squola italiana



Il declino della cultura, notizie dall'interno.

23 giugno 2008

EDITORIALE

Quante parole si raccontano in tv intorno al tema della scuola? Sappiamo, però, che non sempre tutto ciò che ci viene somministrato da questo medium corrisponde a verità. Sappiamo anche che i media utilizzano un argomento, un tema, per gonfiarne le caratteristiche, distorcerle o per distogliere l'attenzione della gente dai veri problemi.

Di fatto, quando in tv si parla di scuola, ci si accorge che non si arriva mai a toccare i veri problemi: si fanno tanti ridicoli giri intorno alle vere problematiche e non si arriva mai a una conclusione plausibile. Vi siete accorti che in questi show televisivi raramente si invitano gli insegnanti? E quei pochi insegnanti che prestano la loro faccia... non vi sembrano sempre... di parte? E' davvero tutto uno show, non c'è altro termine! Uno spettacolo, sì... ma dal carattere grottesco!


Cercherò qui di chiariretutte le dinamiche che stanno portando la nostra scuola al declino, se non lo è già! Vi spiegherò, via via, le varie problematiche (anche quelle che riguardano il mondo degli studenti), viste dall'interno, da chi le vive e in un certo senso le subisce in prima persona.
Insomma, vi apro davvero le porte della scuola, quelle "segrete".

Pur essendo, questo, un editoriale, vorrei darvi un'anticipazione che vale come concetto base da cui partire, una considerazione oggettiva che la dice lunga: nella scuola di oggi gli studenti non vengono più considerati utenti, bensì clienti.



24 giugno 2008

TUTTI PROMOSSI: TARALLUCCI E VINO!


In questi giorni, molti studenti hanno già terminato gli studi e si godono le vacanze, altri sono ancora imprigionati negli esami, come i docenti. Ma nei paesi civili il momento degli esami è davvero un momento sacro. Da noi, invece...

Premessa
Quando avevo sette anni frequentavo la 2^ elementare e in classe, i miei compagni ed io, avevamo imparato dal nostro maestro tante cose, persino a calcolare un punto esatto sul planisfero, utilizzando le coordinate della latitudine e della longitudine. Ricordo che il maestro indicava un punto a caso sulla cartina appesa al muro e noi, dopo un paio di minuti, eravamo in grado di rispondere. Ripeto, questo in 2^ elementare.

In questi giorni di esami è avvenuto (anche) quanto segue:
L'insegnante di Geografia interroga il candidato e dice: "sulla cartina geografica sai indicarmi quali sono i paralleli"?Il candidato non risponde. Promosso.
Volete un altro esempio, sempre di questi giorni? L'insegnante di Storia, interrogando un allievo impreparato sulla Grande Guerra, domanda: "ma non ti dice niente Caporetto"?Risposta del candidato: "Sì, è un generale"!Promosso anche lui.




24 giugno 2008

SCUOLA SpA


 La scuola italiana è diventata un'azienda. In questa azienda, però, non si bada alla qualità del prodotto finale, ma alla quantità. Mi spiego meglio: pare (sottolineo il "pare") che vi siano delle
direttive nazionali (io le chiamerei ingerenze), per cui non val la pena sprecare tempo a forgiare seppur pochi ma buoni studenti, al contrario: gli Istituti fanno a gara tra di loro per accaparrarsi
il maggior numero di iscritti e a sfornare il maggior quantitativo di studenti. Questo per evidenziare, ai "piani alti" del sistema dell'istruzione, la bontà e l'efficacia degli Istituti stessi. Come dire, più studenti si diplomano in un dato Istituto, più questo Istituto è prestigioso (e forse meritorio di fondi...). 

Va da sè che, in quest'ottica, piovono le varie ingerenze dei dirigenti scolastici che "esortano" gli insegnanti a chiudere più di un occhio, all'ora degli scrutinii. Le scene, quindi, risultano anche patetiche: dirigenti scolastici che non trovano le parole e che si rifugiano dietro stupide scuse per esortare alla promozione; riunioni private del Consiglio di Istituto (che si diranno? In che termini? Avranno anche i cappucci in testa?); colloqui in presidenza, per "invitare" tal docente a non infierire sui ragazzi con i cattivi voti. Eccetera. Penso davvero che "il pesce comincia a puzzare dalla testa"



25 giugno 2008


 STUDENTI ALLA GRIGLIA? MAGARI!


Nell'articolo precedente parlavo delle responsabilità dei dirigenti scolastici nei confronti delle facili promozioni e concludevo con il detto "il pesce comincia a puzzare dalla testa". In quest' altro articolo vorrei dimostrare che le stesse responsabilità ricadono anche sul corpo docente. 

Molti di voi credono che gli insegnanti utilizzino severe griglie di valutazione per registrare le conoscenze e le competenze degli studenti... in parte è vero. Le famose griglie di valutazione esistono, ma molto spesso non vengono seguite, sono considerate un "pro forma", anche se, poi, in realtà, servono davvero, perchè razionalizzano il processo di valutazione. Ma allora, questi docenti, quali parametri usano per valutare? 

Il più delle volte, il docente è condizionato da fattori non oggettivi.  Quante volte abbiamo sentito dire dai nostri ragazzi "quel prof ce l'ha con me"!oppure "quella stronza mi ha interrogato tre volte in una settimana perchè  gli sono antipatico". La componente soggettiva, nella valutazione degli studenti, esiste e per alcuni esperti è anche naturale che ci sia, persino impossibile da evitare. 

Questo comporta necessariamente una sperequazione nelle valutazioni delle conoscenze e delle competenze. Anche per questo si ricorre alle griglie di valutazione. Ma cosa succede quando in ballo ci sono gli scrutinii? Ne va della promozione o della bocciatura degli studenti! E, peggio ancora, in sede di esami? Riporto alcune frasi pronunciate dai docenti durante le operazioni di scrutinio, valevoli per l'ammissione agli esami di terza media e che ho raccolto qua e là. Ecco alcuni criteri di valutazione:

- "Lo promuoveremo di sicuro, nonostante tutto e a prescindere"
- "Togliamocelo dai piedi"
- "Mandiamolo alle superiori, in mezzo a tanti lupi qualche agnello si può salvare"
- "Non voglio vederlo ancora un altro anno"
- "Poi ci penseranno alle superiori a raddrizzarlo"
- "Mandiamolo alle superiori che tanto là lo seccano subito"


Alla faccia delle griglie di valutazione!




26 giugno 2008

I LIBRI DI TESTO

Ogni anno scolastico, i docenti sono tenuti a decidere sul mantenimento dei libri di testo per l'anno successivo o sulla loro eventuale sostituzione. Ogni docente decide in autonomia. Nel caso in cui nell'Istituto siano presenti due o più insegnanti della stessa materia, allora la decisione viene concordata con tutti gli insegnanti di tale materia (decisione per dipartimenti, ma bastano solo due parole in corridoio). Una volta stabilito se il libro di testo debba essere riadottato o cambiato, la decisione viene poi ratificata nel corso di un Collegio dei Docenti, indetto ad hoc. Ora, convocare un intero Collegio per ratificare una decisione presa da singoli insegnanti, mi sembra davvero eccessivo. Faccio un esempio: cosa importa al docente di Geografia se il collega di Religione vuole cambiare il testo? Non c'è mai stato (almeno nella mia esperienza) alcun docente che, in questi Collegi, si sia permesso di discutere la decisione di un suo collega. Sopraggiunge la pantomima: tutti riuniti, seduti, il dirigente scolastico invita i docenti interessati a motivare la loro decisione e poi la classica domanda rivolta all'auditorium: "siete tutti d'accordo"? Ma si potrà mai essere in disaccordo?

Una soluzione alternativa ci sarebbe: una bella circolare, dove sta scritto che tale insegnante vuole adottare tal altro libro. Semplice, no? Invece pare che la scuola italiana voglia sguazzare felice nelle inutili sofferenze.


26 giugno 2008

 ANCORA LIBRI DI TESTO

Spesso ci lamentiamo perché i nostri studenti imparano poco e/o male. Sembra che tutte le colpe siano da attribuire soltanto ai ragazzie/o alle rispettive famiglie. In parte è vero e, in seguito, avrò modo di chiarire anche questi aspetti. Ma siamo sicuri che parte della colpa non sia da attribuire anche ai docenti?

L'adozione dei libri di testo è fondamentale. Un libro, piuttosto che un altro, può fare la differenza! Ora, si dà il caso che le nuove adozioni dei libri siano decise soprattutto perché vengono ascoltati i pareri dei ragazzi; se una classe di studenti si lamenta perché trova un libro "pesante", "incomprensibile", "noioso"... il docente, generalmente, tende a cambiarlo con un altro testo più semplice. Perchè questa concessione? Ripeto: perchè questa concessione? Cosa ci sta a fare un insegnante, allora? Non è forse compito dell'insegnante saper spiegare ai ragazzi i contenuti dei libri? Non è forse un obiettivo formativo dell'alunno, quello di sapersi districare dai nodi proposti da un testo? Allora si gioca sempre al ribasso (della cultura) e vorrei fare adesso un esempio davvero eclatante, sconvolgente. Seguitemi in questa storiella.


Parliamo di Storia dell'Arte. In Italia abbiamo avuto un grandissimo esponente della Storia e della Critica d'Arte: Giulio Carlo Argan. Questo geniale e indiscusso intellettuale, nel 1968, aveva scritto, tra gli altri, il famoso manuale di Storia dell'Arte ("Storia dell'Arte italiana" Sansoni editore) in tre volumi (+ uno), destinato a tutti gli studenti. Un testo fondamentale, senza tempo, con acutissimi riferimenti e informazioni storiologiche e sociologiche. Dal 1970 gli studenti italiani hanno studiato l'Arte su questo testo e in qualsiasi Istituto superiore, dai Licei, agli Istituti Magistrali, agli Alberghieri, esclusi gli Istituti tecnici. Alla lista non potevano mancare ovviamente i Licei Artistici e gli Istituti d'Arte, i primi, semmai, ad utilizzarlo con entusiasmo. Nel corso degli anni, ho visto, man mano, far sparire dalle scuole questo prezioso testo. I primi Istituti ad abolirlo sono stati gli Istituti Magistrali (oggi si chiamano Licei socio-psico-pedagogici e Linguistici), poi è stata la volta dei Licei Scientifici e Classici. Fin qui l'indignazione pottrebbe essere (a fatica) contenuta. Ma qualche anno fa, l' "Argan" è stato abolito persino da un Istituto d'Arte!

Non conosco altri casi del genere in Italia, parlo solo di esperienze che ho conosciuto o vissuto personalmente. Ma quali sono state le motivazioni dell'abolizione di questo libro in questo Istituto d'Arte? Stavolta gli studenti non c'entrano. Parlando con il docente in merito questa sua decisione, egli mi ha risposto con nochalance: "è un testo troppo difficile". Allorapenso che questo collega sia davvero un incompetente. Poi vi spiegherò anche perché sto adottando questo aggettivo riferito alla qualifica di questa persona (come di altri, della sua stessa formazione).  La scelta del nuovo libro di testo, poi, è ricaduta su un libercolo da quattro soldi che non spiega nulla e con evidenti errori di arbitraria e velleitaria interpretazione. Questo è successo -almeno- in un Istituto d'Arte!






2 luglio 2008
GERRY SCOTTI SBALORDITO? IO NO!

Qualche anno fa, nella famosa trasmissione "Chi vuol essere milionario", si era presentata una giovane ragazza, laureanda in architettura, la quale, dopo aver osservato le quattro opzioni su un argomento di Storia dell'Arte, rimase assolutamente impietrita. La risposta era invece facilissima, chiunque avrebbe saputo rispondere con un minimo di preparazione di Storia dell'Arte. Gerry Scotti, vedendo davanti a sè una giovane laureanda di architettura che non sapeva dare una risposta, sbalordì e le chiese: "ma voi architetti, non dovreste conoscere la Storia dell'Arte"? E la ragazza rispose: "sì, ma noi non la studiamo"! A quel punto il conduttore esclamò: "ah, ora capisco molte cose"!

Per me, invece, era ovvio che quella ragazza non sapesse rispondere. Nelle facoltà di architettura, in effetti, la Storia dell'Arte non è una materia importante; si può anche scegliere di non studiarla o, tutt'al più, di studiarla in maniera blanda e neppure tutta. Siete stupiti?


Ma qual è il paradosso più grave? In Italia, gli architetti possono insegnare la Storia dell'Arte! E, cosa ancora più grave, possono insegnarla in scuole come gli Istituti d'Arte, i Licei Artistici, i Licei Classici e persino nelle Accademie di Belle Arti! Ma in queste scuole, invece, dovrebbero insegnare la Storia dell'Arte tutti coloro che hanno davvero studiato tale materia. Chi? Ma i laureati presso le Accademie di Belle Arti, è ovvio! Proprio qui sta il paradosso: per lo Stato Italiano, chi si laurea nelle Accademie di Belle Arti, non può insegnare Storia dell'Arte nelle scuole di cui sopra, mentre gli architetti che non sanno niente sì!


Perchè questo paradosso? Quando si fanno le riforme scolastiche, normalmente, non si prende mai in considerazione il fatto che, ormai, nelle Facoltà di architettura non si studia più la Storia dell'Arte. Questo perchè ancora resiste la stupida convinzione che gli architetti siano preparati in tale materia. Una volta sì, lo erano, quando la Facoltà di architettura faceva parte delle Accademie di Belle Arti; poi, credo verso la fine degli anni '50, le Scuole di architettura- che facevano parte delle Accademie-  si staccarono da queste e divennero Facoltà del Politecnico.


Il risultato è palese: migliaia di giovani laureati in Pittura, Scultura, Scenografia e Decorazione (corsi delle Accademie) che rimangono disoccupati, seppur preparatissimi, per colpa di uno Stato Italiano che permette agli architetti ignoranti di insegnare tranquillamente la Storia dell'Arte e di non considerare chi si laurea nelle Accademie.  Non dobbiamo stupirci, poi, se, oltre alle bruttissime case, vediamo anche i nostri figli che non apprendono nulla a scuola e credono che Raffaello sia una tartaruga ninja!