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Torna a casa Lambretta 2010


PERCORSO (circa 2000 Km)



DIARIO DI BORDO

8/06/2010 1° giorno ore 4.47

E' una partenza in salita... il portapacchi fa i capricci... nonostante l' aiuto (verso l' una di notte) di Andrea e Damiano, l' attacco non originale del portapacchi ha ceduto sotto il carico degli zaini. Ho sistemato come meglio potevo... staremo a vedè!
Vo a letto... per così dire... il Simonetti mi aspetta per le 6.30, mi sa che dovrà aspettare un pò di più!!!

 

8/06/2010 

La Lambretta è pronta e carica, dopo varie peripezie dovute al portapacchi sembra essere tutto ok! Alle 6.30 sono sotto casa di Marco e tra le lacrime e le raccomandazioni dei coniugi Simonetti ce ne andiamo a fare benzina.

Lì incontriamo subito il primo iettatore: “belle!!! Anche io sono un appassionato, ho 7 moto d’ epoca! Ma dove andate? Noooo ganzo! Allora in bocca al lupo!!!” e come se non bastasse “ Buon viaggio!”

Non facciamo caso alle sue gufate e partiamo alla volta del primo punto di riferimento da raggiungere: Lucca.

Arrivati a Montecatini primo pit-stop di emergenza… gli auguri avevano già fatto effetto! La moto di Marco dovrà già fare a meno del suo miscelatore, costringendo l’ impavido pilota a farsi la miscela (come me d’ altronde!)

Dopo questo piccolo inconveniente, raggiungiamo Pescia, Lucca, Camaiore, Viareggio, Massa e La Spezia senza grossi problemi. Facciamo una piccola sosta a un passo montuoso del quale non ci si ricorda il nome per una sana pisciatina, dopo di che, scendendo i monti Liguri arriviamo prima a Sestri Levante e poi a Genova! Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhh Genova… che splendida città! Lì ognuno fa che cazzo gli pare, sembra un cantiere perennemente aperto, le macchine e i motorini spuntano da tutte le direzioni, i pedoni si gettano in mezzo alla strada cercando di farsi schiacciare per poi rifarsi con l’ assicurazione, gli autobus si incatricchiano tra di loro… insomma il caos regna sovrano!

Quale miglior posto per rifocillarsi un po’! Convinti da questa atmosfera bucolica ci riforniamo dal peggio discount sulla piazza (avevate mai sentito parlare di salame cotto? Ecco, noi ve lo sconsigliamo vivamente) e ci accampiamo tipo zingari sulle panchine della passeggiata. Ovviamente il tutto sotto un sole cocente.

A questo punto è d’ obbligo il caffè. Ci dirigiamo verso il bar più vicino per incontrare così il secondo iettatore: il barista che dopo averci servito il caffè ci chiede da dove veniamo, dove vogliamo andare e ovviamente termina la chiacchierata con un sentitissimo “Buon viaggio!”

Fu così che istantaneamente il cielò si rannuvolò con conseguente abbassamento della temperatura e un aggiuntina di qualche raffica di vento, ma niente di preoccupante, in queste condizioni meteo abbiamo raggiunto Imperia, Sanremo e Ventimiglia fino ad arrivare sul confine con la Francia.

Superato il confine ci sono volute una serie di inversioni a U per comprendere quali fossero le differenze tra la cartellonistica Italiana e quella francese. Superato anche questo piccolo ostacolo ci dirigiamo un po’ “a tastoni” verso Montecarlo. Qui abbiamo perso un po’ di tempo per girare nel circuito di formula uno, ma dopo 3 o 4 giri, subito dopo aver registrato il miglior tempo della pista ci dirigiamo verso Nizza, città che mai raggiungeremo, perché verso le ore 21.00 abbiamo deciso di buttarsi sulla prima spiaggia che trovavamo, che è quella da dove sto scrivendo.

Con un culo incredibile abbiamo trovato una spiaggia illuminata, con i bagni, le docce e un rubinetto dell’ acqua il tutto a gratis e con una splendida vista su un golfo illuminato del quale non conosciamo il nome. Purtroppo non ce la siamo goduta molto perché le moto hanno avuto qualche piccolo problema negli ultimi km per cui siamo dovuti intervenire: quella di Marco ha rotto il filo del gas (sostituito) mentre alla povera Lambretta, dopo tutto il grande sfrizionare dovuto al traffico cittadino gli si sono appiccicati i dischi della frizione e quando allo stop mettevo la prima facevo delle impennate che sembravo Valentino Rossi (prima che si facesse male). In qualche modo abbiamo aggiustato tutto e abbastanza distrutti e con il culo e la schiena  disfatti ci siamo montati la tenda, abbiamo mangiato un boccone e ora ce ne andiamo a letto.

Sveglia prevista ore 6.00

Notte!


9/06/2010 2°giorno ore 11.30

piccolo aggiornamento... sono connesso da un autogrill, siamo stati costretti ad entrare in autostrada per problemi di tempo.

Tutto fila liscio apparte il fatto che siamo in ritardo sulla tabella di marcia. Tra un ora e qualcosa è previsto l' arrivo a Marsiglia.

La frizione della Lambretta non so quanto durerà ancora... è un pò inguidabile... boh!

Ciao ciao

 

9/06/2010 2°giorno bis ore 23.30

Mamma mia!!! Che Giornata!!! Andiamo con ordine….

Stamattina alle 6 è suonata la sveglia, ma come si poteva immaginare l’ abbiamo lasciata suonare e siamo rimasti a sonnecchiare fino alle 6.30, quando un Bobcat ci ha fatto fare un salto! Due operai avevano cominciato a spandere un cumulo di ghiaia sulla spiaggetta e noi avremmo dovuto smontare tutto prima che ci ricoprissero la tenda. Ovviamente ce la siamo presa comoda… abbiamo acceso il fornellino, abbiamo fatto un caffeino e scaldato il mezzo litro di latte comprato a Sanremo il giorno prima. Il tutto condito da biscotti di seconda scelta da inzuppare (era un offerta di promozione come ha detto la negoziante).

Fatta la colazione ci siamo accorti di aver dormito esattamente  di fronte al porto di Nizza e dispiaciuti di non aver potuto fare un bel bagno in quell’acqua limpida, abbiamo ricaricato come muli i nostri mezzi che alla prima pedalata sono stati felici di riaccendersi.

Mentre ancora non eravamo a Nizza, chi ti incontro? Un tir di dimensioni enormi del nostro caro amico Vannucci Piante. Ovviamente era d’ obbligo la foto e un saluto all’ autista pistoiese che ci ha dato indicazioni per arrivare a Nizza.

Al primo benzinaio ci siamo fermati per fare il pieno e per sfatare definitivamente il mito del fatto che in Italia la benzina costi più che in tutti gli altri stati europei. Infatti  mi è toccato rimpiangere il benzinaio di via Sestini, che nonostante sia sfacciatamente caro non ha mai raggiunto le cifre francesi (da un minimo di 1.40 a un massimo di 1.55€ al litro)

Abbiamo raggiunto senza problemi Nizza, ma visto che tra ninnole e nannole siamo partiti praticamente quasi alle 9.00 siamo stati obbligati a prendere l’ autostrada ( che in Francia non è vietata per i 125cc come il Cagiva di Marco) per  cercare di saltare i centri abitati e avere una media di viaggio superiore ai 50km/h dovuta soprattutto al traffico cittadino e ai mille semafori francesi.

All’ ingresso dell’ autostrada è già panico!!! Alcuni cartelli ci mandano in confusione… sembrava che fosse vietato l’ ingresso alle moto! I cartelli c’ erano veramente, ma due inservienti che abbiamo rincorso per tutti i caselli ci hanno fatto capire (nessuno di loro parlava né italiano né inglese) che potevamo passare.

In autostrada  fortunatamente è filato tutto liscio, con una velocità di 80|90 km/h abbiamo recuperato un po’ sui tempi. Pranzo in autogrill con baguette francese con tanto di mortadella e cacio (sempre dell’ alimentari Sanremese) con gran finale di nutellata!

Qui, approfittando del wifi gratuito abbiamo aggiornato il sito e fatto qualche telefonata.

Siamo ripartiti e siamo usciti prima di Avignon, dirigendosi verso Montpellier. Proprio al casello autostradale, dopo aver già dato qualche accenno (certe fiammate dalla marmitta!!!!) la Lambretta ha smesso di funzionare. A colpo sicuro siamo andati a vedere in che stato era la candela e dopo vari tentativi, abbiamo dovuto sostituirla perché la pipetta non faceva più contatto come doveva, causando una irregolarità nella scintilla, con conseguente accumulo di benzina nella marmitta che incandescente la faceva scoppiare come una pentola di pop-corn

Risolta questa bega  e dopo aver fatto un altro pieno, siamo ripartiti tra le forti raffiche di vento alla volta  Nimes e Monpellier, arrivati qui abbiamo incontrato le prime gocce di pioggia. Ci siamo fermati, abbiamo insacchettato tutti gli zaini, indossato le tute anti pioggia e via, in mezzo acqua e vento siamo arrivati intorno alle 20.00 a  Beizers.  Qui abbiamo fatto un’ altro pieno e abbiamo deciso di portare in fondo quello che ci eravamo prefissati, arrivare a Carcassonne. Il cielo ormai era grigio e con la paura che facesse buio prima del solito e che l’ acqua ci scoraggiasse, siamo filati a tutto gas (nel vero senso della parola) verso  Narbonne, che abbiamo raggiunto in circa 20 minuti. Rimaneva solo da percorrere gli ultimi 50 km. Il culo era  ormai dolente da ore e la schiena mi chiedeva pietà, ma dovevamo arrivare a Carcassonne . Intanto fortunatamente ha finito di piovere, io nel tentativo di accendere il faro a 90 km/h l’ ho fulminato istantaneamente.

Già stavamo cercando un campo dove attendarci, ma con un colpo di culo all’ingresso di Carcassonne abbiamo trovato un cartello che indicava la presenza di un campeggio. Increduli  abbiamo seguito le indicazioni e alle 21.30 eravamo lì. Con il mio inglese fluente abbiamo chiesto se era possibile passare la notte lì e dopo aver ricevuto l’ ok per 10,80€ ci siamo accampati in una piazzola con la nostra tenda. E’ proprio da qui che stiamo scrivendo grazie alla batteria della moto di marco e ad un inverterino da automobile che alimentano il pc.

L’ unico neo è stato quello di dover rinunciare alla cena, ma ci siamo arrangiati con qualche avanzino… tanto per fermare i morsi della fame… ci rifaremo a colazione domani.

A questo punto è tutto, abbiamo percorso più di 500km in un giorno guidando per più di 10 ore. Siamo distrutti ma soddisfatti!

Vedremo cosa succederà domani… la lambretta ha già ricominciato a sfiammare dalla marmitta e la moto di Marco dovrà effettuare il cambio candela.

Buona notte!

Mattia e Marco

 

10/06/2010 3°giorno

Ore 7.30 suona la sveglia nella tenda degli sciagurati… ore 8.00 dopo mezz’ ora finalmente decidiamo di alzarci… ore 8.45 tutto è pronto per ripartire.

Marco accende senza problemi il Cagiva, mentre la Lambretta non ne vuole sapere di partire. Marco allora decide di immolare il suo corpo per cercare di spingermi…………. Tutto invano! Marco rimedia un attacco d’ asma (non sapevo che ne soffrisse!!!!) e quindi, visto che non posso cambiare Marco, cambio la candela alla Susanna. Ovviamente non sto neanche a dirlo… tutto inutile, anzi, oltre al problema dell’ accensione difficoltosa si somma quello del cavo del cambio strappato.

Tranquilli! C’ ho tutto! Rovisto tra i miei ricambi e ovviamente non trovo il filo del cambio (Dovete sapere che avevo ordinato tutti i ricambi dal Vietnam… ovviamente non sono arrivati in tempo e mi sono dovuto arrangiare con quello che avevo). Decidiamo di passare al piano B… riutilizzare il cavo rotto giuntandolo con un bullone. L’ operazione riesce e dopo vari tentativi la Lambretta riparte….

Voi direte oooooooh finalmente! E lo abbiamo detto anche noi… sono le ore 10 e decidiamo di andare a fare colazione nel centro di Carcassonne che scopriamo essere un bellissimo castello medievale. Entriamo e facciamo il giro del paese in due minuti con varie foto alle cose che ci piacevano. Alla fine decidiamo di fermarci a un bar per la colazione… neanche a dirlo… il più caro di tutta la Francia: due cappuccini (da schifo, senza schiuma ma con la panna e con un caffè sbroscia) e due cornetti, il tutto per la modica cifra di 12.80€.

Rinfrancati dalla lauta e economica colazione (dopo un bellissimo autoscatto con lo sfondo del castello) ripartiamo alla volta di Foix. Peccato che dopo 2 km, ancora in Carcassonne la Lambretta con un gran GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR decide di non cambiare più… Ops! Cosa sarà successo? Dal rumore sembra un bel danno!!!!

Comiciamo a chiedere a giro dov’ è l’ officina pià vicina (avevamo capito che il danno era di non immediata soluzione) e dopo varie indicazioni troviamo un Piaggio center, i quali non solo non hanno i pezzi di ricambio Lambretta ma non sono neanche disponibili a prestarci lo spazio per effettuare il lavoro con i nostri attrezzi, volevamo solo aprire il motore per capire cosa era successo.

Un po’ ci prendono per il culo in francese (pensando che non si capisse), poi ci indicano un altro rivenditore Piaggio nella zona industraiale di Carcassonne.

Sono le ore 12.00 e dopo aver assicurato la lambretta d un lampione e gli zaini ben nascosti sotto un telo,  salgo sul cagiva di Marco e ci dirigiamo verso “AG Motors”, l' officina!!!. Arrivati lì ovviamente è tutto chiuso per la pausa pranzo, e mentre aspettavamo che tornasse qualcuno Marco si rende conto di aver rotto la molla della pedalina di avviamento del Cagiva (da questo momento dovrà per sicurezza avviarlo a spinta).

A questo punto un angelo cade sulla terra… un dipendente della AG Motors arriva in anticipo con il suo furgone e dopo avergli spiegato con il nostro (e il suo) inglese fluente il problema si rende disponibile per andare a prendere la Lambretta in centro a Casrcassonne. Per le ore 14 risiamo lì con la lambretta,  in attesa che arrivi il meccanico per spiegargli la situazione e capire se ci può dare il posto per lavorare. C’è voluto un po’ per spiegargli che lui non doveva fare niente al di fuori di darci un posto per lavorare ma alla fine ce l’ abbiamo fatta.

Lui è gentilissimo e ci fa montare la Lambretta sul ponte di lavoro. A questo punto comincia l’ intervento a cuore aperto. Smontato il carter cominciano a uscire pezzi di molle sbriciolate… mmh.. buon segno!!!! Una volta tolto il carter notiamo che le 5 molle della frizione sono da buttare (completamente piegate) e che due parti della frizione che erano tenute insieme da alcuni rivetti speciali, erano completamente divise… i rivetti non c’ erano più ed era impossibile che si trasmettesse il moto dalla frizione al cambio…. Da qui il famoso GRRRRRRRRRR!

C’ è una sola possibilità… chiamare Casalambretta per farsi spedire il pezzo di ricambio. Facciamo parlare il meccanico direttamente con il titolare di Casalmbretta in Francia e lui ci dice che non può spedirlo ma che dobbiamo andarlo a a prendere in una città a 200 Km di distanza. Dico ok, andiamo a informarci per noleggiare una macchina all’ aeroporto e scopriamo che ci vogliono più di 300€ compreso il carburante.

A questo punto Marco mi blocca dal fare questa pazzia e mi chiede di pensare ad altro. Mi viene in mente di telefonare ad una persona in Italia che mi aveva venduto alcuni ricambi, un certo Dean, inglese che vive in Italia e che ha aperto un ‘ officina dove ripara solo lambrette. Lui mi dice che il problema forse è risovibile, devo trovare un saldatore per unire i due pezzi (al posto di essere collegati con i rivetti) e un posto dove trovare delle molle simili a quelle piegate.

Da qui ha inizio un odissea… a questo punto sono le 4.30 del pomeriggio e comiciamo a girare in lungo e in largo Carcassonne per trovare un saldatore. Il primo è un carrozziere e non ha palesemente voglia di farci il lavoro, il secondo dall’ altra parte della città ha finito il gas per saldare (mi ero offerto di saldare io stesso per che il saldatore era via per 4 giorni), il terzo finalmente (Sud Mètal)  alle 17.30 cioè all’ orario di chiusura si rende disponibile a fare il lavoro e tra l’ altro lo esegue con estrema precisione, riportando con 30€ il pezzo alla forma originale. A questo punto (18.30) non rimane che trovare le molle… sembra quasi impossibile riuscirci, perchè a Carcassonne non esistono le ferramenta ma alle 18.45 entriamo in un rivenditore Pegiout che incredibilmente ci trova un kit frizione per uno scooter moderno che monta alcune molle della solita misura di quelle della Lambretta. A quel punto per 38€ compro tutto il kit anche se non mi serviva tutto , e in sella al Cagiva corro con Marco all’ officina dove era la lambretta che intanto stava per chiudere. Noi dentro l’ officina avevamo tutto, ma lì non potevamo rimanere, volevano chiudere ed era già tutto il giorno che gli si rompeva per una cosa o per un' altra. Quindi  decidiamo di tirare tutto fuori sulla strada per rimontare tutto e finire il lavoro.

Sul marciapiede a quel punto c’ era: una lambretta in più pezzi, gli attrezzi a giro,  4 zaini, i sacchi a pelo, i caschi, la tenda… insomma tutto.

Comincia la fase del rimontaggio che termina la sera alle 21.00 (sul marciapiede di una strada tipo via Fermi in  S. Agostino, con l a Susanna in perfette condizioni. A questo punto, felici per aver perso un solo giorno di viaggio, ma distrutti per non aver nè mangiato nè bevuto dalle 9 di mattina, ci mettiamo in cerca di un posto per mangiare.

Approfittiamo del Mc Donald (con wi fi gratutito) e facciamo una bella sgranata di quei panini che non sai cosa c’ è dentro e le farie telefonate per dire ai parenti e alle rispettive fidanzate che eravamo vivi e che tutto era sistemato, poi cerchiamo dove mettere la tenda . A quell’ ora (22.30) ci dobbiamo accontentare di un postuccio… un campo accanto al casello autostradale… è un po’ squallido, ma non ce la facevamo più. (precisamente sotto un palo dell' alta tensione)

Montiamo la tenda, nascondiamo le moto dietro a un cespuglio e ce ne andiamo a letto. Eccoci qua, giornata terminata,  sveglia prevista per le ore 7.30…. Giornata Devastante ma a suo modo bella… quante persone abbiamo incontrato, quante lingue abbiamo parlato, quanti “no” abbiamo sentito, quanti “sì”, quante baguette sotto le ascelle abbiamo visto, quante cartoline abbiamo promesso di mandare da Zumaia ai vari personaggi che ci hanno aiutato a Carcassonne nel caso arrivassimo…

Sicuramente questo non è tutto, non vi potete immaginare il numero di km fatti per Carcassonne a piedi e in moto e il numero di officine e negozi in cui siamo entrati, senza contare il numero di persone che abbiamo fermato per la strada per chiedere informazioni. Possiamo dire di conoscere meglio una città come Carcassonne e le sue possibilità di qualsiasi altra città in toscana al di fuori di Pistoia!!!!1

Per oggi è tutto, vedremo se domani arriveremo a destinazione! Io credo proprio di sì! Chi ci ferma?

Buona Notte!

Mattia e Marco


11/06/2010 4°giorno

Ore 7.30 oltre a qualche tir, come di consueto la sveglia ci sveglia. Quando sono ben sveglio, mi rendo conto che Marco, che doveva essere già sveglio, non era sveglio. Allora decido di risvegliarlo dicendogli: SVEGLIAAAAAAAA! Marco, detto lo sveglio, si sveglia dicendo: sono sveglio, è inutile che mi fai la veglia per vedere se sono sveglio e che mi mi svegli quando la sveglia mi ha già svegliato. Capito Mattia? Datti una svegliata!!!!

A questo punto come al solito, smontiamo tutto e dopo esserci resi conto di non avere neanche una goccia d’ acqua per bere e per lavarsi i denti decidiamo di partire alla volta di Zumaia!!!

Ci separano dall’ arrivo circa 470km e come prima tappa decidiamo di arrivare fino a Foix per fare colazione. Niente di particolare accade in questi primi 70km e la frizione aggiustata ieri sembra funzionare senza problemi, solo il cambio  ogni tanto si inceppa un po’. Arrivati a Foix scopriamo anche qui la presenza di un bellissimo castello (più piccolo di quello di Carcassonne) e dopo aver fatto un paio di foto siamo andati  a fare colazione. (ore  9.30) Io mi rifiuto di prendere il caffè e opto per un bicchier di latte, mentre Marco insiste con il cappuccino (ennesima sbroscia) entrambi accompagnati da una mega-meringa . Il tutto come al solito trattati nel cosscio, alla modica cifra di 7€. Ripartiamo di gran carriera verso  Tarbes e da qui verso Pau  facendo un piccolo tratto di autostrada. Costretti a uscire perché stava finendo la benzina e la Lambretta già singhiozzava, dopo il pieno abbiamo deciso di fermarci a pranzo, dopo  aver preso un ‘ acquata colossale dove abbiamo scoperto che le tutte anti acqua del fratello di Marco erano poco anti e tanto acqua. Una volta pranzati e asciugati in qualche modo, ci rimettiamo tute e impermeabili e continuiamo sotto l’ acqua ( a momenti) fino a Bayonne. Qui facciamo una sosta di una quarantina di minuti  tanto per avere tempo di incontrare un ubriaco che diceva di essere italiano e un tipo uguale a Babbo Natale però in ciabatte.

Appena ripartiti il cagiva comincia a perdere pezzi.  Alla prima buca, il cofanetto laterale sinistro (quello con il preziosissimo logo originale Cagiva) cade per terra graffiandolo un po’ e soprattutto facendo smarrire il pomellino che lo tenefa fermo. Marco con un gesto fulmineo, inchioda nel bel mezzo della carreggiata e fermando il traffico (3 corsie) cerca di evitare che il cofanetto venga distrutto dalle macchine.

Riesce nel suo intento ma ci vorranno un paio di giri per il viale per ritrovare il tanto agognato nottolino.

Arivia! Si riparte e da qui è tutta acqua… la strada sale sui Pirenei fino a incontrare il confine con la Spagna, dopo di che  tra vari Sali-scendi arriviamo da prima a San Sebastian (in lingua basca “Donstia”) e dopo una 30ina di Km arriviamo a destinazione fradici e infreddoliti come pucini! Ma ce l’ abbiamo fatta… Zumaia era lì… a 1 km!!!

Qui dopo poco ci viene incontro Andres ch, incredulo dei mezzi che ci avevano trasportato,  dopo averci salutato e  accompagnato dal benzinaio di fiducia a fare il pieno ci porta fino al nostro ostello, il “ Santa Klara”.  Il posto è spettacolare, l’ ostello, come avevo visto quando ho prenotato (grazie allo spagnolo fluente dell’ Adele) sta sulla costa a strapiombo sull’ oceano e domina tutto il golfo di Zumaia… che meraviglia! Ma le sorprese non finiscono qui, dopo che andres ci ha fatto da interprete con i padroni dell’ ostello entriamo in camera…. Camera doppia bellissima con bagno enorme e finestra con vista sull’ oceano… il tutto per  40 euro a notte.

La giornata non finisce qui, Andres ci porta subito giù in paese dove i suoi amici ci aspettavano per cenare con noi (sono le ore 22.30) in un pub. Qui ci ritroviamo a mangiare dei panini incredibili, tipo mezza baguet calda, ripiena di prosciutto, patate fritte, peperoni, varie salse piccanti e non e un uovo fritto…. Che bomba! Ovviamente uno non basta e tra lo stupore dei baschi ne prendiamo un altro… avevamo una fame bestia!!!

Nel frattempo facciamo conoscenza con gli amici di Andres, un gruppetto di una decina di ragazzi simpatici che incuriositi dalla nostra avventura ci facevano un sacco di domande, ci offrono una specie di sidro tipico di Zumaia e poi un alcolico anche questo famoso nella loro zona. Con un tasso alcolico già discreto ci invitano a dargli 5€ e a seguirli. In poche parole loro raccolgono i soldi da tutti  e poi girano tutti i pub di zumaia  prendendo una birra per uno finchè non finiscono i soldi. In Italia con 5€ ci prendi al massimo due birre, qua non so come ma siamo tornati all’ ostello alle 3 di notte dopo 5 birre a testa… è incredibile come per loro sia come bere acqua e il fatto che non ti puoi rifiutare di berle con loro…

La cosa importante è che siamo arrivati senza nessun ulteriore problema… ora siamo un po’ ciucchi dalla stanchezza e dalla birra e ce ne andiamo a letto (dopo una grossissima doccia) perché domani Andres ci farà da Cicerone con un suo amico e ci porteranno a vedere un po’ della costa basca e Bilbao!!!

Buona notte e salute a tutti!

Mattia e Marco

P.S. il tempo è brutto ma l’ oceano è bellissimooooooooooooooooooooooooooooo!


12/06/2010 5°giorno 

Che bellezza dormire in un letto  vero!!! E che letto! La stanza è veramente uno spettacolo, oltre alla splendida vista sull’ oceano abbiamo anche la televisione, e la radio per sentire tutte le news basche….

Purtroppo non abbiamo dormito un gran che, tra le mille birre e la redazione del diario di bordo, siamo andati a letto quasi alle 4 e stamani alle 9.30 Andres e Ebellio (non so se si scrive così) sono venuti a prenderci in macchina per farci fare un tour. Il programma avrebbe dovuto essere il seguente: in mattinata una gita veloce attraverso la costa basca (con soste nei paesi più caratteristici e nei punti dove la visuale era particolarmente bella) e poi dovevamo essere a Bilbo (Bilbao) verso le 13.00 per pranzare e stare fino alle 17  in giro a fare i turisti. Il tempo è poco e visitare i luoghi più importanti della zona in 3 giorni sarà un’ iimpresa.

L’ Impresa si rende ancora più difficile viste le condizioni atmosferiche, per tutto il giorno saremo seguiti dalla pioggia che alla fine ci impedirà di andare a Bilbao. Dopo aver visitato qualche paese sulla costa (Deba, Muntku, Ondarroa, Lokeitio, Elanxtobe, Gernika e Bermeo) decidiamo che vista l’ ora è meglio fermarsi per mangiare e con questo tempo è meglio tornare verso Zumaia per visitare i paesi vicini ma dall’ altra parte. Vediamo così nel pomeriggio Getaria e Zarautz, la prima più piccola di Zumaia e la seconda un po’ più grande ma sicuramente  con più importanza turistica data la lunghissima spiaggia e la tipica passeggiata sul mare che possiede.

A questo punto abbiamo fatto le 19.00 e ci siamo visti, anche se velocemente, dei bellissimi scorci e panorami tipici di queste zone. In attesa di poter andare a Bilbao (rimandato a Lunedì) facciamo ritorno a Zumaia, dove alle 22.30 ci attendono il solito gruppo di bevitori assatanati per altri due di quei panini incredibili e il solito giro delle sette chiese!!! Solo a pensarci era già un problema. A cena se ne va la prima birra accompagnata dal panino “special” e da quello con la tortillas di patate e dopo via… fuori i soliti 5€ e parte il giro… parlando e chiacchierando di tutto e di più arriviamo alle 2.45 e dopo che Marco aveva cercato di nascondere le ultime due birre in evidente difficoltà  dicendo che aveva uno stomaco gonfio come un rospo  e io che al posto dell’ ultima birra ho optato per la mia cara coca (sperando che mi aiutasse a digerire i due panini), decidiamo di lasciare quelli che erano rimasti per tornare al “Santa Klara”.

Anche per oggi abbiamo terminato, purtroppo le previsioni metereologi ci sono contro (è prevista acqua sia domani, lunedì e martedì) ma noi non ci facciamo intimorire…. Io il bagno nell’ oceano lo faccio anche se diluvia… per ora aspetto… ma se piove fino alla fine io mi butto ugualmente!!!

Buona notte!

Mattia e Marco (vi saluta anche se dorme)


13/06/2010 6°giorno

La mattina viene dedicata in parte al riposo delle membra, ce ne stiamo a letto fino alle 10.00. Dopo di che una doccia e via!!! Andres ci aspettava in paese alle 11.30 per poi visitare a modino  Zumaia. Il centro del paese e il porto li avevamo già visti, quindi decide di portarci a vedere i punti panoramici. Che spettacolo, uno più bello dell’ altro!!! Ovviamente il tempo non è dalla nostra e il così detto “sirimiri” (in Euskara la lingua basca sta per pioggerella fine fine ma insidiosa), non ci lascerà in pace per tutto il giorno.

I panorami a picco sull’ oceano che abbiamo visto sono incredibili e non so se le foto potranno rendere l’ idea, veramente troppo belli per essere descritti a parole. Oltre a quelli ci ha portato nella baia rocciosa (una specie di golfo) che è stata creata dall’ impatto di un meteorite enorme che gli studiosi ritengono sia quello che ha provocato l’ estinzione dei dinosauri.  Questa parte rocciosa pare che sia un punto strategico per gli spacciatori di cocaina che sono stati trovati più volte dalla polizia e per non farsi beccare con “la roba” sono pronti a buttarla nell’ oceano. Il fatto curioso è che alcune volte sono stati ritrovati sulla costa di Zumaia alcuni pacchi con 1 o 2 Kg di cocaina che l’ oceano ha reso dopo un po’… io mi immagino l’ innocente bambino che mentre fa un castello di sabbia si ritrova tra le mani due chili di cocaina… qui son tutti pazzi!!!

Dopo di che siamo saliti nel punto più alto di Zumaia, dove sorge una piccola chiesetta anche questa a strapiombo sul mare… una meraviglia! Senza parole…

La mattinata è termintata e Andres come ci aveva già anticipato, ci invita a pranzo con tutta la sua famiglia alla “società”. Le società non sono altro che alcuni locali di cui la gente (che fa parte delle società) può usufruire per fare pranzi o cene. In questo caso suo fratello fa parte della società sportiva dei canottieri di Zumaia e quindi grazie a lui tutta la famiglia può usare gli spazi della sua società.

A pranzo siamo 9; Io, Marco, Andres, mamma, babbo, fratello, sorella con relative mogli e mariti, più Lander, il nipote appena nato di Andres (figlio della sorella). Sono una famiglia fantastica e ci accolgono come se ci fossimo conosciuti da sempre. Il babbo di Andres poi è simpaticissimo, è stato tutto il tempo a parlarmi in spagnolo di sport, dell’ Italia e di Berlusconi, ma essendo originario dell’ Andalusia aveva una parlata molto veloce e io più di una volta ho dovuto dirgli “Se non abla mas lientamente jo no comprendo una cippa!!! Comprendo poco anche l’ italiano… figuriamoci lo Spagnolo!!!” Lui rideva e poi ricominciava a parlare fitto fitto come se nulla fosse…

Ma parliamo del pranzo: abbiamo cominciato con una insalata di anguille, poi una pajella con carne e pesce e poi una grande grigliata di carne condita con una salsina a base di aglio buonissima ma che ti faceva venire una fiatella da stendere un cavallo e del buon vino rosso. Per finire un dolce simile alla panna cotta, caffè (finalmente quello spagnolo è decente!!!) e ammazzacaffè (Ruavieja Licor de Hierbas).

Sull’ insalata di anguille ero un po’ titubante inizialmente, ma si è rivelato un piatto interessante. Era formato da anguille piccole (tipo spaghetti), lattuga, pomodori secchi, peperoni e cipolla, conditi con sale olio e aceto. Non male!!!

Dopo pranzo, salutati tutti con la promessa di tornare, il fratello di Andres ci accompagna a Donostia (il nome in Euskara della città di San Sebastiano) per visitare la parte vecchia della città e per andare a vedere la finale di campionato della lega spagnola… la Real Sociedad (squadra di San Sebastian) aveva lo scontro decisivo per la promozione in prima divisione.

E’ stata una cosa incredibile, siamo rimasti nei dintorni dello stadio fino alla fine della partita.. la gente fremeva e intanto gli amici di Andres ci avevano raggiunto. Ci siamo fermati a un bar per vedere la partita e già lì era un delirio. In tutti i bar intorno allo stadio la gente era ammassata dentro per vedere la partita e sotto l’ effetto delle birre cantava a squarciagola. Ovviamente Andres e i suoi amici non potevano essere da meno… e di conseguenza anche noi! In un attimo eravamo diventati tifosi sfegatati della Real Sociedad e dopo l’ 1-0 sul rigore e il 2 -0 rassicurante la gente non sapeva più come arreggersi… al fischio finale… una città intera è esplosa e un’ ondata di gente festeggiante ci ha sommerso.

Tra la ressa siamo entrati nello stadio per fare due foto… incredibile, è enorme ed era pieno di gente… più o meno 30.000 persone… più tutte quelle fuori che festeggiavano al maxischermo… insomma una vera bolgia.

Quello che c’ è da dire è che era una bolgia controllata, una bolgia ordinata, dallo stadio, nel mezzo al caos si vedevano uscire famiglie con i bimbi di 4 o 5 anni… in quale stadio italiano sarebbe stato possibile? Penso nessuno!

E’ cominciata la fiesta e c’ era birra ovunque, il giro delle birre della sera è stato anticipato di qualche ora e si è protratto nei dintorni dello stadio tra canti, balli, gente che faceva il bagno nelle fontane, gavettoni e cortei fino alle 10 di stasera, ora alla quale siamo dovuti venire via perché avevamo l’ ultimo autobus (per la cronaca pulitissimo e senza neache una scritta di pennarello) per tornare a Zumaia, dove abbiamo cenato a casa di Andres, dove la mamma ci ha preparato cena alle undici di sera (l’ ennesima cena enorme a base di pomodori, tortilla di patate immancabile e una piattata di carne di pollo drogata in modo veramente incredibile)

Verso le undici e mezzo abbiamo lasciato Andres perché potesse andare a letto (domani lavora) e ci siamo diretti verso il “Santa Klara”.

Ora sono le 3 di notte, Marco si è addormentato da un po’ e io non voglio andare a dormire perché questi giorni passano troppo  velocemente… di sottofondo c’ è il rumore dell’ oceano che sbatte sulla montagna… che bello…

Buona notte

Mattia e Marco


14/06/2010 7°giorno

Come tutti i giorni la sveglia suona intorno alle 8.30, ma questa volta la stanchezza si è fatta sentire…. Con un movimento automatico butto il braccio sul comodino e spengo la sveglia, dopo di che, apro gli occhi… e sono le 10.00.

Marcooooooo!   E lui dall’ oltre tomba… “ooooooooh”. Stamani s’ è dormito…. Sono le 10.00!!! Moviamoci che sennò non ci tocca neanche la colazione!!!

Il bello è che quando siamo arrivati giù per la colazione non è che non la servivano più, ma proprio si sono scordati che due persone erano ancora all’ ostello, visto che è lunedì e che tutti gli altri erano partiti.

Sconsolati decidiamo di andare in paese a fare colazione e a comprare le tanto attese cartoline. Bene!  Al bar intanto la prima gag della giornata: prendiamo un caffè e un cornetto e ci mettiamo seduti a un tavolino. Una  vecchina, appena capisc attacca subito bottone sventolandoci davanti il giornale:  “Avete visto? La  Real sociedad in primera divisione” E noi con il nostro spagnolo toscaneggiante “ eh sì, eravamo là anche noi” A quel punto (forse per una “c” strascicata di troppo, capisce che non siamo del posto “Da dove venite?” e noi “Italia”, e lei “Ahhhhh!!! Berlusconiiiiii” e noi” eh sì… purtroppo sì!!!”

Dovete sapere che perlomeno una volta al giorno questa scenetta si è ripetuta cambiando solo il personaggio che avevamo davanti… tutti ci prendono per il culo da diritto e da rovescio grazie anche al nostro beneamato presidente del consiglio.

Finita la scenetta quotidiana e fatta colazione, compriamo le cartoline e proprio quando stavamo per partire alla volta di Bilbao…ta-daaaaan! La lambretta ci presenta il suo problemino giornaliero… non ne vuole sapere di partire… è un po’ che scoppietta quando è accesa e in certi momenti (soprattutto a gas aperto) è veramente inguidabile.

Si susseguono vari tentativi di accensione  quando a uno di questi…. Swisssshhhhh!!! La cremagliera della pedalina si sbocca completamente diventando liscia come un culo di un bambino…. INUTILIZZABILE!!!

Da questo momento in poi, per la parità dei sessi, farò compagnia a Marco accendendo la Lambretta solo a spinta (pesa 200 kg di suo più 2 zaini di cui uno pieno di attrezzi e una tenda). La notizia buona è che sostituendo la candela la Susanna ha deciso di risvegliarsi anche se il problema dello scoppiettio rimane.

Sono le ore 13.00 e partiamo per Bilbao… circa 90 km… ovviamente tutti sotto la pioggia abbastanza insistente. Mezzi come al solito (ormai ci stanno crescendo le  branchie) entriamo in Bilbao e parcheggiamo i nostri potenti mezzi accanto al museo guggenhein (rigorosamente chiuso per toglierci ogni dubbio).

A questo punto ci buttiamo a giro per un paio di quartieri di Bilbao (niente di incredibile, una città abbastanza industriale con la caratteristica di avere un po’ di palazzi strani, della serie vuoi vedere che lo fo più storto del Gughenaim e dei bei giardini)

Nel franmentre pranziamo a forza di pinchios (in teoria uno spuntino tipico servito nei bar) e subito dopo… altra divertente scenetta… questa volta vi propongo un classico: Marco ha perso le chiavi della moto, peccato che questa volta la scenetta è girata a Bilbao!!!

Non sto a farvela lunga, tanto più o meno il copione è sempre il solito, cerca di qua, cerca di là… domanda ai vari bar dei picco, svuota lo zaino sul marciapiede… e alla fine le chiavi dove sono? Infilate nella moto e proprio in quel momento un poliziotto era lì davanti che si chiedeva chi potesse essere il piro che aveva lasciato le chiavi nel lucchetto (sicuramente avrà pensato: “ AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAhhhhhhh!!! Italiani!!!!”

A questo punto, sono le ore 19.00 e decidiamo di tornare a Zumaia, dove Andres ci aspettava per le 20.15 a un bar per cenare e vedere la partita dell’ Italia con lui. Il viaggio di ritorno è scoppiettante e umido come al solito (tra l’ altro non vi ho raccontato della tempesta che c’ è stata a Bilbao, se prima eravamo mezzi ora non ho più parole per descriverci). Arrivata a Zumaia dobbiamo arrenderci all’ idea di non poter fare il bagno nell’ oceano e proviamo a rimandarlo a domattina prima di partire.

La partita l’ avrete vista anche voi, noi ce la siamo vista davanti a l’ ennesimo piatto tipico basco!!!

Beh… che dire, dopo un po’ di chiacchere e il pareggio deludente, ci siamo avviati alle moto e abbiamo salutato Andres… veramente un grande!!! Ci ha ospitato veramente in tutti i sensi e ci ha presentato il suo popolo e la sua terra come veramente nessun altro poteva fare, ci ha dedicato un sacco di tempo e gliene siamo molto grati. Dopo un momento quasi commovente ci salutiamo e ringraziamo definitivamente dopo che Andres ci ha fatto mille raccomandazioni su Barcellona (dice che là daremo un po’ nell’ occhio e che dobbiamo stare attenti a non farci rubare tutto).

A questo punto, sotto un sirimiri insistente ce ne torniamo all’ ostello in cima al monte, prepariamo gli zaini per domani e ora vi salutiamo per andare a letto, speranzosi di poterci alzare e correre giù alla playa per fare il bagno… abbiamo deciso di farlo anche se piove!!!

Da Zumaia è tutto…. Linea allo studio!

Mattia e Marco


15/06/2010 8°giorno

Come da programma per aver tempo di fare il tanto anrelato bagno nell’oceano la sveglia suona alle ore 8.30. Spenta la sveglia appena i nostri sensi si sono un attimo risvegliati cominciamo a sentire uno scrosio insistente provieniente dall’esterno..ovviamente pensiamo che l’agriturismo stia provando un impianto di irrigazione da vari ettolitri al minuto fino a quando , aprendo la finestra Marco esclama:DIO CI HA PRESCELTO,  DOBBIAMO COSTRUIRE UN ARCA…. IL 2° DILUVIO UNIVERSALE!!Da questa bischerata credo abbiate capito che fuori stava diluviando e che l’ipotesi del bagno nell’oceano (per quanto noi si possa essere pazzi da legare) si stava allontanando sempre di piu’. Quindi in attesa della colazione che viene servita alle 9.00 decidiamo di rigirarci nel letto per un'altra mezzoretta. Le 9.00 arrivano, facciamo colazione e dalla tv nella sala da pranzo appuriamo che i Paesi Baschi nella nottata sono stati attraversati da un ondata di maltempo che ha causato anche un paio di dispersi in mare.

 Svuotiamo la camera dalle ultime cose e carichiamo le moto in attesa dei padroni dell’ostello per poter saldare il conto.  Senza nemmeno accorgersene dall’orizzonte si intravedeva una cosa rotonda chiamata sole del quale noi avevamo perso il ricordo e che in qualche minuto ha avuto la meglio sulle nuvole…ERA UN SEGNO! Salutiamo e ringraziamo in fretta e furia i padroni e dopo qualche foto al paesaggio illuminato dal sole ci fondiamo a tutta birra (per non perdere il vizio) verso la spiaggia. In 2 secondi eravamo già in costume e pronti alla più grande congestione della storia. Dopo qualche attimo di titubanza… 1…2…3… VIA!! CORSA URLANTE VERSO L’ACQUA. Dopo alcune imprecazioni dovute allo shock termico cominciamo a prendere confidenza con le onde facendosi trasportare sulla spiaggia brasandosi completamente il petto. Purtroppo è tardi, dobbiamo andar via e il nostro bagno dura circa 15 minuti. Ci asciughiamo, ci rivestiamo, doccia per mandar via il salmastro (In Italia introvabile se non sei ad un bagno a pagamento ) e partiamo alla volta della nuova tappa che a causa del minor tempo a disposizione non è più Saragozza ma decidiamo di tagliare più sotto i pirenei.

Seguiamo per Pamplona e in mezzo alle montagne siamo costretti a fermarci per paura di causare un danno irreparabile alla Lambretta dovuto al suo continuo scoppiettare. Fermati in uno spiazzo di servizio (tra l’altro panorama incredibile) Telefono a Dean (quello che mi aveva aiutato telefonicamente a Carcassonne per la frizione) per un consulto tecnico. Seguendo il suo consiglio decido di collegare un condensatore aggiuntivo alle bobine della lambretta (la parte che produce la corrente per fare la scintilla). Gli attrezzi necessari per la seguente operazione sono: un condensatore di ricambio, saldatore a stagno con relativa pasta, inverter per generare la 200V dalla batteria della moto di Marco e attrezzi vari. Ovviamente appena tirato fuori tutto il necessario il tempo peggiora istantaneamente ed arriva il momento del Sirimiri quotidiano (l’ennesima acquata). Nonostante tutto riparati da qualche sacchetto nero cominciamo l’operazione che si rivelerà fattibile grazie alla corrente rpesa dall’accendisigari di una macchina che sostava li per caso. (la batteria del Cagiva si era scaricata). Il tutto dura una quarantina di minuti. Il risultato di questa ennesima operazione è perfetto; la Lambretta non scoppietta più e funziona benissimo. Arriviamo a Pamplona alle 17.00 circa e decidiamo di “pranzare”. Baguette con affettato e filadelfia ed un caffè nel “Valiani” di Pamplona. Arivia… sono le 18.00 e ci lasciamo alle spalle Pamplona per dirigerci verso Hesca . La strada comincia a salire di nuovo mentre, la temperatura comincia a scendere. E tra raffiche di vento che ci spostavano le moto e qualche momento di pioggia dopo una sosta da un benzinaio d’altri tempi, notiamo al’orizzonte in una spianata in mezzo ai pirenei un paesetto arroccato in cima ad un colle. Decidiamo di raggiungerlo per  accamparsi per la notte.

Con nostro frande stupore ci accorgiamo che il paese è praticamente deserto ma di una bellezza unica. Con una vista a 360° sui Pirenei che ci circondavano. Con il trapelare di qualche raggio di sole i colori sulla valle rendono il paesaggio ancora più spettacolare.  Qui come altitudine dovremmo essere all’incirca a 1000 m ed intorno a noi vediamo i Pirenei innevati (immaginate voi la temperatura).

Individuato l’unico bar del paese, ne approfittiamo per un caldo caffè e chiediamo informazioni sulla possibilità di attendarci subito fuori dal paese. Una volta individuato il prato che ci avrebbe ospitato…. Eccoci qua, tenda montata, cena arrangiata con un po’ di troiai… ari caffè in tenda , è un po’ freddo è un po umido ma dovremmo riuscire a riposarci un po.

Da Bardùn è tutto a voi la linea buona notte.

Mattia e Marco


16/06/2010 9°giorno

Alla solita ora suona la solita sveglia che come al solito sta ad indicare che è l’ ora di alzarsi. Dopo la solita “foto di rito” al nostro accampamento, facciamo fagotto e dopo aver avviato le moto giù per una discesa in un campo, ci dirigiamo al mitico quanto unico bar di Bardùn  per fare una grossa colazione.

Carichi di nuove energie salutiamo il paese e il suo panorama indimenticabile seguendo le indicazioni per Huesca (circa 80km). I primi 30 km ci regalano gli ennesimi paesaggi indimenticabili…. Sembrava di essere nei canyon americani… un lunga vallata scavata nella roccia da un torrente bellissimo. Tra una sosta e l’ altra per godere qualche minuto dello spettacolo naturale usciamo definitivamente dalla zona Pierenei e in una quarantina di minuti (dopo un attraversamento del torrente su un ponte strettissimo) arriviamo a Huesca, una piccola città moderna nata dall’ aggregazione di altri paesini limitrofi (tipo Bardùn ma ormai abbandonati). Da qui proseguiamo per Lleida, nel tentativo di recuperare il tempo della tappa precedente, tocchiamo punte anche di 100/105 km/h riuscendo così ad arrivarci per pranzo (ore 16.00). Lleida sembra una città abbastanza bruttina, fino a quando, nel tentativo di cercare il centro per il caffè più costoso del paese, vediamo che sulla sommità del colle sorge un castello… indovinate un po’ voi??? Incredibile!!!!

Nonostante fossimo in ritardo decidiamo che non potevamo non andare a vederlo…. Giro intorno al castello, foto ai panorami, caffè da 1.5€ (Carcassonne ancora imbattuta) e dopo un’ oretta siamo pronti per ripartire. Ma intanto le moto cariche con tutti gli zaini dove erano? Come al solito sul marciapiede nella speranza che durante la nostra visita nessuno rubasse niente (e per ora non è mai successo in nessuna città).

Ripartiti da Lleida facciamo rotta verso Barcellona… ultima tappa importante del nostro viaggio. Fino ad adesso la giornata il meteo di oggi ci aveva graziato regalandoci un bel sole.  Arriviamo fino a Barbastro senza problemi e decidiamo di fermarci per annaffiare gli ulivi circostanti. Dopo aver inondato quello che sembrava quasi un deserto e aver raccolto alcuni minerali (che Marco sostiene essere sicuramente al 100% veri e originali cristalli di Quarzo…. Io non credo…) ripartiamo a bomba per Barcellona seguendo la statale.

All’ orizzonte… stranamente… una tempesta in arrivo!!!! Ma non era sereno???? Esatto… lo era… ma ora basta!!! Dopo che ci siamo resi conto che la statale puntava proprio dritto verso l’ occhio del ciclone e già all’ orizzonte le saette ci facevano “ciao” (come le caprette di Heidi), ci fermiamo un attimo per eseguire la solita vestizione insacchettazione degli zaini (e delle scarpe  per marco).

A questo punto testa bassa e dritti verso il temporale (mancavano 100km a Barcellona). Le prime gocce non tardano ad arrivare e a trasformarsi nel solito diluvio e mentre mi accorgo che dalla zip del mio impermeabile entrava acqua come nient’ anfusse, come se non bastasse, il nostro corpo viene mitragliato con una grandinata ovviamente incredibile. Io non so a che velocità cade un chicco di grandine, ma se la sommiamo agli 80 km/h a cui andavamo (non potevamo andare più piano perché i mille TIR ci avrebbero schiacciato), si fa presto a fare un conto della velocità con cui ci arrivavano addosso questi sassi.

Rischiando la frittata ci fermiamo in corsia di emergenza sotto un  cavalcavia e attendiamo che perlomeno la grandine cessi.

Dopo qualche minuto, proviamo a ripartire ma ovviamente la Lambretta non ne ha voglia. Capiamo dopo che molto probabilmente l’ acqua era entrata in ogni sua parte e facendo massa l’ impianto elettrico un po’ ovunque era impossibile la scintilla alla candela. Dopo essere stati un po’ vermi e aver fatto defluire l’ acqua dell’ impianto elettrico decide di ripartire e ci ributtiamo sotto la pioggia. GLI 80Km Più LUNGHI DI TUTTO IL VIAGGIO. Piove fino a 10 km da Barcellona!!!!!

A questo punto il più è fatto, giriamo alla ceca per Barcellona finche non intoppiamo (dopo aver chiesto informazioni) in uno squallido ostello in piazza Sants.

Scarichiamo tutto, ci diamo una cambiata ai vestiti fradici e riusciamo in cerca di un posto dove cenare (ore 21.30).

Piattata tipica con un po’ di tutto (patate fritte, pollo, uovo affrittellato, insalata ecc. ecc..), una cerveza Estrella, un giro nei dintorni e poi di nuovo all’ ostello per fare una dormita in attesa del giorno seguente dove dovremmo vistare Barcellona in lungo e largo!!!

Siamo distrutti, felici di essere arrivati e tristi per essere all’ ultima tappa…

Notte!

Mattia e Marco


17/06/2010 10°giorno

Ore 8.30 la sveglia suona e noi decidiamo (come sempre) di grogiolarsi ancora per quei 20 minuti canonici necessari ad un corretto risveglio. Ci alziamo, ci sciacquettiamo e riordiniamo i bagagli. Avevamo deciso di girare Barcellona utilizzando solo la moto di Marco per comodità e quindi decidiamo di andare giù alla reception a chiedere se era possibile lasciare gli zaini fino a sera al’ora di cena . Quando scendiamo per chiedere questa informazione ci vedono con alle spalle solo 2 zaini e non esitano a dirci che non c’è nessun problema; a quel punto saliamo in camera per prendere i VERI BAGAGLI: sacchi a pelo, moduli, tenda, altri 2 zaini, sacchi neri ecc.ecc.ecc. Appena scendiamo esclamano: ahhhhhh… ma purtroppo ormai ci avevano detto che non c’era nessun problema quindi….

Marco era già stato a Barcellona e da buon cicerone consigliava vivamente la visita al parco di Mirò anche se nella sua testa intendeva quello di Gaudì. Una volta trovato il parco di Mirò (che esiste a Barcellona), essersi accorti che non eravamo nel posto giusto ma soprattutto che le chiavi dell’albergo erano rimaste in tasca mia, torniamo all’albergo per restituirle (per ritrovare la strada giusta in quel caos di traffico ce n’è voluta!) .

A questo punto…. Briefing. Dov’è il parco di Gaudì? Esattamente dall’altra parte della città e quindi, visto che era di strada, decidiamo di andare alla Sagrada Famìlia. Noi che ci siamo stati ieri oggi vi possiamo dire che ormai i lavori sono ultimati, stavano mettendo il battiscopa. Con 12 euro facciamo il biglietto sia per quello che per la casa museo di Gaudì. Facciamo il tour dentro il cantiere più grande di tutta Europa. Inutile spendere parole per descrivere la particolarità e la bellezza dell’architettura della Sagrada.

Usciti dai cantieri comunali barcellonesi ci dirigiamo verso il parco di Gaudì e all’interno, dopo le foto di rito con la mano dentro la lucertola (per sicurezza ce le abbiamo messe tutteddue), dopo quelle sulla terrazza più alta e dopo la visita alla casa museo di Gaudì, arrivati dove tutti gli altri pensano sia il punto più alto del parco con vista sensazionale, contemporaneamente ci giriamo ed il nostro sguardo si posa sulla vetta di una collina che a prima vista sembra inarrivabile ma…. NON PER NOI! Senza neanche consultarci partiamo e percorrendo due piccoli sentieri sterrati diversi facciamo a gara a chi arriva prima in cima e Marco (detto il grasso del gruppo) giunge sulla vetta con largo anticipo alla faccia mia che avevo un gran fiatone. Se prima era sensazionale ora la vista è strafarsazionale (nuovo termine coniato per l’occasione).

In completa estasi mistica incentivata dall’assenza momentanea di scarpe e calzini, procediamo con il solito autoscatto e le solite foto di rito: Barcellona 360°.

A rotta di collo verso le moto fino a quando… STOP! Allo scalino successivo stava attraversando il più grosso serpente che io e Marco si sia mai visto al di fuori dello Zoo:  senza esagerare era circa 2 metri di lunghezza ed un diametro di 4 cm, impressionante. Appena si è accorto della nostra presenza con un movimento fulmineo si infila nella vegetazione.

Si diceva…a rotta di collo verso le moto e poi via verso il tipico mercato che Marco sostiene esistere dentro una rambla delle tante: ma quale delle tante? Dopo aver avuto informazioni da una donnina parcheggiamo la moto sulla diagonale in piazza Rei Joan Carles I e scendiamo lungo la rambla Catalunya.

40 minuti a piedi ci serparano dal tanto anelato mercato che ormai avevamo dato per inesistente quando Marco ferma una persona per chiedere dov’era il famoso mercato delle ramblas e gli viene risposto: QUI! Indicando un cancello sulla destra. Eravamo arrivati ed entrando nel mercato ci immergiamo in un bagno di odori, colori e sapori: Frutta verdura, pesce, granchi vivi, aragoste, carne, formaggi, vini… insomma di tutto e di più, compreso un gelataio che cercavamo da ore.

Ore 18.30, abbandoniamo il mercato e dopo aver convinto Marco, procediamo verso la zona olimpica di Barcellona passando per il quartiere arabo di Barcellona. Dopo un ora a piedi, raggiungiamo da prima il museo nazionale d’arte Catalunya (con splendido panorama su piazza di spagna attraverso fontane e giochi d’acqua) e dopo la zona olimpica sovrastata dalla torre di calatrava (un antennone telefonico enorme ovviamente di una forma impossibile). Ci crogioliamo un po nei prati verdi tra stadi, piscine, e campi di gioco per tutti gli sport e vista l’ora (20.30), con passo da studente in ritardo, voliamo verso la moto.

Dopo un ora, con i piedi completamente fusi, siamo alla moto dove incontriamo una ragazza (a cui mancavano qualche venerdi) che ci attacca il superbottone della sera raccontandoci tutta la sua storia da quando fù concepita. Finita la storia ci dirigiamo verso il notro locale preferito, El Bocata, dove ci sgraniamo l’ennesima piattata tipica.

Sono le ore 23.45, torniamo all’ostello per caricare le “poche cose” che avevamo lasciato e sgrezziamo verso il porto dove udite udite, incontriamo 2 Lambrettisti italiani che si sarebbero imbarcati con noi. Li scattano i racconti di tutte le avventure vissute in questi giorni sia loro che nostre e su una cosa ci troviamo subito d’accordo: CHE TEMPO DI MERDA!! In ritardo di due ore e dopo scene incredibili durante la salita dei Tir ed autobus nel traghetto (uno si è incastrato nel salire), salpiamo dal porto di Barcellona e dopo aver fatto due chiacchiare con i nostri nuovi amici ci accampiamo sui divani della zona ristorante (la cuccetta ovviamente era inarrivabile per le nostre tasche).

Dopo qualche foto di rito alla costa spagnola che si allontanava sono le 4.00 di notte e Morfeo ci chiama. Ci scriviamo domani.

Mattia e Marco


 Venerdì 18/06/2010 (aggiunto il 24/12/2010)

Oggi è il 24 Dicembre 2010, sono passati 6 mesi dalla nostra avventura e nel risistemare il tutto mi sono accorto che il nostro diario non ha mai avuto fine. Il motivo è uno solo, una volta arrivati a casa era troppo triste dover scrivere che era finito e che stava per tornare tutto come prima, quindi è stato più facile evitare il problema e non scrivere proprio.
Ripensando al viaggio di ritorno ricordo però che durante la notte ci siamo svegliati a causa del mare mosso, stavamo attraversando una zona della quale ci avevano parlato dove il mare è sempre molto agitato.
Una volta passata un’ oretta di maretta riusciamo a riaddormentarci fino verso le 7 del mattino.
A quel punto, come se fossimo in camera nostra, ci alziamo, rifacciamo i sacchi a pelo e sul solito divanetto che ci aveva fatto da letto ci sediamo per fare colazione servita da uno degli “impeccabili marinai” con la divisa tutta strappucchiata.
La mattinata passa un po’ tra i pensieri dell’ imminente ritorno alla normalità, qualche ora sul ponte a prendere il sole, qualche foto e continui racconti con gli altri due amici lambrettisti. A pranzo ci becchiamo la solita sbobba servita dalla Grimaldi Lines (nota per i suoi piatti prelibati) e poi ci andiamo ad abbioccare per ore sul ponte.
Insomma il viaggio (19 ore) è tranquillo e il servizio ottimo, tanto che all’ arrivo a Livorno veniamo scaricati tra i conainer nella zona più industriale del porto.
Da qui si ricomincia in moto e in coda a Marco e agli altri due ci avviamo verso casa. (Io ho ancora il faro fulminato e vi lascio immaginare in superstrada alle 10 la sera che spettacolo fosse)
A un certo punto, dopo i saluti ci separiamo da i due lambrettisti che prendono una strada diversa dalla nostra e proseguiamo da soli negli ultimi 50km.
Fortunatamente fila tutto liscio ed arriviamo senza intoppi a Pistoia… saluto Marco, lo ringrazio per la compagnia e per la splendida avventura vissuta insieme e mi avvio nuovamente verso la vita reale…
In giardino faccio l’ ultima foto alla Lambretta prima di entrare in casa… è finita la vacanza… e tutto è andato per il meglio… Grazie a tutti!
Mattia e Marco
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