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XXII Convegno IPSAPA. ENGLISH TEXT
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XXII Conferenza Scientifica Internazionale

La mente e il paesaggio nel mosaico paesistico-culturale.

Palinsesti, Reti, Partecipazione

Aversa/Caserta (Italia), 2-3 Luglio 2018 

22nd International Scientific Conference on

Mind Scenery in the Landscape-cultural Mosaic. Palimpsests, Networks, Participation 

Aversa/Caserta (Italy), July 2-3,  2018

            

  Call for papers a cura del Presidente Livio Clemente Piccinini

 

Dal 2005 il convegno IPSAPA è centrato sulla fortunata parola chiave “mosaico paesistico-culturale”.  Il dominio della fantasia e il fascino della scoperta hanno fornito le linee guida dei convegni del 2009 e del 2010, dai rispettivi titoli: “Il backstage del mosaico paesistico-culturale. Invisibile, Inaccessibile, Inesistente” e “Il Wonderland nel mosaico paesistico-culturale. Idea, Immagine, Illusione”. L’invenzione fantastica fu presente in parte anche nel convegno del 2013 dal titolo “Utopie e distopie nel mosaico paesistico-culturale. Visioni, Valori, Vulnerabilità” . La realtà non strutturata fu oggetto del convegno del 2016 dal titolo “Erraticità del mosaico paesistico-culturale. Emozione, Energia, Esperienza”. Il libro di Zecchi dal titolo “Paradiso Occidente: La nostra decadenza e la seduzione della notte” ha ispirato il convegno dello scorso anno intitolato “Il Paradiso perduto del mosaico paesistico-culturale. Attrazione, Armonia, Atarassia”.

Quest’anno abbiamo tratto ispirazione da un libro apparso recentemente. Si tratta di “Mindscapes – Psiche nel paesaggio” dovuto al Professore Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista che insegna alla Sapienza di Roma (Raffaello Cortina Editore, 2017). La rilettura della Città Invisibili di Calvino può naturalmente suggerire reminiscenze che ben si legano con questo libro di Lingiardi per la loro libertà onirica.

La scelta del filo conduttore incoraggia i partecipanti al convegno a dare ancora una volta spazio alla fantasia e ai ricordi personali, in modo che i modelli teorici e i casi studio possano acquistare un’anima, al di là dei vincoli professionali di precisione e di obiettività. Anche chi tratterà temi di tipo estimativo o economico potrà tenere nel debito conto gli aspetti psicologici non sempre razionali che guidano il comportamento individuale e collettivo, specialmente oggi che il condizionamento delle reti sembra essersi impadronito delle nostre vite.

Un tema fondamentale è legato alla nostra percezione del paesaggio e dell’ambiente urbano. Alla radice sta l’imprinting che riceviamo nell’infanzia, cui solo dopo si sovrappongono le abitudini culturali e sociali. La stessa ricerca di un paesaggio desiderato viene mitizzata fin dalla prima giovinezza e porta all’esaltazione di una particolare località quando finalmente viene raggiunta. Vale la pena di domandarsi quali sono i nostri luoghi di riferimento ideale e quali sono le origini di questa preferenza.

La disparità dei ricordi spiega le diverse preferenze che devono poi confluire nella creazione più o meno consensuale di una immagine condivisa della città e del territorio, anche se le esigenze economiche e funzionali stanno sempre in agguato. Esse forniscono giustificazioni che in alcune epoche e in alcune situazioni possono essere accettate, per essere contestate e abbandonate in altri momenti. I frammenti del passato vengono riaccettati e ristrutturati solo quando diventano sufficientemente scarsi e antichi da costituire una testimonianza significativa.

Si raccomanda agli autori di introdurre esplicitamente nell’abstract qualcuna tra queste considerazioni, anche quando non si prestano a rigorosi formalismi scientifici.

 

Struttura del convegno

Il convegno si articolerà in quattro sessioni plenarie di 6 comunicazioni di 12 minuti e in tre sessioni plenarie di sintesi di 8 comunicazioni di 9 minuti. Le quattro sessioni plenarie sono dedicate specialmente alla riflessione critica. Una sobria esemplificazione è gradita, anche se non strettamente vincolante. Le sessioni di sintesi sono dedicate specialmente all’illustrazione dei casi studio, e sono suddivise secondo le tre parole chiave del titolo del convegno (Palinsesti, Reti, Partecipazione). Per ognuna di esse suggeriamo quattro linee di sviluppo.

Sessioni plenarie

A         Lo scenario della mente

B         Progetto, realtà, storicità

C         Riconquista, restauro, rivalutazione

D         Dis-orientamento nei grandi spazi


Sessioni plenarie di sintesi

P         Palinsesti

Q         Reti

R         Partecipazione

 

Temi indicativi per le sessioni:


 A       Lo scenario della mente

             A1       La costruzione dell’immaginario collettivo e dei suoi valori

            A2       Il genius loci

            A3       I luoghi di invenzione

            A4       Percezione e riconquista della natura

 B       Progetto, realtà, storicità

             B1       Dissolvenze del paesaggio e paesaggi urbani in dissoluzione

            B2       Un futuro per il passato?

            B3       Falsi d’autore

            B4       Un passato per il futuro?

 C       Riconquista, restauro, rivalutazione

             C1       Re-invenzione del passato

            C2       La rete dei frammenti nel territorio

            C3       Valori affettivi, culturali ed economici

            C4       Reti della conoscenza tra nuovo e antico

D       Dis-orientamento nei grandi spazi

            D1       I punti cardinali tra simbolo e ricordo

            D2       Gli spazi e la libertà

            D3       Itinerari, tappe e nodi del viaggio

            D4       I luoghi e i tempi dell’aggregazione


Sessioni plenarie di sintesi

P       Palinsesti

            P1        Riuso o reinvenzione

            P2        Il sogno e i suoi tempi

            P3        Modelli e geometrie

            P4        Vita e rappresentazione

Q       Reti

             Q1       Nascita e decadenza delle reti

            Q2       Segni mutevoli e nuove interpretazioni

            Q3       Un nome per i non-luoghi

            Q4       Costruzioni e ribellioni

Q

R       Partecipazione

             R1       Scambio fisico e scambio mentale

            R2       Caratteri persistenti della città

            R3       Potenzialità nella meraviglia del progetto

            R4       Scripta manent: il colloquio intertemporale

 Le sessioni in cui il convegno si articola offrono la possibilità di affrontare i temi in una visione ottimistica che superi le nostalgie per luoghi e tempi non più esistenti, cercando i lati positivi già emersi o ancora potenziali.

La sessione A è dedicata agli aspetti che esaltano il ruolo della mente nel suo rapporto con il mosaico paesistico-culturale. Essa è rivolta soprattutto al processo di sintesi che cerca di riunire i vari sentimenti individuali in una direzione condivisa, che genera le radici dell’immaginario collettivo. Il consolidamento, anche fisico e progettuale, finisce con il determinare il genius loci, spesso contestato dall’architettura moderna, che ne condanna le sue rigidità e il suo possibile conformismo.

 La sessione lascia la libertà di fantasticare anche sui luoghi inesistenti che nascono dalla scenografia, dai film, dalla letteratura e soprattutto dai nostri sogni individuali. Non trascura neppure il richiamo alla natura, sia nell’hortus clausus del giardino, sia nelle ampie distese aperte, sia ancora nel cosiddetto terzo paesaggio, dove avviene la rinaturalizzazione selvaggia a scapito delle costruzioni, delle vie e delle strutture abbandonate

La sessione B è dedicata alla riconquista del mosaico paesistico-culturale. Prevalgono gli aspetti progettuali reali, confrontandosi con i paesaggi e con le città che si dissolvono, ma anche con le invenzioni e con le abili trasposizioni che a volte scivolano nel manierismo o addirittura sconfinano nel falso d’autore. Il motto “un futuro per il passato” viene messo in forma dubitativa, in quanto vi è il rischio dell’immobilismo tipico delle epoche dove la creatività è travolta dalla lettera del politically correct. Il motto “un passato per il futuro”, anticipa i contenuti della sessione P, in quanto considera la possibilità del riuso di ciò che appartiene al passato, svellendolo dalle corrette successioni temporali. Il rischio dell’eclettismo esasperato e del kitsch sono in agguato, come nelle bancarelle dei rigattieri da fiera paesana., perciò anche qui la proposta è in forma dubitativa, a suggerire la libertà di critica da parte dei congressisti.

La sessione C entra nel merito dei temi della sezione B, orientandosi verso la sintesi fra passato e presente. Sottolinea la possibilità della ri-creazione di un passato mitizzato, come spesso avviene in letteratura e nello spettacolo. I frammenti del passato costituiscono una rete che oggi viene possibilmente mantenuta, ma che esigenze di conservazione e di fruizione possono dislocare in modo arbitrario. Sono però da considerare anche i casi di successo, dove i valori personali, sociali ed anche economici riescono a incontrarsi in un giusto equilibrio. Molte piccole località hanno recentemente conquistato questa prestigiosa posizione, sia pure con qualche piccola o grande finzione.

Le reti di informazione fortunatamente permettono la ricostituzione e la rilocalizzazione di scenari diversi, anche se vengono a mancare i valori legati alla fisicità, sostituita da immagini e da simulazioni di realtà virtuale, o addirittura di realtà aumentata, che tanto entusiasmano gli spettatori più giovani, e incuriosiscono quelli più anziani.

La sessione D amplia l’apertura verso i grandi spazi aggiungendovi i piaceri della scoperta e del viaggio. L’intestazione riprende dal libro di Lingiardi il titolo del capitolo 12, Dis-orientarsi. Pur nel rigore metodologico, quel capitolo appare pervaso da una sottile poesia sospesa tra sogno e realtà, tra il ricordo del vissuto e l’immaginario, specialmente quando parla della percezione psicologica dei punti cardinali. Il lettore, guidato dall’esempio dell’autore, è indotto a costruirsi le sue immagini personali di questi punti. E’ un suggerimento rivolto anche ai partecipanti al convegno.

Gli spazi aperti e solitari accanto alle sottili inquietudini trasmettono la gioia della libertà, che oggi è molto sfruttata sia dalla proposta turistica che da quella pubblicitaria. Viceversa i luoghi e tempi dell’aggregazione costituiscono un aspetto importante della socialità, sia in antico, sia al giorno d’oggi. Questo titolo propone la riflessione metodologica che sottostà  ai temi concreti degli esempi della sezione R dedicata alla partecipazione.

La sessione di sintesi P è rivolta all’esemplificazione di un aspetto fondamentale del convegno: la ricomparsa di aspetti perduti del passato nel loro riuso non museale ma diretto a nuove finalità e se possibile a una nuova vita. E’ impossibile presentare una lista completa, ma possiamo inserirvi gli ex-cinematografi, gli ex-teatri, gli ex.stadi, le ex-caserme, gli ex-conventi, gli ex-palazzi reali, per i quali si pone il problema della conservazione e del riuso. Più difficile il riuso degli autodromi, delle fabbriche, delle cascine abbandonate e sventrate della pianura padana, dei luoghi di lavoro fatiscenti che costellano le strade del Veneto, e per molti versi anche l’immenso patrimonio delle ville venete. Quante volte gli architetti, gli urbanisti, gli economisti si sforzano di inventarne le potenzialità, e quante volte il passante inorridisce di fronte al degrado e agli usi impropri e miserevoli cui queste strutture si sono ridotte, anche se forse in questo modo conservano ancora un frammento di vita.

Un altro palinsesto è quello della ricostruzione della vita o di alcune sue sezioni quale avveniva nel passato. La teatralità dei musei della vita campestre o dei mestieri medievali costringe alla riscoperta delle antiche tecniche e ridà impulso ad attività artigianali prima che scompaiano definitivamente.

La sessione di sintesi Q sviluppa il tema delle reti. In primo luogo vi è il tema affascinante della nascita e della morte o trasformazione delle reti, che non esistono solo da oggi, ma si proiettano nei più lontani recessi della civiltà. La rete delle strade romane è un tipico esempio, ma anche le reti di trasmissione dell’informazione quali la posta, le cabine telefoniche, il fax si avviano alla decadenza. Nuovi strumenti modificano la potenza delle reti, almeno sul piano teorico, in quanto nella pratica le nuove interpretazioni di segni continuamente mutevoli obbligano a continui sprechi di tempo per adeguarsi a nuove semiotiche tipiche della società “liquida”.

Le reti favoriscono comunque nuove costruzioni della conoscenza e della progettualità e permettono un confronto molto più veloce che nel passato. I nodi delle reti, anche se è ancora di moda definirli come non-luoghi seguendo Augé, assumono oramai un ruolo simile a quello svolto fino a non molto tempo fa dalle città, divenendo luoghi di incontro anche fisico. Il classico esempio analizzato da più di cinquant’anni è quello dei luoghi di ristoro delle autostrade, dove addirittura più volte avviene di incontrare in modo imprevedibile amici lontani, non diversamente dalle grandi stazioni ferroviarie o dagli aeroporti, altri tipici “non-luoghi”. Il nostro mondo universitario costellato di congressi e di convegni ripropone domande analoghe, che costringono a mettere in dubbio la teoria dei non-luoghi.

La sessione di sintesi R riguarda l’aspetto umanizzante delle strutture reticolari, sia fisiche che mentali. La città da millenni ha sintetizzato questi due aspetti, contrapponendosi alla campagna condannata spesso all’isolamento e alla frammentazione di civiltà. Le pievi sparse nelle campagne per molti secoli sono state uno dei fattori socializzanti così come le fiere e i mercati, che vincevano la debolezza delle comunicazioni distribuendo nel tempo con parsimonia  il loro ruolo: strutture rigide rispetto alla libertà di tempi della città, ma pur sempre utili per la concentrazione di interessi e di attenzioni in prossimità dell’evento.

La partecipazione alla definizione dei grandi progetti è un elemento coinvolgente, anche se talvolta viene riservato a obiettivi di carattere locale o di eventistica di scarso spessore (“che cosa deve fare il commissario tecnico della nazionale?”). Vi è infine il problema della comunicazione attraverso il tempo, specialmente nel lungo periodo. L’istantaneità della comunicazione odierna ha tolto oramai lo spessore temporale di ogni documentazione, privandola dell’elemento fondamentale che da migliaia di anni era costituito dalla scrittura e dalla documentazione grafica. Finora si salvano un piccolo numero di documenti filmati, ma la loro persistenza urta contro la vulnerabilità di supporti sempre più virtuali. Alla fine si rischia di ritornare a quella trasmissione orale che pure ha creato tante opere letterarie ricche di leggende e di fantasia. 

Pagine secondarie (1): Call 2018 English
Ċ
Ting Fa Margherita Chang,
13 feb 2018, 08:15
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