Le antiche divinità

Le antiche divinità, a volte, assomigliano a statue e santini odierni. Come vedremo la divinità della donna risale alla notte dei tempi.
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 TANIT e BAAL HAMMON
 
 
 
                                  
 
Astarte e Tanit
Astarte, dea semitica occidentale d'amore, di sessualità e di guerra.
Astarte fu adorata dai Giudei, dagli Israeliti ed i Fenici (i canaaniti nella Bibbia). Il suo culto fu la culla dei ciprioti Afrodite e Adone ed i suoi rituali assomigliano a quelli di Cybele ed Attis. Astarte è anche connessa alla Mesopotamica Isjtar, dalla quale deriva il suo nome.
Astarte è la forma Greca del nome Semitico Occidentale Asjtart o Ashtart. Nei miti di Ugarit il suo nome è pronunciato Athtart o Athartu. E' anche chiamata "la Forte". Altri nomi sono Baalat (Signora), Regina del Cielo, Regina delle Donne, Urania (la Celestiale), Athirat (Signora del Mare), Madre Benedetta, Signora delle Acque, Guardiana delle Navi, Signora delle Battaglie, Dea della Tempesta e Signora dell'Amore. Il mare, la Luna ed il pianeta Venere sono tutti associati a Lei.
A volte il suo nome è combinato con la dea Fanicia/Punica Tanit. In quanto dea della passione, della sessualità e della fertilità è anche chiamata "Grande Utero". Il suo titolo fu "Qadashu" (Santa).
Le versione Semitica di Astarte è Asherah o Ashtart; la versione Israelita è Astoroth o Ashtoreth, un gioco di parole che combinava "Ashtart" e "boshet"  per far si che il suo nome significasse "indecente". Nella bibbia le fu dato questo titolo per le sue selvagge energie sessuali e per "concepire ma non dare figli ai suoi amanti".

La Foresta del Libano fu sacra ad Astarte ed a lei fu eretto un tempio sulla cima del Monte Libano.
Era servita sia da Sacerdotesse che da Sacerdoti. Nei suoi templi risiedevano sia maschi che femmine hierodules (prostitute sacre). Il maschio era chiamato  Kalbu e la femmina Qodesja. Rituali orgiastici erano parte della sua adorazione - proprio come lo furono per l'adorazione di Cybele. Astarte è spesso presentata con un leone e una coppa nella quale offre da bere al suo amante. Leoni, fiori e serpenti appartengono ai suoi rituali. Le offerte al tempio di Astarte consistevano in incenso, birra, vino e sacrifici di sangue. Le Sacerdotesse erano considerate prostitute sacre rappresentanti del ruolo di Astarte come Dea dell'Amore. Stranieri potevano andare al suo tempio e compiere un atto di adorazione in unione sessuale con le Sacerdotesse. Era costume delle giovani donne prima del matrimonio santificarsi alla vista di Astarte intrattenendo visitatori nel tempio.
I sacerdoti di Astarte si auto-eviravano in una danza estatica. Essi erano abitualmente visti nella vestizione e nel trucco delle donne, danzando e realizzando auto-mutilazioni. Il loro servizio consisteva nel compiere il letterale sacrificio della loro fertilità.

Il simbolo di Canaan fu l'Asherah o palo sacro in suo onore come consorte di Baal. In Siria e Cipro il suo simbolo era una pietra conica e circolare. L'Uovo Sacro rappresentante di fecondità e la melagrana (il frutto con le uova) furono anch'essi simboli di Astarte.
 
 

Astarte è associata con l'Equinozio Invernale e con la primavera in generale. Lei governa il Venerdì e i mesi di Aprile e Ottobre. I primi frutti del raccolto e i figli primogeniti sono sacri ad Astarte. Suoi animali sacri sono la colomba, il leone, il toro, il cavallo e i serpenti. E' probabile anche se non chiaro che anche i pesci le fossero sacri in quanto nel suoi templi furono trovate vasche per pesci.
I suoi colori sono il rosso e il bianco, similmente al fiore dell'albero di acacia che è considerato un suo emblema. Il cedro, la rosa, l'ontano,  il tamarindo e gli alberi di cipresso le erano anche sacri.
Il suo compagno è Baal-Hadad, il dio delle tempeste, principalmente mostrato come un toro. Astarte fu quindi chiamata "Shem B'l" (nome di Baal). 

       
 
Nella mitologia Ugaritiana ha un ruolo minore come un'aiutante di Anat e Baal nella loro battaglia contro Mot e Yammu. Comunque, Astarte fu una dea maggiore nella religione Fenicia, principalmente a Sidone e a Tiro.
Luciano di Samosate racconta dopo una visita al tempio di Sidone in Fenicia che Astarte era la stessa Dea Lunare Greca Selene o Europa (che significa Luna Piena). I sacerdoti con cui parlò gli dissero che il tempio di Europa era della casa reale di Agenore, che fu portato a Creta da Zeus nella forma di un toro. Lo stesso mito era raccontato a Tiro. Non è certo quale fu la storia originale. Il territorio dei Fenici ha avuto molti altri occupanti, come i Minoici e i Micenei.
Fenicia/Canaan fu la più importante nazione di commercio marittimo nel Mediterraneo, la sua influenza su altre culture non può essere scartata.
Originariamente, i Fenici avevano pratiche religiose e sessuali identiche ai Canaaniti. Le loro deità principali erano El (chiamato Baal) e Astarte o Baalat (equivalente di Ishtar dei Babilonesi). Fu Astarte o Baalat a mutare il proprio nome con le migrazioni dei Fenici nel Mediterraneo.
A Sidone, Astarte fu la deità predominante e molte regine e re dichiaravano di essere sue sacerdotesse e sacerdoti. Nella Sidone del 14° secolo Astarte fu un completo culto di prostituzione. A Kition, gli uomini dovevano lavarsi il capo per adorare la dea.
Le ceramiche descrivono danzatrici femminili e feste. All'interno dei santuari ogni altare aveva una asherah, a significare la fertilità e dove erano fatte offerte di animali. Figure di Madre Dea e donne gravide o con un bambino sono state trovate ovunque.
A Byblos, Astarte divenne Baalat come signora o Baalat Gebal o Baalat di Byblos. Lei era la madre terra, la fertilità, dea e generatrice degli dei, degli uomini, delle piante e degli animali. Adone appare qui come un più recente dio di morte e vegetazione associato con la madre dea. I soldati adoravano il loro Baal Addir dedicato unicamente alla guerra.
 
 
   
 
Dal 7° secolo a.c. un nuovo dio appare ai Fenici di Sidone chiamato Eshmun, un dio della morte. Appare anche Melqart, una controparte di Astarte. Ma nessuna di queste deità emerse fino all'arrivo della cultura Greca e queste divinità sembrano essere un'acculturazione tra le due culture. Secondo il profeta Geremia, essenze erano offerte alla Regina del Cielo, che è uno dei nomi di Astarte. Questo dimostra che il culto di Astarte fu diffuso ampiamente in Palestina. Centinaia di statuette furono ritrovate negli scavi. Lei è presentata con gigli o serpenti, con le mani davanti ai genitali, gravida, in una forma di pilastro e molto altro ancora. Le statuette sono datate nella media età del bronzo (2000-1500 a.c.) fino alla prima età del ferro (900-600 a.c.) - la fine della monarchia Israelita.
Re Salomone eresse un tempio ad Astarte a Gerusalemme su richiesta delle sue molte mogli.
Anche Ramses II eresse un tempio in suo onore in Egitto.   
A Wasta, pareti del tempio di Astarte portano graffiti con decorazioni di genitali femminili.
Nel Nord Africa, ogni città aveva la propria versione della madre dea Astarte. A Cartagine essa fu chiamata Tanit. Statue femminili nel tempio mostrano donne che si tengono i seni con le mani. La dea manifestò così un nuovo simbolo, molto simile all'ankh Egiziana. La sua controparte divenne Baal Hammon.
 
 
   
 
 

Tanit, anche Tenit, è la Dea Lunare Fenica e Punica (Cartaginese), è la Madre, simbolo d’amore, fertilità e fecondazione, ampiamente conosciuta da varie iscrizioni trovate lungo la costa del Nord Africa. Nome Fenicio della Grande Dea Astarte, Regina delle Stelle.
Il suo simbolo è un triangolo con barre orizzontali che supportano un disco lunare. Entrambe le deità sono descritte come “signore del santuario”.
Tanit fu la dea suprema di Cartagine, conosciuta anche come BA'ALAT, “il volto di Baal”, personificazione del sole benefico, fino a che fu usurpata dalla dea Romana Giunone nel culto della quale sopravvisse la sua adorazione nei templi cartaginesi. Il suo culto, portato dai Cartaginesi, grandi navigatori, si diffuse ampiamente nel Mediterraneo fin oltre le Colonne d'Ercole e fu nota a Roma come la
Dea Caelestis.
I templi di Tanit  erano curati da sacerdotesse e sacerdoti, in essi veniva praticata la “prostituzione sacra” ed alcune fonti sostengono che, in suo onore, venivano compiuti sacrifici di bambini e animali. Le sue sacerdotesse furono famose astrologhe.

 
   
 
Tanit è stata anche associata con l’Albero della Vita, descritto come l’albero di palma di quelle regioni desertiche. In alcune descrizioni, l’albero veniva mostrato con linee ondulate che rappresentavano serpenti che emanavano da esso. Tanit, il cui significato è Signora dei Serpenti, fu associata con un sacro “caduceo”, una barra verticale con due serpenti curvati a formare un otto. Tanit e la bacchetta caduceo sono un motivo comune sulle monete e sulle steli della tarda Cartagine,  simboleggiando il ruolo di Tanit come la Dea Serpente nel ciclo sacrificale di nascita, morte e rinascita.
Quando aumentò il suo potere, la chiesa Cristiana chiuse il Tempio di Tanit a Cartagine alla fine del 3° secolo e.v. Comunque, secondo gli adoratori della dea, il tempio rimase protetto da serpenti, in modo particolare vipere. Conservando in questo modo la propria natura di luogo sacro alla Dea, i Cristiani non furono in grado di appropriarsi di esso, come fu fatto invece con molti altri templi, ma fu infine distrutto dai Vandali  nel 422.
I Cartaginesi chiamavano la Luna con il nome di Tanit e di essa descrivevano le sue varie fasi luminose ed oscure. Era pertanto Dea antitetica dell'Amore e della Morte, della Creazione e della Distruzione, della Tenerezza e della Crudeltà, della Protezione e dell'Inganno.
Di Tanit sono state trovate numerose statuette che la rappresentano nuda con le mani che stringono i seni. Queste immagini non erano solo un'espressione artistico-religiosa, ma erano esposte nelle case come simbolo di fecondità.
 
                                               

 
Il luogo di culto religioso presso i Cartaginesi era quello del "tophet", luogo recintato dove venivano sepolte urne cinerarie contenenti i resti di animali o bambini che venivano sacrificati a Tanit. Questo doveva servire a rabbonire la dea quando era in ira con la città intera. Spesso i sacrifici umani venivano svolti con fanciulli di povere origini o con piccoli animali che finivano nel rogo purificatore. Ma tante volte questo alla dea non bastava ed allora bisognava sacrificare quanto una famiglia aveva di più caro: il figlio primogenito. Questo macabro rito finì con l'avvento dei Romani, che portarono anche a Roma il dio BA'AL, che fu identificato con Esculapio, patrono della medicina, e la stessa Tanit identificata, si pensa, talora con Giunone.
I ritrovamenti dei tophet e delle statuette mostrano fino a dove si spinsero le colonizzazioni cartaginesi: ne furono rinvenuti oltre che in gran parte del Mediterraneo anche nella zona occidentale dell'Inghilterra.
Alcuni studiosi continuano a rifiutare di credere in tale pratica e respingono le evidenze della letteratura antica come mera propaganda, ma la scoperta dei resti fisici lasciano pochi dubbi a riguardo.

Steli votive segnano il luogo del Tophet di Cartagine. Sotto le steli si trovano centinaia di urne cinerarie contenenti ceneri di infanti ed animali. Alcune steli sono iscritte con testi che dichiarano che la sepoltura è un'offerta agli dei; molte steli sono iscritte con il simbolo triangolare della Dea Tanit. Una pietra del 3° secolo a.c. porta l'immagine di un sacerdote che porta un piccolo bambino. Da queste evidenze, molti studiosi (ma non tutti) concludono che il Tophet fu un luogo di sepoltura per infanti sacrificati agli Dei Tanit e Baal Hammon.
 
 

MOLK o MOLOK

Il rito del sacrificio umano "MoIk" come offerta sacra è tipico di una mentalità sociale che non ha riscontro in quella greco-romana. Se per i Fenici, da segni certi, appariva inevitabile che una divinità avesse in mira l'eccidio di una città o dello Stato, non si doveva indugiare ad offrirle vite umane, scaricando così tutto il suo furore, la maledizione e l'ira sul capo di pochi e tenendola lontana dalla comunità.
Di conseguenza, nei momenti di necessità, per scongiurare un grave pericolo si ricorreva all'offerta della vita al dio Baal che assicurava la prosperità ed esaudiva i desideri, e alla dea Tanit che proteggeva la città e garantiva la sua eternità.
Il sacrificio, ai loro dèi, non solo di animali ma anche di vittime umane e soprattutto di bambini, portava alla divinizzazione dei fanciulli sacrificati.
Si stabiliva, in tal modo, un canale diretto di "comunicazione" con le autorità celesti.
In generale  per il terribile rituale valeva il principio del "Molchomor", la sostituzione dei fanciulli con una bestia viva: ma non sempre.
Ogni tanto, in cambio della benevolenza, gli dèi esigevano carne e sangue umano.
Largamente diffusi erano, comunque, i sacrifici di agnelli, uccelli, pecore.
Il quadro della cerimonia del sacrificio umano era caratterizzato dal fatto che, ai parenti delle vittime era severamente vietato esternare il proprio dolore dinanzi all'altare. Lacrime e gemiti avrebbero infatti sminuito il valore del rito.
Diodoro Siculo, lo storico di Agira, ricorda il sacrificio di 200 bambini presi dalle più illustri famiglie di Cartagine. Si era proceduto alla sostituzione dei fanciulli delle migliori famiglie con bambini comprati o adottati da famiglie miserabili; e da qui, per redimersi dell'orrore compiuto, il governo di Cartagine decretò il sacrificio di 200 bambini appartenenti tutti alle famiglie nobili.
Silvio Italico, nel libro IV della sua epopea riferisce, con ricchezza di particolari il caso del figlio di Annibale.
Il governo di Cartagine decise di sacrificarlo. La moglie del condottiero, Imilce, spagnola, si oppose all'atroce decisione e ottenne dal Consiglio una sospensione del sacrificio per informare il marito; Annibale rifiutò di immolare il figlio e, al suo posto, giurò di sacrificare migliaia di nemici.
G. H. Hertzberga precisa il rituale del sacrificio.
Dal numero rilevante di bambini destinati al sacrificio, veniva scelta a sorte la vittima che, di norma, veniva segretamente cambiata con quella di altra gente. Il bambino, posto sulle braccia di un idolo cavo di bronzo, rotolava all' interno dove ardeva un fuoco.
Gustave Flaubert, nel suo romanzo storico "Salambò" così scrive : "i fanciulli salivano lentamente le scale.
Nessuno di essi si muoveva, perché erano legati ai polsi e alle caviglie e il velo nero che li avvolgeva impediva loro di vedere e alla folla di riconoscerli''.
James B. Frévier narra : "E' notte! Alcuni suonatori di flauto e tamburo fanno un frastuono assordante. Il padre e la madre sono presenti. Consegnano il figlio al sacerdote che cammina lungo la fossa del sacrificio, sgozza il bambino in modo misterioso, poi depone la piccola vittima sulle mani protese della statua divina dalla quale essa rotola sul rogo".
Sabatino Moscati, il noto semitista, avanza la teoria che il sacrificio dei bambini sia una pura fantasia; e sostiene che il "tophet" (area sacra) sia il luogo sacro di sepoltura di bambini nati morti o deceduti subito dopo la nascita, bruciati e quindi sepolti in urne.
La questione del sacrificio rimane aperta comunque, anche se il ritrovamento nei "tophet" di resti animali ed umani  fa ritenere credibile il  rituale sacrificale della religione cartaginese.
 

Baal - Hammon
 
    
 
L'antichità dell'adorazione del dio o dei di Baal risale al 14° secolo a.C. tra gli antichi popoli Semiti, i discendenti di Shem, il figlio più vecchio del Noè biblico. Il termine Semitico è più una classificazione linguistica che razziale. Così, popoli con il medesimo linguaggio o linguaggi simili adorarono all'inizio Baal nelle sue molte forme. La parola Baal significa "maestro" o "padrone". Nelle antiche religioni il nome indicava il sole, il signore o dio. Baal fu il nome comune di piccole deità Siriane e Persiane. Baal è nondimeno considerato come una deità della fertilità Canaanita. Il Grande Baal fu di Canaan. Egli fu il figlio di El, l'alto dio di Canaan. Il culto di Baal celebrava annualmente la sua morte e la sua resurrezione come una parte dei rituali di fertilità Canaaniti. Queste cerimonie spesso includevano sacrifici umani e prostituzione templare.
Letteralmente Baal significa "signore", nel pantheon Canaanita fu il titolo locale degli dei della fertilità.
Baal mai emerse come dio della pioggia fino a che, in tempi successivi, assunse le speciali funzioni di ciascun dio. Sebbene non ci fosse un equivalente a Canaan della sterile secchezza estiva che accadeva in Mesopotamia, il ciclo stagionale era abbastanza marcato da aver causato attenzione sulla scomparsa del dio della fertilità, che portò con lui le nuvole di pioggia autunnali nel mondo di nessuno.
Dopo aver sconfitto il dio del mare Yam, ed aver costruito una casa su Monte Saphon, e dopo aver preso possesso di numerose città, Baal annunciò che non avrebbe ancora a lungo riconosciuto l'autorità di Mot, la "morte". Baal non solo escluse Mot dalla sua ospitalità e dalla sua amicizia, ma anche gli disse che poteva visitare solo i deserti della terra. In risposa a questo cambiamento, Mot invitò Baal nella sua dimora per assaggiare il suo cibo, il fango.  Essendo terrificato e non in grado di evitare la spaventosa convocazione alla terra dei morti, Baal si unì con una vitella al fine di rafforzarsi per l'ordalia, e poi partì.
El e gli altri dei indossarono gli indumenti funebri, si versarono cenere sulla testa, si mutilarono, mentre Anat, aiutata dal dio Sole Shapash,  si incaricò di riportare il cadavere per la sepoltura.
El pose Athtar, dio dell'irrigazione, sul trono vacante di Baal, e Anat amaramente non trovò il suo marito morto. Lei implorò Mot di riportare Baal in vita, ma la sue preghiere rimasero senza successo, e i tentativi di Anat di coinvolgere gli altri dei ad aiutarla furono accolti con cauta indifferenza.
Così, Anat assaltò Mot, strappandolo in pezzi "con un coltello affilato" spargendo le sue membra"con un mantice", bruciandolo "in un fuoco", macinandolo "in un mulino", e "spargendo i suoi resti sui campi".
El, nel contempo, fece un sogno nel quale ritornava la fertilità, che gli suggerì che Baal non fosse morto. 
In seguito, egli istruì Shapash per fare attenzione a lui durante i suoi viaggi quotidiani. Nel dovuto corso del tempo Baal fu riportato, e Athtar fuggì dal suo trono. 
Malgrado tutto Mot fu in grado di organizzare un altro attacco, ma in questa occasione tutti gli dei supportarono Baal, e nessun combattente avrebbe potuto vincere contro di loro. Infine El intervenne e allontanò Mot, lasciando Baal in possesso del campo.

Il mito riportato sopra, frammenti del quale si trovano sulle tavolette di Ras Shamra, si riferiscono all'alterazione delle stagioni. Baal è il dio della pioggia, del tuono e del fulmine. "Al tocco della sua mano destra, anche i colori sbiadiscono".
Yam, il padrone dell'acqua salata, cedette il posto a Baal come genio della piovosità e della vegetazione, uno spostamento che lasciò Mot come il solo contendente sotto il potente El. 
Caldo torrido, sterilità, l'arido deserto, morte, il mondo di nessuno: questo era l'irresistibile reame di Mot fino a che Anat trebbiò, vagliò, e macinò il  granturco raccolto, la fecondità della terra di Baal, mentre il favore di El per il risorto dio della pioggia assicurò la continuazione del ciclo annuale. 
Un parallelo di tali riti magici può essere trovato nei Salmi, dove "coloro che seminano in lacrime mieteranno nella gioia. Colui che avanza  e versa lacrime, portando il seme prezioso, senza dubbio verrà di nuovo rallegrandosi, portando covoni di spighe con lui". Questa è magia simpatica: si riteneva che le lacrime versate inducessero le gocce di pioggia a cadere.

                             

    
   
 
 
                                                      
 

Baal fu il figlio di El, o Dagon, una deità Mesopotamica collegata dagli Ebrei con la città Palestinese di Ashdod. Dagon fu associato con il mare, con la fertilità ed i poteri riproduttivi della natura. Sebbene Baal vinse personalmente Yam, non è certo se egli combatté Lotan, il Leviathan del Vecchio Testamento, ma si sa che Anat "schiacciò il serpente che si contorce, quello accusato di sette teste". Un'altra eco dei modelli di pensiero Mesopotamici si trova nelle ragioni avanzate da Baal per il suo bisogno di una "casa". Le sue offerte di cibo erano troppo scarse per un dio "che cavalca le nuvole". 
 
 
 
Dagon fu il dio dei Palestinesi. L'idolo fu rappresentato nella combinazione di uomo e di pesce. Il nome "Dagon" è derivato da "dag" che significa "pesce". Sebbene ci fosse un profondo affetto per gli adoratori di Dagon alla loro deità, il simbolo di un pesce in forma umana fu effettivamente inteso a rappresentare la fertilità ed i poteri vivificanti della natura e della riproduzione
 

Per quanto distanti Cartagine e Palmyra furono entrambi  templi dedicati a Baal-Hammon, "il signore dell'altare di incenso", che i Greci identificavano come Crono.
Sul Monte Carmelo fu il profeta Elijah che discreditò la fede di Re Ahab nel potere di Baal, quando alla sua richiesta "il fuoco del Signore discese, e consumò nelle fiamme il sacrificio", e la foresta, le pietre, la polvere, e lambì l'acqua che era nel fosso. In seguito Elijah indicò al popolo di ammazzare "i profeti di Baal" assicurando in tal modo la sopravvivenza dell'adorazione di Yahweh in Israele.
L'adorazione di Baal si estendeva dai Canaaniti ai Fenici che furono anche parzialmente un popolo di agricoltori. Sia Baal che la sua consorte Astarte o Ashtoreth, equivalente della Greca Afrodite, furono entrambi simboli della fertilità dei Fenici. Baal, il dio sole, fu implorato in modo fervente per la protezione del bestiame e del raccolti. I sacerdoti insegnavano alle persone che Baal era responsabile per le siccità, le epidemie ed altre calamità. Il popolo era spesso eccitato in grandi frenesie al cospetto di Baal dispiaciuto.
In tempi di grande turbolenza,  in onore del grande dio Moloch, furono compiuti, sacrifici animali ed umani, in modo particolare bambini.

                          

   
 
 
   

Dato che i Fenici furono anche superbi costruttori di navi, la religione ed i culti di Baal si diffusero in tutto il mondo Mediterraneo. L'adorazione di Baal fu trovata fra i Moabiti e i loro alleati Midiniti durante il tempo di Mosè. Essa fu anche introdotta agli Israeliti.
La religione del dio Baal fu ampiamente accettata tra gli antichi Giudei, e sebbene essa fu a volte soppressa, non fu mai permanentemente eliminata. Re ed altri membri della famiglie reali delle dieci tribù bibliche adorarono il dio. Le persone ordinarie adoravano ardentemente questo dio sole dato che la loro prosperità dipendeva sulla produttività dei loro raccolti e del loro bestiame. Le immagini del dio furono erette su molte costruzioni. All'interno della religione esistevano numerosi sacerdoti e varie classi di devoti. Durante le cerimonie ciascuna di esse indossava indumenti appropriati. Le cerimonie includevano la bruciatura di incenso, e l'offerta al fuoco di sacrifici, occasionalmente consistente in vittime umane. I sacerdoti officianti danzavano attorno agli altari, cantando freneticamente e tagliandosi con coltelli per ispirare l'attenzione e la compassione del dio. Nella Bibbia Baal è anche chiamato Beelzebub, o Baalzebub, uno degli angeli caduti di Satana.

 

Bibliografia:

 

Storia della Sicilia Antica , Finley I.M. - 1975 Laterza, Roma.

-  Tofet,  Istituto per la civiltà fenicia e punica "Sabatino Moscati"  Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Le principali divinità,  Istituto per la civiltà fenicia e punica "Sabatino Moscati"  Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Carthage: Religion, Gowen H.
-  The Phoenicians, Sea Lords of Antiquity, Matthews S.W. - In: National Geographic, August.
1974

-  La Iuno-Astarte virgiliana, F. Della Corte, 1983

-  Chi furono i Fenici. Identità storica e culturale di un popolo protagonista dell'antico mondo mediterraneo, S. Moscati,1992;


 

Steli di Cartagine - Collezione Spiro
www.archaeometry.org/ spiro.htm

 

 

 
 
 
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