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Mamma li turchi 2012


Leggi il libro con le foto e il diario di "Mamma li turchi" cliccando sull' immagine sottostante

http://www.joomag.com/magazine/viaggi-in-lambretta-mamma-li-turchi-2012/0139930001390971140


PERCORSO (circa 2500 km)



DIARIO DI BORDO

Martedì 12/06/2012  PREPARATIVI

Ore 13:00

“Mamma li turchi”  il giorno della partenza si avvicina a grandi passi, tutto sembra pronto e per tutto intendo quasi niente, anche perché entrambi abbiamo dovuto lavorare come pazzi fino ad oggi per poter andare via 10 giorni senza lasciare lavori a mezzo. La lista degli oggetti necessari alla partenza non è stata ancora fatta da nessuno dei due, nessuno ha verificato nel dettaglio il percorso da affrontare, i mezzi non hanno avuto la benché minima revisione da parte dei rispettivi proprietari e la lambretta (Susanna) è tutt’ ora ferma in garage con il cuscinetto di banco lato volano distrutto e smontato da mesi. Tutto ciò sembra non scalfirci minimamente sicuri che le 24 ore che ci separano dalla partenza siano sufficienti a fare tutto: revisionare Cagiva, rimontare  Lambretta, portarla a fare la revisione perché scaduta, pagare il suo bollo e preparare tutto il necessario (attrezzi, vestiario, tenda, ecc. ecc.)

 

Ore 18:00

PANICO!!! Telefono a Marco per dargli una triste notizia, mesi prima pensavo di aver comprato tutti i ricambi necessari, invece avevo preso solo quelli non essenziali… mi spiego: avevo lasciato l’ acquisto del cuscinetto di banco da ultimo pensando di poterlo trovare a Pistoia, poi come spesso succede nella mia testa… puff… tutto è svanito e il cuscinetto non è mai stato comprato! A questo punto le alternative erano due: attendere le nove di mercoledì mattina per cercare il cuscinetto a Pistoia non avendo la sicurezza di trovarlo (è una misura bastarda!!!), oppure partire alle sette per essere al Lambretta center di Rimini in orario di apertura e sperare nel loro magazzino.  L’ opzione più sicura mi sembrava la seconda, se a Pistoia non avessi trovato niente sarebbe stato troppo tardi per partire per Rimini considerando che dovevo fare la revisione entro le 18.30 della sera.

 

Mercoledì 13/06/2012

Ore 6.45

Suona la sveglia, mi fiondo in macchina, pieno di metano e via alla volta di Rimini. Dopo due ore e mezzo di viaggio arrivo a destinazione e finalmente incontro di persona Dean Orton (che già ci aveva salvato tramite consigli telefonici  quando ruppi la frizione a Carcassonne due anni fa).

Ero partito con l’ intenzione di comprare il cuscinetto, e alcuni ricambi (puntine, condensatore, fili e altre bischerate), ma dopo un confronto con Dean mi lascio convincere e acquisto l’ accensione elettronica per il mio mezzo. In questo modo dovrei evitare i problemi di anticipo dovuti al tipo di benzina scadente che molto probabilmente troveremo, evitando così danni irrimediabili al pistone.

Ore 13:00

Dopo aver speso 300€ tra ricambi, autostrada e metano sono di nuovo in officina e comunico a Marco “l’ acquistone”  e gli dico: se tutto va bene tra le 17 e le 18 ho rimontato la Lambretta e sono alla revisione!!!

Le ultime parole famose!!! Fino alle 15:30 Marco lavora alla sua officina per soddisfare le ultime richieste dei suoi clienti che non avevano capito che stava per sparire per 10 giorni (tra cui il Cafissi che gli aveva commissionato una cornice di legno all’ ultimo momento). Espletati i suoi doveri mi viene a dare mano per velocizzare il rimontaggio del mezzo. Come due meccanici collaudati, ci dividiamo i compiti (Marco al carter frizione e io al volano e statore nuovo con relativo impianto). Il lavoro richiede più del previsto perché scopriamo che l’ albero motore è consumato sulle sedi dei cuscinetti lasciando troppo gioco a quest’ ultimi. La soluzione ci viene consigliata dal magico Neroni: in questi casi fino a trent’ anni fa quando ancora le cose si aggiustavano invece di ricomprarle, si puntinizzava la parte di albero motore interessata in modo da creare delle piccole creste che recuperassero il gioco tra cuscinetto e albero. Facciamo un lavoro certosino e in effetti il problema sembra risolto. Nel giro di tre ore la Lambretta è pronta e parte alla prima ma purtroppo abbiamo sforato… la revisione è saltata! Poco male, niente ci scoraggia, la soluzione si trova sempre: verrà fatta per strada ad un centro revisioni che troveremo tra Pistoia e Ancona.

Ore 18:30

Marco mi lascia per andare dal suo amico Germano (il guru del Cagiva a Pistoia) per reperire pistone e paraoli da portarsi dietro per sicurezza e ci accordiamo per sentirci più tardi per mettersi d’accordo sulle cose da portare.

Finisco gli ultimi ritocchi e salutando Carlo che nel mentre mi era venuto a trovare, ci scambiamo un abbraccio (anche lui sarebbe dovuto essere dei nostri ma purtroppo non ha potuto) e chiudo il bandone per andare a casa.

A questo punto lascio  la tastiera a Marco:

Ero lì bello tranquillo a tavola (sono le ore 20:30) che mi sgranavo una bella cofana di pasta al che… suona il cellulare, è Mattia con voce mogia: “ Marco…. Bega!Questa volta non si parte! Si blocca il motore, la pedalina è dura a bestia!” .

Butto giù gli ultimi bocconi di pasta e via…. Si riparte, torno in officina da Mattia.

Ore 21:00

Risiamo sul pezzo, presi dallo sconforto  cerchiamo comunque di capire cos’è che blocca il motore. Non volendo neanche pensare ad un possibile grippaggio, concentriamo la nostra attenzione su quello che di nuovo abbiamo montato: l’accensione elettronica. Smontiamo il volano e dai segni lasciati da questo sullo statore, la polvere di alluminio a giro un pò ovunque ed un occhiata rapida all’albero motore sveliamo l’arcano ed arriviamo alla radice del problema:  il cuscinetto di banco si era troncato perché la sua sede sull’ albero motore era consumata (e fin qui ci s’ era…) ma quest’ ultima era consumata perché… (suspance)… L’ ALBERO MOTORE E’ FUORI ASSE DI BEN 5-6 DECIMI DI MILLIMETRO facendo incastrare il volano.

A questo punto non c’ è niente da fare, la partenza va rimandata e un nuovo viaggio a Rimini ci aspetta. Moralmente distrutti ma non per questo scoraggiati fissiamo per le 7 del mattino dopo anche se tante incognite rimangono : traghetto da spostare e revisione ancora da fare… ma in qualche modo si farà!

 

Giovedì 14/06/2012 PREPARATIVI

Ore 7.00

Dopo aver dormito qualche ora (che son poche si vede dalle cispe) si riparte. Alle 9:00 scattano le telefonate: Marco chiama la Superfast per farsi spostare il traghetto (dopo qualche attimo di panico tutto si risolve) e io chiamo Dean per farmi preparare un albero motore nuovo.

Per pranzo siamo di nuovo a casa con altri bei soldoni spesi e con i panini della Gabriella ci dirigiamo di nuovo in quella che sta diventando la nostra nuova dimora… l’ officina!

La convinzione c’ è  e siamo ottimisti, a questo punto il motore è praticamente nuovo  (escluso il pistone che in effetti ha un paio di scaldate) e per le 17 è pronto per l’ accensione di prova: UN ROMBO!!!

Tiriamo un sospiro di sollievo… forse ci si fa! Marco va nella sua officina dopo essersi reso conto di aver lasciato lì i documenti della sua moto (se si fosse partiti il giorno prima sarebbero sicuramente rimasti a Pistoia) mentre io vado a fare la revisione. ESITO POSITIVO anche se fuma un casino e il cambio è un po’ duro.

Ore 20:00

Dopo aver lavato la lambretta c’ è da risolvere un’ altra bega: Maurizio sarebbe venuto al circolo a caricare tutto il materiale raccolto per i terremotati e c’ era bisogno di dividerlo per non incasinarlo troppo. Con l’ aiuto di mamma, fratello, Giulia e Christian svuotiamo la stanza dove tutto era ammassato, dividiamo il materiale per tipo e lo carichiamo sui furgoni. Dopo di che gli auguro un buon viaggio e me ne vo a casa per preparare i bagagli!

 

Ore 23:00

Marco va a letto

 

Venerdì 15/06/2012 PARTENZA

Ore 1:30

Tutto è caricato… vado a letto anche io!

 

Ore 3.40

Suona la sveglia!!! E’ un casino!!!  Barcollando mi dirigo ai piani bassi dove trovo il mi fratello che ancora se la studia, lo saluto  carico le ultime cose e viaaaaaaaaaa! Tutti da Buccino per mega colazione con Marco e foto di rito (fatta da una tipa alticcia… e non per via dei tacchi!)

Ore 4:30

Si parte!!! In men che non si dica siamo a Barberino del Mugello ed è un freddo cane (9°C), tanto da imporci una sosta per riattivare la circolazione alle mani scaldandocele alla marmitta del Cagiva.

Passo del muraglione (1000mt. Slm.), Forlì, Cesena, Pesaro e dopo 300km e circa 6 ore  (con un paio di soste) siamo al porto di Ancona dove Marco rompe il filo del gas. Ma ci fa una sega! Come abbiamo visto i problemi possono essere ben altri… aggiustaggio in 5 minuti netti e via verso un supermercato dove acquisteremo le cibarie per evitare di farci spennare in traghetto! (Due caffè 5€)

Dopo di che saliamo sul traghetto, parcheggiamo i mezzi  e prendiamo lo zaino e la roba da mangiare… la roba per dormire la prenderemo dopo, l’ altra volta ce lo fecero fare senza problemi.

PECCATO!! Questa volta no, un audio messaggio ci dice che non potremo più scendere nei garage fino a domattina… e ora? Dove si dorme? Come già detto i problemi possono essere ben altri: vedremo!

Ore 20:30

Foto di rito al tramonto e alla costa italiana all’ altezza di Manfredonia e ora ci apprestiamo a cenare con pane , pecorino, prosciutto, salame e plumcake! 

Buon appetito!

 

Sabato 16/06/2012         ANCONA-JGOUMENITSA-METEORA-SALONICCO

Eccoci qua… freschi come rose senza aver praticamente dormito niente. Sono stati fatti vari tentativi dopo che ci è stato proibito di andare  a prendere i nostri moduli: prima abbiamo provato a dormire sui divanetti del bar, dove però ci hanno scacciato quando in un primo momento Marco ha cercato di manomettere il volume della televisione che trasmetteva un filmaccio greco e poi quando il cameriere passando ha visto socchiudere i suoi occhi e ha subito esclamato “Abudabi!!!” e Marco “Eh???” di nuovo il cameriere “don’ t sleep here!!!”… e fu così che dovemmo spostarci. A quel punto siamo andati sulle panche del ponte… madre santa! Abbiamo resistito fino alle 4 del mattino con cicli di sonno di circa 5-10 minuti dovuti al fatto che i giacigli erano tremendamente duri e spigolosi. Cosa fare? Basta!!! Ci siamo accampati nei corridoi delle cuccette sulla moquette…. Mai sentito niente di più soffice. Finalmente abbiamo dormito per ben 3 ore fino a quando: “Kiri e Skikiri…..” l’ altoparlante in greco diceva: “Signore e Signori tra mezz’ ora il traghetto sarà nel porto di Jougomenitsa.

Allora arivia, ci s’ alza e dopo un po’ ci dirigiamo ai garage (dove ci perdiamo) per rimontare i bagagli e prepararsi a scendere in terra greca!  Usciti dal porto sembra di essere in un un film: case sparse qua e là, strade divelte, fili della luce che stanno su per miracolo, negozi sprangati e motorini sciagattati che girano a tutto gas. D’accordo per una colazione ci fermiamo al primo bar: “avete niente da mangiare?”  “no,. Solo caffè”.  Pensando a che senso avesse tenere aperto un bar del genere senza neanche una brioscia ci dirigiamo verso un altro bar poco più avanti “no, no, no… closed!!!”.  Ci cominciamo a preoccupare, ma dove siamo finiti??? Fortunatamente dopo un centinaio di metri ci fermiamo a  un altro negozietto che sembra normale, in più facciamo colazione con una coppia di simpatici motociclisti italiani che ci danno un sacco di consigli utili sulle strade da fare.

Bene! Siamo pronti ! Non ci resta che incremarsi bene bene per combattere il sole già rovente alle 8 di mattina  e via… verso la nuova e unica autostrada greca. La percorriamo per un centinaio di km e poi usciamo diretti alle famose “meteore”, antichi monasteri ortodossi eretti in cima a delle guglie di roccia altissime… uno spettacolo veramente incredibile e suggestivo! Giriamo e rigiriamo tutte le varie stanze tra cucine, sale da pranzo, laboratori, cantine, luoghi di preghiera, cappelle, ossari e musei. Dopo un tour di un paio d’ ore ce ne veniamo via con le icone comprate per Armando e un po’ tristi di dover già lasciare un posto del genere, andiamo alla ricerca di un posto per sgranare. Il posto in realtà era già stato scelto all’ andata quando avevamo visto per strada una grigliata enorme… la fermata era d’ obbligo-. Facciamo subito amicizia con i proprietari (due vecchietti che a quanto dicono arrostiscono carne su quella griglia da 40 anni) che ci offrono un assaggio dei lori spiedini di maiale direttamente dalla brace. Il tutto fatto rigorosamente  con le mani ( gli fa una sega l’ HACCP a loro). Ci sediamo a tavola con il seguente menù: spiedini di maiale, patate arrosto, insalata greca e vino rosso. Tutto era buonissimo e viene spolverato dalle nostre bocche affamate (anche perché erano le 16), ci dirigiamo a pagare (14 euro a testa… anche se di poco Marchettoni vince anche contro i greci!!!) e dopo una foto di rito con la vecchietta  ripartiamo con una botta tremenda dovuta alla sgranata, dicendoci che saremmo dovuti arrivare per sera a Salonicco.

Ci separano più di 200 km ma tra qualche sosta, vari vestimenti e svestimenti dovuti alle varie altitudini attraversate e un nuovo pieno di benzina arriviamo a Salonicco intorno alle 21. La città è strana, un casino di gente, una discreta sporcizia ma soprattutto quello che ci colpisce è la quasi assenza di illuminazione pubblica: tutte le persone ( veramente tante) si muovono nella penombra dando un effetto di città fantasma. Non curanti di questo e scansando il traffico raggiungiamo il classico paninaro che ci sfama e cerchiamo di superare Salonicco per trovare un posto dove attendarsi. Ora siamo qui, l’ abbiamo trovato appena fuori città. E’ un caldo umido bestiale, in tenda ci nasce le cozze e non si sa come fare anche se immaginiamo che la stanchezza avrà il sopravvento.

Anche se il rumore delle macchine è vicino il posto  con vista sul porticciolo ci rincuora, ma poi… ci importa una sega!

Bona Ugo! A domani

 

Domenica  17/06/2012       SALONICCO- TEKIRDAG ( Scrive Marco)

Cominciamo con la nottata.  Già ieri  avevamo anticipato la temperatura tropicale presente all’interno della tenda, che naturalmente è andata ad intensificarsi con il sopraggiungere del sole alle ore 5.00 della mattina. Io ho ben deciso di levarmi di torno e spostare il mio giaciglio all’esterno della tenda, dormendo in compagnia  delle varie persone che facevano footing alle 6.00 della mattina visto che dalle 10 in poi è pressoché impossibile fare qualsiasi attività visto il caldo. Mattia invece è rimasto dentro sfruttando gli insegnamenti del vecchio saggio su come limitare le funzioni corporee allo 0,01% riducendo drasticamente la sudorazione. … cosa che ovviamente non è successa rendendo il modulo da strizzare!! Bene, ci alziamo e con molta calma smontiamo la tenda e ricarichiamo i nostri potenti mezzi con tutto quanto mentre le papere del porto,le famose papere di mare, ci facevano compagnia.  Ci muoviamo naturalmente alla ricerca di un bar per quella che Mattia ha giurato essere l’ultima colazione all’italiana della vacanza, vi spiego il perché: Cappuccino bollente, con schiuma cadente, realizzato in bicchiere di similcarta che favorisce il passaggio del calore rendendolo imprendibile ai più! Al latte da ustione ci abbiamo aggiunto degli ottimi biscotti che effettivamente a mio parere erano proprio buoni.  La colazione dura circa 30 minuti (per colpa del latte caldo che stentava a raffreddarsi). Facciamo il pieno di benzina con un benzinaio che non capiva una mazza né di italiano né di inglese e noi che insistevamo a dirgli: FULL! FULL! Per fargli capire che volevamo il pieno non è stato semplice. Partiamo alla ricerca dell’ingresso autostradale, Salonicco non ha cartelli che lo indicano ma con l’aiuto del navigatore ci riusciamo ugualmente. Viaggiamo come le palle di foo in direzione Alessandropoli, verso il confine con la Turchia. Ci prendiamo una pausa intorno alle 13.00 in un paesino di nome  Perni per fare l’ennesimo pieno e cercare un posto dove mangiare.  Ovviamente non ci arrendiamo al primo barruccio, al primo barraccio, al primo barretto della zona ed andiamo in cerca del sacro graal delle trattorie. La ricerca non è vana e dopo un paio di curve spunta fuori quello che cercavamo. Un odore di fritti e di arrosti pervade l’aria e capiamo di essere arrivati a destinazione. Facciamo immediatamente amicizia con la proprietaria ed uno dei suoi clienti fissi…Ciambella per gli amici, o almeno per noi. Ci racconta un sacco di fregnacce su greci ed italiani in un inglese a dir poco maccheronico (detto da noi è tutto dire). Sgraniamo come cinghiali e ci corichiamo per fare il chilo sul prato all’ombra di uno dei pochi alberi per una mezzoretta. Arivia… salutiamo Ciambella, la proprietaria della trattoria e ci dirigiamo verso lo svincolo autostradale. O Mattia?? Ma dov’ è sto svincolo?O un s’era girati da lì?Ma per rientrare sull’autostrada?? Lo svincolo non c’era o per lo meno c’era solo quello per uscire dall’autostrada ma non quello per rientrare ( questo perchè le autostrade greche non sono del  tutto ultimate). Uno scambio di occhiate e ci eravamo subito capiti: era il momento della tanto anelata cazzata, facciamo lo svincolo dell’autostrada in contro senso. TANTO NON CI SONO MACCHINE! Tutto fila liscio e ci rimettiamo in carreggiata con una botta che paian due! I mezzi vanno che è un piacere, percorriamo 300 Km con varie piccole soste  e dopo una foto di rito in mezzo all’autostrada completamente vuota arriviamo alla dogana di confine con la Turchia dove tutto inizialmente sembra semplice: Italiani?? Si! Va bene, via via, non vogliono vedere neanche il documento.   Purtroppo ci accorgiamo presto che la postazione appena passata era solo la prima di mille altri check in ! Per prima la postazione con i militari che ci chiedono carta di identità e documenti della moto. Poi il secondo quello della polizia dove ci è stato chiesto di nuovo il documento di identità e rilasciato un visto turistico. Successivamente altra dogana per il controllo dei mezzi. Documento di identità, visto rilasciato alla sbarra precedente, libretto di circolazione della moto e carta verde. Dopo avergli fatto capire che Francesca Simonetti non era altro che la sorella del qui presente Marco Simonetti ci lasciano andar via non prima di aver portato nuovamente il visto ad un omino farvi apporre due timbri ed uno scarabocchio. Ci fanno passare e ci fermano nuovamente all’ultimo posto di blocco per controllare per l’ennesima volta questi cazzo di libretti di circolazione. Basta! Siamo in Turchia. Tutto questo casino ci ha fatto perdere 40 minuti preziosissimi che dobbiamo recuperare per raggiungere la tappa prefissata di arrivo – Tekirdag – Viaggiando con una media incredibile e con il buio, scansando i pazzi turchi che vorrebbero investirci e le mille buche dell’asfalto arriviamo a Tekirdag alle 21.30 e qui scatta il toto-tenda!   Alla seconda uscita ci fiondiamo giù in direzione mare e troviamo un paesaggio che non ci saremmo mai aspettati. Avete presente le immagini che ci facevano vedere da piccini di Sarajevo? Illuminazione pubblica completamente spenta, strade sterrate a buche, transenne nel mezzo , tombini scoperti , insegne di negozi che lampeggiano quasi a fulminarsi e qualche luce accesa nelle case circostanti. Scansato per un pelo il bombardamento di mezz’ ora prima ci dirigiamo verso quello che sembra l’unico market aperto dove il proprietario ci aspetta a gloria per darci: biscotti, latte, acqua e regalarci un pò di ciliegie. Dopo averci fatto il resto di 20 euro in lire turche andiamo alla ricerca del posto per dormire ma girando in lungo ed in largo lo troveremo solo dopo un’ oretta e dopo essere stati rincorsi dai cani randagi nei vicoli più bui di Tekirdag (Mattia ha rischiato il morso sul polpaccio). La sistemazione finale è come piace a noi, la classica di questi viaggi: 20 metri dall’autostrada , 15 dal primo lampione, 10  dal bidone della spazzatura… speriamo di non dare nell’occhio alle case che ci stanno di fronte.  I Tir continuano a sfrecciare... buona notte. NOOOOOOOOOOO   Mattiaaaaa.. hai rovesciato tutto il caffè in tenda…. No dai…. Il modulo è mezzo!! Ci sarà odore di caffè per un mese. No anche la tu’ felpa tu hai inzuppato!!!!  Buona notte

 

Lunedì  18/06/2012        TEKIRDAG-ISTANBUL  (Scrive Mattia)

Come al solito la nottata non è delle migliori… i tir non dormono mai e sfrecciano alla velocità della luce (fortunatamente nessuno di questi è uscito di carreggiata altrimenti lo avremmo avuto in tenda), in più puntuale come un orologio svizzero il sole sorge alle ore 5 e spiccioli, portando con se un gran caldo che rende ben presto invivibile la permanenza dentro a quella che ormai è una serra del Vannucci.

E’ la seconda volta che rimontiamo la tenda e già siamo migliorati un casino, nel giro di mezz’ ora tutto è nuovamente caricato sui mezzi. Siamo quindi in largo anticipo sulla tabella di marcia,basta fare colazione, il pieno e via!

Ovviamente il sogno di arrivare a Istanbul velocemente si infrange immediatamente, come fossero legate da un filo invisibile Lambretta e Cagiva si guastano contemporaneamente nel giro di pochi km. Il Cagiva con un gran colpo perde per strada il bullone che teneva l’ ammortizzatore posteriore destro fisso al telaio, molto probabilmente a causa delle vibrazioni. Sempre per il solito motivo la Lambretta entra magicamente in riserva, il rubinetto della benzina si era allentato di brutto e “piangeva” benzina per strada. Ovviamente le riparazioni del caso vengono fatte a bordo autostrada con i soliti tir che ci facevano il pelo. Fortunatamente nessuno di questi ci aggancia e rimediando una vite del Cagiva dalla pedalina del passeggero posteriore che tanto non serviva e strizzando il rubinetto della Lambretta con un po’ di fil di ferro dopo una mezz’ oretta si riparte alla volta del primo benzinaio visto che io ne avevo per massimo 15 km.

Al benzinaio troviamo anche un turchino che ci vende del pane locale che teneva in bilico sulla testa e quindi ne approfittiamo per colazionare e ripartire subitissimamente verso Istanbul.

Ci dividono circa 110km dalla città ma il tutto viene reso più complicato dalle continue raffiche di vento che rendono la guida faticosa e pericolosa. Arrivati nei pressi di Istanbul  le indicazioni per quest’ ultima svaniscono nel niente e ci mettiamo di più a fare gli ultimi 20km che il resto.

A un certo punto scorgiamo sulla sinistra i minareti della moschea blu e entrati dentro le mura, ci buttiamo in città alla ricerca di un ostello per lasciare tutti i bagagli. Come al nostro solito san culo ci assiste e in un quarto d’ ora troviamo un’ ostellino in una viuzza sciaguratella dietro la moschea, in pieno centro.  Il prezzo è 14€ a notte compresa la colazione  e vista la posizione strategica accettiamo di buon grado. Scarichiamo le quintalate di bagagli sotto gli occhi degli abitanti curiosi della viuzza e mettiamo tutto nella camera che troviamo molto pulita e ordinata. L’ ostello è semplice ma curato… ci piace!

Protetti sempre dal solito santo e nonostante da tutti i ristoranti ci tirassero per la maglia per mangiare da loro, come se sapessimo già dove andare ci siamo imbucati nel buiciattolo tipico in cui si mangia bene e si spende poo! Due insalate, una porzione di kebab di pollo con riso, salse pomodoro e insalata, una porzione di poplette di carne, due porzioni di patate fritte e due birre, pane e coperto… totale 38 lire turche ovvero circa 9 euro a testa per essersi sfondati… Marchettoni  è battuto dai turchi!

Dopo pranzo, come veri turisti ci buttiamo sulle visite ai monumenti principali raggiungibili a piedi: Moschea Blu e ex chiesa di S. Sofia. Ovviamente è tutto chiuso e sprangato: alla moschea era appena cominciata la preghiera e l’ imam aveva da fare i gargarismi per una mezz’ ora bona impedendo la visita a tutti i turisti, mentre a Santa Sofia era montato un set cinematografico. Quest’ ultimo tra l’ altro abbastanza ridicolo voleva essere ambientato in Italia a Roma ma non era molto convincente, soprattutto per gli attori che rappresentavano gli italiani che erano tutti turchini al 100% con barba e baffi di corredo… insomma roba da ridere.

A questo punto, dopo aver fatto finta di essere i turisti organizzati e aver finalmente dimostrato che non serve a niente mettiamo in atto la modalità Simonetti-Bottacci ovvero andiamo a caso vedrai che qualcosa si trova! Da qui tutto cambia, Istanbul si piega al nostro volere e ci mostra le sue parti più vere: palazzo del sultano, parco vicino, ritorno alla Moschea Blu post preghiera (ci fanno entrare ma a me infilano una gonna per coprire le gambe… moschea bellissima… ma meno blu di quello che pensavamo), ritorno a Santa Sofia ma ancora pacco, visita alla zona del mercato (il bazar era già chiuso ma troviamo qualcosa che ugualmente ci fa felici: un mercatino abusivo improvvisato dove ognuno svuotava le proprie soffitte e le rovesciava per strada su dei lenzuoli… il nostro mondo).Uscendo da qui troviamo un’ altra delle mille moschee e… che fai non la vai a vedere… certo! Entriamo dentro e dopo aver visto la bellezza dei dipinti e delle decorazioni assistiamo (dal fondo perché ci hanno vietato di avvicinarsi) alla preghiera. Il tutto è molto suggestivo e difficile da commentare per scritto… comunque belle sensazioni! Terminata la celebrazione usciamo (sperando che non ci abbiano razzato le scarpe nel mentre) e chiediamo se possiamo lavarci i piedi come facevano tutti alla fonte che si trova nel mezzo di una specie di chiostro antistante la moschea. Ci viene risposto” no problem!” e mentre c’ è gente che si lava piedi, barba e ascella soffiandosi il naso nella fonte, noi ci limitiamo a una sciacquata ristoratrice ai nostri piedi flautolenti e via!

Bene, ci stiamo calando sempre più tra i turchi (tanto che cominciano a chiederci informazioni) e cominciamo a girovagare (sono circa le 21) per sgranare qualcosa. Ovviamente usciamo dalle vie centrali e dopo un po’ in una viuzza traversa troviamo un posto che ci garba! Qui mangiamo una zuppa di lenticchie e una schiacciata turca con il formaggio di pecora e facciamo la conoscenza di una coppia di sposi australiani che 4 giorni fa erano partiti per il loro viaggetto di nozze… solo 90 giorni a giro per l’ europa! Nel mentre convinco Marco che è arrivato il momento tanto atteso… si fuma il narghilè. Scegliamo il gusto limone e ci immergiamo nel mondo del fumo… un tunnel dal quale Marco non ne uscirà più! In effetti è veramente rilassante ed è un piacere stare a chiacchera passando il tempo a sfumacchiare questa roba saporita, in poche parole si tratta di aspirare  dei  fumi non molto caldi che passano prima tra le foglie di tabacco aromatizzate e poi dentro all’ acqua … una figata!

Fatta anche questa, con la promessa di ripeterci domani sera facciamo di nuovo un giro della zona in notturna con splendide “foto di rito” ai vari monumenti illuminati e passando per le altre vie (quasi completamente al buio) tra i market ancora aperti all’ una di notte e i ristoranti che rimettono ci dirigiamo verso l’ ostello dove ci aspetta una doccia calda nel bagno in comune (ce n’ era bisogno).
Detto questo anche per oggi è tutto, l’ Italia ha vinto 2 a 0 con l’ Irlanda e ce ne andiamo a nanna felici sperando che almeno queste 5 ore  (la colazione si serve  alle 8) si possano dormire in pace… il panorama dalla finestra è fantastico, case scalcinate ovunque, gatti che ormai sono padroni della città e panni stesi in qua e là… non ci sembra vero di essere a Istanbul!!!

 

PICCOLA POSTILLA SULLA SITUAZIONE AUTOSTRADALE GRECA E TURCA

Bene, voglio aggiungere questi poche righe perché sono sicuro che la mia memoria cancellerebbe gran parte delle cose. In Grecia l’ autostrada è in gran parte di nuova costruzione, in 650km abbiamo pagato circa 10€ a testa a qualche casello sparso in qua e là mentre alcuni erano ancora in costruzione,lungo tutta la tratta abbiamo trovato una sola area di servizio. Se vuoi fare benzina devi per forza uscire, cercare un benzinaio in un paese limitrofe e rientrare. Fondo stradale buono e corsia di emergenza sempre presente anche nelle mille gallerie.

Non essendoci nessuna area di servizio direte:  e se uno si vuole fermare per prendere un caffè o un panino? Nessun problema, appoggiati esternamente alla rete di recinzione dell’ autostrada stanno dei camioncini che con la loro veranda sporgono dentro l’ autostrada servendoti quello che vuoi, quindi basta fermarsi in corsia d’ emergenza nei pressi di uno di questi e ordinare quello che vuoi… comodo no?

Per il resto che dire, nella prima metà da Igoumenitsa a Salonicco il traffico è praticamente assente, tanto che ho visto finire di attraversare una tartaruga da una parte all’ altra.

In Turchia la situazione è un po’ diversa. L’ autostrada è gratis e non è nient’ altro che uno stradone a 4 corsie senza neanche un guard rail tra le due direzioni, solo una fossa scavata la centro. Il fondo stradale è ottimo per spaccarci gli ammortizzatori con buche che si susseguono in qua e là. Ogni tanto spuntano rotonde che la interrompono, ma non rotonde normali… non so se si capisce ma le corsie sono tangenti alla rotonda, quindi le macchine sfrecciano normalmente e  quelli nella rotonda devono attendere il momento buono per infilarsi in mezzo. Poi ogni tanto ci sono  incroci da cui sbucano le macchine, persone che in continuo ti attraversano la strada per andare da una parte all’ altra del paese che è stato interrotto dalla costruzione dell’ autostrada, cani, barrocci tirati da ciuchi o cavalli, motorini, moto con piloti senza casco e gente ai bordi dell’ autostrada che aspetta il tram che normalmente sosta nella corsia d’ emergenza insieme a tutto il resto. Insomma abbastanza caotica!

Nell’ insieme direi che siamo stati fortunati per ora, nessun incidente, nessun pedone o animale  arrotato, ma solo una bestia volante che mi ha perforato la spalla  lasciando il suo pungiglione piantato dentro ma abilmente rimosso dal medico di turno Dr. Simonetti. E’ riamsta solo una gran bolla gonfia e rossa dovuta al velenaccio della bestiaccia.

 

Martedi  19/06/2012      ISTANBUL (Scrive Marco)

Ci siamo lasciati ieri sera dopo aver scritto il diario con la seguente frase: ahhh finalmente un cuscino, un letto, silenzio, nessuno che ci rompe i coglioni… invece no! Vi pare normale che se un Muezzin ha il mal di gola debba fare i gargarismi al megafono alle 4 di notte?? E’ proprio cosi che è andata, anche perchè nella scelta della location non avevamo valutato che la confinante moscheina potesse sparare svariati decibel notturni. Ma questo è disturbo della quiete pubblica no? Arriva la mattina in un baleno e andiamo a fare colazione (inclusa nel prezzo dell’ostello).  Non vedevamo l’ora di fare una tipica colazione turca ma anche qui ci siamo subito ricreduti, vi illustriamo le pietanze: Nel medesimo piatto erano presenti : uovo affrittellato, affiancato da pomodoro, mortadella, panettino di burro, marmellata monodose, nutella monodose e formaggino monodose, cocomero in un piatto a fianco e per concludere caffè turco. Anche per noi che non siamo di gusti raffinati trovare l’ordine giusto di degustazione non è stato facile. La Madda invece, ci sarebbe andata a nozze. Terminata la colazione da campioni vediamo se c’è verso di vedere la ex chiesa di santa Sofia e ci dirigiamo in quella direzione. A questo punto siamo passati sotto un simil-sottopassaggio, il vero sottopassaggio. Passi sotto le ruote del treno!!! Praticamente è fatto con due travi di legno che sostengono le rotaie e mentre transitavamo… toh…. Passa il treno. Che spettaolo! Se alzavamo le mani ce le brasava!

Arrivati là facciamo il biglietto per entrare, non c’era molta fila entriamo subito. 25 lire turche a testa. La chiesa / moschea è impressionante per le dimensioni, i mosaici e i dipinti che ci sono al suo interno. Lo stile è tipico bizantino (lo dice Mattia che di arte se ne intende!!!). I dettagli dei dipinti del soffitto sono tutti fatti con lamine d’oro,  idem quei pochi mosaici che sono ritornati alla luce dopo che avevano trasformato la vecchia chiesa in moschea. Continuiamo il nostro tour e ci dirigiamo al Gran Bazar che si rivela un po una delusione. Per quanto sia enorme e di impatto, dopo pochi corridoi ci accorgiamo che i banchini si ripetono all’infinito. Non siamo sicuri di aver girato tutto il mercato ma siamo sicuri di aver visto tutte le tipologie di banchini che non sono poi molte: le borse. Gioielli, magliette e scarpe, ninnoli , ricordini e tappeti.  Usciti da questo caos infernale Mattia aveva da compiere una missione. Si era portato dietro una maglie della divisa dei pompieri italiani e la voleva scambiare con una di quelli turchi, rimaneva da trovare solo la caserma. Con il nostro turco fluente è stata una barzelletta ( nel vero senso della parola) ed in poche decine di minuti abbiamo raggiunto il distaccamento più vicino. I pompieri famosi per i loro innumerevoli titoli di studio in loro possesso già anche in Italia, non spiccicavano una parola di inglese ma con un pò di gesti ce la siamo cavata lo stesso. Stretta di mano, foto di rito insieme a loro, è proprio vero, i pompieri in tutto il mondo sono una grande famiglia. Prima di continuare il tour ci viene voglia di assaggiare il gelato tipico del luogo che ci aveva consigliato il buon vecchio Armando (turco dentro).  Grande spettacolo del gelataio nel preparare i coni con gli attrezzi particolari del mestiere. E’ stato un po’ più costso di quello che pensavamo ma andava sentito per la sua consistenza e sapore particolare.  I monumenti nella zona circostante li avevamo già girati tutti e decidiamo di prendere la tramvia  per arrivare sul Bosforo. Scesi dal tram, come se fossimo attratti da un energia misteriosa ci ritroviamo nel bel mezzo delle vie del frucchio. Un intero quartiere con mercatini e negozi dedicati unicamente al frucchio più sfrenato. Dai cacciaviti alle pompe elettriche, dalle pinze ai compressori dai motori elettrici ai giunti elastici. Un negozio in particolare vendeva solo viti in ciotole per gelato… Me ne da un etto?? Quanti gusti vuole?? Brugola e torks, grazie!  Adesso ci attende la visita alla torre di Galata con vista spettacolare su tutto lo stretto del bosforo ed una Istanbul a 360°. Da quell’altezza mi caavo abbastanza addosso (scusate l’eufemismo). Le misure di sicurezza su quella terrazza di 40 cm attorno alla torre lasciavano parecchio a desiderare,  però… piano piano anche io mi sono fatto tutto il giro. Da li avendo una visuale completa della città si vede quanto ancora in alcune zone sia degradata e decadente. (torre di Galata 12 lire turche a testa).  Scendendo verso il mare da viuzze poco frequentate dai turisti veniamo bloccati da un lustra scarpe che non ci lascia andar via e mentre ci “pulisce” le scarpe, ci racconta un pò la storia della sua vita ( tutto in inglese) . Piano piano prendiamo confidenza e ci appassioniamo a quello che ci racconta… stiamo lì con lui più di mezzora, ci offre il the, e chiacchieriamo di molte cose. Ci dice che prima era ricco ed ora è povero, ha tre figli e deve fare questo lavoro per racimolare tre lire (turche). Parliamo del loro e del nostro dio e di quelle che potrebbero essere le speranze comuni.  E’ stato veramente un incontro molto particolare e ci siamo salutati con la promessa di pregare l’uno per l’altro.  Terminiamo questo momento di serietà per tornare a sparare nuovamente due cavolate. Decidiamo di ritornare alla base senza prendere il trenino. Cominciamo ad essere veramente cotti. Mattia ha male ai polpacci e al ginocchio ed io ho mal di schiena… du’ omini distrutti. Nell’ostinarci a voler passare dalle viuzze per carpire quanto di più di tipico avesse da offrire la città, il buon vecchio Allah ci regala l’ennesima perla. Scorgo da un pertugio una macchina che ha tutta l’aria di essere una vecchia macchina da tipografo. Entriamo dentro chiedendo la possibilità di scattare qualche foto e ci ritroviamo a chiacchierare per mezz’ ora con il più abile tipografo di tutta Istanbul, capace di comporre le stampe ancora mettendo insieme una lettera alla volta per creare la matrice, niente computer o cose simili, solo tanta pazienza ed una grande precisione. Ci accende alcune delle macchine e noi rimaniamo a bocca aperta nel vedere la meccanica di più di 100 anni fa tutt’ora utilizzata per lavorare.  Usciti di li è l’ora della preghiera ed il muezzin chiama tutti a raccolta: “Dio è grande, dio è spettacolare, Dio è una cosa meravigliosa, Dio bono com’ è Dio, non ve lo perdete e venite a pregare” e noi da buoni musulmani…. verga! Nella moschea più vicina!!! E’ la seconda volta che seguiamo la preghiera ma questa è celebrata in una moschea molto più piccola e ci troviamo praticamente insieme agli altri che pregano. La barba ce l’abbiamo bella lunga, la pelle ormai è ricotta dal sole del viaggio, ci mancava di fare le genuflessioni e s’era a posto ma ci siamo trattenuti. Tutti si giravano a guardarci e ci sentivamo un pò osservati ma nessuno di loro ci ha fatto capire che la nostra presenza era malvista, anzi, ci sono scappati anche un paio di sorrisi.  Continuiamo sul “ponte del corno d’oro”  dove ci sono i pescatori di aringhe. Senza farla palloccolosa, abbiamo percorso un sottopassaggio strapieno di gente e banchini che vendevano qualsiasi cosa, abbiamo visitato altre due o tre moschee della zona e ci siamo diretti a colpo sicuro verso la cena. Il tipo del giorno prima c’era piaciuto. Unico neo, la nostra vicina di tavola ( sud africana, ma bianca come una vescia)  stracciava pesantemente la minchia. Noi volevamo ordinare la carne di pollo con patate salse, ecc. come l’altro giorno e lei: “O perché non prendete il pesce?” E noi… “O perché un tu ti fai i cazzi tua??” E dopo un po’: “Certo siete proprio due americani con le pattine fitte…” DU PALLE! Vabeh… per concludere la serata rimaneva un annosa questione che avevamo rimandato più e più volte…scrivere le cartoline. Torniamo davanti al palazzo del sultano e in un angolino ci mettiamo a scriverle entrambi con un cappellino tipico comprato il giorno stesso. Ci eravamo talmente calati nel personaggio che ora oltre alla barba, e la pelle ricotta c’era anche il berretto con tutti i lustrini e aspettavamo a gloria un tipo che ad un certo punto è arrivato e ci ha fatto:”Salam Aleikam” chiedendoci informazioni su dov’era Santa Sofia. Ormai ci siamo turchizzati!

Scrivo io Mattia

Prima di rientrare alla base Marco ha un’ esigenza: ci vuole l’ alcolico tipico turco per andare a letto caldi! Con le ultime energie rimaste cerchiamo un posto che ci riempia l’ occhio e nonostante per strada i camerieri ci strattonassero per andare in quello o quell’ altro ristorante a bere un goccino, come per il pranzo di ieri ci fermiamo dall’ unico che non ci considera. Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhh…. Che troiaio di liquore… dopo il primo assaggio c’ è toccato berlo tutto in un sorso per patì il meno possibile!

Fatta anche questa è l’ ora di salutare la Istanbul notturna e tornare all’ ostello, non prima di aver provato un nuovo brivido nel sottopassaggio: ma se per caso il treno si porta dietro un sasso???? Che spettaolo!

Arrivati in ostello il cervello torna alla realtà. E’ un casino! Io a casa avevo solo guardato a grandi linee i traghetti che dovevamo prendere, ma in realtà non sapevo né prezzi né orari, né avevo la certezza assoluta che questi traghetti ci fossero realmente. Dopo un po’ di battibecchi ci troviamo d’accordo ma cerchiamo di anticiparsi il più possibile per poter svegliarsi domattina alle 6.30 , caricare le moto e andare di buon ora al porto a chiedere informazioni per il primo traghetto disponibile per Bandirma. Speriamo di farcela perché arrivati lì (se c’ è questo benedetto traghetto) abbiamo poche ore per raggiungere Ayvalik (220 km) e prendere in tempo un altro traghetto per arrivare a  Mitylini nell’ isola di Lesbo (dovrebbe essere alle 18). Se va storto qualcosa in questa giornata, sicuramente slitterà il rientro di un giorno… impensabile!
Sono le 2.30, considerando che il muezzin ci farà di nuovo compagnia anche a questo giro è assai se si dorme 4 ore! Vedremo!

 

Mercoledì 20/06/2012     ISTAMBUL-BANDIRMA-AYVALIK-MYTILENE

Come da programma la sveglia è suonata alle 6.45 e noi ci siamo alzati alle 7.05. Nella nottata niente da dichiarare salvo due particolari. All’ ostello, non si sa come mai avevano acceso il riscaldamento facendoci rimpiangere la notte in tenda a Tekirdag, fino a quando ci siamo accorti che la temperatura non era più normale ed abbiamo chiuso il rubinetto del malefico termosifone. Per il resto il Muezzin come suo solito ci ha cullato il sonno (Marco dice di non averlo sentito ma io non so come abbia fatto visto che urlava come se lo stessero picchiando a sangue).

Bene, una volta alzati in ritardo ci siamo precipitati a caricare le moto, ancora non eravamo sicuri di questo benedetto traghetto… ci sarà???? Come le palle di foo ci dirigiamo verso il porto e scopriamo che tutto è semplicissimo, basta pagare. Non conviene in una vacanza di tutto relax come questa starsi a  fasciare la testa prima di rompersela… in tutti i casi una soluzione c’ è . Ed è stato così…. 60€ sull’ unghia e il traghetto in partenza tra 40 minuti… meglio di così! (se si pagava meno non era peggio). Sul traghetto, che in realtà è un aliscafo, la tensione si allenta di botto e vien fuori la fame… decidiamo di spararci in vena 12€ di colazione… che idioti!

Arrivati a Bandirma non so come mai ma l’ impressione generale è quella di essere in un paese africano. Scesi dall’ aliscafo chiediamo informazioni per trovare un benzinaio e ci rendiamo conto che più si va in giù e più è difficile trovare persone che sanno un po’ di inglese. Come al solito ci intendiamo a gesti e dopo un paio di km il pieno è fatto. Ora tutto a diritto come le palle di foo verso Ayvalik! Circa 220km che dobbiamo percorrere entro le 17 del pomeriggio per essere in grado di fare il biglietto per l’ ennesimo traghetto (anche questo non siamo sicuri che esista ma staremo alla sorte come al solito). Per i primi 100km niente da segnalare di particolare, l’ autostrada è abbastanza larga ma con gli stessi standard turchi del solito (rotonde, semafori, incroci, gente che attraversa, muli, cavalli, barocci, trattori ecc..). In questo tratto Marco ha sfilacciato per l’ ennesima volta il filo del gas e mentre si sistemava un tizio turco parcheggia davanti a noi e comincia a fotografarci dicendoci che non aveva mai visto due moto simili dirigersi nel sud della Turchia. Due pazzi a suo modo di vedere! Ovviamente non poteva mancare la foto di rito con il nuovo amico a cui abbiamo promesso di spedirla per email semmai fossimo tornati a casa. Come paesaggio abbiamo campi a perdita d’ occhio con vegetazione scarsa e cespugli in qua e là.

Una volta usciti dall’ autostrada entriamo in quella che noi chiameremmo strada provinciale o statale… quindi un paio di gradi sotto l’ autostrada…. Immaginatevi quello che abbiamo trovato: si alternavano pezzi di asfalto grossolano e malmesso a tratti completamente sterrati dovuti a un cantiere continuo per il rifacimento di queste strade. Tutte queste vibrazioni oltra a farmi perdere del tutto le viti che reggevano il carter esterno del motore hanno fatto partire anche quella che teneva la leva del freno anteriore del Cagiva facendola rimanere in mano a Marco. Una sosta per un nuovo aggiustamento con una vite che fortunatamente mi ero portato dietro e poi di nuovo come le palle di foo!

A questo punto un po’ di languorino (nonostante la colazione da 12€) comincia a infastidirci e decidiamo di cercare qualcosa da mettere sotto i denti. Scansando quei posti dove chiunque si sarebbe fermato aspettiamo la cosa “tipica” che dopo poco si presenta sulla nostra sinistra. In uno slargo stradale c’ è un piccolo mercato di frutta verdura e spezie e siamo attirati da tutti i colori e i mille profumi che emanano. L’ ultimo banchino è quello che ci piace di più e decidiamo di fare lì i nostri acquisti che saranno: pesche, ciliegie, pere, noci, mandorle, pistacchi e un barattolo di salsa piccantissima che non vedo l’ ora di testare su una bella piattata di pasta che tra le altre cose comincia proprio a mancarci. Tutte le volte che ci fermiamo cerchiamo di conoscere il più possibile la gente che incontriamo per arricchire il viaggio di ricordi e sensazioni. Con la famiglia che gestisce il banco (babbo, mamma e tre figlioli) tutto questo è molto facile e di lì a poco ci troviamo a tavola con loro e amici dei banchini vicini a bere succo di mora (inredibile!!!) e la classica tazzina di thè. La prima cosa che ci è saltata all’ occhio è questa: gli abbiamo dato 20 lire per l’ acquisto  delle nostre cose e subito loro ne hanno pagate un paio per offrirci il thè… di quel poco che hanno sono stati subito pronti a condividerlo con noi. Che spettacolo! Altra cosa ganze è il fatto che abbiamo parlato un sacco ma senza che loro sapessero un’ acca di inglese… loro parlavano turco e noi italiano… in mezzo c’ erano solo i classici gesti! Da vedere!

Purtroppo i tempi sono strettissimi e dobbiamo ripartire…. Foto di rito con tutti loro e scambio di mail per potersele inviare. A questo ci pensa il bimbo di un banco che sembra capire un po’ d’ inglese e frucchiare con il pc. Baci, abbracci, strette di mano e via… naturalmente come le palle di fooo!

Qui ci aspetta il pezzo di strada più brutto e oltre all’ asfalto divelto ci sono folate di vento da buttarci quasi in terra se non tenevamo le mani ben salde allo sterzo.

Mancano 5 km ad Ayvalik e siamo in tempo per il traghetto quando una paletta ci viene mostrata dalla polizia del posto. Controllo documenti… tutto a posto… si riparte!

Siamo ad Ayvalik, il culo è in fiamme e ci mettiamo alla ricerca del porto. Eccolo là…  ed ecco anche il ticket office. Il traghetto c’ è davvero e parte alle 18.30! Purtroppo ci vengono chiesti altri 60€ a testa per fare questi 10 km che separano Ayvalik (Turchia) dall’ isola di Lesbo che sta di fronte (Grecia). Maledetti!!!

A questo giro il controllo in dogana è abbastanza semplice quindi ci imbarchiamo velocemente dopo essere stati a comprare un pezzo di pizza per al cena. Il traghettino è semideserto, siamo solo in 5 e in un’ oretta e mezzo siamo a Lesbo.

Si scende e abbiamo tutto il tempo per montare la tenda in una zona che Marco ha già adocchiato dalla nave! Finalmente stanotte ci si fa una gubbiata da 10!

E invece no! Sembra di essere entrati dentro la puntata delle 12 fatiche di Asterix quando gli viene chiesto il lasciapassare  A38. Dai dai il problema è venuto fuori, alla dogana greca vogliono questo benedetto documento della sorella di Marco (proprietaria della moto e intestatrice dell’ assicurazione) e noi non sappiamo come farglielo avere. I telefoni non ci permettono di connetterci a internet e a Marco tocca quindi di chiamare a casa in Italia spendendo una fracca senza poter usare Skype. Ci vuole un po’ per spiegare la situazione a Luciano e la Gabriella che subito però si attivano con l’ aiuto della Rebecca per poter reperire i dati della sorella Francesca e inviarli per email alla dogana utilizzando un indirizzo improbabile con solo numeri e lettere in un appartenente ordine casuale. La mail non arriva e dopo 20 minuti chiediamo cosa dobbiamo fare, la risposta è chiara: senza questo documento la moto non può uscire dal porto.

A questo punto proviamo a mandare una mail dalla dogana a casa Simonetti ma apparentemente non arriva neanche questa.  La doganiera che non s più che pesci prendere, ci chiede se fosse possibile inviare il documento per fax, ma alla nostra risposta negativa allora sfinita ci propone l’ opzione face book. Ritelefonata a casa Simonetti dove ormai il delirio dilaga. Prende in mano la situazione la nipote Rebecca e ci rinvia tutto tramite un messaggio su facebook di Marco. Purtroppo siamo in Grecia e per Marco non è così facile accedere all’ account che gli viene bloccato per sicurezza. Dopo poco scopriamo anche che tramite facebook non sarebbe stato valido perché non ritenuto come mezzo ufficiale…. E allora arivia… si ritelefona a casa spendendo i veri miliardi e Marco scopre che nessuno si era accorto che fosse arrivata una mail dalla dogana greca… Cazzo! A questo punto tutto è più facile, da Pistoia cliccano su “rispondi” e nel giro di poco siamo liberi. Un’ ora e mezza persa in dogana. Si fa per uscire ma non è finita… posto di blocco della polizia: ari documento, ari libretto della moto, un poliziotto mi chiede se gli vendo la Lambretta e via… finalmente usciamo dal porto e andiamo a montare la tenda dove aveva visto Marco. Il posto è spettacolare, dopo una scaletta e una caletta di ghiaia sul mare saliamo su un piccolo altopiano con alle spalle il castello di Mitylini (la città dove siamo sbarcati) e di fronte una scogliera sul mare… da favola! Peccato che tiri un vento della madonna ma ormai è troppo tardi per cambiare posto, è buio e dobbiamo arrangiarci. Montare la tenda è un’ impresa: tira troppo vento e non c’ è luce. Il risultato è che ci vuole un’ oretta bona e sta tutta sbilenca con le raffiche che la piegano. A questo punto come tante altre volte, presi dalla stanchezza… ci importa una sega… si starà a vedè! Ci imbuchiamo dentro a scrivere questo diario.

Il vento fischia e i cani randagi poco lontani si fanno sentire.

Bona Ugo!

 

Giovedì 21/06/2012     MYTILENE

Come era prevedibile il sole sorge dalla parte sbagliata e  alle 6 come da copione… Marco non ce la fa più… si alza,  apre qualsiasi zip e va fuori a schienarsi all’ ombra della tenda stessa. Io non posso muovermi… la tecnica delle minime funzioni vitali ha successo fino a che uno riesce a stare immobile… dopo di che… bagno di sudore!

Va avanti così fino a quando non si comincia a stare meglio grazie ai primi aliti di vento che dopo la burrasca di ieri sera si erano placati. In questo stato ci riaddormentiamo e ce la facciamo a recuperare un paio d’ ore.

Quando decidiamo di alzarci ci si guarda e ci si capisce subito… impossibile smontare tutto  e portarselo per tutto il giorno dietro… la tenda rimarrà qui con i bagagli al suo interno. La frase è sempre la solita: Ci importa una sega… si starà a vedè!

Bene, con spirito avventuriero coscienti di non sapere niente di quest’ isola procediamo per scelte ovvie e ci dirigiamo verso l’ enorme castello che ci domina alle spalle. Arrivati sul posto purtroppo scopriamo che il castello è chiuso ma il giro intorno a questa rocca enorme non ce lo toglie nessuno. E’ veramente un castello enorme, mura altissime che dominano il mare e torri che le sovrastano ma purtroppo non c’ è verso di entrare, giriamo e rigiriamo già cotti dal sole a martello ma senza risultato. Ad un certo punto però coglie la nostra attenzione una scaletta con in cima un cancellino… come dei bambini proviamo ad aprirlo… si apre e dietro di esso scende una piccola scalinata stretta e buia. Non c’ è dubbio, si deve andare a vedè. Scendiamo una ventina di scalini e si apre davanti a noi una piccola caverna piena di altarini, cristi, madonne, candele e incensieri. Si tratta di una piccola cappella sotterranea intitolata a un qualche santo che ora non ricordiamo… molto suggestiva e particolare ma soprattutto… imbiancata di fresco! (Marco ne ha fatto le spese sedendosi in qua e là e macchiando il costume con la tipica vernice di calce con cui imbiancano qualsiasi cosa da queste parti).

Finito il tour alla rocca di Mytilene usciamo dal paese e cerchiamo una zona dove toglierci questa voglia di bagno che ci attanagliava. Con la scusa ci diamo anche una sciacquata! Troviamo una spiaggia di ghiaia che fa al caso nostro e in men che non si dica siamo nell’ acqua. Purtroppo, mentre Marco sguazzava qua e là senza problemi io ho fatto in tempo a muovere un passo nell’ acqua che ho stiacciato ben bene un riccio di mare. Dal dolore ho perso l’ equilibrio e sono caduto in acqua infilando anche la mano su un altro riccio bastardo… una scena fantozziana direi. Ormai il danno è fatto e tra mille imprecazioni in due minuti risono già sull’ asciugamano  a vedere di levare il levabile. Purtroppo anche con gli strumenti chirurgici a nostra disposizione (dei pezzi di canna di bamboo) riesco solo a estrarre due spine dal piede e due dalla mano con la collaborazione del solito Dr. Simonetti, ma purtroppo altre sei o sette (mila) rimangono dove sono. Vedremo il che succederà. Zoppicando un po’ ci avviamo nuovamente in moto per trovare un posto tipico dove pranzocenare (erano le 15.00). La temperatura sotto il sole era assurda ma fortunatamente in moto il vento non ce la faceva sentire (anche se ci stavamo ustionando) e dopo una 15ina di km con panorami mozzafiato sul mare ci fermiamo in una taverna sulla strada. Il pranzo è ottimo e spendiamo la bellezza di 10€ a testa sfondandoci con fiori di zucca ripieni di riso e cannella, i tipici souvlaki (spiedini di carne), patate fritte e l’ immancabile insalata greca. Da coma! Verso le 16.30 ce ne andiamo solo dopo aver bendetto il bagno e d’accordo sul fatto che non avevamo grandi forze per intra… la batteria si scarica… TO BE CONTINUED…

 

(scrive Marco)… prendere grosse esplorazioni dell’isola.  L’intenzione erra quella di trovare la spiaggia a sassi piu vicina per schienarsi e digerire il pranzo. La troviamo abbastanza rapidamente; prima di schienarsi Mattia tenta l’estrazione delle spine dal piede con un ago che gentilmente ci avevano dato a pranzo. L’estrazione non riesce e lasciamo che a pensarci sia Armando ritornati a Pistoia anche se camminare inizia a essere un problema. Come da copione cotti come pere ci sdraiamo e ci addormentiamo. In realtà è un dormire a pezzi perché sotto di noi i sassi si fanno sentire in tutta la loro sassezza! Dormire per bene risulta impossibile. E’ l’ora, è l’ora di verificare se la tenda con i bagagli ci sono sempre oppure ci hanno razzato tutto. Noi si sa di già… abbiamo la certezza che nulla è stato rubato. Cosi è. Lemme lemme ci mettiamo a smontare il nostro accampamento. Siamo pronti, abbiamo ricaricato i mezzi ed il traghetto arriverà tra un oretta e mezzo, decidiamo quindi, come due veri finocchi (con tutto il rispetto), di visitare il centro di Mitilini o (Mytilene che dir si voglia) non prima di aver preso un bel gelato che dopo avere anche chiesto il prezzo (ci viene detto “one fifty”) viene a costare magicamente 3€ a testa….mahhhhh?? Il paese è molto carino e non ci aspettavamo cosi tante tipiche tipicità un pò ovunque. Si è fatta l’ora, ci dirigiamo al porto dove insieme ai soliti cani randagi ci aspetta il traghetto. Una volta saliti ci accorgiamo che la tensione della ciurma si affetta con il coltello a causa di un ritardo. Tutti quanti strillano, i marinai si infamano l’uno contro l’altro e trattano la gente che cerca di parcheggiare (compresi noi) in un modo un po’ “particolare”. Offesi da questo trattamento decidiamo di non andar a dormire nella cuccetta che avevamo profumatamente pagato ma a spregio, decidiamo di dormire sul ponte in mezzo ai barboni e ai cani.

Buona notte.

VENERDI 22/06/2012     MYTILENE-ATENE-EPIDAURO-MYLOI

Scrive Marco…

Come al solito le nostre nottate sul traghetto non sono delle più rilassanti. Senza accorgercene la sera prima ci eravamo sdraiati proprio dal lato dove sorgeva il sole quindi alle ore 5.30 già si bolliva. In più Mattia che inizialmente era a dormire in terra a metà nottata si è dovuto spostare perché la mareggiata stava facendo arrivare acqua sul ponte e costringendolo a coricarsi sopra un'altra panchina. Alle 5.30 con il caldo  Mattia riesce come al suo solito a mantenere stabili ed al minimo le sue funzioni vitali mentre io, in preda ad una crisi di sudorazione mi alzo e mi metto a sedere su una sedia poco dietro di lui all’ombra. Da qui (Mentre Mattia è sdraiato e dorme) assisto ad una scena un pò surreale: dormicchiavo ma di tanto in tanto riaprivo gli occhi e ad un certo punto mi accorgo che c’era la padrona di un cane che stava pulendo il bisogno del medesimo (e non stiamo parlando di pipì) proprio a 30 cm dalla testa di Mattia. In pratica…. Un cane gli aveva cacato vicino alla testa! Bene. Dopo questo piccolo particolare non poco rilevante, arriviamo al porto di Pyreo. Scendiamo giù nei garage e mi accorgo che la sera prima in preda agli urli e alla furia di partire le bestie dei marinai avevano lasciato il mio povero Cagiva libero di vagare, di sbatacchiare nelle altre macchine ma fortunatamente non è stato cosi.  Usciti dal porto regna il caos. In mezzo a strade con 1000 corsie con gente che fa quello che vuole.

 

Scrivo io…

Ci accorgiamo ben presto di partecipare ad un gioco chiamato “ chi tocca più corsie in meno metri vince” . Per essere la prima volta  s’è fatto un buon punteggio ma l’importante è che ne siamo usciti indenni. Sulla destra ci compaiono delle colonne sospette, ci avviciniamo e scopriamo che è un sito archeologico…. Ahhhh finalmente il Partenone. Ci fermiamo facciamo il biglietto per questo e l’acropoli ed entriamo. Entriamo in un prato dominato al centro da quel che resta di un enorme tempio di cui purtroppo sono rimaste solo 5 o 6 colonne e qualche sasso qua e la. Le colonne in effetti sono qualcosa di mastodontico però rimaniamo un pò delusi, non è proprio quello che ci aspettavamo. Affacciandoci da una terrazza vediamo quello che resta di un acropoli: Iroshima dopo la bomba! Sassi a non finire! Comunque sia ormai abbiamo pagato il biglietto e quindi vogliamo salire all’acropoli ma non troviamo l’ingresso ed è per questo che ci rivolgiamo al punto informazioni. Scusi ma per l’acropoli? Ci dicono che dobbiamo uscire e dirigersi in cima alla collina dove in effetti anche noi avevamo visto qualcosa di interessante: Mura, templi, colonne ma tutto molto da lontano. Ma non è che ci stiamo sbagliando? Consultiamo la cartina che ci avevano dato all’ ingresso e capiamo subito che quello che avevamo visto non era il Partenone ma quello che rimane del tempio di Zeus Olimpio, quindi il bello doveva ancora venire (e ovviamente stiamo parlando della colazione).

Chiaramente appena ripartiti ci dobbiamo rifermare sul viale centrale di Atene: Il filo frizione della Lambretta si spezza di netto. Ci mettiamo sotto due alberi e con il caldo che ci liquefà ci accingiamo a sostituirlo. Ci vorrà una ventina di minuti in tutto durante i quali, non appena Marco riflette sul fatto che nessuno si era fermato per chiederci se avevamo bisogno di un aiuto vedendo la Lambretta tutta aperta, ci sorprende la gentilezza di un signore che passando di lì ci lascia due bottigliette di acqua fresca: evidentemente non solo ci aveva visto, ma si era anche preoccupato di andarci a comprare l’ acqua senza neppure chiedercelo, era scontato che le avremmo accettate. In Italia sarebbe successo? Boh!

Finalmente ripartiamo e dirigendosi verso l’ acropoli ci fermiamo a un bar dove ci schiantiamo una grossa pasta tipica greca con crema al formaggio e un cappuccino. Ci voleva visto che eravamo con il gelato della sera prima che aveva fatto da cena.

Via… non perdiamo tempo e raggiungiamo, scansando il caos Ateniese, la cima della collina dove si trova l’ acropoli e il Partenone. Scendiamo dalle moto e subito ci rendiamo conto che la temperatura non aiuterà la nostra visita… il sole è a martello e noi siamo il chiodo… si rasentano i 40°.

Saliamo verso al vetta dove lo spettacolo ci attende… scalinate, templi, colonne, statue, marmi e tutto intorno panorami con altri templi e siti archeologici…. la domanda è sempre la stessa, come può l’ uomo aver fatto tutto questo più di 2000 anni fa? Veramente incredibile e non staremo qui a descrivere il tutto… bisogna andarci!

La nostra visita dura un’ oretta e mezzo ma è sfiancante, anche se fortunatamente ci sono varie fontanelle dove poter bere e bagnarsi la testa perché il caldo è veramente irresistibile. Guardando Atene da lassù scorgiamo lo stadio dove sono state fatte le prime olimpiadi moderne volute da Pierre de Cubertin nel 1896… siamo d’accordo che ci vuole una visita e quindi scendendo ci dirigiamo in quella direzione. Dopo essersi un po’ persi per la città a causa del casino riusciamo però a raggiungere lo stadio… anche qui un altro spettacolo! Paghiamo il biglietto e entriamo in questa pista di atletica lunga circa 200mt circondata da una gradinata tutta in pietra e marmo messa a ferro di cavallo intorno ad essa. Questo stadio ha mantenuto questa forma per secoli e secoli e nell’ 800 è stato ricostruito restaurando quello che rimaneva del vecchio stadio olimpico mantenendone forma e dimensione, quindi nonostante sia “solo” di 200 anni fa, alcune parti e la sua forma in genere ne hanno 2000.

Una piccola galleria sotterranea  scavata nella roccia (l’ antico ingresso da cui entravano gli atleti) ci conduce in quello che era il vestibolo trasformato ora in piccolo museo dove vengono conservate tutte le torce olimpiche.

Torniamo in pista e decidiamo di calarsi a pieno nell’ atmosfera olimpica greca: giro di pista a corsa! Come due imbecilli corriamo come dei pazzi lungo tutta la pista, ovviamente ripresi dalla fotocamera lasciata accesa sugli spalti. All’ arrivo siamo vicini al collasso, non è stata una grande idea farlo sotto il sole cocente delle 14.00. La testa pulsa e ci stiamo per sciogliere, quindi decidiamo di ammirare ancora un po’ lo stadio da uno dei pochi punti all’ ombra. Ripresi un attimo dal malore facciamo la foto di rito sul podio e usciamo, pronti per una nuova ustione in moto alla volta di Epidauro dove ci aspetta il grande anfiteatro.

Circa 120 km  sotto il sole cocente (adottiamo la tattica del “inzuppa il casco a ogni fontanella”) ci separano da Epidauro ma fortunatamente non abbiamo inconvenienti, cominciamo a starci stretti con i tempi e il giorno in meno iniziale comincia  a farsi sentire, basterebbe un guasto un po’ più grave che saremmo nella merda con il traghetto del giorno dopo. Arrivati sul posto come di consueto ci rinfreschiamo sotto una fontana, paghiamo il biglietto (con la vecchia scusa dello studente a questo giro ci fanno entrare gratis  entrambi, dicendoci che se eravamo venuti dall’ Italia fin lì in quelle condizioni ce lo meritavamo) e ci incamminiamo verso il sito archeologico. Anche qui rimaniamo a bocca aperta, come avevamo visto dalle foto l’ anfiteatro è praticamente integro e visto che non c’ era anima viva (il sole e la temperatura non permettevano a nessuna persona sana di mente di stare lì) facciamo subito la prova sonora per vedere se era vero che da cima si sentiva benissimo.

In effetti chi sta al centro e parla sente uno strano effetto di risonanza e mantenendo un tono di voce abbastanza alto, senza l’ ausilio di nessun tipo di microfono si distinguono nettamente le parole e i suoni… che spettacolo! Per rendere l’ idea delle dimensioni questo teatro di 2500 anni fa può accogliere circa 14000 persone. Gli ingressi sono sormontati da due colonnati di recente restaurazione e di fronte alla platea c’ è quello che resta dei cunicoli della zona vestibolo dove si preparavano gli artisti. Il tutto è immerso nel niente più assoluto, intorno c’ è solo montagne ricoperte dalla classica scarsa vegetazione greca e per arrivare lì non abbiamo incontrato anima viva.

Arivia, si mezzano i caschi e si riparte: destinazione benzinaio e poi in direzione Tripoli per avvicinarsi il più possibile ad Olympia e al traghetto del giorno dopo.

Dal benzinaio altra bega: mi accorgo che avevo rotto una delle due fascette che tiene il serbatoio che a sua volta si era spostato allentando il rubinetto e rischiando di romperlo. Un nuovo quarto d’ ora di pit-stop è necessario per rabberciare il serbatoio con un po’ di fascette di plastica… nuovo pieno e via come le palle di foo!

Si viaggia con i morsi della fame, fortunatamente il sole comincia a picchiare meno e quindi resistiamo meglio. Intorno alle 18.30 decidiamo che dovevamo mangiare e quindi usciamo dalla strada principale per Tripoli e ci dirigiamo sulla costa di un golfo adocchiato nella cartina. Qui con nostra sorpresa ci ritroviamo in una zona con spiagge e acque pulitissime che fanno venir voglia di bagno solo a guardarle. Resistendo alla tentazione di Marco di fermarci a un primo ristorante sulla strada, cerchiamo qualcosa di più “tipico” e come per magia, appena entrati in un paesino compare una scritta: “Osteria”. Basta un’ occhiata per capire che era il nostro posto,tavolini sul molo e  tovaglie a quadretti ci avevano rapito!

Chiediamo informazioni, la cucina apre tra mezz’ ora e noi ci svacchiamo sul molo ammirando il panorama di quel golfo incredibile! La cena è la seguente: insalata greca,una specie di pasticcio/lasagna con verdure e sugo di carne, una birra e un dessert fatto con bucce di arancia caramellate. Il tutto ci viene a costare la bellezza di 18€ a testa: considerando che non avevamo pranzato ci si rientrava alla grande e poi quanto sarebbe costato mangiare a 3 metri dal mare in una qualsiasi trattoria italiana? Cifre da capogiro!

La cena viene consumata in completo relax e stiamo a tavola un’ ora e mezzo godendoci ogni singolo boccone mentre il sole calava dietro alle colline che ci stavano alle spalle illuminando il golfo con la luce del tramonto.

Dopo aver fatto un giro alla ricerca di qualche wi-fi libero con scarso successo, ritorniamo al nostro tavolo e ci uniamo agli autoctoni del luogo guardando perdere la Grecia contro la Germania 4 a 2 condannandoli all’ esclusione dall’ europeo.  Nel mentre scriviamo queste pagine di diario e pensiamo a dove dormire, ma siamo già d’accordo che stasera ci accoglierà la spiaggia sotto le stelle e soprattutto senza montare la tenda.

 

SABATO 23/06/2012     MYLOI-OLYMPIA-PATRASSO

La notte trascorsa rimarrà sicuramente nella storia, sacco a pelo, modulo aria fresca, stelle e il mare che da quanto era calmo non faceva neanche il suo tipico “ciaf ciaf” sulla spiaggia… praticamente un lago di acqua cristallina.

Durante la notte i soliti cani randagi che popolano tutta la Grecia non si preoccupano della nostra presenza perché troppo indaffarati a  svuotare cestini e la nottata viene interrotta solo da un’ omino che poco prima dell’ alba ci sveglia brocciolandoci qualcosa molto probabilmente in greco e mostrandoci un accendino. Quando poi ha visto che non rispondevamo nella sua lingua, un po’ stufato ci lascia l’ accendino e se ne va senza più farsi rivedere. Questa sveglia obbligata ci da modo di godersi e fotografare un’ alba, scusate la ripetizione, incredibile. Mentre Marco continua a fotografare io mi riabbiocco e arriviamo così senza problemi alle 7.00. A questo punto era già tutto programmato: è bastato aprire il sacco a pelo e con il costume indossato la sera prima è basto fare due passi per infilarsi in acqua… che bellezza!!!

Dopo il bagno ristoratore e la doccia sulla spiaggia (che per noi è stata un po’ più di una normale doccia post-bagno) siamo pronti, belli, lavati e puliti per correre come le consuete palle di foo verso Olympia! Ovviamente siamo in ritardo sulla tabella di marcia!

Senza troppe beghe, ma impiegando più del previsto a causa della strada tortuosa che si arrampicava sui monti greci facendoci passare per bellissimi panorami e paesini tipici, arriviamo a destinazione ma c’ è da scegliere cosa fare: sono le 14.00 e alle 17.00 abbiamo il traghetto a Patra… che si fa?

Ovviamente decidiamo di visitare i resti archeologici di Olympia anche se il tour sarà molto veloce. Il sole come al solito è a perpendicolo sulle nostre teste ed è veramente un problema resistere all’ interno del parco.

Qui troviamo tutti i resti dell’ antica città olimpica: il ginnasio, i bagni, le terme, i vari templi (tra cui quello di Hera dove sul suo altare veniva acceso il fuoco olimpico) e lo stadio. Rimaniamo circa un’ ora, il tutto è molto suggestivo anche se a tratti sembra solo un cumulo di sassi forse anche a causa della mal gestione del parco. Purtroppo la fretta fa da padrona e dopo essere venuti a conoscenza dei 120km che ci separano da Patra, consapevoli che qualsiasi intoppo ci avrebbe fatto perdere il traghetto e che dovevamo tenere una media di almeno 80km/h per starci larghi, abbiamo tirato i nostri mezzi ai limiti fisici della meccanica di cui sono composti, anche perché ogni semaforo rosso che trovavamo abbatteva la media in modo drastico.

Riusciamo nella nostra impresa e con i motori in fiamme che rimangono stranamente accelerati, (molto probabilmente il troppo calore li aveva dilatati facendo trafilare aria che smagriva la miscela) raggiungiamo in tempo Patra e il suo porto. Compriamo due panini al volo e devastati fisicamente ci imbarchiamo su quello che sarà l’ ultimo dei nostri traghetti per questa vacanza. Purtroppo notiamo subito che non ci sono panche dove sdraiarsi e quindi a questo giro ci accontenteremo del morbidissimo pavimento… staremo a vedè! Distrutti…

DOMENICA 24/06/2012     PATRASSO-ANCONA-PISTOIA

Che dire, l’ ultimo giorno siamo quasi in uno stato di trans… c’ è stato un calo di tensioni, ora non vedremo più niente di nuovo, niente da scoprire, la vacanza in realtà è finita ieri sera quando ci siamo addormentati sul ponte del traghetto insieme ad altri due mezzi barboni e ora si tratta solo di rientrare piano piano nella normalità delle cose… paesaggi, modi di fare, tempi…
Sul traghetto il viaggio fila liscio e ce ne stiamo tutto il tempo a ciondolare in qua e là al sole sul ponte… arrivati ad Ancona ci rendiamo subito di un grosso problema: ieri sera, dovendo fare tutta una tirata con la paura di perdere il traghetto siamo arrivati corti con la benzina, entrambi siamo quasi a secco, ma il vero problema è che non abbiamo più olio per fare miscela e essendo domenica i benzinai sono aperti solo con il self service!
Questo è un problema non da poco e infatti rischiamo seriamente di rimanere a piedi… io sono costretto a usare il litro di emergenza che ci portiamo sempre dietro e Marco ci va vicinissimo. Come al solito San Culo ci protegge dall’ alto e dopo una ventina di chilometri, quando i nostri motori stavano già strizzando le ultime gocce dai serbatoi troviamo in superstrada un benzinaio semiaperto che ci vende una confezione di olio… siamo salvi! Non dovremo suonare tutti i campanelli di Ancona in cerca di olio per miscela…
Abbiamo perso un bel po’ di tempo… il sole cala velocemente e ci rendiamo conto che ci troveremo sulle stradine tortuose dell’ appennino a buio pesto… perfetto!

Ripartiamo e da qui il cervello si stacca… non ci ricordiamo neanche che strada abbiamo fatto, come degli automi viaggiamo senza mai fermarci non curanti dei dolori alla schiena e al culo. Solo una breve pausa per un rabbocco di benzina sull’ appennino e un’ innaffiata ai prati retrostanti il distributore e poi arivia nel buio più completo con quei fari che sembrano candele e che  riescono appena a illuminare tre metri davanti a noi. La scalata del passo del Muraglione e poi giù a rotta di collo verso Borgo San Lorenzo. Ora è tutta pianura e le strade si addrizzano… allora sì che non ci accorgiamo più dello spazio tempo che ci circonda… senza sapere come a un certo punto ci ritroviamo alla rotonda della via pratese. E già più di mezzanotte e a quanto pare è arrivato il momento che le nostre strade si dividano… scendiamo dai mezzi… un abbraccio e senza tante parole di mezzo ci diciamo che nonostante ci sembri di non essere mai partiti, pare che anche questa avventura sia finita. E’ stato bellissimo!!!
Ciao Marco! Ci si vede domani in officina…

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