovranno considerare come strutture aventi una scarsa capacità di dissipazione energetica, alle quali si assegna un fattore di struttura non superiore a 1,5.

Nella tabella 9.1 sono riportati, per ciascuna classe, alcuni esempi di strutture e i valori massimi del coefficiente di struttura q da adottarsi in mancanza di altre specifiche valutazioni. Nel caso in cui il controventamento della struttura sia affidato a materiali diversi (calcestruzzo armato, acciaio), si dovrà fare riferimento ai pertinenti paragrafi del presente documento.

 

Tabella 9.1 - Tipologie strutturali e fattori di struttura q per le classi di duttilità

 

Strutture isostatiche in genere, archi a due cerniere, reticolari con connettori, in mancanza di specifiche valutazioni, sono da considerare come strutture aventi una scarsa capacità di dissipazione energetica alle quali si dovrà dunque assegnare un fattore di struttura non superiore a 1,5.

2) Regolarità

Gli edifici devono avere quanto più possibile caratteristiche di semplicità, simmetria, regolarità, quest’ultima definita in base ai criteri di seguito indicati. Si definisce regolare un edificio che rispetti sia i criteri di regolarità in pianta sia i criteri di regolarità in altezza. Per "edificio" si intende l'intero edificio o a una sua parte isolata dal resto da idonei giunti secondo quanto previsto al punto 4.11.1.5.

Una struttura di legno è da considerare regolare in pianta se tutte le condizioni del punto 4.3.1 sono rispettate. I solai possono

essere considerati rispettosi del requisito di rigidezza in pianta, se sono in grado di ripartire l'azione tagliante sulle strutture verticali sismo-resistenti.

Una struttura di legno è da considerare regolare in altezza se se tutte le condizioni del punto 4.3.1 sono rispettate.

Per quanto riguarda gli elementi strutturali dell’edificio che, ai sensi di quanto previsto nel punto 4.3.2, si considerano "secondari", si dovranno comunque adottare provvedimenti tecnico - costruttivi tali da garantire che la deformabilità della struttura soggetta all'azione sismica di progetto non comprometta la loro capacità portante nei confronti dei carichi verticali.

Se gli edifici non sono regolari in elevazione i valori riportati per il fattore di strutture q (tabella 9.1) saranno ridotti, a meno di più precise valutazioni, del 20%, fermo restando per esso il valore minimo q = 1,5.

3) Al fine di garantire i valori precedenti per il fattore di struttura q, le zone considerate dissipative devono essere in grado di deformarsi plasticamente per almeno tre cicli a inversione completa con un rapporto di duttilità statica pari a 4 per le strutture di tipologia B e 6 per le strutture di tipologie A, senza che si verifichi una riduzione della loro resistenza maggiore del 20%.

4) Le disposizioni di cui al precedente capoverso nonché ai precedenti 9.2(2) a) e 9.2(5) b) possono considerarsi soddisfatte nelle zone dissipative di ogni tipologia strutturale se si verifica quanto segue:

a) i collegamenti legno-legno o legno-acciaio sono realizzati con perni o con chiodi presentanti diametro d non maggiore di 12 mm ed uno spessore delle membrature lignee collegate non minore di 10d;

b) nelle pareti e nei diaframmi con telaio in legno, il materiale di rivestimento strutturale è di legno o di materiale da esso derivato, con uno spessore minimo pari a 4d e con diametro d dei chiodi non superiore a 3,1 mm.

Nel caso in cui tutte le precedenti prescrizioni non siano soddisfatte, ma sia almeno assicurato lo spessore minimo degli elementi collegati pari, rispettivamente, a 8d per il caso a) e a 3d per il caso b), si devono utilizzare valori ridotti del coefficiente di struttura con valori massimi presentati in tabella 9.2.

 

Tabella 9.2 - Tipologie strutturali e coefficienti di struttura ridotti

Tipologie strutturali                                        Fattore di struttura q

Portali iperstatici con mezzi di unione a gambo cilindrico (perni, bulloni)                                                                                       2,5

Pannelli di parete chiodati con diaframmi chiodati               4,0

 

5) Per strutture con proprietà differenti ed indipendenti rispetto alle due direzioni orizzontali ortogonali di verifica sismica, si possono utilizzare valori differenti del coefficiente di struttura q per la valutazione degli effetti dell'azione sismica per ognuna delle due direzioni.

9.4 Analisi strutturale

Nell'analisi della struttura si deve tener conto, di regola, della deformabilità dei collegamenti.

Si devono utilizzare i valori di modulo elastico per "azioni istantanee", ricavati a partire dai valori medi di modulo elastico riportati nei profili resistenti.

Gli impalcati devono essere in generale assunti con la loro deformabilità, mentre possono essere assunti come rigidi nel modello strutturale, senza necessità di ulteriori verifiche se:

a) sono state rispettate le disposizioni costruttive date nel successivo paragrafo 9.5.3 per gli impalcati o, in alternativa se pertinente, 8.1.5.2;

b) eventuali aperture presenti non influenzano significativamente la rigidezza globale di lastra nel proprio piano.

9.5 Disposizioni costruttive

9.5.1 Generalità

Le disposizioni costruttive date nei successivi paragrafi 9.5.2 e 9.5.3 si applicano alle parti di struttura resistenti alla sollecitazione sismica, progettate in accordo con il principio di comportamento dissipativo (classe di duttilità A e B).

Le strutture con zone dissipative devono essere progettate in modo che tali zone siano localizzate principalmente in quei punti della struttura dove eventuali plasticizzazioni, instabilità locali o altri fenomeni dovuti al comportamento isteretico non compromettano la stabilità globale della struttura.

9.5.2 Disposizioni costruttive per i collegamenti

1) Le membrature compresse ed i loro collegamenti (come per esempio i giunti di carpenteria), per cui possa essere prevedibile il collasso a causa dell'inversione di segno della sollecitazione, devono essere progettati in modo tale che non si verifichino separazioni, dislocazioni, disassamenti.

2) Perni e bulloni devono essere serrati e correttamente inseriti nei loro alloggiamenti (nel rispetto delle tolleranze previste).

3) Perni e bulloni di diametro d superiore a 16 mm non devono di norma essere utilizzati nei collegamenti legno-legno e legnoacciaio,

eccezion fatta quando essi siano utilizzati come elementi di chiusura dei connettori e tali, quindi, da non influenzare la resistenza a taglio.

4) Il collegamento realizzato mediante spinotti o chiodi a gambo liscio non deve essere utilizzato senza accorgimenti aggiuntivi volti ad evitare l'apertura del giunto.

5) Nel caso di tensioni perpendicolari alla fibratura, si devono osservare disposizioni aggiuntive (come quelle riportate nelle normative di calcolo di cui al paragrafo 9.1.1) al fine di evitare l'innesco di fratture parallele alla fibratura (splitting).

9.5.3 Disposizioni costruttive per gli impalcati

Per quanto riguarda gli impalcati, si applica in generale quanto previsto nelle normative di calcolo di cui al paragrafo 9.1.1, con le variazioni seguenti:

a) eventuali fattori di incremento della capacità portante dei mezzi di unione ai bordi dei rivestimenti strutturali e dell' incremento dell’interasse dei chiodi lungo i bordi discontinui dei pannelli non devono essere utilizzati;

b) la distribuzione delle forze di taglio negli impalcati deve essere valutata tenendo conto della disposizione effettiva in pianta degli elementi di controvento verticali;

c) i vincoli nel piano orizzontale tra impalcato e pareti portanti verticali devono essere di tipo bilatero.

Tutti i bordi dei rivestimenti strutturali devono essere collegati agli elementi del telaio: i rivestimenti strutturali che non terminano su elementi del telaio devono essere sostenuti e collegati da appositi elementi di bloccaggio taglio-resistenti.

Dispositivi con funzione analoga devono essere inoltre disposti nei diaframmi orizzontali posti al di sopra di elementi verticali di controvento (ad esempio le pareti).

La continuità delle travi deve essere assicurata, specialmente in corrispondenza delle zone di impalcato che risultano perturbate dalla presenza di aperture.

In assenza di elementi di controvento trasversali intermedi lungo la trave, il rapporto altezza/spessore per una trave a sezione rettangolare deve rispettare la condizione h/b ≤ 4.

In zone sismiche caratterizzate da un valore ag·S ≥ 0,2·g, la spaziatura degli elementi di fissaggio in zone di discontinuità deve essere ridotta del 25% rispetto a quanto previsto nelle normative di calcolo di cui al paragrafo 9.1.1, comunque tale spaziatura non potrà risultare inferiore al valore minimo precisato nelle medesime normative.

Quando gli impalcati sono considerati, ai fini dell'analisi strutturale, come rigidi nel loro piano, in corrispondenza delle zone nelle quali si attua il trasferimento delle forze orizzontali agli elementi verticali (e.g. le pareti di controvento) si dovrà assicurare il mantenimento della direzione di tessitura delle travi di impalcato.

9.6 Verifiche di sicurezza

I valori di resistenza degli elementi di legno faranno riferimento a carichi di tipo "istantaneo", nelle condizioni di servizio assunte per la struttura.

Per la verifica allo stato limite ultimo si applicano alle caratteristiche dei materiali impiegati i valori dei coefficienti parziali di

sicurezza γm relativi alle combinazioni di carico eccezionali.

Al fine di garantire lo sviluppo del comportamento ciclico dissipativo in corrispondenza delle zone assunte come dissipative, tutti gli altri elementi strutturali e/o connessioni devono essere progettati con adeguati valori di sovraresistenza. Tale requisito di sovraresistenza si applica, in particolare, a:

a) collegamenti di elementi tesi o qualsiasi collegamento alle strutture di fondazione;

b) collegamenti tra diaframmi orizzontali ed elementi verticali di controvento.

I giunti di carpenteria non presentano rischi di rottura fragile se la verifica per tensioni tangenziali, condotta in accordo con le normative di calcolo di cui al paragrafo 9.1.1, è soddisfatta utilizzando un ulteriore coefficiente parziale di sicurezza pari a 1,3.

9.7 Controllo del progetto e della costruzione

Per le strutture di legno in zona sismica dovrà essere redatta apposita relazione di calcolo relativa, in particolare, ai requisiti e alle condizioni assunte per il progetto, all'impostazione generale della progettazione strutturale con riferimento al comportamento strutturale assunto (dissipativo o scarsamente dissipativo), agli schemi di calcolo e alle azioni considerate, alle verifiche delle singole fasi costruttive. I disegni di progetto devono riportare obbligatoriamente i seguenti elementi, fornendo per essi le istruzioni per i controlli specifici durante la fase costruttiva:

a) collegamenti degli elementi tesi e qualsiasi collegamento alle strutture di fondazione;

b) elementi utilizzati quali elementi di controvento;

c) collegamenti tra impalcati (diaframmi orizzontali) ed elementi verticali di controvento;

d) collegamenti tra i pannelli e le intelaiature lignee nei diaframmi orizzontali e verticali.

Le strutture di legno in zona sismica dovranno essere sottoposte a collaudo statico nel rispetto delle prescrizioni generali previste per il collaudo delle opere di ingegneria.

Le prove di carico, ove ritenute necessarie dal collaudatore, rispetteranno le modalità indicate nella UNI-EN 380 "Strutture di legno – Metodi di prova – Principi generali per le prove di carico statico". Il programma delle prove deve essere sottoposto al direttore dei lavori ed al progettista e reso noto al costruttore.

9.8 Fondazioni

Le strutture di fondazione devono essere realizzate secondo quanto specificato in 5.4.7.

 

 

ALLEGATO 11.E. – CRITERI PER GLI INTERVENTI DI CONSOLIDAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA

Interventi volti a ridurre le carenze dei collegamenti

Tali interventi sono mirati ad assicurare alla costruzione un buon comportamento d’assieme, mediante la realizzazione di un buon ammorsamento tra le pareti e di efficaci collegamenti dei solai alle pareti; inoltre, deve essere verificato che le eventuali spinte prodotte da strutture voltate siano efficacemente contrastate e deve essere corretto il malfunzionamento di tetti spingenti.

La realizzazione di questi interventi è un prerequisito essenziale per l’applicazione dei metodi di analisi sismica globale dell’edificio, che si basano sul comportamento delle pareti murarie nel proprio piano, presupponendone la stabilità nei riguardi di azioni sismiche fuori dal piano.

Cordoli in sommità alla muratura possono costituire una soluzione efficace per collegare le pareti, in una zona dove la muratura è meno coesa a causa del limitato livello di compressione, e per migliorare l’interazione con la copertura; va invece evitata l’esecuzione di cordolature ai livelli intermedi, eseguite nello spessore della parete (specie se di muratura in pietrame), dati gli effetti negativi che le aperture in breccia producono nella distribuzione delle sollecitazioni sui paramenti. Questi possono essere realizzati nei seguenti modi:

- in acciaio, rappresentando una valida alternativa per la loro leggerezza e la limitata invasività. Essi possono essere eseguiti attraverso una leggera struttura reticolare, in elementi angolari e piatti metallici, o tramite piatti o profili sui due paramenti, collegati tra loro tramite barre passanti; in entrambi i casi è possibile realizzare un accettabile collegamento alla muratura senza la necessità di ricorrere a perfori armati. In presenza di muratura di scarsa qualità, l’intervento deve essere accompagnato da un’opera di bonifica della fascia di muratura interessata. I cordoli metallici si prestano particolarmente bene al collegamento degli elementi lignei della copertura e contribuiscono all’eliminazione delle eventuali spinte.

L’efficace connessione dei solai di piano e delle coperture alle murature è necessaria per evitare lo sfilamento delle travi, con conseguente crollo del solaio, e può permettere ai solai di svolgere un’azione di distribuzione delle forze orizzontali e di contenimento delle pareti. I collegamenti possono essere effettuati in posizioni puntuali, eseguiti ad esempio in carotaggi all’interno delle pareti, e allo stesso tempo non devono produrre un disturbo eccessivo ed il danneggiamento della muratura.

Nel caso di solai intermedi, le teste di travi lignee possono essere ancorate alla muratura tramite elementi, metallici o in altro materiale resistente a trazione, ancorati sul paramento opposto.

 

Interventi volti a ridurre l’eccessiva deformabilità dei solai

Nei casi in cui risulti necessario un consolidamento statico del solaio per le azioni flessionali, è possibile, con le tecniche legno-legno, conseguire contemporaneamente l’irrigidimento nel piano e fuori dal piano, posando sul tavolato esistente, longitudinalmente rispetto alle travi dell’orditura, dei nuovi tavoloni continui, resi collaboranti alle travi mediante perni anche di legno, irrigiditi nel piano del solaio con l’applicazione di un secondo tavolato di finitura. La tecnica di rinforzo con soletta collaborante, in calcestruzzo eventualmente leggero, realizza anche un forte irrigidimento nel piano del solaio; gli effetti di tale intervento vanno valutati sia in relazione alla ripartizione delle azioni tra gli elementi verticali sia all’aumento delle masse. Nel caso in cui gli elementi lignei non siano adeguatamente collegati alle murature, è necessario collegare la soletta alle pareti, tramite elementi puntuali analoghi a quelli già indicati, o ai cordoli, se presenti e realizzati come successivamente descritto.

Nel caso di solai a travi in legno e pianelle di cotto, che presentano limitata resistenza nel piano, possono essere adottati interventi di irrigidimento all'estradosso con caldane armate in calcestruzzo alleggerito, opportunamente collegate alle murature perimetrali ed alle travi in legno.

Nel caso di solai a struttura metallica, con interposti elementi in laterizio, è necessario collegare tra loro i profili saldando bandelle metalliche trasversali, poste all’intradosso o all’estradosso. Inoltre, in presenza di luci significative, gli elementi di bordo devono essere collegati in mezzeria alla muratura (lo stesso problema si pone anche per i solai lignei a semplice orditura).

Interventi in copertura

E' in linea generale opportuno il mantenimento dei tetti in legno, in quanto capaci di limitare le masse nella parte più alta dell'edificio e di garantire un’elasticità simile a quella della compagine muraria sottostante.

È opportuno, ove possibile, adottare elementi di rafforzamento del punto di contatto tra muratura e tetto. Oltre al collegamento con capichiave metallici che impediscano la traslazione, si possono realizzare cordoli-tirante in legno o in metallo opportunamente connessi sia alle murature che alle orditure in legno del tetto (cuffie metalliche), a formare al tempo stesso un bordo superiore delle murature resistente a trazione, un elemento di ripartizione dei carichi agli appoggi delle orditure del tetto e un vincolo assimilabile ad una cerniera tra murature e orditure.

Ove i tetti presentino orditure spingenti, come nel caso di puntoni inclinati privi di semicatene in piano, la spinta deve essere compensata.

Nel caso delle capriate, deve essere presente un buon collegamento nei nodi, necessario ad evitare scorrimenti e distacchi in presenza di azioni orizzontali. Questo può essere migliorato con piastre e barre metalliche o con altri materiali (ad esempio fibrorinforzati).

In generale, vanno il più possibile sviluppati i collegamenti e le connessioni reciproche tra la parte terminale della muratura e le orditure e gli impalcati del tetto, ricercando le configurazioni e le tecniche compatibili con le diverse culture costruttive locali.